Dopo la prima parte, ecco il nuovo capitolo della blogger snoopyhood con la sua personalissima rivisitazione dei libri della trilogia.

Ovviamente sconsigliamo la lettura a chi è particolarmente sensibile, e non apprezza le parodie sulla trilogia.

Buona lettura e prendete il tutto con ironia, che anche quella ci vuole 🙂

 

Ed eccomi ritornata col quarto meravigghioso capitolo di Cinquanta sfumature di bla bla bla.

4) Tess dei d’Urberville avrebbe vomitato?

Abbiamo lasciato Anastasia Steele fra le braccia di di Christian Grey a bramare, per la prima volta in vita sua, di essere toccata da un uomo. “Baciami, dannazione!” pensa e ripensa fissando la bocca perfettamente scolpita di quell’Adone che l’ha appena tratta in salvo da un pericolosissimo incidente ciclistico. Lui chiude gli occhi e poi… «Anastasia, dovresti stare alla larga da me. Non sono l’uomo per te» mormora, passando al tu. “Cosa?” “COSA?” ci aggiungiamo in coro noi. Tutto ‘sto flirt da seduttore navigato e poi? Forse non vuole trascinare Ana nel suo mondo torbido. Questo è angst, ne sono certa! Grey già la rispetta troppo per trascinarla nel suo limbo di perversione e frustini. La signorina Acciaio, tuttavia, incolpa nuovamente se stessa. Nella sua umiliazione, lo ringrazia comunque per averla salvata. «Quell’idiota stava andando contromano. Meno male che c’ero io. Mi vengono i brividi se penso a cosa poteva succederti. Bavaffanculo! Vi siete visti due volte e già la tratti come se fosse il tuo unico amore… non rinunciando a autocelebrare la tua figaggine, è ovvio! Lei vuol menare le tolle, Lui stesso non sa cosa dire e come comportarsi. Voglio solo andarmene via. Ho bisogno di portare lontano il mio fragile orgoglio ferito e trovare il modo di curarlo. «In bocca al lupo per gli esami» sussurra.

Ana è indignata quanto me per l’affermazione di Grigio. Giro sui tacchi, meravigliata di non inciampare. Sta imparando a camminare. Entro la fine del libro riuscirà anche ad attraversare una strada senza farsi ammazzare. Dai, ragazzi: facciamo il tifo per lei! Una volta allontanatasi si mette a piangere dalla disperazione, dibattendo con la vocina nella sua testa a proposito della sofferenza per la perdita di qualcosa che non ha mai avuto. Lei e l’omino del cervello riflettono sulle sfighe della vita di Ana: Non sono mai stata rifiutata in vita mia. Certo… ero sempre l’ultima scelta per la squadra di pallacanestro o di pallavolo, ma questo era comprensibile: correre e fare qualcos’altro in contemporanea, tipo far rimbalzare o lanciare una palla, non è pane per i miei denti. In campo sentimentale, però, non mi sono mai messa in gioco. Una vita di insicurezze… Sono troppo pallida, troppo magra, troppo trasandata, scoordinata, e la lista potrebbe continuare all’infinito. Al che, Ana, assieme a te anche noi ci chiediamo: come sei diventata un’eroina per il genere femminile? Io sono la prima a partire dai difetti quando invento o scrivo di personaggi già esistenti, ma qui si esagera!  Un po’ di rispetto per l’umana intelligenza! Lasciamo perdere. Anastasia torna dalla sua amica Kate che capisce al volo che c’è qualcosa che non va e che la tizia ha pianto. Questa divaga, dicendo che è solo perché un ciclista stava per falciarla. «Oddio, Ana, stai bene? Ti sei fatta male?» Indietreggia e mi ispeziona rapidamente con lo sguardo. «Christian mi ha salvato» mormoro. «Però sono un po’ scossa.» «Non mi sorprende. Com’è andato l’appuntamento? So che detesti il caffè.» Sopprobblèmi! Altro che venire investiti… il caffè! «Ho preso un tè.» Che donna, ragazzi. Che donna! Sa affrontare tutto a testa alta… Una volta a letto torna a riflettere sul perché lui non sia l’uomo per lei. E di colpo è evidente, in maniera accecante. È troppo, troppo bello. Ve l’ho detto che è bello, bello, bello in modo assurdo. Non è possibile che si mischi ai comuni mortali, lui che è un dio greco di gnocchitudine, mentre lei è un Icaro che si schianta se si avvicina troppo allo splendore di Apollo (e sto semi-citando il libro). Rimugina e rimugina: sul fatto che lui abbia detto che non è  un tipo da fidanzate, finendo a domandarsi oziosamente se sia asessuato. Ma per quale motivo ti dovrebbe venire un dubbio del genere??? Aveva più senso il sospettare che fosse gay (anche se ai loro occhi quella era un’onta incredibile).

Passano i giorni e finisce l’ultimo esame. Un sorriso da un orecchio all’altro mi si apre sul volto. Deve essere la prima volta che sorrido in tutta la settimana. È venerdì, e stasera si festeggia, ma si festeggia sul serio. Potrei addirittura prendere una sbronza, io che non mi sono mai ubriacata in vita mia! Che vita intensa hai avuto,  Ana… Tornata a casa dopo il test trova un pacco ad attenderla. All’interno una prima edizione da millemila dollari di Tess dei d’Urberville. Abbiamo pochi dubbi a proposito di chi possa averlo spedito, dato che Grigio è l’unico uomo nella vita di Ana a cui escano i soldi da ogni orifizio. Un foglietto cita una frase del romanzo: Perché non mi hai detto che gli uomini sono pericolosi? Perché non mi hai messo in guardia? Le gran dame sanno come difendersi perché leggono romanzi che parlano di questi artifizi… Le gran dame, sì. Ma questa è un’altra storia… Ana, tuttavia, non vuol cedere. Rimanderà tutto al mittente con una bella citazione dallo stesso libro. È giunto il momento di festeggiare la fine dell’università assieme agli amici. I progetti futuri: partire per Seattle (ma tu guarda i casi della vita… proprio dove vive Christian Grey), ma per ora… chissene! «Dios mío, ecco come si vive ai piani alti. Ma tornerete per la mia mostra?» «Certo, José, non me la perderei per nulla al mondo.» Sorrido, e lui mi mette un braccio intorno alla vita e mi stringe a sé. «Per me è molto importante che tu ci sia, Ana» mi mormora all’orecchio. «Un altro margarita?» José  non sta mica con le mani in mano, hay carramba! «José Luis Rodriguez, stai cercando di farmi ubriacare? Perché mi sa che ci stai riuscendo.» Sorrido. Dai, José, conquistala. Ce la puoi fare! Io ho sempre fatto il tifo per Giacobbo! Sbronza per la prima volta nella sua vita, Ana attiva un cliché che più cliché non si può: telefona al signor Grigio. «Anastasia?» È sorpreso di sentirmi. A dirla tutta, sono sorpresa anch’iocome fa a sapere che sono io? Le magie del mondo della tecnologia!

Una conversazione sorprendente, che ho deciso di trascrivere. «Perché mi hai mandato quei libri?» farfuglio. «Anastasia, ti senti bene? Sembri strana.» La sua voce suona preoccupata. «Non sono io quella strana, sei tu» lo accuso. Ecco, gliel’ho detto, con l’audacia dell’alcol. «Anastasia, hai bevuto?» «E a te cosa importa?» «Sono… curioso. Dove sei?» «In un bar.» «Quale bar?» Sembra esasperato. «Un bar di Portland.» «Come farai a tornare a casa?» «Troverò un modo.» La conversazione non sta andando come avevo previsto. «In quale bar ti trovi?» «Perché mi hai mandato i libri, Christian?» «Anastasia, dove sei? Dimmelo, subito.» Il suo tono è così… così risoluto! Il solito maniaco del controllo. Me lo vedo come un regista d’altri tempi, con indosso i pantaloni da fantino, un antiquato megafono e un frustino. L’immagine mi fa scoppiare a ridere. «Sei così… dispotico» dico. «Ana, dammi una mano, dove cazzo sei?» Christian Grey che impreca… Faccio un’altra risatina. «Sono a Portland… è un bel viaggio da Seattle.» «A Portland, dove?» «Buonanotte, Christian.» «Ana!» Riattacco. Presto, alla Greymobile! Infatti, dodici secondi dopo lui richiama per dire che sta arrivando a metterla in salvo da non si sa quale calamità. In qualche modo lui sa sempre dove sia, immagino abbia tracciato il gps del suo cellulare, oppure le ha piazzato un congegno nei capelli quando l’ha salvata dal ciclista. Ana è ubriaca, si pente di aver bevuto e giura che non lo farà mai più. Ci vedo doppio, proprio come nei vecchi cartoni animati di Tom e Jerry.

José il lupacchiotto esce a controllare che Ana stia bene e si trasforma in José il polpo. Avvinghia l’amica e non vuole mollarla, facendo la figura del maniaco sessuale che me lo fa scadere davvero tanto. Era meglio quando faceva lo scendiletto. «José, che stai facendo?» «Lo sai che mi piaci, Ana.»  […] “Oh, accidenti, vuole baciarmi.” «No, José, smettila… no.» Lo spingo via, ma lui è una parete di muscoli, e non riesco a spostarlo di un millimetro. La sua mano è scivolata tra i miei capelli, e mi tiene ferma. «Per favore, Ana, cariño» mi sussurra contro le labbra. «José, no» lo supplico. “Non voglio.” Sei il mio amico, e sento che sto per vomitare. «Mi sembra che la signora abbia detto no» mormora una voce emersa dal buio. Oddio! Christian Grey è qui. TANANANAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!

Christian Grey arriva come paladino della giustizia in tutta la sua grigitudine a salvare Ana da Octopus

Edward e Jacob (massì, dai, tanto avete capito) si guardano in cagnesco mentre Ana vomita sul marciapiede come una vera dama dei romanzi inglesi che tanto le piacciono. E qui già si capisce chi è l’uomo giusto per lei dato che José si ritrae schifato mentre il paladino grigio della notte la scorta verso un’aiuola sopraelevata e, con una semplice frase, le dimostra tutto l’amore che già prova per lei: «Se vuoi vomitare di nuovo, fallo qui. Ti aiuto.» (Datemi qualche istante per riprendermi dal rotolamento per terra) Comunque lei vomita ancora… e ancora. Grigio le offre un fazzoletto per pulirsi. Solo lui può avere un fazzoletto di stoffa, con le iniziali ricamate e fresco di bucato. Grey, ottimo direi! Ana è (giustamente) imbarazzatissima. Lui tenta di consolarla: «Ci siamo passati tutti, magari non in modo così spettacolare» dice lui seccamente. «Si tratta solo di conoscere i propri limiti. O meglio, io sono per spingere i limiti sempre più in là, ma in questo caso è davvero troppo. Ti comporti così di solito?» Manco avesse cavalcato un cinghiale in mezzo all’autostrada! Lui si offre di portarla a casa, lei dice che vuole prima avvertire l’amica, ma Grey ha già sguinzagliato un fratello ad occuparsi della cosa. Quest’uomo ha galoppini ovunque. Gli escono dagli orifizi come i soldi? Comunque… lui ammette di aver rintracciato la sua chiamata, l’onnipresente vocina interiore di Ana pensa che sia uno stalker… e ha ragione! Grey, con aria di sufficienza, le concede di andare da Kate a rassicurarla. Poiché che la nazi-amica sta ballando, Grigio tiene impegnata Ana obbligandola a bere dell’acqua, come un buon papà. E non un sorso: tutta! Lei obbedisce e poi viene trascinata in pista da un uomo che la deve tenere in piedi perché la porella sta per svenire. Noi tutte immagineremmo Grey come un ballerino coi fiocchi, sexy e coordinato e invece… invece è proprio così. Secondo voi il signor Grigio potrà mai essere una capra con quattro zampe sinistre? Giammai! Nel frattempo Kate sta ballando il tuca tuca col fratello di Grey. Come una persona normale si sarebbe immaginata, far ballare una ragazza alla prima sbronza che ha appena vomitato l’anima e che stava per svenire non è l’idea migliore e Ana cade di faccia sul pavimento. L’esclamazione che chiude questo mirabolante capitolo viene direttamente dal suo cavaliere, che probabilmente contava di farla piroettare alla Dirty Dancing per ore e ore: «Cazzo!».