Al lettore particolarmente sensibile o di animo suscettibile, se ne sconsiglia la lettura.

Dopo il successo della recensione comica – ma non troppo – che potete leggere QUI nella nostra sezione ‘I micro post’ gli articoli più brevi, irriverenti e comici sulla trilogia, ecco un’altra parte sempre di ‘buddhaforcarme’ – nick name dell’autore – che non risparmia nulla all’autrice e alla trilogia.

Perché? Direte voi, e soprattutto i fan che ho tra gli amici. Acidità in eccesso? Sì, ho il ciclo. Infantilezza? Un pizzico, probabilmente. Gusto dell’orrido? Massì. Tempo da perdere? Dio, sì.

Alla domanda ‘perché smontare un libro che non ti è piaciuto più e più volte invece di leggere qualcosa che ti piaccia?’ rispondo, anche se sono abbastanza certa che chi lo ha apprezzato troverebbe comunque un modo di stroncare le mie motivazioni, che è perché così come si può criticare positivamente un’opera, lo si può fare anche negativamente; e che quest’opera in particolare andrebbe bruciata in tutte le sue copie, perché:

  1. Non è una storia d’amore dalle tinte sadomaso, in realtà non è una storia d’amore sana e basta: più e più volte, nel corso del libro, lei è intimorita da lui e ha paura che la picchi/la sbatta come fa mia nonna con le uova per il dolce domenicale, quando non vuole fare sesso lui riesce a convincerla e a farla sentire in colpa perché non le va, non si capisce perché lui la trovi così inspiegabilmente attraente. Non c’è background o introspezione pscologica. Si incontrano / trombano / si lasciano per le abitudini di lui, che (spoiler, pardon) cambia per lei. Per il suo amore. Anni di pratiche bondage spazzate via in pochi giorni. Wow.
  2. Lui non è romantico. È uno stalker: la segue, le traccia il cellulare, le proibisce di uscire con José, amico di infanzia di lei, perché “non ama condividere con altri le sue cose” (al che io gli avrei rifilato un calcio nei coglioni), le controlla il conto in banca, si incazza se lei esce senza dirglielo, la segue, le proibisce contatti con l’altro sesso, contatta una ginecologa senza dire niente a lei e pretende che si faccia visitare per poter assumere la pillola, ché il signorino odia i preservativi (“Sti gran cazzi”, avrebbe risposto una ragazza normale, “decido io chi guarda la mia vagina”, ma lei no, lei è accecata dall’ammmoreh).
  3. Lei è uno dei personaggi femminili più odiosi di sempre, sospesa tra l’arrapamento e la sindrome premestruale perenne.
  4. È scritto male. Nella versione inglese IO che sono italiana ho trovato orrori ortografici che farebbero saltare le coronarie a qualunque insegnante di lingua.
  5. In molti punti è semplicemente irreale. Lei a ventidue anni non s’è mai manco masturbata (PFUAHAHAHAHAHAH – scusate) e badabum, tempo niente finisce a far porcherie non-stop con lui che persino Eva Henger ad un certo punto avrebbe chiesto una pausa e non ha un indirizzo email – nel 2000 un’universitaria che non ha un indirizzo email non esiste, dio santissimo.
  6. Dipinde male il mondo del BD/SM. Le motivazioni qui: http://hidingfromsomeone.tumblr.com/post/22270527450/fifty-shades-the-philadelphia-incident-im-not.

E ora, a noi. Si astengano cardiopatici, donne incinte, persone eccessivamente sensibili, puritani e chi volesse mantenere una certa sanità mentale; il resto di voi che ancora sta leggendo si munisca di buona volontà e di un elfo del catino (invenzione di un delizioso blog di recensioni chiamato Fastidious Notes. Visitatelo) per i momenti in cui i conati saranno troppo difficili da trattenere. Io ne ho una coppia. IGOR, EFFIE, A ME!

La trama qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Cinquanta_sfumature_di_grigio.

Legenda: i commenti […] nelle citazioni sono i miei.

Anastasia Steele è nel palazzo dove hanno sede gli uffici della Grey Corporation, dove, intimidita da cotanta richezza, si lascia andare al suo lato emo lamentandosi:

Mi pare ovvio che sono solo un’ospite. Non c’entro niente con questo posto. “È sempre la stessa storia” mi dico con un sospiro

e aggiungendo commenti sul colore di capelli di tutte le impiegate:

Un’altra elegante e impeccabile bionda esce da unaporta sulla destra. Cos’è questa fissazione per lebionde perfette?

Mr. Grey è Jared Leto.

Entra poi nell’ufficio di Mr. CeL’hoGrossoCosì Grey – inciampando. Dove? Non si sa, miei cari ascoltatori. I Nargilli, suggerirebbe Luna Lovegood. Ma è così che incontra così il bellissimo, ricchissimo, dotatissimo, fichissimo, blablaissimo Christian Grey (che non si capisce come abbia fatto a diventare così ricco, ma prendetela come verità assoluta uno dei dogmi del Greyismo). È descritto con queste parole:

Giovanissimo… e bello, bello da morire. È alto, indossa un elegante completo grigio, una camiciabianca, una cravatta nera, ha una ribelle chiomabiondo rame scuro e intensi, luminosi occhi grigi che mi scrutano con attenzione.

Vi ricorda qualcuno? Proprio proprio nessuno? Su, amici miei. Ah, ecco! Una ragazza laggiù in fondo alla platea – credo si chiami Cho – suggerisce lui: http://images.pictureshunt.com/pics/r/robert_pattinson_photoshoot-2597.jpg.

I due portano avanti l’intervista e lei continua a fare strafalcioni vergognosi, poiché la signorina Kavanagh che lei sta sostituendo e che la protagonista aveva introdotto come una promettente giornalista in erba (magari intendendo che se l’era fumata) non si è nemmeno premurata di darle uno straccio di biografia di Christian Grey. Però, molto professionale, eh. Ma passiamo oltre. Passiamo oltre al fatto che la suddetta professionale Miss Kavanagh ha inspiegabilmente inserito“Lei è gay, Mr. Grey?” tra le domande da rivolgergli – chi siamo noi per sindacare su quanto sia importante sapere in quale orifizio un uomo d’affari infila il suo pitone ai fini della sua carriera? Nessuno.

Continuiamo. Igor, tieniti pronto.

L’intervista, pur lentamente, avanza, e lei si sente sempre più in soggezione.

«Oh, io esercito il controllo su tutto, Miss Steele» dice, senza traccia di ironia. Lo guardo negli occhi, e lui regge il mio sguardo, impassibile. Il mio cuoreaccelera i battiti, e io arrossisco di nuovo. Perché quest’uomo ha un effetto così inquietante sudi me? [Guarda, inquieta anche me] Sarà la sua bellezza travolgente? Il modo in cuimi fulmina con gli occhi? Il modo in cui si accarezza il labbro inferiore con il dito?

Si chiama il intuito femminile, Anastasia, e in questo momento ti sta urlando: ‘SCAPPAAAAAAAAA!’.

Meanwhile,

La temperatura nella stanza sta aumentando, o forse dipende da me.

… Tu dici?

Alla fine, comunque, lui si accorge che lei sta a giornalista come Mistero sta al concetto di attendibilità, e la smerda senza pietà – e consideriamo questo l’unico momento in cui lui mi è stato simpatico -, salvo interessarsi inspiegabilmente a lei e offrirle un posto di lavoro (disturbo di personalità? Sindrome premestruale? Mr. Grey, è per caso una Miss?).

Lasciamoci andare ad un WAIT WHAT moment.

Dicevamo. Niente, lei non ci sta, lui la mette in soggezione e Ana proprio non si sente adatta a questo lavoro. Lui è deluso: dovrà aspettare qualche altro duro giorno (sì, il doppio senso c’è) per poterla rivoltare come un calzino.

I due si lasciano e lei [inizio del capitolo 2] scappa fuori dall’edificio, ancora confusa.

Nessun uomo mi ha mai fatto l’effetto di Christian Grey, e non riesco a comprenderne il motivo.

Nemmeno noi.

Mentre mi lascio alle spalle i confini della città, inizioa sentirmi stupida e imbarazzata nel ripensareall’intervista.

Se lo ero io che l’ho letta…

Arrivata a casa incontra l’amica Kate Kavanagh, che le fa il terzo grado su com’è andata l’intervista (come ti è sembrato? Che tipo è? È bello, eh? Cosa pensi di lui? T’ha messo a novan- no, scusate, questa è un’aggiunta mia), e lei, piuttosto piccata, risponde rimproverandola per la domanda imbarazzante sulle preferenze sessuali del machissimo Grey.

«Perché volevi sapere se era gay? A proposito, quella è stata la domanda più imbarazzante. Io ero mortificata, e lui era piuttosto seccato.»

«Quando appare su una rivista, non è mai accompagnato.»

Ma i cazzi tuoi?

By the way, passano giorni di calma piatta in cui è da notare solo l’incontro con José e Paul, amici di vecchia data di Anastasia inspiegabilmente – aridaje – attrati da lei, ma che lei ovviamente non considera in quel senso. Infatti,

José e io siamo buoni amici, ma dentro di me so che lui vorrebbe qualcosa di più [Oppure la vorrebbe dentro di te]. È un ragazzo carino e simpatico, ma non è il mio tipo. Assomiglia più al fratello che non ho mai avuto. Katherine mi prende in giro dicendo che mi manca il gene “ho-bisogno-di-unfidanzato”, ma la verità è semplicemente che non ho conosciuto nessuno dal quale… insomma, dal quale misenta attratta, anche se una parte di me sogna le ginocchia tremanti, il cuore in gola, le farfalle nello stomaco, le notti insonni.

Vuole così tanto di avere la gola piena che con Grey sarà infatti ben contenta di averci qualcos’altro.

Niente, alla fine, però, ecco che appare Grey nel negozio di ferramenta dove lei lavora per ‘comprarci delle cose’. Cos’avrà mai da comprare uno che ha abbastanza soldi da – in teoria – poter assumere persino qualcuno che gli porti a spasso le bambole gonfiabili (si sentono sole, povere)? Perché è lì? Abboh, direte voi. Misssstero, eppure è lì in tutta la sua bellezza.

«Miss Steele. Che piacevole sorpresa.» Il suo sguardo è fermo e penetrante.

Avesse solo quello, di penetrante.

«Passavo di qua» [E io sono la regina Elisabetta, nda.] dice, come spiegazione. «Ho bisogno di fare qualche acquisto. È un piacere rivederla, Miss Steele.» La sua voce è roca e calda come cioccolato nero fuso al caramello… o qualcosa del genere.

Ecco. Si toccano vertici di puro lirismo che via Petrarca, via Dante, chi ‘azzo siete voi? C’è E. L. James, qui, a cui fate un baffo. Si accettano scommesse su come faccia il cioccolato nero fuso al caramello a essere roco: io scommetto dieci euro che la metafora è frutto di un bicchierino in più.

I due si avviano dunque alla ricerca degli articoli richiesti dal Supreme God of Sex, delle ‘fascette stringicavo’ e del ‘nastro adesivo’: che cosa ci deve fare un uomo d’affari con queste cose?, ci si chiede. Di certo non il cosplay di Giovanni Muchacha, visto che dopo di ciò domanda cinque metri di corda (ehi, vi sento ridacchiare, laggiù, disturbate); nel mentre, lei è sempre più rigida (perdonate la scelta dell’aggettivo) e, udite udite,

Sussulto mio malgrado, in un posto oscuro e inesplorato del bassoventre.

Perché, cristo, perché deve descrivere la sua vagina come se fosse in Robinson Crusoe?

Passiamo oltre, di nuovo. Alla fine, alla cassa, lui le propone di fare delle foto  per l’articolo e lei accetta, così lui ha pure l’occasione di darle il suo numero di cellulare, mica scemo. E, notate: siamo a pagina cinquanta e lei ancora non ha capito che lui è interessato a lei: che ragazza geniale, che mente, che acume. A casa, Kate le ordina di chiamarlo per confermare il photoshoot, ovviamente dopo essere riuscita a farle capire che lui potrebbe davvero essere interessato a quel ‘luogo oscuro e inesplorato’ (scusate, la sto immaginando come una specie di grotta ricoperta di muschio, ehw). Potrebbe, eh.

Facciamo che salto diverse pagine e passo all’appuntamento che lui riesce a strapparle dopo le foto. I due vanno a bere il caffè, anche se a lei la bevanda non piace neppure (ah, Ana, quante cose ti farà bere), e lui durante la strada la tiene per mano (secondo WAIT WHAT moment) e inizia lo scambio di battute sulle loro vite, lui è sempre più irresistibile eccetera, insomma, abbiamo capito, lei gli parla dei suoi, del suo lavoro, della sua zitellaggine e lui sembra pure interessato, capite? Bah.

Ah, e alla fine di tutto ciò la salva da un ciclista che andava contromano, mentre attraversano la strada

No, non un motocociclista. Un ciclista. Wow. E lei, mentre lui, spaventatissimo, la stringe a sé, ha voglia di baciarlo, per la prima volta ‘ha voglia di essere baciata’. C’è scritto così, giuro. Ma lui nada, se ne pente inspiegabilmente – e quattro – e non la bacia; lei si sente umiliata perché pensa che in realtà si sia sola illusa. Si chiede perché dev’essere così stupida e illusa, poi si domanda

“Cosa potrebbe volereda te uno come Christian Grey?”

*qualche spettatore camuffa la risata in un colpo di tosse*

Si salutano così:

«In bocca al lupo per gli esami» sussurra.

“Come???!!!” È per questo che ha un’aria così desolata? È questa la grande frase d’addio? Un in bocca al lupo per gli esami?

Tre punti interrogativi e tre punti esclamativi. Questo. Lo. Hanno. Stampato. Ora, o l’editor era ubriaco o s’è rifiutato di editare ‘ste scempiaggini.

Let’s go ahead, miei impavidi spettatori, perché ora si entra nel vivo: la nostra Ana arriva a casa e piange per la delusione (sottolineo il fatto che lei ha ventidue anni e si sono incontrati tre volte e che nella maggior parte del tempo lui l’ha presa in giro/smerdata/cagata di striscio/messa in soggezione, bel dipinto di un personaggio femminile), distrutta com’è.

“Perché sto piangendo?” [Esatto. Perché?] Mi lascio scivolare a terra, furiosa con me stessa per questa reazione assurda. Mi rannicchio con le ginocchia al petto. Voglio diventare più piccola possibile [Ma vai e scompari direttamente, cerebrolesa]. Forse così anche questo dolore assurdo [WTF] diventerà più piccolo. Lascio che le mie irrazional ilacrime scorrano senza freno. Piango per aver persouna cosa che non ho mai avuto. “Che stupida.”[Concordo]

Andiamo avanti fino al giorno dell’esame finale, saltando le pagine in cui ad Ana arriva in regalo la prima edizione di un volume costosissimo e, uh!, capisce che deve valere migliaia di dollari e che deve avergliela regalata Christian, andiamo quando Ana e i suoi amici hanno la malaugurata idea di festeggiare la laurea andando in un locale. Lì, Ana decide di ubriacarsi – ALE’ – e di chiamare Grey al cellulare (Perché?, si chiede qualcuno là in fondo. ’un se sa. Ssssorry): lui risponde e, preoccupato e incazzato allo stesso tempo, le chiede dov’è, se sta bene e se ha bevuto. Smettetela di chiedere perché dovrebbe essere preoccupato, non ci è dato saperlo, per l’ennesima volta.

«Ana, dammi una mano, dove cazzo sei?»

Christian Grey che impreca… Faccio un’altra risatina.

Che c’è da ridere, per tutti i boxer di Merlino? Anche io impreco. Cazzo cazzo cazzo merda porca troia. Non è difficile.

Anyways, mentre lei esce lui è là fuori e – ta-daan – la salva da un tentato assalto sessuale (?) dell’ubriaco José – a cui consigliamo ua bambola gonfiabile – e la aiuta pure a vomitare. A tal proposito, Grey, dov’eri mentre leggevo? I poveri Igor ed Effie erano stremati.

«Come hai fatto a trovarmi?»

«Ho rintracciato la chiamata, Anastasia.»

Ah, ma certo. Com’è possibile? È legale?

NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO.

Però, prima di portarla a casa, la fa ballare (WHY DEAR GOD WHY), e lì, teatralmente, sviene fra le sue braccia. Non lo sentite, il brivido di chi vuole saperne di più? No? Nemmeno io.

E alla fine la porta a casa. Nella sua. Dove lei si risveglia nel letto di lui, con tanto di vestiti puliti e colazione pronti, e lui le fa il cazziatone, e UDITE UDITE, esce il primo volto di Christian Grey. Seguite il dialogo:

«Intendi continuare a sgridarmi?»

«Be’, se fossi mia, non potresti sederti per una settimana dopo la bravata di ieri sera. Non hai mangiato, ti sei ubriacata, ti sei messa in pericolo.»

[…] Se io fossi sua… Be’, non lo sono. Anche se forse una parte di me lo vorrebbe. Il pensiero si fa strada nell’irritazione che provo per le sue parole severe. L’imprevedibilità del mio subconscio mi fa arrossire: l’idea di essere sua lo colma di gioia… la sua felicità è incontenibile.

L’avete notata, voi, la frase in grassetto, sì? Perché Ana, a quanto pare, no. I neuroni di Ana si sono fatti una canna per festeggiare dopo il ‘se tu fossi mia’. Le sta dicendo che non POTREBBE CAMMINARE PER UNA FOTTUTA SETTIMANA e lei salta questo particolare come se fosse il gioco dell’oca?

ANA, SVEGLIA, CORRI, VA’ VIAAAAAAAAAAA.

Okay, calma. Devo stare calma. Continuiamo. I due parlano e lui le rivela che non ‘riesce a starle lontano’ (Dio li fa e Dio li accoppia), ma che al tempo stesso non è il tipo per lei, il tipo romantico da rose e fiore.

E Ana non capisce. Una tredicenne normale avrebbe già capito che a quello interessa scopare come fa mia mamma col pavimento durante le pulizie primaverili e lei no, lei vive nel suo personale mondo fatato costellato di neuroni cannati e ovaie fumanti.

Ahi, ahi.

PRIMA SCENA DISGUSTOSA OVER HERE, CHIAMATE GLI ELFI.

I due si lasciano e lei va in bagno a lavarsi i denti.

Mi asciugo i capelli meglio che posso, cercando dipettinarli con le dita. Voglio lavarmi i denti. Noto lo spazzolino di Christian. Sarebbe come averlo nella mia bocca [MA CHE CAZZ…?]. Mmh… Sbirciando la porta con aria colpevole, tocco le setole. Sono umide [SCHIFO!], deve averlo già usato. In un lampo, lo afferro, ci strizzo sopra il dentifricio e mi spazzolo i denti alla velocità della luce. Mi sento così disobbediente [No, sei solo disgustosa]. È un brivido delizioso.

IGOR, IL CATINO!

*passa qualche minuto, Carmelita si passa una mano fra i capelli, ansimante*

Tutto okay, ho solo ritrovato la pizza di ieri. Oh, deo.

No, Ana. No, no, no. Non è delizioso. È orribile. È antigenico. Se Grey avesse avuto l’AIDS e lì ci fossero stati tracce di sangue, saresti contagiata.

Cogliona.

Sono stremata, e non siamo nemmeno al bacio. Beh, signori, io vi lascio. A presto con la seconda parte, quella ‘peccaminosa’.

L’autrice