Rassegna racconti inediti – Waiting for…Christmas in Love – Aspettando il Natale presenta “Un Guaio di Donna” di Alice Steward – 2° Parte

Continuiamo con la nostra rassegna dedicata al Natale, il nostro particolare coutdown nell’attesa del giorno di festa.

Nostra ospite, anche per oggi, è ancora una volta la mia cara amica Alice Steward, con la seconda ed ultima parte del suo racconto “Un Guaio di Donna.

L’affascinante bifolco scozzese e la bionda diva di L.A. proseguono imperterriti con i loro battibecchi, sino alla fine! Tra sguardi di fuoco ed esilaranti contrattempi si conclude così anche questa avventura.

Ringrazio di nuovo Alice per il suo regalo e vi ricordo che trovate QUI la prima parte pubblicata ieri.

 

un guaio di donna-alice steward

 

UN GUAIO DI DONNA 

di Alice Steward

SECONDA PARTE

 

– Cosa si fa da queste parti la sera? – chiese alla donna intenta a sfaccendare in
cucina.
Lowenna si strinse nelle spalle – Edimburgo dista circa duecento chilometri e
lì c’è da divertirsi e trascorrere una bella serata, oppure c’è Dundee che non è
male –

– Io sono senza mezzi, dovrei prendere un taxi – riflettè ad alta voce,
mordendosi l’interno della guancia.
– Oppure chiedere un passaggio al signor Welsh, lui bazzica spesso da quelle
parti – disse la donna, mentre infarinava il ripiano di marmo, per preparare
l’impasto del pane.
– Già, magari mi farebbe viaggiare nel suo carro, con i maiali – brontolò
assaggiando lo stufato, che borbottava nella grossa pentola.
La donna la guardò incuriosita, ma non chiese nulla.
– Io sono pronto – esordì lui entrando nella grande cucina.
– Ma sta piovendo! – esclamò lei, sgranando gli occhi.
– Andremo con l’auto – continuò lui con tono tetro – avevi chiesto di visitare il
capannone – disse in tono interrogativo.
– Va bene – ammise lei.
Il viaggio in auto, sotto la pioggia scrosciante, fu teso e silenzioso.
– Cosa c’è che non va? – sbottò lei, corrugando la fronte, quando lui fermò
l’auto.
– Sarò via un paio di giorni – disse lui guardando fuori dal finestrino – ci
sarebbero problemi per te? –
– No, va pure, saprò gestire tutto – disse nervosamente.
Lui assentì con il capo.
– Dannazione Duncan, la finisci di essere così distante? Mandami al diavolo
ma non essere così freddo! –
Lui sospirò – sei troppo bella! –

– Che significa? – chiese lei.
– Che sento il bisogno di starti lontano, mi mandi fuori di testa – disse lui
semplicemente.
– Nel senso che ti faccio arrabbiare? – sorrise lei.
– Anche… – borbottò lui – il guaio è che mi fai uno strano effetto, ti vorrei
prendere a sculacciate e baciarti allo stesso tempo – continuò con tono tetro.
– E questo non ti piace, presumo – sorrise ancora.
– Cosa ci trovi di divertente? – disse lui a denti stretti.
– Tu sei divertente! – esclamò lei.
– Sentiamo cosa ti diverte? – disse mentre uscivano dall’auto, e correndo, si
dirigevano verso l’entrata del capannone.
– Il fatto che credi, che allontanandoti da me, tu possa continuare a vivere
come prima – esclamò lei sicura, mentre il capannone si illuminava
all’accensione di un tasto generale.
– Ma sentila! Figurati quanti maschietti ti sbavavano dietro a L A! – borbottò
lui di malumore.
Lei si strinse nelle spalle – parecchi – ammise – ma nessuno che mi abbia
colpito particolarmente – disse con un’espressione imbronciata sul viso.
“Nessuno che mi abbia fatto provare, quello che ho provato in pochi giorni,
con te” pensò tra sé.
– Cos’è questa leva? – chiese, poi, attratta da una lunga asta di legno,
conficcata nel muro, sollevando le braccia, posò entrambe le mani su di essa e
facendo leva, la abbassò verso il basso.
– No! – urlò lui, gettandosi su di lei. Nello stesso istante un boato crepitò
nell’aria, ed una montagna di maleodorante materiale di colore marrone,
precipitò dal soffitto su di loro, investendoli in pieno.
– Duncan, che roba é? – chiese disgustata lei, sollevando le braccia, e
guardandosi addosso.
Lui gemette, chiudendo gli occhi – letame – mormorò afflitto.
– No! – piagnucolò lei – ti prego, non dirmi che siamo ricoperti di letame! – urlò
istericamente.
Lui sedette sul pavimento, ormai ricoperto di sudiciume, e sfilando gli stivali,
cominciò a svuotare fuori, buona parte della sozzura.
– Va bene, non te lo dico – disse con tono paziente.
– Cosa facciamo adesso? – urlo lei istericamente “come faceva ad essere così
placido e calmo, dannazione!”
Lui la guardò.
I capelli, il viso atteggiato ad una smorfia di disgusto, i vestiti, le scarpe era
completamente, irrimediabilmente ricoperta di maleodorante letame “eppure
sempre bellissima, accidenti a lei!”
– Forza, andiamo a toglierci questa roba di dosso – disse alzandosi dal
pavimento sospirando.
– Ci metterò una vita per togliermi questo odore da dosso – piagnucolò lei,
seguendolo fuori
Si ritrovarono sotto la pioggia scrosciante.
– Dimmi è un piano il tuo, quello di rovinarmi la vita, oppure ti viene
naturale – mormorò lui facendola accomodare nell’auto.
Lei si lasciò scivolare sull’elegante sedile di pelle beige, imitando il rumore di
qualcosa di viscido e sporco che scivola su qualcosa di pulito ed immacolato.
Lui fece una smorfia che sembrava di dolore.
– Ti prometto che ti faccio pulire l’auto, a spese mie – disse lei con sguardo
afflitto.
Lui non disse niente.
– Anzi, te ne compro una nuova! – aggiunse lei torcendosi le mani nervosamente.
– Chloe, fammi un piacere – borbottò lui mettendo in moto.
– Cosa? – chiese lei sussiegosa.
– Stai zitta! –
– Ok! – sospirò.
Giunsero al castello in un silenzio irreale, rotto solo dal rumore che facevano
le scarpe di Duncan completamente fradicie, sui pedali dell’auto.
Quando scesero li accolse una Lowenna dallo sguardo incredulo.
– Dove credete di andare? – esclamò guardandoli, come se rappresentassero un
pericolo per l’umanità.
– Lowenna, vorremmo toglierci di dosso questa roba, mi sembra ovvio! -borbottò lui
– Non se ne parla proprio! Usate la doccia all’aperto che è dietro le stalle! -esclamò indicando con il pollice il caseggiato vicino.
– Cosa? – esclamò lei incredula – dovremmo fare la doccia fuori? – disse
passando lo sguardo da uno all’altra.
Lui sospirò – Chloe, non dobbiamo spogliarci, lei intende farci la doccia vestiti
per toglierci la roba dagli indumenti – disse avviandosi.
Lei lo seguì con sguardo tormentato.
Entrarono nel locale adibito al lavaggio degli animali. Duncan si posizionò
sotto il getto dell’acqua, poi si voltò e le tese il braccio – vieni, forza! – la invitò.
Lei lo guardò per qualche istante, poi allungò la mano ed entrò nella grande
piattaforma di cemento.
Lui aprì il rubinetto ed un grande fiotto di acqua, li travolse.
Istintivamente, chiuse gli occhi, poi li riaprì e si accorse che lui la osservava.
Si strinse nelle spalle – lo so che cosa stai pensando – sbuffò lanciando mille
gocce d’acqua in giro – ma ti giuro che di solito non combino questi guai! -sospirò.
Lui non rispose, ma socchiudendo gli occhi sotto il getto d’acqua, cominciò a
pulirsi dalla melma maleodorante.
– Dovresti pulirti, invece di pensare – mormorò.
Lei lo guardò furibonda, mettendo le mani sui fianchi.
– Forse fai bene a sparire per qualche giorno – disse a denti stretti, mentre
l’acqua le rotolava addosso, inzuppandola.
– Sei certa che riusciresti a vivere, senza combinare qualche guaio? –
– Arrivederci Mr. Welsh, faccia buon viaggio – sibilò voltandosi per uscire dalla
doccia improvvisata.
Si sentì afferrare il braccio da una morsa che la attirò a lui.
– Tu.Mi.Farai.Diventare.Matto! – sillabò, stringendola al suo corpo.
– Penso che, a questo punto, dovresti baciarmi – sussurrò lei – quando ti
ricapiterà un’altra volta di baciare una donna, che puzza di letame, in una
vasca per gli animali? – chiese con un sorriso.
– Per una volta mi trovo d’accordo con te – sussurrò lui con lo stesso sorriso.
Abbassò la testa e si impossessò avidamente della sua bocca.
Si baciarono furiosamente, le lingue si cercavano, si inseguivano, si
afferravano, si succhiavano a vicenda.
Lui la spinse contro il muro in cemento, e lei boccheggiò per il desiderio.
– Aspetta, aspetta! – esclamò lei.
– Cosa? – chiese lui.
– Merda, Duncan, non sono un tipo romantico, ma preferirei farlo in un luogo
più da cristiani e poi vorrei lavarmi prima! –
– Va bene, dimmi dove e quando? – chiese, con il petto ansante.
“Dannazione! con quello sguardo pieno di desiderio, i capelli bagnati e e
labbra arrossate per i morsi che si erano scambiati, era da urlo!” pensò lei
deglutendo.
– Ehm scusate – si sentì la voce di Lowenna, che entrando nel locale, li fece
trasalire.
Immediatamente si sciolsero dall’abbraccio.
Lui chiuse il rubinetto.
Vi ho portato degli asciugamani, così potrete avvolgervi e rientrare in casa –
disse la donna con tono di scusa – signora, sul letto le ho fatto trovare
indumenti puliti e caldi – aggiunse con sussiego.
– Va bene – disse avvolgendosi nel grande accappatoio di spugna e avviandosi
verso l’uscita, seguita da lui che, velocemente le si avvicinò – dopo cena – le
sibilò all’orecchio, provocandole mille brividi in tutto il corpo.
“Dopo cena” pensò lei.

 

*****

Aveva passato due ore in ammollo, nella vasca da bagno, per togliersi quel
terribile olezzo di dosso.
Aveva cenato da sola.
Duncan era stato chiamato improvvisamente, per fronteggiare un’emergenza
all’interno di una delle stalle, una delle travi di legno, aveva ceduto e
miracolosamente, gli stallieri erano rimasti tutti illesi.
Rientrò stanco e completamente zuppo per la pioggia.
Gli andò incontro – dimmi cosa è accaduto – chiese con voce ansiosa.
Lui si liberò dell’impermeabile e degli stivali di gomma.
– Nessuno si è fatto male, fortunatamente erano tutti in pausa cena, la trave ha
ceduto perchè la base era completamente fradicia – disse stringendo la
mascella.
– Bene – disse lei sospirando di sollievo.
– Bene un corno! Poteva essere una strage! – esclamò lui avvicinandosi al
grande camino della sala da pranzo, pallido in volto.
– Non è colpa tua! – esclamò lei.
– Davvero? Chi è il responsabile? – chiese lui fissando il fuoco.
– Andiamo Duncan, non potevi prevederlo! –
– Se fossi stato più attento, piuttosto che distrarmi con te, avrei potuto
evitarlo! – continuò lui con le mani chiuse a pugno.
– Distrarti con me? – ripetè fuori di sé – cafone, bifolco, maleducato! – esclamò
paonazza in viso – Bada! Nessuno mi ha mai parlato in questo modo! – disse
furente.
– Tu ed i tuoi pantaloni aderenti, i tuoi capelli luminosi come il sole, gli occhi
come il mare d’inverno, il tuo profumo…. – mormorò, guardando il fuoco.
Lei rimase impietrita “che diavolo di uomo era mai quello?” si chiese “un
pazzo!” pensò “solo un pazzo poteva guardarla con desiderio, poi parlare di lei
come una distrazione e poi, infine, farle i complimenti più romantici che lei
avesse mai udito!”
– Comincio a credere che tu sia pazzo! – sussurrò lei.
Lui si voltò a guardarla. Lo sguardo tormentato.
Poi, inaspettatamente, sorrise – comincio a crederlo anche io – mormorò
mentre lo sguardo scendeva lentamente alla bocca di lei.
Chloe sentì il corpo andarle a fuoco “poteva quell’uomo eccitarla, solo, con
una dannata occhiata?” pensò incredula.
– Dicevamo? – disse lei sollevando il mento con aria di sfida.
– Dicevamo… che è dopo cena – affermò lui con uno scintillio deciso nello
sguardo.
– Tesoro dove sei? – una voce squillante di donna, si udì nel grande atrio
principale.
– Merda! –

– Cosa? –
– La mia ragazza – mormorò passandosi una mano fra i capelli.
– Cosa? –
– Cioè non proprio la mia ragazza, diciamo… – non riuscì a terminare, non
trovando le parole adatte.
Una donna bruna dall’aria dolce e sofisticata entrò nella sala.

– Duncan, brutto lazzarone! Ti ho cercato mille volte oggi! – esclamò con tono stridulo.
– Scusa cara, sono stato molto impegnato – disse lui, con un sorriso teso,
avvicinandosi a lei e prendendola fra le braccia.
– Buonasera! – disse lei sardonica a chi devo l’onore della visita, in casa mia? -chiese.
– Oh scusa Chloe, ti presento Fiona, una mia cara amica – disse lui a disagio.
– Piacere, ehm Fiona – disse lei trattenendo a stento una risata “Gesù
FIONA!” pensò lanciandogli, sopra la spalla della donna, un’occhiata
stralunata.
– Oh, certo cara! Mi devi scusare se sono piombata così in casa tua! Devi essere
la nuova proprietaria – sorrise amabilmente.
– Esattamente! Sono Chloe Williams – disse porgendole la mano.
– Ah ma io ho sentito parlare di te! – esclamò, inaspettatamente la donna.
– Davvero? – chiese lei incuriosita.
– Certo! Duncan mi ha raccontato di te, mi ha detto che sei una ragazza
californiana molto sofisticata e…. –
– Va bene cara, Chloe avrà di meglio da fare, che ascoltare i nostri pettegolezzi
– la interruppe lui.
– No, no, macchè sono molto interessata, invece, continui pure! – disse lei
incitandola con un sorriso.
– Guarda che a me sembra una ragazza simpatica – disse rivolta a lui – altro
che viziata e arrogante! – disse scuotendo la testa.
Lui guardò fuori dalla grande finestra, desiderando fortemente di essere uno
dei pipistrelli, che in quel momento svolazzavano fuori, liberi e senza donne
pettegole.
Chloe esplose in una risata forzatamente allegra.
– Oh, cara, sai come sono superficiali gli uomini! – disse – io non mi offendo
mica, sai? Vieni con me, fumiamoci una sigaretta e lasciamolo cuocere nel suo
brodo – disse poi alzandosi per uscire dalla sala.
Passando vicino a lui – stronzo! – gli sibilò sottovoce con sguardo truce.
– Jena – le sibilò lui, di rimando.
– Cara, perchè non ti accomodi di là, io e Duncan dobbiamo discutere gli
ultimi dettagli della giornata, arriviamo subito –
– Certo Chloe, ti aspetto – disse strizzando l’occhio complice.
Appena la porta si chiuse alle sue spalle, Chloe si rivolse a Duncan come una
furia – arrogante e viziata? – chiese furiosa.
– Non ne ho mai fatto mistero, che è quello che ho sempre pensato di te –
– Capelli come il sole… gli occhi come il mare d’inverno… – disse beffarda – che
stronzo! E il dopo cena dove lo mettiamo? – continuò.
Lui sospirò passandosi una mano fra i capelli.
– io e Fiona… – cominciò.
– Duncan, è dolce, è carina, è sofisticata, e a parte il nome – disse poi – è adatta
a te, davvero –
– Lo credi sul serio? – chiese guardandola dritto negli occhi.
– Si – disse, con sguardo divenuto improvvisamente triste .
– E allora, perchè ho questa dannata voglia di baciare te? – sussurrò con tono
sommesso.
Lei socchiuse gli occhi – va da lei, dille che mi scuso ma ho avuto un
contrattempo e non potrò essere con voi, questa sera – disse abbassando lo
sguardo.
– Chloe…. –
– Ti prego, Duncan, non lo meriterebbe, è una brava ragazza – lo interruppe
lei.
– Non è come credi, noi non siamo fidanzati –
– Lo so, ma è venuta per te – disse scuotendo la testa.
Si alzò ed uscì velocemente dalla sala, senza dargli il tempo di replicare.
Sapeva che se avesse atteso qualche secondo in più, non avrebbe avuto il
coraggio di allontanarsi da lui.
Si diresse verso la sua camera ed accese il piccolo ultrabook. Aveva bisogno di
sentire la sua famiglia.

La serata si era trascinata lentamente. Lei aveva parlato di tutto, del
lavoro, dei colleghi, delle amiche, e lui aveva annuito gentilmente.
Avevano bevuto un paio di drink.
– Che gentile Chloe a lasciarci usare questo splendido maniero! – aveva
esclamato tra una chiacchiera e l’altra.
Lui aveva stretto le labbra, senza rispondere.
Che situazione era mai questa? Cosa c’era che non andava in lui? Se
pensava che fino a qualche giorno prima aveva gradito chiacchierare
amabilmente con lei di avvenimenti quotidiani, ed ora non vedeva l’ora che
lei se ne andasse, si sentiva ammattire.
Possibile che preferisse una donna arrogante e viziata a quell’angelo? Una
donna che nel giro di qualche giorno gli aveva sconvolto la vita? Gli aveva
fatto provare l’ebrezza di saltare da un cavallo all’altro, di essere travolto
da una marea di letame e di mettere a dura prova il suo cuore
provocandogli paure, fino ad allora sconosciuti?
Possibile? Una californiana che non aveva nulla a che fare con lui? Che
viveva in un altro mondo fatto di sole, viaggi, stravizi, lavoro facile e facili
guadagni?
Sospirò rigirandosi nel letto.
La luna, penetrava dalla finestra, ed illuminava la stanza.
Quella notte era, incredibilmente serena.
Quella notte sembrava perfetta per bussare alla sua porta, stringerla fra le
braccia e fare l’amore con lei, per ore.
Chiuse gli occhi. Domani mattina sarebbe partito.
Stop. Fine della storia.

*****

Chloe si svegliò tardi. Aveva dormito malissimo. Si era rigirata nel letto fino
alle primi luci dell’alba.
Afferrò il cellulare per controllare l’ora e si accorse di un sms.

“Non volevo svegliarti. Come preannunciato parto per Glasgow. Sarò di
ritorno fra tre giorni. Cerca, nel frattempo, di non combinare guai.
Duncan
p.s. Mi mancherai terribilmente….”

Sorrise e decise di rispondergli

“Hai fatto bene a non svegliarmi. Cercherò di non combinare guai. Solo tre
giorni? Potresti rimanere di più, se vuoi.
Chloe
p.s. … anche tu…”

“Certo, proprio il tenore dei messaggi che, normalmente si scambiano la
proprietaria di un castello ed il suo direttore” sbuffò “macchè, sembravano i
messaggi di due innamorati costretti ad una lontananza forzata” riflettè
entrando sotto la doccia.
Dopo colazione si mise al lavoro, prima di tutto fece un giro di telefonate per
controllare la situazione nella proprietà. Chiamò le stalle, ed il capannone per
controllare che tutto andasse per il meglio.
Poi scaricò la posta elettronica e si mise al lavoro: il giorno prima aveva
inviato diverse richieste di progettazioni con preventivi, ed era curiosa di
leggerne le relazioni.
Lavorò, alacremente, per tutta la mattinata.
Controllò diverse volte il cellulare, ma constatò delusa, che di lui non c’era
nemmeno l’ombra.
Tra le tante giunte, visionò una relazione che le parve interessante.
Il preventivo era altissimo, ma in compenso il progetto dei lavori da effettuare
al castello ed in generale in tutta la proprietà, per trasformare il tutto in un
grande raffinato resort, con piscina, gazebo attrezzati per massaggi o adibiti a
piccoli angoli dove poter gustare tisane, il tutto immerso nella natura
selvaggia ed incontaminata, sembrava proprio quello che lei cercava.
L’azienda era una delle più importanti nel settore e Chloe, decise di telefonare
per fissare un appuntamento con il titolare.
Squillò il cellulare.
– Si? – rispose lei, picchiando i tasti sulla tastiera.
– Il fatto che tu sia ancora viva mi rallegra, ed anche il fatto che in sottofondo
non si sentano sirene di ambulanze od altre emergenze in corso, mi conforta
moltissimo – la sua voce bassa e sensuale.
Lei si rilassò indietro contro la spalliera della poltroncina, con un sorriso
stampato sul viso.
– Ora il mio direttore si sentirà inutile e cadrà in un profondo stato di
depressione –
– Mmmm mi piace quando parli di me, chiamandomi tuo direttore – celiò lui.
– Duncan Welsh stai flirtando con me? –
Lo sentì sospirare – a dirtela tutta, in questo momento non mi limiterei al flirt,
ma per ovvie ragioni devo trattenermi – disse allusivo.
– Per ovvie ragioni del cavolo, non essere tanto sicuro di te, ciccio –
– Ciccio? – chiese lui incredulo – sei passato da buon uomo a bifolco a ciccio? -chiese ancora – sappi che, quasi, quasi, preferisco buon uomo! –
– Andiamo! Vuoi dire forse, che se fossi lì e ti prendessi fra le braccia – fece una
pausa – e ti baciassi – un’altra pausa – mi respingeresti? –
– Duncan, credevo fossi partito per approfondire le nuove proposte di lavoro,
e per starmi lontana – disse lei evitando di rispondere.
– Sei una donna maledettamente dura – borbottò.
– Sono solo pragmatica –
– Si, e tendi ad evitare le domande imbarazzanti –
– Si –
– Cosa –
– Mi piacerebbe…-Lui rimase in silenzio – e sei anche sorprendente, la vita con te non sarebbe mai noiosa – l’ombra di un sorriso nella voce – anche se le docce di letame, le eviterei volentieri – aggiunse.
Lei rise.
– Ti chiamo dopo – disse – sai, un direttore deve controllare la situazione,
anche da lontano – aggiunse.
– Certo, certo – disse lei sardonica, chiudendo la comunicazione.
Più tardi Lowenna si affacciò per comunicarle che il pranzo era servito.
Mentre stava per spegnere il pc, il telefono squillò.
– Mi sembra parecchio ansioso questo direttore – soffiò ironica lei.
– Non so se il direttore è ansioso, ma io sono il titolare e non ho rapporti così
diretti con il mio personale – disse una voce bassa al telefono.
– Mi scusi – si morse il labbro – chi parla? – chiese.
– Sono Monroe Carter, titolare della Carter project inc. –
– Giusto! Questa mattina ho chiesto alla sua segretaria un appuntamento, ho
letto la proposta che mi ha mandato per email e vorrei approfondire il
discorso –
– Bene, facciamolo questa sera? – disse l’uomo dalla voce fantastica.
– Dove? –
– Lei non mi sembra scozzese – chiese lui curioso.
– Sono di L.A. –
– Si, ho riconosciuto l’accento inconfondibile dei californiani, ho vissuto a L.A.
per diversi anni –
– Bene, ragione per cui dobbiamo conoscerci – disse lei.
– La faccio prendere dalla mia auto, e la porto in un locale a Edimburgo –
– Mi scusi signor Carter, ho un’idea migliore, vediamoci a Dundee al The
Tapas Bar verso le 21, ho proprio voglia di mangiare le tapas -Se rimase sorpreso dalla variazione di programma, non lo diede a vedere.

– Va benissimo e mi scusi se la mia proposta le è sembrata troppo invadente –
aggiunse.
– A stasera, signor Carter – chiuse la comunicazione.
“La mattinata era stata altamente proficua!” pensò con soddisfazione,
spegnando tutto, e dirigendosi verso la sala per il pranzo.

*****

Si guardava allo specchio con sguardo dubbioso.
“dilemma: come doveva vestirsi, per partecipare ad una cena di lavoro? Se si
fosse trovata a L.A. avrebbe indossato un paio di pantaloni blu ed un pullover,
ma lì si trovava in Scozia” pensò, mordendosi il labbro.
Il cellulare squillò.
– Duncan! – esclamò riconoscendo il numero.
– Dal tono si direbbe quasi che ti manco! – disse con l’ombra di un sorriso nella
voce.
– Ascolta, come ci si veste, in Scozia, ad una cena di lavoro? – chiese.
– Una cena di lavoro? E con chi? –
– Ho contattato l’azienda che ha proposto la soluzione migliore, per il mio
progetto, e il titolare mi ha dato appuntamento per questa sera –
– Direi che la tonaca di una monaca di clausura, andrebbe più che bene –
borbottò.
– Andiamo, se non sapessi che non mi sopporti e che sei andato via per starmi
lontano, penserei quasi che sei geloso – disse lei con un sorriso.
– Pensa quello che ti pare – borbottò ancora lui, di malumore.
Il sorriso di Chloe si allargò.
– Pensavo di indossare quei pantaloni bianchi che hai cercato di rovinare, un
paio di scarpe alte ed una delle mie t-shirt piene di strass -Lo sentì gemere.
– Dovrai passare sul mio cadavere – mormorò.
Lei scoppiò a ridere.
– Va bene scherzavo, indosserò un sobrio tailleur va bene? –

– Perfetto! – grugnì – meglio ancora, se rimandi l’appuntamento di qualche
giorno –

– Duncan, so badare a me stessa –

– Va bene – sospirò – ti chiamo dopo –

– Mi chiami dopo – sorrise lei, mentre chiudeva la comunicazione.
“I loro dialoghi le piacevano sempre più!” pensò.
Il cielo era una manto di stelle brillanti. Il vento freddo sferzava il mondo
come un guanto lanciato in pieno volto in segno di sfida.
Chloe si strinse più forte nella sua giacca di montone. Alla fine aveva optato
per un tailleur blu con delle scarpe alte. Aveva sollevato i lunghi capelli biondi
in un severo chignon e aveva impreziosito il tutto, con degli orecchini di perle
e diamanti.
L’appuntamento era al The Tapas Bar.
Era giunta in anticipo, come era suo solito, abitudine che le aveva inculcato
suo padre – quando hai un appuntamento, devi arrivare sempre prima
dell’avversario, in quel modo puoi controllare la situazione, riflettere su
quello che devi fare e prevenire le mosse! – le diceva sempre.
“Grazie papà” sospirò.
– La signora Williams? – la voce bassa che aveva udito al telefono.
Trasalì, voltandosi velocemente.
– Mi scusi non volevo spaventarla! –
– Si, sono Chloe Williams – disse inarcando un sopracciglio.
– Molto, molto lieto sono Monroe Carter – disse l’uomo, porgendole la mano.
“Accidentaccio!” pensò “quello non era un uomo!” pensò lei sgranando gli
occhi “quello era un maschio, che sprizzava testosterone da tutti i pori!”
“Alto, bruno, occhi castani così caldi da far sciogliere, ne era certa, la calotta
polare artica!”
Era vestito con un completo grigio, senza cravatta, la camicia leggermente
sbottonata che faceva intravvedere una minuscola porzione del petto liscio e
abbronzato. Sicuro di sé ed arrogante al cento per cento.
Lei si eresse in tutta la sua statura.
– Molto lieta anche io – disse stringendogli la mano.
Vide nel suo sguardo, molto chiaramente, balenare un barlume di interesse.
– Prego – disse lui, facendola accomodare sulla poltroncina.
– Ha già ordinato qualcosa da bere? -Lei scosse la testa.
Allora, da perfetto gentiluomo, fece un cenno al cameriere e gli dettò le
ordinazioni.
– Mi deve scusare, ma sono sorpreso, nella mia vita è la prima volta che
conosco una donna capace di presentarsi in anticipo ad un appuntamento – il
sorriso che, evidentemente, distribuiva raramente in giro, era da infarto, e lui
ne era ben consapevole.
Lei sorrise cortese ma distaccata. Istintivamente non si fidava, quell’uomo era
troppo sicuro di sé.
– Allora, cosa ne dice del mio progetto? – chiese, dopo aver sorseggiato il suo
martini.
– Mi interessa, devo ammetterlo – assentì lei – ma ho necessità di farle alcune
domande –

– Certo! Chieda tutto quello che vuole – disse accomodandosi meglio nella
poltroncina.
– I materiali che utilizzereste sarebbero eco-sostenibili? Ci tengo moltissimo,
che l’ambiente non ne risulti deturpato in alcun modo –

– E’ una domanda strana, per una bella donna californiana – sorrise.
Lei gli lanciò un’occhiataccia di insofferenza – signor Carter, non so a quali
compagnie femminile è abituato lei! – sbottò spazientita.
– Touchè! – esclamò lui ammirato – facciamo una cosa le risponderò davanti ad
una bella costoletta e del buon vino che ne dice? – chiese.
– Va bene, con piacere – il sorriso era sempre più teso.
Il ristorante era strapieno.
– I materiali che noi forniamo ed utilizziamo per la realizzazione dei progetti,
sono di diversi tipi. Quelli ecosostenibili sono, comunque, quelli più
esageratamente costosi –
– Sarebbe un problema per lei? – chiese guardandolo dritto negli occhi.
– Se non lo è per l’acquirente, che paga il progetto, perchè dovrebbe esserlo
per me? – rispose lui con lo stesso sguardo.
Nonostante l’aria, gradevolmente calda del locale, lei ebbe un brivido “quello
era un uomo che non si fermava davanti a nulla” intuì.
Chloe, che normalmente divorava quello che aveva nel piatto, quella sera
mangiucchiava svogliatamente.
– Non gradisce? Chiese lui corrugando la fronte? – vuole che le faccia servire
qualcos’altro? – chiese sollecito.
– No grazie, questa sera non ho fame – rispose con un sorriso cortese – credo
che per il momento posso ritenermi soddisfatta del nostro incontro – disse
mettendo in chiaro che il rapporto, fra loro, doveva rimanere formale.
Si alzò, e subito lui la seguì – la accompagno a casa –
– Non si disturbi prenderò un taxi –
– Signora Williams, ne va del mio onore oltre che del buon nome della mia
azienda, non la lascerò tornare sola ad Aberdeen, conosco quei posti e sono
molto isolati e poi mi piacerebbe dare un’occhiata anche se di sfuggita, al
castello –

Aveva ripreso a piovere ed effettivamente il tempo, fuori, era lugubre.
– Va bene – acconsentì a denti stretti .

“Duncan non si era fatto più sentire” pensò tristemente “forse aveva altro da fare” pensò.

*****

L’incontro di lavoro era andato bene.
La retribuzione superava addirittura quella attuale e il campo di azione era
alquanto interessante: gestire un ranch con le attività, agricole e sportive
correlate, era il massimo per lui, che non sopportava di svolgere attività
chiuso in un ufficio, ma amava vivere e lavorare in mezzo alla natura.
Alla fine del colloquio, l’avvocato che si occupava dell’accordo, per conto di
un famoso cliente, si era mostrato soddisfatto di lui e del suo curriculum.
Si erano salutati con l’intenzione di rivedersi di lì ad un paio di settimane,
per concludere l’accordo.
Avrebbe dovuto esultare. Ed invece una profonda tristezza di era
impadronito di lui.
Guardò l’ora erano le 21. Chloe aveva appuntamento con il titolare di
quell’azienda famosa, per la progettazione del resort.
Afferrò il cellulare, tentato di chiamarla, poi desistette. Era giusto che
volasse con le sue gambe, e prendesse le sue decisioni.
Oziosamente gironzolò sul web cercando notizie interessanti sull’azienda in
questione e, ad un tratto, un articolo attrasse la sua attenzione.
Sgranò gli occhi, mentre la fronte gli si imperlava di goccioline di sudore.
Doveva chiamare Chloe!
Fece il suo numero e rispose la segretaria telefonica.
Gemette, mentre la paura si impadroniva di lui.

******

L’auto scivolava silenziosamente sull’asfalto della campagna scozzese,
muovendosi come un transatlantico, che imponente, eppure leggero, fende le
acque del mare.
Le luci si alternavano velocemente attraverso i finestrini oscurati, e all’interno
dell’abitacolo, una dolce melodia jazz si diffondeva pigramente.
“Accidenti!” pensò “se questo era il tenore di vita degli uomini d’affari inglesi,
doveva rivedere alcuni preconcetti.”
Lui chiacchierava amabilmente di teatro, spettacolo, letteratura. Era
preparato e dimostrava un’ampia cultura nei diversi ambiti.
Eppure Chloe lo trovava noioso, sembrava quasi che si sforzasse di apparire
gentile ed affascinante. Lo trovava molto artificioso, come se il suo essere non
fosse naturale, ma studiato a tavolino.
“Molto diverso, insomma, dal suo Duncan” riflettè oziosamente “un
momento! Che cosa aveva appena pensato? Diverso dal suo Duncan?”
Socchiuse gli occhi, gemendo tra sé “da dove usciva fuori sta roba melensa e
sentimentale?” pensò “e poi il suo Duncan in questo momento aveva messo
migliaia di chilometri di distanza fra loro, per accettare una proposta di lavoro
migliore e il più possibile lontano da lei!” si morse l’interno della guancia
“senza parlare del fatto che, contrariamente a quello dichiarato, non l’aveva
più chiamata!” Pensò tristemente, guardando fuori dal finestrino.
– Scusa forse ti sto annoiando – esclamò, improvvisamente, l’uomo d’affari,
interrompendo il flusso di parole.
– No assolutamente, scusami tu ero sovrappensiero – rispose con un sorriso di
scusa.
Monroe aveva proposto, durante la cena, che per ragioni di semplicità, era
preferibile che si dessero del tu, e lei aveva acconsentito, suo malgrado.
– Sei diventata silenziosa – chiese lui scrutandola attentamente, nella
penombra dell’auto.
– Stavo pensando ad una persona – mormorò lei occhieggiando l’autista che,
guidava silenzioso ed impassibile.
– Una persona importante? – chiese lui, incuriosito.
– Più di quello che pensassi – borbottò, con una smorfia sul viso.
Lui, sottovoce le disse – tranquilla, è abituato ad ascoltare conversazioni
private e a non riportare nulla – disse riferendosi al suo autista.
Lei si irrigidì “perché le aveva detto ciò? non ci sarebbe stato nulla di privato
da riferire!”
– Chloe, non vorrei sembrarti banale, ma sento di doverti dire una cosa –
esordì con un sorriso incerto.
– Cosa –
– Sei la donna più bella che io abbia mai conosciuto – disse semplicemente,
con uno sguardo di adorazione.
Lei trattenne il respiro “oh, merda!”
– Grazie, Monroe – disse con circospezione.
– Dimmi cosa pensi di me? –
– Penso tu sia un uomo molto intelligente ed affascinante –

Fu gratificata dal suo sorriso più seducente.
– Però questa conversazione mi lascia alquanto perplessa, ci siamo conosciuti
questa sera ed abbiamo cenato insieme per lavoro – si strinse nelle spalle -niente di più – disse asciutta.

“Meglio mettere le cose in chiaro!” pensò stringendo la mascella.
– Mai mettere limiti alla Provvidenza – esclamò lui, prendendole la mano.
– No Monroe, io i limiti li metto a te, per il momento – disse lei con un sorriso.
– Sei una donna intelligente Chloe, e se c’è una cosa che mi affascina più di
una donna bellissima, è una donna bellissima ed intelligente –
Lo guardò interrogativamente.
– Hai capito perfettamente che ti trovo desiderabile, vero? –
– Diciamo che l’ho intuito – assentì lei.
– E cosa ne pensi? -Lei sospirò.
– Monroe, non vorrei sembrarti arrogante, ma di complimenti ne ricevo
quotidianamente, quello che mi sorprende, onestamente è che provenga da
un uomo d’affari come te –
– Davvero? –

– Si –

– Mai ricevuto complimenti da uomini d’affari? – chiese lui incredulo.
– Di solito si limitano a enormi mazzi di fiori, accompagnati da un biglietto –
si strinse nelle spalle.
– E cosa scrivono? Se posso permettermi –
– Che passerebbero, volentieri, la notte con me – disse asciutta.
– E tu cosa rispondi, solitamente? –
– Non rispondo – disse.
Lui non replicò, la fissò per qualche istante, poi guardò fuori dal finestrino.
Intanto, Nat King Cole cantava, in sottofondo Means Merry Christmas to
you.

– Siamo quasi arrivati – disse dopo un po’ – potrei farti una richiesta? So che è
tardi, ma sono curioso – disse con un sorriso.
– Dimmi –
– Potrei dare un’occhiata velocissima al castello? Solo un po’ il parco e
l’ingresso, giuro che andrò via subito – disse con sguardo supplichevole.
Lei sorrise – va bene, un’occhiata veloce – disse – ti capisco, anche io sono
così, quando qualcosa mi interessa molto, voglio gettarmi a capofitto pur di
averlo –

– Esattamente! – assentì lui, con sguardo intenso.
– Però ricorda che l’accordo non è ancora concluso – lo avvertì lei.
– Oh, ma io ho molte corde al mio arco! –
Il parco, fiocamente illuminato dagli alti lampioni in stile liberty, era
malinconicamente battuto dalla la pioggia scrosciante.
– Mi spiace – sospirò lei, quando l’auto si fermò davanti all’imponente ingresso
– credo non riuscirai a vedere gran chè del parco – disse, stringendosi nelle
spalle.
– Tranquilla, quello che vedo mi basta – disse lui osservando l’ambiente
circostante, attraverso il finestrino semi aperto.
Pose alcune domande precise e pertinenti, sulla eventuale realizzazione delle
piscine, dei gazebo e di tutte le strutture che lei aveva richiesto nel progetto.
– Vieni ti mostro l’ingresso – disse poi lei, sgusciando dall’auto, e mettendosi a
correre sulla scalinata per non bagnarsi.
Lui la seguì, mentre l’autista si precipitava dietro di loro con un grande,
elegante ombrello, fra le mani.
– Non preoccuparti James, rimani pure ad attendermi in auto, mi tratterrò
solo pochi minuti – disse lui liquidandolo con una mano – non voglio
disturbare la signora Williams ulteriormente, per questa sera – aggiunse con
un sorriso.
Mentre l’uomo ritornava al posto di guida loro entrarono.
Chloe accese le luci ed i grandi lampadari di cristallo si illuminarono.
– E’ fantastico! – esclamò estasiato, fissando la cupola superiore, incastonata da
migliaia di piccoli vetrini colorati.
– Si, è lo stesso effetto che ha fatto a me la prima volta che l’ho visto – disse lei
assentendo.
– Vieni ti mostro il mio ufficio, è la sala biblioteca del castello – disse lei con
una punta di orgoglio.
Attraversarono diverse sale, ed in ognuna, lui ne apprezzava i particolari, gli
arazzi, le lampade antiche, i tappeti, gli alti soffitti.
Alla fine del giro, Chloe aprì le enormi porte scorrevoli, ed entrarono nella
sala.
– Ecco la biblioteca! – esclamò scostandosi per lasciarlo passare.
– Wow! – mormorò lui guardandosi intorno – è una sala meravigliosa! Direi
che questa sarebbe da lasciare pressoché uguale, e fare solo qualche miglioria
ai muri, magari qualche pannello di legno in meno – disse scrutando con
occhio critico.
Sembrava essersi dimenticato di lei, era completamente assorbito dai suoi
pensieri.
– Sono felice che il castello ti piaccia, quando vedrai il resto ne rimarrai
entusiasta. Però prima devo rivedere con cura i tuoi preventivi, e decidere -disse lei.
Lui si voltò a guardarla.
-Sai, con la luce di questa lampade ed il bagliore del fuoco, che proviene dal
camino hai un aspetto incredibile – disse senza fiato.
– Troppo buono! – disse lei con un sorriso teso.
– Parlo sul serio Chloe – disse lui scuotendo la testa – tu hai il fuoco dentro e
mi piacerebbe molto poterti conoscere meglio –

– Diciamo che avevi già manifestato il tuo interesse Monroe – disse ancora con
un sorriso – però adesso sono stanca – disse spostandosi verso la porta
intenzionalmente.
– Giusto, avevo promesso di non tediarti ulteriormente per questa sera – disse
lui senza, tuttavia, mostrare l’intenzione di voler uscire.
Lei sollevò il sopracciglio interrogativamente.
– Chloe – sussurrò, mentre le si avvicinava – cosa mi hai fatto? Mi sento come
se mi avessi stregato! –

Lei fece un passo indietro, cercando di mantenere la calma.

-Monroe, non ho fatto nulla di trascendentale – disse con un sorriso – se hai ancora due minuti ti vorrei mostrare la grande cucina, è antica e so che ti piacerebbe tanto! – disse.
Lui scosse la testa, continuando ad avvicinarsi lentamente – direi che per
questa sera ho visto abbastanza – mormorò – vorrei altro, adesso – disse con
sguardo improvvisamente fattosi fosco.
– A cosa ti riferisci esattamente? – chiese, pensando freneticamente al da farsi.
– Chloe, ho avuto modo di dare una lettura al tuo curriculum vitae e ho potuto
constatare che sotto quello splendore californiano che rappresenti, si
nasconde un cervello con un QI da 120, ritengo che tu abbia
abbondantemente capito a cosa mi riferisco, basta giocare tesoro! –

– Allora, visto che i giochi sono finiti, te lo dirò chiaro e tondo! Monroe, non
mi interessi e dato che non amo confondere il lavoro con interessi personali, ti
informo che puoi dire addio al contratto con me, e ti informo anche che ho
una pistola nella mia borsa, e che se ti avvicini ulteriormente, sarò costretta a
tirarla fuori – parlò con tono sferzante.
Lui si bloccò – non parli sul serio – disse aggrottando le fronte – non mi sembri
il tipo da armi nella borsa –

– Il mio QI è più alto del tuo, e la cosa non è casuale – sibilò lei – possiedo il
porto d’armi per la mia revolver Smith-Wesson, e fidati non esiterò ad usarla,
sta a te decidere -disse livida in volto.
Lo vide esitare.
D’un tratto si udì un boato alle loro spalle. Si voltarono all’unisono.
Sulla porta era apparso Duncan, sporco, scapigliato ed ansante.
Le rivolse un’occhiata – tutto bene? – chiese.
Lei assentì, deglutendo “oh, tesoro!” pensò “grazie!”
Poi rivolse un’occhiata di fuoco a lui – ha terminato, signore? – chiese a denti
stretti.
Carter si rivolse a Chloe – chi è il questo cafone? -Non riuscì a pronunciare altre parole. Duncan gli si era gettato addosso, urlando e colpendolo con tutto il peso del suo corpo.
Finirono sul pavimento e cominciarono a picchiarsi.
Chloe corse vicino, ai due uomini che si rotolavano, grugnendo, sul pavimento.
– Basta per favore! – urlò senza essere ascoltata – Duncan, stava andando via!
– esclamò.
– Cosa ti ha fatto? – si voltò a guardarla, paonazzo in viso per lo sforzo, mentre
lo teneva giù dalla collottola – ti ha fatto del male? – le chiese.
– No – sussurrò – Duncan, lascialo andare ti prego! – sussurrò con le labbra
tremanti.
– Non l’ho neanche sfiorata, per chi mi hai preso? Le donne mi si gettano ai
piedi, non ho bisogno di usare violenza, io! – esclamò l’altro rosso, con il collo
stretto dalla morsa di Duncan.
– Ti prego, lascialo andare – sussurrò Chloe, posando una mano sulla spalla di
Duncan.
Lui si voltò a guardarla. Poi si sollevò dal pavimento, liberandolo.
L’altro subito si alzò in piedi, e senza nemmeno voltarsi indietro, si mise a
correre fuori.
– Duncan –

– Cosa? – chiese.
– Potresti aiutarmi? Credo proprio che sverrò – mormorò faticosamente.
Lo vide correre verso di lei, poi il buio la sommerse.
Aprì gli occhi e li richiuse subito dopo. Era buio pesto. Poi ci riprovò e si
accorse di una piccola lampada accesa che rischiarava la stanza. Era nella sua
camera, nel suo letto.
Si sollevò a sedere, ricordando improvvisamente tutto. Urlò involontariamente.
– Cosa? – lo vide sollevarsi dal divano, accanto al letto e precipitarsi da lei, con
un’espressione preoccupata sul viso.
Lei si rilassò – scusa, non volevo svegliarti – sussurrò.
Lui scosse la testa – non stavo dormendo, quel divano è bello ed elegante, ma
scomodo peggio del mio carro dei porci – borbottò, sedendosi accanto a lei.
Lo guardò: aveva il visto stanco e tirato.
– Credo di doverti ringraziare – sussurrò con le labbra tremanti.
Lui strinse la mascella – l’avrei ucciso – mormorò.
Le lacrime cominciarono a scorrere sul suo viso, lei cercò di asciugarle con il
dorso delle mani – mi dispiace, sono stata un’avventata! –
Lui scosse la testa, incapace di parlare – vieni qua! – le disse prendendola fra le
braccia e stringendola a sé.
“Oh, mio dio! Com’era bello trovarsi nelle sue braccia! Il suo profumo era così
familiare, così rassicurante!”
Pianse. Pianse per la consapevolezza di essere stata assolutamente indifesa di
fronte a quel bruto, per la vergogna di essere stata costretta a scendere a patti
con lui, pianse perchè era consapevole che se Duncan non fosse giunto in
tempo, sarebbe accaduto l’irreparabile, aveva si una pistola, ma sapeva che
non avrebbe avuto il coraggio di usarla.
Per tutto il tempo, lui la tenne stretta fra le braccia.
– Accidenti! – esclamò sollevando la testa – ti ho bagnato tutta la camicia!
Aveva esaurito le lacrime e si sentiva sfinita.
– Al diavolo la camicia! – disse abbassando lo sguardo – al limite me la compri
nuova – aggiunse poi con un sorriso.
– Mi mette a disagio il fatto che tu dorma sul divano, vieni a letto con me, so
per certo che non attenterai alla mia virtù – disse sorridendo – almeno non
questa sera – aggiunse tristemente.
– …la sua virtù….- borbottò lui – non vuoi qualcosa prima di
addormentarti? –
Lei scosse la testa – no, voglio dormire abbracciata a te – disse guardandolo
con occhi tristi – approfitta, non ti capiterà spesso di trovarmi così debole -aggiunse poi con un sorriso mesto.
Si stese accanto a lei e la prese fra le braccia.
– Duncan, è stato così umiliante…. – singhiozzò lei, portandosi la mano sulla
bocca.
– Shhhhh non parlare – disse lui dolcemente – chiudi gli occhi e cerca di
dormire –
Chloe sentì le palpebre pesanti, sistemò meglio il viso sul suo petto e si
addormentò profondamente.
Aveva visto l’autista attendere in auto e si era avvicinato alla finestra
illuminata della biblioteca.
Li aveva visti discutere in maniera tesa, poi lo aveva visto avvicinarsi
minacciosamente ed aveva perso la testa. Aveva abbandonato l’ombrello
sulla porta e si era precipitato dentro, urlando come un matto. Maledetto!
non doveva toccarla nemmeno con un dito! Si era precipitato su di lui e lo
aveva steso, con tutta la rabbia che aveva in corpo.
Poi, lei, lo aveva pregato di lasciarlo, e lui lo aveva fatto.
L’aveva vista crollare, accartocciarsi su sé stessa, come se, ad un tratto,
tutta la spavalderia e la sicurezza che aveva ostentato con quel tipaccio si
fossero improvvisamente esauriti.
Ed era corso da lei, l’aveva presa fra le braccia. L’aveva stesa sul letto e
l’aveva osservata per molto tempo. Meditabondo.
Non c’era molto da chiedersi, il fatto che fosse corso da lei non appena aveva
letto quegli articoli sul bruto, che parlavano di accuse di violenza sessuale
insabbiate, ed il fatto che all’idea che le fosse accaduto qualcosa, lui sarebbe
stato capace di uccidere, significava, inequivocabilmente, che fosse più
invaghito di lei, di quanto pensasse.
Ora era nel suo letto, la teneva stretta fra le braccia, e si sentiva felice.
Finalmente per la prima volta, nella sua vita, si sentiva completo.
Chiuse gli occhi e si addormentò.

*****

 

Il sole bussava contro la finestra, chiedendo, timidamente, di entrare.
Voltò il viso verso la luce, e lasciò che il lieve tepore la pervadesse.
Aprì gli occhi, pigramente, e si crogiolò, stiracchiandosi beatamente nel letto.
D’un tratto mentre stendeva le gambe, incontrò qualcosa di duro accanto a sé.
Fu improvvisamente sveglia e attenta. “cosa diavolo!….” pensò sgranando gli
occhi e voltandosi.
Lo vide. Era accanto a lei e dormiva beato. Aveva un braccio sotto la testa ed
uno posato sul torace.
Ricordò gli avvenimenti della sera prima.
Il viso rilassato, il mento ricoperto da una leggera peluria, le labbra distese.
Lo trovò ancora più bello del solito. Si rannicchiò contro di lui, desiderosa di
assorbire il calore del suo corpo.
Lui si agitò, corrugando la fronte e brontolando, la spinse lontano.
Lei fece una smorfia “il solito cafone!” pensò “e lei che lo vedeva quasi
romantico, quella mattina!” sbuffò sollevando il piumone per alzarsi dal letto,
ma all’improvviso due braccia vigorose la acchiapparono da dietro e la
trascinarono nuovamente giù.
– Cosa diavolo?… – esclamò sorpresa, voltandosi a guardarlo, ma rimase
ancora più stupita nell’accorgersi che lui si era riaddormentato, con la testa
immersa nei suoi lunghi capelli.
Sollevò gli occhi al soffitto “non è possibile! Si è addormentato!” pensò
incredula.
Cercò di alzarsi ma scoprì che il suo braccio le circondava saldamente la vita.
– Dove credi di andare? Ma possibile che un buon uomo non possa dormire il
sonno del giusto? – lo udì grugnire.
– Ah, il bifolco è sveglio! – esclamò lei.
– Vedo, che stai meglio! – borbottò lui – meglio così! Ieri sera vederti in lacrime
a guardarmi con occhioni dolci, mi faceva un po’ impressione – disse.
– Immagino – replicò asciutta.
Poi d’improvviso, lui si sollevò e la sovrastò con il suo corpo, lasciandola senza
fiato.
– Ok, sono serio ora – disse guardandola dritto negli occhi – come stai? –

Lei sospirò – bene – assentì – grazie di tutto, non oso pensare a quello che
sarebbe accaduto, se tu non ci fossi stato – mormorò a denti stretti.
– Io c’ero – ribattè deciso – questo è l’importante –

– Ah proposito! Come mai eri qui? Non dovevi essere a Glasgow, lontano
chilometri da me, il mio brutto carattere, la mia bellezza incantatrice ed il mio
castello? – disse con un sorriso.
Lui fece spallucce – contrariamente a quello che credi, e contrariamente a
quello che credevo anche io, sono una persona che si affeziona, e mi sono
affezionato –
– Affezionato? A cosa? A me? Al mio brutto carattere? Alla mia bellezza
incantatrice? O al mio castello? – chiese inclinando la testa di lato.
– A tutto – borbottò lui, fissandole la bocca.
Chloe si accorse subito del cambiamento che era avvenuto in lui.
– Ora, Chloe Williams, se la finisci di blaterare, vorrei baciarti – disse con una
luce pericolosa che gli brillava negli occhi.
Abbassò la testa e, senza darle il tempo di replicare, si impossessò
selvaggiamente della sua bocca.
– Dio! quanto mi sei mancata! – gemette lui, tra un bacio e l’altro.
– Anche tu! – sussurrò lei socchiudendo gli occhi e lasciandosi travolgere dalle
meravigliose sensazioni che la sua bocca, ed il contatto con il suo corpo, le
davano.
– Aspetta! Aspetta! – esclamò d’un tratto, quando si accorse che lui si era
sollevato leggermente, per slacciarle il babydoll che indossava.
Lui le lanciò un’occhiata interrogativa – cosa? –

– Voglio dire, che stiamo facendo? Non è deontologicamente corretto! Io sono
la proprietaria e tu il mio direttore! – esclamò lei senza fiato.
– E allora? – chiese lui incredulo.
Lei lo scrutò per qualche istante, poi scuotendo la testa, sollevò le mani,
afferrò la sua testa e gemendo lo attirò a sé, tuffandosi sulla sua bocca.
Sentì le sue mani che frugavano sul corpo, affannosamente
– Aspetta! Aspetta! – fu lui a dire, questa volta.
– Cosa? –

– Chloe, io ti voglio e se vuoi tirarti indietro fallo ora, alzati da questo dannato
letto e vai fuori, ma se rimani non voglio ripensamenti –
Lo guardò: gli occhi brillanti, le labbra carnose arrossate per i baci forsennati,
il respiro leggermente ansante.
– Baciami Welsh – disse con decisione.
Lui non se lo fece ripetere due volte.
Si tuffò sulle sue labbra, come un assetato si getta su una pozzanghera
d’acqua.
Iniziarono a baciarsi come forsennati, mentre le mani si frugavano e si
spogliavano.
La sua bocca dappertutto, sugli occhi dolcemente, e poi sul ventre e fra le
gambe, con furia animalesca.
– Duncan –
– Cosa – disse lui, sollevando la testa.
– Ti voglio dentro – sussurrò lei con lussuria.
Lui si sollevò sulla braccia, e con uno scatto dei reni, penetrò in lei
lentamente, ma con decisione.
Lei gemette, socchiudendo gli occhi.
Lui grugnì, mentre cominciava a muoversi dentro di lei.
– Devo confessarti una cosa – mugugnò lui tra i denti, mentre i movimenti si
facevano veloci e incontrollabili – mi piace da morire quando mi chiami
bifolco! – mormorò con gli occhi pieni di desiderio.
– Anche io devo confessarti una cosa – sussurrò lei mordendosi il labbro – mi
piace da morire quando minacci di sculacciarmi! -Lui le afferrò le gambe, e le allacciò intorno alla vita, penetrando ancora più profondamente.
Lei urlò, mentre veniva sconquassata da un orgasmo fortissimo. Seguita
subito dopo da lui.
Rimasero fermi in quello strano abbraccio carnale, per lunghi minuti, finchè i
respiri ed i battiti si erano calmati del tutto.
Poi, pigramente lui si voltò sulla schiena, trascinandola su di sé.
– Lo sai vero che non ti lascerò andare via – mormorò lui fissando il soffitto -qualsiasi sarà la tua decisione riguardo al castello, intendo –

Lei sospirò – lo so –

– E cosa ne pensi? –

Lei si morse il labbro – che mi piace – sorrise – e che ho deciso di affidare a te
l’incarico di gestire il castello – aggiunse inaspettatamente.
– Parli sul serio? E le mie idee folli e vaneggianti? – chiese.
Lei si strinse nelle spalle – ami questi luoghi e so che farai del tuo meglio, poi
mi fido di te –
– A Glasgow mi hanno offerto un ottimo incarico ed anche il compenso non
era male – disse sollevando un sopracciglio.
– Duncan Welsh! Stai facendo il prezioso? – disse sollevandosi con un gomito
per guardarlo meglio.
– Non sono i soldi che mi interessano, Chloe Williams – disse lui sibillino.
– E cosa, allora? –

– Io accetto l’incarico, se tu rimani qui con me – disse semplicemente.
Lei rimase in silenzio per qualche istante.
– Io californiana, bella, solare, ricca, con uno stuolo di uomini ad attendermi a
Los Angeles, intelligente e colta, dovrei rimanere qui, in questo posto
sperduto nel mondo, dove piove tutti i benedetti giorni, con te che mi fai
passeggiare in un carro pieno di porci? Cosa ci guadagnerei io? – chiese con
un sorriso.
– Me – rispose lui semplicemente – so che può sembrare pretenzioso ma sono
brillantemente intelligente, un po’ rude certo, ma servo nei momenti di
pericolo, e poi – aggiunse avvicinando il viso a pochi centimetri dal suo – so
sculacciare benissimo – sussurrò strizzando l’occhio maliziosamente.
– Direi che il terzo motivo è il più convincente – esclamò lei scoppiando a
ridere, mentre lo attirava a sé.

*****

La stazione aveva il solito aspetto lugubre e desolante.
Si guardò intorno: era esattamente come ricordava.
Strano come, invece, a distanza di solo qualche mese, lei fosse cambiata
completamente.
Si avviò, con le sue comode sneakers, ultimo gioiello della moda italiana,
verso la sala d’attesa.
Un piccolo, desolante, albero di Natale, era stato addobbato per la gioia dei
pochi sventurati che capitavano da quelle parti, in un angolo vicino all’entrata
principale.
Dietro lo sportello, sporco e malandato intravvide l’impiegato anziano. Si
avvicinò.
– Buongiorno buon uomo! – sorrise.
– Buongiorno a lei, signora! – esclamò lui occhieggiandola curioso, dietro le
spesse lenti.
– Volevo dirle che questa volta non mi serve un mezzo per raggiungere il
castello di Dunattle, ma che verrà il mio fidanzato a prendermi –
– Sono contento per lei – assentì lui, con aria accondiscendente.
“Evidentemente l’aveva presa per una povera matta” pensò lei.
Le scappò un risolino.
– Ora devo lasciarla, lui sarà qui a momenti – esclamò allegramente,
stringendosi nel caldo montone ecologico, che aveva acquistato a Los Angeles.
– Ma certo, signora – rispose lui gentilmente.
Poi, mentre lei si avviava verso l’uscita, lo sentì dire – ah proposito! L’ha poi
riparato il tacco a quella scarpa elegante? – chiese strizzandole l’occhio.
Chloe rimase interdetta. “dunque il nonnetto non era poi così rimbambito!
l’aveva riconosciuta a distanza di mesi!” riflettè.
– No, l’ho gettata via! – esclamò sorridendo, stringendosi nelle spalle, ed
uscendo.
Fuori, il vento era tagliente.
Guardò il cielo e pensò che presto avrebbe nevicato.
Ritornò con la mente alla sua città, che aveva appena lasciato.
– Giuro che non credevo potesse mai capitarti – aveva esclamato il padre,
meditabondo.
– Cosa? – aveva chiesto lei.
– Di innamorarti di un uomo a tal punto da lasciare tutto, per stare con lui –
– Abbiamo fatto un compromesso – spiegò lei con un sorriso – metà dell’anno
al caldo e metà al freddo –

– E con il castello come farete? – aveva chiesto il padre.
– Se ne occuperà lui, io aprirò una agenzia di moda a Glasgow, staremo fuori
tutto il giorno, ma ci siamo organizzati in modo da tornare, tutte le sere, a
casa nostra –

Suo padre aveva assentito, lei gli aveva raccontato del mirabolante salvataggio
ad opera di Duncan, e lui, agli occhi paterni era diventato, ormai l’angelo di
casa.
– Ti vedo felice – aveva detto con affetto.
– Lo sono, papà – aveva risposto con un sorriso.
– Và da lui, ora, ma portacelo presto, vederlo su skype non è la stessa cosa, e
sai che vorremmo abbracciarlo tutti –
“Ed ora era lì!” pensò felice “dopo due settimane di lontananza, due settimane
di lunghe telefonate, video chiamate, sms, e quant’altro, finalmente l’avrebbe
rivisto!” sospirò creando delle nuvole di fumo nell’aria freddissima.
Si avviò verso l’uscita della stazione, dove di solito parcheggiavano i pochi taxi
della zona.
Camminò avanti ed indietro per qualche istante, prima di scorgere una
piccola luce.
Poi, udì da lontano il nitrito di alcuni cavalli, ed il rumore di un carro.
– Chi è là? – la voce bassa e con marcato accento scozzese, il carro si fermò con
uno stridio.
Lei si voltò e si trovò di fronte, illuminato da una piccola luce appesa al carro,
due occhi grigi, che la scrutavano dall’alto.
– Buon uomo, prosegua pure il suo cammino – disse con un sorriso.
– Sono venuto a prendere la mia donna! – esclamò lui dall’alto, con un sorriso
sbarazzino.
– Duncan Welsh, sei un uomo impossibile! – esclamò lei incredula,
avvicinandosi al carro.
Lui saltò agilmente sul terreno – tranquilla, i maiali hanno appena mangiato
– disse scoccandole un bacio sulla bocca – non mordono! – aggiunse con un
sorriso.
– Dannato bifolco! – borbottò lei, scuotendo la testa.

 

-FINE-

 

ARRIVEDERCI A DOMANI 

 

Questo racconto inedito pubblicato è un’opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia per la rassegna racconti inediti “Waiting for…Christmas in Love- Aspettando il Natale”

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Alice Steward. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

7 commenti

  1. Romina

    Davvero una storia molto dolce e bella con un finale davvero romantico! Due persone così diverse che alla fine però hanno trovato l’amore ed insieme iniziano un percirdo di vita! Bella davvero, complimenti!

  2. Rosy ♥

    Bellissimo 🙂
    Non posso aggiungere altro perché non ce n’è davvero bisogno 😉
    Il racconto parla per se <3

  3. Renèe

    MERAVIGLIOSO !!!! Bello davvero, dalla prima parola all’ultima, dai personaggi simpatici e frizzanti al finale romantico… Mi è piaciuto davvero tanto!!!! Grazie mille per questo dono 🙂
    Un Bacione a auguri di Buone Feste!!!!!!!!!

  4. Luana

    Bello,bellissimo!
    Grazie tante x questa perla di racconto!!

  5. rosig

    Anche se letto in ritardo e BELLISSIMO!! Dolce e divertente complimenti e Buon Natale <3