Rassegna racconti inediti – Waiting for…Christmas in Love – Aspettando il Natale presenta “Il Primo Natale Insieme” di Lisa

Un nuovo appuntamento con la nostra rassegna di racconti che, giorno dopo giorno, ci sta accompagnando per mano al Natale.

Quest’oggi, nostra ospite è Lisa, altra new entry che rapidamente ha conquistato tutte voi con il suo bel dottorino, storia che, normalmente, ci tiene compagnia nella giornata del mercoledì, non dimenticatevene.

Il Primo Natale Insieme” è il suo nuovo regalo per voi, la sua nuova storia tutta dedicata a quel piccolo miracolo che si chiama amore.

Buona Lettura

il primo Natale insieme-Lisa

-IL PRIMO NATALE INSIEME-

 di Lisa

Alla fine Anika mi ha convinto. Non ho nessuna voglia di andare alla festa, ma la mia cara amica è stata assolutamente irremovibile. In questo momento sto cercando di mantenere un equilibrio precario sui tacchi assurdamente alti che mi ha costretto a mettere. Non mi vesto mai in questo modo, mi piacciono i pantaloni e le magliette comode. Il vestito che indosso mi fa sembrare una di quelle cheerleader che girano per il campus. Certo, almeno io l’ho messo per andare a una festa. Spero solo di non incontrare Jake, altrimenti… non so come andrà a finire.

<<Dai lumacona, muoviti!>> mi grida Anika dall’altra parte della strada.

<<Lasciami in pace. Non riesco a camminare, mi fanno male i piedi e comincio ad avere freddo. Come hai fatto a convincermi a mettermi sta roba addosso??>>

<<Che noiosa… quando sarai dentro non avrai più freddo, vedrai.>>

Mi prende sotto braccio e ci incamminiamo verso il locale dove di sicuro mi aspetta una serata orrenda. Sbuffo, ma Anika fa finta di non sentirmi e prosegue dritta verso l’obiettivo.

Le strade sono già completamente decorate di luci di Natale. L’aria è decisamente fredda, troppo per il minuscolo vestitino che indosso. Per fortuna il cappotto mi copre fin sotto le ginocchia. Tra una settimana ci saranno gli esami di fine semestre e poi finalmente a casa. Non vedo l’ora di trascorrere le vacanza di Natale con la mia famiglia. è un momento magico che non manca mai di emozionarmi.

 

<<Ma ti muovi??>> sono rimasta indietro ancora <<Rilassati Maya, stiamo andando a una festa. Ci saranno ragazzi carini, birra e musica. è un’occasione per incontrare gente nuova, fare nuove amicizie e chissà… se siamo fortunate magari troviamo due bei fusti che ci riaccompagnano a casa stasera.>>

<<Uff… io non mi faccio riaccompagnare a casa da nessun maschio ubriaco.>>

<<Tu pensi troppo poco ai ragazzi! Ad esempio, il tuo affascinante fratello… c’è stasera? Ce l’ha una fidanzata?>>

<<Anika!! Lascia perdere, mio fratello è un idiota, possessivo e geloso. Trovati un altro ragazzo per favore. Non lo sopporteresti>>

<<Bah, io invece credo di sapere come fare a sopportarlo…>>

<<Oh mio dio, Anika, adesso vomito.>>

La mia amica ride vedendo la mia faccia disgustata. Mio fratello non fa altro che darmi il tormento, tenermi sotto controllo e allontanare chiunque cerchi di avvicinarsi a me. Al contrario di me, però, Anika sembra trovare in lui qualcosa di speciale. Non fa altro che parlare di lui e quando viene a trovarmi, lei si fa sempre trovare in casa. Gli sorride, annuisce e ride per ogni scemata che lui dice. Che schifo!

 

Siamo entrate. Il locale è pieno di gente, la musica è piuttosto alta, troppo per i miei gusti e ci sono le luci soffuse. Anche nel locale ci sono varie decorazioni di Natale e qualcuno si è pure messo le corna da renna in testa. Complimenti! Ci mettiamo in un angolo e ci guardiamo un po’ attorno prima di andare a prendere qualcosa da bere. Ho fatto solo pochi passi verso il bar quando sento una mano che mi afferma e mi trascina verso il muro.

<<Ehi!! Lasciami subito!>> mi giro e mi trovo gli occhi severi di Jake puntati addosso. <<Jake, che cavolo, mi hai spaventata! Che vuoi?>>

<<Come diavolo sei vestita? E cosa ci fai qui?>> ecco Jake: mio fratello.

<<Anika mi ha prestato il vestito. E sono a una festa, domani non c’è lezione, lo sai no? Frequenti anche tu.>>

<<Non puoi stare qui conciata così e non ti azzardare a bere qualcosa che non venga da una bottiglia ben chiusa.>>

Mentre parliamo, anzi, mentre lui parla, Anika fa capolino e lo saluta con un sorriso a 32 denti.

<<Ciao Jake, ci sei anche tu. Che bello!>>

<<Oh, ciao Anika.>> la sua voce si addolcisce di colpo e molla la presa su di me <<Si, sono venuto con Mich a fare un giro. Come stai?>> oh oh, mio fratello è appena arrossito. E vuoi vedere che gli piace la mia amica? Hai capito il fratellino! Mentre loro due sono impegnati a flirtare, io mi guardo in giro felice di non avere più lo sguardo di Jake puntato addosso. Mi è quasi venuta voglia di ballare, giusto per farlo arrabbiare ancora di più. Mi giro e cerco di allontanarmi senza farmi vedere quando sento una mano che mi afferra ancora il braccio. Sto per mandare al diavolo chiunque mi stia trattenendo, ma quando vedo Michael mi blocco con la bocca aperta.

<<Ehi, Maya, dove vai?>>

<<Ehi Michael, cercavo di scappare.>> ridacchia mentre mi trascina verso di sé.

<<Da Jake immagino.>> mi avvolge la schiena con un braccio e mi trascina con sé verso il bar <<vieni dai ti salvo io.>> Lo guardo e decido in un secondo che mi posso fidare. Mi porta vicino al bancone e ordina una birra per tutti e due, rigorosamente in bottiglia.

Michael è uno dei più cari amici di mio fratello Jake. è un ragazzo davvero in gamba e molto carino.

<<Una bottiglia eh?>>

<<Una bottiglia, certo. Non hai idea delle porcate che i ragazzi infilano nei bicchieri di birra delle ragazze. Non mi dire che tuo fratello non ti ha messa in guardia, piccola Maya.>>

<<Non mi chiamare piccola Maya, non sono più una bambina.>> il mio tono è piuttosto severo, sono stufa di maschi che vogliono imporsi.

<<Scusa, non volevo.>> vedo che è sinceramente dispiaciuto e mi rilasso un po’ <<non penso che tu sia una bambina… non più almeno.>> mi fissa il seno per un secondo e poi distoglie lo sguardo.  Michael e Jake si conoscono dai tempi delle scuole elementari, sono amici da sempre. Vivono insieme in un piccolo appartamento poco lontano dal campus. Quando mi sono iscritta alla loro stessa università ho conosciuto Anika e siamo andate a vivere insieme in un appartamento nostro.

 

<<Allora, Michael, non vedo la tua deliziosa cheerleader preferita stasera. Che succede? Ha perso il mascara?>> Allison è la ragazza di Michael. E io non la sopporto, se non si fosse capito. E’ una di quelle ragazze vuote e insignificanti che vanno a lezione vestite come se dovessero andare a una sfilata. Lo vedo rabbuiarsi e capisco che qualcosa non va <<Non c’è stasera. O forse c’è, non lo so. Non è con me comunque… ci siamo lasciati.>>

<<Oh, Michael, scusa… io non lo sapevo, mi dispiace.>>

Michael mi fa un sorrisetto ironico <<Non credo che ti dispiaccia. Lo so che non ti piace.>>

<<Mich… intendevo dire che mi dispiace se vi siete lasciati. Non mi sembri contento.>>

<<Non lo sono. Ma lei ha fatto delle scelte e… beh, non ha scelto me.>> alza le spalle e beve un sorso di birra.

<<Senti, che dici se ti chiedo di ballare? Magari se Jake mi vede ballare con te evita di farmi l’ennesima scenata.>> azzardo. La birra scioglie i miei freni inibitori.

<<Oppure mi uccide davanti a tutti.>> ride, appoggia la birra e mi prende la mano <<andiamo dai, vediamo che sai fare.>>.

E’ proprio bello questo ragazzo, quando sorride i suoi occhi si illuminano. Per non parlare del sedere poi… in questo momento ne ho una visuale perfetta. Mentre mi trascina sulla pista da ballo tenendomi per mano, posso dare una sbirciatina al suo lato B. Sarà che è un giocatore di rugby, come mio fratello del resto, ma ha dei muscoli favolosi.

 

Si gira un istante dopo che ho distolto lo sguardo. Per fortuna non mi ha beccato! Mi sorride, mi abbraccia e iniziamo a ballare. Non sono mai stata così vicina a Michael prima d’ora. In realtà, non mi ha mai degnato di uno sguardo “vero” prima d’ora. Mi ha sempre considerato la piccola sorellina del suo migliore amico. Adesso sembra tutto diverso. Più balliamo, più io mi sciolgo e mi rilasso. Sorrido, mi sento bene, sono tranquilla e mi diverto. Non mi capita spesso di sentirmi così a una festa, in mezzo alla gente, con la musica a palla, vicina a un ragazzo. Anche Michael sorride, mi sfiora continuamente facendomi venire i brividi lungo la schiena. A un certo punto, mi fa girare e mi abbraccia da dietro. Appoggia il mento sulla mia spalla, mi cinge con le braccia e intreccia le sue mani sulle mie. Mi sento completamente avvolta dal suo abbraccio, al caldo e al sicuro. Non dura molto però perché dopo poco mi sento trascinare di nuovo. Michael si sposta da me. Io riesco a girarmi un po’ con la testa e vedo Jake che mi trascina via dalla pista con l’aria truce. Mi porta lontano dalla musica, dove non dobbiamo urlare per sentirci.

 

Io urlo lo stesso però, adesso ne ho abbastanza.

<<Adesso basta, Jake. Hai veramente passato il limite. Lasciami andare!>> gli tiro un calcio sullo stinco, lui si piega in avanti e fa una smorfia di dolore. Io approfitto per andare via. Adesso basta, non voglio trasformare la festa in uno spettacolino in cui mio fratello mi rende ridicola davanti a tutti.

<<Dove vai, non ho finito con te.>> gli sento dire. Non mi fermo, continuo a camminare velocemente verso l’uscita. Prendo il cappotto di corsa e cerco di guadagnare l’uscita. C’è molta gente nella stanza. Jake non riesce a raggiungermi e finalmente mi trovo in strada, all’aria fresca.

 

Mi allontano, non ho più voglia di tornare dentro. Avviserò Anika con un messaggio. Tanto, se ci ho visto giusto, avrà da fare con mio fratello. Cammino verso casa, ma non riesco a procedere velocemente per via dei tacchi. A un tratto sento dei passi e di nuovo una mano che mi afferra il braccio. Mi giro, intenzionata a fare una scenata in piena regola a quello stronzo di mio fratello. Tiro una sberla alla mano che mi sta trattenendo e inizio a gridare.

<<Lasciami stare. Non ti sopporto più. Lasciami…>> mi giro e trovo Michael con un sorrisetto ironico sul viso.

<<Sei tu.>>

<<Sono io. Ho convinto Jake a lasciarti andare. Ti devo accompagnare a casa però.>>

<<Non ce n’è bisogno. Vado da sola. E poi perché non se l’è presa anche con te?>>

Mi trattiene ancora e mi costringe a girarmi completamente verso di lui. Mi tira verso di sé fino a che non mi ritrovo con le mani appoggiate al suo petto.

<<Non aveva capito che stavi con me. Lasciami fare il cavaliere, dai.>> il suo tono di voce è basso e roco, molto sensuale <<Ti prego, Maya. Lascia che ti accompagni a casa.>> mi guarda aspettando un mio cenno di assenso.

Siamo vicini, troppo vicini. Lo guardo dal basso, ho il fiato corto. Ha un buon profumo, delicato, maschile, pulito. èalto, un pezzo più di me, ha i capelli castani e gli occhi verdi. Dei bellissimi occhi verdi.

<<I tuoi capelli hanno un buon profumo.>> mi dice.

<<Sarà perché li ho lavati.>> ma che dico?

Michael sorride, mi da un bacio tenero sulla testa. Mi blocco e rimango impietrita mentre lui ricomincia a camminare trascinandomi un poco e tenendo la mia mano sul suo braccio. Ho la testa piena di pensieri, ma sono troppo impegnata a mantenere l’equilibrio e a guardare Michael di nascosto per capire qualcosa sul serio.

Sospiro. <<Va bene, ma cammina piano che ho i tacchi.>> sorride, rallenta e mi offre il braccio. Ci infilo la mano e iniziamo a passeggiare più lentamente verso il mio appartamento.

 

Arriviamo a casa troppo presto. Mi piace la sensazione della sua mano sulla mia. Mi piace il calore della sua pelle. Mi piace ascoltare il suono della sua voce. è un ragazzo gentile ed educato. Non pensa sempre e solo al sesso e dice delle cose che lo fanno sembrare intelligente. Insomma, al di sopra della media delle matricole che ho conosciuto fino ad ora. Peccato che sia il migliore amico di mio fratello e mi veda come una bambina.

 

Siamo davanti alla porta del mio appartamento. Vorrei invitarlo a entrare, ma non credo ne abbia voglia. E io non ho voglia di un rifiuto.

<<Beh, Michael…>>

<<Beh Maya…>>

<<Grazie per avermi accompagnata a casa. Mi hai sicuramente salvato da qualche malintenzionato.>> lo prendo in giro.

Lui sorride <<Prego. Sono contento di aver svolto bene il mio compito.>>

Ci guardiamo per un istante e poi faccio per girarmi verso casa, quando lui si avvicina a me e mi da un bacio sulla guancia. E’ un bacio dolce e delicato, ma mi lascia completamente senza parole. Sono a bocca aperta, lo guardo e non so che dire. Parla lui per fortuna.

<<Buona notte, piccola Maya.>> si gira e si allontana.

E’ oramai in fondo al vialetto, quando finalmente mi viene da dire <<Buonanotte>>, ma oramai è troppo tardi perché mi senta.

 

****

 

Ripenso continuamente alla serata appena trascorsa. Michael è stato così… gentile. E’ strano perché è sempre stato molto gentile con me. Degli amici di Jake, lui è quello che non si è mai preso gioco di me nemmeno quando si ritrovavano nella stanza di mio fratello dopo le partite di rugby. Però quel baccio… mi ha sconvolta.

E’ mattino presto, nonostante abbia tardato ieri sera, non ho dormito molto e non ho sonno. Strano per me.

Anika non è tornata a casa stanotte, almeno ha avuto la decenza di avvisare. Se scopro che si è fermata da Jake, uccido entrambi. Altro che fratello geloso!

Al diavolo, se non riesco a dormire tanto vale che vada a correre. Mi vesto, mi lego i capelli e in un attimo sono fuori. Prendo il mio spray al peperoncino e vado verso il parco. Non lo dimentico mai, da quando qualche tempo fa hanno violentato una ragazza che faceva jogging come me. Mi piace correre, sentire l’aria fresca sulla faccia. Mi serve per riordinare le idee. Non ascolto mai musica,  però, mi piace pensare e la musica mi distrae.

E’ autunno inoltrato, ma il cielo è limpido e terso e non c’è nessuno in giro. Sono le mattine che preferisco. Tra poco sarò a casa a godermi il tepore del camino e a farmi coccolare dai miei genitori. Il Natale per me è sempre stato un periodo magico. Sarà che sono la più piccola dei tre fratelli, sarà che mi sono sempre piaciute le luci, le decorazioni e l’atmosfera che si respira quando è festa. Adoro il vialetto dei miei ingombro di neve, mi piace persino spalarla.

Sono presa dai miei pensieri, quando a un tratto sento un rumore di passi dietro di me. Istintivamente porto la mano alla bomboletta di peperoncino. Sento i passi avvicinarsi e qualcuno che mi tocca sulla spalla.

<<Ehi.>>

Mi giro di scatto con la bomboletta in mano. Sono decisa a farlo secco. Il tizio mi vede e si para la faccia.

<<Ferma Maya, ferma ti prego.>>

Sento pronunciare il mio nome e mi blocco con la bomboletta puntata, ancora indecisa se spruzzare o no.

<<Michael.>> finalmente lo riconosco.

<<Scusa, scusa, non spruzzare. Ho una partita stasera, devo giocare.>> Metto via la bomboletta e gli sorrido.

<<Tranquillo cuor di leone, sei salvo.>> Lui raddrizza le spalle e mi sorride.

<<Scusa, non volevo spaventarti, ma quando ti ho vista avevo il fiato corto e non sono riuscito a dire niente a parte ehi.>>
<<Scusa tu, sono un po’ in allerta da qualche tempo. Non vorrei rinunciare a correre, mi piace. Quindi mi sono dotata di questa.>> gli faccio vedere la bomboletta. Ho trovato un top molto carino con una taschina in cui la bomboletta entra perfettamente. E’ nella posizione giusta, sul fianco come fosse una pistola pronta per essere sfoderata. Michael guarda il top e, potrei sbagliarmi, ma si sofferma un più in alto rispetto al punto che sto indicando.

<<Eh già, ti capisco. Dopo quello che è successo non dovresti correre da sola. Jake non te lo ha detto?>> adesso ha uno sguardo provocatorio. Sa che Jake mi da il tormento e mi prende in giro.

<<Jake può andare al diavolo. Non rinuncio a vivere la mia vita perché ho un fratello con la testa bacata.>>

Michael ride di gusto. <<Dai andiamo, non ci raffreddiamo troppo.>>  Ricominciamo a correre fianco a fianco. E’ piacevole averlo vicino. Di sicuro sta tenendo un’andatura più lenta del solito, ma non lo da a vedere.

<<Sei in forma, corri spesso?>> mi chiede ad un certo punto.

<<Tutte le mattine a dire il vero, ma mai così presto. Odio svegliarmi presto. In settimana esco verso le sette per non fare tardi a lezione. Nel fine settimana mai prima delle dieci.>> gli sorrido quando vedo la sua espressione disgustata.

<<Alle dieci?? E che fai tutta la notte? Aspetta, no, non lo voglio sapere.>> gli do uno schiaffo sul braccio. Rallentiamo l’andatura e iniziamo a camminare.

<<Veramente studio.>>

<<Studi? Di notte? Quindi, fammi capire, niente feste?>>

<<Niente feste, non mi piacciono molto. Ieri Anika mi ci ha trascinato con la scusa di conoscere gente. In realtà penso volesse vedere Jake.>>

Il sorriso di Michael mi fa capire che la mia amica e mio fratello si siano più che incontrati la notte scorsa.

<<Quindi studi… bene… Come sta andando il primo semestre? In genere è il più complicato per le matricole>>

<<Credo bene dopo tutto. Ho finito di studiare per gli esami e ho iniziato il ripasso>>
<<Hai già finito di preparare gli esami del semestre?? Che secchiona.>>

Mi prende in giro ma la cosa stranamente non mi da fastidio.

<<Ehm, veramente la settimana prossima darò gli esami del primo anno, non solo quelli del primo semestre.>>

<<Che cosa? Come quelli del primo anno? Quindi non sei una secchiona, sei un genio!>>

<<Adesso non esagerare, mi piace studiare.>>

Si ferma e mi guarda sconvolto. Ecco fatto, basta far capire a un ragazzo carino che non hai il cervello di una gallina per vederlo scappare a gambe levate.

<<Cosa stai studiando di preciso?>> ah, non scappa?

<<Chimica e… biologia.>>

Fa un fischio <<Chimica e biologia. Quella testa di cavolo di tuo fratello non lo ha mai detto.>>

<<Mio fratello si è rotto quella testa di cavolo in qualche mischia tanti anni fa.>>

Michael butta la testa indietro e scoppia a ridere. Una ciocca di capelli gli sfiora gli occhi, è proprio bello quando ride, non lo avevo mai notato veramente.

<<E tu che ne sai di mischie?>>

<<Abbastanza. Ho giocato per qualche anno alle superiori.>>

<<Hai giocato? Non lo sapevo.>>

<<Mich, fino all’altro ieri io per te avevo le treccine.>>

<<Decisamente non le hai più le trecce. Voglio dire, non sei più una bambina.>>

<<No, ho smesso con le trecce da un po’.>> gli sorrido.

Camminiamo ancora un po’ fianco a fianco. Non dice più nulla, sta pensando a qualcosa, si vede.

<<Senti, invece a con le attività extrascolastiche come sei messa?>>

<<Ah, ecco. Con quelle al momento sono un po’ indietro.>>

<<Indietro quanto?>>

<<Diciamo a zero?>>

Sorride e mi fissa. Bene, ora sono preoccupata. Cosa diavolo ha in mente?

<<Ho bisogno di un secondo e tu fai al caso mio.>>

<<Eh?>>

<<Alleno una squadra di bambini a rugby. Hanno 8 anni, sono 22 e mi fanno disperare. Ho bisogno di un secondo che mi aiuti. Ci alleniamo una volta la settimana, alle 6. Non credo sia un problema con le lezioni, no? Di solito a quell’ora sono finite.>> mi guarda e aspetta una mia reazione.

<<Vorresti che io ti facessi da secondo? Ma non ho la più pallida idea di come si allena.>>

<<Ti troverò qualche libro da studiare per le prossime notti.>> e poi borbottando <<secchiona.>>

<<Ehi! Ti sento sai?>>

<<Dai, sarà divertente. Lavorare con i bambini è molto bello e tu potrai mettere sul curriculum un’attività extra. Lo sai anche tu che è importante.>>

In effetti ha ragione. E’ importante avere un buon curriculum scolastico, ma qualche attività extra non fa mai male.

<<Senza contare che ci sarei io. Insomma è piacevole avere me come mentore.>> si batte il petto con una mano e si gonfia come un pavone. Scoppio a ridere.

<<E va bene, dai. Hai trovato il tuo secondo.>>

<<Perfetto. Ci vediamo martedì allora. Ti passo a prendere alle sei meno un quarto>>

<<Mi passi a prendere?>>

Mich ride. <<Il campo non è distante, ma a piedi ci vuole troppo. Ti passo a prendere e poi ti riporto a casa io.>>

<<Ah. Non hai detto che mi davi da studiare dei libri?>>

<<Tranquilla, andrai benissimo! Gli basterà vedere il tuo dolce sorriso per innamorarsi di te. Ora scappo. A martedì piccola Maya.>>

EH? Si gira e se ne va. Mi lascia lì con lo sguardo da pesce lesso a pensare a quello che ha appena detto. Mich mi farà impazzire, ora lo so.

 

*****

 

Per ora sta andando tutto bene. Non sono caduta, non sono inciampata, non mi sono ancora resa ridicola davanti a Mich, ai bambini e ai genitori. Mich è proprio bravo. Riesce a coinvolgerli tutti, ha un’energia incredibile, sorride sempre e non si arrabbia mai. Mi piace. All’inizio dell’allenamento mi ha spiegato cosa avrebbe fatto e cosa voleva che facessi io. Ci è bastato poco per capirci.

In macchina mi ha anche detto che quando ci prenderò la mano, mi lascerà lavorare su un gruppetto di bambini. Lì per lì ho pensato che non sarebbe stato il caso, ma ora che sono in mezzo a loro mi sembra di potercela fare. Sono tutti così gentili e carini, mi hanno abbracciato un sacco di volte! Il viaggio in macchina è stato divertente. Pensavo che sarebbe stato imbarazzante, invece sono stata bene. Abbiamo parlato dei suoi corsi, di mio fratello e Anika (è tornata a casa, la ragazza e ha raccontato un bel po’ di cose!!) e degli allenamenti ovviamente.

 

Mich sta fischiando la fine dell’allenamento. Finalmente andiamo a casa, ho una fame da paura. I bambini ci salutano e corrono dai genitori che li stanno aspettando. Inizio a raccogliere palloni e conetti, mentre Michael si avvicina a me.

<<Allora, com’è andata?>>

<<Bene! Spero di non aver fatto cavolate con i bambini perché io mi sono divertita un sacco.>>

<<Sei stata bravissima.>>

<<Grazie. Ma è merito loro. Sono così affettuosi, mi hanno abbracciato un sacco di volte>> Mich scoppia a ridere. <<Che hai da ridere scusa? Non ho detto niente di così divertente.>>

<<Scusa, scusa, ma adesso ti faccio vedere perché ti hanno abbracciata tante volte.>> Si avvicina e allunga una mano verso la mia schiena. Mentre lo fa avvicina il suo viso al mio e sento il suo profumo.

<<Che fai?>> gli chiedo. Stacca qualcosa dalla mia schiena e mi fa vedere una manciata di adesivi di mostriciattoli. Rimango a bocca aperta <<Ma tu guarda quei… piccoli… mostri! Mi hanno fatto credere che volevano abbracciarmi per attaccarmi questa roba sulla schiena!>>

<<Tranquilla, lo hanno fatto anche con me all’inizio. Ho scoperto che lo fanno con chi gli sta simpatico.>>

<<E tu figurati che mi facevano se pensavano il contrario.>>

<<Andiamo a mangiare dai, ti offro una pizza.>>

<<A mangiare?>> l’invito mi mette un po’ sulla difensiva.

<<Mangiare. Hai presente? Quando hai fame e devi trovare qualcosa, possibilmente di commestibile, da infilare nello stomaco? Ecco, ho fame. Voglio una pizza. Mi fai compagnia?>>

<<Ho fame anche io. Bene, una pizza e poi a casa.>>

<<Che devi fare? Devi studiare gli esami del secondo anno?>> gli rispondo dandogli una pacca sulla spalla.

 

Nel giro di qualche minuto siamo seduti al tavolino di una pizzeria al trancio. Sono nervosa, non è un appuntamento, ma siamo pur sempre insieme, in un locale.

<<Allora, che ne dici? Com’è andata? Mi vuoi anche per i prossimi allenamenti?>> gli chiedo per rompere il ghiaccio.

Sorride <<Certo che ti voglio! Mi sono divertito un sacco oggi e anche i bambini a quanto ho visto.>>

<<Ah ah, simpatico. Non mi farò più abbracciare da quei piccoli mostri, nemmeno se dovessero pregarmi.>>

Arriva la pizza e iniziamo finalmente a mangiare.

<<Ehi, tu non mangi come una ragazza.>>

Rimango con la fetta di pizza a mezz’aria <<Non sono sicura che questo sia un complimento. Come mangiano le ragazze di solito?>>

<<Ordinano, spiluccano e lasciano tre quarti della roba nel piatto.>>

<<Ho troppa fame per lasciare roba nel piatto. Dopo aver corso per due ore dietro a quei mostri devo nutrirmi.>>

Mi sorride <<Non ti vergogni mai.>>

<<Che vuoi dire?>>

<<Quello che ho detto. Non ti vergogni mai. Non ti vergogni di dire che darai gli esami del primo anno tutti insieme, che ti piace studiare e non ti piacciono le feste. Non ti vergogni quando mangi.>>

<<Nemmeno tu ti vergogni a quanto vedo.>> Mich ha finito una fetta di pizza in due morsi.

<<Come hai detto tu, devo nutrirmi. Sto crescendo.>>
Rimaniamo in silenzio per un po’ mentre ci gustiamo la nostra pizza. Ad un certo punto Michael mi guarda come se volesse dire qualcosa.

<<Che c’è? Sono sporca?>>

<<No, no. Volevo chiederti una cosa.>>

<<Dimmi>> si è fatto improvvisamente serio.

<<Che fai a Natale? Torni a casa?>>

<<Si, certo. Torniamo a casa appena finiti gli esami. Perché?>>

<<Jake mi ha chiesto di venire da voi per Natale. Mia madre andrà in crociera con un nuovo compagno. Mi ha chiesto di andare con loro, ma io non ne ho voglia.>>

Mich ha perso il papà quando era piccolo per una malattia. Da allora la madre si è trovata un uomo dietro l’altro, o almeno così si dice in giro.

<<Lo capisco, Mich. Jake ha fatto bene a dirti di venire da noi.>>

<<Davvero? Ti sta bene?>>

<<Certo. Perché non dovrebbe?>>

<<A volte ho la sensazione che Jake non ti chieda mai come la pensi. Non volevo invadere il tuo spazio, sai… a Natale, in famiglia.>>

Mi colpisce l’idea che sia preoccupato per me. <<E’ un pensiero carino, ma non ti preoccupare. Mi fa piacere se ci sei anche tu.>> si rilassa visibilmente e riprende a mangiare. Vorrei chiedergli di sua madre, ma non ho voglia di farlo intristire. Preferisco lasciar perdere. Lui però non sembra essere dello stesso avviso.

<<Sai… non è facile per me. Mia madre intendo. Da quando mio papà è morto, lei si è trovata un uomo dopo l’altro. Io non ho mai sopportato questa cosa. Non mi va di conoscerne un altro.>>

Sono colpita dalle sue parole, non gli ho mai sentito dire quello che prova nei confronti della sua famiglia.

<<Mi spiace. Immagino che non sia una situazione facile…>>

<<No, non lo è.>>

<<Senti, non fa niente davvero. Casa nostra è grande e il Natale non si può passare da soli. Mi fa piacere se ci sei anche tu. Non pensare di riposarti però.>> gli punto l’indice contro <<Avremo un sacco da fare. Di solito nevica e il vialetto va spalato. A me poi piace preparare i biscotti. Non mi aiuta mai nessuno, quindi quest’anno toccherà a te. Li decoro… >> lo guardo mentre parlo <<Che c’è? Non ridere! Li decoro, ne appendo una parte all’albero così si possono mangiare direttamente dal divano. Gli altri invece ce li mangiamo subito. Ai miei fratelli non piace cucinare, ma gli piace mangiare.>> faccio una smorfia.

Sorride e l’ombra sugli occhi che aveva fino a un attimo fa se ne va del tutto.

<<Non vedo l’ora allora. Non so niente di biscotti, dovrai insegnarmi.>>

<<Nessun problema, sono bravissima. E poi ci sarà da mettere le luci fuori nel vialetto e sul tetto. Ecco tu potresti salire sul tetto, Jake si fa sempre pregare per ore prima di farlo.>>

<<Ma i tuoi non addobbano casa per Natale?>>

<<Si lo fanno, ma le luci non sono mai abbastanza.>> gli strizzo l’occhio. Oh mio dio, che ho fatto: gli ho strizzato l’occhio!

Mich ride <<Sei incredibile.>>

Finiamo la pizza e in un attimo mi riporta a casa. Non vorrei che la serata finisse, ma è ora di salutarlo.

<<Non devi passare a prendermi anche la prossima volta. Mi posso organizzare per venire con il bus al campo.>>
<<Non se ne parla neanche. Non mi costa nulla passare da te. E poi mi piace parlare con te.>>

<<Anche a me piace.>>

Ci guardiamo per un attimo. Prima che riesca ad aprire la portiera, lo vedo balzare fuori dall’auto e raggiungerla. Mi fa scendere con un sorriso.

<<Grazie.>> sono confusa ed emozionata.

Si avvicina a me, mi guarda, io sono come bloccata e non so bene cosa fare. Dopo un attimo, si sposta leggermente di lato e mi lascia passare.

<<Ci vediamo allora.>>

<<Si, ci vediamo.>> mi incammino verso il mio appartamento cercando di vincere il desiderio di girarmi e guardarlo quando lo sento chiamarmi.

<<Maya, aspetta. Vorrei… io vorrei…>> con due passi mi raggiunge <<vorrei…>>

<<Vorresti?>>

<<Chiederti di uscire con me. Venerdì sera.>>

<<Uscire?>> devo avere un’espressione più che sorpresa!

<<Con me. Venerdì. Un appuntamento.>>

<<Ah.>>

Vede la mia espressione e fraintende <<Ah, non ti va. Ok, non ti preoccupare. Come non detto, ci vediamo, scusa.>>

<<No, fermo! Si che mi va. Mi hai solo presa alla sprovvista.>>

Si avvicina di nuovo e mi sorride.

<<Allora vengo a prenderti verso le sette?>>

<<Si, a venerdì. Buona notte Mich.>>

<<Buona notte piccola Maya.>>

 

*****

 

Ho le farfalle nello stomaco, penso che non riuscirò a mangiare nulla questa sera. Non so dove ha intenzione di portarmi, ha solo detto di vestirmi pesante. Quindi mi sono messa il solito: jeans aderenti, maglia nera, scarponcini e capelli sciolti.

Il campanello suona, sono le sette, Mich è puntualissimo. Cavolo, è venuto davvero a prendermi, non mi ha dato buca.

<<Ehi, ciao.>> gli dico mentre apro la porta.

<<Ciao. Sei bellissima.>> mi dice lui con un sorriso radioso.

<<Oh. Cioè, grazie.>>

<<Andiamo?>> mentre lo dice mi porge il braccio. Ci infilo la mano come quando la sera della festa mi ha riaccompagnato a casa.

<<Dove andiamo?>>

Mi sorride sornione <<Sorpresa!>>

 

Scendiamo le scale, lentamente per via del ghiaccio, ma appesa al suo braccio mi sento meno in pericolo. Una volta in macchina, Michael accende la radio. La musica in sottofondo è molto bella. Lo guardo mentre guida. Lui pure sbircia verso la mia parte ogni tanto. Quando lo fa, mi sorride. Non posso far altro che sorridere anche io, è contagioso!

<<Non mi vuoi proprio dire dove andiamo?>>

Fa una smorfia di finto disappunto <<Curiosa! Va bene, te lo dico. C’è un posto che mi piace un sacco qui vicino. Ci vado quando voglio stare tranquillo. E’ in cima a una collina, si vede il panorama della città e… insomma è un bel posto. Ho portato da mangiare. Spero non ti dispiaccia se mangiamo in macchina. Volevo fare un picnic, ma la temperatura si è abbassata troppo.>>

E’ vero, in effetti è venuto freddo.

<<Un picnic in macchina è un’idea molto carina.>>

In un attimo arriviamo in cima alla collina. Ha ragione il panorama è così bello da mozzare il fiato. Scendiamo dalla macchina per guardare meglio il fondo valle. Ci sono milioni di luci accese e le macchine sembrano formichine che si muovono al buio. L’aria è piuttosto fresca e in cima alla collina tira il vento. Mi viene da rabbrividire e mi stringo nel cappotto.

<<Ehi, hai freddo? Torniamo in macchina, dai. Non voglio che ti ammali, mi devi fare i biscotti a Natale.>> mi fa l’occhiolino, mi cinge con un braccio e mi accompagna alla macchina. Dentro è tiepido e piacevole.

<<E’ proprio bello qui su. Ci vieni spesso?>>

<<Ogni volta che ho bisogno di un attimo di pace. Da quassù le cose assumono la giusta prospettiva.>>

Faccio un cenno di assenso.

<<Ehi, ti vedo perplessa. C’è qualcosa che non va?>>

<<No… è che mi chiedevo…>> faccio una pausa, non so bene come dire quello che ho in mente.

<<Ti chiedevi? Di solito le parole non ti mancano.>>

<<Mi chiedevo perché siamo venuti qui.>>

<<Perché è un bel posto. Mi piace e mi fa stare bene.>>

<<Si, ma perché hai portato me? E’ questo che non capisco.>>

<<Perché anche tu mi piaci e mi fai stare bene. E’ così strano che io ti abbia chiesto di uscire?>>

Faccio una smorfia mentre sistemo la borsa per terra cercando di non farmi vedere.

<<Guarda che ti vedo! Perché è così difficile pensare che io voglia uscire con te?>>

<<Mich… va bene, se non ci arrivi te lo spiego io. Io non sono Allison o qualsiasi altra ragazza come lei. Non mi fraintendere, non mi interessa quello che fa, come va in giro vestita o cosa si dice di lei. Non è una questione di bene o male, è che io sono diversa. E non mi dispiace essere diversa. Mi piace studiare, non amo le feste piene di gente, non mi vesto ogni giorno come se dovessi andare a una sfilata. Passo i sabati sera in casa a guardare film o al pub con qualche amica. Non bevo, non fumo, non mi drogo. E non sto dicendo che Allison lo faccia.>> mi fermo un attimo perché ho il fiato corto. Ho parlato velocemente senza respirare tra una parola e l’altra. Prendo fiato e lo osservo. Ha un’espressione indecifrabile.

<<Non voglio offenderti Mich, ma fino all’altro ieri non mi guardavi neanche. Ero la sorellina sfigata del tuo migliore amico. E stasera mi trovo nella tua macchina, davanti a un meraviglioso panorama. E tu sei così bello e gentile. Hai preparato un picnic, mi hai aiutato a salire in macchina. Io… non so cosa pensare. Domani potresti renderti conto di aver fatto un’errore madornale e io sarei…>>

Non riesco a finire la frase perché Mich si avvicina e mi bacia sulle labbra. E’ un bacio leggero e delicato, ma riesce a zittirmi. Mi sfiora la guancia con la mano e mi accarezza leggermente. Sospiro e lo guardo in attesa che dica qualcosa. Ho finito le parole.

<<Scusa, è che dovevo farti smettere di dire stupidate.>> mormora. E’ vicinissimo a me, il suo naso sfiora il mio, mi guarda le labbra come se volesse baciarmi ancora. Io non vorrei altro. Mi riprendo un attimo però e riesco a formulare un pensiero coerente.

<<Hai sentito qualcosa di quello che ti ho detto?>>

<<Hai detto che sono bello e gentile.>> mi sorride e posa un altro bacio a lato della mia bocca. I miei pensieri si sono azzerati, non riesco a dire nulla.

Mich continua <<Sei proprio sicura che non ti abbia osservato bene? Frequenti tutti i giorni, usi una borsa a tracolla, dove tieni tutto. Di solito fai pausa con una mela o una banana. Ti piace stare seduta fuori all’aperto, tra una lezione e l’altra, a prendere il sole. Prendi il caffè macchiato con poco latte e tanto zucchero. Ti piace studiare robe complicate che a me fanno venire il mal di testa. Sei gentile. Divertente. Ironica. Hai carattere e tieni testa a quel matto di tuo fratello. Ti fai voler bene dai bambini… >> fa una pausa e poi aggiunge <<Che hai da dire ora?>>

A me viene in mente solo <<Vorrei solo un altro di quei baci. Per favore.>>

Il suo sorriso mi fa venire i brividi lungo la schiena. Mi guarda per un istante poi si avvicina ancora di più <<Posso fare di meglio.>>

Sento il suo respiro caldo sulle mie labbra. Ho la bocca vicinissima alla sua, piego un po’ la testa di lato e avvicino le labbra alle sue. Mi appoggio delicatamente, come se avessi paura di fargli male. Sto pensando che da un momento all’altro mi dirà che è tutto uno scherzo, ma invece di mettersi a ridere, lui mi prende il viso con le mani e inizia a baciarmi. Sul serio questa volta. Non il bacio delicato di prima, un bacio vero. Le nostre lingue si incontrano e si intrecciano. Mich bacia divinamente, mi lascio trasportare senza pensare più a nulla. Ci siamo solo noi due.

 

Si stacca un attimo dalle mie labbra, ma continua ad accarezzare il mio viso. Abbiamo entrambi il respiro corto. Ci guardiamo e ci sorridiamo.

<<Wow.>> dice lui.

<<Si.>>

<<Hai riacquistato la parola?>>

<<Mmm.>>

Sorride, si allontana da me e appoggia la testa allo schienale. Mi guarda con aria interrogativa. Anche io lo guardo e per una volta in vita mia ho esaurito le parole.

<<Non dici nulla.>>

<<Già.>>

<<Incredibile. Da che ti conosco, non hai mai perso occasione di dire la tua.>>

<<Già.>>

Michael sorride ancora <<Faccio questo effetto, allora?>>

<<A me si, di sicuro.>>

Scoppia a ridere e mi contagia in un attimo. Quando torniamo seri, mi guarda, mi accarezza con il pollice e mi dice <<Sei così bella.>>

Mi si alzano le sopracciglia per la sorpresa. Non riesco a farne a meno, mi viene in automatico.

<<Si, sei bella. Non lo sai, ma sei bella. E questo, se possibile, ti rende ancora più affascinante.>>

<<Non me lo ha mai detto nessuno.>> sussurro. Parlo troppo accidenti.

<<Mi dispiace Maya… anzi, no, non è vero, non mi dispiace. Sono contento perché così posso dirtelo io. Te lo dirò fino a sfinirti.>>

MI viene da ridere. Sono felice, accidenti sono felice. Gli accarezzo anche io una guancia e lo vedo sussultare.

<<Mi piace averti vicino.>> mi dice <<mi piace sentire la tua mano su di me.>>

Lo sto ancora accarezzando quando il mio stomaco borbotta sonoramente. Nel silenzio della macchina è impossibile non sentirlo. Mich ride di gusto e a me viene voglia di sotterrarmi.

<<Scusa. Oggi ho fatto un pranzo veloce e adesso ho una fame incredibile.>>

<<Mangiamo allora.>> mi dice lui allegro <<ho portato un po’ di roba.>>  Si gira verso il sedile posteriore e prende un grosso cestino da picnic. Quando lo apre esce ogni sorta di ben di dio. Roast beef, paté, baguette, formaggio francese… persino due bottiglie di birra scura e due fette di torna alle fragole.

<<Oh mio dio, Mich, quanta roba hai portato?>>

 

Mangiamo per un po’ in silenzio guardandoci di nascosto. Quando incrocia il mio sguardo mi sorride e mi squadra come se avesse fame… di me. Mi sento lusingata dal modo in cui mi tratta e da come mi guarda.

A un certo punto mi chiede <<Dimmi una cosa.>>

Lo guardo in attesa.

<<Diciamo che lunedì dopo gli esami mi verrà voglia di venirti a salutare. Diciamo che quando ti avrò trovata mi verrà voglia di abbracciarti. E poi mi verrà voglia di baciarti.>>

Oh mio dio.

<<Che farai tu? Come reagirai?>> continua a mangiare mentre aspetta la mia risposta.

Sono una persona riservata, non mi piace dare motivo alla gente di parlare di me <<Oh… non saprei.>>

<<Almeno abbiamo fatto un passo avanti. Non mi hai chiesto perché dovrei volerti baciare.>> mi sorride. E’ evidente che sta godendo un mondo a prendermi in giro.

Lo guardo e molto seriamente gli dico <<Penso che scapperei. A gambe levate.>> mantengo l’espressione seria per qualche istante e poi scoppio a ridere. Mi guarda storto e non riesco a fare a meno di pensare che è proprio bello con la luce fioca che gli illumina il volto.

<<Non sei l’unico con il senso dell’umorismo.>> lo prendo in giro.

<<D’accordo, ma tu non mi hai risposto.>> controbatte.

Sospiro <<Mich, non lo so. Sono in difficoltà. Non ho pianificato tutto questo e adesso non so come affrontarlo. Non sono brava in questo genere di cose.>>

<<Non puoi pianificare tutto.>>

<<E’ vero, ma…>> sospiro e resto in silenzio per un attimo.

<<Senti, facciamo così, procediamo per gradi. Domani ti porto al cinema e per domenica… beh, mi inventerò qualcosa. Non c’è bisogno di fare rivoluzioni. Non voglio sconvolgere la tua vita. Voglio farne parte.>>

Wow. Facendone parte la sconvolgi, penso, ma non glielo dico. Mi avvicino, piuttosto, lo bacio velocemente sulle labbra e lo accarezzo sul viso. Lui si immobilizza, mi lascia fare e poi mi osserva. Io distolgo lo sguardo un attimo, il tempo di sentire le sue dita che si appoggiano sul mio mento e che alzano il mio sguardo a incrociare il suo.

<<Ti prego, fallo ancora.>>

Mi avvicino, lentamente appoggio le labbra sulle sue e lo bacio. Cavolo, sto prendendo l’iniziativa. Dov’è finita la Maya imbranata?!

In un secondo il bacio diventa molto passionale. Mi avvicino a lui, mentre Mich mi abbraccia con una mano e mi tiene il viso con l’altra. La roba che abbiamo in mano cade, ma nessuno di noi ci fa caso. Cerco un appiglio per mantenere l’equilibrio, ma non lo trovo. Cado su di lui e lo spingo verso lo schienale del sedile. Le nostre bocche si staccano un attimo e mi ritrovo con il viso vicino al suo collo, tra le sue braccia che mi stringono. Accidenti!

Abbiamo entrambi il respiro corto e nessuno dei due ha voglia di muoversi. A un certo punto, però, mi viene in mente Jake.

<<Cavolo.>> dico, ancora appoggiata al suo collo. Col cavolo che mi muovo. Sa così di buono!

<<Che c’è?>>

<<Jake.>>

<<Ah.>>

Mi alzo un po’ e mi ritrovo seduta sulle sue gambe. Lo guardo e vorrei tanto poter dimenticare mio fratello e infilare la mia mano sotto la sua maglia…

<<Gli parlerò.>> dice <<ci conosciamo da una vita, non avrà niente da ridire. Spero…>>

<<Non ne sarei così sicura.>>

<<Maya, non ho voglia di rinunciare a stare con te. Tuo fratello se ne dovrà fare una ragione.>> il suo sguardo è deciso. So che farà il possibile per far ragionare quel testone di mio fratello. Spero solo che vada tutto bene.

 

Rimaniamo in macchina ancora per un po’, poi l’aria comincia a raffreddarsi sul serio e si fa tardi. Torniamo verso casa e mentre guida mi tiene la mano. Non distoglie mai lo sguardo dalla strada, ma ogni tanto guarda nella mia direzione e sorride. è così… bello. Sono veramente fritta.

Parcheggia sotto casa mia e mi accompagna fino davanti alla porta.

<<Ci vediamo domani piccola Maya. Sono stato bene stasera. Grazie.>>

<<Anche io sono stata bene stasera. Grazie per il picnic, per il panorama e per…>> non riesco a finire la frase perché mi sta baciando. Avvicina il suo corpo al mio, faccio un passo indietro e mi appoggio contro la porta ancora chiusa. Sento il suo calore nonostante l’aria fredda.

Si allontana da me e mi sorride <<A domani piccola.>> mormora.

<<A domani.>> riesco a dire io.

 

*****

 

Inizio il sabato con la solita corsa delle dieci. L’aria è piuttosto fresca. In realtà, non mi interessa quanto freddo faccia fuori. Sono sempre uscita a correre, anche nella neve. Mi piace, mi aiuta a pensare e a mettere le cose nella giusta prospettiva.

I corsi sono chiusi, lunedì ci saranno gli esami. Gli studenti sono tutti blindati in camera o in biblioteca a studiare. Niente feste, niente uscite, niente di niente. Nemmeno ora c’è in giro anima viva a correre. Io mi sento tranquilla. Non sono preoccupata per gli esami. Vado in panico se so di non aver fatto bene qualcosa, ma quando so di aver studiato non mi agito più.

Sono agitata per ieri sera, piuttosto. Scombussolata, ad essere onesta. Mich e io… chi l’avrebbe mai detto?! Mi sembra un’assurdità se ci penso. Eppure ieri sera mi ha baciata, mi ha abbracciata, accarezzata… oh mio dio, non arrivo a sera se vado avanti così. Che faccio? Come la gestisco? Cosa dirà Jake? Forse ha ragione Michael quando dice che non posso controllare tutto.

Corro e penso, penso e corro. Non mi rendo conto dell’andatura che sto tenendo fino a che non mi trovo davanti a casa con il fiatone. Accidenti erano settimane che non avevo materiale così impegnativo su cui riflettere!

 

In casa, mi godo il silenzio per un attimo. Anika è chiusa in biblioteca da giorni per preparare gli esami di fine semestre. Mi faccio una doccia e poi lo sguardo mi cade sul cellulare. Mich mi ha mandato un sms un’ora fa.

 

Ciao. Che fai? Corri? Mi manchi.

 

Gli rispondo.

 

Ciao. Ci. Cono appena rientrata. Esco ora dalla doccia. Tu che fai?

 

-Studio. La doccia… vorrei farla con te

 

Cosa? Mi prende un colpo a leggere il messaggio. E’ piuttosto esplicito il ragazzo!

 

-Ci vediamo oggi?– cambio discorso.

 

-Si

 

-Vieni da me

 

-Se me lo chiedi così, come posso dire di no?– sorrido.

 

-Mangiamo qualcosa e vediamo un film?

 

-Chi sceglie il film?

 

-Io ho dirty dancing– lo provoco.

 

 -Ok. Porto io qualcosa

 

Rido mentre leggo l’ultimo messaggio. Mi piace scherzare con Mich.

 

-Quando vieni?

 

-Dammi un paio di ore

 

-Ok

 

-Che fai nel frattempo

 

Non posso dirgli che passerò il tempo a depilarmi e a riordinare. Devo improvvisare…

 

-Guardo dirty dancing

-Secchiona 🙂 a proposito di drammi familiari, dopo parlo con Jake

 

Oh, fantastico. Speriamo bene.

 

-Ok. Speriamo. Non litigate. Ti aspetto

 

-Ok piccola, a dopo

 

Piccola. Ogni volta che l’ho sentito dire mi è parsa una di quelle parole stupide che si dicono le coppiette idiote. Mi chiedevo se le ragazze che si fanno chiamare piccola dal loro fidanzato si rendono davvero conto che è un termine offensivo. Piccola… ma piccola di che?? Adesso, invece, che la sento dire da Mich ha tutto un altro suono, mi rendo conto che non ci avevo capito proprio niente.

 

*****

 

Lo guardo come se fosse un alieno sceso da Marte. È dannatamente bello con la camicia fuori dai pantaloni. Elegante, ma non troppo.

<<Sei bellissima.>>

Come fa ogni volta?

<<Stavo pensando lo stesso di te.>>

Mi regala un sorriso luminoso. Sento le ginocchia che mi cedono.

<<Com’è andata con Jake?>>

Fa una smorfia, esce dal cono d’ombra del pianerottolo e si decide finalmente a entrare. Vedo immediatamente il livido sullo zigomo. Non aveva allenamento oggi… Jake. Lo uccido.

<<Mich! Che ti ha fatto quel demente?>>

<<La discussione è stata accesa.>>

<<Me ne sono accorta. Quando lo vedo lo uccido.>>

<<Ma no dai. Alla fine ci siamo accordati.>>

<<Che vuol dire? Mi sento una mucca al mercato.>>

Ride, ma si trattiene perché probabilmente lo zigomo gli fa male.

<<Gli ho detto che se esci con me può stare tranquillo perché non esci con ragazzi che lui non conosce.>>

<<Ah. Beh si, sensato. Si è fatto convincere con poco però.>>

<<Beh… ho dovuto promettere anche un’altra cosa.>>

<<Cosa?>>

<<Beh… che non ti avrei… toccata.>>

<<Scusa? Che vuol dire? Mi hai già toccata.>>

<<Sai…>> mi sembra di vedere un leggero rossore sulle sue guance. Capisco al volo cosa intende e faccio un’espressione sconvolta. Un po’ imbranata si, inibita no.

<<Cosa????>>

<<Sai, ha detto che sua sorella deve arrivare vergine al matrimonio.>>

Mi ci mancava questa. Scoppio a ridere come una matta. Vergine… Certo come no. Non riesco a trattenermi. Vedo però l’espressione di Mich che da preoccupata diventa sconvolta.

<<Mich, sono una persona riservata, ma ho avuto anche io qualche ragazzo in questi anni. Non sono da buttare infondo. Mi offende un po’ pensare che immaginassi il contrario.>>

<<No scusa… Io non volevo offenderti. Non penso tu sia da buttare, tutt’altro! Sei bellissima e molto sensuale e…>> fa un sospiro e poi riprende <<Pensavo solo che con un fratello come lui non fosse facile.>>

<<E infatti non lo è, ma ho trovato il modo in passato e lo troverò in futuro se serve. Se Jake pensa di avere il controllo si sbaglia.>>

Rimango in silenzio un attimo. Lui è in imbarazzo, e si vede.

<<Quindi, fammi capire, tu avresti promesso a mio fratello che non farai sesso con me…>>

<<Eh. Già.>>

<<E pensavi di mantenere la promessa?>>

<<Lì per lì non mi sono posto il problema. Dopo aver discusso per un po’ con lui volevo solo farla finita. Mi rendo conto però che gliel’ho data vinta. Sono un idiota… Avrei dovuto mandarlo al diavolo. Sto facendo la figura del fesso con te.>>

Sospiro <<Ma no, non stai facendo la figura del fesso. Siete amici da tanto tempo e capisco che non vuoi rovinare tutto. Però Mich, se vuoi vedermi, allora dovrai dimenticarti le sue menate. Lo so che non è facile, ma…>>

Non se lo fa dire due volte, colma la distanza che c’è tra noi e mi abbraccia.

<<Scusa, sono stato un idiota. Certo che è importante vederti.>> mormora nel mio orecchio <<Sto rovinando tutto.>>

Mi stringo a lui e respiro il suo profumo. è così caldo e accogliente.

<<Non hai rovinato niente.>>  mormoro a mia volta <<è bello stare qui.>>

<<Agganciati a me. Ti porto sul divano.>> mi alza una gamba all’altezza della vita e poi l’altra. Mi aggrappo a lui con le gambe e con le mani. Mi porta fino al divano, si gira e si siede con me ancorata saldamente addosso.

<<Ciao.>>

<<Ciao.>> mi sposta una ciocca di capelli dal viso e mi accarezza la guancia.

Gli do un bacio leggero sullo zigomo viola. <<Vuoi del ghiaccio? Dovresti metterlo o si gonfierà.>>

<<Dirò in giro che ho fatto a botte per te.>> mi sorride.

<<Te lo vado a prendere.>> Mi muovo, ma lui mi blocca con una mano e mi guarda.

<<Non andare. Mi piaci messa così. E poi ho tanta voglia di baciarti.>>

Gli sorrido sorniona <<E allora fallo.>>

Mi prende il viso con le mani, mi avvicina a lui e mentre lo fa mi guarda la bocca. Penso che sia la cosa più sensuale che mi sia mai capitata. Appoggia le labbra alle mie e in un attimo mi spinge la lingua dentro. Mi lecca, mi morde il labbro. Mi sento travolgere dall’emozione. Gli appoggio i palmi delle mani sul petto, vorrei sentire la sua pelle sotto le mie dita. Mi viene voglia di slacciargli i bottoni della camicia e di toccarlo. Sto andando velocissima, lo so, ma non posso farne a meno.

<<Che fai?>> mi chiede con il respiro affannoso

<<Vorrei toccarti. Posso?>>

Sorride di nuovo, mi prende la mano e se la appoggia all’altezza del cuore <<Fai pure.>>

Gli slaccio qualche bottone e infilo la mano dentro la camicia. Quando la appoggio sul petto, lui sospira e chiude gli occhi.

<<Sei caldo.>>

<<Mi fai venire i brividi. Mi manca il fiato.>>

Mi chino verso di lui e gli poso una piccola fila di baci sulla pelle che ho appena scoperto. Lo sento sussultare e poi rilassarsi. Mi lascia fare.

<<Mi fai impazzire.>> mi dice.

<<Fai lo stesso effetto a me.>> gli sbottono un’altro bottone della camicia e continuo con la mia scia di baci. Mi sento audace, diversa. C’è un ragazzo fantastico seduto sotto di me, lo sto baciando e a lui piace. Ho il controllo della situazione e questo piace a me. Lo sento gemere, poi mi prende il polso e con un movimento rapido mi fa sdraiare con la schiena sul divano.

<<Ho promesso che non ti avrei toccata. Così è difficile però.>>

<<Veramente ti stavo toccando io. E la cosa mi piaceva molto.>> allargo le gambe per fargli spazio e sento la sua erezione.

Mich si strofina contro di me e poi dice <<Anche a me. Sarà una tortura a Natale averti vicina e non poterti mettere costantemente le mani addosso. Morirò.>>

<<Non sarà necessario. Basterà bussare alla mia porta.>>

<<Temo che non sarà così facile.>> mi bacia sul collo mentre parla. Ora sono io che sento mille brividi lungo la schiena.

<<Mmm.>>

<<Ti piace?>> continua a baciarmi e a mordicchiarmi l’orecchio.

<<Molto.>>

<<Anche a me. Sai di buono.>>

<<La dependance.>>

<<Cosa?>>

<<C’è la dependance a casa dei miei. Non la usa più nessuno. Possiamo incontrarci lì.>>

<<Sa di proibito.>>

<<Già.>>

Si ferma un attimo e mormora <<Oh dio Maya, devo tirarmi su. Altrimenti tra poco tuo fratello aprirà quella porta e ci troverà così.>>

<<Perché deve venire qui? Dimmi che non sta venendo qui.>> piagnucolo. Cerco di trattenerlo, ma lui è più forte e si è già tirato su un pezzo. Mi prende e fa alzare anche me. Mi sposta i capelli dalla faccia e mi sistema la maglietta.

<<Viene insieme ad Anika. Sei bellissima. Mi fai impazzire.>> mi scocca un bacio sulla guancia.

<<Grazie.>> gli sorrido <<Uffa… Non ho voglia di loro due in mezzo ai piedi.>>

Mi sorride e poi si fa serio <<Non ho intenzione di permettere a tuo fratello di rovinare tutto. Gli parlerò. Tu mi piaci e lui deve mettersi l’anima in pace.>> Wow <<Viene qui perché gli ho appena detto che usciamo insieme. Solo per oggi. Poi basta. Promesso.>>

<<Va bene, mi hai convinta. Mi do una sistemata e poi mi aiuti a fare i biscotti?>>

<<Biscotti. Evviva!>>

 

Trascorriamo il pomeriggio tutto sommato tranquillamente. Jake e Anika arrivano mentre sto sfornando i biscotti. Chiacchieriamo e ridiamo tutti quanti insieme. Mi sembra passato un secolo da quando Jake e io abbiamo passato un momento di relax insieme come questo. Devo ringraziare Anika. Sono proprio due piccioncini, si guardano con gli occhi dolci, si sorridono, si sfiorano ogni cinque minuti… Sono da voltastomaco. Ma va bene, grazie ad Anika, Jake è tranquillo e rilassato. Vedi un po’ che al mio fratellone serviva di innamorarsi.

Mich rimane sempre al mio fianco. è discreto, non esagera mai. Ha notato anche lui il cambiamento in Jake, ma penso che non voglia sfidare troppo la sorte. Poco prima di andarsene, Jake e Anika si chiudono in camera con non so più quale scusa e ci restano per più di mezzora. Non faccio in tempo ad accorgermi che la porta della camera di Anika si è chiusa, che sento le braccia di Mich cingermi la vita. Mi gira e mi bacia. Strofina il naso sul mio.

<<Non ne potevo più.>>

<<Ne avevo voglia anche io.>> gli rispondo con il fiato corto.

<<Maya…>>

<<Dimmi.>>

<<Mi dispiace, ma domani devo studiare. Vorrei tanto stare con te, ma se non finisco il programma, lunedì sarà un disastro.>>

Gli sorrido, è così dolce in questo momento <<Non ti preoccupare. Studia. Ci vediamo lunedì dopo gli esami. Martedì partiamo, lo sai? Devi preparare la valigia.>>

<<Si, ne ho parlato con Jake. Non vedo l’ora.>> mi bacia ancora. Si stacca un attimo prima che la porta della camera di Anika si apra del tutto.

I ragazzi se ne vanno. Io resto per mezzora buona distesa sul mio letto a fissare il soffitto della camera.

 

*****

 

Arriviamo dai miei nel pomeriggio. Gli esami sono finiti e sono andati bene. Adesso mi aspettano due settimane di riposo, a casa mia, con Mich. Se me lo avessero detto un mese fa non ci avrei creduto.

Anche agli altri gli esami sono andati bene. Il viaggio è stato piacevole e rilassante. Mi sono messa dietro, così ho potuto allungare le gambe e viaggiare tutto il tempo distesa. Jake era alla guida, Mich seduto davanti a me. Ogni tanto vedevo spuntare la sua mano destra. Mi faceva ciao e cercava di accarezzarmi la gamba.

I miei genitori hanno le lacrime agli occhi quando ci vedono arrivare. Finalmente la famiglia si ricompone. Carol, mia sorella maggiore, arriverà tra qualche giorno.

Ovviamente noto subito che le decorazioni fuori casa non sono abbastanza. Domani ci sarà un bel po’ da fare! Ci sistemiamo in un attimo nelle nostre camere. Mich si è preso quella degli ospiti.

Scendo in cucina e trovo la mamma che sta preparando delle crostatine alla mela.

<<Ti aiuto?>>

<<Tesoro. Certo. Non sei stanca?>>

<<Ma no, mamma, ha guidato Jake. Io me ne sono rimasta a poltrire nel sedile dietro.>>

<<Allora, sei soddisfatta del semestre?>> mi chiede.

Le racconto per filo e per segno quello che ho fatto durante questo lungo semestre. Le dico tutto, sono abituata così. Lei ascolta come sempre in silenzio. Ogni tanto fa qualche domanda, ma più che altro si limita ad annuire. Mi piace il modo in cui mi ascolta, non mi sono mai sentita criticata da mia madre.

<<E Michael?>> mi chiede a un certo punto.

<<E Michael cosa?>> sono arrossita, lo sento.

<<Che succede con Mich? Tra te e Mich intendo.>> si pulisce le mani dalla farina e inforna le crostatine. Le sue sono le migliori del mondo.

<<Cosa vuoi dire scusa?>> faccio la finta tonta, ma lo sento già che sono finita in un angolo.

<<Maya, ho visto gli sguardi che vi siete scambiati prima. O avete qualche losco segreto da nascondere, tipo un cadavere>> scoppio a ridere <<oppure siete usciti insieme.>>

Sospiro. Beccata in dodici nano secondi. <<Come fai?>> le chiedo sinceramente ammirata.

Alza le spalle <<Lo so e basta. Ti conosco, mi basta osservarti. E per tua sfortuna conosco bene anche lui.>>

<<Cosa vuoi che ti dica. E’ successo e basta.>>

<<Cosa è successo? E quando?>>

<<Una sera a una festa, la settimana scorsa…>> non riesco a finire la frase che la vedo strabuzzare gli occhi e fare una faccia stupita.

<<Ebbene si, sono andata a una festa con Anika. A proposito, se vuoi la confessione di qualche altro figlio, ti consiglio di chiedere a Jake di Anika.>>

<<Lo farò. Ma tu non hai ancora confessato niente.>>

<<Uff. Ci siamo visti alla festa, poi a correre al parco la mattina dopo. Mi ha chiesto di fare il suo secondo. Allena una squadra di Under 8 a rugby. E’ molto bravo.>>

<<Oh, che bello. Hai accettato?>>

<<Si. Poi siamo usciti insieme.>>

<<E?>>

<<E mi ha baciata. Più volte.>> sono rossa come un peperone.

<<Bene. Sono contenta. Michael è un bravo ragazzo. Mi è sempre piaciuto.>>

<<Come, tutto qua?>>

<<Che volevi che ti dicessi? Hai 20 anni, stai seguendo due corsi di laurea insieme, hai dato gli esami del primo anno in un semestre. Sei carina, responsabile, educata e dolce. Ti meriti di trovare un ragazzo altrettanto carino, responsabile e dolce. Mi sembra che Mich sia quel tipo di ragazzo. Mi sbaglio?>>

<<No… non ti sbagli.>>

<<E allora perché questa faccia?>>

<<Non lo so, faccio fatica a crederci, ecco.>> oh, rospo sputato.

<<Perché scusa?>> il suo tono di voce è a dir poco sorpreso.

<<Perché io non sono una…>>

<<Non sono una… cosa? Maya, accidenti, piantala. Credi un po’ più in te stessa. Quali dimostrazioni ti devi dare ancora, più di quello che stai già facendo?>>

<<Non è quello… è che io con i ragazzi… uff com’è difficile con te!>>

<<Senti, sii tranquilla e serena. Se rimani te stessa, non avrai problemi di nessun tipo. Piacerai esattamente per come sei. Sarebbe inutile frequentare una persona che ti crede diversa da quella che sei.>>

<<Questo è vero>> ci penso su un attimo <<Ma lui è così bello e divertente… Mi piace un sacco e io ho paura, ecco.>>

<<Paura di cosa?>>

<<Che si renda conto che non sono quella che vuole. Paura di farmi male davvero.>> non ho parlato mai con mia madre come ora, ma non posso fermarmi ne ho davvero bisogno.

Lei sospira e mi guarda <<Se ti dovessi fare male davvero, mi dispiacerà. Io sarò qui se avrai bisogno di me. Non rinunciare a provare esperienze nuove per paura, però.>>

<<Wow, l’età ti rende saggia.>> l’abbraccio, lei mi tira una pacca sul sedere e mi fa ridere.

<<Vattene prima che ti prenda a mazzate.>>

 

Vado verso il soggiorno, voglio andare in garage a recuperare le luci di Natale da montare fuori casa domani. La sento che affacciarsi alle scale che portano al piano di sopra e gridare <<Jaaake. Vieni dalla mamma tesoro!>> . Ah ah ah, ora tocca a lui!!

 

In garage mi metto a rovistare tra gli scatoloni. Finalmente penso di aver trovato quello giusto, prendo la scala e cerco di raggiungerlo.

<<Aspetta, ti aiuto.>> sento la voce di Mich alle mie spalle.

<<No, ci arrivo…>> cerco in tutti i modi di raggiungerlo, ma non ce la faccio <<Ok, non ci arrivo.>> sbuffo.

<<Faccio io, dai.>> mi fa l’occhiolino, sale sulla scala e prende lo scatolone con una mano. Riecco il suo lato B, signori! Niente male davvero.

<<Ecco qui. Adesso che vuoi fare? Le montiamo?>>

<<Mi darai una mano?>>

<<Mi sembra di non avere scelta.>> è allegro quando lo dice.

<<Grazie.>> gli sorrido <<Domani però. Oramai sta venendo buio e non è il caso di arrampicarsi sul tetto.>>.

<<Ok.>> scende il silenzio tra noi. Lo guardo avvicinarsi e posare un bacio delicato sulla mia guancia.

<<Non voglio farti del male.>> mi dice.

<<Cosa intendi?>> fai che non sia quello che penso.

<<Mi dispiace, non avrei dovuto, ma ho sentito cosa hai detto a tua mamma. Stavo scendendo per prendere qualcosa da mangiare e vi ho sentite parlare. Avrei dovuto andare via, ma ero curioso. Non ho mai parlato così a mia madre.>>

<<Oh… Quanto hai sentito di preciso?>>

<<La parte finale. Non sono quella che vuole. Paura di farmi male.>> il suo sguardo è terribilmente serio, spero non si sia offeso o arrabbiato.

<<Oh… fantastico.>> mi siedo su un vecchio sgabello e lui su una scatola. Mi prende le mani nelle sue e mi guarda negli occhi. Non riesco a capire cosa pensa.

<<Sei arrabbiato?>>

<<No… no! Perché dovrei esserlo?>> sembra stupito più che altro.

<<Non lo so. Mi dispiace.>>

<<Perché sei dispiaciuta Maya? Non dovresti esserlo. Hai solo detto quello che pensi.>>

<<Mi dispiace che tu lo abbia sentito.>> distolgo lo sguardo.

<<A me no.>> sta sussurrando ora <<Mi fa piacere perché mi aiuta a capire alcune cose. Pensi che non sei quella che voglio? Ti dimostrerò il contrario.>> queste ultime parole mi colpiscono come una palla di cannone. Lo guardo e cerco di capire se mi sta dicendo la verità.

Il suo sguardo regge il mio senza difficoltà <<Spero di non farti del male, nemmeno per sbaglio, nemmeno senza volere. Ma non dubitare mai che sei quella che voglio.>> poi continua <<Spero che io sia quello che vuoi tu. E spero che tu non mi faccia male perché mi sento vulnerabile quando sono con te. Sono nelle tue mani.>>.

Non ho mai pensato a noi, a lui, in questi termini. Mi sentivo tanto piccola e indifesa…

Prendo fiato e coraggio per dire quello che sto per dire <<Quello che ho avuto in passato non si avvicina minimamente a quello che sento adesso per te. Per questo ho paura.>> sento il cuore battere come impazzito.

<<E’ lo stesso per me, piccola.>> in un istante è in ginocchio davanti a me, mi bacia e mi abbraccia. Sono nel posto giusto ora, mi sento terribilmente felice.

 

*****

 

Siamo in salotto sdraiati sul divano. Sto leggendo un libro mentre Mich guarda la tv. Sono appoggiata alle sue gambe e lui mi accarezza il braccio. Anche se non perde occasione di mantenere un minimo di contatto tra noi sento che è nervoso. Il suo telefono ha squillato un paio di volte stamattina. Non sono riuscita a capire chi fosse perché si è chiuso in camera e quando è uscito non ha proferito parola. Non ho chiesto nulla per non sembrare impicciona.

I miei sembrano tranquilli e divertiti nel vedermi sotto questa nuova luce. Jake ha smesso di essere assillante. Quasi un miracolo! Penso che il merito sia di papà perché stamattina a colazione, mentre Mich faceva il gentile con me, ho visto uno scambio di sguardi tra loro e poi Jake ha sbuffato. Di preciso non so che cosa sia successo, ma sono contenta che si stia facendo gli affari suoi.

Stamattina abbiamo montato tutte le luci. Adesso casa dei miei si vede da qualche chilometro di distanza. Mich è salito sul tetto con me e mi ha aiutata a non cadere di sotto. Abbiamo riso e scherzato tutta la mattina. Ci siamo inzuppati i vestiti e ci siamo fatti una cioccolata calda appena rientrati. è stato così bello e rilassante.

Ieri sera è arrivata anche Carol. Non vedevo l’ora di rivederla e raccontarle un po’ di cose. Carol è fantastica. Mi ha sempre aiutato e sostenuto. Appena arrivata, Jake ha detto qualcosa a proposito del fatto che io e Mich stavamo troppo vicini. Lei gli ha tirato uno schiaffone sul braccio e gli ha intimato di farsi gli affari suoi. Mio fratello ha abbassato le orecchie e se n’è andato in camera sua.

 

Suona un cellulare nell’ingresso. Mich posa un bacio sulla mia fronte e poi si alza.

<<Scusa, è il mio.>>

Lo sento parlare per un po’, ma presto poca attenzione. Immagino sia sua madre che lo cerca.

Quando torna ha un’espressione seria.

<<Che succede? Era tua mamma?>>

<<No.>> risponde secco e sale in camera sua.

Ecco, adesso sono curiosa e un po’ preoccupata.

 

*****

 

Sento la porta della mia camera aprirsi e la voce di Mich.

<<Maya?>>

<<Si?>>

<<Dove sei?>>

<<Qui.>> esco con la testa dal mio armadio a muro. Sono sommersa dai vestiti. Sto riordinando, lo faccio sempre quando sono nervosa.

<<Che fai?>>

<<Riordino. C’è un sacco di roba qui dentro che non metto più da secoli. Non ha senso lasciarla qui. Vorrei fare dei sacchi e dare quello che non metto a chi ne ha bisogno.>> gli dico mentre mi infilo nuovamente nell’armadio. Non ho molta voglia di sapere cosa sta succedendo. Si vede dalla sua faccia che c’è qualcosa che non va.

<<Maya… potresti uscire un attimo per favore?>> il tono è gentile, ma deciso. Sospiro e faccio come mi dice. Mi rimetto in piedi faticosamente, ho le gambe anchilosate per la posizione scomoda.

<<Maya…>>

<<Mich.>>

Si avvicina a me e si siede sul mio letto.

<<Mich, che hai? Non ne posso più di vederti così. Mi dici cosa succede?>>

Lo vedo sospirare e prendere tempo.

<<Prima al telefono, era Allison.>>

Appena pronuncia quel nome mi irrigidisco.

<<E?>>

<<Si trova a 3 ore di macchina da qui. Stava venendo qui. La sua macchina si è fermata e non parte più. E’ troppo lontana da casa sua per farsi venire a prendere. Ha bisogno di aiuto.>>

Comincio a capire. <<Quindi ha chiesto a te di andarla a prendere, giusto?>>

<<Si.>> alza lo sguardo su di me e mi scruta in cerca di qualche segnale premonitore.

<<Ci vai? Vai da lei?>>

<<Non posso farne a meno. Non vorrei andare, Maya, davvero, ma come faccio a lasciarla da sola con la macchina che non va?>>

Rimango in silenzio per un po’. Non so cosa dire. Vorrei che non andasse, ma so che non si tirerà indietro.

<<Dimmi cosa pensi ti prego.>>

Sospiro e mi siedo vicino a lui. <<Mich, lei è venuta fin qui per te. Ti rivuole. Io… non so cosa dire. Vorrei che non andassi, non siamo nemmeno sicuri che la macchina non funzioni. Ma se davvero non funziona, non si può lasciarla sola, giusto?>> lo guardo un attimo e poi proseguo <<E allora vai.>> Sento di essermi irrigidita, non ne posso fare a meno. Ci ha messi all’angolo, la stronza.

<<Mi dispiace. Non voglio andare da lei. Non vorrei. Ma non me la sento di lasciarla da sola. Se ha davvero bisogno la aiuteremo. Altrimenti torneremo a casa più in fretta possibile.>>

<<Aiuterete?>>

<<Io e Jake. Non vado da solo.>> questo mi tranquillizza un po’.

<<Ok.>> dico con un filo di voce.

Si alza, mi prende la mano e mi fa alzare. Mi attira a sé e mi abbraccia stretta. Mi godo il suo calore.

<<Ti prego, non avere dubbi.>> mi dice mentre mi tiene stretta <<Ci siamo io e te. Nessun altro.>>

Lo guardo e mi rendo conto che lo pensa davvero. Si vede da come mi guarda.

<<Non avere dubbi, piccola Maya.>> mi sorride.

<<Va bene, ma fammi sapere come va.>> non riesco a non sorridere anche io.

Si avvicina e mi bacia. Prima mi morde il labbro e poi mi infila la lingua in bocca. Mi assaggia e mi lecca. Mi scappa un gemito mentre si stacca da me… troppo presto, mi viene da pensare.

<<Ci vediamo stasera, piccola. Mi aspetti?>>

<<Ti aspetto.>> sussurro.

 

*****

 

<<Quando arriva il carro attrezzi?>>. Sono al telefono con Mich. La macchina di Allison non funziona davvero. Lui e Jake sono arrivati da pochi minuti e stanno cercando di capire cosa fare.

Mich sospira <<Allison li ha chiamati e hanno detto fra una mezzora… un’ora fa.>> sospira <<Ha iniziato a nevicare… non credo arriverà prima di domani mattina.>>

<<Oh.>>

<<Mi dispiace.>>

Sento un groppo in gola <<Per cosa?>>

<<Per essere corso da lei.>>

<<Aveva bisogno, non ti preoccupare.>> dico io. Spero non senta che la voce mi trema.

<<La aiutiamo a cercare un motel e torniamo a casa. Aspettami.>> mi dice e sospira <<Aspettami.>> ripete.

<<Ti aspetto. A dopo Mich.>>

<<A dopo Maya. Mi manchi. Vorrei essere con te.>>

Sorrido <<Mi piacerebbe che fossi qui. Ho finito con l’armadio e mi sono data ai biscotti.>>

<<Nooo… i biscotti!! Volevo aiutarti a farli. Tienimene un po’.>>

<<Non ti preoccupare. Dato che Jake è con te, non finiranno entro sera.>>

Lo sento sorridere <<Bene.>>

Rimaniamo in silenzio per un attimo ad ascoltare il nostro respiro.

<<A dopo piccola.>>

<<A dopo>>.

Metto giù e sento il groppo in gola tornare a farsi sentire.

 

<<Dovevamo andare anche noi! Te lo avevo detto, testona che non sei altro.>> Mi giro e trovo Carol che mi scruta con i pugni piantati sui fianchi. è un’ora che non fa altro che ripetere che dovevamo andare anche noi insieme a Mich e Jake.

<<Me lo hai già detto. E io ti ho già detto che non dovevamo andare e basta!>> alzo la voce nella speranza di farla smettere.

<<Maya, è si o no il tuo ragazzo?>>

<<Si… no… non lo so.>>

<<Uff, che noiosa che sei. Possibile che tu sia così insicura?! Certo che è il tuo ragazzo! Ti ha detto che andava solo per aiutarla, no? Non è cambiato niente.>>

<<Non hai mai visto Allison.>> ribatto.

<<E’ vero ed è per questo che dovevamo andare con loro. Oramai è tardi però, devi piantarla di commiserarti e pensare al peggio.>>

Faccio una smorfia e me ne torno in camera mia. I ragionamenti di mia sorella mi hanno fatto venire il mal di testa.

 

*****

 

Sento un rumore, ma non ci faccio caso. Sono nel mio letto, al caldo. Mi sento intorpidita dal sonno, non so che ore sono, ma so che è notte fonda. Sento ancora un rumore e ancora non ci faccio caso. Poi il mio letto si abbassa di qualche centimetro. Comincio a credere che il sogno in cui sono immersa sia troppo realistico. Faccio per girarmi con gli occhi ancora chiusi e sento una mano che si appoggia alla mia bocca. In un attimo ho gli occhi aperti e sono terrorizzata, poi sento una voce familiare.

<<Sssst, Maya, sono io.>> sussurra Mich mentre si stende vicino a me, nel mio letto. Toglie la mano quando capisce che l’ho sentito.

<<Ciao. Mi hai spaventata.>>

<<Scusa, non volevo farti gridare nel cuore della notte.>>

Mi abbraccia e mi fa accoccolare la testa sul suo petto.

<<Che ore sono?>>

<<Le due. Siamo riusciti a convincere Allison a prendere una camera in un motel. L’abbiamo accompagnata e verso le 11 siamo ripartiti.>>

<<Mmmm.>>

<<Sei morbida… e calda. Non vedevo l’ora di infilarmi nel letto di fianco a te. Non facevo altro che pensarci.>>

Sorrido <<Quanto ci hai pensato?>>

<<Tutto il viaggio di ritorno.>> sento sorridere anche lui.

<<Stai qui stanotte?>>

<<Non me ne andrei nemmeno se Jake entrasse in questo momento.>> mi sussurra nell’orecchio.

Mi viene un brivido lungo la schiena. Sorrido ancora e lo stringo più forte a me.

<<Dormi piccola. Domani è la vigilia!>>

<<Mmmm.>> sento che sto scivolando ancora nel sonno, ma cerco di rimanere agganciata a lui sperando che sia vero, che non sia un sogno.

 

*****

 

Mi sembra di aver dormito un secolo. Ho voglia di farmi una doccia lunga un secolo. Apro piano gli occhi e vedo un braccio decisamente troppo grande per essere il mio. Mich! Allora è vero, non ho sognato. Mi giro piano piano sperando di non svegliarlo. è sdraiato a pancia in su, il suo braccio messo di traverso su di me, indossa solo una maglietta. Lo guardo per un attimo e mi viene da pensare che sono schifosamente fortunata ad avere sto esemplare di maschio nel mio letto. Mezzo nudo.

La vigilia di Natale.

Cerco di scendere dal letto senza farmi sentire. Mi muovo piano, ma a un certo punto sento una mano che mi afferra la maglia.

<<Che fai? Scappi?>> la sua voce è roca. è ancora mezzo addormentato, ma riesce a trascinarmi verso di sé.

<<Volevo farmi una doccia.>>

<<Vengo anche io.>> battagliero stamattina, mi piace!

Si gira verso di me con gli occhi ancora chiusi. Si mette sopra di me, mi tiene il viso tra le mani e mi bacia. Mi sistemo tra le sue gambe e infilo le mani sotto la sua maglietta per toccargli la schiena nuda. Lo sento gemere. Si stacca un attimo da me e mi guarda ansimando.

<<Mi fai impazzire.>>

<<Anche tu non sei male.>>

Mi sorride sornione. <<Non dovevi fare la doccia?>>

<<Ho cambiato idea.>> alzo le gambe e le aggancio attorno ai suoi fianchi.

<<Maya. Metti a dura prova il mio autocontrollo.>>

Mi fa il solletico, si sposta velocemente e va verso il bagno.

<<Ehi!! Dove vai?>>

<<A farmi una doccia!>> mi guarda di traverso e mi sorride.

<<Come una doccia? Dovevo farla io!>>

<<Vieni con me!>> entra in bagno e lascia la porta semi aperta.

Cavolo! Vorrei avere il coraggio di entrare, ma non me la sento. Siamo pur sempre in casa dei miei! Cavolo! Cavolo! Cavolo!

Mi giro e rigiro nel letto, fino a che lui non esce dal bagno con un asciugamano avvolto attorno alla vita. Oh mio dio. Che visione celestiale.

<<Non sei venuta.>>

<<Mich, siamo a casa dei miei… che potevo fare?!>>

<<Avremmo fatto piano.>> mi strizza l’occhio <<Ci vediamo più tardi tesoro. Oggi ho da fare.>>

Io rimango lì a guardarlo con la bocca spalancata, mentre esce dalla mia camera, si guarda attorno con fare circospetto e poi porta il suo favoloso lato B lontano dalla mia vista.

E’ tornato alle 2 e ha da fare? Cos’ha da fare?? Mmm, che nervi! Mi è venuta voglia di biscotti e di andare a correre.

 

*****

 

Non l’ho visto per tutto il giorno. Sono andata a correre, ho cucinato una torta, sono uscita a fare acquisti con un’amica e poi mi sono vista con la mamma per comprare i regali per Jake, Carol e papà. Quando sono rientrata ero così intirizzita dal freddo che non sentivo più i piedi.

Lui e Jake non si vedono da stamattina. Sono spariti. Non ho idea di dove siano stati, non ha risposto al telefono neanche una volta. Che schifo di vigilia…

Si sono presentati a cena tutti sporchi e impolverati. Mich ha abilmente evitato le mie domande aiutato anche da mio padre che stasera aveva voglia di tenere banco con le sue discussioni sul lavoro. Mi hanno fatto venire i nervi a fior di pelle. Ho anche litigato con Jake per una stupidata.

Mi sono chiusa in camera subito dopo cena, non avevo voglia di rivedere la faccia di Mich sorridente e distesa mentre io sono così incavolata.

Sento bussare alla mia porta. Alzo gli occhi al cielo perché non ho proprio voglia di parlare con nessuno.

<<Chi è?>> rispondo non troppo convinta.

La porta si apre un po’ e spunta la faccia di Mich. <<Ciao.>>

<<Ciao.>> gli giro le spalle e faccio finta di sistemare qualcosa sulla scrivania.

<<Tutto bene?>>

Tutto bene? Mi giro e lo squadro con i pugni piantati sui fianchi. <<No. A dire il vero non c’è niente che vada bene.>>

<<Hai un vestito elegante? Dovresti. Carol mi ha detto che ne hai uno chiaro.>>

Rimango per un attimo bloccata a fissarlo. Cosa diavolo pensa di fare? è come se non capisse che sono arrabbiata.

<<Cosa diavolo…?>>

<<Ti prego mettilo. Torno da te tra un attimo.>> chiude la porta e se ne va. SE NE VA!

Sono completamente senza parole, bloccata in mezzo alla stanza. Di sicuro c’è che non mi metterò nessun vestito se prima non torna qui a spiegarmi cosa diavolo sta succedendo. Non riesco però a muovere un passo perché sento ancora bussare alla mia porta. Vado ad aprire direttamente, questa volta non mi scappa.

<<Ehi.>>

<<Carol.>>

Mia sorella entra nella mia camera, mi spinge dentro e chiude la porta. La vedo muoversi verso l’armadio. Lo apre e tira fuori il vestito cipria da sera che ho comprato qualche tempo fa. E’ un abito in chiffon con il corpetto a cuore, una fascia di seta sotto il seno e una gonna morbida e ampia che arriva fino al ginocchio.

<<Devi proprio metterlo.>>

<<Devo proprio metterlo?!? Ma che cavolo vi piglia a tutti stasera? Mich è appena entrato per dirmi la stessa cosa. Non ci penso proprio a mettermi quello. Mi sto mettendo a letto, dopo la splendida giornata che ho trascorso.>>

Sorride, mi tira per un braccio e mi dice <<Maya, se ti dico che lo devi mettere, fidati, lo devi mettere.>>

<<Carol, ma cosa diavolo vuol dire?>>

<<Fidati di me. Ti ho mai fatto fare qualcosa di sbagliato? Ti ricordi quando volevi andare a scuola con gli occhi truccati di azzurro acceso?>>

Oh mio dio, doveva proprio rievocare uno dei ricordi più imbarazzanti della mia infanzia…

<<Ti ho convinta a sfumarlo e ti hanno fatto tutti i complimenti.>> mi tira ancora per il braccio <<Ti ricordi?>>

<<Si, si, mi ricordo… ma che cosa centra con questo?>>

<<Centra, vedrai che centra. Metti il vestito.>>

Sbuffo. La guardo torva, ma poi alla fine mi faccio convincere dal suo sorriso. Non ho capito cosa sta succedendo, ma credo che tra poco lo scoprirò. Quando sono pronta, mi fa truccare e mi pettina. Poi mi fa l’occhiolino e se ne va.

Dopo un attimo sento di nuovo bussare.

<<Avanti.>> mi giro pronta a partire all’attacco <<Jake?>>

<<Senti, promettimi che non ti incazzerai! E’ un bravo ragazzo, ti vuole bene.>>

<<Ma di che diavolo stai parlando?>> il nervoso sta aumentando esponenzialmente.

<<Rilassati e goditela. Tutto qui.>> si gira per uscire poi ci ripensa torna indietro e mi stampa un bacio sulla guancia <<Ah, sei proprio bella.>> poi se ne va.

Rimango immobile nel mezzo della mia stanza, con un abito da sera addosso e la sensazione di essermi persa qualche pezzo importante della storia.

Bussano, di nuovo.

Ora basta, adesso mi sentono tutti. Apro la porta di scatto, ma non riesco a spalancarla come vorrei.

<<Ciao.>> Vedo di nuovo il viso di Mich spuntare dalla porta. La sta tenendo con la mano e non riesco ad aprirla. Nemmeno questa volta entra nella mia stanza.

<<Ciao. Di nuovo.>> rispondo scocciata.

<<Sei pronta?>>

<<Così sembra, ma per cosa?>>

<<Curiosa!>> mi fa l’occhiolino <<Tra un attimo lo vedrai. Metti questa.>> e mi lancia una fascia nera.

<<Dove la dovrei mettere scusa?>>

<<Sugli occhi.>>

<<Sugli occhi?>>

<<Si, ti prego. Prometto che non te ne pentirai.>> mi sorride, ancora.

Sbuffo. Non vorrei dargliela vinta, ma a questo punto voglio andare fino in fondo a questa storia.

Faccio per mettermi la benda sugli occhi.

<<Girati, ti aiuto.>> mi dice Mich.

Mi giro e mi faccio aiutare a fare il nodo dietro alla testa.

<<Contento? E ora, che si fa?>>

<<Ora vieni, ti guido io.>> mi prende la mano e la appoggia sul suo braccio. Iniziamo a camminare lentamente perché con i tacchi e la benda mi sento abbastanza impacciata.

<<Adesso ci sono le scale. Fai attenzione. Ti aiuto io.>>

<<Perché tutto questo Mich? Che cosa hai in mente?>>

<<Abbi pazienza un attimo e lo scoprirai.>> mi mormora all’orecchio.

Dopo un attimo sento di aver perso l’orientamento. So che sono finiti i gradini, ma no so bene dove mi trovo.

<<Ferma qui, non ti muovere e non ti togliere la benda. Torno in un attimo.>> mi posa un bacio leggero sulla guancia. è il primo da questa mattina. Mi sento lo stomaco sotto sopra.

Sento dell’aria fresca sul collo e poi le mani di Mich che mi aiutano a indossare un cappotto.

<<Ecco qui piccola, adesso sei pronta.>> alza il bavero e mi mette anche qualcosa attorno alle spalle, penso sia una sciarpa.

<<Non so per cosa, ma sono pronta.>>

Lo sento che sorride vicino al mio collo <<Ora vedrai.>>

Sento la porta di casa aprirsi e Mich che mi prende nuovamente il braccio e mi porta fuori verso l’aria fredda. Mi viene un brivido nonostante il cappotto. L’aria è gelida.

<<Faremo in fretta, non prenderai freddo.>> mi dice.

Usciamo e mi fa camminare sul vialetto di casa. Riconosco le piastrelle sotto i tacchi. è buio, non solo per via della benda, ma anche perché il sole è tramontato da un po’. Sento i fiocchi di neve che mi cadono sul viso. Camminiamo per un po’, tanto che non riesco più a capire dove stiamo andando. A un certo punto il tacco si incastra da qualche parte e io rischio di cadere. Sento le mani di Mich che mi afferrano prontamente.

<<Attenta piccola. Siamo quasi arrivati, ti tengo io.>>

Adesso sembra tutto più luminoso, anche attraverso la benda mi sembra che arrivi molta più luce.

<<Dove siamo Mich? Ora basta, toglimi questa benda.>>

<<Ancora un secondo.>> mi fa fare un altro passo <<Ecco, siamo arrivati. Ora puoi togliere la benda.>>

Mi sfilo la benda e strizzo gli occhi di fronte alla luce che ho di fronte a me. Dopo qualche secondo riesco però a tenere gli occhi aperti.

Spalanco la bocca di fronte allo spettacolo che ho davanti a me. Siamo di fronte alla dependance dei miei. Dal tetto spuntano fili con centinaia di minuscole luci bianche accese che arrivano fino al prato. E’ come una cascata di luce. Mi giro verso Mich e non posso fare a meno di sorridergli.

<<Ma che cos’è?>>

<<Il mio regalo di Natale per te, tesoro.>>

<<Il tuo regalo?>> sono senza parole.

<<Vieni. Entriamo.>>

Apre la porta e mi fa entrare nella dependance. Dentro, se possibile, è ancora più bello che fuori. C’è il camino acceso, un sacco di candele accese sparse ovunque, il tavolino basso davanti al camino pieno di cose da mangiare e una bottiglia di vino. Sono senza parole.

<<E’ qui che sei stato tutto il giorno?>>

Annuisce decisamente soddisfatto del lavoro che ha fatto.

<<E io che pensavo…>>

<<Cosa pensavi?>> mentre parla mi aiuta a togliere il cappotto e mi fa accomodare sul divano.

<<Non so di preciso cosa pensavo, a dire il vero, ma niente di buono.>>

<<Me lo immaginavo.>> Sorride, sorride, non smette di sorridere. Si vede che è orgoglioso dell’effetto che ha ottenuto. Mi guardo intorno e quasi non riconosco la dependance dei miei. Fino a stamattina era ingombra di roba, per lo più quadri, colori e pennelli di Carol. Il suo periodo cubista. Adesso è tutto pulito, luminoso, ma allo stesso tempo soffuso e romantico. Sul tavolino ci sono delle fragole.

<<Fragole a dicembre! Avrai speso una fortuna per comprarle!>> gli dico.

<<Non ha importanza. Avevo dei soldi da parte. Volevo festeggiare con te.>> indica la stanza e aggiunge <<Ti piace?>>

<<Mi piace? Lo adoro Mich. Tutto questo è… favoloso. Non avrei mai immaginato di passare la notte di Natale in un sogno.>>

<<Il mio sogno sei tu. Non mi serve altro.>>

Mi sento scaldare il cuore dalle sue parole. Non so cosa dire. Non sono una dalle lacrime facili, ma in questo momento sento gli occhi lucidi.

<<Passa la notte con me. Qui. Ti prego.>>

Sento una lacrima scendere solitaria lungo il mio viso. Non ha più importanza nasconderle. Voglio che veda l’effetto che mi fanno le sue parole. Alzo lo sguardo e incrocio il suo.

Sospira, mi asciuga il viso e in un sussurro mi dice <<Ti amo.>>

<<Cosa?>> la mia voce è stupita.

<<Ti amo Maya.>> poi aggiunge <<Voglio solo te.>>

<<Mi ami?>>

<<Ti amo piccola.>>

Mi copro la bocca con la mano e lo guardo con gli occhi sbarrati.

<<Mi ami.>>

Mi prende il viso tra le mani e disegna dei piccoli cerchi con i pollici. Poi si avvicina a me, sento il suo fiato caldo sulla mia bocca. Chiudo gli occhi e mi godo il suo bacio. Ha le labbra morbide. Sento la sua lingua entrare nella mia bocca e lambire la mia. Gli appoggio le mani sul petto e sento il suo cuore che batte forte tanto quanto il mio.

A un tratto mi scosto da lui e lo guardo.

<<Che c’è?>> mi chiede

<<Io… non ti ho detto nulla. Cioè, non ti ho risposto.>>

<<Ehi, non ti devi preoccupare.>> mi stringe forte a sé.

<<No.>>  mi scosto un attimo <<No, aspetta.>> faccio un profondo respiro <<Voglio dirti quello che penso, così come mi viene.>> prendo fiato e proseguo <<Le cose tra noi sono andate piuttosto veloci. Sono due settimane che ci vediamo… non pensavo saremmo arrivati a questo punto.>>

Lo vedo farsi serio <<Ah. Non lascia presagire niente di buono.>>

<<No, Mich, mi dispiace… ti prego, lasciami finire.>> raccolgo i pensieri e proseguo <<Non mi sono mai sentita così in vita mia. Mi fai sentire importante, desiderata… non… è una cosa che…>> oddio non mi vengono le parole, ma che mi succede? <<Ok.>> prendo fiato <<Sto facendo un gran casino.>> mormoro tra me e me. Lo guardo negli occhi, vedo tutto il calore del suo sguardo e mi passa tutta la paura <<Ti amo Mich, ti amo tanto.>> e poi mi getto verso di lui e lo bacio sulla bocca. Lo sento sorridere mentre mi bacia.

<<Un casino>> bacio <<Mi sa che>> bacio <<Ho fatto>> bacio <<Un gran casino>>

Ridiamo insieme.

<<Non mi hai detto se stai qui con me stanotte.>>

<<Non me ne andrei nemmeno se Jake entrasse in questo momento!>> gli faccio il verso e lui per tutta risposta mi spinge sul divano e si distende su di me. Non riesco più a muovermi, è troppo pesante. Cerco di spostarmi, ma so già che è una battaglia persa.

Mi sposta i capelli e inizia a baciarmi il collo. Mi lascia una scia di piccoli baci che mi fanno venire i brividi lungo la schiena. Poi scende a baciare le spalle che l’abito lascia nude, mentre con un dito mi accarezza. Non riesco più a pensare. Sono senza fiato.

<<Maya.>> sussurra.

<<Mmm>>

<<Come si toglie questo abito?>>

<<La cerniera, sul fianco.>>

Si sposta sul fianco destro, trova la cerniera e inizia a farla scendere. Lentamente. Intanto mi da dei baci sulla spalla e sul braccio. Infilo la mia mano tra i suoi capelli e poi la faccio scendere lungo il collo, sulla spalla e poi sulla schiena. Ha i muscoli scolpiti e la spalle larghe. Mugolo di piacere mentre mi sposta il lembo di stoffa che ci separa. Abbassa il corpino a cuore del mio vestito e si mette a baciarmi i seni attraverso la stoffa del reggiseno.

Adesso sono io che vorrei toccarlo. Avvicino la mano al suo fianco e afferro la camicia. La tiro fuori dai pantaloni e piano piano riesco a infilare la mia mano a toccargli il fianco. Quando ci arrivo, lo sento gemere di piacere.

<<Oh dio Maya… quando mi tocchi mi fai impazzire.>>

<<Girati. Mettiti seduto.>>

Mi guarda incuriosito <<Cos’hai in mente?>>

<<Girati.>>

Obbedisce, si siede sul divano e mi guarda in attesa.

Mi siedo a cavalcioni su di lui e gli prendo il viso tra le mani. Ho ancora il vestito addosso, o per lo meno la gonna.

<<Sei bellissimo. Hai un sedere da urlo. Due spalle enormi e le tue mani mi fanno impazzire>>. Scoppia a ridere <<Mi fa piacere sentirtelo dire. Anche tu sei bellissima.>> mi mette le mani sul sedere e mi tira verso di sé.

<<Questa volta non ci interromperà nessuno.>> gli sussurro in un orecchio.

Lo sento mugolare di piacere, mi fa impazzire sapere che si sente così per me. Lo bacio dall’orecchio destro fino a dove la camicia me lo permette. Gli sbottono i primi due bottoni e passo l’indice della mia mano sulla sua pelle. Chiude gli occhi e appoggia la testa al divano.

Gli slaccio due bottoni ancora e intravedo la peluria del suo petto. Mi abbasso e lo bacio delicatamente sulla pelle nuda. Non porta niente sotto la camicia. Sento i battiti del suo cuore attraverso la stoffa della camicia.

Appoggio le mani sui suoi bicipiti e cerco di togliere un altro bottone con i denti. Ci provo, ma non riesco e mi viene da ridere. Mich allora apre gli occhi e mi guarda mentre ride insieme a me.

<<Mi piace quando comandi tu. Fai cose molto interessanti.>>

<<Mi toccherà usare le mani, con la bocca non sono brava.>> sbarro gli occhi non appena mi rendo conto di quello che ho detto <<Oh, forse non era la cosa più adeguata da dire.>>

Mich scoppia a ridere <<Sei una favola. Mi fai impazzire. Muoviti con la camicia perché non credo che resisterò a lungo con le mani ferme.>> mi fa l’occhiolino.

<<Vediamo… dov’ero rimasta?>> appoggia di nuovo la testa al divano, ma questa volta mi guarda in attesa.

Sbottono gli ultimi bottoni rimasti e apro la camicia. Appoggio le mani sul suo petto e sfioro la pelle. Ho voglia di godermelo tutto questo momento. Mi chino a baciarlo ancora, gli sfioro con le labbra un capezzolo e succhio l’altro. Mich geme e di nuovo chiude gli occhi. Gli sfilo la camicia dalle braccia e la faccio volare dietro al divano. Gli accarezzo le braccia, i polsi e le mani. Poi mi avvicino alla cintura e inizio a slacciarla. Gli apro i pantaloni e dopo averlo baciato nell’angolo della bocca gli sussurro <<Adesso mi dovrai aiutare tu, non credo di farcela da sola.>>

Con un movimento fulmineo mi ribalta sul divano e si piazza sopra di me.

<<Non vedevo l’ora.>>

Mi bacia sulla bocca e poi sul collo, poi scende fino a trovare il reggiseno. Lo alza con i denti.

<<Io sono bravo con la bocca.>>

Gemo di piacere quando la sua bocca si posa sul mio capezzolo e lo succhia, poi lo morde e di nuovo lo succhia. Oh mio dio, sono in paradiso!

Infila una mano sotto la mia schiena e mi slaccia il reggiseno. Lo tiro via e getto anche quello per terra. Ho perso la cognizione del tempo. So solo che sto divinamente tra le braccia del mio favoloso ragazzo.

Scende con la bocca e mi bacia la pancia e l’ombelico, poi mi morde un fianco. I muscoli dell’addome hanno uno spasmo quando lui ci passa sopra la lingua.

<<Aaaahhhh oh Mich!>>

<<E non hai ancora visto niente piccola.>>

Oh dio si, chiamami piccola!

Lo aiuto a sfilarmi il vestito, anche quello finisce chissà dove.

Poi si ferma a guardarmi un attimo. è a cavalcioni sopra di me e mi osserva.

<<Sei bellissima, non ho mai visto niente di più bello e sexy in vita mia.>>

Tiro su la schiena e finisco quello che ho iniziato prima. Gli sfilo i pantaloni fino alle ginocchia e noto compiaciuta che la serata piace a lui tanto quanto a me. Si alza in piedi e si sfila i pantaloni del tutto. Anche quelli spariscono in un istante.

Mi fa alzare e con un movimento fluido apre il divano letto.

<<Adesso ho capito perché il tavolino stava così lontano! Hai pensato a tutto!>>

Mi sorride e mi tende una mano. Mi aiuta a stendermi sul letto, sotto le coperte.

<<Maya… scusa, so che non è il massimo, ma… prendi qualcosa?>>

Mi viene un tuffo al cuore <<No.>> gli dico in un sussurro.

<<Ho io quel che serve.>> si guarda attorno e cerca i pantaloni. Non appena li ha trovati, infila una mano nella tasca e tira fuori un preservativo. Mi fa piacere che ci abbia pensato lui.

Si infila di nuovo sotto le coperte vicino a me, mi prende le mani e me le porta sopra la testa. Mi tiene ferma con una mano sola, mentre con la bocca mi stuzzica e mi eccita. Quando non ne posso più, mi sento implorare <<Ti prego.>>

<<Cosa vuoi Maya?>>

<<Te.>>

Sorride sornione. Rompe la confezione del preservativo e se lo infila. Si appoggia di nuovo su di me e mi sorride.

<<Ti amo Maya, sei fantastica.>>

<<Ti amo anch’io.>>

Mi penetra in un attimo facendomi rimanere senza fiato. Inizia a muoversi piano, poi sempre più veloce. Allargo le gambe per accoglierlo meglio e incrocio i piedi all’altezza dei suoi fianchi. Lui infila una mano tra noi e inizia a stimolarmi il clitoride. Mugugno e gli accarezzo la schiena per fargli capire che mi piace.

<<Oh Maya… mio dio… non ce la faccio.>> e viene con un grido soffocato.

<<Non ti fermare, ti prego.>> Lui continua a muoversi fino a quando non riesco più a trattenermi e grido anche io sul suo collo.

<<Ehi>> sento la mano di Mich che si avvicina e mi accarezza il braccio.

<<Ehi>> mi giro verso di lui e lo guardo.

<<Vieni qui.>> allarga il braccio e mi fa accoccolare con la testa appoggiata alla sua spalla. Sento il suo respiro calmo e il profumo della sua pelle <<Ti amo.>>

<<Anche io.>>

<<Il nostro primo Natale insieme.>> dice sospirando.

<<Già. Tutto sommato meglio che tu non sia andato in crociera.>>

<<Adesso starei baciando una turista ai Caraibi.>>

<<Ehi!!>> gli do una pacca sul braccio che, ovviamente, non sente nemmeno. Ride e mi stringe forte.

<<Hai lavorato un bel po’ per sistemare questa stanza. è bellissima!>>

<<Grazie, ma Jake mi ha dato una mano.>>

<<A proposito, come lo hai convinto? Stasera è entrato nella mia stanza e ha detto di non arrabbiarmi. E poi mi ha detto che ero bella con quel vestito addosso.>>

Sorride <<Abbiamo parlato un bel po’ oggi. Gli ho detto che mi sono innamorato di te, che avrebbe potuto accettare la cosa e continuare a essere mio amico oppure mettersi di traverso e rischiare di perdere sia me sia te. Ho rischiato, lo so, ma mi è andata bene. Ci ha pensato su un po’ e poi mi ha dato una pacca sulla spalla.>>

<<Ossia??>>

<<Il suo modo per dire che gli sta bene.>>

<<Ah.>>

<<E poi gli ho detto che poteva usare la stanza con Anika. Quello ha dato la svolta!>>

Rido con lui. Mi fa piacere che si siano chiariti.

<<Grazie.>> mi sussurra

<<Per cosa?>>

<<Per tutto. Per essere qui con me, per aver avuto pazienza ieri, per questo primo Natale insieme, per aver ascoltato gli scazzi su mia madre. E’ il più bel Natale della mia vita. Mi sento in pace, come non mi capitava da tanto tempo.>>

Gli stampo un bacio sulla bocca. Quello che dice mi fa emozionare.

<<Non ho fatto niente di particolare in realtà.>>

<<Ci sei, sei qui con me e questo è quello che conta.>> mi dice

<<Ci vuole una fragola, allora, e un brindisi.>> propongo

Si alza, prende la ciotola delle fragole e me la porge. Poi versa il vino frizzante in due bicchieri e me ne porge uno.

<<A noi, allora, al nostro primo Natale insieme. Buon Natale tesoro.>>

<<Al nostro primo Natale insieme. Buon Natale amore mio.>>

 

 

-FINE-

 

ARRIVEDERCI A DOMANI

 

Questo racconto inedito pubblicato è un’opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia per la rassegna racconti inediti “Waiting for…Christmas in Love- Aspettando il Natale”

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Lisa. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

9 commenti

  1. Papera

    Storia dolce e bellissma.
    Questi due ragazzi mi hanno trasmesso un senso di tenerezza incredibile!

  2. Claudia

    Uhhhh ma che dolce questa storia…brava Lisa 😉
    Sotto le feste queste atmosfere romantiche ci stanno proprio bene. *__*
    Baciniiiiiiii

  3. Rosy ♥

    Awwwwwwwwwwwww <3
    Grazie anche a te Lisa per tutte queste emozioni meravigliose 🙂
    Il Natale non mi è mai sembrato così dolce <3

  4. Lorenza

    Premetto che già ti seguo più che volentieri fra settimana. ..quindi non avevo dubbi quando ho iniziato a leggere questa tua storia. Me la immaginavo bella, dolce, romantica, divertente e ben scritta. Beh non hai deluso nemmeno una delle mie aspettative!
    Brava, brava, brava!

  5. rosig

    Bravissima lisa mi piaci come scrivi nn avevo dubbi e poi Mich che romantico! Un bacio e buon natale Lisa <3 <3 fantastico adoro Mario Biondi grazie del regalo ♡♡

  6. Lisa

    Grazie ragazze, grazie di cuore. Mich e Maya sono un po’ fuori target d’età, almeno per quanto mi riguarda, ma mi fanno desiderare di tornare indietro con gli anni!
    Un abbraccio e tanti auguri di buone feste

    ps: per Mario Biondi dovete ringraziare Stella 🙂

  7. Renée

    Lisa l’ho letto ieri sera prima di andare a letto…che bellissima buonanotte 🙂 …. bello bello e ancora bello!!!!!!! grazie Lisa!!!! <3 un abbraccio e buone feste!!!!

  8. Romina

    Complimenti x questo bellissimo racconto ti Natale romantico, delicato, giovane e molto tenero! Grazie