Racconto Inedito: “Stella Gemella” capitolo 9

 

 

Il nuovo racconto erotico e inedito a puntate scritto in esclusiva da Jey per 50 Sfumature Italia.

La pubblicazione di ogni capitolo avverrà di lunedì.

Buona lettura!

 

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CAPITOLO 9

 

Ritorniamo in paese nella più totale indifferenza.

Se pensa che il fatto di mostrarsi così scontroso ed evasivo mi crei problemi proprio si sbaglia. Ho smesso di pormi domande sui pensieri altrui e ho smesso di crearmi dubbi per gli altri oramai da tempo.

Non accetto però il fatto che mi dica che sarebbe inutile parlarmi perché tanto non capirei. Ma chi si crede di essere, il grande saputello giramondo?

<< Lasciami pure davanti alla birreria>>, chiedo una volta arrivati.

<< Non devi tornare in pasticceria?>>.

Alzo gli occhi al cielo con aria ormai esausta. << Adesso devo anche renderti conto di dove vado?>>.

Sono veramente snervata da questo suo modo di comportarsi.

<< Come sei messa per la serata di domenica?>> mi chiede come se non avesse neppure sentito ciò che gli ho appena detto.

<< Vado da Simona proprio per questo>> sbotto nervosamente. << Non ho la minima intenzione di venire alla serata. Preparerò il buffet ma chiederò a lei di occuparsi di tutta la gestione del servizio>>.

Riesco a malapena ad appoggiare le mani sul cruscotto quando sento le gomme frenare rumorosamente sull’asfalto e la macchina fermarsi sul bordo del marciapiede.

<< Ma sei scemo?>>. Mi metto a urlare mentre cerco di recuperare la mia borsa finita sotto il sedile.

<< Cosa centra Simona?>> mi chiede rabbioso Roberto.

Mi volto nella sua direzione quasi spaventata dal tono furente della sua voce. Faccio appello a tutta la mia buona forza di volontà per non dargli un pugno direttamente su quel bel faccino che si ritrova.

Prendo un grosso respiro e come mi ha insegnato mia madre conto fino a cento, perché dieci è troppo poco, prima di rispondere.

<< Ascolta Roberto, siamo persone adulte>>, inizio con voce calma da maestrina, << come ti ho già detto dovremo lavorare assieme quindi sarà meglio cercare di andare d’accordo, ma questo non vuol dire che dobbiamo sforzarci di essere amici. Capisco che non è stato piacevole ciò che è successo ieri e ti chiedo nuovamente scusa ma non ho intenzione di dare spiegazioni a nessuno del mio comportamento>> concludo con fare risoluto.

Mi sembra di essere stata abbastanza chiara…

Una maschera di impassibilità si dipinge sul suo volto. Stancamente si abbandona contro lo schienale del sedile e si passa le mani tra i capelli.

Cosa ho detto ancora che non va? Sono stata razionale e gentile, sono riuscita perfino a trattenermi dall’insultarlo.

<< Possiamo cercare di ricominciare tutto da capo?>> mi chiede voltandosi nella mia direzione e puntando i suoi magnifici occhi verdi nei miei. << Mi spiace se mi sono comportato da cafone, non sono molto bravo a gestire determinate situazioni, soprattutto sul piano personale>>.

Sono stupita davanti ad una simile richiesta. Per l’ennesima volta è riuscito a spiazzarmi.

Non ce la faccio a restare indifferente al suo modo di fare, alle sue parole. Qualsiasi cosa mi dica nel bene o nel male e qualunque sia il suo atteggiamento nei miei confronti riesce a creare uno scompiglio totale nella mia mente.

Riesco a leggere dal suo volto i suoi stati d’animo, percepisco le sue emozioni come fossero mie.

Ci sono dei momenti in cui però tutto ciò viene annebbiato da un velo di completa indifferenza, in cui Roberto sembra distaccarsi da tutto per paura di qualcosa, un qualcosa che però non vuole far emergere in nessun modo.

Dolcemente la sua mano inizia a sfiorarmi la guancia. Mi appoggio al sedile e resto immobile gustando questo momento di intimità che sinceramente non ha nulla di amichevole. Avvampo in viso non appena le sue dita si avvicinano alla mia bocca e iniziano a giocherellare con le mie labbra.

L’espressione di completa dolcezza stampata sul suo volto mi manda in brodo di giuggiole.

Durante la storia con Salvatore momenti del genere non sono mai stati molti. Diciamo che la passione carnale aveva il sopravvento su tutto ciò che era tenerezza e coccole.

Forse anche questo dettaglio avrebbe dovuto farmi ragionare. Ho vissuto per tanto tempo legata alla quotidianità, alla passione, alla ricerca della perfezione ma soprattutto alle mie convinzioni, senza invece soffermarmi a ragionare su ciò che mi sarebbe piaciuto, ai progetti, al futuro, o semplicemente a ciò che avrebbe voluto lui.

Lavoravamo al negozio e una volta tornati a casa facevamo sesso oppure uscivamo con i suoi amici ricconi.

La nostra vita alla fine era solo quella, vivere il momento al massimo.

<< Non mi hai ancora risposto>>, mi chiede non abbandonando mai il contatto con il mio viso.

<< Penso che possiamo riprovarci>>, rispondo a mezza voce.

<< Adoro il tuo profumo di vaniglia. Sembra di essere accanto ad un zuccheroso ed invitante bignè>>. Le sue labbra si piegano in un dolce sorriso.

Nessuno mi aveva mai paragonato ad un bignè. Però mi piace il confronto.

<< Secondo me tu adori i miei bignè e il mio cibo in generale, è per questo che cerchi di essere carino con me>>, lo punzecchio.

<< Sai cosa ti dico?>> esclama con aria di sfida senza però abbandonare mai il sorriso. << Stasera ti invito a cena a casa mia e cucino io, ci stai?>>

Scoppio a ridere vedendo la sua espressione sicura e determinata.

<< Ok, ci sto!>> rispondo convinta. <<Io però porto il dolce, così sono sicura che qualcosa alla fine mangeremo>>.

<<Ottima idea>>, afferma facendomi l’occhiolino. << Si è fatto veramente tardi, ti accompagno al negozio>>.

Guardo l’ora e quando vedo che sono quasi le quattro il panico totale mi assale ed inizio ad agitarmi sul sedile.

<< Maledizione, è tardissimo. Il lunedì Marta è da sua madre, avrei dovuto aprire io il negozio >>, sbotto alzando gli occhi al cielo dandomi della stupida.

Intuendo la mia preoccupazione, in un attimo Roberto mette in moto la macchina e raggiungiamo la pasticceria.

Alcuni ragazzini sono fermi davanti e stanno confabulando guardando attraverso la grata probabilmente straniti dal fatto che ci sia ancora chiuso.

Afferro la borsa sul tappetino e frettolosamente apro la portiera e scendo dalla macchina.

<< Per che ora stasera?>>, chiedo prima di richiudere lo sportello alle mie spalle.

<< Quando vuoi>>, mi risponde con aria visibilmente divertita. << Fai pure con calma, io ti aspetto>>.

<< A dopo >> sussurro appoggiata al vetro abbassato del finestrino.

Mi fermo un attimo a guardarlo prima di allontanarmi da lui cercando di imprimermi nella mente il suo viso felice.

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Corro ancora mezza gocciolante fuori dal bagno sentendo il cellulare poggiato sul divano squillare ininterrottamente.

Guardo il display e quando leggo il numero di mia zia capisco al volo che la cosa migliore sarebbe non rispondere. Potevo immaginare che Marta non sarebbe riuscita a fare silenzio e avrebbe raccontato a sua madre ogni dettaglio del mio incontro con Salvatore.

Sono anche in ritardo per la cena con Roberto. Fisso un attimo lo schermo indecisa se rispondere o meno ma tanto so benissimo che se non lo facessi sarei tartassata tutta la serata da chiamate e messaggi.

Come premo il tasto “Rispondi” la voce tranquilla ma seria di mia zia raggiunge acuta il mio timpano.

<< Ciao Lucrezia, mi ha detto Marta che hai qualcosa da spiegarmi>>. Come sempre dritta al punto….

Mi avvolgo alla meglio nell’accappatoio e sapendo che sarà una telefonata lunga e difficile mi siedo comodamente sul bracciolo del divano.

Cerco nella mia mente di formulare una spiegazione che addolcisca un po’ quanto successo ma purtroppo non c’ è nulla che possa cambiare la situazione. E non posso nemmeno raccontarle una bugia visto che Marta è lì con lei e sa tutto ciò che ho combinato.

<<Non è successo niente di non recuperabile, zietta>>. Inizio con una mezza verità sperando che la mia positività riesca a colpire anche lei.

<< Non ho intenzione di dirti nulla se non di pensare bene a ciò che stai combinando>>, continua invece noncurante di ciò che le ho appena detto. << Ti avviso solo che la prossima volta che verrai a piangere sulla nostra spalla per colpa di quel narcisista arrogante io e tua cugina non ci saremo>>.

Chiudo gli occhi e lo stomaco mi si stringe in una morsa. Ero certa di una reazione del genere e non posso darle torto. Le ho fatto passare giorni da incubo appena arrivata da lei. Sono stata rinchiusa in casa per settimane e solo grazie alla sua vicinanza alla fine sono riuscita a reagire. So bene cosa le è costato cederci il negozio, il lavoro di una vita. Eppure in quel momento ha capito che l’unico modo per farmi superare la delusione era darmi un motivo di rivincita, una passione su cui buttarmi. E la passione erano i dolci. Aprire una pasticceria tutta mia mi ha permesso di capire che non ho bisogno di nessuno per realizzarmi. Sono in grado da sola di gestire la mia vita e che soprattutto sono brava nel mio lavoro.

<< Lo so zia>> ribatto mestamente. << Il fatto è che appena l’ho visto sono crollata. Averlo di nuovo accanto mi è sembrato un sogno>>. So benissimo che avrei dovuto dire qualcosa di diverso ma alla fine la realtà è questa.

Dopo un attimo di silenzio un lungo sospiro mi arriva dal cellulare.

<< Lo so tesoro. Però sai anche molto bene che razza di persona sia. Io non credo molto ai suoi buoni propositi però non posso nemmeno impedirti di fare ciò che vuoi>>. La sua voce prima tesa e alterata si è trasformata in un suono calmo e dolce.

<< Comunque non è vero quello che ti ho detto prima>>, continua facendo piccole pause tra una parola e l’altra come se stesse pensando attentamente a cosa dire prima di parlare, << Saremo sempre al tuo fianco qualsiasi cosa tu decida. Parola di madrina>>.

Sorrido e le lacrime mi velano per un attimo gli occhi. Ho ben fissa nella mia mente l’immagine di lei che mi tiene in braccio il giorno del mio battesimo. Le facce dei miei genitori felici vicino a noi.

<<Grazie>> rispondo con un filo di voce.

<< Hai già mangiato?>>, mi chiede subito dopo tornando al suo solito tono vivace di voce.

<< Stavo giusto preparandomi per andare a cena, sono già in ritardo>>, ammetto incamminandomi verso la mia camera.

<< Ok, allora ti lascio andare. Buona serata tesoro>>.

Chiudo la comunicazione e mi precipito verso l’armadio. Cosa posso mettere per una cena con Roberto?

La prima volta che sono andata a casa suo non ci avevo nemmeno pensato, ma oggi non so perché sento che è diverso. Afferro un vestitino leggero a fiori e un paio di sandali alla schiava.

Niente di particolare ma comunque un abbinamento semplice e grazioso. Raccolgo i capelli in una coda e mi passo un filo di trucco.

Ok, sono pronta! Non mi resta che andare. Recupero in frigorifero il vassoio con i pasticcini che ho preparato e vado in garage a prendere la macchina.

Arrivo al parco e il grande cancello è aperto. Entro e parcheggio proprio davanti all’ingresso che porta a casa di Roberto.

Vedo la luce dell’atrio accendersi e poco dopo Roberto aprire il portoncino.

Come un vero gentiluomo si avvicina e mi apre la portiera.

<< Pensavo non venissi più>>, mi dice abbozzando un sorriso a denti stretti.

<< Scusami ma ho dovuto rispondere ad una telefonata importante>>, rispondo stando sul vago.

Noto la sua espressione incupirsi e capisco subito che le mie parole possono essere intese in vari modi. Soprattutto da parte sua che ha vissuto gli ultimi avvenimenti salienti della mia vita.

Faccio però finta di nulla e cerco di cambiare discorso velocemente.

<< Allora, cosa hai preparato di buono? A pranzo mi hai tenuto a dieta, ho una fame da lupi >>.

Riesco nel mio intento e i suoi occhi tornano brillanti e lucenti.

Noto solo ora come riesca a dimostrare le sue emozioni attraverso lo sguardo. Il colore e la luce delle sue iridi cambia a seconda dei suoi stati d’umore. Nero e scuro come le tenebre quando vuole isolarsi o lucente e vivo quando è felice.

<< Veramente oggi ho tralasciato di dirti che la cucina non è il mio forte>> ammette con un’alzata di spalle. << Dovrai accontentarti di una semplice pasta al pomodoro>>.

Sgrano gli occhi e piego il labbro superiore con aria schifata.

<<Non dirmi che non ti piace>>, mi chiede fermandosi e guardando preoccupato la mia espressione.

<< Mi sono scordata di dirti che sono allergica al pomodoro>>, dico con un’alzata di spalle.

<< Cavolo e adesso?>>.

Non riesco a stare seria davanti alla sua espressione avvilita e inizio a ridacchiare.

<< Mi stai prendendo in giro vero?>> mi chiede socchiudendo gli occhi con aria di sfida.

<<Si>>, rispondo cercando di prendere fiato dal momento di ilarità.

Non riesco neppure ad accorgermi, le sue mani sono sui miei fianchi e con le dita inizia a farmi il solletico.

Sembriamo due bambini che si fanno i dispetti.

<< Scusa, non volevo>>, inizio a supplicare con voce rotta dalle risate.

<<Il solletico però lo soffri tanto>>, mi prende in giro continuando nella sua tortura.

Cerco di divincolarmi ma mi sembra di sbattere continuamente contro una morsa che mi sta incatenando. Con una mano mi ha afferrato i polsi e con l’altra mi pizzica facendomi venire i brividi.

<< Ti prego basta, sto perdendo tutte le forze>>. Lo supplico sperando che smetta davvero perché anche se lui non può saperlo il solletico è davvero un mio tallone d’Achille.

Fortunatamente le sue dita smettono di torturarmi ma la sua presa non accenna a diminuire.

Con grossi respiri cerco di prendere fiato e rallentare i battiti accelerati per lo sforzo. Il suo viso è fisso sul mio che ancora avvampa per l’agitazione.

<< Perché mi fissi in questo modo?>> chiedo non riuscendo a decifrare la sua espressione.

Fino ad un attimo fa era felice e gioioso ed ora la sua espressione è tornata fredda e impassibile.

<< Stavo immaginando>>, sussurra piano avvicinandosi leggermente al mio viso.

Invece di calmarsi il mio cuore inizia a correre ancora più velocemente.

<< Immaginando cosa?>> chiedo con un filo di voce.

<< Immaginando te, agitata e accaldata>>, risponde a sua volta piano.

Come se si fosse pentito all’istante di ciò che ha appena pronunciato, si stacca dalle mie mani ed inizia ad indietreggiare chiudendo gli occhi.

Resto ferma a guardare il suo comportamento basita dai suoi continui e repentini sbalzi di umore.

Cerco di avvicinarmi a lui ma noto la tensione nel suo corpo.

<< Cosa succede?>> chiedo dolcemente come a volerlo rassicurare.

Roberto non appena sente la mia voce riapre gli occhi come se si fosse risvegliato da un incubo.

Il suo viso prima tirato e freddo di colpo ridiventa dolce e i lineamenti si rilassano.

<< Scusami>> sussurra con un filo di voce.

<< Non riesco davvero a capire perché ti comporti in questo modo>>, chiedo veramente dispiaciuta.

<< Andiamo a mangiare>>, mi risponde invece cambiando nuovamente espressione e tono di voce.

Maledizione, possibile che ogni volta che cerco di capire qualcosa di più lui invece cambi discorso?

Il problema è che in questo modo non saprò mai come comportarmi, cosa dire o cosa fare.

Vedo dal suo volto che certe situazioni gli fanno davvero male. Non capisco però cosa lo porti a questo.

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<< Giuro che non ho mai mangiato una pasta al pomodoro buona come la tua, sto scoppiando>>, ammetto appoggiandomi allo schienale della sedia e massaggiandomi la pancia.

Roberto mi sta osservando divertito intento a finire il suo secondo piatto.

<< Sì, devo ammettere di essermela cavata questa sera. Però devo lasciare un posticino per i tuoi pasticcini che sicuramente saranno paradisiaci>>.

<<Più che paradisiaci, direi sublimi>> rispondo con orgoglio.

Seduti rilassati al tavolo della cucina chiacchieriamo e scherziamo come due vecchi amici. Fortunatamente da quando abbiamo iniziato la cena, l’atmosfera è stata più serena. Se riusciamo a non punzecchiarci ho notato che riusciamo ad instaurare una complicità naturale.

<<Posso farti una domanda personale?>>, chiedo ad un certo punto non resistendo più al tarlo che si è fissato nei miei pensieri negli ultimi giorni.

L’espressione sfuggente di Roberto mi fa intuire che non è sicuro della risposta da darmi. Come immaginavo il piano personale è un discorso off-limits per lui.

<< Dipende>>, resta vago iniziando a giocherellare con il tovagliolo.

<< Come si chiama la tua segretaria?>>, chiedo con noncuranza in modo da non farlo sentire troppo sotto pressione.

<< Daniela>>, mi risponde secco mantenendo lo sguardo fisso sulla mano con cui sta tormentando l’angolo del tovagliolo.

<< Non è di queste parti>> continuo con la faccia da pugni che mi ritrovo ogni qual volta cerco di fare l’indifferente di fronte a cose di cui invece sto morendo dalla voglia di conoscere. << È una tua amica?>>.

La solita espressione impassibile che si disegna sul suo volto ogni qual volta viene toccato un tasto sbagliato mi fa capire di aver toccato il punto del problema, o magari parte del punto….

<< Ok, scusa! Non fa nulla, non volevo essere troppo invadente>>, dico con voce tranquilla facendo finta che la cosa non mi stia arrovellando come invece sta succedendo.

Mi alzo e lasciando Roberto nella posizione in cui si è imbalsamato negli ultimi cinque minuti, prendo i piatti e li poggio nel lavandino.

Insomma, potrebbe anche dire qualcosa però! Mi sento troppo in imbarazzo…

<< Lo so che non è vero che non ti interessa>>.

Finalmente si è deciso a rompere questo maledetto silenzio. Sistemo i bicchieri in lavastoviglie e mi poggio al mobile della cucina.

<< Hai ragione, mi interessa>>, dico incrociando le braccia al petto più come segno di protezione verso ciò che potrebbe dirmi che come modo di atteggiarmi. << Però se non vuoi dirmelo non importa. Non sei obbligato a raccontarmi la tua vita>>.

Gli occhi di Roberto in un attimo sono puntati sul mio viso. Tende le braccia sul tavolo. Noto lo sforzo che sta facendo per restare tranquillo.

<< Non sono obbligato, ma prima o poi dovrò farlo altrimenti…>>.

Non termina la frase. Un grosso sospiro fuoriesce rabbioso dai suoi polmoni.

Si alza e lo seguo con lo sguardo mentre mi si avvicina.

Il suo viso è a pochi centimetri dal mio. Mi poggia le mani sui fianchi e lentamente mi attira verso di sé.

<< Mi spiace Lucrezia ma non ce la faccio>>, mi sussurra all’orecchio.

Le gambe mi tremano come foglie. Un groppo mi chiude la gola. Non riesco a parlare ma in questo momento non saprei neppure cosa dire.

<< Sarà meglio che tu vada a casa>>.

Le sue calde e morbide labbra mi poggiano un delicato bacio all’angolo della bocca

Un senso di profondo abbandono mi invade nell’attimo in cui si allontana dal mio corpo. Resto per qualche secondo immobile cercando di metabolizzare quanto mi abbia appena chiesto.

Non c’è molto da capire, mi ha chiesto di andarmene.

Evitando di guardarlo anche per un solo istante, prendo la borsa dalla sedia e mi avvio verso la porta.

Prima di uscire però devo mettere le cose in chiaro.

<< Mi avevi chiesto tu di riprovare. Fammi la cortesia di lasciarmi in pace adesso>>.

Esco e con un forte colpo richiudo la porta alle mie spalle.

Vigliacco….

 

 

 

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FINE CAPITOLO 9

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