Racconto Inedito: “Stella Gemella” capitolo 7

 

 

Il nuovo racconto erotico e inedito a puntate scritto in esclusiva da Jey per 50 Sfumature Italia.

La pubblicazione di ogni capitolo avverrà di lunedì.

Buona lettura!

 

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CAPITOLO 7

 

<< Lucrezia è meglio se andate in laboratorio a parlare>>. La voce di Marta giunge alle mie orecchie come un’ancora di salvezza.

Fortunatamente Salvatore distratto dalla richiesta di mia cugina lascia correre le parole di sfida di Roberto.

Vedo infatti uno dei suoi migliori sorrisi da sciupa femmine stamparsi sul viso mentre osserva Marta avvicinarsi al nostro tavolino.

<< Ciao Marta, non ti ricordavo così splendida>>, ammicca con voce mielosa.

<< Invece tu sei sempre il solito stronzo arrogante>>, lo fulmina lei sprezzante senza degnarlo di uno sguardo.

In effetti sarà meglio allontanarsi da qui. Ho già dato abbastanza spettacolo per oggi. Chissà cosa penseranno i clienti, abituati alla Lucrezia tutta santerella che non alza la voce nemmeno se le si pesta un piede.

Afferro il braccio di Salvatore e mi dirigo verso il laboratorio.

<< Ma chi è quello sbruffone?>>. Sento chiaramente la voce di Roberto alle mie spalle chiedere spiegazioni a Marta. << Il suo ex ragazzo>> risponde lei con tono sprezzante.

Anche Salvatore deve aver sentito le ultime battute tra i due perché non appena varchiamo la porta del laboratorio non attende un attimo in più per iniziare a farmi il terzo grado.

<< Chi era quel tipo seduto con te al tavolo?>> mi chiede con voce rabbiosa.

Mi sono persa il momento esatto in cui la situazione si sia ribaltata e debba essere io adesso quella che deve dare spiegazioni a lui.

Incrocio le braccia al petto e mi appoggio al banco di lavoro. La sua espressione vira da indagatrice a colpevole in un batter d’occhio.

Si avvicina e mi poggia le mani sui fianchi. << Scusa Lulù, ma vedere un altro uomo vicino a te mi ha reso nervoso>>.

Non posso credere alle mie orecchie. Mi guardo in giro cercando una telecamera nascosta, spero veramente di essere su candid – camera.

Non riesco a trattenermi e scoppio a ridere proprio davanti alla sua faccia. << Tu cosa?>> chiedo cercando di riprendere respiro.

Lo sguardo di Salvatore resta fisso e serio. << Perché ridi? Lo sai che sono un tipo geloso>> mi sussurra stringendo più forte le mani sui miei fianchi come a voler marcare la posizione.

Non posso sentire altro. Mi stacco furiosamente da lui e scoppio.

<< Ma chi ti credi di essere per presentarti a casa mia dopo un anno che non ti fai vivo e iniziare a farmi l’interrogatorio?>> sbotto tutto ad un fiato. << Hai detto che volevi parlarmi, giusto? Allora fallo velocemente che poi ho altro da fare>>.

Non era pronto ad una reazione del genere. Non posso dargli torto. In passato ha conosciuto solo la Lucrezia calma e accondiscendente sempre pronta a servirlo e riverirlo, ma il passato è passato. Quella parte di me è morta, sepolta.

<< Ho bisogno di te Lulù>>. Tiene gli occhi bassi. Non ha nemmeno il coraggio di guardarmi.

<< Non era quello che pensavi tempo fa>>, rispondo seccamente.

Cerco di mantenere un atteggiamento forte e sicuro ma sto tremando come una foglia. Un tumulto di emozioni è raccolto all’interno del mio cuore. Dopo così tanto tempo mi accorgo che sono ancora tremendamente arrabbiata e delusa da lui.

Avevo sperato fino all’ultimo che scegliesse me ed invece mi ha lasciato andar via senza dire una parola. Anzi, come se la mia partenza alla fine fosse una liberazione per entrambi.

Restiamo fermi uno di fronte all’altro per un tempo indefinito senza proferire parola. Lui a fissare il pavimento ed io a fissare il suo volto in attesa di una risposta.

<< Ho lasciato Claudia dopo due mesi di matrimonio>>, inizia con tono pacato mantenendo lo sguardo basso.

<< Ho capito subito di aver fatto la scelta sbagliata. Non era lei la persona giusta su cui potevo contare giorno e notte. La persona a cui avrei voluto affidare ogni mio pensiero, ogni mio dubbio, ogni mia debolezza. L’unica persona a cui avrei voluto consegnare la mia vita e ogni mia sensazione eri tu>>.

Resto basita alle sue parole.

Mi avvicino a lui. Appena alza lo sguardo e vedo i suoi occhi lucidi non riesco più a trattenermi e calde lacrime iniziano a rigarmi il viso.

<< Perché mi stai dicendo adesso queste cose>>, gli chiedo cercando con la mano di asciugarmi le guance.

<< Perché non ho avuto il coraggio di farlo prima. Davo per scontato che non saresti riuscita a stare lontano da me e saresti tornata a cercarmi>>.

Adesso riconosco il Salvatore di sempre.

<< Non sono più la Lucrezia di un tempo. Sono cambiate tante cose in un anno>>, rispondo fiera del mio nuovo essere.

<< Lo capisco. Ma so anche che quello che c’è stato tra noi non può essere scomparso in così poco tempo>>.

Non so più cosa rispondere. Mi ero preparata il mio bel discorsetto per mandarlo al diavolo e mi ritrovo a mettere in dubbio tutto ciò che ho fatto e provato nell’ultimo periodo della mia vita.

Forse non dovevo andarmene. Forse avrei dovuto davvero lottare di più per lui.

Ho fatto i bagagli e sono partita da un giorno all’altro senza dir nulla. Anche in quell’occasione ho preferito la via più breve, lasciar perdere tutto e fuggire lontano era sicuramente la soluzione più semplice in quel momento.

<< Perché non mi hai cercato prima?>>, chiedo avvicinandomi a lui.

<< Perché volevo rispettare la tua scelta. Volevo che tornassi di tua spontanea volontà. Ma adesso non ce la facevo più. Dovevo almeno parlarti e capire veramente se ci fosse almeno un’altra speranza>>.

Dolcemente inizia ad accarezzarmi il viso ed io mi lascio andare alle sue tenerezze.

Senza pensarci mi avvicino e avvolgo le braccia attorno ai suoi fianchi come ai vecchi tempi, quando la sera tornavo a casa stanca e lo trovavo in cucina ad aspettarmi con una bottiglia in mano pronto a festeggiare qualche nuovo contratto. In quell’attimo era come se fossimo solo noi due alla conquista del mondo.

Le labbra di Salvatore iniziano e solleticarmi l’orecchio e il collo mentre le sue mani mi accarezzano la schiena.

<< Mi sei mancata troppo Lulù>>.

Alzo il viso e le mie labbra si trovano ad un soffio dalle sue. Non riesco a resistere. L’ istinto è più forte della mia volontà.

Mi avvicino ed inizio a mordicchiargli il labbro inferiore. Sento il suo corpo fremere al mio contatto. Riconosco il respiro affannoso contro il mio petto. Un secondo dopo infatti le sue mani sono sul mio sedere e la sua lingua nella mia bocca. Dio, quanto mi è mancato tutto questo…

Come ho sempre fatto mi abbandono e lascio che sia lui a prendere in mano la situazione.

Non devo attendere molto. Sento una teglia sbattere contro il bordo del forno e in un attimo mi ritrovo seduta sopra al bancone con le sue mani che stanno già cercando il gancio del reggiseno e la sua erezione spingere sul mio ventre.

<< Fermati. Potrebbe entrare qualcuno>>, dico ansimando cercando di rallentare il suo assalto. Le mie mani al contrario stanno già aprendo i bottoni della camicia ansiose del contatto vellutato con la sua calda pelle.

<< Non chiedere di fermarmi adesso. Non ce la faccio>>, mi ruggisce all’orecchio mentre mi fa alzare le braccia per sfilarmi la maglietta.

<< Andiamo in bagno>>, rispondo afferrando la sua mano e trascinandolo verso la stanza adiacente. La mia mente è annebbiata dal desiderio.

Chiudo a chiave la porta e senza rendermene conto mi ritrovo china con le mani appoggiate al lavello.

I bottoni dei jeans uno alla volta saltano aperti dalle dita abili di Salvatore e in un attimo sono nuda con il suo petto ad avvolgere la mia schiena. Le sue labbra morbide stanno assaporando il mio collo e le sue mani ora stanno giocando con i seni che pesanti picchiano contro il bordo del lavandino.

Non penso a nulla, non mi pongo problemi. Abbasso i pantaloni assieme agli slip e poi impaziente inizio a sbottonare i suoi. Anche Salvatore velocemente si sfila i jeans e restiamo nudi uno contro l’altro, pelle contro pelle.

La sua erezione calda e liscia è già vicino alla mia fessura. Con un rapido movimento il membro di Salva è dentro di me. Una stilettata calda di piacere vibra lungo tutta la mia spina dorsale. Mi aggrappo alla ceramica fredda cercando di abbassare il calore che sta consumando il mio corpo. Non oppongo resistenza, lascio che giochi a suo piacimento. Mi fido dei suoi movimenti. Sa quello che fa, mi conosce più di me stessa.

Le sue mani avide si divertono con il mio sesso mentre il suo membro affonda sempre più forte all’interno del mio corpo. Riesco a resistere ai suoi affondi finché sento le gambe iniziare ad intorpidirsi e il cuore accelerare all’impazzata quasi a voler schizzare fuori dal petto. Stringo sempre più forte il bordo del lavandino cercando di mantenere l’equilibrio mentre colpi rapidi e violenti sconquassano ogni millimetro del mio ventre.

La sensazione di vulnerabilità totale che mi pervade è però accompagnata da uno stato di tranquillità che sta lentamente giungendo al mio cervello. Non voglio trattenermi, voglio far mia ogni piccola sensazione che in questo momento sto provando. Me lo devo, me lo merito…

Sento come in lontananza, in modo ovattato la voce di Salvatore che mi implora di godere ma non ce n’è bisogno, il mio corpo è già pronto a scoppiare.

I muscoli del ventre iniziano a contrarsi, il calore del piacere invade il mio sesso. L’aria raggiunge a malapena i miei polmoni e cerco di prendere il respiro per paura di soffocare.

Mi lascio andare e cado con le braccia sul lavabo mentre la testa mi si riempie di scintille e il mio corpo inizia a tremare in modo convulso.

Le mani di Salvatore accarezzano le mie cosce mentre sento il suo seme riversarsi caldo sulla mia schiena.

Alzo leggermente lo sguardo e vedo riflesso nello specchio il suo volto. La testa leggermente reclinata all’indietro, gli occhi chiusi e la bocca leggermente aperta sono il riflesso dell’abbandono totale.

Sorrido compiaciuta…

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<< Hai messo su qualche chiletto nanerottola>>.

Mi sto rivestendo quando l’affermazione di Salvatore giunge alle mie orecchie.

Alzo lo guardo e vedo i suoi occhi puntato sul mio sedere. Un senso di profonda irritazione si appropria di me.

<< E quindi?>>, ribatto seccata avvicinandomi a lui mentre afferro i jeans e velocemente copro le mie nudità sotto osservazione.

<< Quindi niente. Adesso che sono ritornato a farti fare movimento vedrai che tornerai quella di prima molto velocemente>> mi schernisce facendomi l’occhiolino.

Dio! Avevo dimenticato quanto potesse essere gradasso.

<< E chi ti dice che non abbia mai fatto movimento >>, chiedo cercando la maglietta lasciata chissà dove.

<< Dal tuo comportamento di poco fa mi è sembrato che fosse un po’ di tempo che non venissi toccata da un uomo>>, mi risponde con un sorrisetto da schiaffi.

<< Ti sbagli di grosso>> dico con tono perentorio. << Tu invece sei sempre in ottima forma vedo, quindi…>>.

Non termino neppure la frase, che stupida….

Non ammetterò mai e poi mai di aver fatto una vita monastica per tutto questo tempo. Soprattutto perché conoscendo Salvatore questo aspetto è stato l’ultimo dei suoi problemi. Conosco fin troppo bene la sua idea di sessualità per essere certa che l’ultima volta in cui abbia fatto sesso potrebbe essere stata proprio stamattina prima di partire per venire qui con una qualsiasi ragazza conosciuta al locale la sera prima.

Un senso di nausea mi assale quando mio accorgo che la sua risposta tarda ad arrivare.

Apro la serratura, esco dal bagno e afferro la maglia che avevo lasciato per terra ai piedi del bancone.

Non lo degno di uno sguardo finché le sue mani non mi afferrano alle spalle facendomi voltare verso di lui.

<< Non fare così. Adesso sono qui con te. Sono venuto a riprenderti>>, mi sussurra avvicinando le labbra al mio collo e riprendendo a stuzzicarmi con lievi morsi.

Non devo farmi imbambolare di nuovo. Conosco fin troppo bene il suo gioco, vuole distrarmi dal discorso.

Spingo forte contro il suo torace per staccarmi da lui.

Indosso la maglia sperando che il mettere una barriera di tessuto tra noi possa in qualche modo rendermi meno vulnerabile.

<< Quello che è successo poco fa è stato solo un attimo di debolezza. Tutto ciò che è accaduto tra noi non può essere cancellato con il sesso>>, rispondo secca.

Mi appoggio contro il bancone pronta a subire il suo lavaggio del cervello. Perché so che sarà così. Inizierà a blaterare con il suo fare fascinoso finché non mi farà dire ciò che vorrà.

<<Il passato è passato Lulù. Quel che conta è che adesso sono qui a chiederti di tornare con me, nella nostra casa, nel nostro negozio>>. L’aria e il tono supplichevole da cane bastonato non si addicono alla faccia da schiaffi che sto guardando in questo momento.

<< Questa è bella. Nostra casa, nostro negozio?>>, ribatto alzando gli occhi al cielo. << Vuoi che ti ricordi l’ultima frase che mi hai detto appena prima che me ne andassi?>>.

L’espressione fredda e impassibile sul suo volto mi fanno capire che sa benissimo a cosa mi stia riferendo.

<< Mi hai detto che non valevo niente. Che se fossi uscita dalla tua vita e dal tuo lavoro non sarei mai stata in grado di costruirmi nulla>>.

Il sapore salato e amaro delle lacrime raggiungono le mie labbra. Provo solo tanta rabbia in questo momento. Una rabbia che ha rischiato veramente di distruggermi.

<< Ero solo molto arrabbiato e confuso, non pensavo veramente quel che ho detto. Perdonami ti prego>>.

Il cercare di giustificare parole così dure e offensive non fa altro che farmi infuriare ancora di più e la sua richiesta di perdono al momento mi sembra solamente una vera ipocrisia.

<< Non riesco a farlo così facilmente>> sussurro a bassa voce come a non volermi far sentire da lui.

<<Lo capisco. Ma adesso che ti ho ritrovato stai certa che farò di tutto per riaverti vicino a me, non ho fretta>>, mormora a sua volta avvicinandomi e accarezzandomi le gambe penzoloni.

<< Ho del lavoro da fare, sarà meglio che tu vada>>, dico appoggiando le mie mani sulle sue per fermare quel contatto.

<< Tornerò ogni domenica finché non riuscirò a portarti via da qui>>.

Lo fisso negli occhi. So che quel che dice è vero.

<< Io non voglio andare via da qui>>, rispondo forse con un tono non troppo sicuro vista l’importanza della mia affermazione.

<< Vedremo! Ci vediamo settimana prossima comunque>>.

Resto immobile mentre le sue labbra calde si poggiamo sulla mia guancia e mi stampa un delicato bacio all’angolo della bocca.

Non dico nulla e lo osservo dirigersi verso la porta.

<< Ciao nanerottola>>. E così dicendo lo guardo andarsene sorridente allo stesso modo di come era arrivato.

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<< Mi racconterai tutto stasera a casa perché adesso sono troppo incazzata per stare ad ascoltarti>>.

Dal tono adirato di Marta capisco che è davvero meglio lasciar perdere e far calmare le acque.

Sono restata qualche minuto in laboratorio dopo che Salvatore se n’è andato e ho ripensato a quanto è successo. Sono stata una stupida… stupida!!!!

Ho permesso che la mia dignità si sgretolasse in un attimo, e per cosa? Per un orgasmo?

Maledizione!

Prendo la borsa da sotto il bancone e scappo via dal negozio. Non riuscirei a sopportare altre occhiatacce e rimproveri da mia cugina.

Sono delusa da me stessa perché so benissimo di aver deluso le persone che mi sono state vicine in questo ultimo periodo. E non persone qualsiasi, la mia famiglia….

La zia e Marta mi hanno aiutato a raccogliere tutti i pezzi della mia vita e a rimetterli assieme ed io in una mattina sono riuscita a ridistruggerli tutti.

Dopo la morte dei miei genitori mi sono buttata a capofitto nello studio per realizzare il mio più grande desiderio, diventare una pasticcera affermata.

Durante il periodo di stage proposto dalla scuola di specializzazione che frequentavo, ho conosciuto Salva, il titolare di una delle più rinomate pasticcerie di Torino. L’ho visto subito come un eroe, giovane, bello, di successo.

Aveva tutte le caratteristiche che avrei tanto desiderato per me stessa.

Ero incredula la sera in cui mi ha invitato a cena con la scusa di propormi un contratto di apprendistato.

Non è stata però la solita cena cordiale di lavoro. Ha sfoggiato da subito le sue doti di dongiovanni. Carezze alle braccia, sguardi languidi, frasi carice di doppio senso. Non ho saputo resistere e così senza nemmeno aver finito la cena siamo finiti a casa sua. E dal giorno dopo sono diventata la capo pasticcera del suo laboratorio.

Da quel momento non mi sono mai risparmiata pensando che per una volta la vita mi stesse finalmente sorridendo. Avevo il lavoro che tanto desideravo, l’uomo più bello del mondo e l’idea di poter costruire una famiglia assieme a lui dopo che mi aveva proposto di andare a vivere a casa sua.

Quello che non potevo immaginare era però che tutto quello che avevo alla fine era solo un’illusione.

Dovevo per forza telefonare al ristorante che ci avevano ordinato la torta nuziale quel maledetto giorno. Il mio telefono era scarico e senza pensarci avevo preso dal bancone quello di Salvatore.

Ho ancora davanti agli occhi il messaggio che lampeggiava sul display.

Da Claudia: “Ciao amore. Oggi pomeriggio vado a scegliere il vestito. Sono emozionatissima. Ti dico solo che lo prenderò sexy come piace a te. Ho voglia di vederti. Ti chiamo stasera”.

Al momento non avevo capito bene a cosa si stesse riferendo questa Claudia, poi incuriosita avevo fatto scorrere la lista dei messaggi e avevo scoperto tutto. Claudia era la sua fidanzata, anzi, la donna con cui si sarebbe sposato da lì a pochi mesi in Sicilia.

Il mondo mi era crollato addosso.

Avevo fatto una scenata in negozio, ero scappata a casa e fatto i bagagli.

Salvatore mi aveva seguito e avevamo litigato rabbiosamente accusandoci anche di cose senza senso.

La conclusione però era una sola, lui aveva un’altra donna e stava organizzando il matrimonio. Su questo non aveva scuse da inventare, era un dato di fatto, non poteva negarlo.

E alla mia domanda: scegli me o lei non aveva risposto.

Troppo furiosa per il fatto che avesse preferito un’altra donna, avevo preso le valige ed ero scappata nell’unico posto in cui potevo trovare ancora qualcuno di famigliare ad accogliermi. La casa della mia unica zia.

Lei, vedova ormai da anni, mi ha accolto come la sua seconda figlia, e Marta ha saputo starmi vicino come una vera sorella. Mi ha asciugato le lacrime nei momenti di tristezza, mi ha donato un sorriso con i suoi modi da grande donna vissuta, anche se alla fine è sempre e solo una splendida ragazza di trent’anni.

Quando poi siamo andate dal notaio per la cessione a nostro nome del negozio ho capito veramente di aver trovato finalmente il mio posto. Come un uccellino che dopo tanto migrare ritorna sull’albero in cui è nato a fare il nido.

Questo paese oramai è la mia casa. Questo negozio è la mia vita.

Le parole di Salvatore però mi risuonano nella mente incuranti dei miei pensieri razionali. “Tornerò finché non riuscirò a portarti via”.

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FINE CAPITOLO 7

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3 commenti

  1. Jey

    Grazie mille Paola!!!!
    Chiedo anche scusa perché ogni tanto mi accorgo di errori grammaticali che non ho visto durante la rilettura del racconto….vi prego di perdonarmi…..
    Un bacione a tutte! >3