Racconto Inedito: “Stella Gemella” capitolo 6

 

 

Il nuovo racconto erotico e inedito a puntate scritto in esclusiva da Jey per 50 Sfumature Italia.

La pubblicazione di ogni capitolo avverrà di lunedì.

Buona lettura!

 

 

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CAPITOLO 6

 

Controllo nuovamente la borsa appoggiata sul banco. Dovrebbe esserci tutto, tramezzini, pizzette, dolcetti alla crema e una bottiglia di spumante con due bicchieri.

Ho deciso di fare una sorpresa a Roberto. Quale scusa più semplice per vederlo e scusarmi per essere scappata ieri sera se non quella di portargli il pranzo?

Chiudo il negozio e mi avvio verso la sede del parco.

Il sole caldo di mezzogiorno riverbera sulla mia pelle chiara. Devo sbrigarmi o il vino si scalderà troppo e sarà imbevibile.

Il cancellino pedonale è aperto quindi non devo nemmeno suonare il citofono. Le piante di lavanda sono completamente fiorite lungo il vialetto d’ingresso ciottolato ed emanano un’inebriante profumo di pulito.

Apro la porta e la frescura della stanza che contrasta con la mia pelle accaldata dal sole mi fa rabbrividire.

Non sento nessuna voce ad accogliermi, mi giro verso il bancone e mi accorgo che non c’è nessuna ragazza seduta ad attendere.

Mi fermo un attimo sulla porta aspettando che arrivi qualcuno ma non vedo anima viva nei paraggi.

Sento però delle voci provenire dallo studio di Roberto, mi avvicino e mi metto accanto al divanetto dove l’avevo aspettato la volta precedente.

Le voci che giungono dall’interno adesso mi risultano più nitide. Riconosco subito quella femminile “dell’innominata”.

La porta è leggermente aperta, mi avvicino facendo attenzione a non farmi vedere. La ragazza è seduta sulla scrivania proprio davanti a Roberto che si trova invece sulla sedia. Stanno ridendo.

Noto nuovamente la grande complicità che c’è tra queste due persone.

Non posso fare a meno di tendere l’orecchio ed ascoltare. E lei che come ogni donna detiene il monopolio della conversazione.

<< Mi ha chiamato mia mamma ieri sera, mi ha chiesto se torno a Vercelli per il fine settimana>>.

Dall’espressione di Roberto non riesco ad intuire il suo interesse per la cosa.

<< Penso che dovresti andare, è pur sempre tua madre>>, risponde serio.

<< Invece non penso di andarci, lo sai che non mi interessa vederla>>, ribatte lei ora più seccata.

<< Decidi tu, sei grande abbastanza>>.

Per alcuni secondi nessuno dei due proferisce più parola. L’atmosfera ridente di poco prima sembra essere svanita.

<< Se mi accompagni magari ci vado>>, riprende lei scendendo dal tavolo e avvicinandosi alle spalle di Roberto che invece resta immobile sulla sedia.

<< Io non centro più niente, è una cosa solo tra voi due>>. Il suo viso sembra rabbuiarsi.

<< Allora non ci vado>>, risponde la ragazza con noncuranza, spostandosi adesso a sedere sulle sue gambe.

Osservo Roberto che dolcemente inizia ad accarezzargli i capelli e le scosta un ciuffo della frangia dietro all’orecchio.

In questo momento lei mi sembra ancora più giovane. Avevo già notato la differenza di età tra i due ma accoccolata tra le sue braccia sembra una bambina.

Una morsa di nervosismo mi attanaglia lo stomaco. Lo sapevo che il loro comportamento era strano. Sono troppo complici, troppo uniti.

<< Come vuoi >> risponde lui. << Ti va di preparare un buon piatto di pasta? Ho una fame da lupi>>, continua posandole un leggero bacio sui capelli.

<< Non ti porta il pranzo la tua amichetta oggi?>>.

Roberto scoppia a ridere. << Questa è bella, amichetta…. Ma smettila>>, la prende in giro.

<< Dai, non dirmi che non ci stai provando anche con lei>>, ribatte la ragazza alzandosi di scatto e appoggiando le mani sui fianchi con aria da saputella.

<< Tesoro, lo sai che sono troppo figo. Non è colpa mia se tutte si innamorano di me. Comunque non è il mio tipo, sono molto esigente in fatto di donne>>, la imita alzandosi e mettendosi davanti nella stessa posizione.

<< Il solito spocchioso>>, commenta lei avvicinandosi e stringendolo in un forte abbraccio. << Comunque è vero, sei un figo da paura>>. Gli posa un bacio sulla guancia.

Amichetta? Sarei io l’amichetta?

Non posso sentire altro. Le mie orecchie e i miei occhi hanno dovuto già sopportare fin troppo in un lasso di tempo così breve.

Il mio presentimento allora era vero. Non sono il suo tipo, lui è molto esigente….

Si è comportato gentilmente con me per compassione? Anzi forse ne ha solo approfittato per pranzare e cenare gratuitamente? Sono talmente infuriata ed offesa da non riuscire nemmeno a ragionare.

Butto la borsa con il pranzo che avevo preparato sul divanetto a fianco e corro fuori dallo stabile.

Altro che buoni propositi, altro che vivere la vita con ottimismo. Li trovo tutti io gli stronzi arroganti?

Anche stavolta mi sono lasciata abbindolare dalle gentilezze e ho scambiato l’affabilità per interesse nei miei confronti. Per fortuna però mi sono accorta in tempo. Altrimenti oltre a fare la figura della stupida illusa agli occhi di Roberto avrei preso un’altra bella cantonata.

Mi allontano velocemente dal parco senza mai voltarmi.

Almeno dopo oggi potrò ritornare ad essere la Lucrezia razionale di sempre.

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<< Lù, è passato Roberto, mi ha detto di dirti di chiamarlo appena puoi per aggiornarlo sul rinfresco>>.

Marta è appoggiata al banco in acciaio del laboratorio intenta a sgranocchiare i biscotti con le nocciole che ho appena sfornato. Non presto molto attenzione a quanto mi dice o per lo meno faccio finta di non dare importanza.

<< Chiamalo tu e digli di non preoccuparsi che per il buffet è tutto apposto>>, rispondo con aria indifferente mentre continuo a glassare i dolcetti davanti a me.

Non ho nessuna intenzione di chiamarlo né di perdere tempo per i suoi eventi. Devo preparare il rinfresco e lo farò ma questo non vuol dire che sia necessario informarlo di tutte le decisioni in merito. E poi, sul contratto non è scritto che è necessaria una collaborazione organizzativa tra la pasticceria e il parco, ma solo che la pasticceria è responsabile del servizio ristoro per le manifestazioni organizzate alla sede. Ho letto più volte ieri sera quanto stipulato ed è scritto tutto nero su bianco: “La Pasticceria Dimora del Dolce sarà tenuta ad occuparsi dell’approvvigionamento e del servizio di ristoro in occasione di qualsiasi evento tenuto nella sede del parco” … punto e basta….

Lo sguardo meravigliato di Marta non si fa attendere. << Non capisco perché tu sia diventata così indisponente nei confronti di questo lavoro>>, mi chiede con aria interrogativa.

Non rispondo, facendo finta di non prestare interesse a quanto mi stia dicendo.

<< Lù, ma ci sei? Si può sapere perché sei così ostile verso Roberto? È un ragazzo tanto carino e gentile, io proprio non capisco>>, continua chinandosi verso il tavolo in modo da farsi sentire meglio e magari intravedere una mia reazione.

<< Non ho niente con nessuno>>, ribatto seccata lanciando con disprezzo il pennello sul tavolo.

<< So fare il mio lavoro e non ho bisogno che nessuno mi controlli. Non preoccupatevi che per quella sera sarà tutto pronto e perfetto>>.

Mi lascio andare pesantemente poggiando i palmi sul tavolo. La glassa schizzata ha creato piccoli disegni astratti sul piano d’acciaio.

<< Capisco il tuo malumore in questi giorni, ma non devi prendertela tanto, soprattutto per un uomo>>.

Alzo gli occhi e fisso il viso di mia cugina che mi sta guardando con aria compassionevole.

Cosa ne sa lei di cosa provo io? E poi, cosa ne sa lei di Roberto?

Non posso crederci, quel verme ha avuto il coraggio di parlare di me a Marta.

<< E perché me la dovrei prendere?>> rispondo con aria sprezzante, << non so cosa ti abbia raccontato ma ti assicuro che mai e poi mai mi farei abbindolare da una persona così>.

Vedo un lampo di curiosità sfrecciare nello sguardo di mia cugina. Tranquillamente poggia i gomiti davanti a me e un sorrisino compare sul suo perfetto visino ovale.

<< Non stai parlando della visita di Salvatore vero?>> mi chiede divertita.

Merda….

Cerco di nascondere la mia espressione di disappunto girandomi verso il lavello. Afferro la spugna e con tutta calma la sciacquo e la insapono per bene. Mi serve qualche secondo per accampare una spiegazione logica e un tantino credibile per uscire indenne dalle fauci curiose in cui mi sono cacciata.

<< Non vorrei sbagliarmi ma secondo me la causa di tutto questo turbamento ha un nome ben preciso>>.

Non ho mai odiato così tanto la vocina stizzosa di Marta come in questo momento. Prendo un bel respiro e mi giro verso di lei.

<< Hai ragione>>, sbotto iniziando a strofinare il piano per ripulirlo dalla glassa. << È solo che sono abituata a lavorare da sola ed una persona così puntigliosa che continua ad assillarmi mi manda su tutte le furie>>.

Spero che Marta si beva il disagio lavorativo e non insista sull’argomento.

<< Per quanto riguarda Salvatore, ammetto di essere irritata per la sua visita, ma se questo mi permetterà di chiudere una volta per sempre con lui e con il passato allora ben venga>>. Cerco di mantenere il tono più convinto e la voce più ferma possibile in modo da dare un’impronta di sicurezza a tutto ciò che sto argomentando.

Lo sguardo di Marta non abbandona il mio viso ma capisco che le mie parole hanno colpito nel segno.

In un attimo le sue braccia sono attorno al mio collo.

<< Vedi che quando vuoi sai essere forte e determinata?>> mi dice stringendomi forte. << Comunque sai che io ci sono e se c’è bisogno di dare un calcio nelle palle a qualcuno chiamami pure. Ero la prima nel corso di autodifesa>>.

Abbozzo un sorriso e mi lascio abbracciare da questa pazza ragazza che tanto amo e tanto odio.

<< Domani comunque starò tutto il giorno qui con te così almeno potrò controllare di persona quel viscido arrogante>>.

Alla parola domani un piccolo brivido lungo la schiena mi fa ricordare che in questi giorni ho pensato a tutto tranne che all’incontro con Salvatore.

Non che aspetti con ansia il momento, anzi preferirei non dover rivangare nuovamente il passato ma devo ammettere che sono veramente stranita da un comportamento simile da parte sua.

L’uomo tanto sicuro di sé che non deve mai chiedere nulla a nessuno che si scomoda a spostarsi dal suo sfavillante negozio per raggiungere una povera ragazza come me in un paesino sperduto sui monti proprio mi spiazza, considerando anche il fatto che non penso ci sia molto da chiarire dopo un anno senza nessun contatto né da parte mia che da parte sua.

<< Non ti preoccupare>>, dico con tono veramente convinto, << sarà un incontro molto breve. Non capisco perché si scomodi tanto visto che non abbiamo più molto da dirci>>.

Dall’espressione di Marta capisco che la sua idea in merito non è la stessa.

<< Ad essere in te io non sarei così tranquilla>>, mi confida guardandomi dritto negli occhi. << Un tipo come lui non si scomoda per niente>>.

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<< Lù, puoi venire di qui per favore?>>. Le urla di Marta mi fanno sobbalzare.

Il cuore inizia a battermi forte nel petto. Ci siamo, deve essere arrivato Salvatore.

Corro in bagno a controllarmi allo specchio. Raccolgo i capelli e li fermo con un mollettone. Do una controllata al trucco e sono abbastanza soddisfatta di quello che vedo.

Rispetto all’anno scorso, è vero, ho preso qualche chilo, ma sinceramente non me ne preoccupo molto, anzi quando guardo la piega tra i seni in bella vista dallo scollo della magliettina di cotone sono contenta delle mie nuove forme. Non sono sicuramente lo stereotipo della ragazza filiforme che tanto attrae Salvatore ma rispetto ad un anno fa quando facevo di tutto per piacergli ed essere alla sua altezza adesso sono molto più sicura di me stessa.

Butto il grembiule sullo sgabello e con un bel respiro entro nel negozio.

Marta è indaffarata a servire un cliente. Con una rapida occhiata perlustro tutto lo spazio che mi circonda alla ricerca dell’imponente bellezza di Salvatore ma non noto nessuna persona che la rappresenti. Mi ritrovo invece a soffermare lo sguardo sui meravigliosi occhi che mi stanno fissando dal tavolino vicino all’ingresso.

La bocca di Roberto si piega in un mezzo sorriso, mi fa cenno di raggiungerlo. Mi avvicino al tavolo e mi fermo con le braccia conserte proprio di fronte a lui che non accenna ad abbassare lo sguardo.

<< Pensavo di dover mandare una richiesta di incontro in carta bollata per poterti parlare>>, mi dice con tono beffardo lasciandosi andare contro lo schienale della poltroncina.

<< Non penso abbiamo niente di così importante da dirci>>, rispondo con una scrollata di spalle. << Adesso scusami ma ho da fare>>, cerco di concludere voltandomi verso Marta che ci sta osservando incuriosita.

<< Puoi sederti almeno un attimo?>>.

Lo guardo non capendo perché insista tanto a volermi parlare.

<< Ok, dimmi pure>>, dico scocciata sedendomi sulla sedia proprio di fronte alla sua.

<< Si può sapere perché ti comporti così nei miei confronti? Sembra che tu mi voglia evitare in tutti i modi>>. La voce calma e roca di Roberto sembra contrastare col nervosismo che traspare dal suo tamburellare con le dita sul tavolo.

Con una scrollata di spalle cerco di rispondere senza dover parlare. Fingo la più totale indifferenza alla sua domanda.

<< Non mi sembrava fossimo stati così male durante la nostra cena>>, continua senza mai abbandonare con gli occhi il mio viso, forse cercando di leggere qualcosa in più nella mia espressione che invece mi sforzo di mantenere la più distaccata possibile.

<< Hai ragione, non siamo stati male>>, rispondo tranquillamente, << ma il fatto che sono venuta a cena a casa tua non significa che dobbiamo per forza essere amici>>.

Noto lo sguardo di Roberto farsi più serio. Dalla posizione rigida della schiena e dal modo in cui muove nervosamente le mani capisco che la mia risposta non gli è piaciuta. Per un uomo così puntiglioso e abituato ad avere il controllo di tutta la situazione non deve essere semplice sentirsi dire l’esatto contrario di quello che lui stesso sta affermando con sicurezza.

<< Se non ti interessava la mia amicizia non mi avresti nemmeno portato il pranzo il giorno dopo>> mi incalza cercando di farmi dire qualcosa che invece non dirò mai e poi mai. << Non capisco nemmeno perché tu lo abbia lasciato sul divanetto senza dir nulla, mi avrebbe fatto molto piacere pranzare con te>>, continua spostandosi con il busto verso la mia sedia e fissandomi intensamente negli occhi come a cercare di leggere nella mia mente quello che sto veramente pensando.

Scoppio in una risata e al suo stesso modo lo fisso negli occhi. << Ti ho portato il pranzo per gentilezza. Visto che dovremo lavorare insieme mi sembrava corretto avere un rapporto di cortesia, ma questo, te lo ripeto, non vuol dire che dobbiamo per forza essere amici>>.

Se vuole farmi innervosire ci sta riuscendo benissimo e questo non fa altro che aggiungere rabbia alla delusione che ho provato sentendolo parlare di me con “l’innominata”.

<< Strano>>, risponde lui aggrottando le sopracciglia come in segno di sorpresa, << mi sembrava che ci fosse qualcosa in più che cortesia quella sera>>.

Adesso sono io che resto stranita dalle sue parole. Cosa vuol dire esattamente con “qualcosa di più?”.

In un attimo rifletto su tutte le sue affermazioni su di me e le ragazze in generale e il rancore che ho covato da quel giorno sfocia in un disprezzo che non ricordavo il tempo di provare.

Mi alzo di scatto dalla sedia e appoggiando i palmi sul tavolino mi sposto verso di lui che mi sta guardando soddisfatto.

<< Perché, cosa c’è tra noi?>>, gli urlo contro. << A me non interessa nulla di essere la tua amichetta, e poi come hai detto tu, io non sono neanche il tuo tipo, quindi cosa continui a rompermi le palle?>>.

Lo sguardo di Roberto non lascia il mio viso rosso di rabbia. Chiude leggermente gli occhi come se stesse cercando di dare una spiegazione al mio comportamento.

<< Non so cosa tu abbia sentito, ma non è quello che pensi>>. La sua voce è sempre calma ma il suo sguardo è furente. << Forse sarebbe meglio continuare questa discussione in un altro posto>>, conclude guardando alle mie spalle, prendendo in mano il bicchiere davanti a lui e bevendo un sorso di succo d’arancia.

Seguo il suo sguardo dietro alla mia schiena e vedo Marta che ci sta osservando con aria interrogativa assieme ad altri clienti seduti al bancone. Cerco di riprendere un’aria contenuta e mi risiedo.

<< Io invece penso che sia tutto molto chiaro>>, ribatto con voce più tranquilla. << Visto che dovremo lavorare assieme sarà meglio comunque mantenere un rapporto civile e cordiale>>.

I nostri occhi non si lasciano per un attimo. Ci stiamo sfidando ma non riesco a capire per cosa.

In effetti so benissimo dentro di me la mia di motivazione, il bisogno di proteggermi per non farmi spezzare nuovamente. Non capisco invece il perché lui si debba comportare in questo modo, cosa vuole da me?

Il rombo di un potente motore cattura la mia attenzione.

Guardo fuori dalla vetrata e noto una macchina nera sportiva parcheggiare proprio di fronte al negozio.

Mi giro verso Roberto e vedo che anche lui sta osservando la vettura.

Il cuore inizia a scoppiarmi nel petto. Non posso sapere chi ci sia a bordo ma ne ho una vaga idea.

Macchina nuova, sportiva, potente e costosa in un paesino sperduto come questo possono essere sinonimo di una sola persona: Salvatore.

Come attratta da una forza innaturale sposto la sedia e mi giro praticamente con tutto il corpo verso la vetrata.

Trattengo il respiro quando la portiera si apre e ne scende l’uomo per me più bello del mondo.

I pantaloni stretti blu gli fasciano le gambe affusolate mentre la polo bianca aderente lascia intravedere il torace e le spalle muscolose che tanto adoravo accarezzare.

Come lo vedo togliersi gli occhiali da sole e spostarli sulla testa le mie mani iniziano a tremare. Quante volte in questi mesi ho sognato i suoi occhi adoranti che mi cercavano in casa, quante volte ho sognato il suono della sua voce che mi chiamava in negozio. Rivederlo a pochi passi da me mi provoca un dolore talmente forte da non riuscire quasi a respirare. Le lacrime iniziano a punzecchiarmi gli occhi e un nodo mi stringe la gola quasi a voler soffocare ogni mio respiro.

Non riesco a muovermi mentre lo osservo avanzare verso il negozio ed entrare con passo deciso.

Resto girata di schiena.

Ero pronta a quello che la mia mente avrebbe provato ed ero riuscita a preparami razionalmente a questo, ma non avevo previsto la reazione del mio corpo alla sua presenza.

Posso comandare la mia testa ma non il mio fisico, e lui lo sa bene.

Ha sempre giocato sull’attrazione carnale che provavo e provo tuttora nei suoi confronti. È per questo che ha deciso di venire di persona, adesso finalmente ho capito il suo gioco. Sono scappata per riuscire a stargli lontano ed ora invece è venuto lui da me.

Chiudo gli occhi quando il suono caldo e sicuro della sua voce mi raggiunge. << Ciao nanerottola>>.

Cerco di ricacciare indietro le lacrime e resto immobile sulla sedia. So benissimo che nello stesso istante in cui mi girerò e incontrerò il suo sguardo mi perderò nuovamente in lui.

<< Ciao Salva>>, sussurro piano sempre girandogli la schiena.

Volto leggermente lo sguardo e vedo la faccia stupita di Roberto. Ha notato sicuramente il mio cambiamento di comportamento. I suoi occhi indagano sul mio viso e poi su quello di Salvatore.

Devo fare qualcosa, devo trovare un modo per togliermi da questa situazione di disagio.

Prendo un forte respiro e mi giro.

Anche se la sua espressione è quella strafottente di sempre il volto di Salvatore è teso. Capisco il suo nervosismo dal sudore che gli imperla leggermente la fronte.

In un attimo le sue braccia forti mi sollevano di peso dalla sedia e le sue labbra sono vicino alle mie. << Mi sei mancata tantissimo Lulù>>.

Resto un secondo inebetita ma fortunatamente il mio istinto è più veloce della mia mente e sposto rapidamente il viso di lato in modo da non aver nessun contatto con la sua bocca.

Cerco di allontanarlo un po’ da me ma le sue braccia sono più forti e capisco che non intende mollare la presa.

<< Ti prego lasciami>>, dico divincolandomi da lui.

<< Non ti lascerò andare finché non avrai ascoltato tutto quello che ho da dirti>>, mi sibila dolcemente all’orecchio.

La sua voce roca e il fiato caldo sul collo mi stanno facendo impazzire.

<< Ti ascolto, però adesso lasciami andare>> dico cercando di mantenere un tono fermo e sicuro. Non abbastanza deciso però da convincerlo a mollare la presa.

<< Lasciala andare>>. La voce di Roberto alle mie spalle giunge in mio soccorso.

Seguo lo sguardo di Salvatore spostarsi dal mio viso per capire da chi sia arrivata questa strana richiesta.

<< Scusi?>>. Un sorriso beffardo si stampa sul suo volto.

Non è il tipo di persona che ammette interferenze sulla sua strada. Sono gli altri che solitamente capiscono quando è il momento di farsi da parte per non offuscarlo.

 

 

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FINE CAPITOLO 6

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1 commento

  1. angy

    Wow… hai capito un po’ Lucrezia! Un Salvatore pentito e un Roberto geloso ci piace!