Racconto Inedito: “Stella Gemella” capitolo 5

 

Il nuovo racconto erotico e inedito a puntate scritto in esclusiva da Jey per 50 Sfumature Italia.

La pubblicazione di ogni capitolo avverrà di lunedì.

Buona lettura!

 

 

fxizljtr

CAPITOLO 5

 

 

<< Lù, io vado. Ci vediamo dopo in negozio>>.

Ho la bocca piena di dentifricio, non riesco a rispondere.

Questa mattina mi sono svegliata con una ventata di ottimismo in corpo. Devo ammettere che la notte mi ha portato davvero consiglio.

Se Salvatore vuole parlarmi non ci sono problemi. Sono una persona educata quindi lo incontrerò e ascolterò cosa ha da dirmi. Poi lo ringrazierò per la visita e lo saluterò una volta per sempre. Semplice!

Adesso però devo sbrigarmi, sono già le sette e mezza e sono ancora a casa. Mi pulisco la bocca e mi sorrido allo specchio.

Dai Lù, forza e coraggio….

È una bellissima giornata di sole e solo le pozzanghere ancora presenti ai lati della strada ricordano l’acquazzone di ieri.

In paese si iniziano già a vedere i primi turisti che preannunciano l’imminente arrivo della stagione estiva. Qui in estate tutto si trasforma, si evolve. Da piccolo e sperduto borgo montano si passa ad affollato e ridente paese ricco di feste e iniziative. Una metamorfosi che dura giusto il paio di mesi dedicati alle vacanze ma che porta una ventata di vitalità a tutta la gente che ci abita.

Apro la serranda e sistemo le sedie dei tavolini prossimi all’entrata. Mi infilo dietro al bancone ed inizio a sistemare le stoviglie.

Non ho ancora pensato nemmeno al buffet per la serata al parco e sinceramente adesso i tempi si sono fatti un po’ ristretti. Oggi sarà meglio che mi dedichi a quello altrimenti rischio di non riuscire a preparare tutto ciò che ho in mente.

Roberto può mettermi a disagio sul piano personale, ma su quello professionale non posso permettere a nessuno di interferire. Mi reputo una professionista e come ciò devo comportarmi. Dovrà essere una serata perfetta.

Mi preparo un caffè ed inizio a stilare la lista delle ordinazioni da fare ai vari fornitori.

Poco dopo il campanello della porta d’ingresso inizia a suonare.

Alzo lo sguardo e vedo Mattia, il figlio del fiorista avanzare con un piccolo bouquet di fiori di campo.

<< Ciao Lucrezia, devo farti una consegna>>, mi dice sorridendo.

Non ci posso credere. Va bene la lettera, va bene la visita ma non vorrà angosciarmi con una sfilza di regali e sorprese per giorni adesso. Il mio umore cambia di colpo. Non mi ricordavo come Salvatore sappia essere ossessivo e testardo fino allo sfinimento.

Afferro il mazzo di fiori e lo poggio sul bancone. << Grazie Mattia>> rispondo scocciata.

Lo so bene che lui non ha nessuna colpa e sta solo facendo il suo lavoro, ma non riesco ad essere gentile in questo momento. Lo guardo uscire e mi rimetto a compilare la lista. Cerco di concentrarmi ma non ci riesco più.

Afferro i fiori e li caccio con rabbia nel cestino della spazzatura. Maledizione a lui!

E poi… loro non ne hanno colpa, sono così belli. Li ritolgo dal cestino cercando di sistemare alla meglio le foglie spiegazzate. Mi accorgo di un bigliettino attaccato al tulle che li circonda.

Incuriosita apro il piccolo biglietto rosa e resto senza parole.

“Il pranzo era delizioso. Se ti va di preparare anche una cena per due stasera ti aspetto”.

Il cuore mi sta scoppiando nel petto, le mani mi tremano.

Mi siedo sullo sgabello e leggo e rileggo il biglietto per paura di aver le allucinazioni. Cosa faccio adesso?

Ovviamente non ci penso nemmeno ad andare a cena al parco. Per chi mi ha preso, per la sua cuoca personale?

Certo che però non posso lasciarmi sfuggire un invito del genere. Maledizione, sono una donna….

Magari lo farà anche solo per la cena ma sapere che Roberto apprezza la mia cucina mi fa sentire euforica e potente. Se non altro riuscirò a prenderlo per la gola.

Mi precipito in laboratorio ed inizio a preparare una golosa torta salata. Ovviamente ho già in mente il menù per conquistarlo. Torta salata, pizzette, insalata di riso fredda e tanti dolcetti alla crema pasticcera, la sua preferita.

————————————————————………………………………………………………..—————————————–

Non riesco a crederci. Sono davvero davanti al cancello del parco.

Ho avuto mille e mille ripensamenti durante la giornata ma alla fine la curiosità e la voglia di incontrare Roberto ha avuto la meglio sulla mia razionalità.

Scendo dalla macchina, afferro la borsa che contiene la cena e mi incammino verso il cancellino d’ingresso. Lo trovo già aperto.

Entro e mi avvio verso il vialetto che porta all’entrata dello stabile principale.

<< Ciao Lucrezia>>.

Sobbalzo dallo spavento e mi giro velocemente verso la direzione da cui giunge la voce. Roberto è seduto su una panchina proprio a lato del vialetto.

<< Mi hai fatto spaventare>> lo rimprovero con un filo di voce.

Si mette a ridere. Lo vedo alzarsi e venire nella mia direzione. È sempre più bello ogni volta che lo vedo…

Afferra la borsa che ho tra le mani e si incammina verso il retro dello stabile. Lo seguo senza dire nulla.

Entriamo da una porta laterale a vetri e saliamo delle scale in legno. Non riesco a staccare gli occhi dalla sua schiena e soprattutto dal suo fondoschiena… potrei seguirlo all’infinito…

Arrivati in cima alla seconda rampa di scale, Roberto si ferma davanti ad una porta. Lo raggiungo e mi fermo accanto a lui.

<< Ci sarà un po’ di casino, non sono ancora riuscito a sistemare tutta la roba del trasloco>>, mi dice con aria di scuse.

In questo momento l’ultima cosa che potrei notare sono gli scatoloni per casa. Perché è qui che mi ha portato, giusto? A casa sua….

Non so perché ma avevo immaginato di portare la cena come ieri nel suo studio e magari mangiare qualcosa alla scrivania. Mai e poi mai avrei immaginato che mi avrebbe fatto salire nel suo appartamento. Sono paralizzata dall’agitazione. Mi sento una ragazzina al suo primo appuntamento.

Roberto apre la porta e mi fa cenno di entrare.

Resto ferma nella mia posizione con le mani incrociate al petto come a dovermi difendere. So benissimo che anche se sarà solo una semplice cena tra conoscenti per il mio cuore e la mia mente non sarà così. Quest’uomo mi ha stregato dal primo momento in cui l’ho visto e sono sicura che non riuscirò a togliermelo dalla testa facilmente.

<< Guarda che non ti mangio>> mi rassicura prendendomi per mano e accompagnandomi all’interno della stanza.

Come la sera in cui ci siamo presentati all’inaugurazione del parco il contatto tra la sua mano e la mia fa incendiare la mia pelle. La sua stretta è forte, sicura.

L’appartamento è magnifico. Ci troviamo praticamente nella mansarda dello stabile principale e le travi in legno a vista del tetto si stagliano in tutta la loro maestosità dal punto centrale più alto fino ai lati praticamente ad altezza uomo avvolgendo come grandi mani tutto l’ambiente in un senso di calore e sicurezza.

Non ci sono finestre ma alcuni grandi lucernai che si aprono direttamente sul cielo. Alzo gli occhi e fisso le stelle al di là del vetro. Come se fosse la cosa più naturale in questo momento chiudo gli occhi ed esprimo un desiderio alla principessa della stella.

<< Cosa stai facendo?>> mi chiede Roberto.

Sorrido mentre riaprendoli lo vedo osservami incuriosito.

<< Stavo esprimendo un desiderio alla principessa della stella>> dico semplicemente.

Scoppia in una sonante risata. << Ne conosco tante di principesse, ma questa non l’avevo mai sentita>>.

Lo osservo mentre con la più totale naturalezza e tranquillità toglie i vari vassoietti dalla borsa e li dispone in maniera ordinata sul grande tavolo bianco davanti alla cucina in muratura che occupa tutta la parete di fronte all’entrata.

Mi guardo un po’ attorno e resto veramente colpita dalla semplicità e dalla luminosità di questa stanza. Oltre alla cucina e al tavolo è posizionato sulla parete a fianco un grande divano sempre di color bianco. Sul pavimento tappeti morbidi e candidi ricoprono i listoni di legno dello stesso colore di quelli utilizzati per il tetto.

<< È molto bello qui>>, dico veramente affascinata da ciò che vedo.

Roberto si gira e mi si avvicina. La sua mano mi sfiora delicatamente una guancia.

<< Anche a me piace molto. Mi sono sentito subito a casa dalla prima volta in cui ci sono entrato>>.

I suoi occhi non si staccano dal mio viso e questo mi crea un enorme disagio.

Mi allontano da lui e avanzo verso il tavolo in modo da creare uno spazio tra di noi. Non capisco il suo comportamento e non mi fido delle mie emozioni. Ho bisogno di capire la situazione e la sua vicinanza non mi permette di farlo.

<< Spero ti piaccia anche la cena che ho preparato>>, dico abbozzando un sorriso mentre inizio a togliere i coperchi e la pellicola dai vari piatti.

<< Sarà tutto ottimo come sempre>>.

Fortunatamente la discussione ha cambiato spessore e la tensione di alcuni attimi fa si è smorzata. Mentre inizio a mescolare l’insalata di riso e a disporla nei piattini, Roberto apre una bottiglia di vino e come due persone che si conoscono da sempre iniziamo a mangiare ed a parlare animatamente del parco e delle varie iniziative che ha intenzione di sviluppare.

Marta aveva ragione, quest’uomo è veramente un meticoloso vulcano di idee.

<< Ho mangiato talmente tanto che potrei scoppiare>>.

Lo guardo alzarsi e massaggiarsi l’addome scherzosamente nello stesso modo in cui fanno le donne incinte.

Scoppio a ridere. << Ma smettila, hai mangiato pochissimo>>, lo prendo in giro. Non ho mai visto nessuno riuscire a mangiare così tanto in così poco tempo.

<< Ho notato che la montagna stuzzica il mio appetito>>, mi risponde strizzandomi l’occhio.

Non metterei la mano sul fuoco ma mi sembra di aver intuito un doppio senso nella frase. Faccio finta di nulla ed inizio a sparecchiare il tavolo e risistemare i vari contenitori nella borsa. Roberto si avvicina e si siede sulla sedia accanto alla mia.

<< Anche tu non sei di qui, giusto?>>.

Preferirei non parlare della mia vita personale in questo momento e soprattutto con lui.

<< Sono nata a Verona, poi per studio e lavoro mi sono trasferita a Torino e un anno fa ho aperto con mia cugina l’attività qui in paese.>>. Cerco di essere breve ma allo stesso tempo esaustiva in modo da non dover rispondere ad altre domande. Roberto però non sembra molto soddisfatto.

<< Come mai da Torino ti sei trasferita in uno sperduto paesino di montagna?>>, mi chiede sempre più incuriosito.

<< Ho ritirato con Marta il negozio di sua madre andata in pensione e l’abbiamo trasformato in bar pasticceria. È sempre stato il mio sogno avere un locale tutto mio>>. Devo riuscire a stare sul vago in modo da non indurlo a chiedermi altro. << Invece tu, come sei finito qui?>> chiedo approfittando del momento per ribaltare il discorso su di lui.

Dalla sua espressione capisco che l’argomento non deve essere dei più felici neanche nel suo caso. Abbassa gli occhi a guardarsi le mani che nervosamente sfregano sui pantaloni. Non sembra più l’uomo così sicuro di poco fa e infatti passano alcuni minuti prima che mi risponda. Non capisco se stia cercando qualcosa da raccontarmi oppure se si senta in difficoltà a farlo.

<< Io sono originario di Vercelli>>, inizia mantenendo sempre lo sguardo rivolto in basso.

<< Ho lavorato per parecchio tempo all’estero in missioni umanitarie in paesi in via di sviluppo, poi l’anno scorso sono dovuto tornare per problemi personali ed un collega mi ha detto che stavano ricercando una persona con il mio profilo per la guida del parco e così eccomi qua>>.

Dal modo secco in cui conclude la frase deduco sia meglio non chiedere altro. Restiamo in silenzio l’uno seduto di fronte all’atro senza dire parola per un tempo che non riesco a definire, forse pochi secondi, forse minuti.

Immobili con gli occhi gli uni negli altri come a voler scavare all’interno delle nostre anime per cercare chissà cosa.

È la vibrazione del suo cellulare a riportarci nel mondo reale.

Non risponde subito, controlla lo schermo e poi senza dire nulla si sposta verso una stanza adiacente a quella dove ci troviamo.

Guardo l’ora, sono le undici passate, forse è meglio che torni a casa. Mi alzo e raccolgo tutte le mie cose, prendo la giacca dal divano e mi dirigo verso la porta d’ingresso.

<< Scusami ma dovevo rispondere>>, mi dice poco dopo raggiungendomi, con lo sguardo sempre fisso al cellulare.

<< Non ti preoccupare stavo giusto andando>>.

Solo alla mia risposta alza gli occhi nella mia direzione. Sembra perplesso nel vedermi in piedi davanti alla porta pronta ad uscire.

Si avvicina velocemente e mi si piazza proprio davanti. << Perché non ti fermi ancora un attimo, non abbiamo ancora bevuto il caffè>>, mi chiede sorridendo.

Vorrei tanto accettare, ogni fibra del mio corpo vorrebbe dire di sì ma so benissimo che ogni minuto che passo vicino a quest’uomo è un neurone del mio cervello in meno.

Per lui sicuramente si tratta solamente di una serata in compagnia ma per me significa molto altro. Sono attratta talmente tanto da stare quasi male. Ogni volta che vedo la sua bocca muoversi la immagino sulla mia, ogni volta che osservo le sue mani le bramo su di me. Non voglio passare per una stupida. Lui non mi ha mai dato adito di avere un interesse reale nei miei confronti quindi è meglio che ritorni alla realtà e ricolleghi il cervello al resto del corpo.

<<Si è fatto tardi, domani devo aprire presto il negozio>>, dico cercando la maniglia della porta.

Roberto resta fisso davanti a me, le mani nelle tasche dei jeans. << Come vuoi. Allora ci vediamo>>.

Apro la porta e lo saluto. << Ci vediamo>>, dico a bassa voce.

La mia guancia prende fuoco quando si avvicina e poggia la sua bocca a lato della mia. Trattengo il respiro.

Le sue labbra sono morbide e umide. Un bacio delicato e lento.

<< Buonanotte>> mi sussurra all’orecchio.

Mi giro di colpo e le sue iridi sono puntate nelle mie. In questo istante avrei solo voglia di buttarmi addosso a lui e baciarlo fino allo sfinimento. Invece chiudo gli occhi e indietreggio fuori dalla stanza. << Buonanotte a te>>, rispondo oramai pronta a scendere le scale.

Non mi giro, non ho il coraggio di guardarlo di nuovo perché so benissimo che tornerei indietro all’istante.

Corro velocemente giù per i gradini e mi precipito fuori dall’edificio. Non mi fermo, raggiungo la macchina nel parcheggio e metto subito in moto. Devo allontanarmi il più velocemente possibile da questo posto, da lui.

In questo momento avrei solo bisogno di una cosa, una bella doccia fredda.

Il cuore mi sta scoppiando nel petto e la mia testa è completamente annebbiata dal ricordo delle sue labbra vicino alle mie.

Sarebbe bastato così poco e la principessa delle stelle avrebbe avverato il mio sogno. Perché sono corsa via così?

Una rabbia improvvisa mi assale. Maledizione!!!

Apro la porta di casa e mi precipito in camera. Lancio letteralmente le scarpe vicino al letto e mi spoglio.

La mia pelle è calda e arrossata. Solo il semplice e delicato strofinio dei vestiti mi provoca piacevoli brividi.

In questo momento non esistono altri pensieri nella mia mente, è il mio corpo che sta decidendo per me.

È troppo tempo che la mia pelle non viene accarezzata, che i miei seni non vengono toccati. Troppo tempo che mi sono chiusa in me stessa pensando di bastarmi.

Come se non potesse fare altrimenti la mia mano inizia a scivolare sull’addome e piano piano giù fino alle cosce.

Mi lascio cadere sul letto e continuo questa danza di piacere e allo stesso tempo di consolazione.

Ho il viso di Roberto fisso davanti al mio, i suoi occhi che scrutano i miei.

La mia mano compie solo i gesti che tanto vorrei facessero le sue. Traccio cerchi delicati sul pube e poi sempre più vigorosi quando raggiungo la mia intimità, il centro del mio piacere.

Non riesco più a fermarmi, sono come impossessata dal suo essere. Sento la sua bocca sulla mia, sul mio collo e i suoi denti che pizzicano i miei capezzoli. Sento la sua mano calda e sicura impossessarsi del mio sesso e giocare con il clitoride.

Mi abbandono ai miei desideri più intimi. La mia pelle è imperlata di sudore, il respiro affannoso.

Sono come avvolta da una densa coltre di piacere. Le dita sono sempre più insistenti, il mio sesso sempre più fradicio.

Quando vedo il sorrido stamparsi sul volto di Roberto non resisto più e violenti spasmi di piacere invadono finalmente il mio corpo. Finalmente….

Apro leggermente gli occhi, l’unico modo per capire che lui non è realmente vicino a me.

Fisso il soffitto bianco aspettando che il mio fisico si rilassi e il respiro torni normale. La mia mente fino a poco fa libera da ogni pensiero in un attimo ritorna colma di dubbi e rammarichi.

Il sapore salato delle lacrime raggiunge gli angoli della bocca. Mi rannicchio su me stessa e lascio che tutta la mia frustrazione e la mia solitudine escano all’esterno.

Forse il solo modo per liberarmene è capire e accettare la situazione. Ma io non sono così, non sono quel genere di persona che si lascia sopraffare dagli eventi. In vita mia ho sempre reagito. Mi sono rialzata dopo la morte dei miei genitori, mi sono reinventata una vita dopo l’addio a Salvatore e dopo tutto quello che ho passato che faccio? Non voglio lottare? Certo che lo voglio…

Mi alzo dal letto e prendo un fazzoletto dal comodino. I visi sereni di mia madre e mio padre nella lucente cornice d’argento sono lì davanti a me. Mi stanno fissando come a volermi incitare a sorridere, a farmi capire che loro ci saranno sempre quando io sarò triste.

Vado in bagno, mi lavo il viso e indosso il mio pigiamone preferito.

Domani mattina oltre al sole sorgerà una nuova Lucrezia. Promesso…

 

 

177301__moon-stars-sky_p

 

 

 

FINE CAPITOLO 5

© Riproduzione riservata. Vietata la duplicazione di questi contenuti o parte di essi.

Racconto esclusivo per 50 Sfumature Italia.

Se vuoi inviarci il tuo racconto o la tua Fan Fiction in esclusiva leggi il regolamento cliccando QUI

 

 

 

2 commenti

  1. paola

    Brava Jey !!!
    E’ un piacere iniziare la settimana con il tuo racconto .
    Grazie

    • Jey

      grazie a te Paola!!!!
      Ci vediamo settimana prossima allora… sempre qui…iiihhhhh… 😉