Racconto Inedito: “Stella Gemella” capitolo 4

 

Il nuovo racconto erotico e inedito a puntate scritto in esclusiva da Jey per 50 Sfumature Italia.

La pubblicazione di ogni capitolo avverrà di lunedì.

Buona lettura!

 

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CAPITOLO 4

 

<< Lucrezia? Sono Antonio, c’è una lettera per te>>.

Apro la porta del laboratorio e mi avvicino al bancone del bar. << Una lettera? Ma esistono ancora?>>. Scoppio in una risata mentre firmo il foglio di consegna.

Anche Antonio, l’anziano postino del paese si mette a ridere. << Per fortuna esistono ancora. Altrimenti dovrei andare in pensione prima del tempo se tutto fosse sostituito da quella diavoleria tecnologica>>.

<< Allora, che novità ci sono oggi?>> chiedo mentre come ogni mattina preparo un caffè per lui e uno per me.

Quest’uomo oltre ad essere uno dei più affezionati clienti è anche il mio notiziario quotidiano. Servizio di posta e informazione in un’unica persona. D’altronde in un paese di cinquecento persone è impossibile non sapere tutto di tutti.

<< Oggi è una pessima giornata. Le previsioni avevano messo sole ed invece si sta scatenando un nubifragio ed io devo ancora finire il giro di consegne. Arriverò a casa fradicio e come minimo mi beccherò un raffreddore>> sentenzia con aria avvilita.

Guardo fuori dalla vetrina ed in effetti non si prospetta nulla di buono. Dense nuvole grigie coprono totalmente il cielo e tutte le montagne del circondario. Una fitta pioggia batte incessantemente da stanotte sul paese.

<< Hai ragione è proprio una giornata schifosa>> confermo sedendomi sullo sgabello vicino al suo.

<< Mi ha detto la Rosi che il buffet al parco è stato un successo. Sei contenta?>>.

Nel sentire pronunciare il nome Rosi, la mia mente inizia subito ad arrovellarsi. Oltre ad essere la moglie di Antonio è anche la più arzilla pensionata del paese, colei che raccoglie tutte le informazioni più succulente e poi le riferisce al marito che le distribuisce giornalmente e dettagliatamente assieme alla posta.

Scrollo le spalle. <<Sì, è andata bene>>. Non dico altro sperando che demordi sull’argomento.

<< Mi spiace non essere riuscito a passare ma ho dovuto fare il nonno perché Claudia aveva il turno in ospedale. Comunque ho sentito che il Direttore è una persona simpatica e molto affascinante. Come puoi ben immaginare un bell’uomo e pure solo ha già scatenato tutti gli animi femminili. In paese non si parla d’altro >>, continua invece con interesse.

Faccio finta di nulla ed insisto nel mescolare il mio caffè.

<< Anche la sua segretaria è molto carina ma sicuramente non altrettanto simpatica>>, mi dice poi con fare malizioso.

Segretaria carina ed antipatica? La cosa desta il mio interesse.

<< Non è una ragazza della zona?>> chiedo facendo finta di non sapere di chi stia parlando.

<< Ma no, è arrivata con lui. All’inizio si pensava fosse sua moglie o la sua fidanzata, invece quando la Rosi gli ha chiesto se fosse sposato, le ha risposto che a lui non interessano i legami. Adesso è troppo impegnato con il lavoro per pensare ad altro>>.

Il cuore inizia a battermi forte nel petto. Non è impegnato? Questa giornata non si prospetta poi così tetra come immaginavo.

Assaporo lentamente il mio dolce caffè macchiato mentre Antonio snocciola pettegolezzi in serie infinita. In un’altra giornata sarei stata attenta e divertita da tutto il suo ciarlare ma purtroppo in questo momento la mia testa è indirizzata ad altri pensieri.

Se non è la sua compagna chi può essere la ragazza assieme a Roberto? Eppure sembrano uniti, non può essere solo la sua segretaria. Avrebbe potuto trovarne a decine anche qui in zona senza dover far trasferire qualcuno in questo posto.

<< Lucrezia, io vado. Ci vediamo domani mattina>>.

Non mi ero neppure accorta che Antonio si è alzato e sta già uscendo.

<< Ok, ciao Antonio, ci vediamo>>, rispondo distrattamente mentre anch’io mi alzo ed inizio a pulire il bancone.

Prendo la busta appena consegnata e la metto in borsa proprio mentre Marta entra in negozio zuppa da capo a piedi.

<< Ma cosa ti è successo? Non avevi un ombrello che si intonava alla gonna che hai indossato?>>, la schernisco iniziando a ridere.

<< Lascia perdere. Guarda cosa mi tocca fare per il negozio>> ribatte seccata.

<< Per il negozio?>>, continuo incuriosita.

<< Stamattina è passato a prendermi a casa Roberto perché avevamo appuntamento in città con una persona che si occupa di naturopatia e cose del genere, solo che poi lo hanno chiamato per un intervento urgente in montagna e così siamo dovuti tornare in paese di corsa. Ho camminato dal parco a qui sotto la pioggia, ma ci pensi?>>.

Scoppio a ridere. << Ma non potevi farti riaccompagnare a casa?>>.

<< Ti assicuro che è già tanto se mi ha lasciato al parco, pensavo di dover andare in mezzo ai boschi con lui>>, tuona con aria seccata.

Giuro che questa situazione mi sta facendo completamente morire dal ridere. Un uomo che riesce a far questo a mia cugina è veramente un grande.

Cerco di riprendere un po’ di contegno e di apparire in parte dispiaciuta per ciò che è successo ma in cuor mio vedere Marta con la piega perfetta dei capelli spiaccicata in testa e le sue preziose Louboutin infangate, non può che rendermi felice. Allora è umana anche lei….

<< A proposito, mi ha chiesto la sua segretaria se potevo portare qualche tramezzino e qualche dolcetto per pranzo, ma io per oggi non ho la minima intenzione di ritornare in quel posto>>, sbotta mentre la osservo cercare di asciugarsi i capelli con uno dei miei strofinacci per le pulizie.

<< Quindi?>>, chiedo per capire dove voglia arrivare.

<< Quindi li porterai tu, ovvio>>.

Dal suo tono perentorio capisco che oggi è meglio non infierire ulteriormente su di lei.

Non che mi costi poi molto fare una deviazione nel tornare a casa e passare dal parco a lasciare una busta.

E poi potrebbe essere un buon pretesto per vedere all’opera questa famigerata segretaria che oramai ho soprannominato nella mia testa “l’innominata” non riuscendo a scoprire in nessun modo la sua identità.

<< Ok, passerò io. Adesso però prendi il mio ombrello e vai a casa a farti una doccia altrimenti ti prenderai una polmonite>>.

Le caccio in mano il mio bellissimo ombrellino fucsia con i cuoricini e la spingo verso la porta. << Ci vediamo dopo>>.

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Arrivo al Parco ma il cancello d’entrata è chiuso. Mi avvicino al citofono e suono sperando ci sia qualcuno ad aspettarmi. Dopo un attimo sento aprirsi il cancellino pedonale.

Entro con in mano la mia busta piena zeppa di golosità. Devo ammettere che non è che abbia poi preso solo qualche tramezzino e qualche dolcetto ma ho preparato un piccolo buffet in miniatura. Ovviamente pensando a cosa potesse piacere a Roberto.

L’ingresso è molto caldo e accogliente. Il legno chiaro di pino come nella maggior parte delle abitazioni in montagna la fa da padrone assieme alla pietra locale usata per creare un grande camino e il bancone reception dietro al quale si trova in una posizione molto composta e formale la ragazza di cui tanto mi piacerebbe conoscere almeno il nome.

<< Buongiorno, ha portato il pranzo?>>, mi chiede con aria gentile e sorridente.

Ma è la stessa persona scorbutica che ho incontrato nei giorni scorsi?

Resto un po’ spiazzata dal suo comportamento ma probabilmente la sua gentilezza è dettata principalmente dal fatto che si trovi sul luogo di lavoro e quindi debba comportarsi in un determinato modo con gli ospiti.

<< Si>>, dico appoggiando il sacchetto sul bancone. << Spero vada tutto bene>>. Mi avvicino alla porta già pronta ad uscire.

<< Aspetti>>, mi ferma con un urletto. << Mi ha detto il Dott. Toderi di chiederle se poteva aspettarlo. Tornerà tra pochi minuti>>.

Resto ferma con la maniglia in mano. Perché diavolo devo rimanere?

<< Guardi che io non sono Marta, sono Lucrezia. Non penso stesse parlando di me>>, cerco di spiegare alla donna che mi sta osservando sempre sorridendo.

<< Non mi sto sbagliando, mi ha detto espressamente se passava lei a consegnare il pranzo di chiederle di aspettarlo nel caso non fosse ancora arrivato>> mi dice invece con enfasi per farmi capire che sa benissimo con chi sta parlando.

<< Si può accomodare mentre aspetta>>, continua indicandomi un morbido divanetto di velluto panna.

<< Ok, allora aspetto>>. Mi ha veramente preso di soppiatto. Non capisco cosa possa volere da me per chiedermi di attenderlo.

Mi siedo mantenendo la schiena rigida mentre nella mia testa iniziano a vorticare milioni di ipotesi ma con l’unica convinzione di non essere pronta ad affrontare nessun motivo di confronto.

Sono ancora assorta nei miei pensieri quando sento aprirsi la porta principale. Seguo con lo sguardo la ragazza alzarsi velocemente, prendere dei fazzolettini da un dispenser sopra il bancone e dirigersi verso l’ingresso.

Mi giro e vedo la figura imponente di Roberto gocciolante sulla porta.

<< Ciao Dany. Hai visto che tempo da cani?>>, sbotta mentre afferra i fazzolettini che la ragazza gli porge e si asciuga alla meglio il viso.

<< Siete riusciti a vedere l’orso?>> chiede “l’innominata” con voce preoccupata.

<< Si, l’abbiamo trovato e gli abbiamo anche messo il radiocollare>>, risponde Roberto sorridendo.

Resto seduta sul divanetto attenta ad osservare minuziosamente tutta la scena. C’è una grande complicità tra quei due, si vede lontano un miglio.

<< Meglio così>>. La voce di lei è più tranquilla.

<< Ho una fame da lupi. È arrivato il pranzo?>>, chiede Roberto osservando il sacchetto di carta sul bancone.

<< Ah, sì!>> risponde la ragazza. <Lucrezia ti sta spettando>>, dice indicando nella mia direzione.

Mi raddrizzo sulla schiena cercando di darmi un’aria sicura.

Roberto afferra il sacchetto col cibo e avanza tranquillo verso di me. Incontro i suoi occhi.

<< Entra pure>>, mi dice senza nemmeno salutarmi tenendo aperta una porta proprio a lato del divanetto dove mi trovo.

Mi alzo e lo seguo all’interno della stanza.

<< Siediti>>, mi ordina indicandomi una poltroncina di fronte alla scrivania.

Resto senza respiro quando lo vedo sfilarsi con noncuranza la maglia bagnata e restare a dorso nudo.

Giuro che più la mia mente cerca di pensare in modo razionale e più quest’uomo la stravolge.

Un attimo e sembra mi voglia baciare e l’attimo dopo se ne va via senza nemmeno salutare e non si fa più vedere per giorni e adesso si spoglia davanti a me. Vuole testare la mia salute mentale?

Cerco di non fissarlo ma non ho più il comando dei miei occhi. Il mio sguardo è fisso sul suo torace. Le gocce d’acqua che ancora gli cadono dai capelli fradici illuminano la pelle dorata come tanti piccoli brillanti.

Non parlo, resto imbambolata ad osservarlo mentre con la più totale naturalezza prende una salvietta da un armadietto appoggiato al muro ed inizia ad asciugarsi. Fortunatamente si infila subito una maglietta asciutta e il mio corpo riprende il lume della ragione.

Come se nulla avesse fatto si piazza sulla sedia vicino alla mia ed inizia a guardarmi.

<< Tutto bene?>> mi chiede fissandomi insistentemente.

Cerco di nascondere l’imbarazzo e l’agitazione, ma non mi escono molte parole. << Sì, grazie>>.

<< Bene. Mi sembri un po’ pensierosa>> continua senza lasciare il mio viso.

Lo sta facendo apposta. Sta cercando di mettermi a disagio e ci sta riuscendo alla perfezione. Non capisco il motivo e non capisco perché abbia deciso di torturare proprio me.

<< Come mai hai voluto che ti aspettassi?>> chiedo un po’ balbettando ma veramente curiosa di avere una risposta.

Non risponde invece. Resta fisso a guardarmi con i gomiti appoggiati sulle ginocchia.

La sua bocca si tende di lato in un leggero sorriso.

Ok, adesso sono convinta più che mai che mi stai solo prendendo in giro. Non starò un altro minuto in questa stanza.

Mi alzo. << Devo andare adesso>>, dico sfidando il suo sguardo sempre puntato nel mio.

Mi avvicino alla porta e mi giro a guardarlo. È ancora tranquillamente seduto nella stessa posizione di prima.

<< Allora ciao>> dico a bassa voce.

<< Ci vediamo presto Lucrezia>> sussurra anche lui.

Sembra più una minaccia che un saluto. Una minaccia che però detta con la sua calda voce inebria terribilmente il mio corpo.

Esco velocemente sbattendo la porta e senza nemmeno salutare la donna all’ingresso mi precipito all’esterno.

Fortunatamente ha smesso di piovere. Raggiungo frettolosamente la strada che porta in paese e mi avvio direttamente verso la pasticceria.

Ho bisogno di tranquillità e non c’è cosa migliore per me che rinchiudermi nel mio laboratorio.

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Guardo l’orologio. Sono le nove e mezza. Cavolo, non mi sono nemmeno accorta che si è fatto così tardi.

Sarà meglio tornare a casa. Carico la lavastoviglie, copro le ciotole con i vari impasti e sistemo un po’ il tavolo della pasticceria. Miracolosamente oggi c’è stato parecchio movimento in negozio quindi districarsi tra il servizio dei clienti e la preparazione del banco mi ha permesso di non pensare a quanto successo al parco.

Un brivido mi percorre la schiena. Ho ancora il sogghigno di Roberto e suoi occhi stampati nella mente.

Più ci rifletto e più fatico a capire il suo comportamento.

Quando poi penso che dovrò rivederlo per l’organizzazione del buffet mi assale un senso assoluto di disagio. Dovrò cercare in ogni modo di evitare qualsiasi possibile incontro con lui almeno finché non avrò capito come controllare le mie emozioni. Fosse facile….

Spengo le luci e abbasso la saracinesca. Mi avvio lentamente verso casa.

Il cielo si è completamente ripulito dalle nubi e le stelle sono ricomparse impavide a rischiarare il buio notturno.

A questa altitudine si vedono talmente bene e talmente vicine agli occhi che si ha quasi l’impressione di poterle afferrare.

Ricordo come fosse ieri quando da piccola venivo in questo paese con la mia famiglia a trovare gli zii. Papà durante le nostre passeggiate mi metteva a cavalcioni sulle sue spalle e diceva “Prendi una stella ed esprimi un desiderio. Vedrai che la principessa della stella lo farà avverare”.

Era la nostra favola. La principessa che incontra il suo principe azzurro e felici volano verso la stella dove costruiranno il loro fantastico castello e vivranno per l’eternità felici e contenti. La mamma poi ogni sera su questa nostra fantasia ci ricamava una fiaba e me la raccontava seduta vicino sul piccolo letto rosa a baldacchino in cui dormivo. Era tutto così perfetto, così sincero, così reale.

Ho sempre creduto al fatto che ogni donna è una principessa e quando incontra il suo principe crea un mondo perfetto e felice in cui esistere, dove non sussiste la tristezza o lo sconforto perché l’amore è la medicina a tutti i mali e permette di sopravvivere a tutto. Ci ho creduto finché il mondo non mi è crollato addosso e ho capito che la felicità non esiste…

Gli occhi mi si gonfiano improvvisamente di lacrime. Non passa giorno da quando sono morti i miei genitori che non pensi a loro e a come sarebbe stata la mia vita se fossero ancora vicino a me. Sicuramente avrei fatto molti meno sbagli e sarei stata una persona migliore ma purtroppo il destino ha voluto portarmeli via ed ora sono qui a leccare ferite che non si rimargineranno mai.

Allungo il passo per raggiungere il più velocemente possibile casa. Entro e trovo Marta già in pigiama sdraiata sul divano a vedere la tv.

<< Come mai sei tornata così tardi? Ci sono stati problemi al negozio?>> mi chiede con la bocca ancora piena di patatine di cui stranamente si sta ingozzando.

<< Tutto apposto. Volevo solo finire delle cose che stavo facendo>>, rispondo lasciando cadere la borsa ai piedi della poltrona sulla quale crollo mollemente. << Tu come mai invece sei a casa a mangiare patatine invece di essere in qualche bel locale alla moda?>>.

Non sono abituata a vedere Marta in casa soprattutto la sera. Solitamente non si perde nessuna festa nel raggio di chilometri.

<< Così>>, mi risponde con indifferenza. << Domani mattina dovrò alzarmi presto per andare da Roberto quindi ho pensato che sarebbe stato meglio stare a casa a riposare. È una persona molto esigente sai, vuole avere tutto sotto controllo >>.

Che sia un uomo che vuole avere il controllo lo avevo ben capito senza bisogno della spiegazione di Marta.

Mi abbasso per slacciare le scarpe da ginnastica e noto la busta che avevo messo stamattina in borsa.

La afferro e la guardo. C’è solo scritto il mio nome con l’indirizzo della pasticceria e il timbro dell’ufficio postale da dove è stata spedita: Torino.

Che strano, cosa può essere? È quasi un anno che non metto piede in quella città. Quando sono partita ho deciso di lasciarmi alle spalle tutto e così ho perso anche i contatti con le persone che conoscevo. Sarà sicuramente qualcosa da pagare penso mentre la apro.

Inizio a leggere e non riesco a trattenere un’esclamazione di stupore.

Marta si volta all’istante e mi fissa curiosa. << Cosa succede?>>

Non le rispondo subito. Leggo ancora qualche riga e scoppio a ridere. << Non ci crederai mai ma è una lettera di Salvatore>>.

La faccia di mia cugina parla al posto suo. Vedo una serie di espressioni che vanno dallo stupito al divertito fino al preoccupato quando nota che non dico altro e continuo a leggere.

<< Lù, tutto bene? Non leggerla nemmeno, non si merita nulla quel verme>>, mi incoraggia avvicinandosi e poggiando le mani sulle mie ginocchia.

Il sorriso di poco prima mi si smorza infatti all’istante sul volto. Non posso crederci….

<< Fammi leggere>>, esclama Marta strappandomi letteralmente il foglio di mano.

“” Ciao Lulù, immagino non ti faccia piacere leggere questa lettera ma ho bisogno di scriverti, ho bisogno di dirti quello che provo. So che è quasi un anno che non ci sentiamo, ho provato più volte a cercarti ma non sapevo come. Ho chiesto a tutti i nostri amici ma nessuno sapeva più nulla di te, nessuno aveva nemmeno il tuo numero di telefono. Sono riuscito solo a trovare l’indirizzo della tua pasticceria su internet e così ho pensato di spedirti una lettera.

Volevo solo avvisarti che ho deciso di venire a cercarti. Domenica verrò da te, ho bisogno di vederti e parlarti. Ho bisogno di spiegarti tante cose. Non voglio che tu faccia niente se non ascoltarmi. Dammi almeno questa possibilità. Salvatore “”

<< Che stronzo, non può venire qui>>, urla Marta alzandosi furiosamente dal divano ed iniziando a vagabondare avanti ed indietro per la stanza.

Tutto mi sarei aspettata ma non questo, non ora. Proprio adesso che ero quasi riuscita a superare il dolore che avevo provato in quel periodo, che ero riuscita a farlo svanire dalla mia mente, mi ritorna tutto indietro come un boomerang.

Chiudo gli occhi e afferro la testa tra le mani. Non posso e non voglio incontrarlo. Mi conosco troppo bene, non riuscirei ad essere razionale ed obiettiva davanti a lui nemmeno dopo così tanto tempo.

Mi alzo dalla poltrona e mi trascino in camera da letto. Alle mie spalle sento Marta continuare a borbottare ma non me ne preoccupo.

Non mi spoglio nemmeno, mi infilo sotto le coperte e mi addormento.

 

 

 

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FINE CAPITOLO 4

 

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2 commenti

  1. Susanna

    Ciao, bel capitolo,la storia si prospetta romantica ma anche molto intrigante dovuta ai personaggi maschili

    • Jey

      Ti ringrazio Susanna… spero di intrigarti sempre più… 😉