Racconto Inedito: “Stella Gemella” capitolo 15

 

 

Il nuovo racconto erotico e inedito a puntate scritto in esclusiva da Jey per 50 Sfumature Italia.

La pubblicazione di ogni capitolo avverrà di lunedì.

Buona lettura!

 

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15° CAPITOLO

<<Passo a prenderti stasera per le nove, va bene?>>

<<Ok, ti aspetto>>.

Scendo dalla lussuosa Mercedes di Salvatore e sempre con il mio fidato trolley, che oramai è diventato il mio fantastico compagno d’avventura, entro nella reception dell’albergo in cui ho prenotato la stanza.

Finalmente da stamattina riuscirò a stare per qualche ora da sola perché giuro, sto quasi per impazzire.

Salva non mi ha lasciato per un secondo in tutto il pomeriggio. Abbiamo passato una bella giornata in compagnia ma ad un certo punto il discorso è diventato sterile, non sapevo più cosa dire. Come sempre ci ha pensato lui a riempire gli spazi di tempo con dolci effusioni e complimenti ma qualcosa è mancato fra noi.

Dopo essermi registrata raggiungo velocemente la mia stanza e non appena entrata sfilo le scarpe e mi tolgo i vestiti. Alzo la ventilazione del climatizzatore e mi sdraio sul letto completamente nuda. L’aria fresca raggiunge la mia pelle facendomi venire la pelle d’oca.

Mi raggomitolo e senza accorgermene la stanchezza per la lunga giornata prende il sopravvento e mi appisolo.

Mi sveglio sentendo il telefono interno squillare. Afferro la cornetta e ancora mezza addormentata ascolto la vocina della ragazza della reception.

<<Il Sig. Salvatore è arrivato. Mi ha detto di chiamarla>>.

Sgrano gli occhi e con un balzo mi alzo dal letto e guardo l’ora sul telefonino che avevo appoggiato sopra il comodino. Maledizione, sono le nove passate e non sono ancora pronta.

<<Può dirgli di aspettarmi?>>, dico afferrando con la mano libera dalla cornetta la borsa ai miei piedi.

<<Mi ha chiesto se può salire>> mi chiede la ragazza.

<<Lo faccia pure salire>>, rispondo senza nemmeno pensarci.

Chiudo la conversazione ed inizio a cercare nella valigia qualcosa da mettermi. Prendo un vestitino a fiori e i sandali bianchi. Non appena li poggio sul letto la mia mente corre a Roberto ed alla serata d’inaugurazione del parco. È lo stesso vestito di quando ci siamo presentati…

Vado ad aprire non appena sento bussare alla porta. Resto per un attimo imbambolata a fissare la bellezza di Salvatore davanti a me. La giacca bianca fa risaltare ancora più la sia carnagione olivastra e la camicia grigia dello stesso colore dei suoi occhi lasciata leggermente sbottonata attira la mia attenzione sul suo collo possente.

<<Lulù, ti prego vestiti o giuro che non usciremo più da questa stanza>>.

Quando mi accorgo dei sui occhi strabuzzati sul mio corpo mi ricordo di essere completamente nuda.

Avvampo in viso per l’imbarazzo e mi sposto dietro alla porta per evitare che altre persone possano vedermi.

<<Scusami, non sono ancora pronta. Stavo andando a farmi la doccia>>, rispondo schiacciata dietro al battente.

Le mani e il corpo di Salva in un attimo sono addosso al mio.

Chiude con un calcio la porta alle sue spalle e mi preme contro la parete con una forza disumana.

Nelle sue iridi lucenti vedo tutto il desiderio che prova in questo momento e onestamente anch’io avrei tanta voglia del corpo di quest’uomo ma so benissimo che non è il momento adatto.

Sbaglierei di nuovo a lasciarmi andare a lui, devo riuscire a vincere l’attrazione fisica che mi attira come una calamita e concentrarmi su tutto il resto.

Mi divincolo dalla sua presa e allontano il viso non appena sento la sua bocca vicino alla mia.

<<Ti prego Salva, non è il momento>> sospiro a mezza voce.

<<Secondo me invece è il momento perfetto. Non capita tutti i giorni di trovarsi una donna nuda ad aprire la porta>>, mi sussurra vicino al collo.

Sento le sue labbra umide sulla mia pelle e le dita che stanno già giocando con il mio pube.

Stringo le gambe cercando di non pensare alle pulsazioni che invadono il mio ventre e con le mani cerco di allontanarlo un po’.

<<Lasciami andare ti prego>>. La mia voce poco sicura non risulta per nulla credibile ma non riesco a dire altro.

Sentire il suo corpo vicino al mio è come una droga.

<<Ti lascerò solo se me lo chiederai guardandomi negli occhi>>.

Maledetto stronzo… Lo sa benissimo che non riuscirò a farlo…

Alzo il viso e con quel poco di forza di volontà che mi è restata in corpo fisso i miei occhi nei suoi.

<<Ti prego…>> piagnucolo senza forza.

Senza neppur fare caso alla mia richiesta continua imperterrito nel suo gioco. Le dita sono sempre più vicine alla mia fessura e mentre con una mano inizia a torturarmi un capezzolo, con l’altra mi schiaccia delicatamente il clitoride facendomi gemere di piacere vicino al suo viso.

<<Non sei molto convincente>>, sogghigna iniziando a torturarmi il collo con leggeri morsi.

Sono troppo avanti con l’eccitazione. Non ho la forza di oppormi alle sue carezze.

Spingo un po’ il bacino verso la sua mano che continua imperterrita il suo gioco e mi appoggio alla parete come sostegno.

Inizio a muovermi al ritmo delle sue abili dita e allargo leggermente le cosce cercando un contatto più profondo.

Sempre più famelico inizia ad intrufolarsi all’interno del mio sesso oramai fradicio e comincia a strofinarlo ad una velocità sempre più forte. Non si sente nessun rumore se non i miei sussurri ed il suono liquido delle sue dita che entrano ed escono dal mio corpo.

Mi aggrappo alle sue spalle e mi concentro sul piacere che mi sta dando. Non voglio nessun altro contatto da lui, basta che mi porti all’orgasmo il più velocemente possibile.

La sua bocca cerca la mia ma appena lo sento avvicinarsi mi sposto ed inizio a mordicchiargli una spalla cercando di reprimere i gemiti che non riesco più a trattenere.

Spingo sempre di più il mio sesso verso la sua mano cercando di aumentare anche lo sfregamento del clitoride sul suo palmo aperto.

Come è sempre stato, Salvatore, capisce al volo ciò che voglio ed infatti mi asseconda nella cosa aumentando a dismisura il piacere che sto provando.

Come se sapesse leggere nel mio corpo nel momento esatto in cui raggiungo il picco si abbassa e si posiziona tra le mie gambe. Non appena con la punta della lingua inizia a picchiettarmi il clitoride, non resisto più e mi abbandono a tutto il mio piacere.

Le sue mani continuano a sorreggermi mentre il mio corpo ormai esausto continua a tremare per l’orgasmo che lo ha appena sconquassato.

Senza più forza, mi lascio andare e mi siedo sul pavimento vicino a lui che continua ad accarezzarmi dolcemente.

<<Tutto bene?>> mi sussurra non appena il respiro inizia a tornarmi regolare.

<<Tutto ok>>, confermo in uno stato di pace totale.

A questo punto so che dovrei dedicarmi a lui e certamente è quello che si aspetta. I suoi occhi affamati non lasciano intendere altro se non bisogno di piacere.

Il problema è che in questo momento non è quello che voglio io. Ha voluto rubarmi un orgasmo sapendo che non sarei mai riuscita a oppormi ma questo non vuol dire che voglia continuare la cosa.

Una volta ogni tanto posso essere egoista e pensare a me stessa. Non è più lui il centro della mia vita, questo è poco ma sicuro.

Facendo leva sulle braccia che pian piano stanno ritrovando la forza persa, mi rialzo e mi appoggio alla parete cercando l’equilibrio.

<<Cosa fai?>>.

Abbasso lo sguardo e gli occhi esterrefatti di Salvatore sono fissi sul mio viso.

<<Vado a farmi una doccia>>, dico scavalcandolo e dirigendomi verso il bagno.

<<Stai scherzando?>>, mi chiede alzandosi e rincorrendomi.

<<Siamo in ritardo per la cena>>, rispondo entrando in doccia.

Il ringhio di disprezzo mi giunge chiaramente nonostante l’acqua che scorre. Sorrido ancora inebriata dal piacere ma soprattutto per il fatto di aver solo ricevuto invece che donato una volta nella vita.

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La serata è stata piacevole. Salvatore non mi ha fatto pesare quanto successo in camera e da galantuomo mi ha portato a cena in uno dei ristoranti più lussuosi di Torino e poi a passeggiare lungo le vie del centro.

Abbiamo parlato del più e del meno, mi ha chiesto della pasticceria e del paese in cui mi sono trasferita senza però essere opprimente come suo solito.

Arrivati davanti all’hotel parcheggiamo proprio vicino all’entrata.

<<Non mi chiedi di salire?>>. Lo sguardo malizioso dipinto sul volto di Salva mi fa intuire che le sue aspettative sono diverse dalle mie riguardo alla nottata che ci aspetta.

Afferro la borsa da sotto il sedile e apro la portiera. <<Forse è meglio di no>> rispondo con un’alzata di spalle.

La sua presa forte e sicura sul mio braccio mi impedisce di scendere dalla macchina.

<<Lucrezia, si può sapere cosa ti passa per la testa?>>.

Afferro la sua mano e la tolgo.

<<Lo vuoi capire che non sono venuta a Torino solo per farmi scopare da te?>>.

<<E allora dimmelo perché sei venuta>> mi chiede nervosamente.

Sbuffo per la frustrazione e per il fatto che sinceramente non so bene cosa rispondere.

Mi appoggio al lussuoso e freddo sedile in pelle della macchina e inizio a giocherellare con l’angolo del vestito. Come Roberto……

<<Dovevo capire alcune cose>>, inizio cercando di dare un senso a tutti i pensieri e alle emozioni che hanno invaso la mia testa negli ultimi giorni. <<Sei ripiombato nella mia vita come un uragano scombussolando tutto quanto stavo cercando di ricostruire. Sono molto confusa>> ammetto sospirando.

Lo sguardo cupo di Salvatore non lascia il mio viso. Trovo strano il fatto che non inizi a tartassarmi con la sua parlantina e la sua finta saggezza.

<<E cosa hai capito fino ad ora?>>, mi chiede incrociando le braccia al petto.

<<Non ho ancora capito nulla, purtroppo>>.

Restiamo a fissarci seduti l’uno accanto all’altra senza sapere cosa dire esattamente.

<<Io so bene quello che voglio Lulù. E penso di avertelo anche dimostrato. Magari a modo mio, ma l’ho fatto>>.

Le lacrime iniziano a velarmi gli occhi al ricordo dei terribili momenti passati. Cerco di ricacciarle indietro per non farmi vedere debole ma sono troppo ostinate ad uscire.

<<Sai quanto ti ho amato e quanto mi hai distrutto vero?>>. Continuo con la voce spezzata dalla tristezza. <<Avevo affidato tutto a te, la mia vita, il mio lavoro, miei sogni e tu li hai distrutti. Ma quello che più mi fa male è che avevi costruito tutto il castello di bugie basandoti sulla mia ingenuità. Tu e tutte le persone che ritenevo amiche avete giocato su quello facendomi passare per una stupida>>.

Non riesco più a fermarmi. Sono come un fiume in piena pronto ad uscire dagli argini. <<E non è finita qui. Alla fine sei stato anche capace di farmi sentire oltre che stupida anche una nullità. Mi hai lasciato andare via senza una parola, anzi dicendomi che senza di te non avrei fatto nulla nella vita, ma ti rendi conto? E adesso cosa pensi, che mi basti una scopata e delle promesse per farmi dimenticare tutto?>>.

Mi asciugo il viso con il braccio senza curarmi del trucco che mi starà colando giù per le guance.

<<Ti chiedo scusa per quello che ho fatto Lucrezia ma credimi, in questo momento ho bisogno di te, non lasciarmi da solo>>.

Osservo l’uomo seduto al mio fianco e quasi non riconosco la persona forte e sicura con cui ho trascorso parte della mia vita. Il viso stanco stretto tra le mani e le spalle curve non appartengono al Salvatore di sempre ma ad un uomo con le sue stesse sembianze ma con una vitalità diversa, quasi spenta.

<<Ci sono delle cose di cui vorrei parlarti ma adesso non posso. Ti chiedo solo di starmi vicino ed io ti giuro che in cambio ti darò il mio amore per sempre>>.

Non capisco esattamente cosa voglia dire ma sono parole di disperazione quelle che sento. Una voce talmente oppressa che stento a credere sia la sua.

<<Ho passato tanti anni a starti vicino ma in cambio ho avuto solo dolore non amore>>. Purtroppo la verità è questa e che il mio cuore voglia ammetterlo o no, la mia testa sa esattamente cosa pensare.

Non posso stare un minuto in più su questa macchina. Ho bisogno di prendere una boccata d’aria fresca.

Senza attendere risposta scendo dal veicolo e mi dirigo verso le scale dell’hotel.

Mi volto prima di entrare e riguardo la figura dell’uomo seduto al posto di guida che continua a fissarmi.

Apro la grande porta d’entrata e senza pensarci altro tempo salgo le scale e mi infilo nella mia camera.

Finalmente sono sola e posso lasciarmi andare. Sono stata una stupida a pensare di poter tornare e dare un lieto fine alla mia favola. Il cavaliere che abbandona la propria regina viene reietto dal regno e non sarà mai più degno di riconquistarlo.

Mi affaccio alla finestra e osservo il cielo stellato che come un mantello ricopre Torino.

Perché io non posso avere la mia piccola stella di felicità?

Ripenso ai miei genitori e mi sembra di scorgere il volto sorridente di mia madre dipingersi tra la volta celeste. Ricordo le parole con cui mi accompagnava a letto ogni sera: “Buonanotte mia piccola regina dal cuore puro. Che i sogni ti facciano felice”.

Forse è solo questo che dovrei fare, continuare a sognare. Non rivangare e indurire il mio essere per tutto ciò che ho passato, ma fantasticare sul mio futuro, su tutto ciò che potrei avere.

Sorrido mentre le lacrime continuano a scorrermi sulle guance. Non so perché ma mi sembra che il peso che da tempo opprimeva il mio petto si sia allentato. È finito il periodo nefasto in cui la principessa stava ad attendere il proprio destino rinchiusa nel castello sperando che il cavaliere ritornasse a cercarla. Il mondo è pieno di soldati con la corazza dorata, sta solo a lei scegliere qual è il più adatto per volare e creare il proprio castello fatato.

Raccolgo da terra i vestiti che avevo lasciato oggi pomeriggio appena arrivata e li ricaccio nel trolley.

È inutile che resti a Torino, oramai non c’è più nella che mi leghi qui. Domani mattina tornerò alla mia vita tranquilla di paese, nella mia pasticceria e vicino a tutto ciò che mi ha permesso di ritrovare la pace.

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<<Ciao Ally, sono Lucrezia, ti disturbo?>>.

Questa volta non potevo partire senza salutare la mia vecchia collaboratrice. Sono stata proprio una stronza l’anno scorso ad andarmene come una appestata. Ragionando ora con più lucidità probabilmente al loro posto avrei fatto la stessa identica cosa. Avrei taciuto anche io, d’altronde erano fatti privati che riguardavano solo noi due non altre persone. È stato Salvatore il vigliacco che non ha avuto il coraggio di prendere una decisone e ha preferito tenere il piede in due scarpe. Perché alla fine si tratta solo di vigliaccheria e di null’altro. Prendersi gioco dei sentimenti di una persona non è sinonimo di furbizia o superiorità ma solo di viltà.

<<Ciao Lù, non disturbi affatto, sono ancora a casa>>.

<<Volevo salutarti prima di partire. Torno al mio paesello>>, racconto con un sospiro di sollievo.

<<Torni già a casa?>>. La sua voce è un misto di stupore e rammarico.

<<Non ho più niente da fare a Torino. Con Salvatore ho chiuso definitivamente, adesso voglio solo riprendere in mano la mia vita>>. Suona strano anche alle mie orecchie ma mi accorgo che ogni volta che la mia mente muove un passo in avanti in questa direzione il mio cuore si alleggerisce di qualche sassolino.

<<Ma io pensavo che restassi>>, ammette candidamente Alison.

Sorrido alla sua ingenuità. È sempre stata un’inguaribile romantica. Ieri quando mi ha visto deve aver pensato che il lieto fine fosse vicino invece purtroppo o fortunatamente non è così.

<<Invece no>>, rispondo con tranquillità. << Comunque se ti va restiamo in contatto e quando vorrai sarai la benvenuta nel mio piccolo laboratorio>>.

<<Ok>>.

Non è da lei essere così restia con le parole e soprattutto essere così malinconica. Non può essere per la mia partenza né tantomeno per la fine della storia con Salvatore. Ci deve essere sotto dell’altro.

<<C’è qualche cosa che non va?>>, chiedo con un filo di apprensione.

<<Salvatore non ti ha detto nulla vero?>>.

Resto seduta sul letto ad ascoltare Alison raccontare tutto quanto successo nell’ultimo anno e non credo alle mie orecchie.

Il mio stomaco è in rivolta e la mia mente annebbiata dalla rabbia e dalla tristezza.

Pensavo fosse tutto finito ed invece…

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FINE CAPITOLO 15

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