Racconto Inedito: “Stella Gemella” capitolo 13

 

 

Il nuovo racconto erotico e inedito a puntate scritto in esclusiva da Jey per 50 Sfumature Italia.

La pubblicazione di ogni capitolo avverrà di lunedì.

Buona lettura!

 

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13° CAPITOLO

<< Cazzo Lù, ma che diavolo ti è successo? Pensavo di trovarti stravolta ma non in questo senso…>>.

Sento il letto abbassarsi al mio fianco e la mano di Marta accarezzarmi dolcemente i capelli.

<< Sono stata una scema>>, singhiozzo con la faccia sprofondata nel cuscino.

<< È stato Roberto? Ha fatto qualcosa che non doveva?>>.

La voce carica di apprensione di mia cugina non fa che aumentare il senso di frustrazione e smarrimento che mi ha assalito da quando se ne è andato.

<< È tutta colpa mia. Sono sempre la solita>> ammetto con rassegnazione.

<< Adesso girati e calmati altrimenti finirai per soffocare lì sotto>>.

Ascolto il consiglio di Marta e mi alzo a sedermi sul letto afferrando il bordo del lenzuolo per asciugarmi il viso dalle lacrime. Non appena stringo l’angolo tra le dita l’immagine di Roberto che compie la stessa azione mi invade la mente e gli occhi si annebbiano nuovamente di pianto.

<<Ti vuoi calmare e dirmi cosa è successo?>>.

Respiro profondamente e cerco di assorbire più ossigeno possibile da mandare al mio cervello.

Cosa dico adesso a Marta? Come faccio a farle vedere la proposta di Salvatore? Si arrabbierebbe come una pazza anche lei.

Cerco una possibile soluzione ma in questo momento non sono in grado neppure di pensare a come mi chiamo figurarsi se riesco a farmi venire un’idea intelligente. E poi… sarebbe inutile… prima o poi dovrò raccontarle comunque tutto.

Apro il comodino e afferro il maledetto foglio bianco che sta rovinando la mia vita.

<<Leggi>>. Allungo la mano e lo caccio tra le sue gambe.

Attendo trepidante un suo urlo di rabbia ed invece con stupore sento solo il suo respiro farsi più pesante ma nessun raptus d’ira.

<< Che gran bastardo. Non pensavo arrivasse a tanto>>.

Stacco finalmente gli occhi dal lenzuolo sulle mie gambe e con una punta di coraggio guardo il viso di mia cugina.

È rossa dalla rabbia e se osservo bene so che potrei vedere del fumo uscire dalle sue narici.

<<Cosa centra questo con Roberto? Non dirmi che l’hai mandato via per quell’ignobile del tuo ex>>.

<<L’avevo appoggiato sul tavolo e questa mattina quando è andato a preparare la colazione l’ha trovato>>.

Mi sento mancare l’aria al solo ripensarci.

<<Continua>> mi intima Marta con tono di rimprovero.

<<Si è arrabbiato molto. Mi ha detto che non sono la persona adatta a lui. Che ha bisogno di una donna senza dubbi>>.

<< Penso sia il minimo che potesse dirti>>, sbotta strizzando gli occhi con fare ammonitore. <<Avresti fatto lo stesso anche tu>>.

Annuisco alle sue parole. È vero, avrei fatto lo stesso anche io. Anzi, sicuramente avrei fatto di peggio.

<<Hai sbagliato tutto Lù. Ieri sera Roberto era davvero convinto di venire da te. Dovevi vedere la sua faccia davanti a Simona. Non so perché si sia comportato in modo strano nei giorni scorsi e sinceramente non mi interessa nemmeno, ma ieri sera mi sembrava più che intenzionato a sistemare le cose>>.

<<A me piace veramente Roberto>>, ammetto con un filo di voce più a me stessa che alla mia cuginetta, <<ma Salvatore…. >>.

Non termino la frase perché non so nemmeno io cosa dire.

<<Salvatore cosa?>>, ringhia Marta.

<<Non lo so>>, ammetto miseramente. <<Lui è stato tutto per me. E adesso è ritornato, mi ha proposto di riprendere da dove avevamo lasciato, mi vuole cedere metà del negozio. Non posso non pensare alla cosa, lo capisci?>>.

<<Ok, pensaci pure. Ma per piacere ripensa anche a quando ti ha mandato via perché si doveva sposare con un’altra e ti ha dato della buona a nulla>>.

La schiettezza con cui Marta mi riporta alla realtà delle cose mi fa ancora più male.

<< Non so cosa fare, cosa pensare>>.

<<Mi spiace ma non può aiutarti nessuno. Sei solamente tu a poter decidere della tua vita>>.

Sono sempre più sorpresa dell’atteggiamento maturo assunto da Marta nell’ultimo periodo. Sono sempre stata io tra le due la saggia della situazione e lei la scapestrata mentre ora i ruoli si sono invertiti.

<<Adesso però ti devo lasciare. Vado da Simona. Stasera visto che è il suo giorno di chiusura abbiamo deciso di andare allo Stars, prima un bel bagno in piscina e poi tanta musica. Anzi, perché non vieni anche tu?>>.

In questo momento l’ultima cosa che mi va di fare è uscire da questo letto.

<<Non sono proprio dell’umore giusto. Sarei solo una palla al piede>>, sbuffo ributtandomi sotto le lenzuola.

<<Come vuoi. Comunque sarebbe meglio che ti liberassi un po’ la testa. Sei fuori come un balcone in questo periodo>>.

Non posso non sorridere a questa magnifica stronzetta. Se non ci fosse alla fine me la sarei dovuta inventare.

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Giro e rigiro il foglio tra le mani.

Da quando Marta è uscita me ne sto sdraiata sul letto con questa maledetta proposta davanti agli occhi.

Oramai ne conosco a memoria parola per parola, come d’altronde è stampato nella mia mente anche il numero scritto a biro sul retro.

Cosa pensava, che me lo fossi dimenticato solo perché non l’ho mai chiamato?

Prendo il cellulare e per la centesima volta lo compongo. Devo solo trovare il coraggio di schiacciare quel cavolo di tasto con scritto “chiama” e poi è fatta.

Ma chi voglio prendere in giro? Non ho la forza di chiamarlo, figurarci di parlargli.

Eppure qualcosa devo fare e so benissimo che la soluzione per chiarirmi le idee è una sola, tornare a Torino e parlare faccia a faccia con Salvatore.

Chiudo gli occhi e inspiro profondamente come ho imparato al corso di yoga. Peccato che queste benedette tecniche di rilassamento funzionino solo nella teoria. Butto fuori l’aria tutta d’un fiato per liberare i polmoni e mi ritrovo nello stesso stato d’agitazione di un attimo fa. Per fortuna nessuno può vedermi, perché in questo istante sarei la candidata ideale per un reality sui disturbi psichiatrici.

Mi impongo di essere razionale e con sforzo immane schiaccio il fatidico tasto con la cornetta verde.

Trattengo il respiro, il mio cuore batte al ritmo degli squilli che mi giungono dal cellulare.

Uno, due…maledizione rispondi o riattacco…tre…

<<Pronto >>.

E adesso cosa dico? Ho la salivazione azzerata dal nervosismo.

<< Ciao Salvatore>>, borbotto sottovoce.

<<Oh! Ciao Lulù, finalmente>>.

Neppure la sua voce calda e sicura riesce a tranquillizzarmi. Ho la mente completamente annebbiata, quasi faccio fatica a ricordare il motivo per cui l’ho chiamato.

Resto immobile come un pupazzo con il cellulare appoggiato all’orecchio. Per fortuna Salvatore sembra più tranquillo e rompe il silenzio.

<<Perché non mi parli? Sei sempre stata una rompiscatole assurda, non dirmi che hai scoperto il dono del silenzio>>.

Forse era meglio se stava zitto pure lui visto la considerazione fatta sulla mia loquacità.

Rompiscatole assurda…incredibile….

<<Non ti preoccupare, non ho perso la voce>>, sbotto stizzita. << Sono sempre la solita rompiscatole>>.

La sua risata profonda non fa che alterarmi ancora di più.

<<Scherzo Lulù, era solo un modo per scacciare l’imbarazzo. Ti conosco troppo bene, avrei messo la mano sul fuoco che avresti sbottato subito>>.

È vero, mi conosce fin troppo…

<<Allora, cosa mi racconti?>>, continua tranquillo.

<<Ho deciso di fare un salto a Torino>>.

Sputo fuori tutto d’un fiato il pensiero che oramai sta disintegrando la mia mente. Attendo risposta da Salva ma non sento nulla se non il suo respiro.

<<Ci sono problemi? Hai cambiato idea?>>, chiedo con un filo d’ansia.

Non ci posso credere. Ora che finalmente ero riuscita a prendere una decisione non posso immaginare che sia lui ad avere dei dubbi.

<<Assolutamente no>>, mi risponde invece trepidante. <<Sono solo piacevolmente stupito>>.

Mi rilasso e mi lascio andare contro la testata del letto. Non mi ero neppure resa conto della tensione accumulata finché la mia schiena non ha cominciato a lanciarmi forti segnali di sofferenza.

<<Se per te va bene avevo pensato di venire sabato così potevo fermarmi per il week-end>>.

<<Perfetto. Ti aspetto direttamente qui a casa>>.

<<Neanche per sogno>>, replico con un tono di voce forse un po’ troppo alto.

<<Perché no?>>.

Non riesco a credere che non ci arrivi da solo con la sua testolina. Cosa pensa, che torni a Torino a braccia aperte?

<<Perché assolutamente non voglio venire a casa tua. Starò in albergo>>.

Lo sento sospirare ma fortunatamente non obbietta alle mie parole.

<<Ok, fammi sapere almeno il nome così posso passare a prenderti>>.

<<Non ti preoccupare. Verrò io direttamente in pasticceria appena mi sarò sistemata, così non ti dovrai scomodare>>.

<<Come vuoi>>. Mi arriva distintamente il mugolio di stizza dall’altra parte del ricevitore ma non mi importa nulla.

<<Allora ci vediamo sabato mattina>>, dico un po’ titubante consapevole che oramai ciò che ho detto non posso più rimangiarmelo.

<<Ti aspetto. Non vedo l’ora>>.

Oddio! Dal suo tono sembra più una minaccia che un’esclamazione. Già mi immagino il sogghigno stampato sulle sue labbra. Riaggancio senza nemmeno salutarlo.

Lancio il telefono sul comodino e scivolo sul letto.

Ho esattamente cinque giorni per prepararmi all’incontro. Quasi una settimana per cercare di chiarirmi una volta per tutte le idee su cosa desidero veramente.

Afferro il cuscino e me lo schiaccio sopra il viso. Il profumo di Roberto mi colpisce come una folata di vento gelido. Inspiro profondamente e un brivido mi scorre lungo la schiena.

In questo istante il guerriero che difende la mia testa sta lottando ad armi pari contro quello del mio cuore. Solo che non capisco con chi stia l’una e con chi stia l’altro.

La mia parte razionale con Roberto e quella emotiva con Salvatore? Il primo potrebbe rappresentare il futuro, la tranquillità, la sicurezza e il secondo la passione, colui che ho amato fin quasi a distruggermi.

Ma potrebbe benissimo trattarsi anche del contrario. Salvatore potrebbe rappresentare la stabilità che ho sempre voluto, la vita che ho sempre sognato e che adoravo fino ad un anno fa e Roberto rappresentare l’enfasi di una sessualità ritrovata, la voglia di sentirsi ancora viva e donna.

Visto che però, oramai, un combattente si è ritirato a causa della mia indecisione non posso che valutare un armistizio con l’altra parte e vedere cosa mi aspetta.

L’arrivo di un messaggio mi distoglie dai pensieri bellicosi e contorti in cui mi sto addentrando. Prendo il telefono e apro la bustina dell’SMS.

“Sono talmente emozionato di riaverti accanto che aspettare tutti questi giorni potrebbe uccidermi. Sei la mia vita”.

Resto imbambolata a fissare il display praticamente in apnea. Faccio fatica a riconoscere ed accettare questo lato romantico di Salvatore. O perlomeno del Salvatore che io conoscevo che di tenero non aveva praticamente nulla.

Non rispondo, anzi, per evitare ulteriori pensieri, spengo il telefono.

 

 

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FINE CAPITOLO 13

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