Racconto Inedito: “Stella Gemella” capitolo 12

 

 

Il nuovo racconto erotico e inedito a puntate scritto in esclusiva da Jey per 50 Sfumature Italia.

La pubblicazione di ogni capitolo avverrà di lunedì.

Buona lettura!

 

 

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12° CAPITOLO

<< Sarà meglio se torni al parco, ti staranno cercando>>.

Sono più di due ore che siamo a letto e nessuno dei due ha la minima intenzione di alzarsi.

Roberto è sdraiato al mio fianco e non lascia il mio viso per un solo attimo.

<< Lo sanno che sono qui. Non penso si aspettino di vedermi ritornare>>.

Mi raddrizzo a sedere appoggiandomi ai cuscini della testata. Strabuzzo gli occhi alla calma della sua affermazione.

<< Chi sa che sei qui?>> chiedo stupita.

<< Marta e Simona>>, mi risponde con un sorriso da furbetto.

Non ci posso credere, quelle due malefiche ragazzacce sanno tutto e sono pure d’accordo.

<<Adesso mi racconti ogni cosa>>, ribatto afferrando il lenzuolo e tirandolo verso l’alto fin sopra le spalle.

Con un gesto stizzoso Roberto lo riprende e me lo strappa di dosso.

<< Cosa vuoi sapere?>> mi chiede mentre scivola ai piedi del letto e si posiziona tra le mie gambe.

Sinceramente adesso vorrei solo sapere come possiamo stare qui a parlare mentre mi ritrovo la sua faccia a pochi centimetri dal mio sesso nudo.

Cerco di chiudere le gambe ma le sue mani me lo impediscono iniziando a sfiorarmi l’interno coscia.

<< Voglio sapere tutto>>.

Anche se preferirei fare altro devo riuscire a restare impassibile e affrontare l’argomento visto che reputo la cosa abbastanza importante.

<< Diciamo che quando ho visto Simona e non te al ricevimento ho avuto qualche problema a restare calmo>>. Ogni sua parola è accompagnata da una carezza sempre più audace tra le mie gambe. <<Sono andato da Marta talmente infuriato che non ha potuto non raccontarmi la verità>>.

Deglutisco all’idea di cosa possa avergli riportato la mia cuginetta, ma anche per la tensione che sta crescendo nel mio basso ventre. Spero termini velocemente il racconto perché non so quanto riuscirò ancora a resistere prima di saltargli addosso.

<<Così mi ha spiattellato tutto il resoconto che le hai fatto degli ultimi giorni e ho capito di essere un perfetto coglione>>. La sua mano non è più tra le mie gambe ma nervosamente si sta sfregando la faccia.

<<Non esagerare>>, lo rassicuro passando a mia volta una mano tra i suoi morbidi capelli. << Faccio fatica a capire il tuo comportamento, faccio fatica a capire le tue emozioni ma questo non vuol dire che sei un coglione>>.

Anche se l’ho pensato più volte, so che ci deve essere qualcosa di più profondo che lo porta a comportarsi così.

<< Sono un coglione perché stavo per perderti ancora prima di averti>>, mi risponde con tono secco raddrizzandosi e sedendosi di fronte a me.

Mi avvicino e avvolgo le mie gambe dietro di lui. Voglio che capisca che non voglio sforzarlo a dirmi cose di cui non è pronto.

<< Ti ho chiesto più volte il motivo del tuo comportamento>>, dico con la più totale tranquillità, << ma non voglio obbligarti a dirmi le cose. Se posso aiutarti ne sarei molto felice ma non voglio insistere>>.

I suoi occhi sono puntati nei miei. Dalla sua espressione assorta capisco che sta ragionando su ciò che gli ho detto.

<< Mi hai già aiutato molto stasera>>. Capisco la gratitudine dal suo tono di voce. << Era più di un anno che non toccavo una donna e sinceramente avevo la nausea a pensare di farlo. Ma con te è stato tutto diverso>>.

Non posso credere alle mie orecchie. Questa sì che è una rivelazione da capogiro.

Resto un po’ spiazzata alle sue parole ma non riesco a chiedergli altro. Da quel che ho capito di quest’uomo il dettaglio sopra è più che rilevante.

<< Sono veramente felice di esserti stata così di aiuto, puoi sempre contare su di me>>, dico strizzandogli l’occhio cercando di sdrammatizzare la situazione.

Mi si apre il cuore quando lo vedo scoppiare a ridere.

<< Allora ne approfitto subito>>, mi incalza buttandosi tra le mie braccia e affondando la testa nel mio petto.

La sua bocca è subito sui miei seni e la mano tra le mie gambe.

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<< Tu stai qui ferma nel letto, preparo io la colazione stamattina>>.

Mi sembra di vivere in un sogno. Nessuno mi aveva mai preparato la colazione, soprattutto un uomo. Con la scusa che sono una pasticcera hanno sempre dato tutti per scontato che dovessi essere io la cuoca in ogni occasione.

Ed invece è una sensazione magnifica sentirsi coccolata e viziata.

Mi stiracchio le braccia e inspiro il profumo di Roberto sulle lenzuola. Non avevo mai notato quanto sappia di buono. Profuma di incenso, di spezie, di esotico.

Chiudo gli occhi e ripenso alla notte appena passata. Mi sono sentita importante come mai mi era successo nella vita. Il confronto sessuale con Salvatore certo non può mancare, è l’unico metro di paragone che abbia per valutare la cosa ma se devo dare un voto non ho dubbi…10 e lode…

Sogghigno al pensiero e mi raggomitolo sotto le lenzuola in attesa del mio principe azzurro che mi rifocilli in previsione di un altro magnifico scontro passionale.

<< Sai che mi è venuta anche un altro tipo di fame>>, sussurro con aria provocante non appena sento la porta aprirsi.

Resto di sasso quando vedo la faccia di Roberto. La mascella contratta lo rende una maschera di disprezzo, ma ciò che mi fa più paura è il colore dei suoi occhi. Scuro come la pece.

Resta fermo sulla porta e mi fissa senza parlare.

Lo guardo stranita non capendo cosa possa essere successo nei minuti in cui si è allontanato poi noto qualcosa tra le sue mani. Un foglio bianco. Non mi ci vuole molto per capire cosa sia… merda!!!

<<Ti posso spiegare tutto>>, biascico spostandomi sul letto verso di lui.

<< Che cazzo vuol dire questa cosa?>>.

Ecco un’altra versione di quest’uomo. La parte arrabbiata e feroce non l’avevo ancora vista ma solo dal tono in cui mi sta parlando capisco che non mi piace per niente.

<< Non è nulla>>, cerco di spiegare ma la voce mi esce a malapena.

<<Nulla? Secondo te è nulla una cessione di quote da parte del tuo ex? Se davvero si tratta di un ex perché a questo punto ne dubito>>, mi urla sempre più forte.

Nei suoi panni sarei arrabbiata allo stesso modo, non posso dargli torto. Però non può permettersi di trattarmi così. Fino a ieri sera ha cercato in tutti i modi di evitarmi, non può pretendere di arrivare adesso e rivendicare cose di cui non sa nulla.

<< Lo sapevo, sei uguale a tutte le altre, maledizione. Mi fate tutte schifo>>.

Resto inebetita di fronte ad una tale affermazione. Capisco il suo rammarico ma adesso il tono della conversazione mi sembra un po’ troppo esagerato. Non mi lascerò mai trattare in questo modo, se prima potevo capire il suo stato e la sua amarezza adesso non posso tollerare il modo con cui si sta rivolgendo.

<< Senti, se cerchi di calmarti e vuoi ascoltarmi bene, altrimenti continua pure ad insultare>>, ribatto stizzita senza la voglia di ricominciare con le battaglie che ci siamo fatti fin dall’inizio.

<< Non c’è bisogno di spiegazioni>>, mi aggredisce invece sempre più arrabbiato, << mi sembra già tutto abbastanza chiaro. Spero ti sia almeno divertita questa notte>>.

Non riesco a restare indifferente alle sue ultime parole. La voce cattiva con cui le ha pronunciate mi ha ferito. Se intendeva darmi della puttana ci è riuscito alla grande.

Avvampo in viso per la rabbia che si sta facendo strada dentro di me. Nessuno mi aveva mai trattato tanto male, ma soprattutto non penso di meritarmi una scenata simile. Mi alzo di scatto e non preoccupandomi di essere totalmente nuda mi avvicino a lui che invece resta fermo sulla porta.

<< Senti bello, ti ricordo che sei stato tu ieri sera a venire a casa mia e saltarmi addosso quando invece io ti avevo chiesto di lasciarmi in pace>>. La mia faccia è ad un palmo dalla sua. La sua espressione dura e infuocata non fa altro che attizzare la mia rabbia. Se ha intenzione di farmi guerra non sarò certo la prima a tirami indietro.

Continuo imperterrita come un fiume in piena, << E poi, sapevi benissimo di Salvatore. Ti ho raccontato parte della mia situazione cosa che invece se proprio vogliamo dirla tutta tu non hai fatto>>.

Noto il suo viso contrarsi alle mie parole ma stavolta non mi interessa. Non posso accettare che una persona mi critichi quando è la prima a nascondersi dietro ad una facciata.

<< Non mi pare che tu sia meglio di me, non mi hai mai detto niente ad esempio di questa Daniela che ti sta sempre alle costole. Quindi sai cosa ti dico? Spero che tu, ti sia divertito questa notte>>.

Stringo forte i pugni e respiro a fatica. Adesso voglio proprio vedere cosa si inventerà, come al solito scapperà via in modo da non dover dare spiegazioni.

Resto ferma davanti a lui che imperterrito continua invece a fissarmi in viso con gli occhi carichi d’odio.

<<Sai perché non ti ho mai detto niente?>>.

Noto una flebile titubanza nella sua voce e resto stranita dal fatto che non se ne sia già andato.

<< Perché mi fa troppo male ricordare. Speravo di non dover rivangare il passato ma purtroppo più passa il tempo e più capisco che ha segnato talmente tanto il mio comportamento che prima o poi dovrò rievocare questa maledetta cosa>>.

La sua voce non è più sicura come qualche attimo fa. La sua espressione si è fatta più triste, non è più arrabbiato ma solo rammaricato.

Senza accorgermene afferro la sua mano ed inizio a stringerla forte. I suoi occhi non sono più bui ma solo velati da tristezza. Non dico nulla, anche stavolta non voglio costringerlo a dirmi cose che non vuole, ma spero con tutta me stessa che sia la volta buona che si lasci andare.

<< Daniela è solo la mia figlioccia>>, inizia quasi in un sussurro.

Strabuzzo gli occhi incredula alle mie orecchie. Lascio leggermente la presa sulla sua mano ma non appena cerco di spostarla la sento stringere più forte da parte sua.

<< Ho convissuto con sua madre per quasi sei anni>>.

Ad ogni piccola rivelazione intramezza qualche secondo di silenzio come a voler bene riflettere su come e cosa raccontarmi.

<< La amavo, volevo sposarla e invece l’ho trovata a letto con un altro>>.

Resto un attimo immobile cercando di metabolizzare le sue parole. Non appena la mia testa elabora i termini sposare e tradimento sento lo stomaco chiudersi e un groppo salirmi in gola.

In questo istante sono io a stringere forte la sua mano. Sento il dolore che sta provando, lo conosco bene.

<< Se vuoi raccontarmi, io ti ascolto. So benissimo cosa si prova>>, dico dolcemente mentre lo trascino verso il letto. Ci sediamo vicini pur mantenendo una certa distanza in modo che ognuno abbia il proprio spazio attorno.

Non è il momento dell’intimità, il dolore è una cosa privata, non sempre si ha voglia di viverlo con qualcuno.

<< È passato più di un anno oramai>> inizia con gli occhi bassi rivolti verso il lenzuolo. << Era il giorno del suo compleanno ed io che allora lavoravo in Costa d’Avorio, ero tornato a casa apposta per farle una sorpresa. Volevo chiederle di sposarmi. Era il mio regalo>>.

Il mio cuore perde un battito non appena vedo i suoi occhi annebbiarsi di lacrime. In questo momento sento la sua tristezza come se fosse la mia.

Mi avvicino e gli poso una mano sul viso, inizio ad accarezzargli il volto dolcemente a rassicurarlo.

<< Mi ero messo d’accordo con Daniela per venirmi a prendere in aeroporto. Doveva essere una sorpresa, avevamo progettato tutto noi due di nascosto. Il problema è che lei non sapendo nulla aveva già programmato la giornata in un altro modo e la sorpresa l’ha fatta a noi>>.

Continuo ad osservarlo mentre la rabbia e la delusione si fanno spazio tra le rughe del suo viso. Non ho bisogno di dire nulla, lo incito a continuare solo aumentando la stretta delle mie mani nelle sue.

<< Quando siamo arrivati a casa e siamo entrati ho capito subito che qualcosa non andava. C’era troppo silenzio. Poi ho visto la giacca e la camicia di un uomo buttati sul divano ed ho iniziato ad avere un presentimento. Sono corso in camera da letto con la consapevolezza che qualcosa non andava ed infatti non appena ho aperto la porta l’ho trovata a letto con Stefano, il ragazzo di Daniela>>.

<< Cosa? Che troia>>, urlo rabbiosa. Noto i suoi occhi sollevarsi di colpo e puntarsi sul mio viso. << Scusa, non volevo>>, dico cercando di calmarmi.

<< Hai ragione invece>>, ammette abbassando di nuovo lo sguardo ed afferrando un angolo di lenzuolo tra le dita. Ho già notato che quando qualcosa lo turba o si trova in difficoltà inizia a stropicciare qualcosa tra le mani. L’aveva fatto anche a casa sua durante la nostra cena.

<< Poteva fare del male a me ma non alla sua bambina. Poteva scegliersi qualsiasi uomo sulla faccia della terra ma non il ragazzo di sua figlia che oltretutto era anche il titolare del negozio in cui lavorava. Le ha tolto tutto, l’amore, il lavoro, il rispetto…>>.

<<È una cosa terribile>>. Non riesco a dire altro.

<< È per questo che è venuta qui a lavorare con me. Non aveva più nessuno su cui contare a casa sua>>.

<<Deve essere stato tremendo anche per te però>>, incalzo cercando di capire ancora di più delle sue emozioni.

<< Mi ha distrutto>>, ammette con un forte sospiro. << Avevo investito tutto su quella storia. Amavo veramente Clelia, pensavo fosse la mia vita>>.

Non riesco a formulare neanche un pensiero in questo momento. Riesco a provare il suo stesso dolore, la sua stessa delusione, la sua stessa rabbia. Sono le stesse emozioni che vivono da un anno anche dentro di me. Sentimenti che ho provato a superare ma che purtroppo riaffiorano ogni giorno ad ogni pensiero.

Resto in silenzio mentre lo guardo alzarsi ed iniziare a rivestirsi.

<<Speravo di riuscire a superare questa cosa quando ti ho conosciuta. Mi hai colpito subito con la tua riservatezza, la tua sensibilità. Mi era tornata perfino la voglia di corteggiare, di stuzzicarti. Poi quando ho visto la tua maglia in terra in laboratorio e ho sentito i tuoi urletti nel bagno mi è caduto il mondo addosso. Mi è sembrato di rivivere un incubo>>.

Continuo a fissarlo mentre un groppo mi stringe la gola. Finalmente capisco il suo cambiamento, i suoi sbalzi d’umore. Capisco il buio che vela i suoi occhi in certi momenti passati assieme. Sono ricordi che tornano a galla.

<< Mi spiace>>, sussurro con un filo di voce.

<< Non ti devi dispiacere. Tu sei libera di fare ciò che vuoi, l’ho capito ieri sera dal racconto di Marta. Mi sono visto con altri occhi. Ho capito che devo riuscire a superare le mie insicurezze altrimenti rischierei di restare chiuso nel piccolo bozzolo che mi sono costruito senza riuscire a liberarmi delle mie paure>>.

<< Ti ho deluso, ma non potevo saperlo>>.

Anche se il mio cuore è a pezzi e nella mia mentre frullano milioni di sensazioni diverse, non mi sento in colpa per ciò che ho fatto.

<<Infatti non è un problema tuo ma mio. In questo momento anche tu hai i tuoi dubbi da affrontare e non è giusto che ti carichi anche dei miei. Ho sbagliato a venire qui ieri sera>>.

<< Non hai sbagliato>>, urlo alzandomi ed andando verso di lui. <<Sono stata bene questa notte. Ho sognato di stare con te fino dal primo giorno in cui sei entrato in negozio>>.

<<Non mi basta lo star bene una notte Lucrezia>>.

Mentre cerco di afferrare il suo braccio indietreggia come se avesse paura di essere toccato.

<<Non sono quel tipo d’uomo. E soprattutto adesso come non mai ho bisogno di avere accanto una donna di cui fidarmi ciecamente, non che abbia più pensieri di me. E soprattutto che sappia cosa vuole. Non posso permettere di farmi ferire nuovamente, non sarei capace di rialzarmi un’altra volta>>.

Ha ragione. Purtroppo in questo momento non sono esattamente la persona adatta a lui.

E poi, forse, dovrei anch’io fare un po’ di chiarezza nella mia mente. Maledizione a Salvatore…

Lo seguo con lo sguardo mentre si avvia verso la porta d’ingresso.

<<Ciao Lucrezia>>. Mi saluta senza nemmeno voltarsi.

Non rispondo. Mi lascio cadere a terra e resto a fissare la porta ormai chiusa alle sue spalle.

 

 

 

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FINE CAPITOLO 12

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