Racconto Inedito: “Affare Fatto” di Stefy – 8° capitolo

 

 

Un nuovo racconto inedito in esclusiva di una nuova autrice che volentieri ospitiamo. Si tratta di Stefy e questo il suo racconto ambientato in Italia tutto da scoprire.

I capitoli saranno pubblicati a cadenza settimanale il mercoledì. Salvo imprevisti dell’ultima ora.

 

 

 

 

8° CAPITOLO:

 

Ho passato nuovamente tutta la giornata sui libri a preparare appunti per la tesi, sono sfinita mentalmente. Pensavo che Jonathan la prendesse peggio ed invece non ha fatto nessuna scenata. Mi ha chiesto se potevo almeno finire la settimana ma gli ho risposto che preferivo andarmene subito. Probabilmente laveva già capito dalle mie parole lultima volta, meglio così!

Ho fatto la doccia, indossato i miei comodissimi short fucsia con canotta abbinata e adesso non mi resta che dedicarmi una piacevole cenetta. Sono pronta alla mia prima serata di relax dopo tanto tempo e la passerò con il mio nuovo coinquilino.

La tavola in cucina è preparata alla perfezione. Tovaglia bianca, tovaglioli di cotone, piatti e sottopiatti, bicchiere per acqua e per vino. Non mi ricordo il tempo di aver cenato seduta ad un tavolo apparecchiato.

<< Che meraviglia>> commento varcando la porta. << Non mi mancherà certo il cartone della pizza e il tovagliolo di carta questa sera>>.

Andrea appoggiato al piano della cucina si volta alla mia voce e mi rivolge uno dei suoi dolcissimi sorrisi.

<< Non volevo fare brutta figura, ma non abituarti troppo. Solitamente anche io uso piatti e tovaglioli usa e getta>>.

Mi metto alle sue spalle e inspiro il magnifico profumino delle lasagne che stanno gratinando nel forno.

<< Peccato, speravo di aver trovato un cuoco personale>>, rispondo appoggiando il mento sulla sua spalla.

Mi siedo al tavolo e lo osservo armeggiare tra i fornelli. In effetti non mi sembra molto pratico, probabilmente le lasagne arrivano direttamente dalla gastronomia all’angolo, però apprezzo davvero l’impegno per aver cercato di organizzare la serata.

<< Ho preso anche una bottiglia di vino, spero ti piaccia bianco frizzante>>.

<< Solitamente non bevo vino, però stasera dobbiamo festeggiare la nuova convivenza quindi lo prendo volentieri>>.

Andrea mi raggiunge e brindiamo alla nuova avventura.

<< Come mai tu non sei andata in ferie?>> mi chiede ad un certo punto.

<< Veramente non penso di essere mai andata in ferie in vita mia, e poi ho la tesi da finire >> rispondo con un’alzata di spalle.

I suoi dolci occhi verdi indagano il mio viso.

<< Mia mamma mi ha cresciuto da sola quindi non abbiamo mai avuto molti soldi. Figurarci per le ferie>> continuo, <<a malapena siamo sempre riuscite ad arrivare a fine mese>>.

Questo suo ascoltarmi in silenzio mi rassicura, mi sento a mio agio ed è una sensazione nuova per me.

Non racconto mai la mia vita a nessuno proprio per non dover dare spiegazioni o per giustificarmi. E soprattutto perché non sopporto l’aria di compassione che la gente mi rivolge ogni qual volta esce il racconto della mia esistenza.

<< E tuo padre?>>. La sua voce è dolce, si appoggia al tavolo allungandosi e prendendo le mie mani tra le sue.

<< Se n’è andato da casa quando avevo quattro anni. Non so molto di lui, è sempre stato un argomento da non affrontare in casa. L’unica cosa che mia madre continua a ripetermi è il fatto che non ci volesse come famiglia, quindi deduco che se ne sia andato per un’altra donna>>.

Cerco di non dilungarmi troppo nel racconto e soprattutto di non far trapelare tutto l’odio e il rancore che provo verso questa persona per tutta la sofferenza che ha creato a me e alle persone che mi hanno cresciuto. Non gli perdonerò mai tutte le lacrime che ho visto versare a mia madre, le interminabili ore passate a casa da sola aspettando che lei tornasse a casa dal lavoro. Non potrò mai dimenticare i sacrifici che ha fatto per me, per potermi dare una vita simile ai miei compagni di scuola. E non potrò mai perdonargli anche tutti i sacrifici che io stessa ho fatto per essere dove sono adesso, le rinunce che ho dovuto affrontare, le notti al lavoro per recuperare qualche soldo per comprare i libri, le rinunce alla mia giovinezza per potermi costruire un futuro migliore. Forse è proprio per questo che non voglio avere nessuna distrazione fino alla laurea. Spero significhi veramente un punto di svolta della mia vita.

<< Sara, mi dispiace molto. Pero io…>>

Il suono del citofono mi fa spaventare. Mi alzo di scatto spezzando brutalmente quel magnifico momento intimo che si era appena creato tra noi.

<< Stai aspettando qualcuno?>> mi chiede anche lui un po’ amareggiato per l’interruzione.

Guardo l’ora, sono le otto.

<< Sarà la vicina di pianerottolo che vorrà chiedermi nuovamente di badare al suo gatto mentre lei è fuori per lavoro>>, rispondo mentre cerco le infradito finite sotto il tappeto.

Apro la porta senza guardare dallo spioncino.

Cazzo…Marco!

<<Ciao Sara>>.

Lo guardo esterrefatta.

<< E tu che ci fai qui?>>. La mia voce è tra lo stupito e lo sdegnato.

<< Se non sbaglio dovevamo andare a cena questa sera, è lunedì>> mi risponde appoggiato con tutta tranquillità alla porta, << come mai non sei ancora pronta?>>.

Non è possibile…

<< Veramente non ti ho risposto al messaggio quindi pensavo avessi capito che la cosa era saltata>> dico con fare deciso.

Incrocio le braccia al petto. Voglio vedere cosa è capace di rispondere. Che faccia tosta!

Resta impassibile appoggiato allo stipite. Solo il movimento del sopracciglio mi fa intuire che sta pensando come replicare.

Un mezzo sogghigno compare sulle sue labbra. << Pensi veramente che sia saltata? Se fosse così non sarei qui a prenderti, giusto?>>

Non mi muovo dalla mia posizione. Giuro che questo ragazzo sa come farmi saltare i nervi.

<< Come hai fatto ad avere il mio indirizzo?>>. La domanda sorge spontanea giusto? Non ho risposto al messaggio quindi l’ha trovato in un altro modo.

Anche lui resta immobile a fissarmi. << Lavoro in Università, ti sei dimenticata? Secondo te non conosco nessuno che può darmi l’indirizzo di uno studente?>>.

Ma certo che conosce qualcuno… Maria…

Tutta la rabbia che ho covato da quando li ho visti nel parcheggio esplode in una frazione di secondo. Non riesco a credere che abbia avuto la faccia tosta di informarsi su di me e comportarsi per l’ennesima volta da stronzo presuntuoso. Cosa pensa, che io sia qui ad aspettare il primo che arriva per farmi prendere per il culo?

Mi avvicino furiosamente e punto il dito contro il suo petto.

<< Certo che conosci qualcuno, anzi qualcuna. Anzi ne conoscerai molte sicuramente. Sai di essere bello e approfitti di questo e del tuo carattere forte e sicuro per giocare con le ragazze. Ti ho visto con Maria nel parcheggio. Perché invece di farti dare il mio indirizzo non ti sei fatto dare il suo e non hai invitato lei a cena? Oh… aspetta… certo che l’hai già invitata… volevi cambiare giochetto vero? Io conosco quelli come te tesoro e sinceramente non mi interessano…anche se sono maledettamente fighi …>>

Ho il fiatone dalla velocità con cui gli ho urlato contro. Devo calmarmi.

Respiro profondamente, faccio un passo indietro e afferro la maniglia della porta. Voglio ritornare alla mia serata tranquilla…

Mi volto per rientrare in casa ma non ci riesco, due mani forti e sicure afferrano i miei fianchi e mi fanno girare. Il viso di Marco è ad un centimetro dal mio. I suoi occhi dritti nei miei, occhi di fuoco che abbagliano le mie iridi.

<< Hai detto che sono figo?>>. La sua bocca è vicino alla mia.

<< Anche>> sussurro.

<< Anche tu sei strafiga sai?>> sussurra anche lui dolcemente.

Uno strano bagliore attraversa il suo sguardo. Resto rapita dalla luce dei suoi occhi. Sono in imbarazzo.

Tutta ad un tratto non capisco perché non abbia voluto uscire con lui. Forse non mi sento alla sua altezza? Forse ho paura di essere presa in giro? Oppure semplicemente perché voglio evitare di provare quello che sto provando in questo momento? Perché so benissimo che un ragazzo del genere può mettere in difficoltà il mio autocontrollo?

So che è per questo. La sua vicinanza dal primo giorno in cui mi ha colpito con le sue magnifiche perle nere, ha provocato scariche di elettricità nel mio corpo. La sua sicurezza ha minato la mia tenacia. Ho sempre saputo e so tuttora che un uomo così può causarmi enormi problemi di testa…e di cuore…

<< Possiamo almeno prenderci una pizza, che ne dici?>> dice dolcemente.

Appoggio le mani sul suo petto e mi stacco leggermente.

<<Sara, tutto bene?>>. La voce di Andrea dietro alle mie spalle mi appare come un’ancora di salvezza.

Mi giro e vedo i suoi dolci occhi verdi velati da una luce scura. Il suo volto è un misto tra stupore e rabbia.

Non riesco a rispondere che Marco mi precede.

<< Tutto bene amico. Avevo invitato Sara a cena ma se n’è dimenticata>>, dice appoggiandomi la mano sul fianco come a voler marchiare il territorio.

Territorio? Questa è bella…..

Sento la pelle incendiarsi al suo contatto. Cerco di non pensarci e mi volto fino ad avere lo sguardo fisso nel suo. Come sempre è fiero e sicuro. Non degna neppure di un’occhiata Andrea, guarda me.

Forse non ha capito bene..

<< Veramente non me n’ero dimenticata solo…>>.

La voce di Andrea non mi permette di finire la frase, << Non ti preoccupare per me Sara, vai pure>>.

Lo guardo allontanarsi verso la cucina mentre la presa di Marco sul mio fianco si fa sempre più forte. Non voglio rovinare subito il rapporto che si sta creando con Andrea, ma non posso negare che con Marco è tutta un’altra cosa. Le sensazioni che ho provato con entrambi nei pochi momenti che abbiamo passato assieme sono completamente l’opposto. La dolcezza contro la passione.

Poggio la mia mano sulla sua e la allontano dal mio corpo. Mi perdo nel momento in cui lo guardo negli occhi.

<< Ok, vada per la pizza. Vado a mettermi qualcosa per uscire>> dico rientrando in casa.

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Siamo seduti al tavolino della pizzeria intenti a gustarci la nostra cena.

Fortunatamente l’aria pesante di prima si è alleggerita e devo ammettere che Marco è un maestro ad aggirare le discussioni. Sinceramente non ho troppa voglia neanche io di farmi problemi quindi evito domande che possano farmi arrabbiare e cerco argomenti leggeri di discussione, principalmente riguardo gli studi. Tutta ad un tratto però l’espressione di Marco si fa seria. Vedo i suoi occhi rabbuiarsi.

<< Ti ho visto anche io nel parcheggio l’altro giorno. Solo che…>>

E’ in difficoltà. Stranamente tiene lo sguardo basso e non mi sfida.

Non voglio ritornare su questa storia, voglio solo passare una serata tranquilla e non rovinare la fragile serenità che si è appena creata tra noi.

Poggio la fetta di pizza nel piatto. Mi pulisco la mano distrattamente nella tovaglia e la poggio sul suo avambraccio.

<< Non fa niente. Lascia perdere>>. Voglio davvero fargli capire che non mi interessa sapere altro. Alza lo sguardo e mi fissa. Mi fanno impazzire i suoi occhi… nei miei…

Prende la mia mano ed inizia ad accarezzarla dolcemente. Se la porta alla bocca, lentamente poggia le labbra sul mio palmo e schiocca un leggero bacio. Passa poi dolcemente alle dita poggiando su ognuno le sue morbide labbra . Lo lascio fare. Non riesco a staccarmi da lui.

<< Non sapevo che abitassi con un ragazzo>>, mi chiede senza mai distogliere lo sguardo dal mio.

<< E’ il mio nuovo coinquilino>>. rispondo un po’ in imbarazzo senza capirne il motivo visto che non ho bisogno di spiegare nulla a quest’uomo. << E’ appena venuto a stare da me. Ho bisogno di un aiuto con l’affitto>> continuo.

<< Mi ha guardato in un modo strano. Spero non sia geloso>>, sussurra calcando l’ultima parola.

Non avevo pensato alla possibilità che Andrea potesse avere in qualche modo interesse nei miei confronti. Non ha mai avuto fino ad ora comportamenti che me lo lasciassero intendere. O forse sono io che non ci ho fatto caso…

<< Di cosa dovrebbe essere geloso?>> lo incalzo.

Sposta la sedia verso la mia e mi tira leggermente verso di se. Non oppongo nessuna resistenza.

Siamo vicinissimi. Chiudo gli occhi. Voglio godermi le sensazioni che sto provando in questo momento.

Le sue labbra appoggiate al mio collo mi provocano una moltitudine di scariche nello stomaco. Mi bacia delicatamente nell’incavo della spalla. Tremo...

<< Magari di questo>> mi sussurra delicatamente. Il suo fiato caldo provoca un fremito sulla mia pelle.

<<Ti desidero tantissimo Sara>> la sua voce è calda e ardente. Non rispondo.

<< Guardami Sara. Voglio vedere il desiderio nei tuoi occhi>>.

Alzo il viso, apro gli occhi. Lo fisso e vedo lampi di fuoco nelle sue iridi scure.

<< Adesso è perfetto >> sussurra sulle mie labbra.

Non posso pensare ad altre mani sul suo corpo, ad un altro uomo nella sua testa”.

 

 

FINE 8° CAPITOLO

Opera di fantasia di Stefy. Vietato prelevare il racconto o parte di esso.

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