Racconto Inedito: “Affare Fatto” di Stefy – 6° capitolo

 

 

Un nuovo racconto inedito in esclusiva di una nuova autrice che volentieri ospitiamo. Si tratta di Stefy e questo il suo racconto ambientato in Italia tutto da scoprire.

I capitoli saranno pubblicati a cadenza settimanale il mercoledì. Salvo imprevisti dell’ultima ora.

 

 

 

 

 

6° CAPITOLO

<<Ecco la mia piccola Sara>>. La voce grossa e ridente di Jonny mi accoglie appena entrata nel locale.

<<Ciao Jonny>> dico con noncuranza avviandomi verso gli spogliatoi.

<<Ti aspetto nel mio ufficio appena ti sei cambiata>>.

Che cavolo vorrà di nuovo? I soldi dovrebbe averli avuti e non penso di avergli fatto fare brutta figura. Ripenso alla serata trascorsa e ancora non ci credo. Ieri sera Pretty Woman e stasera Cenerentola.

Sono passate solo ventiquattro ore eppure sono successe un sacco di cose. Mi sono fatta pagare per fare sesso con un uomo sconosciuto, sesso spettacolare oltretutto, ho accettato di uscire con uno spettacolare stronzo ed ho trovato un coinquilino da mozzare il fiato. Perfetto! Per fortuna il mio unico proposito era stare lontana dal genere maschile.

Busso alla porta dell’ufficio di Jonathan ed entro nuovamente senza attendere.

<< Siediti pure tesoro>>. Non so perché ma qualcosa dal suo tono mieloso di voce mi dice che devo attendere altre sorprese. << Allora, ieri sera so che è andato tutto bene, giusto?>>.

Annuisco ma preferisco non rispondere, attendo il resto.

<< Ti confesso che ne ho sentite di tutti i colori da quel tipo perché ho mandato una ragazza nuova senza avvisarlo… però tesoro, non so cosa tu abbia fatto, ma sicuramente devi essere stata una bomba perché mi ha già fissato un altro appuntamento per lunedì sera… e vuole assolutamente te…>>.

Lo guardo stupefatta. Una risata isterica esce sonora dalla mia bocca.

<< Cosa? Non ci pensare neanche Jonny. Mi avevi chiesto un piacere e te l’ho fatto solo perché avevo bisogno di soldi. Non sono una puttana te l’ho già detto>>.

Restiamo alcuni secondi a fissarci, poi d’un tratto lo vedo alzarsi e venire a sedersi sulla scrivania. Proprio di fronte a me.

<< Duemila euro tesoro. E non mi dire che non ti sei divertita>>.

Merda!

<< Lunedì è il mio giorno libero e ho già un impegno>>. Non so perché ma in questo momento la faccia di Marco è stampata davanti ai miei occhi. Se solo sapesse…

<< Hai un impegno che vale più di duemila euro?>>. Mi vuole provocare e ci sta riuscendo.

<< E’ un impegno importante per il mio futuro universitario>> mento cercando di scusarmi per qualcosa per cui invece non dovrei assolutamente farlo.

Jonathan continua a fissarmi, ha sicuramente capito che sono in difficoltà. Estrae una sigaretta dal pacchetto e la accende sbuffando il fumo proprio sul mio viso.

<< Se è così importante allora capirà. Gli chiederò di spostare l’incontro a domani sera >>.

Che merda di uomo!

<< Sara, sono duemila euro. Una studentessa bisognosa come te non dovrebbe fare tanto la sostenuta>> .

Si alza dalla scrivania e vedo la sua mano avvicinarsi al mio viso. Mi sposto bruscamente e mi alzo dalla sedia. Mi fa schifo essere toccata da uno così.

<<E’ l’ultima cosa che mi chiedi Jonathan. L’ultima cosa>>.

Esco velocemente dall’ufficio e mi dirigo dritta in bagno. Entro e richiudo la porta alle mie spalle. Mi lavo la faccia con l’acqua gelata.

Maledizione, perché ho accettato?

Ho accettato per i soldi? Neanche per sogno…

Ho accettato perché in fondo volevo farlo. E’ questo quello che mi fa più rabbia. Domani sarà la mia ultima sera di lavoro in questo posto.

Se solo qualcuno sapesse cosa sto facendo… Se solo Marco sapesse cosa sto facendo… sicuramente avrebbe schifo ad uscire con una come me. Chiunque avrebbe schifo di una come me.

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Arrivo al parco e vedo subito Andrea seduto sulla stessa panchina di ieri ad spettarmi. Più lo guardo e più mi rendo conto della bellezza di questo ragazzo. Una bellezza semplice, delicata, quasi angelica.

Non capisco che genere di emozioni provochi in me. La prima sera, quando l’ho visto al locale ho notato subito la sua bellezza, e devo ammetterlo anche il mio corpo ha confermato il suo piacere, ma poi il suo modo di rivolgersi, il modo in cui mi guarda, in cui mi parla, mi mette a mio agio. Mi infonde sicurezza.

Anche lui mi vede e infatti si alza e mi viene incontro. << Ciao Sara. Ma sai che sono emozionato?>>

Mi sembra quasi in imbarazzo.

<< Non dirmi che hai capito che non riuscirai a gestire due donne>> dico ridendo.

<< Sicuramente una non avrei problemi a gestirla bene, due vedremo>>.

Ed ecco che la sicurezza maschile torna a far capolino in lui.

<< Dai andiamo. E’ poco distante da qui, ci vorranno un paio di minuti>>.

Riattraversiamo il parco e ci dirigiamo verso l’appartamento. Ne approfitto per fare un po’ da cicerone, per spiegargli un po’ la zona e per dargli indicazioni su come muoversi nei dintorni.

Appena entriamo, mi giro per vedere la sua reazione. Non posso negare che si tratti di un appartamento tipicamente di gusto femminile. Io ed Elena siamo delle patite per le domeniche trascorse all’Ikea, infatti abbiamo arredato ogni stanza in modo a dir poco stravagante anche se a nostro avviso molto funzionale. Un tripudio di rosa e di fiocchi, stile casa country delle bambole.

Non riesco a trattenere una risata quando lo vedo strabuzzare gli occhi.

<< Dovrò cercare in tutti i modi di ricordarmi di essere un maschio in mezzo a tutto questo rosa. Potrei avere una crisi d’identità>>, mi dice strizzandomi l’occhio.

Passiamo circa un paio di ore assieme. Gli mostro l’appartamento ma cosa più importante cerco di spiegargli in modo chiaro le regole che ci siamo imposte io ed Elena.

Come le chiamo io, “Le quattro regole del buon coinquilino”.

Primo: non invadere gli spazi altrui.

Secondo: lasciare sempre il bagno pulito e il frigorifero pieno.

Terzo: avvisare quando si portano estranei in casa.

Quattro: essere sempre puntuali con l’affitto.

Andrea non batte ciglio sulle nostre richieste, anzi sembra essere d’accordo con noi. Sembra davvero un ragazzo a modo ed educato, spero veramente che il mio sesto senso non sbagli.

<< Perfetto, quindi quando posso trasferirmi?>>, mi chiede sempre più entusiasto. << Sai, sono stanco di stare in albergo. Vorrei riuscire a organizzarmi velocemente in modo da poter farmi spedire un po’ delle mie cose. Non potrò ancora vivere a lungo con tre magliette e tre paia di mutande>> .

<< Se vuoi puoi trasferirti anche tra un paio di giorni, dammi solo il tempo di sistemare un po’ e mettermi d’accordo con Elena per liberare la sua stanza>>. Sinceramente non voglio che arrivi e trovi un uomo in mezzo alle sue cose, preferisco che mi dica cosa fare.

<< Non ti preoccupare, non voglio mettere a disagio nessuno. Io dormirò tranquillamente anche sul divano. Sarà sempre meglio che lo squallido letto dell’albergo>>.

<< Se è così allora puoi trasferirti anche subito. Vuol dire che ti faremo uno sconto scomodità sull’affitto>>, gli dico sorridendo.

Lo accompagno alla porta e ci diamo appuntamento per il primo pomeriggio. Resto di sasso quando sento le sue braccia stringermi forte e le sue labbra sulla mia guancia.

<< Grazie mille per tutto Sara. Non sai quanto sono felice>>, mi sussurra con la fronte appoggiata alla mia spalla.

Sono imbarazzata..

<< Per così poco, è solo un appartamento>> rispondo a voce bassa.

<< Per me vuol dire molto>> mi risponde lasciandomi dall’abbraccio e guardandomi negli occhi. << Ci vediamo tra poco>>.

<< A dopo allora>>, faccio eco.

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Devo ammettere che Andrea è un orologio svizzero. Alle due esatte il campanello sta già suonando.

Appena apro la porta me lo ritrovo davanti in tutta la sua solare bellezza.

<< Dove sono le tue valigie?>> chiedo spiando fuori dalla porta.

<< Veramente ho solo questo zaino>> mi risponde indicandomi la borsa appoggiata ai suoi piedi. << Non scherzavo quando ti ho detto di avere solo tre magliette e tre paia di mutande>>.

<< Sarà meglio accendere subito la lavatrice allora>>, dico con fare tipicamente da donna di casa che non mi si addice per niente.

Aiuto Andrea a sistemare le sue cose e poi propongo di bere un caffè.

<< Oggi devo andare in biblioteca per delle ricerche, comunque sistemati e fai pure come se fosse casa tua>>, gli spiego mentre comodamente sul divano sorseggio l’ennesima dose di droga giornaliera.

Ho notato che anche lui ha il mio stesso modo reverenziale di bere il caffè. Ed anche i miei stessi gusti, tazza grande senza zucchero con un goccio di latte freddo. Pensavo di essere a disagio con un uomo vicino ed invece mi sembra di conoscere questo ragazzo da una vita.

<< Se per te va bene, potrei preparare la cena stasera. Cosa preferisci, primo o secondo?>>, mi chiede appoggiando la tazza sul tavolino.

Cavolo, stasera…

Mi ero quasi scordata dell’appuntamento.

<< Mi spiace ma alla sera lavoro come cameriera quindi non mangio mai a casa>>. Mi alzo nervosamente dal divano cercando di nascondere il mio imbarazzo. Spero che Elena riesca a mantenere il segreto. Certo che è proprio strano il destino, se solo sapesse che la ragazza che lo ha servito al Night ero io…

<< E comunque tu esci pure, io solitamente arrivo molto tardi>>. Così dicendo, corro in bagno ed inizio a prepararmi.

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La vibrazione del cellulare distoglie l’attenzione dal libro che sto leggendo. Per fortuna mi sono ricordata di togliere la suoneria, altrimenti avrei subito le ire dell’intera sala lettura.

So già da chi arriva il messaggio senza dover guardare il numero. “Stesso albergo. Stessa ora. Lui arriverà dopo di te”.

Guardo l’orologio, sono già le diciotto. Raccolgo tutti i miei libri e i miei appunti . Meglio andare a casa a prepararsi.

Esco dalla biblioteca e mi dirigo verso il parcheggio praticamente vuoto. La mia vista viene catturata da una grossa berlina nera parcheggiata in obliquo sotto un albero che delimita il parcheggio.

Ma quello è Marco…

E’ appoggiato alla portiera e sta fumando. Davanti a lui una ragazza alta dai lunghi capelli neri lo sta facendo ridere di gusto. Sono abbastanza lontana quindi è improbabile che lui riesca a vedermi.

Sembrano essere molto intimi. Lei non perde occasione per toccarlo, gli poggia la mano sulla spalla e con l’altra gesticola e si tocca i capelli. Tipico modo di fare di una donna che sta civettando per far colpo su un uomo. Lui invece sembra rilassato. Sorride… un magnifico sorriso.

Resto ad osservare la scena, sono curiosa. Di una curiosità quasi velata di gelosia. Ma cosa pensavo? D’altronde è un bellissimo ragazzo. Lavora in università ed è circondato da studentesse. Di sicuro non sarò l’unica ragazza ad aver invitato a cena.

Mentre il mio cervello rilavora tutti questi pensieri, vedo Marco gettare lontano la sigaretta, sedersi in macchina e chiudere la portiera. La donna saltellando raggiunge il lato del passeggero e sale anch’essa.

Mette in moto. La macchina si dirige verso la mia direzione. Resto ferma dove sono, io non ho niente da nascondere. Mi sfrecciano davanti.

Vedo la donna… è Maria, la mia tutor. Lei non può vedermi, è rivolta verso Marco intenta a parlare. Marco invece mi vede. Sono sicura che mi abbia guardato. Accelera ed esce dal parcheggio.

Adesso capisco del perché sapeva che ero andata da Maria dopo il nostro battibecco. Glielo ha detto lei. Ho passato la giornata maledicendomi per quello che sto facendo e dandomi della poco di buono e lui se ne gira tranquillamente con altre donne facendo pure finta di non vedermi.

Dovevo seguire il mio istinto, lo sapevo.

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Arrivo in albergo alle undici esatte. La ragazza alla reception non è più la stessa. Quella di questa sera non è così sorridente, anzi sembra quasi scocciata.

<<Stanza 143>> dico una volta raggiunto il bancone.

Non alza neppure lo sguardo e non controlla nessun faldone. << 4° piano>> risponde noncurante.

Mi dirigo verso l’ascensore e pigio il tasto. Poco più di un attimo e le porte si aprono. Stanza 143.

Busso ma non arriva nessuna risposta. Come mi aveva avvertito Jonathan non c’è nessuno. Apro la porta ed entro. La stanza è rischiarata dalla luce delle due piccole lampade poste sulle mensole ai lati del letto. E’ grande, suntuosa e accogliente come la prima volta. Appoggio la borsa sulla consolle all’ingresso.

Mi avvicino alla poltrona dove la volta precedente lo avevo trovato ad attendermi. Una scossa di piacere mi attraversa il corpo. Sono contenta di essere qui. Era quello che dentro di me desideravo provare nuovamente. Ed è quello che desidero ardentemente tuttora.

Noto una scatola poggiata sopra la morbida seduta. Sul coperchio c’è scritto il mio nome. Una grafia pulita, maschile. La prendo e mi siedo sul letto. Mi tremano le mani. Si ricorda come mi chiamo, ha voluto farmi un regalo. La apro delicatamente. Sposto la carta velina.

Un magnifico completino di pizzo nero tempestato di Swarovski risplende all’interno della scatola. Lo tolgo delicatamente per paura di rovinarlo e lo osservo. E’ perfettamente della mia misura.

C’è ancora qualcosa all’interno, in un altro pacchettino. Lo apro nervosamente, sono curiosa. Una mascherina per gli occhi in velluto nero e… un biglietto.

Indossa TUTTO!”

Quanto ho bramato di riprovare questa sensazione…

Finalmente potrò riassaporare il suo sapore. La bramosia mi stordisce i sensi”

 

 

 

 

FINE 6° CAPITOLO

Opera di fantasia di Stefy. Vietato prelevare il racconto o parte di esso.

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3 commenti

  1. Maya

    Ciao Stefy!
    Quanti capitoli sono previsti?
    Comunque brava!!!

  2. stefy

    ciao Maya, siamo giusto a meta del racconto…..la parte migliore a mio avviso…..ma io sono di parte…iiiihhhhhh 😉