Racconto Inedito: “Affare Fatto” di Stefy – 5° capitolo

 

Un nuovo racconto inedito in esclusiva di una nuova autrice che volentieri ospitiamo. Si tratta di Stefy e questo il suo racconto ambientato in Italia tutto da scoprire.

I capitoli saranno pubblicati a cadenza settimanale il mercoledì. Salvo imprevisti dell’ultima ora.

 

 

 

 

5° CAPITOLO

 

Il suono del cellulare mi sveglia di soprassalto.

Guardo la sveglia, sono le nove. Non sono neanche tre ore che sono a letto, ho tremendamente sonno e mi fa male ogni singolo centimetro del mio corpo.

Prendo il telefono e apro la mail che mi è appena arrivata. Strabuzzo gli occhi.

Oggetto: appunti tesi

Buongiorno Sig. na Sara,

purtroppo ho avuto degli impegni improvvisi e non riuscirò a seguirla direttamente per la preparazione della tesi. Visto che dovrò assentarmi per alcuni giorni, sarebbe il caso a questo punto, che facesse pervenire al mio assistente tutti gli appunti che ha scritto in modo che io possa iniziare almeno a verificare il suo lavoro.

Le lascio sotto il numero diretto di Marco così potrà contattarlo quando vuole. Cordiali saluti

Prof. Magri”

Lancio il telefono sul cuscino a fianco. Bene, una preparazione tesi a distanza. Ci penserò più tardi…

Mi copro gli occhi con il braccio e cerco di riprendere sonno ma non ce la faccio. La mia mente inizia subito a ripensare a quanto è successo questa notte, all’uomo che mi ha fatto provare cose incredibili. Ho sempre cercato di trattenere i miei impulsi, la mia natura e concentrarmi completamente nel ruolo della perfetta figlia e della perfetta studentessa. Ho sempre pensato che tutto ciò al di fuori dello studio e dal lavoro poteva creare distrazione e allontanarmi dal mio obiettivo principale, diventare qualcuno. L’ho sempre pensato fino a stamattina quando ho visto la mia immagine riflessa in quel maledetto specchio nel bagno dell’albergo.

Quella non era Sara, la studentessa modello, la ragazza timida che rifiuta di uscire la sera perché deve preparare un esame dopo l’altro e che guarda i ragazzi come fossero una distrazione da evitare, un limite al raggiungimento dei propri obiettivi. Quella era la vera Sara, quella che accetta di andare con un uomo per soldi, perché vuole decidere della propria vita , quella che non si tira indietro di fronte alle sfide e ai problemi. Quell’uomo ha abusato del mio corpo in ogni modo ed io alla fine l’avrei supplicato di continuare all’infinito. Sento ancora la sua bocca sulla mia, le sue dita graffiare la mia schiena, il suo sesso affondare sempre più forte nel mio fino a farmi esplodere di piacere. Non ricordo di essermi mai sentita tanto viva

come stanotte tra le sue braccia.

Stringo leggermente le gambe, mi sento già umida tra le cosce.

Non ho più sonno, mi alzo e vado in cucina. Prendo dalla borsa la busta con il denaro e lo riconto. Millecinquecento euro. Un sacco di soldi…

Mi preparo un tazza di caffè fumante e rovisto nel frigo alla ricerca di qualcosa di commestibile da mangiare. Adesso che ci penso bene, capisco perché il mio stomaco recrimina urgentemente del cibo. Praticamente ieri oltre ad alcune tazze di caffè non ho ingerito altro presa com’ero dal nervosismo pre incontro.

Purtroppo però le speranze metaboliche del mio corpo vanno in frantumi all’istante. Oltre ad una banana annerita e al vasetto di marmellata abbandonato da Elena prima di partire non c’è altro. In effetti con la scusa che la sera mangio sempre al locale e durante la giornata sono sempre fuori non mi sono più preoccupata di andare a fare la spesa, considerato anche il fatto che ho cercato in tutti i modi di risparmiare soldi. Non oso neanche immaginare cosa farebbe mia madre se dovesse venirlo a sapere, come si dice: ”Uscirebbe di testa”.

Decido all’istante di rimediare alla cosa, visto che oggi non ho problemi di soldi posso dimenticarmi per un attimo di risparmiare e concedermi una bella spesa . Almeno il senso di disagio per il modo in cui li ho guadagnati si placherà un pochino se penso che non avevo altra scelta e che l’ho fatto per il mio bene. Prima di tutto però sarà meglio fare una bella doccia rinfrescante. Devo raffreddare i miei bollenti spiriti, raccogliere tutte le idee e ritornare alla vita di sempre.

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Adesso va proprio meglio!

Mi asciugo velocemente i capelli e indosso un vestitino leggero. Sarà meglio che vada subito a fare al spesa prima che l’afa saturi l’aria già calda dei pomeriggi milanesi.

Esco di casa e mi incammino verso il centro commerciale. Cerco di evitare le strade asfaltate quindi attraverso il parco alla ricerca di un filo d’ombra. Sono sempre affascinata dalla vitalità e dalla quotidianità di questi posti. Oasi verdi in mezzo a colate di cemento. Ogni giorno si incontrano le stesse persone, ormai si è creata una collettività verde all’interno del quartiere. Saluto il vecchietto seduto sulla panchina intento a leggere il giornale, la mamma che accompagna la figlioletta sull’altalena, la ragazza che fa jogging. Una piccola cerchia di conoscenti abituali.

Sono così assorta nei miei pensieri che non mi accorgo di Andrea sdraiato sulla panchina vicino al laghetto.

<<Eih! Guarda chi si vede. Oramai il parco è diventato il nostro punto di ritrovo>>, mi saluta rivolgendomi un magnifico sorriso.

<< Io abito qui vicino, ci passo spesso così evito la calura del marciapiede>>, rispondo sorridendo di rimando. << ma come mai anche tu sei sempre qui in zona?>>.

Noto subito il suo cambio di atteggiamento. Abbassa lo sguardo ed irrigidisce le spalle.

Non è facile trovarsi da soli in una città come Milano. Ricordo ancora i primi giorni appena arrivata. Sembrava di essere finita in un frullatore. Una città sveglia ventiquattrore su ventiquattro.

Devo ammettere che lo capisco e sinceramente un po’ mi fa pena. Quello che non capisco invece è da dove escano le mie parole. << Comunque, ho parlato con Elena, la mia coinquilina, mi ha detto che se vuoi puoi venire a stare con noi. Sempre che tu non abbia già trovato qualcosa>>, mormoro pentendomi subito non appena collego il cervello alla bocca.

Vedo il suo viso illuminarsi all’istante.

<<Veramente sono ancora in albergo. Ma stai dicendo sul serio?>> mi chiede lui un po’ stupito.

Penso abbia intuito il mio pentimento immediato per la proposta, ma ormai so che non posso tirarmi indietro.

<<Elena è via per le ferie, quindi se vuoi la sua camera è libera da subito. Poi a ottobre appena mi sarò laureata, potrai prendere la mia. Al massimo dovrai dormire per qualche tempo sul divano e condividere il bagno con due donne, ma non penso che questo ti dispiaccia, giusto?>>, dico in modo ironico.

Scoppia un una grassa risata. << Non mi dispiacerà per niente. Anzi, sarò l’uomo più invidiato dell’Università>>.

Ci accordiamo per incontrarci la mattina seguente qui al parco. Almeno avrò il tempo di sistemare un po’ la casa. Elena sarà felicissima appena le darò la notizia. Sono sicura che ritornerà addirittura prima dalle ferie. In più Andrea sembra davvero sollevato per la cosa. Pensandoci bene non è stata una brutta idea, almeno avrò una mano per l’affitto e sinceramente una presenza maschile in casa mi farà stare più tranquilla. Ho sempre avuto l’ossessione dei ladri e dei furti. Anche se so benissimo che avere un uomo in giro per casa non sarà facile, soprattutto uno come lui.

Appena arrivata al centro commerciale mi ricordo della mail del Professore Marchi di stamattina. Con tutti i pensieri delle ultime ore mi stavo quasi dimenticando della mia unica priorità.

Devo chiamare subito Marco visto che è sabato e non voglio disturbarlo il fine settimana.

Riapro la mail e copio il suo numero sul cellulare. Dopo uno squillo mi risponde subito.

<<Ciao Marco sono Sara>>.

<<Ciao Sara, tutto bene?>>, la sua voce come sempre è calma.

<<Bene grazie. Ho ricevuto la mail dal professor Magri, mi ha detto di consegnare a te gli appunti della tesi>>.

<<Si lo so, me l’ha detto. Però oggi non posso, sono fuori città e ritorno nel tardo pomeriggio. Ti và di uscire a mangiare qualcosa questa sera?>>.

Che fa, vuole invitarmi a cena?

<<Mi spiace ma stasera lavoro>> rispondo velocemente.

<<Lavori di sabato sera?>>.

Mi è sembrato di sentire una punta di astio nella sua voce. Mi metto a ridere. <<Si, faccio la cameriera in un locale quindi lavoro anche i fine settimana>>.

Attendo una sua risposta ma non parla.

<< Inizio a lavorare verso le nove, se vuoi ci vediamo per l’aperitivo, può andarti bene?>> continuo.

Dopo alcuni attimi mi risponde. <<Va bene per l’aperitivo allora. Ci troviamo davanti all’Università alle otto. Ciao>>.

Resto con il telefono in mano. Ha riattaccato. E’ proprio uno stronzo…

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Alle otto puntuali sono nel giardino di fronte all’Università.

Si sta bene questa sera, l’aria è un po’ più fresca. Mi siedo sulla panchina e inizio a chattare con Elena. E’

tutto il giorno che mi sta tartassando di messaggi. Non riesce a credere che abbia avuto il coraggio di dire ad Andrea di venire ad abitare con noi. Più ci penso e più anche io mi stupisco…

<<Stai stuzzicando qualche bell’uomo?>>.

Mi giro di scatto e lo fulmino. <<E a te che ti interessa?>>.

I suoi occhi neri sono fissi sul mio viso. Si avvicina lentamente con le mani nelle tasche dei jeans. Gli calzano alla perfezione. Ha un fisico perfettamente curato, asciutto e muscoloso. La maglietta bianca fa risaltare ancora di più la sua carnagione ambrata e le braccia tornite. Abbozza un sorriso.

<<Mi interessa visto che hai rifiutato il mio invito a cena>>.

Si siede accanto a me. Si avvicina al mio viso e mi stampa un bacio sulla guancia. Sono stupefatta! Ma chi cavolo si crede davvero di essere?

Mi alzo velocemente, incrocio le braccia e mi piazzo davanti a lui.

<<Io non accetto inviti a cena da stronzi arroganti>>.

Scoppia in una risata. Incrocia le braccia anche lui come a volermi sfidare. <<Vedremo>>.

Non so cosa rispondere. La sua sicurezza è spiazzante. Quest’uomo mi agita, le mie antenne sono ritte dal primo giorno in cui ho incrociato il suo sguardo. So benissimo che una persona così potrebbe abbattere tutti i miei buoni propositi in un batter d’occhio.

Devo cambiare discorso velocemente. <<Dove preferisci prendere l’aperitivo?>>.

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E’ da quando ci siamo incamminati che non ci rivolgiamo parola. Marco è intento a leggere qualcosa sul cellulare ed io, di tanto in tanto, mi fermo davanti alle vetrine dei negozi facendo finta di essere interessata ai saldi.

Raggiunto il bar ci sediamo ad un tavolino e ordiniamo due mojito.

<< Questi sono gli appunti e i dati delle ricerche che ho effettuato nel periodo di stage>> dico estraendo la cartelletta dalla borsa e posandola sul tavolino.

<< Perfetto. Li farò avere al professore. Sicuramente in settimana riuscirà a leggerli e a darti delle indicazioni su come procedere>>.

<< Speriamo, abbiamo già perso molto tempo, non vorrei restare troppo indietro con la stesura>> rispondo mentre prendo il mio bicchiere ed inizio a mescolare lentamente.

Anche Marco afferra il suo e lentamente se lo porta alle labbra. Non posso fare a meno di guardare la sua bocca aprirsi leggermente e la gola muoversi per deglutire il liquido fresco.

<< Ma non lo mescoli?>> dico esterrefatta cercando di stemperare un po’ l’effetto che ha avuto quel gesto sul mio corpo.

Mi guarda e riappoggia il bicchiere sul tavolino. << A me piace berlo così. Prima arriva il rum, forte, amaro e poi lentamente sotto sotto scopri lo zucchero con la sua dolcezza . Per ultimo il gusto fresco del lime e della menta, perché le cose troppo dolci non sono buone, ci vuole sempre il giusto equilibrio>>.

Sorseggio anch’io un po’ di liquido fresco. Mi sta fissando intensamente e questo mi mette a disagio. Abbasso lo sguardo e continuo a giocherellare con la cannuccia e ad assaporare il mio drink.

<< E’ già tardi, ti accompagno al lavoro, ho la macchina proprio nella via qui dietro>>.

Inizio a tossire violentemente, appoggio il bicchiere sul tavolino e mi picchietto leggermente sul petto cercando di calmare l’attacco nervoso in corso.

Merda!

Cerco di riprendere fiato, faccio dei grossi respiri.

<< No, no! Vado a piedi non ti preoccupare>> riesco a dire velocemente . Intanto mi alzo dalla sedia e raccolgo le mie cose sul tavolino.

Si alza di scatto e mi si avvicina.

<<Ehi, va tutto bene?>> mi sussurra dolcemente. La sua mano è posata sul mio braccio e lentamente mi accarezza .

Alzo il viso. Sono a pochi centimetri dal suo. I suoi occhi sono puntati nei miei.

<< Quand’è il tuo giorno libero?>>. La sua voce è sempre calma e sicura.

<< Lunedì>> dico in un sussurro.

<< Lunedì sera andiamo a cena allora. Mandami un messaggio domani con l’indirizzo di casa tua così passo a prenderti>>.

Sono imprigionata nella magia del suo sguardo. La mia bocca dice solo ciò che il mio cuore e il mio stomaco vogliono in questo momento. << Va bene!>>.

Le sue labbra sfiorano la mia fronte. Le sue mani ora accarezzano i miei capelli. Chiudo gli occhi e sospiro. So già che mi pentirò di quello che ho appena detto. So già che mi pentirò di tutta questa storia. So già che questa cosa non porterà a nulla di buono.

Prendo la borsa, faccio alcuni passi e mi volto indietro. Marco mi sta ancora fissando. Le mani in tasca. Vedo la sua bocca piegarsi in un sorriso. In un magnifico pericoloso sorriso.

 

Bocca perfetta da baciare, corpo perfetto da accarezzare. Ma io voglio di più! Voglio lei! E mi manca poco.”

 

 

 

FINE 5° CAPITOLO

Opera di fantasia di Stefy. Vietato prelevare il racconto o parte di esso.

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2 commenti

  1. maria

    ciao, il tuo racconto mi piace,Marco fa il misterioso ma non saprei dire se farà in tutto e per tutto la parte del bello e dannato, mentre Andrea da quesi primi capitoli sembra il “classico” bravo ragazzo che però spero porterà più movimento nella storia. L’unica cosa è che a volte ho come la sensazione che si potrebbe dire un pò di più nei capitoli, qualcosa che mi faccia sentire di più i personaggi

  2. stefania

    Ciao Maria,
    Mi fa piacere che il racconto ti piaccia, spero nei prossimi capitoli di riuscire a farti capire di piu i personaggi… Per quanto riguarda i due ragazzi, chissa se saranno davvero il diavolo e l’acqua santa…mahhhhh!!!! Besos