Racconto Inedito: “Affare Fatto” di Stefy – 3° capitolo

 

 

Un nuovo racconto inedito in esclusiva di una nuova autrice che volentieri ospitiamo. Si tratta di Stefy e questo il suo racconto ambientato in Italia tutto da scoprire.

I capitoli saranno pubblicati a cadenza settimanale il mercoledì. Salvo imprevisti dell’ultima ora.

 

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3° CAPITOLO

 

Mi dirigo verso la sala dei Tutor. Stamattina appena sveglia ho telefonato a Maria, l’assistente degli studenti dell’ultimo anno e le ho spiegato cosa è successo. Speriamo abbia trovato una soluzione, non posso rimandare la tesi all’anno prossimo.

Appena entro mi accoglie con un grande sorriso e mi viene incontro.

<<Ciao Sara, tutto bene? Possibile che tutte le volte che mi chiami è per sistemare dei guai?>>

Mi metto a ridere. Ha ragione, ne combino sempre una peggio dell’altra. Ma quest’ultima è grossa, speriamo bene.

<<Andrà meglio solo se mi dirai che hai parlato con il professor Magri e che sarà lui a continuare a lavorare con me>> le rispondo con aria di supplica.

<<Sono o non sono la migliore tutor dell’Università? Ho parlato con il professore e mi ha confermato che continuerà a seguirti>> mi risponde strizzandomi l’occhio con fare altezzoso.

Mi lancio sulla sedia sbuffando pesantemente. Un peso di milioni di chili si è finalmente spostato dal mio petto.

<<Però attenta perché è l’ultima volta che ti aiuto. L’ho fatto solo perché so che sei una brava ragazza e che ci tieni allo studio e a quello che stai facendo>>.

Mi alzo di scatto e la abbraccio forte. <<Grazie Maria, sono in debito con te>>.

Prendo lo zaino e inizio a correre verso l’aula di biologia. Non riesco però a oltrepassare il corridoio che una botta mi fa cadere violentemente a terra.

<<Cavolo, ma stai attenta. Non siamo alle scuole elementari per correre nei corridoi>>.

Alzo lo sguardo, incapace di rispondere per il male che sto provando. Non ci posso credere, ancora lui, è una maledizione…

Faccio per alzarmi ma un dolore lancinante al mio didietro mi fa pensare di essermi rotta qualche osso. Resto seduta e digrigno i denti dal male.

<<Cazzo, ma ti sei fatta male davvero>>. Due braccia forti mi cingono i fianchi e mi sollevano di peso dal pavimento.

<<Ce la fai a stare in piedi? Appoggia le mani alle mie spalle intanto che ti passa un po’ il dolore>>.

Faccio come mi dice senza pensarci. Mi aggrappo a lui.

Sistemo le mani sulle sue braccia e appoggio la fronte sulla sua spalla. In un attimo capisco che non sto più pensando al male che mi sono fatta. Mi piace il profumo che ha quest’uomo. Mi piace il tocco delle sue mani sulla mia vita. Mi piace la tensione dei suoi muscoli sotto le mie dita. Giro leggermente la testa e inspiro profondamente l’odore speziato sul suo collo. Odora di buono, odora di uomo.

<<Sicura che ti faccia tanto male?>> la sua voce è bassa e roca. Mi stacco velocemente da quel contatto.

<<Scusa, non ho una soglia del dolore molto alta. Ho preso una gran botta>>.

I suoi occhi come il giorno prima mi fucilano lo stomaco. <<Spero di non aver rovinato il tuo magnifico sederino>>.

<<Non ti preoccupare, ritornerà velocemente quello di sempre>> rispondo sorridendo, cercando di nascondere l’imbarazzo.

Prendo lo zaino da terra e faccio finta di ripulirmi i jeans in modo da non dover alzare lo sguardo e trovare di nuovo le sue iridi scure puntate su di me.

<<Stavo andando al bar qui fuori, ti va di bere un caffè?>>

Non credo alle mie orecchie… Allora ha anche un lato gentile quest’uomo.

<<Mi spiace ma devo andare dal professore per la tesi>>.

<<Il professore non è ancora in ufficio. Comunque mi manda sempre un sms per avvisarmi del suo arrivo, quindi puoi stare tranquilla>> mi risponde con fare sicuro.

Ci penso una attimo, ma non troppo….

<<Ok, così almeno ti farai perdonare per la tua stronzaggine di ieri e per avermi quasi spaccato qualche osso oggi>> rispondo sorridendo.

Usciamo dall’androne ed entriamo nel bar dell’università pressoché deserto. Pino, il gestore, si avvicina a noi. Vedo una strana espressione sorridente sul suo viso quando ci sediamo al tavolo.

Ordiniamo due caffè.

<<Comunque io sono Marco e non stronzo come mi hai già chiamato più volte in questi giorni>> chiarisce rivolgendomi uno splendido sorriso.

Che situazione schifosa. Non mi resta che fare appello alla mia faccina compassionevole.

<<Scusa ma non sei stato tanto gentile. A proposito, mi spiace per quello che ho detto ieri, me ne sono pentita subito ma ho un carattere schifoso, mi accendo subito>>

Mi guarda con aria sospetta.

<<Non cercare di fare la carina con me>> mi risponde scoppiando in una risata. <<E comunque non ti preoccupare non ho detto niente di male al professore su di te se è questo che ti preoccupa. La tua tesi era salva senza l’aiuto di Maria>>.

Scoppio anch’io in una sonora risata.

Sorseggiamo il nostro caffè allegramente mentre Marco mi racconta alcuni aneddoti divertenti riferiti al professor Magri. Lo guardo stupita, mi affascina quest’uomo. I suoi occhi mi caricano di elettricità ogni volta che mi guarda. Voglio sapere qualcosa su di lui ma non mi risponde mai direttamente. Non riesco a cavare molto da ciò che mi racconta, se non che è più vecchio di me, anche se non di molto, e che ha preferito restare in Università a lavorare per poter continuare a fare il ricercatore. In compenso è riuscito a farsi raccontare molte cose sulla mia vita. Quelle da studentessa ovviamente.

Il telefono inizia a squillare e Marco si alza velocemente dal tavolino. Si allontana senza neanche preoccuparsi della mia presenza e si dirige verso la vetrata del locale. Gesticola animatamente. Al suo ritorno, il viso è teso.

<< Scusa Sara ma devo andare. Comunque il professore non ci sarà neanche oggi, mi ha detto di avvisarti di passare direttamente settimana prossima. Ci vediamo >>. Prende alcune carte appoggiate sul tavolino e si volta per andarsene.

<<Grazie comunque del caffè>> dico a bassa voce.

Vedo che si ferma e ritorna verso di me. Mi appoggia una mano sulla testa e mi accarezza i capelli.

<<Grazie a te ,Sara, della compagnia. Ci vediamo presto>>.

Esce dal locale e lo vedo allontanarsi di corsa verso il parcheggio.

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Ho cercato di non pensarci, ma non ce la faccio. Mi giro e rigiro nel letto sperando di addormentarmi e svegliarmi direttamente domani pomeriggio, ma purtroppo non è così. Stasera è la grande sera. La sera in cui farò ciò che mai e poi mai avrei pensato di fare nella mia vita. Andare a letto con uno sconosciuto. E per soldi poi.

Mi alzo e vado in cucina diretta alla macchina del caffè. So benissimo che non è l’idea migliore visto che avrei solo bisogno di rilassarmi ma sento l’assoluta necessità di risollevare il mio umore con una dose abbondante di caffeina. Mi preparo un’enorme tazza di americano e mi butto sul divano accendendo la televisione su un programma di televendite.

Passo la giornata così, facendo zapping e bevendo caffè in uno stato di completa malinconia.

Sento il cellulare vibrare, guardo nervosamente il display ma vedo lampeggiare il nome di Elena, la mia coinquilina.

<< Ciao Elena, come và?>> rispondo subito rilassandomi all’istante.

<< Ciao Saretta, io tutto bene e tu?>>. Il suo tono è veramente sereno. La immagino languidamente sdraiata in riva al mare.

<< Tutto benissimo, come sempre>> . La mia voce non è più tanto rilassata e lei se ne accorge all’istante.

<< Sara, dimmi la verità. Non ce la fai con l’affitto? Sai che ti aiuterei più che volentieri ma non ce la faccio, devo finire di pagare le rate della macchina. Perché non chiami tua madre?>>.

Chiudo gli occhi.

<< Lo sai che non posso. Anche mia madre è al verde, si indebiterebbe pur di aiutarmi. Non ti preoccupare me la caverò benissimo. Ho già un’idea>>, rispondo cercando di apparire più ottimista.

Non ho calcolato che però Elena mi conosce molto meglio di quanto pensi. Capisco dal suo sospiro che ha già capito che combinerò qualcosa di sbagliato.

<< Ok, non fare cazzate però. Ti manca poco alla tesi, non bruciarti>>.

E’ l’unica persona che conosca esattamente il posto dove lavoro. Tutti gli altri pensano che faccia la cameriera in una pizzeria fuori Milano.

<< Non ti preoccupare. A proposito, sai che ti ho trovato un nuovo coinquilino? Così non resterai sola quando io me ne andrò>>, dico ridendo per cercare di alleggerire il tono della telefonata.

Sento subito un’ondata di euforia sprigionarsi dalla sua voce.

<< Davvero? E’ bello? Quanti anni ha? Non dirmi che hai trovato un uomo proprio mentre io non ci sono>>.

Scoppio a ridere. Lei a differenza mia non si fa molti problemi in fatto di uomini. Passa i ragazzi come passa gli esami.

<< Stavo scherzando, stai calma. Un ragazzo mi ha chiesto se conoscevo qualcuno che stava cercando un coinquilino e allora ho fatto la battuta di venire a vivere con noi>>.

Mi sembra di vedere gli ingranaggi della testolina di Elena elaborare tutte le informazioni che ha appena appreso.

<< Non c’è da scherzare Sara. Io non ci sono, quindi adesso potrebbe prendere il mio posto e poi quando tu te ne andrai prenderà il tuo. Al massimo dormirà per un paio di mesi sul divano. Così almeno tu avrai qualcuno adesso per l’affitto e io non dovrò cercare nessuno quando te ne andrai>>. La sua voce è così seria che quasi mi convince della cosa.

<< Elena, ti immagini avere un uomo in giro per casa? >>, dico cercando di farla ragionare.

<<Se è bello, domani andrai a cercarlo e gli proporrai di venire a stare con noi. Se è un cesso farò finta che tu non mi abbia detto niente. Ma so già che siccome me ne hai parlato significa che il ragazzo vale. Giusto?>>.

<< Il ragazzo ti assicuro che vale, ma sai anche che non voglio distrazioni in questo momento>>, ribecco acidamente.

Sento sbuffare dall’altro lato del ricevitore. << Sei una rottura Sara. Guarda che non devi sposarti domani, devi solo divertirti un po’. Vedrai che poi ti sembrerà tutto più semplice>>.

So che ha ragione. Ma mi manca poco a finire tutto e poi sarò libera di fare tutto quello che riterrò meglio fare.

<< Va bene, se mi capiterà di vederlo, gli parlerò. Al massimo gli darò il tuo numero e gli dirò di chiamarti a ottobre>>.

<< Perfetto. Ci sentiamo più avanti. Mi raccomando tienimi aggiornata>>.

<< Non ti preoccupare, ci sentiamo>>. Riaggancio con un sorriso.

Guardo l’ora, sono quasi le sette e non ho ancora sentito Jonathan.

Magari non se ne fa più nulla, magari il cliente ha rinunciato alla sua serata.

Non ho ancora definito il pensiero nella mia mente che la vibrazione del cellulare mi avvisa che è arrivato un nuovo messaggio.

Merda! Parli del diavolo e spuntano le corna, è il numero del Night Club. Le mani mi tremano ma riesco ad aprire il messaggio.

<< Ciao Sara. Vieni per le dieci questa sera al lavoro. Grazie>>. Guardo l’orologio . Devo sbrigarmi.

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Arrivo al locale una decina di minuti prima dell’orario. Entro e saluto Miriam al bancone e alcune ragazze che stanno preparando il palco. Mi guardano in modo strano, o forse sono io che penso mi guardino così. Forse sono io che sentendomi in colpa mi preoccupo che anche gli altri si accorgano che sto per fare qualcosa di sbagliato.

Non passo dallo spogliatoio, vado direttamente verso l’ufficio di Jonny per ricevere istruzioni. Busso e stavolta entro senza attendere risposta. E’ seduto alla scrivania e appena mi vede si alza e mi viene incontro con un sorriso a cinquanta denti.

<<Ciao Sara, tutto bene? Se fortunata, ti è capitato veramente il cliente migliore del locale>>.

Lo guardo con aria schifata e sbotto a bassa voce <<Sai che fortuna!>>.

<<Sarai più contenta domani quando ti troverai tutti i soldi nella borsa>> mi risponde sempre ridendo.

<< Jonathan, io non so cosa fare. Spiegami almeno come mi devo comportare, cosa devo indossare, qualcosa…>>.

Mi fa cenno di sedermi sulla sedia davanti alla scrivania.

<<Non siamo in un film Sara quindi non devi fare cose teatrali. Cosa più importante fatti dare subito i soldi. E poi… fai quello che ti dice, quello che vuole lui senza mai controbattere… semplice….! Buona e zitta!>>

Lo guardo sempre più abbattuta. Non so se riuscirò a fare questa cosa.

<<Adesso vai a prepararti. Truccati bene, pettinati bene, bell’intimo e tacco alto. Ti aspetta alle undici all’Hotel Simon, stanza 143. Sali pure, lui sarà già lì>>.

So tutto quello che devo sapere. Mi alzo dalla sedia e vado verso gli spogliatoi. Ho deciso di prepararmi qui, questo è lavoro, non un appuntamento.

Le sue labbra calde che assaporano il mio corpo, le mie mani audaci che venerano il suo. Un’esplosione di emozioni che suscita in me”.

 

 

 

 

 

FINE 3° CAPITOLO

Opera di fantasia di Stefy. Vietato prelevare il racconto o parte di esso.

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2 commenti

  1. Stefy

    Ciao Ragazze, scusate se non mi ero ancora fatta viva ma ero via per lavoro…spero vivamente che il mio racconto vi piaccia…. sono emozionatissima e curiosissima di sapere le vostre opinioni…besos a tutte!!!

  2. Martina

    Spero di poter presto leggere il prossimo capitolo, sei bravissima Stefy .