Racconto Inedito: “Affare Fatto” di Stefy – 2° capitolo

 

Un nuovo racconto inedito in esclusiva di una nuova autrice che volentieri ospitiamo. Si tratta di Stefy e questo il suo racconto ambientato in Italia tutto da scoprire.

I capitoli saranno pubblicati a cadenza settimanale il mercoledì. Salvo imprevisti dell’ultima ora.

 

 

UWbAtNmc

 

 

2° CAPITOLO

Ho passato una nottata da schifo. Le parole di Jonathan hanno perseguitato tutti i miei incubi. Bevo l’ultimo sorso di caffè e prendo lo zaino con le dispense dell’Università.

Questa mattina ho l’incontro con il professor Magri per iniziare la preparazione della tesi.

Guardo l’orologio e vedo che sono già le nove. Sono in ritardassimo!

Mi fiondo come un razzo verso l’entrata del parco. Per fortuna il nostro appartamento dista solo qualche traversa dall’Università e passando per il giardino pubblico che confina direttamente con il parcheggio dell’ateneo in pochi minuti mi ritrovo da casa direttamente in aula.

Prima però decido di passare in edicola ad acquistare il quotidiano con gli annunci di lavoro. Sarà quasi impossibile trovare un’occupazione a luglio in una città come Milano che d’estate si svuota totalmente ma ci devo riuscire. Non posso neanche minimamente pensare di accettare la proposta di Jonathan.

Certo che mille euro per una notte…

Arrivo in università in un lago di sudore, fa un caldo infernale.

Sono oramai cinque anni che vivo in questa città ma non sono ancora abituata, e penso non mi abituerò mai a questo clima.

Quanto mi manca la brezza che al mattino mi colpiva il viso all’uscita di casa, il profumo dell’erba appena tagliata che mi inseguiva mentre in bicicletta correvo sulla strada sterrata che portava dal cascinale dei miei nonni alla scuola in paese. Mi mancano le mie amicizie, le mie abitudini, mi manca il senso di protezione e di calore che trovavo nella gente che ogni giorno incontravo. Però non rimpiango nulla delle mie scelte, dovevo andarmene, non avrei avuto nulla restando in quel posto. E mia madre me lo ricorda ogni volta che mi chiama e magari mi lamento perché mi manca. “Non ho lavorato tanto per farti spaccare la schiena come ho fatto io. Tu sei migliore, diventerai importante”. E’ questa la frase che ho impressa nella mente e che mi permette ogni giorno di andare avanti.

Entro nel grande androne d’ingresso e la sensazione di fresco mi fa accapponare la pelle.

Finalmente mi sento tranquilla, posso rilassarmi, adoro questo posto. Non posso credere a quanti sacrifici ho dovuto fare per arrivare fino a qui. Pochi mesi e sarò laureata. Potrò finalmente cercare il lavoro della mia vita e non dovrò più preoccuparmi di arrangiarmi alla meglio.

Salgo le imponenti scale di marmo che portano agli uffici dei professori.

Anche in Università c’è poca gente in questo periodo, solo alcuni studenti che come me hanno deciso di approfittare della pausa estiva per prepararsi alla sessione autunnale per la laurea.

Quando il professore Trenchi di biologia mi ha proposto di stilare la tesi con il professor Magri quasi non ci credevo. E’ il fiore all’occhiello della nostra Università. Sta conducendo degli studi importantissimi presso un centro di ricerca in America e per il mese che resterà in Italia aiuterà proprio me con la tesi. Mi sembra impossibile…

Devo trovare l’aula di biologia n° 9. Eccola!

Busso leggermente e apro la porta senza attendere risposta.

La stanza è piccola e colma di carte. Un ventilatore puntato contro la scrivania sta facendo volare fogli ovunque sul pavimento. Fa un caldo infernale qui dentro.

Un ragazzo è girato di schiena verso la stampante e sta imprecando in direzione di qualcosa che non riesco ad individuare.

<<Scusi sto cercando il professor Magri è qui il suo ufficio?>>.

Non si gira nemmeno, << Si sieda pure, un attimo e arrivo>>.

Mi metto a ridere. Anch’ io ho fatto l’assistente del professore di biologia, so cosa significhi. Tutto il giorno a correre come una dannata per sistemare cose che il professore lasciava in disordine.

D’un tratto la sedia si gira e un paio di occhi neri come la notte mi colpiscono come una fucilata al petto.

<<Cos’ha da ridere? Non mi sembra ci sia niente di ironico a cercare di sopravvivere in una stanza senza aria condizionata nel mese di luglio>>.

Il mio sorriso si smorza all’istante. Non mi aspettavo una risposta così brusca. Ma chi si crede di essere?

<< Scusa, ma come si fa a non ridere? Guardati attorno, se arriva il professore e trova l’ufficio in questo stato sono cavoli amari. Non è molto che fai l’assistente vero?>>

I suoi occhi continuano a fissarmi. Sono come ipnotizzata da quelle perle scure.

Ha dei lineamenti bellissimi, i capelli corti evidenziano i muscoli del collo. La bocca è carnosa, la pelle ambrata. Un rivolo di sudore gli imperla la fronte. Resto inebetita di fronte alla visione di questo magnifico ragazzo.

La sua bocca si piega di lato e le labbra si tendono in un mezzo sorriso.

<<Tu sei Sara Bonomi la laureanda vero? Sai una cosa, hai ragione, il professore si arrabbierà molto per questo casino. Mi ha detto che tarderà un po’, perché non mi aiuti a sistemare un po’ prima che arrivi?>>

Che faccia tosta! Vuole che diventi l’assistente dell’assistente? Non ci penso nemmeno!

<<Non ho la minima intenzione di aiutarti. Lo aspetterò fuori>>. Detto questo, sposto la sedia ed esco dalla stanza sbattendo la porta.

Lascio cadere la borsa a terra e mi appoggio al corrimano in corridoio.

Ma chi si crede di essere? Mi auguro di non doverlo incontrare molte altre volte. Lo spero proprio perché qualcosa in questo ragazzo riesce a far vacillare il mio autocontrollo.

——————————————–………………………………………………….————————————————-

E’ quasi mezzogiorno, sono più di due ore che aspetto il professore.

Non mi resta che rientrare e chiedere al suo assistente se ha notizie. Merda!

Busso leggermente e apro la porta. Entro di nuovo senza aspettare una risposta.

<< Sai per caso a che ora arriva il professore? E’ già mezzogiorno e oggi ho degli impegni>>.

Anche stavolta il ragazzo non mi degna di uno sguardo troppo intento a scarabocchiare su alcuni fogli davanti a lui.

<<Non viene oggi il professore. Mi ha chiamato e mi ha detto che è molto impegnato in altre cose>>.

Ma che giornata del cavolo è mai questa? Possibile che non me ne vada bene una?

<<Come non viene? E’ tutta mattina che lo aspetto!>> sbotto stizzita.

I suoi occhi adesso sono puntati sul mio viso rosso fuoco dalla rabbia.

Non riesco a capire la sua espressione, non capisco se è irritato o divertito della situazione. Appoggia i gomiti sulla scrivania, il mento tra le mani. Abbozza un sorriso.

<<Mi spiace è lui il professore, quindi è lui che decide cosa fare, dove andare e con chi passare il suo tempo. Avrà avuto di meglio che aiutare una ragazzina irrispettosa a preparare la sua tesi>>.

Adesso sono furibonda. Certo che il professore se li sceglie proprio bene gli aiutanti.

<< Che stronzo! Io sarei una ragazzina irrispettosa? Ascoltami bene , mi hai aggredito appena entrata, volevi che da brava schiavetta sistemassi il tuo casino, mi hai fatto aspettare fuori in corridoio al caldo torrido due ore una persona che sapevi benissimo non sarebbe mai arrivata e adesso hai anche il coraggio di dirmi che il professore ha cose migliori da fare che aiutare una come me? Ma potete andare fanculo tu e il tuo professore>> sbotto tutto d’un fiato.

Afferro lo zaino che avevo appoggiato a terra ed esco velocemente dalla stanza. Faccio appena in tempo a vedere il suo sorriso sulle labbra prima di uscire. Ecco, probabilmente era quello che voleva. Magari aveva paura di perdere il posto di privilegiato.

Esco di corsa dall’università e mi incammino verso i giardini pubblici. Alla stesura della tesi ci penserò domani. Parlerò direttamente con la ragazza che si occupa dell’assistenza agli studenti per chiedere come comportarmi. Sicuramente quello stronzo andrà subito a riferire al professor Magri che lho mandato a quel paese. Maledizione! Perché non riesco mai a tenere a freno la lingua.

Ora però ho altre cose a cui pensare non meno importanti, devo riuscire a trovare subito un lavoro. Sono in ritardo già di due mesi con l’affitto e se non pago tra poco non avrò più un tetto sotto cui dormire.

Mi siedo sull’erba calda del parco e inizio a sfogliare gli annunci. Come pensavo non c’è molto. Chiamo un paio di numeri che ricercano baby-sitter e dog-sitter ma niente. Tutti a partire da settembre.

Sono sfinita, devo calmarmi e cercare di trovare una soluzione in modo razionale. Mi sdraio e chiudo gli occhi. Mi appisolo…

Una pallonata alla gamba mi risveglia in modo brusco. Apro gli occhi e un visino angelico e sorridente mi sta osservando. <<Scusa non volevo farti male>>.

Gli sorrido anche io. <<Non preoccuparti non mi hai fatto niente. Anzi mi hai svegliata da un brutto sogno >>.

Mi alzo e con una goffa mossa del piede lancio via la palla che con una strana traiettoria finisce dritta dentro ad un cespuglio.

<< Wow, che lancio, avresti un futuro come calciatrice>>.

Mi giro per vedere chi possa essere la persona così in vena di simpatia. Riconosco all’istante quegli occhi. Quei magnifici occhi verdi.

Arrossisco violentemente e abbasso il viso cercando di nascondermi. Mi risiedo a terra e inizio a sistemare i giornali nello zaino senza degnarlo di uno sguardo.

<<Era solo una battuta>> mi dice ridendo.

Che stupida! Non può sapere chi sono, non può riconoscermi. Ieri sera avevo la maschera…

<< Scusami ma non ho voglia di ascoltare le battute da sconosciuti che vogliono attaccare bottone>>, mormoro cercando di chiudere velocemente il discorso.

Sinceramente in altre circostanze e soprattutto in un altro periodo della mia vita sarei stata molto volentieri ad ascoltare battute da questo magnifico ragazzo, ma in questo momento ho altre cose a cui pensare. Cose molto più importanti.

<< Posso almeno chiederti delle informazioni oppure tu sei una di quelle che non parla con gli sconosciuti come le ha insegnato la mamma?>>.

Colpita e affondata….

Scoppio a ridere. E’ anche simpatico oltre che bello.

<<Anche se solitamente non parlo e non accetto caramelle dagli sconosciuti per stavolta farò un’eccezione>>.

Alzo lo sguardo e vedo la sua mano tesa verso di me.

<< Piacere Andrea, così adesso non sono più uno sconosciuto>>.

<<Piacere Sara. Di che informazioni hai bisogno?>> dico stringendo la sua mano.

<<E’ solo un paio di giorni che sono a Milano. A settembre inizierò l’università e sto cercando un appartamento. Ti ho vista con i libri quindi ho pensato che forse avresti potuto darmi qualche dritta su come organizzarmi. Magari conosci qualcuno che cerca un coinquilino>>, mi dice sedendosi vicino a me.

Allora la mia sensazione di ieri sera era esatta. E’ uno nuovo, è capitato al locale per caso…

<< Mi spiace ma non mi viene in mente nessuno adesso. Prova a mettere un biglietto nella bacheca del bar, sicuramente troverai qualcuno interessato. A ottobre siamo in molti a laurearci, si libereranno parecchie stanze>>.

<<Quindi tu a ottobre finisci. E’ carina la tua coinquilina? Magari posso prendere il tuo posto>>, mi chiede con un sorrisetto da furbo.

<< Sinceramente sono più carina io>> rispondo di getto.

Ma cosa sto facendo, sto flirtando?

<< Non ho dubbi su questo>>.

Sento il suo sguardo sul mio viso. Lo guardo. Ha degli occhi dolcissimi, un sorriso dolcissimo. Un dolce angelo tentatore.

<< Mi spiace, è tardi, devo andare adesso>>, dico alzandomi.

<< Grazie per il consiglio. Allora appendo l’annuncio in bacheca>>.

Resta seduto sull’erba mentre prendo la borsa e mi dirigo verso il vialetto ciottolato che porta fuori dal parco.

<< Buona fortuna. Magari ci vediamo in Università>>. Mentre rispondo mi giro e lo guardo. Anche lui mi sta ancora osservando. Alza la mano in cenno di saluto. Faccio lo stesso.

Non so se sia la cosa migliore ma ho deciso cosa fare. Sono grande oramai, devo prendermi le mie responsabilità. Ho un affitto da pagare, le bollette da saldare, la spesa da fare e tutto questo almeno fino ad ottobre quando finalmente avrò finito gli studi. Devo tenere duro ancora per poco.

Arrivo a casa e mi butto in doccia. Mi auto convinco che è la cosa giusta.

———————————————–………………………………………………………..—————————————–

Alle nove esatte arrivo al locale. Vado dritta negli spogliatoi e indosso la mia tutina attillata e la mascherina che mi copre il viso pronta ad iniziare il turno di lavoro. Ho ancora una cosa da fare però, devo parlare con Jonathan. Non posso farmi ricattare in questo modo, non può trattarmi così.

Busso leggermente alla porta. Aspetto la sua risposta prima di entrare. Appena mi vede, sul suo volto si stampa un sorriso fiero.

<< Eccoti Sara! Sei venuta al lavoro, quindi hai deciso…>>

Lo guardo fisso negli occhi, non posso fargli capire il mio stato d’animo. Devo sembrare forte e decisa, devo riuscire a guidare io il gioco.

<<Ciao Jonathan. Si, ho deciso! Alle mie condizioni però>>.

Sembra divertito delle mie parole, <<Sentiamo>>.

Cerco di mascherare la voce tremante, appoggio le mani sulla scrivania e mi chino verso di lui.

<<Voglio mille e cinquecento euro per la serata. E cento euro in più alla settimana di stipendio>>.

Jonathan mi guarda stupito. Mi sembra di vedere gli ingranaggi del suo cervello al lavoro.

Dopo alcuni istanti si alza e mi porge la mano.

<<Affare fatto. Adoro le persone determinate come te. Bel carattere ragazza, farai strada nella vita>>.

Sono esterrefatta! Pensavo non avrebbe mai accettato le mie condizioni. Ero convinta che una volta che gli avessi detto cosa volevo mi avrebbe riso in faccia e rimandato a lavorare in sala ed invece…

In che guaio mi sono cacciata! Alzo la mano e gliela stringo.

<<Affare fatto>> sospiro a bassa voce.

Mi ci vorrebbe proprio una biondina del genere per calmarmi. Sicuramente saprei come farla stare zitta. Sono sicuro che le piacerebbe”.

 

 

FINE 2° CAPITOLO

Opera di fantasia di Stefy. Vietato prelevare il racconto o parte di esso.

Inviaci il tuo racconto inedito o la tua Fan Fiction sul tuo romanzo passionale/erotico preferito previa lettura del regolamento che trovi >> QUI.

2 commenti

  1. Martina

    Stupendo capitolo. Attendo con ansia il seguente :):)

  2. Stefy

    Anche se in ritardo….grazie mille Martina… besos!!!!