Racconto Inedito: “Affare Fatto” di Stefy – 11° capitolo

 

Un nuovo racconto inedito in esclusiva di una nuova autrice che volentieri ospitiamo. Si tratta di Stefy e questo il suo racconto ambientato in Italia tutto da scoprire.

I capitoli saranno pubblicati a cadenza settimanale il mercoledì. Salvo imprevisti dell’ultima ora.

 

 

 

 

 

11° CAPITOLO

 

Non capisco cosa stia succedendo. Avrei solo tanta voglia di tornare nel mio letto e continuare a piangere come ho fatto fino a un attimo fa ed invece sono accoccolata ad Andrea che dolcemente mi accarezza i capelli.

E’ un gesto che mi ricorda l’infanzia, quando la sera mia madre una volta rientrata dal lavoro veniva nella mia cameretta ed iniziava a coccolarmi mentre io facevo finta di dormire.

<< Perché hai detto a Marco che sei mio fratello?>>.

Lo sento sospirare.

<< Perché è vero Sara>>.

Mi sposto da lui e lo fisso. Sarà tutta la confusione che ho in testa, sarà la tensione della serata ma veramente non riesco a capire cosa voglia dire.

Scoppio a ridere, una risata isterica suppongo. << Questa è bella. Ma io sono figlia unica, mia madre non ha avuto altri uomini, ne sono sicura>>. Almeno penso di essene sicura…

<< Sono figlio di tuo padre Sara>>.

Lo guardo come se gli fossero spuntate due teste. Questa sera ci mancava anche il figliol prodigo!

<< Io non ho un padre>> ribatto secca alzandomi dal divano.

In un attimo la piacevole sensazione di sicurezza che mi trasmetteva questo ragazzo si è trasformata in una spiacevole sensazione di repulsione.

<< Ti chiedo solo di ascoltarmi un attimo. E’ più di un anno che ti sto cercando, dammi almeno l’occasione di parlarti e di spiegarti>>. I suoi dolcissimi occhi verdi non possono mentirmi.

Mi stava cercando? Allora non ci siamo incontrarti per caso, è venuto apposta a cercarmi.

Adesso sono curiosa, oramai siamo qui, ascoltiamo e cerchiamo di mettere fine a tutta questa stupida scenetta. Mi risiedo sul divano e mi metto comoda appoggiata al bracciolo.

<< Ok! Sentiamo la storiella. Oramai sono abituata alle rivelazioni inaspettate>> dico con voce ironica.

<< Ti prego di ascoltarmi senza interrompermi. Pensavo di essere pronto a questo momento ma non pensavo fosse così difficile>>. Il suo sguardo è basso, nervosamente si stringe le dita delle mani.

<< Ho saputo di avere una sorella esattamente quindici mesi fa, il giorno in cui mio padre, cioè nostro padre è morto. Era malato da tanto tempo di un tumore al fegato. Mi ricordo come fosse ieri quella mattina, mia madre mi ha detto di andare in camera a salutarlo per l’ultima volta. Erano giorni che non riconosceva più nessuno eppure quella mattinata come sono entrato nella stanza mi ha sorriso>>.

I suoi meravigliosi occhi verdi sono velati di lacrime. Non riesco a dire nulla.

<<Ho fatto molta fatica a capire cosa mi stesse chiedendo, all’inizio non volevo crederci, ma poi mia madre mi ha confermato tutto e solo allora ho capito quanto dolore avesse nel cuore>>.

Prendo le sue mani tra le mie. << Continua>>, sussurro.

<< Mi ha detto di avere un’altra figlia oltre a me, una bambina che aveva abbandonato quando era molto piccola e che non aveva più avuto il coraggio di cercare. Sai, lui era un uomo molto testardo e taciturno, non accettava sbagli, ne dagli altri ne tanto meno da se stesso. Mi ha chiesto di cercarti, ma soprattutto di chiederti perdono>>.

Non riesco a descrivere il tumulto di emozioni che si stanno sprigionando all’interno del mio cuore in questo momento. Vorrei tanto provare un minimo di dispiacere per tutto quello che sto sentendo ma non ce la faccio. Non può un uomo pentirsi del comportamento di una vita solo perché in punto di morte, non si cancellano i peccati così, cercando di sistemare le cose all’ultimo per ripulirsi la coscienza.

<< Mi dispiace molto per tuo padre, mi dispiace che tu abbia perso tempo a cercarmi ma non posso perdonare nessuno>>.

<< Ti capisco Sara, probabilmente anche io la penserei come te. Però ti devo dire la verità, più che per mio padre ti ho cercato per me stesso. Ho sempre sognato di avere una sorella, una sorella come te>>, mi risponde rivolgendomi un timido sorriso.

<< Come hai fatto a trovarmi?>>, chiedo curiosa.

<< Semplice, ho chiamato un investigatore. Proprio come nei film>> .

Sorrido. La tensione accumulata pian piano si sta sciogliendo.

<< Quando mi ha portato il fascicolo e ho letto la relazione ho pensato che fosse destino incontrarci. Ho cercato di sostituire papà nel lavoro ma non ero portato a fare l’autista. E poi il mio sogno era studiare Ingegneria. E infatti a inizio anno mi sono iscritto qui a Milano. Poi scopro che anche tu stai studiando nella stessa Università. Ho deciso di provarci, provare ad incontrarti e infatti…>>.

<<.. Infatti sei riuscito!>> sospiro.

<< A proposito Sara, lo so che eri tu quella sera al Night. Sapevo dove lavoravi, sono venuto apposta>>.

Maledizione che vergogna! Scoprire che la sorella appena ritrovata lavora in un Night non deve essere il massimo.

<< Io, io facevo solo la cameriera, avevo bisogno di soldi>>. Cerco di nascondere l’imbarazzo ma il rossore sulle mie guance deve essere palese visto lo sguardo di comprensione che Andrea mi rivolge.

<< Non ti devi giustificare con me. Non mi interessa quello che hai fatto, anzi dovresti esserne fiera. Poche persone della tua età avrebbero fatto tutto quello che hai fatto tu. Più ti conosco e più capisco quanto sei forte>>.

Sento la sincerità nella sua voce. Dal primo momento in cui l’ho incontrato ho sempre provato un senso di dolcezza, di protezione, di sicurezza nei suoi confronti. Adesso capisco il perché. E’ mio fratello, ha parte del mio sangue, anche se la parte peggiore a dire il vero.

Non mi interessa sapere nulla di mio padre, non lo perdonerò mai, ma questo non vuol dire che non possa trovare in Andrea un amico. Un amico speciale.

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Il professor Trenchi ha finito di correggere tutti gli appunti per la tesi. Non mi resta che riordinare il tutto e iniziare la stesura finale.

Non è rimasto molto sorpreso la mattina in cui mi sono catapultata nel suo ufficio praticamente supplicandolo di seguire lui la mia preparazione. Fortunatamente non ha fatto molte domande, ha creduto al fatto che mi lamentassi che non sarei mai riuscita a preparare un buon lavoro in così poco tempo visto i continui impegni del carissimo professore Magri. Oppure, visto la sua presenza in Aula Magna quel maledetto giorno, ha capito la situazione e ha preferito non infierire ulteriormente. Spero siano solo queste le motivazioni, non voglio neanche pensare al fatto che Marco abbia interagito in tutto questo.

Marco…

Sono stati giorni impegnatissimi fortunatamente, così sono riuscita a non pensare ogni secondo a lui. Ho cercato in ogni modo di evitarlo, l’ho incrociato alcune volte nel corridoio ma in un modo o nell’altro sono riuscita a sfuggirli.

Ogni giorno mi ha mandato un messaggio carino, per sapere di me o per sapere della tesi. Inutile dire che non ho mai risposto e ho cancellato tutto. Non riuscirò mai a dimenticarlo se continua così.

Per fortuna tra pochi giorni ripartirà per l’America e non lo rivedrò mai più…mai più…

Un nodo mi attanaglia lo stomaco. E’ inutile negarlo a me stessa, mi manca, da morire.

Pensare che sono bastati pochi giorni assieme per ridurmi in questo stato mi sembra impossibile.

Non posso però neanche lontanamente considerare di tornare indietro, non ora. Rivederlo vorrebbe dire soffrire nuovamente.

Vorrebbe dire ritrovarlo per poi riperderlo all’istante e questo non potrei sopportarlo. Rivivere tutto il dolore degli ultimi giorni potrebbe davvero ferirmi profondamente.

Ho ripensato migliaia di volte alle sue parole, sono stata io fin dall’inizio a creare tutto questo enorme malinteso. Però l’ho fatto ingenuamente, mentre lui ne ha approfittato. Questo è l’unico punto che non potrò mai perdonargli.

Mi butto sul divano e accendo la tv.

E’ sabato sera, potrei chiedere ad Andrea di organizzare qualche cosa di divertente , sicuramente in una città come Milano ci sarà un locale dove passare la serata anche a fine luglio.

Guardo l’ora, sono già le otto e a dire il vero la mia voglia di prepararmi ed uscire rasenta lo zero assoluto.

Mi appisolo guardando un documentario sulle origini della terra.

Sento la vibrazione del cellulare sul vetro del tavolino. Allungo la mano e guardo il numero…Jonny… mi sveglio all’istante incuriosita.

Apro il messaggio, “Chiamami subito, ti devo parlare, è urgente”.

Che faccia tosta, dopo tutto quel che è successo, ha il coraggio di richiamarmi. Sicuramente avrà bisogno di una ragazza ai tavoli ma non trova nessuno disponibile visto il periodo di ferie. Non ci penso nemmeno!

Lancio il telefono sul tavolino e mi rimetto comoda sul divano.

Dopo pochi istanti però comincia a suonare. Riguardo il numero, è ancora lui.

Sarà meglio che risponda altrimenti continuerà tutta la sera. << Ciao Jonny, cosa vuoi?>>.

<< Ciao Sara, per fortuna hai risposto. Ti prego ascoltami e non riattaccare. Sai quella persona che hai incontrato tempo fa, sta facendo un casino>>.

Resto ferma intenta ad ascoltarlo ma non continua nella frase. Sento solo il respiro pesante e affannoso nel telefono.

Certo, che stupida, non è bello parlare di certe cose al cellulare.

<< E io cosa ci posso fare>> rispondo seccata.

Prende fiato, << Ho mandato Sandra all’appuntamento ma l’ha rimandata al locale dicendo che non posso cambiare ragazza. Vuole te altrimenti…>> si ferma, probabilmente non sa se è meglio continuare oppure no, << …altrimenti ha detto che andrà alla polizia e mi denuncerà per favoreggiamento alla prostituzione>>.

Scoppio a ridere. << Mi spiace Jonathan ma non posso aiutarti. Ti ricordi che mi sono licenziata?>>.

La voce di Jonathan si fa più dura <<Tesoro, se cado io cadrai anche tu lo capisci vero? Hai lavorato per me quasi un anno, quindi anche il tuo nome salterà fuori in un modo o nell’altro>>.

Merda! Resto immobile col cellulare appoggiato all’orecchio. Non ci avevo pensato...

Continua il suo piccolo discorso illuminante <<Quindi se non vuoi avere problemi e vuoi mantenere la faccia pulita, alza velocemente il tuo splendido culetto e portalo in quel dannato hotel>>.

Cerco di ragionare velocemente su tutte le parole che ho appena sentito.

Cosa faccio? Tanto oramai non ho più nulla da perdere. Devo salvarmi il culo anche stavolta e prendere come sempre una decisione razionale.

<< Un’ora e sono da lui>> rispondo e riattacco.

Dovevo farlo, o la perdo o la legherò a me per sempre”

 

 

 

FINE 11° CAPITOLO

Opera di fantasia di Stefy. Vietato prelevare il racconto o parte di esso.

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