Racconto Inedito: “Affare Fatto” di Stefy – 10° capitolo

 

Un nuovo racconto inedito in esclusiva di una nuova autrice che volentieri ospitiamo. Si tratta di Stefy e questo il suo racconto ambientato in Italia tutto da scoprire.

I capitoli saranno pubblicati a cadenza settimanale il mercoledì. Salvo imprevisti dell’ultima ora.

 

 

 

 

10° CAPITOLO

Un vociferare allegro mi accoglie nella grande stanza. Bene, il corso non è ancora iniziato. Entro e poggio la borsa a terra. Mi sistemo vicino la porta d’ingresso laterale in modo da non dare troppo nell’occhio. Sicuramente si tratta di un corso chiuso quindi non dovrei essere qui, però come si usa dire, la curiosità è donna…

Sono troppo felice di riuscire finalmente ad incontrare questo fantastico professore di cui tutti in Università parlano e di cui il Rettore va così fiero. Ho cercato mille volte di farmi un’immagine di lui e alla fine sono giunta alla conclusione che deve avere per forza le sembianze del tipico topo da laboratorio, piccolo, tarchiato, sicuramente brizzolato e con gli occhialini rotondi.

Vedo il professore Trenchi, il mio professore di biologia, entrare e sedersi dietro al lungo tavolo di legno che si staglia lungo tutta la parete frontale. Nello stesso momento anche Maria entra e poggia delle bottigliette d’acqua e alcuni cartellini con i nomi dei relatori davanti alle sedie poste dietro al tavolo. Non riesco a vedere i nomi dei professori che ci saranno, sono troppo lontana.

Tutte le persone si siedono sulle poltroncine. Cala un silenzio irreale nella stanza.

Il professor Trenchi si alza e si sposta verso il microfono centrale iniziando a picchiettarci contro creando dei rumori e dei fischi dagli auto parlanti che quasi mi perforano i timpani.

<< Scusate>> impreca nervosamente verso le persone presenti che si stanno lamentando per quel rumore fastidioso.

Un attimo dopo vedo tutte le teste girarsi verso lo scricchiolio proveniente da una porticina laterale, mi volto anch’io. Quel che vedo mi spezza il fiato.

Un ragazzo alto, moro con due incredibili occhi scuri fa il suo ingresso in aula come se fosse un fotomodello. Il corpo fasciato da un perfetto abito classico blu di sartoria. Camicia azzurra e cravatta rigata.

Dai sorrisi che vedo stamparsi sul volto delle donne in sala capisco il perché della loro presenza, altro che corso…

Mi poggio alla parete. Non posso credere a quel che vedo.

Gli occhi mi si infiammano. Il sapore salato delle lacrime arriva sulle mie labbra. Mi ci è voluto solo un attimo per realizzare cosa stia succedendo.

Marco… è il professor Magri…

Sono andata a letto con il mio professore…

Sono stata così stupida per tutto questo tempo da non capire che erano la stessa persona. Mi ha preso in giro fino ad ora. Non riesco a trattenermi ed un singhiozzo esce dalla mia gola.

Tutte le teste si girano di scatto verso la mia direzione. No! Cavolo…

Passo la mano sul volto cercando di cancellare le lacrime, non voglio dare spettacolo davanti a tutti.

Mi abbasso per prendere la borsa che avevo poggiato a terra. Devo uscire velocemente da questa stanza. Devo allontanarmi il più possibile da tutto questo. Devo allontanarmi il più possibile da lui.

Afferro la borsa e rialzo lo sguardo.

Marco, mi sta fissando, immobile al centro dell’aula.

Ha il volto tirato, le labbra serrate. Vedo un lampo che attraversa il suo sguardo.

Non capisco cosa stia provando in questo momento, ma capisco che non è nulla di bello. Apro la porta al mio fianco ed esco richiudendola dietro alle mie spalle.

Sento la voce di Marco chiamare il mio nome all’interno dell’aula ed un rumore di sedie trascinate sul pavimento.

Inizio a correre verso l’uscita senza voltarmi. Voglio solo scappare da tutta questa fottutissima maledetta storia.

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E’da due giorni che sono rinchiusa in casa. Non ho neanche la forza di alzarmi dal letto.

Il cellulare vibra nuovamente, 43 chiamate senza risposta e 27 messaggi. Tutti da Marco. Non ho mai risposto e non ho mai letto niente. Non mi interessa…

Sapevo che prima o poi avrebbe spezzato la mia felicità ma non pensavo in questo modo. Quello che più mi fa male è stata la sua mancanza di sincerità. Si è preso gioco di me. Mi sono fidata di una persona che di fatto non so chi sia veramente.

Spero solo che tutto quello successo in Aula Magna non abbia compromesso la mia vita scolastica. Ho paura di tornare in Università, sicuramente sarò sulla bocca di tutti.

Ho lasciato il lavoro al Night Club per paura che qualcuno venisse a sapere cosa facevo e poi mi trovo ad andare a letto con il mio professore. Ancora mi chiedo come ho fatto a non accorgermi di nulla. Dio quanto sono stupida…

Fortunatamente il pomeriggio quando sono rientrata, Andrea era in casa e non appena ha visto le condizioni in cui mi trovavo ha capito la situazione e mi è stato vicino. Devo ammettere che non è poi così male come confessore. Certo non gli ho potuto raccontare i dettagli piccanti come faccio solitamente con Elena, ma il succo del discorso penso l’abbia capito molto bene. Fortunatamente non ha espresso giudizi, si è solo limitato ad ascoltarmi e a farmi compagnia. E’ diventato il mio angelo custode, si è preso cura di me con una dolcezza tale da farmi sentire quasi in imbarazzo.

A proposito di Elena, sarà meglio che le faccia una telefonata. Ieri le ho praticamente cacciato il telefono in faccia troppo occupata a piangere sui miei guai. Non sarei mai riuscita a sopportare tutti i suoi ” Perché non mi hai detto niente”, “Tu non capisci niente in fatto di uomini” e tutta la serie di paranoie riferite alla mia incapacità di valutazione dei rapporti personali.

Non sento neanche il primo squillo che la voce pungente della mia cara coinquilina mi perfora il timpano.

<< Era ora, stavo già pensando di tornare per vedere se eri ancora viva>>.

<<Sto meglio adesso, non ti preoccupare>>. Sistemo comodamente i cuscini sotto al collo e mi rannicchio sotto la coperta. Sarà una lunga discussione, soprattutto da parte sua.

<<Si può sapere cosa cavolo hai combinato? E da dove salta fuori adesso questo Marco? Mi avevi parlato solo di Andrea, mentre invece mi sembra che l’oggetto del desiderio sia un altro>>.

La lascio parlare per più di mezz’ora rispondendo a monosillabi ad ogni sua domanda. Tanto sarebbe inutile cercare di darle spiegazioni. Anche perché sinceramente non so proprio che spiegazioni dare. Non sono ancora riuscita a darne neanche a me stessa figuriamoci se riesco a far capire a Elena il casino in cui mi sono cacciata e il perché.

<< Sara, ma ci sei?>>. Deve aver capito che si è lanciata praticamente in un monologo.

<<Si, scusa Elena, stavo solo pensando>>.

La sento sbuffare. Devo essere davvero un caso senza soluzioni per una come lei abituata a non farsi mai problemi per nulla.

<< Non devi più pensare a niente, lo vuoi capire? Devi dimenticarti velocemente di questo stronzo e continuare la vita di sempre. Devi pensare solo a laurearti e basta. Domani torni in Università e cerchi di valutare il danno fatto. Anche se tra qualche giorno ti assicuro nessuno si ricorderà più di ciò che è successo >>, sbotta con tono deciso.

Come se fosse così semplice…

<< Non è un problema solo per la tesi..>> cerco di unire e dar voce anche alle emozioni che escono dal mio cuore ma non riesco a terminare la frase.

<< Oh, mio, Dio>> mi ringhia all’orecchio. << Non mi dire che questo tipo ti piace davvero e non solo fisicamente>>.

Capisco immediatamente dal suo tono scioccato che è meglio lasciar cadere il discorso in cui ci stiamo addentrando e negare tutto. Forse sarebbe meglio negare tutto anche a me stessa. Prima o poi me ne farò una ragione. Non ho mai avuto un buon sesto senso in fatto di uomini.

<< Non ti preoccupare Elena, sai benissimo che il mio problema riguarda solo lo studio. Non mi interessa altro in questo momento>> ribatto decisa forse per convincere più me stessa che la mia amica.

Passiamo ancora qualche minuto assieme. Mi racconta delle sue fantastiche vacanze al mare con i genitori e di tutti i romantici incontri sulla spiaggia “baciati solo dalla luce della luna”, per dirla con parole sue.

A mia volta le racconto della convivenza con Andrea e del fatto che ho lasciato il lavoro al Night non avendo più bisogno di soldi. Ecco, su questo punto, ammetto di essere stata un po’ vaga e di non averle raccontato il modo in cui me li sono procurati, ma semplicemente prendendo la scusa che i soldi del mio nuovo coinquilino sono bastati a sistemare un po’ la situazione. Sembra che abbia creduto alla cosa… strano per una arguta come Elena… ma forse l’ho solo sfinita con la problematica “Marco”.

Ci salutiamo più di buon umore rispetto all’inizio della telefonata. Elena ha sempre un effetto positivo su di me. Forse andiamo tanto d’accordo perché siamo esattamente l’opposto una dall’altra. Comunque ha ragione. Ho già perso fin troppo tempo per questo problema.

Mi alzo dal letto e mi guardo allo specchio. Ma come sono ridotta? Non mi riconosco neanche con queste occhiaie e i capelli arruffati e sporchi. Per non parlare della tuta tutta stropicciata che indosso ormai da martedì. Pensare che è da due giorni che sono in queste condizioni quasi mi disgusta. Mi immagino cosa possa aver pensato Andrea di me, deve credermi una pazza disgustosa.

Urge un restauro totale! Appena sarà uscito dalla doccia dovrò occupare il bagno per almeno le prossime due ore.

Spero però che si sbrighi. Ecco un motivo non indifferente per cui non è il massimo avere un coinquilino uomo, non potere entrare in bagno intanto che c’è lui e comunque dovere mantenere sempre un certo contegno femminile nei suoi confronti.

Un rumore sordo mi richiama dai miei pensieri. Qualcuno sta bussando furiosamente alla porta. Non mi ci vuole molto a capire di chi si tratti.

<< Sara, fammi entrare>>. La voce di Marco mi fa sobbalzare. Sembra incazzato.

Ci mancava solo questa adesso. Non ho la minima intenzione di aprire.

Alcuni attimi e i colpi ricominciano.

<< Sara, non fare la bambina e aprimi. Devo parlarti>>.

Se continuerà in questo modo sicuramente qualcuno dei condomini chiamerà la polizia. Non posso rischiare di fare altre figuracce.

Andrea è ancora sotto la doccia con la radio accesa a tutto volume quindi non posso avere il suo aiuto in questo momento, non ho altra scelta.

<< Non mi interessa nulla Marco. Ti prego vai via e lasciami in pace>>. La mia voce è bassa, supplichevole. Non ho la voglia ne la forza per discutere.

Anche la sua voce si fa più tranquilla, abbassa il tono. << Ti prego meraviglia ho bisogno di vederti. Lasciami almeno spiegare poi me ne andrò>>.

Mi appoggio con la fronte alla porta. Non so cosa fare.

Ha ragione, non sono una bambina, devo affrontare questa situazione. Deve capire cosa mi ha fatto rischiare oltre ad avermi preso in giro.

Lentamente giro le chiavi e apro la porta. Come lo vedo i buoni propositi e il buonumore spariscono miseramente in un lampo e miei occhi si riempiono nuovamente di calde lacrime. Porto le mani sul viso e inizio a singhiozzare.

In un attimo il suo corpo è vicino al mio, le sue braccia strette attorno alle mie in un caldo abbraccio.

<<Dio, Sara, quanto mi dispiace>>.

Mi divincolo staccandomi bruscamente.

Lo guardo fisso negli occhi. Cerco di recuperare tutte le briciole di dignità rimaste nel mio corpo ed esplodo.

<< Non provare più a toccarmi. Non ti voglio più vedere. Lo sapevo che eri uno stronzo, ma anche bugiardo questa proprio non me lo aspettavo. Sei contento della figura di merda che mi hai fatto fare? Così adesso tutti sapranno che mi sono scopata il professore>> gli sputo in faccia con fare canzonatorio.

I suoi occhi sono puntati su di me ma capisco che non ha intenzione di rispondere, allora continuo.

<<Mi hai fatto passare proprio dalla parte della stupida. L’unica in tutta l’Università che non sapeva chi fosse il magnifico, stupendo professor Magri vero? Tanto se tutto filava secondo i tuoi piani tra due settimane saresti ripartito e nessuno avrebbe mai saputo niente. Avresti passato un mese a divertirti e poi saresti tornato alla tua vita in America e… ciao Sara… vero?>>.

Lo fisso. La sua espressione non è cambiata.

Voglio una risposta. Pretendo una risposta a quello che ho detto, ma so che non l’avrò.

Mi avvicino al suo viso, << Vaffanculo stronzo>> sibilo davanti alle sue labbra e faccio per richiudere la porta.

Un forte spintone mi spinge però verso l’interno e sento la porta sbattere rumorosamente. Marco è fisso davanti a me, il volto stravolto in una smorfia di rabbia.

<< Prima cosa, nessuno sa e nessuno saprà mai che sei stata a letto con me se è questo che ti preoccupa>> ringhia davanti al mio viso.

<< Seconda cosa, non mi hai mai chiesto nulla. Sei stata tu a pensare che fossi l’assistente del professore…>>

<< …e tu hai continuato a farmelo credere maledizione>> gli replico senza aspettare che finisca di parlare.

Lo vedo alzare la testa verso l’alto e roteare leggermente il collo. Capisco al volo che sta cercando di mantenere la calma.

<< Tu sai cosa voglia dire a trent’anni essere il genio di turno? Tutti che contano su quello che fai, tutti che ti cercano e vogliono qualcosa. Palleggiato continuamente da una parte all’altra del mondo mentre il tuo unico desiderio sarebbe solo quello di stare rinchiuso in un laboratorio a fare quello che hai sempre sognato di fare? Non puoi saperlo Sara.>>

Cosa significa? E’ quello che ogni persona che studia tanto vorrebbe per la propria vita. Tutti vorrebbero diventare qualcuno.

<< Quando sei entrata in ufficio e hai riso di me, all’inizio non capivo dove volessi arrivare, poi quando ho compreso che pensavi fossi davvero solo un misero assistente, sono stato al gioco. Sei sicuramente l’unica persona dell’Università a non sapere chi fossi, e l’unico studente al mondo che non compie ricerche sul web per scoprire qualcosa sui suoi professori>>.

<< Mi hai preso in giro e avresti continuato a farlo se non fossi venuta in quella maledetta stanza>>, sussurro.

<< Ho cercato di dirtelo lunedì sera in pizzeria, ma tu mi hai subito zittito e sinceramente poi ho avuto altro da pensare>>.

Alzo lo sguardo, è ancora fermo immobile davanti a me. Il suo viso si è leggermente addolcito ma dalle braccia lasciate cadere lungo i fianchi capisco che è teso. Non è il solito Marco sicuro di se e arrogante.

<< Ho deciso di chiedere al professor Trenchi di aiutarmi per la tesi. Penso sia la cosa migliore per entrambi>> lo avviso avvicinandomi alla porta.

Voglio che se ne vada. So benissimo che la sua vicinanza e le sue parole sono pericolose, potrei fare di nuovo scelte sbagliate. Devo cercare di essere lucida, per il mio bene.

Il suo sguardo è basso. << Se preferisci lavorare con lui per la tesi mi sta bene, ti chiedo solo di pensare a noi due. Sei qualcosa di importante per me Sara, non è vero che sarei ripartito senza un peso nel cuore. E comunque, non penso di essere il solo a non essere stato sincero>>.

Mi lascio cadere a terra sul pianerottolo e inizio nuovamente a piangere.

Sento una porta sbattere dietro di me. Mi volto di scatto e vedo Andrea uscire dal bagno come una furia.

<< Sara, stai bene?>> mi chiede avvicinandosi velocemente.

Alzo il viso e come incontro i suoi occhi i singhiozzi diventano più forti. Anche il suo dolce viso è rigido, la bocca tesa in un sottile filo di apprensione.

<< Sarà meglio che te ne vada adesso, ha detto che non ti vuole più vedere>>, ringhia verso Marco mentre delicatamente si abbassa e mi poggia le mani sulle spalle cercando di farmi alzare.

<<Sarà meglio invece che ti fai i cazzi tuoi amico. A Sara non frega un cazzo di te>> esplode Marco avanzando un passo verso la porta, verso di noi.

Mi asciugo le lacrime dagli occhi. Dio…cosa sta succedendo?

Gli occhi di Marco sono di fuoco, quelli di Andrea forse anche peggio. Le scariche di testosterone che si stanno sprigionando da questi due corpi quasi mi tolgono il fiato.

Non riesco a sopportare questa situazione.

Mi giro e mi stringo al corpo di Andrea, la persona che in questo momento mi trasmette più sicurezza.

Sento le sue braccia stringere a sua volta attorno al mio corpo. Chiudo gli occhi.

<< Lascia stare mia sorella o te ne pentirai>>.

Sento la porta chiudersi e le braccia di Andrea sospingermi verso il divano.

“ Il suo dolore è il mio dolore”

 

 

FINE 10° CAPITOLO

Opera di fantasia di Stefy. Vietato prelevare il racconto o parte di esso.

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2 commenti

  1. Chiara2607

    Sempre più interessante!!!!! Un vero colpo di scena, sinceramente non me lo aspettavo!! Complimenti ancora davvero!!

  2. maria

    Andrea il fratello?!?! Mai l’avrei immaginato!!!!!! Ora sono proprio curiosa di capirne di più! Che dire di Marco, ha avuto molte occasioni per dirglielo, che non trovi scuse -.-