Racconto Inedito: “Affare Fatto” di Stefy – 1° capitolo

 

 

 

Un nuovo racconto inedito in esclusiva di una nuova autrice che volentieri ospitiamo. Si tratta di Stefy e questo il suo racconto ambientato in Italia tutto da scoprire.

I capitoli saranno pubblicati a cadenza settimanale il mercoledì. Salvo imprevisti dell’ultima ora.

 

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PROLOGO

 

 

L’immagine riflessa nello specchio del bagno non poteva essere la sua.

Gli occhi cerchiati dal mascara colato, i lunghi capelli biondi arruffati e raccolti in uno chignon, la bocca con il rossetto sbavato come la prima delle troiette in circolazione…

Gli occhi scuri brillavano come se il fuoco riflettesse i suoi bagliori, i lunghi capelli legati e tirati da mani esperte, la bocca umida e gonfia per i baci appena subiti… non poteva ammetterlo ma le era piaciuto…

Non riusciva più a distinguere il suo bene dal suo male, sapeva che quello che aveva appena fatto andava contro la sua morale, contro gli insegnamenti ricevuti, ma doveva ammetterlo con se stessa, era stato magnifico.

Lo aveva fatto per necessità, proprio per andare incontro a ciò che sua madre le aveva sempre insegnato, doveva imparare a badare a se stessa.

Non avrebbe mai pensato di cadere così in basso però, questo non glielo aveva mai insegnato nessuno.

Il problema grande era che le era piaciuto, sperava di poterlo fare di nuovo, ma sapeva che era una speranza inutile.

Non sapeva nulla di quell’uomo, non aveva neanche potuto vedere il suo viso visto che l’aveva obbligata ad indossare una benda per tutto il tempo, ma le sue mani, le sue labbra avevano marchiato il suo corpo.

Appoggiata al lavandino della lussuosa stanza d’albergo non le restava che ripulire il suo corpo dalle emozioni di quella strana serata.

Si lavò la faccia togliendosi tutto il trucco pesante che si era messa, si sistemò i capelli legandoli in una coda e si riguardò allo specchio.

Perfetto! Era ritornata la semplice studentessa di sempre, la brava ragazza che tutti conoscono. Andò verso il letto, prese la borsa, ricontrollò che i soldi fossero ancora al loro posto e usci.

Si chiuse alle spalle la porta, si chiuse alle spalle quella serata, si chiuse alle spalle le emozioni che aveva provato.

1° CAPITOLO

 

C’è uno strano fermento nel locale questa sera. Fa un gran caldo.

Le poche ragazze restate al lavoro sono agitate e corrono da una parte all’altra del palco per prepararsi alle esibizioni. I clienti sono pochi ma non penso ne arriveranno altri, oramai sono tutti partiti per le ferie e la città si è quasi completamente svuotata.

Come ogni sera inizio a preparare i tavolini. Non so come farò a indossare fino all’alba questa tutina attillata, potrebbero benissimo proporla in una di quelle esilaranti e noiosissime televendite dove si vendono indumenti dimagranti. Per non parlare degli stivali tacco dodici in pelle che oltre a massacrarmi i piedi mi bloccano la circolazione e fanno diventare le mie gambe come due grossi salsicciotti. Quanto rimpiango la mia camicia da notte in cotone e le infradito tanto comode che mi aspettano a casa.

Sto finendo di accendere le candele quando vedo Miriam sbracciarsi dal bancone del bar. Ha gli occhi sgranati e sta cercando di richiamare la mia attenzione ma non riesco a sentire la sua voce sovrastata dal rumore della musica.

Mi metto a ridere, sembra una bambolina caricata a molla. Mi avvicino per vedere cosa possa servirle.

<<Sara, ha chiamato Jonathan. Devi andare subito da lui, ha bisogno di parlarti>>.

La mia espressione cambia all’istante e dalla mia testa scompaiono tutti i pensieri negativi riguardo al travestimento che indosso. Jonathan è il padrone del locale notturno dove lavoro.

E’ quasi un anno che faccio la cameriera in questo posto e non l’ho mai visto una sola volta se non quando mi ha assunta. Ci deve essere qualche problema.

Non posso perdere il lavoro adesso, non ora che sono sola a dover pagare l’affitto e le spese dell’appartamento.

Probabilmente avrà bisogno di ridurre il personale visto la mancanza di clientela nel periodo estivo, ma io ho bisogno di questi soldi, ne ho assolutamente bisogno.

Ho deciso di restare in città tutta l’estate per preparare la tesi finale in tranquillità ma non posso contare sui soldi della mia coinquilina che invece è tornata a casa per le ferie. Se perdo il lavoro dovrò chiamare mia madre e questa è una cosa impensabile. Totalmente impensabile!

<<Sara stai bene?>> La voce di Miriam mi risveglia dai miei pensieri. <<Ti conviene andare, lo sai che a Jonny non piace aspettare>>.

Sposto le grandi tende rosso porpora che separano il locale dal retro e mi incammino per lo stretto corridoio che porta al magazzino e agli spogliatoi.

L’ultima stanza in fondo è l’ufficio di Jonny. Prendo coraggio e busso.

Sono agitata, sto già cercando un motivo convincente nella mia mente per supplicarlo di tenermi. Lavorerò anche il mio giorno libero e potrò aiutare anche per le pulizie se necessario.

<<Avanti e chiudi la porta>>, rimbomba una voce grossa.

Entro in punta di piedi e chiudo la porta alle mie spalle. Jonny è al telefono, è preoccupato.

La fronte è madida di sudore e il posacenere davanti a lui pieno zeppo di mozziconi di sigarette.

Mi fa cenno con la mano di sedermi sulla piccola sedia di velluto davanti alla logora scrivania.

Lo guardo come un coniglio guarda una volpe perché sa che da li a poco farà una brutta fine.

Lancia il telefono sul piano e appoggia i gomiti pesantemente prendendosi la testa tra le mani. Ma che succede?

<<Sara non voglio perdere tempo, mi spiace ma devo parlarti di una faccenda importante>>.

Ho le mani sudate e tremolanti, non rispondo e aspetto che continui con le brutte notizie.

Alza lo sguardo e mi fulmina con i suoi piccoli occhi azzurri. Ha le labbra tirate, un’espressione cupa. Qualcosa lo turba davvero molto.

<<Non avrei mai voluto chiederti tanto, ma ho bisogno di un favore. Non voglio girarci molto attorno. Ho appena ricevuto la richiesta di un’importante cliente, vale molto per il locale ed io non ho nessuna ragazza per fargli compagnia. Lo so che quando ti ho assunta mi hai detto esplicitamente che volevi fare solo la cameriera e di non chiederti altro ma sono nella merda>>.

Cosa? Cosa mi sta chiedendo?

Il mio sangue comincia a ribollire. Come può chiedermi una cosa del genere?

<<Te l’ho detto dal primo giorno che non volevo fare la prostituta o escort o ragazza di compagnia come preferisci chiamare tu. Mi spiace ma la mia risposta è no, non voglio sentire altro>>.

Jonathan mi sta guardando fisso negli occhi. Indietreggia e si appoggia allo schienale della sedia con fare tranquillo.

<<Sara, devi imparare a crescere. Ti ho assunta quando ne avevi bisogno e adesso io ho bisogno di te. Non è una cosa semplice neanche per me, tu sei inesperta e lui è uno dei clienti migliori che abbiamo, rischio grosso anche io. E poi non ti devi preoccupare, non manderei mai una mia ragazza nelle braccia di un poco di buono, e lui è tutt’altro che poco di buono. Fidati! E poi paga benissimo e tu hai bisogno di soldi, giusto?>>.

Sto veramente sentendo certe cose? Non può capitare proprio a me. Ho bisogno di uscire da questa stanza.

Inspiro profondamente cercando di ricordarmi qualche tecnica appresa durante il mio ultimo corso di yoga ma la mia mente è annebbiata, non riesco a calmarmi, mi manca il respiro.

Mi volto e apro la porta dell’ufficio. La voce di Jonathan è subito dietro dime.

<<Mille euro a testa. L’incontro è venerdì sera. Voglio una risposta entro domani, se è un no, non presentarti più al lavoro>>.

Raggiungo di corsa i tendoni e rientro nel locale. La musica a tutto volume mi colpisce alla testa come una martellata. Respiro profondamente cercando di inspirare più aria possibile all’interno dei polmoni ma l’ambiente caldo e viziato non fa che aumentare il senso di oppressione che mi costringe il petto. Riprendo furiosamente l’accendino e continuo ad accendere le candele che avevo lasciato sui tavoli.

Non posso accettare una cosa del genere, è un ricatto. Questa è la mia ultima sera.

Cazzo, mille euro… ma chi può pagare una cifra simile per una notte con una ragazza?

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Allineo gli sgabelli lungo il bancone e inizio a sistemare le tovagliette nei vassoi. Ho i nervi a fior di pelle.

<< Sara, al tavolo tre c’è un ragazzo che aspetta di ordinare vai tu?>>. Sobbalzo alle urla di Miriam e mi ridesto dai miei pensieri.

<< Vado subito!>> rispondo afferrando il palmare per le ordinazioni.

<< Ciao, dimmi pure>>. Alzo lo sguardo e due meravigliosi occhi verdi riflettono nei miei.

<< Ciao, mi puoi portare una wodka-lemon?>>.

Resto immobile fissando il suo viso. I suoi occhi sembrano parlare, dolci e allo stesso tempo misteriosi. Non è il tipo di persona che frequenta normalmente questo genere di posti, eppure sembra tranquillo, a suo agio. Con fatica distolgo lo sguardo e segno l’ordinazione.

<< Grazie, te la porto subito>>, sussurro mentre mi dirigo verso il bancone bar.

<< Ma hai visto bene quel tipo?>>. Sapevo che a Miriam non sarebbe sfuggito un uomo del genere. << Che bisogno ha di venire in un Night, uno così? Può trovare tutte le donne che vuole solo andando al supermercato>>.

Sorrido alle sue parole. In effetti anche io ho pensato la stessa cosa. E’ da solo, quindi lo scopo della sua presenza qui può essere solo quella di cercare una donna per passare la serata.

<< Vorrà divertirsi come ogni uomo che entra in questo locale>> rispondo con indifferenza sistemando il tovagliolino sotto il bicchiere.

Torno al tavolo e poggio il cocktail. Il ragazzo è intento a guardare il telefonino ma come mi vede lo rimette in tasca e mi rivolge un magnifico sorriso.

<< Grazie mille. Posso offrirti qualcosa?>>.

<< Mi spiace sono solo una cameriera, non bevo con i clienti, se vuoi ti mando una ragazza>> rispondo stizzita.

La mia mente ripercorre l’incontro con Jonny e la sua richiesta, stringo il vassoio tra le mani fino a sentire dolore.

<< Scusami, non volevo offenderti>>. Anche il suo tono si è fatto più serio.

Alzo lo sguardo e i suoi occhi sono puntati sul mio viso.

<< Non frequento mai questo genere di locali, sono un po’ in imbarazzo. Non volevo davvero metterti a disagio>>.

<< Non ti preoccupare, ci sono abituata. Buona serata>>. Mi allontano velocemente dal tavolo.

Spero con tutto il cuore che questa serata finisca al più presto.

 

Una ragazza! Ho bisogno di una donna nel mio letto! Ho solo bisogno di liberarmi la mente”

 

 

FINE 1° CAPITOLO

Opera di fantasia di Stefy. Vietato prelevare il racconto o parte di esso.

Inviaci il tuo racconto inedito o la tua Fan Fiction sul tuo romanzo passionale/erotico preferito previa lettura del regolamento che trovi >> QUI.

 

5 commenti

  1. gloria

    davvero, davvero intrigante.
    mi piace già.
    e poi ci voleva proprio una FF.
    al prossimo mercoledì!

  2. Mariella Sepe

    Carino, intrigante. Sono curiosa di leggere come prosegue. Auguri Stefy 🙂

  3. Lili

    Ciao io sono nuova ho cominciato da poco a leggere su questo sito! Cmq Stefy sembra interessante aspetto di leggere oltre. In bocca al lupo Lili

  4. Stefy

    Anche se in ritardo…grazie a tutte… spero di non deludervi….besos!!!!