Nuovo racconto inedito – “Stanza 508” – 7° Capitolo

Ed eccoci ad affrontare un nuovo inizio settimana, ma con il cuore meno pesante,  sapendo che ci aspettano dei giorni di festa, per riposare – si fa per dire – e trascorrere qualche momento di pace, magari con un buon libro, o – perchè no! – in nostra compagnia, magari recuperando con calma alcuni dei nostri racconti inediti che trovate QUI.

Anche questo lunedì non può mancare il nostro appuntamento bollente, con “Stanza 508“, il racconto erotico della nostra Helena che sta spiazzando e facendo uscire fuori testa molte di voi, me compresa!

Vi ricordo, più tardi, di tornare a trovarci per l’appuntamento quotidiano con la nostra rassegna di racconti inediti “Waiting for…Christmas in Love“, dedicata al Natale.

Non mi resta che augurarvi buona giornata e soprattutto…

Buona Lettura

Camera 508

 Settima parte: legàmi/lègami

 

L’avevo sfidato.

Sfidato a un gioco perverso che era iniziato dal primo bacio che mi aveva dato in quell’ascensore bloccato.

Era iniziato così e noi stavamo muovendo le nostre pedine, scoprendo le nostre carte, poco a poco, su di un tavolo di un casinò improvvisato.
Camminavo lentamente nel corridoio del quinto piano, decisa, dopo quella provocazione, ad andarmene.

Volevo lasciarlo lì, in quella camera riempita dai nostri odori, dai nostri gemiti e respiri spezzati, senza quell’appagamento che tanto desiderava.

Volevo tenerlo in pugno quell’uomo così oscuro, dalla fantasia malsana e dai pensieri perversi.

Volevo che sapesse che non ero l’anima fragile che aveva visto quella notte nella sua stanza.

Che vedesse che la stessa ragazza che si era fatta legare i polsi, poteva legare lui, mentalmente, ad un desidero insoddisfatto e farglielo bramare ancora di più. Vederlo, sfiorarlo, ma mai averlo del tutto.
Chiamai l’ascensore e nell’attesa mi voltai verso il corridoio da dove ero arrivata.

Lo vidi.

Vidi il suo smoking di quel nero così impenetrabile avanzare verso di me.

Sentivo i suoi occhi pesanti addosso.

Sentivo la sua oscurità entrarmi dentro, ora più che mai.

I nostri occhi si toccavano e le nostre anime stavano per iniziare una lotta invisibile tra di loro.

Continuava a scrutarmi dentro, in profondità, forse, cercando un possibile punto da colpire.

Avanzò ancora e fu nuovamente vicino a me, talmente tanto da creare scompiglio nella mia testa.

I nostri sguardi erano incatenati, legati, annodati in un modo così assurdo quanto impossibile da sciogliere.

La sua mascella si contrasse e quell’espressione che aveva sempre avuto non mi era mai sembrata così dura e seria.

«Torna dentro quella stanza, non abbiamo ancora finito.», lo sentii dire con tono severo e autoritario, ma io non mi mossi di un millimetro.

Anche i miei occhi erano fissi nei suoi, senza un minimo cedimento. Continuavo a sfidarlo, ad andare incontro al quel pericolo che lui stesso incarnava.

In silenzio, notai che stringeva i denti e i suoi lineamenti diventare più duri del solito. Stavo mettendo a dura prova i suoi nervi, la sua pazienza.

Si mosse in avanti e sentii la sua presa salda sul polso.

Nel cercare di liberarmi dalla morsa della sua mano, finii con le spalle al muro e lui, approfittandone, si mise davanti a me bloccandomi ogni via di fuga.
Avevo il cuore in gola, il battito accelerato e il respiro affannoso, ma cercavo di mantenere la mia posizione.

Nessuno dei due aveva tolto gli occhi dall’altro.

Dall’alto del suo metro e ottantasette lui mi guardava e mi impediva di fuggire.

«Ho detto “torna in quella stanza”.», lo sentii sibilare vicino alla mia bocca.

Inspirai profondamente cercando ti fare leva a tutto il coraggio che possedevo. «No.», risposi decisa cercando di spostarlo.

In un attimo, mi aveva di nuovo afferrato i polsi, questa volta con più forza e li aveva alzati come aveva fatto poco prima mentre ero distesa su quel letto in preda alla tortura della sua bocca.

Mosse le sue labbra sulle mie ripetendo “torna in quella stanza”.

In un attimo mi ritrovai di nuovo nella camera 508, con un polso avvolto dalla sua mano che lo continuava a stringere.

Con forza mi fece finire nuovamente con le spalle al muro e iniziò a baciarmi in modo deciso.

Sentivo le sue mani toccarmi, sfiorarmi.

La sua lingua penetrarmi in bocca e avvolgersi in una danza passionale con la mia. L’avevo scosso, ero riuscita a smuovere qualcosa in lui che lo aveva spinto a seguirmi e a riprendermi, anche contro la mia volontà, pur di possedermi di nuovo.

Era deciso ad avermi, a prendersi quella “vittoria” sempre se si poteva chiamare tale.

Sentii che stava cedendo, che la sua forza aveva lasciato posto solo al volere della carne. Potevo approfittarne, dovevo approfittarne.
Con le spalle al muro era lui adesso, intrappolato, per quanto sarei riuscita, dalla mia forza.

Gli feci scorrere le mani sul petto e gli tolsi la giacca.

Lo guardavo negli occhi mentre, senza ribellarsi si faceva spogliare da me.

Con una lentezza che appariva esasperante gli sbottonai uno ad uno i bottoni della camicia. Sfiorai quel lembo di pelle che la stoffa aveva fatto uscire fuori.

Lentamente con il dito gli lasciai un invisibile segno che solo lui avrebbe potuto notare.

Un segno di quelli che al di fuori non si vedono, ma che dentro di te sono presenti, pulsanti come ferite vive.

Alzai gli occhi e vidi i suoi.

La camera era immersa ancora in quella strana penombra.

Ci avvolgeva, lo rendeva una figura innaturale dalla pelle di porcellana e dai lineamenti abilmente cesellati dallo scalpello di uno scultore.

Incatenavo nuovamente il mio sguardo al suo, come la mia anima a quest’uomo.

Lo sentivo dal peso dei suoi occhi che qualcosa dentro di lui stava avvenendo. Sentivo di aver incrinato un ingranaggio da qualche parte del suo essere.

I miei occhi scesero, memorizzando nella mia mente ogni piccolo dettaglio che lui aveva.

Ad accompagnarli erano le mie mani che scorrevano sulla sua pelle tastandone la durezza ed il profumo nei miei sensi.

Sarei stata ore a sfiorarlo, a baciare ogni centimetro della sua pelle, ad accarezzarlo sperando che venisse scosso da un brivido intenso.
Mi travolse. Mi travolse letteralmente con la forza di un mare in tempesta.

Mi desiderava con un intensità che non avevo ancora assaggiato.

Sentivo le sue labbra che si facevano spazio, il suo sesso che sempre più duro sentivo sotto la mia mano.

Ci eravamo mossi, da un flebile bagliore di luce capii che eravamo in un bagno.

Gli davo le spalle mentre sentivo le sue mani togliermi per la seconda volta il vestito. Tenevo gli occhi chiusi, assaporavo quelle carezze che bruciavano come fuoco sulla mia pelle.

Sentii la sua mano afferrarmi il collo e aprii di scatto gli occhi invasa da una paura improvvisa.

Vidi due sagome avvolte dalla notte davanti ad uno specchio.

I miei capelli ricadevano sulle spalle come radici oscure nella terra e le sue mani avvolgevano ogni lembo della mia pelle. Inspirai e capii che non era una presa voluta per farmi soffocare, ma per sottolineare che appartenevo a lui.

Era strano vederlo dimostrare tramite un gesto così, ma era un uomo dall’anima e dagli occhi oscuri quanto le tenebre. E queste tenebre mi erano entrate dentro nel momento stesso in cui lui era entrato fisicamente in me.
L’acqua al contatto con la mia pelle calda mi fece fremere con un brivido intenso.

Lui delineava la linea della mia schiena mentre mi baciava il collo. Sembrava che volesse lavare via qualcosa dentro e fuori di me.

Erano carezze attente, baci decisi in punti in cui ogni mia terminazione nervosa mi avrebbe fatto contrarre ogni muscolo dal piacere.

Strinsi i suoi capelli scuri e bagnati tra le dita e assaporai la sua bocca, ma volevo assaporare altro.

Scesi sul suo corpo disseminandolo di baci ed arrivai lì, lì dove la sua eccitazione si concentrava dura come il marmo.

Inginocchiata alzai lo sguardo verso di lui e lo vidi sorridere.

Forse, godeva nel vedermi ai suoi piedi, sottomessa a lui e al suo desiderio.

Quando la mia lingua iniziò a leccarlo lo sentii ansimare pesantemente, buttando la testa all’indietro.

Guizzava su di lui con studiata lentezza, alternandola alle labbra che lo facevano sussultare.

Al contatto con la mia umida e calda bocca lui si lasciava andare alle ondate di piacere che arrivavano ogni secondo.

Sentii la sua pesante mano sulla mia testa che mi accarezzava i capelli, ma poi con decisione mi staccò.

«Guardami.», disse tirandomi per una coda improvvisata dalla sua mano.

I miei occhi, così, non si staccarono dai suoi durante quella danza che la mia lingua compieva su di lui.

E poi, giunto all’orgasmo, venne soffocando un gemito in gola.

E continuai a leccare ogni singola goccia del suo piacere esploso in quell’attimo senza neanche distogliere lo sguardo dai suoi occhi seppur avvolti nel buio.

 

FINE 7° PARTE

 

ARRIVEDERCI A LUNEDI’ PROSSIMO

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Questo racconto inedito pubblicato a puntate è opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Helena Evelyn. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

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9 commenti

  1. Papera

    Questo uomo è sesso allo stato puro, ti fa incendiare le mutandine solo a sentirne parlare.
    Non vedo l’ora di scoprire la storia di questi personaggi!

  2. Helena Evelyn

    Nei prossimi capitoli ci saranno molti colpi di scena. Tenetevi forte 😛

  3. Romina

    Enigma! Io non riesco a capire questi due …..mi sembrano in continua lotta tra di loro ma allo stesso tempo si appartengono! Chi domina chi? Boh lei domina lui? O lui domina lei? Lei gli resiste ma poi cede ma lui poi si arrende? Prima o poi arriverò a trovare le risposte che per ora restano nascoste vietato una coltre di nebbia! L’unica cosa certa è che danno un sacco di sesso!

  4. Arianna

    Che noia mamma mia ma sei capace a scrivere un dialogo tra due persone???

  5. Giusy

    la curiosita`c ‘e` per vedere dove andra` a parare questa storia.Ma scusa se te lo dico anche per me sta diventando un po monotona.siamo al settimo capitolo e non abbiamo capito praticamente nulla.cmq spero di cambiate idea!

  6. L'amica

    a me sembra tanto la sceneggiatura per una pubblicità di un profumo. forse non questo capitolo in particolare, ma gli altri si. me la immagino sui toni del nero e del grigio. due attori/modelli bellissimi. lui a petto nudo, glabro. le vestita di seta che corre, lo raggiunge, scappa, si fa sedurre, seduce. scene in interno, un palazzo stile vittoriano o giù di lì. niente dialoghi, solo qualche parola qui e là.
    tutto bello eh, ma boh… continuo a pensare che la storia non esista

    • Helena Evelyn

      La scelta dei pochi dialoghi, fino ad ora, è stata voluta, come l’individualità dei capitoli apparentemente senza trama ne filo conduttore. Fa parte della storia, è fatto per creare mistero e curiosità. E capisco che non a tutti può piacere 🙂 Sta a voi se proseguire a leggere per scoprire cosa succederà, nessuno vi costringere a leggere una cosa che non vi interessa. Vi consiglio solo di pazientare, perchè dai prossimi capitoli molti dubbi verranno dissolti e compariranno colpi di scena. Più di questo non posso dire. Grazie comunque dei vostri pareri 🙂

  7. chiara2607

    Anche io voglio darti fiducia e continuare a leggere per scoprire di più su i 2 personaggi, solo che 7 capitoli senza un apparente filo logico, per me sono un po troppi, ma come ho già commentato voglio leggere fino in fondo tutta la storia per riuscire a capire e per commentare come si deve! 😉 Al prossimo lunedì!