Nuovo racconto inedito – “Stanza 508” – 5° Capitolo

Quest’oggi possiamo iniziare la nostra giornata con tutta calma, approfittando di questa giornata di festa, ma sempre in compagnia del bollente appuntamento erotico con il racconto inedito di Helena.

Del resto, è pur sempre lunedì e non può mancare un nuovo capitolo, il quinto, con “Stanza 508“, ancora una volta infuocato e misterioso, godetevelo tutto!

Non mi resta che augurarvi buona giornata e soprattutto…

Buona Lettura

 

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Camera 508

 Quinta parte: maschere e pizzo nero.

Sembrava ormai un ricordo lontano quella notte passata insieme.

Quell’oscurità così intima, che ci aveva uniti in un modo così assurdo.

Volevo credere che fosse la volta buona in cui una persona mi sarebbe rimasta vicino, ma invece sognavo troppo.

Mi ero lasciata sedurre dall’uomo in giacca e cravatta, bello quanto dannato e pericoloso. Avevo iniziato ad aprire le porte del mio cuore oltre la mia intimità. E lui c’era entrato mentalmente e fisicamente in me.

Un uomo che non cercava legami, un uomo che raggiungeva il suo obiettivo usando tutte le sue forze, un uomo che ti attirava tra le sue braccia, ti faceva assaggiare quell’oscurità che aveva dentro e poi ti lasciava, senza fiato, sfuggendo come un’ombra.

Immersa nel lavoro cercavo di non ripensare ai suoi occhi neri che mi fissavano mentre facevamo l’amore.

No, non era fare l’amore, era sesso.

Sesso passionale, selvaggio che ti prende nelle viscere del tuo essere che ti fa sussultare quei muscoli che pensavi di non avere.

Era piacere, puro e intenso che i nostri corpi provavano sotto le mani, le labbra, la lingua dell’altro.

Eppure, per quanto cercassi di vederla come un atto di passione tra due persone che si attraggono, il mio cuore vedeva lui come un uomo fragile tanto quanto umano, capace di amare una donna non solo con il corpo, ma anche con la mente.
Sembrava un dejà-vu guardarmi allo specchio con un vestito elegante addosso, ma questa volta era stato scelto da me e non era fine ad allietare gli occhi di nessun uomo.

Un semplice tubino nero, attillato con le maniche di pizzo.

Sarebbe stata una serata importante all’hotel, una raccolta fondi dove i ricchi della città avrebbero fatto sfoggio della loro superficialità.

Donne vestite da sera, uomini in smoking, champagne a fiumi ed io, che della ricca non avevo praticamente niente, dovevo esserci. Sorridere, chiacchierare con persone che non avevano niente in comune con me ed il mio mondo. Indossare la solita maschera come facevo tutti i giorni per non far sfigurare il nome del padrone dell’hotel.
Il salone era già pieno di persone quando entrai. Rimasi stupita quando mi venne consegnata una scatolina nera. All’interno c’era una maschera fatta interamente di pizzo nero. Non sapevo che fosse una festa in maschera fino a quel momento, anche se durante il giorno avevo visto con i miei occhi tutti i preparativi.

Chiunque avesse scelto quella maschera mi conosceva e sapeva che tra tutti i colori che avrei potuto scegliere il nero sarebbe stato quello giusto.

Camminai lentamente tra le persone con il bicchiere di champagne dove c’era immersa una piccola fragola. I soliti saluti di rito e poi mi appoggiai ad una colonna ad osservare le persone intorno a me.

Fu quando tra me e la folla si mise davanti una figura alta, in uno smoking nero, ma un particolare mi saltò all’occhio.

Nella tasca della giacca c’era un fazzolettino di seta rosso.

Alzai gli occhi andandoli a posare sul suo volto, ma anch’esso, come quello di tutti i presenti, era coperto per metà da una maschera.

Tra le luci soffuse riuscii a vedere le sue labbra.

Sembravo essere stata catapultata al carnevale di Venezia, dove mille maschere dalla lavorazione precisa e dettagliata mi sfilavano vicino.

Quest’uomo davanti a me, mi stava invitando a ballare insieme a lui, sorridendomi. E poi, ad un tratto, scorsi il suoi occhi scintillare.

Conoscevo bene quello sguardo, quelle due perle oscure incastonate in quel viso cesellato da un abile scultore.

Complice il terzo bicchiere di champagne e le bollicine che avevano reso la mia testa leggera, lo seguii con la mano poggiata al suo braccio. Non sapevo ballare, ne tanto meno essere portata da un uomo. Mi sentivo però leggera tra le sue braccia, come se magicamente le mie gambe avevano imparato dei semplici passi e li stessero eseguendo.
Sentii il suo respiro caldo sul collo e le sue labbra sussurrare il mio nome al mio orecchio. Un brivido intenso mi percosse la schiena, la sua mano sulla schiena emanava un calore così possessivo tanto da riuscire a mettermi a disagio stando tra le sue braccia.

Uscimmo dal salone e il silenzio del corridoio mi invase facendomi tornare improvvisamente lucida.

Mi girai verso di lui e capii chi era.

Era lui, era stato lui a fare tutto questo.

Era impossibile che non sapesse che io sarei stata li, ma in tutto questo tempo era scomparso.

Mi prese la mano e baciò le mie dita fissandomi negli occhi. Quello sguardo da cacciatore mi stava nuovamente scavando dentro come la prima volta.

Lo sostenevo, sicura, non sarei stata la solita principessina indifesa a cui era abituato con le altre donne.

Io non ero una principessa, io non volevo essere salvata, nemmeno da lui.

Mi tirò a se cingendomi i fianchi con le sue braccia. Gli finii addosso con le mani sul suo petto.

Le sue iniziarono ad accarezzarmi la schiena facendomi nuovamente salire dei brividi sempre più intensi.

Ero attratta da lui, non potevo negarlo. La scarica elettrica che il mio corpo avvertiva sotto le sue carezze era impossibile da ignorare.

Il suo corpo lo “tradiva”, sentivo l’effetto che gli facevo, sentivo la sua eccitazione crescere nei pantaloni man mano che mi sfiorava.

Per quanto potesse fare il duro, non gli ero indifferente.

Ancora occhi negli occhi, riuscii a staccarmi da lui finendo con le spalle sul muro. Inspirai profondamente più volte per scacciare il desiderio di averlo ancora su di me.

«Seguimi.», disse con voce bassa porgendomi la sua mano.

Non era finita qui.

Voleva qualcosa e un corridoio non era il posto più adatto per averla o, per meglio dire, prendersela.

Rifiutai la sua mano e lo seguii fino all’ascensore che nell’imbarazzo dei miei ricordi ci portò al quinto piano.

Camminammo per tutto il corridoio del piano, fino a quando lui si fermò davanti ad una porta.

“508”, lessi tra me e me.

Ero difronte a quella camera, la camera che lui aveva nominato la prima volta che ci incontrammo.

Sentii la porta scattare e con un cenno mi intimò di entrare per prima.

La stanza era buia e in un attimo i miei sensi avvertirono un non so che di pericolo. La chiuse alle sue spalle ed il buio era ancora più impenetrabile.

Mi afferrò per le spalle e finii con la schiena sulla porta.

Le sue dita mi sfioravano le braccia scendendo, la sua mano mi alzò di lato il vestito facendomi alzare la gamba.

Mi accarezzò la coscia deciso, fino a quando sentì il bordo della calza e subito dopo il reggicalze.

Sembrò preso alla sprovvista da quel particolare, lo sentii tremare.

Il suo respiro si era fatto più pesante e lo sentivo infrangersi sulla mia pelle.

Scottava e più lo sentivo vicino e più il calore diventava forte.

Sentii le sue dita sul collo, poi le sue labbra che mi baciavano leggermente.

Si allontanò da me, lo sentii frugare nelle tasche.

Qualcosa mi sfiorò il viso, un tessuto morbido.

Mi tolse la maschera sostituendola con una benda.

Adesso ero inghiottita da un’oscurità da cui non potevo scappare, un’oscurità che però faceva gola, un’oscurità che mi faceva spezzare il fiato dall’eccitazione.

Il mio corpo vibrò quando sentii di nuovo le sue dita toccarmi.

Avevo gli altri sensi amplificati e le sensazioni erano talmente forti da farmi tremare. Non avevo mai provato una cosa del genere, non sapevo quanto si sarebbe spinto oltre e quanto pericoloso fosse.

Adesso era alle mie spalle che mi sganciava il vestito facendolo scivolare via.

Ero nuovamente nuda davanti a lui, questa volta ancora più indifesa.

La sua bocca mi baciava la spalla, sentii i suoi denti affondarci leggermente e la pelle d’oca irradiarsi in tutto il mio corpo.

Le spalline del reggiseno scesero spinte dalle sue mani, lo sganciò e anche questo finì da qualche parte con il vestito.

Sentivo i suoi occhi addosso, sentivo che mi stava osservando.

Ogni centimetro della mia pelle era esposta a lui, ogni pezzo della mia anima era visibile adesso.

Mi prese entrambi le mani e mi avvicinò i polsi.

Sentii qualcosa avvolgermeli, stringermeli, non tanto da farmi male, ma quanto bastava per non farmeli sciogliere.

Con il pezzetto rimasto mi tirò fino a farmi arrivare ai piedi di un letto, aiutandomi mi fece sdraiare e alzare le braccia sopra la testa che poi fissò alla testata del letto. Era sopra di me, sentii la sua pelle contro la mia, il suo peso sopra di me.

Mi accarezzava delicatamente, quasi come se non volesse rompermi.

Ogni carezza era un esplosione per i miei sensi. Mi dava piacere, mi faceva desiderare altro, sempre di più.

La sua bocca iniziò a baciare ogni parte di me. Sul collo, sul petto, sul seno che torturò leccandolo, mordendolo. Sempre più in giù, l’addome dove con la lingua tracciava segni che mi facevano aumentare la voglia. Scese sull’interno coscia dove affondò leggermente i denti facendomi nuovamente fremere. La volevo altrove, volevo quella bocca tra le mie gambe, volevo che quella lingua mi desse piacere fino a farmi venire.

E più lo desideravo e più lui ci girava intorno.

Sapeva cosa stava facendo e sapeva, allo stesso modo, che questo mi faceva impazzire.

Sentii le sue mani afferrarmi le mutandine, le tirò via, lasciandomi ancora più esposta a lui.

Immaginavo il suo viso che mi guardava, lì davanti a lui, con i polsi legati e gli occhi bendati.

Sua, solo sua.

Poteva soddisfarmi e soddisfarsi. Immaginavo la sua bocca socchiusa, la sua lingua che leccava il labbro inferiore.
Il suo dito sfiorò la mia bocca, facendomela aprire.

«Leccalo.», disse in un sussurro.

Era eccitato tanto quanto lo ero io.

Lo sentivo dalla sua voce, dal modo in cui, leccandogli il dito, sospirò.

Sentii che mi accarezzava tra le gambe, aprendo la mia intimità con il dito che poco prima avevo bagnato.

Gemetti, mentre si insinuava sempre più dentro di me.

Le sue labbra ripresero la tortura sul mio addome, questa volta scesero, scesero proprio dove volevo.

Inarcai la schiena al contatto con la sua lingua.

Dapprima lenta, adesso, si muoveva instancabile dandomi scosse di piacere sempre più intense.

Avrei voluto mettergli una mano sulla testa, stringere i suoi capelli e invece i movimenti del mio corpo tiravano il laccio con cui mi aveva legato i polsi.

Ero al limite, vicina ad un orgasmo che mi avrebbe scossa anche dentro di me.

E arrivò, intenso che mi fece tremare ancora più forte.

Sentii il suo corpo sul mio, i polsi finalmente liberi e subito dopo anche gli occhi.

 

FINE 5° PARTE

 

ARRIVEDERCI A LUNEDI’ PROSSIMO

TROVATE QUI I CAPITOLI PRECEDENTI

 

Questo racconto inedito pubblicato a puntate è opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Helena Evelyn. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

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7 commenti

  1. Rosy ♥

    Wow 🙂
    Sempre più intrigante 🙂
    Sempre più misterioso 🙂

  2. Alessia

    Questa storia la trovo molto misterica proprio perché o personaggi non hanno ancora un nome…ma allo stesso tempo anche un po noiosa…fanno sempre le stesse cose..oddio il modo in cui le spieghi è perfetto ed intenso…però vorrei un po più di realtà. ..sembra che lei vive un sogno. ..non ci sono discorsi tra di loro e ammetto che a volte perdo il filo del discorso. ..forse mi sbaglio ma continuerò a leggerlo perché mette una certa curiosità

  3. Romina

    Questa storia e’ decisamente ‘misteriosa’ si è vero e’ carica di erotismo, di sensualità, hanno questi incontri roventi e passionali però non parlano e non capisco i ruoli dei protagonisti, intanto sono finalmente entrati in questa misteriosa stanza 508 …..anche se per ora siccome la voce narrante e’ quella di ‘lei’ essendo bendata non abbiamo visto e capito granché se non che hanno fatto sesso…..lei abbiamo capito che lavora in questo hotel ….lui ha a che fare con l’hotel ma non sappiamo bene in che ruolo, appare e scompare a suo piacimento, sembra preso da lei oltre il sesso ma poi però non si fa più sentire e vedere …..diciamo che pure lui come la storia è alquanto misterioso……spero di capire meglio andando avanti!

  4. Papera

    Questa volta vado un po’ controcorrente!
    Questo capitolo mi è piaciuto tantissimo, sono rimasta un po’ in sospeso nel finale ma è giusta anche un po’ di suspance.
    Spero che nel prossimo capitolo scopriremo cosa nasconde la stanza 508 e sono anche curiosa di sapere la storia di queste due persone che sembrano molto tormentate

  5. L'amica

    Ho letto fino ad ora senza commentare.
    Che dire… Sono perplessa. Lo stile è molto particolare e accattivante, ma anch’io comincio a trovare la storia noiosa e un po’ ripetitiva. Poi, sinceramente, di sti uomini che vanno vengono e brigano a loro piacimento anche basta! e di donne travolte dalla passione che non sanno mai dire no… Pure! Scusa!

  6. chiara2607

    Buonasera ragazze, ho letto ogni lunedì questo racconto con molta curiosità, ho aspettato fino all’ultimo per commentare, credendo che comunque prima o poi avesse preso il via, ma siamo già al 5^ capitolo e ancora non sappiamo nemmeno i nomi dei personaggi.
    Tu scrivi benissimo non c’è dubbio, ma forse a me piace un altro tipo di storie, “con più sostanza” ecco, x me un racconto così per me non ha molto senso.
    E’ vero che si percepiscono le emozioni da entrambi i personaggi, ma io ho bisogno di una storia di fondo.
    Questa è un mio parere ancora non definitivo però, voglio aspettare e vedere comunque se si evolve qualcosa!
    Speriamo che prima o poi si sappia cosa c’è in questa benedetta stanza!! 😉

  7. Helena Evelyn

    Grazie mille a tutte per le vostre opinioni. Le apprezzo molto.
    Mi dispiace che alcune di voi ne siano annoiate, posso dirvi che è una storia nata a capitoli indipendenti e non ha una trama vera e propria. Nelle puntate seguenti però diventerà più narrativa, con l’introduzione dei personaggi con i loro ruoli e altre figure che faranno tremare questo mondo quasi onirico. Mi dispiace dirvi di pazientare ancora un po’, ma vedrete, ogni dubbio sarà chiarito 🙂