Nuovo racconto inedito – “Stanza 508” – 15° Capitolo

Buongiorno a tutte, vi state chiedendo come riscaldare questa fredda mattinata che stenta a partire?

Io direi con un altro rovente capitolo del nostro racconto erotico “Stanza 508.”

Vedrete che alla fine avrete bisogno di una bella doccia fredda.

Amanda è decisa a scappare lontano da Andrew e dalla sua vita tormentata, ma sulla strada del suo cammino non è detto che sarà sola, correte a leggere se volete scoprirne di più.

Non mi resta che augurarvi buona giornata e soprattutto…

Buona Lettura

room508

 

-Stanza 508-

-Quindicesima parte-

-Andrew Alexander Blake-

Adesso tutto era servito su un piatto d’argento.

La verità era lì, davanti ai miei occhi.

Dietro le sue manovre e le sue illusioni, Andrew, aveva plasmato un mondo strano e perverso e mi ci aveva inserita dentro.

L’aveva fatto di nascosto, ma così bene da non farmi sospettare che la mano che manovrasse i fili fosse la sua.
Era il primo gennaio quando la Mercedes nera di Andrew si allontanava da me ed era il primo gennaio quando varcai la porta del Reynolds​&Blake Hotel.

Forse, ero stata ingenua nel non documentarmi di più sul posto dove avrei dovuto lavorare. Eppure, ogni informazione sembrava troppo poco esaustiva, ma la sua fama e le opportunità che dava, troppo allettanti per rinunciare.

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1 gennaio, ore 7.

Andrew era seduto sul mio divano, nella mia casa, ormai da ore.

Non avevamo consumato nemmeno metà della nostra passione a furia di baci nello stesso locale dove ci eravamo conosciuti e, tra poco più di due ore, lui sarebbe dovuto partire per ritornare nella sua città.

Fu a New York che però il suo, il nostro desiderio di averci ebbe la meglio.

Avevo fermato ancora una volta Andrew, prima che concretizzasse tutto, prima che lui potesse avermi ed avere il mio e il suo piacere.

«Perché ti ostini a non dirmi niente di te?», chiesi guardandolo.

Lui sospirò, notai la sua difficoltà nel parlarmene. Notavo il suo sguardo cambiare direzione per la terza volta quando gli posi nuovamente quella domanda.

«Non posso parlarti di me. Non mi è consentito.», rispose guardando il pavimento. Eppure, i suoi occhi rivolti verso il basso rivelavano una lotta interiore non indifferente.

Presi la sua mano tra le mie. «Amanda, Amanda Smith.», dissi continuando ad osservarlo.

«Sono nata qui, a Spring Lake, i miei genitori hanno divorziato quando avevo sei anni. Mia madre adesso vive in California con il suo nuovo marito e mio padre…Mio padre non so dove sia. Questa è la casa dove sono cresciuta. Adesso ho ventitré anni e vorrei poter realizzare qualcosa di concreto nella mia vita.», dissi tutto d’un fiato. Andrew mi guardava, schiuse le labbra e sospirò ancora.

«Seriamente, apprezzo la tua sincerità, ma non posso. Non posso proprio.», rispose per l’ennesima volta. Strinse la mia mano nella sua, tirandomi a se e prendendomi tra le sue braccia. Il modo in cui lo faceva, mi fece percepire la sua forza, ma allo stesso tempo la sua incredibile fragilità.

Quando Andrew si presentò davanti alla reception, per un attimo, stentai a riconoscerlo. Pensavo che fosse uno scherzo della mente, ma non avevo dimenticato il suo volto, nemmeno il suo completo nero. Eppure, tra quelle mura luminose sembrava essere un uomo completamente diverso. Cercai di non far interferire le emozioni contrastanti, ma quando entrammo in quell’ascensore, lui sapeva bene cosa sarebbe successo.

 

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1 gennaio, ore 7:45.

Andrew sorrise, scoprendo i suoi denti perfettamente bianchi.

«Hai una qualche paura?», disse senza smettere di sorridere.

Lo guardai stranita per la sua assurda domanda. Gli avrei risposto, a patto che lui avrebbe rivelato la sua.

Annuì, mentre sorseggiava il caffè appena fatto.

«Gli ascensori. Quelli stretti che sembrano oscillare. Mi fanno mancare il respiro.», dal tono della mia voce traspariva un velo di ansia nel dirlo.

Lo sentii ridere. La sua risata dal suono cristallino risuonava nel salotto illuminato da un flebile e tiepido sole invernale.

Tirandogli una gomitata gli ricordai che era il suo turno. La sua espressione cambio drasticamente, si schiarì la voce due volte.

Ed infine titubante rispose alla mia curiosità.

«I legami.», affermò.

Sentii una stretta al cuore, come se mi avesse appena tirato un pugno.

Ebbene sì, l’uomo dal cappotto nero, aveva paura dei legami e lo aveva appena detto a me con cui aveva appena intrecciato un nodo invisibile che ci avrebbe legato per i mesi successivi.

La luce del sole mattutino tentava di riscaldare la mia camera attraverso i vetri, eppure, io dentro sentivo il gelo.

La valigia era aperta sul mio letto in attesa di essere riempita. Ancora non sapevo se andarmene fosse la scelta giusta, ma, adesso, ogni castello era crollato come le mie certezze.

Avevo tenuto nascosto le due notti con Andrew.

Lo avevo fatto con chiunque, pure con me stessa, per poter dimenticare, per dimenticare Andrew e i suoi occhi oscuri che mi avevano guardata da molto più tempo di quanto potessi immaginare.

Lui era il mio segreto ed io il suo.

Un legame invisibile lungo 200 km, che da Spring Lake mi aveva portato fino a New York senza che io ne sapessi il reale motivo.

Scossi la testa, forse per mandare via ogni pensiero, forse per cercare di non far interferire i sentimenti con la mia parte razionale.
Quando varcai la soglia del Reynolds&Blake Hotel, non sapevo cosa mi sarebbe aspettato.

Speravo che Andrew non fosse presente, lo speravo, ma nel profondo del mio cuore avrei voluto vederlo almeno un ultima volta.

Che tutto il mistero e i segreti, fossero finalmente svelati, lasciandomi così tornare alla mia vecchia vita, forse un po’ più leggera di come ero arrivata in quella grande metropoli.

«Amanda!», disse una voce familiare alle mie spalle.

Mi voltai e il sorriso di Lucas sembrò illuminare tutto.

Mi venne incontro per poi salutami con un leggero bacio sulla guancia.

Come la prima volta il suo profumo inebriò il mio olfatto, era dolce, delicato, ma non stucchevole. Cercai di sorridergli di rimando, ma, in un attimo, si accorse che nascondevo qualcosa.

«Lucas, ho deciso di tornare a casa.», dissi senza giri di parole.

Spalancò i suoi occhi verdi, scosse più volte la testa. Non riusciva a crederci, a capire il perché della mia decisione. Non ero costretta a dirglielo, eppure, stanca di tutti quei segreti, gli chiesi di andare in un posto più tranquillo dove poter parlare. Salimmo su una macchina nera, Lucas disse all’autista di portarci al suo ristorante il White Bistrot.

Il tragitto durò una decina di minuti trascorsi tutti in un surreale silenzio.

«Amanda, perché vuoi andartene?», disse mentre apriva la porta.

Sospirai più volte, ma solo quando entrammo riuscii a parlare.

«In realtà, io ed Andrew ci conosciamo da circa un anno. Vivevo ancora a Spring Lake e lo vidi nel locale dove lavoravo. So soltanto che era li per lavoro, ma non aggiunse niente. Non sapevo che l’hotel fosse il suo fino a quando non me lo sono ritrovato davanti. Non sapevo chi fosse fino a quando non scoprii il suo cognome. Andrew, mi ha dato il lavoro. Andrew, mi ha fatta venire qua. E adesso, voglio solo andarmene da questa situazione assurda. Questo non è il mondo che fa per me.», dissi tutto d’un fiato.

Sentivo le lacrime pungermi negli occhi, sentivo un uragano di emozioni che mi attorcigliava lo stomaco.

E poi sentii la mano di Lucas sfiorarmi la guancia inondata di lacrime.

«Quell’uomo non smetterà mai di stupirmi. Ti ha attirata qua tessendo una tela invisibile. Che bastardo.», il suo tono era aspro, duro.

Stringeva il pugno forte, tanto che vidi sbiancare le nocche delle sue dita. Era arrabbiato.

«Per questo voglio andarmene. Non ho niente per cui rimanere qui. Non più.», gli occhi di Lucas erano rivolti verso il pavimento, ma quando il suo sguardo incrociò il mio, il fuoco che li illuminava mi diede i brividi.

Successe tutto in un attimo.

Le sue mani mi presero il viso, avvicinandomi a lui.

Ero a pochi centimetri dal suo viso, dalle sue labbra.

«Ci sono io, Amanda. Non dico di essere migliore di lui, ma potrei essere un motivo valido per rimanere o per venire con te, se solo tu me lo chiedessi.», una scarica di brividi mi scosse il corpo, facendomi tremare.

Lucas se ne accorse e in un secondo fui tra le sue braccia.

Sentivo il suo cuore battere furiosamente insieme al mio, ma quando lui mi strinse ancora di più ogni tensione, rabbia sembrò allentarsi.

I miei muscoli contratti si rilassarono, la morsa allo stomaco sembrava essere svanita e inconsciamente anche le mie braccia finirono per stringere il corpo di Lucas.

Quell’abbraccio sembrò durare un’eternità, una parte di me non avrebbe mai voluto scioglierlo.

«Io non posso chiederti di venire via con me. Questa è la tua vita, il tuo mondo.», dissi cercando di mandare via il nodo che avevo in gola.

Sorrise e subito dopo disse: «Certo, questo è il mio mondo, la mia vita, i miei genitori sono ricchi, ma se voglio andarmene, me ne vado. Tu sei una motivazione più che valida. E poi…Il caos di New York, mi ha stancato. Come mi ha stancato mia madre con la sua storia con Andrew.»

Rise, ma un secondo dopo il suo viso tornò serio.

Sembrava essere convinto delle sue parole. Il suo sguardo me ne dava la prova. Lucas mi avrebbe seguita, se io l’avessi voluto. E, per un attimo, la sua proposta mi sembrò essere una opzione da prendere in considerazione.

«Non credo che cambierò idea, ma posso chiederti di accompagnarmi. Fare 200 km da sola, non è poi così piacevole.», dissi sorridendogli timidamente.

Il suo volto si illuminò, Lucas, mi apparve felice, così tanto che nemmeno mi accorsi che mi prese tra le sue braccia. Mi strinse forte a se, ringraziandomi. Ma non sapevo che, in realtà, averlo accanto mi avrebbe veramente fatto bene.

Avere almeno un amico in questa situazione era sicuramente una cosa positiva, anche se alla fine sapevo che Lucas avrebbe voluto vedermi più di una semplice conoscenza.

Eppure, quando gliene parlai nel ristorante, ne sembrò entusiasta. Questo mi dava fiducia, mi faceva capire che potevo piano piano fidarmi di lui.

Era figlio di Leonie, ma era completamente diverso dalla madre.

Avevo deciso di partire la sera stessa, senza dare il tempo ad Andrew di trovarmi o, peggio ancora, fermarmi.

Lo avrebbe potuto fare, avrebbe potuto farmi mille promesse, ma io non ero più disposta a stare lì, insieme a lui, in quel mondo così perverso.
«Pronta?», disse Lucas sedendosi al posto del guidatore.

Gli sorrisi ed annuii.

Sebbene sapessi che lui provenisse da una famiglia molto ricca e importante, Lucas, mi convinse a fare il viaggio in auto.

Sarebbe stato un modo per parlare, conoscerci, fuori da occhi indiscreti, fuori da quell’enorme palazzo che si stagliava alto nel cielo, pieno di segreti.

«Sai, mi sono sempre chiesta come tua madre ed Andrew si fossero conosciuti. Sicuramente non è improbabile dato che lui è uno dei Blake. Ma è quella sorta di loro perversa relazione che mi manda in casino la testa. Forse, non dovrei dirtelo, ma mi coinvolse in uno dei loro giochetti. La camera 508, non so se la conosci.», dissi guardando la strada che scorreva davanti a me.

Lucas, guidava tranquillo, le mie parole sembravano non aver detto nulla di sconcertante.

Lo sentii sospirare, forse, cercava le parole giuste.

«Le nostre famiglie si conoscono da una vita, direi. Conosco Andrew da quando era bambino. I miei però divorziarono quando io ormai ero grande, da lì mia madre e lui iniziarono a frequentarsi molto spesso. So di un locale che hanno aperto insieme e, non a caso, si chiama Room 508. Quello che non so è, cosa succeda la dentro. Non mi è mai stato permesso di andarci. Le voci in giro, però, circolano e dicono che sia una sorta di hotel per coppie che vogliono incontrarsi in segreto. Roba da ricchi. Puoi entrare solo sotto invito.», disse con tono serio mentre i suoi occhi non si erano mai staccati dalla strada.

Un altro segreto, forse, il più grande.

«Questo non lo sapevo proprio. Ho cercato tante, troppe volte informazioni su di lui da quando sono qua, ma niente. E’ abile nel nascondere tutto. Eppure, io in quella camera 508, nel Reynolds&Blake Hotel ci sono entrata. Ed Andrew e tua madre…», mi fermai incerta se continuare.

Lucas si voltò e annuendo mi esortò a parlare. Era difficile raccontare cosa avevo visto. Le immagini di quella notte erano ancora nitide nella mia mente.

«Lui la teneva al guinzaglio e poi l’ha colpita con un frustino. E’ stata una scena shoccante. Lei provava piacere e lui sembrava così fiero e soddisfatto. Ha fatto vacillare ogni possibile sentimento che potessi avere verso di lui.», dissi sforzandomi di non crollare difronte a quel ricordo.

Però, non fui io a crollare, ma Lucas.

Rimase in silenzio per circa dieci minuti, quando vide un’area di sosta, si fermò.

Vidi i suoi occhi velarsi di lacrime, ma le ricacciò tutte dentro per poi dirmi: «Quel bastardo ti ha fatto pure assistere a quel gioco orribile. Che razza di uomo farebbe una cosa del genere? Mia madre può fare quello che vuole, ma questo è troppo. Coinvolgere te è davvero troppo.», scese dalla macchina in presa alla rabbia.

Lo seguii e prendendolo per un braccio lo fermai. Avrebbe potuto spaccare ogni cosa intorno a lui, ma si fermò sentendo la presa salda della mia mano sul suo polso.

Lo tirai verso di me e lo abbracciai forte. Sentivo il suo cuore battere velocissimo, tremava, ma non appena lo strinsi sembrò calmarsi.

Mi guardò negli occhi in silenzio, sembrava essersi perso nei miei e, per quanto mi sforzassi di non farlo, io ero persa nel verde dei suoi.

La sua mano mi sfiorò la guancia.

Una carezza diversa da quelle di Andrew, una dolcezza che lui non possedeva. Sembrava dirmi “grazie”, sembrava dire tante cose, ma intorno a noi regnava il silenzio.

Il viso di Lucas era così vicino al mio, le sue labbra erano vicine alle mie.

E successe tutto velocemente.

Mi baciò, anzi, ci baciammo.

Entrambi, come spinti dalla stessa forza.

Le sue labbra erano dolci, delicate.

Le sue dita erano affondate nei miei capelli, l’altra mano era calda sulla mia guancia. La sua bocca mi cercava affannosamente e la mia rispondeva avvicinandosi alla sua. Mi spinse verso l’auto, sentii il suo corpo contro il mio e, dalla sua eccitazione, capii che mi voleva e, seppur non fosse stato giusto nei confronti di Andrew, io desideravo Lucas in quel preciso istante.

Aprii la portiera della macchina e salii sui sedili posteriori seguita da lui.

Mi tirò nuovamente a se, facendomi finire sulle sue gambe.

Sentii le sue braccia cingermi il corpo, le sue mani scivolare sulla mia schiena.

E mi baciò ancora.

Questa volta con forza, passione, desiderio.

«Desideravo baciarti da quando mi sei caduta davanti…», sussurrò debolmente. La sua bocca iniziò a farsi spazio sul mio collo, lentamente, regalandomi brividi intensi. La mia pelle subiva piccole scosse ad ogni bacio, le sue mani mi sfilarono via la maglietta e subito dopo le mie fecero con la sua.

Mi morsi due volte il labbro nel vedere Lucas quasi nudo sotto i miei occhi, se ne accorse e ridendo si avvicinò per baciarmi ancora.

Essere toccata da lui era completamente diverso.

L’attenzione nelle sue carezze aveva un sapore diverso.

Lui era diverso, diverso da Andrew.

Eppure, per quanto fosse sbagliato desiderare Lucas, non riuscivo a fermarmi.

Lo volevo. Volevo la sua bocca, il suo corpo contro il mio, il suo calore…Il suo piacere. Mi spogliò completamente e quando fui nuda sotto i tuoi occhi, li vidi luccicare mentre sorrideva malizioso.

«Sai quanto sia sbagliato fare tutto questo adesso? Eppure, non riesco a fermarmi.», gli sussurrai mentre le mie mani scendevano sul suo addome.

Gli sganciai i pantaloni, Lucas soffocò un gemito sentendo la mia mano sul suo membro.

In quel momento, volevo sentirmi sua, sentire la sua pelle calda avvolgermi. Sentire la sua dolcezza, il suo desiderio.

Si tolse gli ultimi indumenti che finirono insieme ai miei sparsi per l’auto.

Abbassò i sedili per avere più spazio, mi prese e guardandomi negli occhi disse in un sussurro: «Amanda…».

Poggiai il mio indice sulle sue labbra e iniziai a baciarlo ancora.

Dal suo collo scesi in un fiume di baci, su tutto il suo corpo. Lo sentivo tremare sotto di me e, più tremava e più continuavo a torturarlo.

Quando le mie labbra finirono sulla sua erezione, la sua mano mi accarezzò i capelli. La mia lingua lenta scivolava su di lui, regalandogli scosse di piacere, ma, in un attimo, riuscì a riportarmi sopra di lui, per poi rigirarmi mentre le sue labbra mordevano fameliche le mie.

Sussurrò più volte che mi desiderava, che stava impazzendo.

Scivolò con le labbra sul mio seno, la sua lingua saettò sui miei capezzoli.

E poi scese, sempre di più, baciandomi, fino ad arrivare tra le mie gambe.

Quando la sentii lì, nella mia intimità, inarcai la schiena e Lucas alzò lo sguardo incrociando i miei occhi.

Presi la sua testa tra le mani e lo feci tornare sopra di me.

Il bacio che gli diedi fu una danza di fuoco e lingue che si vogliono.

Desideravo Lucas più di ogni altra cosa in quel momento e quando glielo sussurrai con voce spezzata, lui fu dentro di me.

In quella macchina intrisa del nostro odore, dei nostri gemiti, facemmo l’amore, forse, commettendo un errore che entrambi volevamo.

Nascosti dietro i vetri oscurati e lontani da Andrew e dal suo impero perverso ed oscuro.

 

FINE 15° PARTE

 

ARRIVEDERCI A LUNEDI’ PROSSIMO

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Questo racconto inedito pubblicato a puntate è opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Helena Evelyn. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

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10 commenti

  1. Rosy ♥

    Wow che caldo 😀
    La storia si fa sempre più intrigante tant’è che non ho proprio idea di cosa potrebbe accadere e come potrebbe finire, chi tra Lucas e Andrew conquisterà definitivamente Amanda…
    Bravissima Helena <3 sono contenta di non aver abbandonato la lettura all'inizio 😉

  2. Alessia

    siiiiiii!!!!! è con Lucas che deve andare…chissene di Andrew! !! è solo un malato che non la merita!!! altro che sbaglio…spero vivamente che non ritorni con quel perverso

  3. Ida

    La storia si fa sempre più intrigante. Vedremo chi sceglierà la bella Amanda tra Lucas e Andrew. Lucas ha intenzioni di stare con lei e sicuramente, il bel tenebroso Andrew, andrà a reclamare la sua predestinata vittima della sua perversione. Aspetto sviluppi interessanti per la prossima settimana. Buona settimana.

  4. Loredana

    Ohhhhhhhhhh!!!! Se dovessi decidere il destino del racconto opterei per Lucas, ma sono sicura che non andrà così….Non resta che aspettare Lunedì prossimo….

  5. caroline

    Wow….finalmente un qualcosa di decisamente inaspettato!!! Lucas merita decisamente…. se alla fine scegliesse Andrew, sarebbe troppo scontato…vogliamo i colpi di scena!!!!! speriamo per il meglio!

  6. Helena Evelyn

    I colpi di scena non mancheranno! Manca poco alla scelta finale. Inutile dire che vi lascerà col fiato sospeso fino alla fine 🙂

  7. Danielle

    Io tifo per Andrew.
    Lucas troppo bravo ragazzo (forse).
    Alzi la mano chi di voi nelle cinquanta sfumature tifava per Josè.

    • Romina

      Daniele x Jose decisamente no ma Lucas è molto diverso da Jose come Andrew è molto diverso da Christian Grey! Christian è stato onesto con Anastasia e di certo non stava con la strega contemporaneamente a quando stava con Ana, Anastasia non lo avrebbe mai accettato! Andrew e Leonie sono legati mani e piedi!

  8. Romina

    Io sono felice se decide di mettersi con Lucas ……purtroppo non so se Andrew per lei abbia solo rappresentato un’ossessione oppure lo ha amato o lo ami, forse quando ti rendi conto che una persona non è quello che credi ed anzi la vedi sotto una luce diversa che non ti piace anche l’amore può svanire, mi spiace forse Andrew a modo suo la ama anche ma non mi piace come ha gestito tutto se davvero la amava gli avrebbe spiegato cosa era e via faceva e gli chiedeva di scegliere e non gli faceva scoprire le cose in quel modo!
    Lucas mi sembra un uomo dolce e comprensivo, forse non e’ ancora store ma solo attrazione però io spero che lei non torni indietro perché a parer mio ha fatto la scelta giusta!