Nuovo racconto inedito – “Stanza 508” – 14° Capitolo

Buongiorno a tutte, scommetto che siete tutte strafelici che questa settimana abbia inizio, vero?

Ad allietare la vostra attesa ci pensiamo noi, tenendovi compagnia con i nostri racconti inediti.

Il lunedì, come accade ormai da circa tre mesi, è dedicato all’appuntamento con “Stanza 508”, della nostra Helena.

Oggi è il momento di altre scoperte, quelle del passato, e alle difficili decisioni del presente.

Non mi resta che augurarvi buona giornata e soprattutto…

Buona Lettura

 

 

 

-Stanza 508-

-Quattordicesima parte-

-Il segreto dell’uomo dal cappotto nero-

 

C’era qualcosa che nessuno sapeva, qualcosa che non solo io avevo tenuto nascosto. Qualcosa che legava me ed Andrew ancora di più.

«Fermati. Andrew, ti prego…», sussurrai mentre le sue labbra mi stavano divorando.

Mi lasciò andare, tornare con i piedi per terra.

Iniziavo a vacillare, questa volta nel modo peggiore. Nella mia mente tornarono immagini che avevo cercato di cancellare con forza.

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Era la notte dell’ormai 31 dicembre, quando vidi un uomo seduto al bancone del bar nonostante fossero ormai le due di notte.

Il locale nella sua luce soffusa e ovattata era ormai svuotato, ma una flebile musica aleggiava nell’aria e faceva da colonna sonora alla coppia che ancora ondeggiava cullata da quelle note.

Avevo il turno di notte, lo avevo spesso sotto le feste, ma mai in quei giorni e in quelli precedenti, mi era mai capitato di vedere quell’uomo.

Indossava un completo nero, poteva essere un uomo d’affari, ma era improbabile vederne uno qui, in un posto così sperduto e a chilometri e chilometri dalle metropoli scintillanti.

«Siamo in chiusura.», dissi guardando il suo bicchiere ancora pieno.

L’uomo alzò gli occhi e in un attimo fui investita da un’ondata di malinconia e rabbia che celava nel suo sguardo.

Non so perché mi sorrise in silenzio, non so nemmeno perché quel sorriso mi fece tremare così forte.

Lasciò, accanto al bicchiere che svuotò in un sorso, una banconota da cinquanta, ma quando ritornai con il resto era sparito.

Corsi fuori, la neve aveva lasciato il suo bianco e freddo candore ovunque e in un attimo gelò anche me.

Il mio sguardo si affannava alla ricerca della sua figura, che però era svanita nel nulla.

«Mi stavi cercando?», domandò una voce alle mie spalle. Appoggiato al muro, avvolto in un cappotto nero, stava lì. Il suo respiro si infrangeva nell’aria in una piccola nube bianca. Portò alle labbra la sigaretta che teneva tra le dita e ne tirò una boccata.

«Mi scusi, aveva dimenticato il resto.», dissi stingendomi un braccio intorno alla vita per il freddo.

Allungai la mano con i soldi e, sfiorandomela con le sue dita stranamente calde, li prese.

Gli sorrisi timidamente e, quando feci per rientrare nel locale, lui parlò nuovamente. «L’ho fatto di proposito.», disse con tono fermo, ma dannatamente caldo e avvolgente.

Di proposito? Cosa poteva volere da me un uomo del genere?

Avrei potuto immaginarlo, ma tentai di rimuovere l’idea.

Rientrai nel locale, ormai infreddolita, con la sua presenza alle mie spalle.

Adesso era completamente vuoto.

«Non capisco, perché l’ha fatto di proposito?», domandai all’uomo, mentre sorseggiavo del caffè caldo.

I suoi occhi incontrarono i miei che dall’alto della tazza, l’osservavano.

Si tolse il cappotto e di seguito la giacca, rimanendo con la camicia anch’essa nera. Sentii il suo corpo affondare accanto a me nel divanetto di pelle marrone.

«Volevo vedere se mi avresti cercato.», sentivo i suoi occhi addosso e questo dava alla mia pelle piccoli brividi che si irradiavano in tutto il corpo come delle scosse elettriche.

«E’ il minimo che potevo fare ridarle il resto. Non crede?», rise.

Forse perché ancora mi ostinavo a dargli del lei sebbene poteva avere solo trent’anni.

Mi porse la mano e senza staccare i suoi occhi dai miei sussurrò il suo nome.

Si chiamava Andrew ed era il preludio di una cosa che non avrei mai potuto immaginare.

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«Non posso, non posso più andare avanti così.», dissi guardandolo.

Sospirò, passandosi una mano tra i capelli.

Il primo vero incontro con Andrew era stato ben diverso da quelli successi a New York.

In realtà, non sapevo molto di lui.

Era come se avesse sempre voluto nascondere la sua vita e la sua identità a me sin dall’inizio.

Non avrei mai potuto immaginare che l’hotel era il suo e che l’avrei incontrato dopo un anno.

Avevo cercato di dimenticare, di cancellare quello che era successo.

«Non ho mai dimenticato quelle due notti e so che nemmeno tu l’hai fatto. Amanda, sono stato io a farti venire qua. Non ho mai scordato le tue parole, mai.», ed era come se avesse sganciato una bomba.

Aveva architettato tutto ed io non ci avevo minimamente pensato.

La rabbia stava salendo nuovamente, riempiendo i miei occhi di lacrime.

«Quindi, mi hai fatto avere questo lavoro senza che io lo meritassi? Senza che lo ottenessi da sola con le mie forze?», gli domandai a denti stretti.

Andrew si prese il viso tra le mani.

«Quando sono tornato qua, non ho fatto altro che pensarti. Dovevo portarti qua, volevo averti con me. E tu avresti potuto avere una vita migliore, senza sapere che io ero al tuo fianco.», disse in un sospiro.

Ogni cosa era crollata, era rotta in piccoli e taglienti pezzetti.

Non avevo più motivo di restare.

«Questo è troppo. Io ho chiuso.», stringevo i pugni sulle gambe guardando Andrew dritto negli occhi.

In un attimo sentii le sue mani che mi prendevano il viso, vidi i suoi occhi implorarmi di non lasciarlo. Ripeteva che mi voleva, che avrebbe fatto qualsiasi cosa per tenermi con se. Eppure, non gli credevo, non dopo quello che era successo.

«Mi hai nascosto ogni cosa. A partire da chi eri veramente, fino a questa scenata con Leonie. Non so come ho fatto a fidarmi di te quelle due notti e a raccontarti la mia vita, i miei sogni. Ti sei preso tutto, ogni singola cosa di me, illudendomi e mentendomi. Non ho mai visto la tua vera natura, ma adesso mi è chiara. Esci da casa mia, non voglio più vederti, non voglio più avere a che fare col tuo mondo.», le sue mani scivolarono via dal mio viso.

Lente e pesanti, lasciando posto alle mille lacrime che lo stavano inondando.

Andrew si chiuse la porta alle spalle, insieme ad ogni momento vissuto insieme.

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31 Dicembre, ore 4.

«Questo piccolo paesino, non offre molto. Lo adoro con tutta me stessa, ma sono anni che ormai lavoro in questo locale. Per te sicuramente sarà una cosa da nulla, ma vorrei poter andare a New York e riuscire a lavorare li.», dissi guardando la tazza ormai vuota.

Gli occhi di Andrew scintillavano oscuri nella luce soffusa e scrutavano la mia espressione.

Le sue dita sfiorarono la mia mano.

Sussultai.

«Non ho fatto altro che guardarti in questi giorni.», mi prese la mano e le sue dita si intrecciarono con le mie. Non avevo mai notato la sua presenza, mai.

Eppure, lui aveva notato me.

«Amanda, voglio essere il tuo segreto. Il tuo oscuro segreto.», sentii il suo corpo avvicinarsi al mio.

Il mio rispondeva regalandomi scariche di brividi ovunque.

Mi sfiorò il viso con una delicatezza esasperante.

Il suo pollice disegnò il contorno del mio labbro inferiore.

Era assurdo, assurdo che mi avesse osservata, che io non l’avessi mai visto, assurda questa notte dove le parole uscivano come fiumi in piena.

Eppure, i suoi occhi adesso avevano una luce quasi infuocata che li animava. Sentii le sue labbra sulle mie, dolci e tremendamente eccitanti che mi invitavano a perdermi insieme a lui.

Non so quanto durò quella danza di lingue e mani che sfiorano la pelle, ma Andrew mi strinse a se forte fino a quando il sole non spuntò.

Lo sentii sussurrare più volte che mi desiderava, mentre le sue labbra mi lasciavano baci infocati ovunque, mentre le sue mani mi sfioravano il corpo facendolo vibrare sotto di esse.

Ma quando iniziò a tremare lui, quando sentii la sua eccitazione ormai alle stelle, mi fermai.

Gli sussurrai che non potevamo, che era sbagliato.

Andrew continuava a stringermi a se, a baciarmi su quel divanetto troppo piccolo per due.

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Scossi la testa, cercando di cacciare via quelle immagini.

Mi alzai, aprii la porta ed Andrew era ancora li, seduto per terra, con il viso rigato dalle lacrime.

Mi inginocchiai davanti a lui, presi il suo viso tra le mani e lo baciai.

Dolcemente, quasi come se fosse un addio.

Come se fosse stato risvegliato da un sonno profondo, rispose. Sentii il suo corpo richiamare il mio in un abbraccio oscuro e le sue labbra darmi baci passionali e roventi.
Il corpo di Andrew era ora sul mio, avvolto solo dalle lenzuola del mio letto. Le sue labbra scivolavano sulla mia pelle, scendevano sempre di più spezzandomi il respiro.

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31 Dicembre, ore 23:45.

Il locale era pieno di gente che rumorosamente si preparava all’arrivo del nuovo anno.

Le note calde di una chitarra riscaldavano i cuori e le anime delle persone, mentre fuori la neve scendeva copiosamente.

Osservavo la folla da dietro il bancone del bar.

Cercavo, cercavo qualcosa, qualcuno.

Ripetevo a me stessa che sarebbe tornato, che l’avrei rivisto almeno una volta, prima che lui partisse di nuovo.

Era qua per lavoro, nella città vicina, ma forse per colpa di qualcosa a me estraneo lui non avrebbe mantenuto la sua promessa.

Sussurrata tra un bacio ed una carezza, Andrew mi aveva detto che prima di mezzanotte sarebbe tornato al locale.

Che mi avrebbe stretta a se l’ultimo giorno dell’anno e il primo di quello nuovo.

Gli avevo creduto, avevo creduto alla sua voce bassa che sussurrava quelle parole, ai suoi occhi che nella penombra sembravano così sinceri.

Ma quando la speranza era ormai quasi consumata dalle ore, Andrew varcò la porta del locale.

Il suo sguardo trovò subito il mio da lontano ed il suo sorriso illuminò quel viso dai tratti finemente cesellati.

Lo vidi farsi spazio tra la folla per raggiungermi.

Mancava poco ormai alla mezzanotte.

Andrew mi prese per mano, tirandomi nell’ufficio nel retro del locale.

«Potevo non mantenere la promessa.», sussurrò ad un centimetro dalle mie labbra. E mi baciò, spingendomi con le spalle al muro.

Le sue mani scesero sui miei fianchi mentre sentivo il suo corpo aderire sul mio. Andrew, chiuse la porta a chiave in modo che nessuno potesse entrare e sorprenderci.

Quella fu la prima vera volta in cui Andrew mi fece assaggiare la sua passione, la sua mente perversa.

Fui io a spogliarlo, a vederlo senza maschere davanti a me.

Ad assaporare la sua carne, la sua pelle.

Ed essere la causa della sua eccitazione, del suo piacere.

Vedere i suoi occhi mentre la sua testa affondava tra le mie gambe lasciandomi piacere e gemiti che cercavo di soffocare.

In cuor mio sapevo che Andrew non sarebbe mai più tornato, che non l’avrei mai più rivisto, ma volevo lasciargli il segno.

Lasciare qualcosa che non avrebbe facilmente dimenticato.

Ma fui io a non dimenticarlo mai, nemmeno nei mesi successivi.

Nell’ascensore del suo hotel, tutto era ritornato a galla.

La passione che ci aveva travolto, ci aveva nuovamente investiti, legandoci ancora di più. Eppure, Andrew, era scomparso dopo la notte del 31 dicembre.

Avevo condiviso con lui più di quanto avrei dovuto, ma come mi sussurrò io ero solo “il suo piccolo ed oscuro segreto”.

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La notte ormai nostra complice, avvolgeva nella sua oscurità il suo corpo disteso sul mio letto.

Lo guardavo, disteso accanto a me.

Gli sfiorai i capelli e sorridendo lui si destò dal suo sonno.

«Mi dispiace, non volevo svegliarti.», gli sussurrai.

Mi prese la mano e mi baciò le dita, ma dentro di me aleggiava la tristezza e la rabbia.

«Andrew, questo è un addio. Torno a casa.», continuai guardandolo dritto negli occhi.

Si alzò di scatto, stringendomi forte il polso.

«Non puoi andartene. Io ho bisogno di te.», disse con tono implorante.

Scossi più volte la testa.

Non potevo restare.

Non più.

E, sebbene lasciare Andrew in questo modo mi spezzasse il cuore, la ragione aveva la meglio sui sentimenti.

Non era quello il mio mondo, il mondo dove volevo stare.

Ero stata abbagliata da un uomo dal completo nero e dall’anima così nascosta dall’oscurità, per capire che avrei finito solo per farmi del male.

Forse scappare non sarebbe stata la scelta giusta, ma combattere contro Leonie e contro la vita di Andrew era una battaglia persa in partenza.

 

FINE 14° PARTE

 

ARRIVEDERCI A LUNEDI’ PROSSIMO

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Questo racconto inedito pubblicato a puntate è opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Helena Evelyn. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

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7 commenti

  1. Vane

    Wow … Finalmente! E’ la prima volta che scrivo su questa ff, finora mi sembrava una traspozione dei personaggi di 50 sfumature ma ora, ma ora no e la cosa è veramente intrigante. Il passato per me ha sempre un certo fascino specie se oscuro.

  2. Rosy ♥

    Oh mio dio che storia…
    Loro già si conoscevano…
    Accidenti che colpo, non me lo aspettavo 😀
    Brava Helena <3

  3. Lele

    Bravissima Helena, che loro si conoscevamo già è proprio un bel colpo di scena, e poi non credo sia facile impostare il racconto in questo modo e renderlo comprensibile per le lettrici. Complimenti ma spero che Andrew lotti per lei e riesca a riprenderla magari smussando alcuni aspetti della sua vita.

  4. Romina

    Quindi già si conoscevano ma lei non lo ricordava?
    Come è possibile che non si ricordasse di lui?
    Che voglia scappare via lo posso capire perché effettivamente lui mi sembra proprio avvolto in na nube oscura è quella Leonie e’ decisamente inquietante considerando che se scoprisse che sta con lui non so cosa gli farebbe! Vedremo perché mi sembra che alla fine nonostante lei voglia fuggire e lasciarlo non ci riesca molto!

  5. Alessia

    Mi sono trovata un po in difficoltà a leggere questo capitolo…forse perché hai messo il passato e il presente a confronto…alla fine non avevo capito granché…leggendo il commento di rosy ho capito che loro due si conoscevano da molto…ma non so questa storia mi mette sempre di più nel casino…lei non vive mai un momento felice poi prima si dicono addio poi si rivedono..e poi quandò scopriremo qualcosa di più su di lui? è un mistero vivente e devo dire che come personaggio mi annoia un po…cmq continuerò a leggerlo…di certo non mi fermo proprio ora

  6. giovanna

    Scusate ma chi ha detto che lei non ricordasse Andrew

  7. Helena Evelyn

    Buonasera a tutte 🙂
    Grazie ancora una volta per i vostri commenti!
    Amanda ricorda benissimo Andrew, ma sapeva che non avrebbe portato niente di buono. Nonostante questo l’attrazione ha avuto la meglio.
    In ogni caso, non preoccupatevi, nel prossimo capitolo saprete di più su di lui, su Lucas e Leonie.
    Amanda si troverà di fronte ad un bel bivio, ma saprà scegliere la cosa migliore? Chissà, il resto lo scoprirete lunedi prossimo 🙂