Nuovo racconto inedito – “Stanza 508” – 11° Capitolo

Com’è il nostro buongiorno per tutte voi, in questo freddo lunedì mattina?

Ma naturalmente intrigante, misterioso, rovente e….con qualche colpo di scena inaspettato!

Bentornate all’appuntamento con “Stanza 508“, l’erotismo vi aspetta.

Non mi resta che augurarvi buona giornata e soprattutto…

Buona Lettura

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-Stanza 508-

Undicesima parte

Miss Leonie

Mi risvegliai con fatica, avvolta dalle lenzuola nere del suo letto.

Era l’alba e il sole piano piano stava sorgendo, illuminando debolmente la stanza.

Lui era li, immerso in un sonno placido e profondo.

L’osservai, osservai la sua schiena. I suoi muscoli, i miei segni su quella pelle di marmo perfetta, ma non volevo stare un minuto di più a contemplare quel corpo e quell’uomo in quel letto.

Mi alzai lentamente, facendo attenzione a non svegliarlo.

Raccolsi velocemente i miei vestiti, mettendomeli come meglio potevo.

Mi sentivo una ladra, una vigliacca a scappare così da lui.

Scappavo, scappavo dai suoi occhi colmi di lacrime che supplicanti mi chiedevano troppe cose.

Il mio cuore non reggeva, quella notte sarebbe stata l’ultima.

Attraversai il corridoio a piedi nudi, lasciandomi invadere dal freddo del marmo. Dovevo richiudere le porte del mio fragile cuore oltre che a quella di questa casa.

Mi guardai attorno, forse per imprimere nei miei ricordi quel posto ed il sapore di quelle due notti così profonde ed intense tra me e lui.

Ed uscii, questa volta avvolta nel silenzio di un nuovo giorno che stava appena iniziando.
Il rischio di vederlo in hotel era alto, ma alla fine avrei dovuto correrlo per tornare alla normalità.

Avrei dovuto archiviare ogni bacio, carezza per tornare ad essere la ragazza di prima.

Le luci notturne ancora accese della città mi accecavano mentre si susseguivano come stelle infuocate dal finestrino del taxi.

Ero a più di 200 km dalla mia vera casa, in una New York a me sconosciuta.

I grattacieli davano un senso di potere e sensualità al cielo che per un attimo sembrava possibile da raggiungere.

A ventitrè anni ero riuscita ad avere il posto che avevo sempre sognato in uno degli splendidi hotel di lusso, ma la ragazza di un paesino sperduto, per farsi spazio in quel mondo crudele e competitivo, avrebbe dovuto lottare con le unghie e con i denti.
La mia casa era un monolocale semplice, arredato con il minimo indispensabile portato dalla vecchia città.

Osservavo i palazzi che si stagliavano alti nel cielo, sfidando ogni legge di gravità. Sarebbe stato un nuovo inizio, una nuova vita e speravo con tutta me stessa che quella precedente sarebbe stata dimenticata o almeno rinchiusa in un angolo buio della mia memoria.
Per arrivare all’hotel dovevo attraversare un grande parco a diversi metri dal mio appartamento.

Mentre entravo in quella hall immensa, fui colpita, come la prima volta, dal senso di inadeguatezza che mi dava quel posto.

Non gli appartenevo, non ero la ragazza di una metropoli caotica, non ero abituata al cemento che ad ogni sguardo trovavo.

Per un attimo sentivo la mancanza dell’odore dei pini, della terra, scossi la testa cercando di rimanere con i piedi per terra.​

Vicino alla tastiera del pc trovai una busta con scritto il mio nome con una calligrafia molto curata.

Sentii un pugno allo stomaco pensando che potesse essere la sua e invece non avrei mai potuto immaginare il mittente.

Un invito a pranzo in un ristorante non molto lontano da parte di una certa Vivienne Leonie Mureau​.

Scossi la testa, accantonando l’idea di pensare chi potesse essere questa donna misteriosa.

Eppure, la curiosità mi divorava e mi aveva divorato fino all’ora di pranzo.
Entrando il bianco lucente delle pareti e dell’arredamento, mi inondò la vista.

Era semplice, ma faceva trasparire il suo lusso sottoforma di lampadari decorati. Dissi il nome al maitre che mi accompagnò ad un tavolo in una specie di saletta privata.

Era di spalle, ma la riconobbi subito in tutto il suo splendore felino.

Era una leonessa, di nome e di portamento.

Indossava un vestito blu zaffiro e ai suoi piedi calzava delle costosissime scarpe nere. Il suo corpo era esaltato da quella stoffa, le sue gambe lunghe e sensuali avrebbero fatto impallidire chiunque.

Ondeggiando arrivò davanti a me porgendomi la sua mano.

«Ci siamo già viste, ma qui necessitiamo di una presentazione. Puoi chiamarmi Leonie, Miss Leonie.», mi strinse la mano con decisione.

Quella che avevo davanti non era la donna remissiva e sottomessa della camera 508. Era una predatrice, una leonessa pronta a sbranarmi.

Non dovevo dimostrarmi debole e fragile, dovevo essere forte tanto quanto lei, tanto quanto bastava per non farmi graffiare dalle sue unghie.

Ci sedemmo l’una di fronte all’altra attendendo il pranzo.

Ci osservavamo in silenzio, cercando di scoprire i punti deboli di entrambe.

Miss Leonie aveva quarantacinque anni e quella bellezza che solo una donna matura possiede.

Le sue labbra tinte di rosa stamparono sul calice di vino bianco la loro forma dopo che lei bevve un sorso.

«Pensi di strapparmi il posto in quella camera?», disse spezzando il silenzio con una voce calma quanto tagliente.

Inspirai profondamente, sarebbe stata una battaglia, ma non mi avrebbe spezzata. Spiegai alla leonessa che quel posto sarebbe rimasto il suo, che io mi ero tirata fuori il giorno stesso in cui l’avevo vista.

Aveva vinto, può darsi, glielo vedevo scritto negli occhi che godeva nel saperlo ancora suo.

«Miss Leonie, io ho una cosa che però a lei non apparterrà mai: il suo cuore.», sibilai fissando i suoi occhi di ghiaccio.

Mi alzai, sicura delle mie parole e uscii dal ristorante sperando di aver inflitto un colpo a quella donna dalla doppia anima.
La pausa pranzo era finita e tornai in hotel a passo svelto.

E lo vidi.

Quel fascino così oscuro, quel corpo che avrei torturato ancora ed ancora di baci.

Era calato nella sua parte di uomo d’affari e la freddezza nei suoi occhi appariva ai miei ancora più glaciali.

Camminavo veloce e allo stesso modo lo superai entrando nell’hotel.

Mi sentii strattonare da una incredibile forza.

La sua mano mi aveva tirata a lui facendomi sbattere contro il suo petto e scontrare con il suo sguardo.

«Nel mio ufficio, ora.», disse tra i denti lanciandomi un’occhiata truce.

E lo vidi incamminarsi deciso.

Non avevo scelta, avrei dovuto affrontarlo faccia a faccia.

Chiusi la porta alle mie spalle, ma rimasi li, a molta distanza da dove era lui.

Ero chiaramente sulla difensiva e lui sembrava averlo notato.

Il movimento con cui si tolse la giacca, mi fece trasalire.

Quell’uomo trasudava sesso da tutti i pori, in qualunque gesto.

«Perchè diavolo te ne sei andata via?», domandò sbattendo violentemente il pugno sulla scrivania di legno scuro.

«Non potevo rimanere dopo quello che è successo.», risposi guardando la finestra alle sue spalle. «Sai, Miss Leonie, mi ha invitata a pranzo oggi. Abbiamo avuto una piacevole discussione.», aggiunsi in tono sarcastico.

Vidi i suoi occhi riempirsi di rabbia, stringeva forte i pugni sopra la scrivania. «Potete stare tranquilli adesso, la camera 508 sarà ancora vostra e dei vostri giochetti perversi.», incrociai le braccia un po’ come per proteggermi dalla sua rabbia che tra poco sarebbe esplosa.

«Tu non capisci…», sussurrò.

Lo vidi avvicinarsi a me in un lampo e sussurrarmi di nuovo la stessa frase.

Le sue braccia appoggiate contro il muro, mi impedivano ogni via di fuga.

Erano come colonne di pietra ed io mi sentivo prigioniera.

Il suo corpo aderì al mio, tremai e lui lo sentì.

Mi prese il mento tra le sue dita e lo avvicinò al suo viso.

«Ti desidero, ora, sempre.» e mi baciò.

Un bacio dato con forza, rabbia.

Un bacio che mi strappava anima e cuore, ma che accendeva una scintilla in me. Sentii le sue braccia sollevarmi da terra, strinsi le mie gambe attorno alla sua vita. La sua lingua si intrecciava disperata con la mia, le sue labbra sembravano promettere che quel bacio non sarebbe finito tanto presto.

Finimmo distesi sul divano nero, lui sopra di me e la sua mano che mi scopriva le gambe senza ritegno.

Ogni bottone della mia camicetta fu aperto e la sua bocca si tuffò sul mio seno.

Lo accarezzava ed io ne sentivo la forza anche da sotto la stoffa del reggiseno. Soffocai un gemito quando sentii i suoi denti a contatto con la mia pelle.

Era eccitato, io ero eccitata e bagnata.

Le mie dita gli sfioravano la schiena, le sue scivolavano tra le mie gambe con carezze che mi davano la scossa.

Si sganciò i pantaloni, sentii il suo membro duro tra le mie gambe.

Mi voleva, voleva essere dentro di me.

Un rumore improvviso, la porta spalancata.

Impietriti ci ritrovammo la leonessa in piedi che ci osservava rabbiosa.

Lo sentii ringhiare e alzarsi velocemente da me.

«Chi ti ha dato il permesso di entrare qui?», disse con tono duro alla donna.

Lei scosse la testa e poi guardandomi con disprezzo disse: «Me lo sono preso da sola il permesso.»

Inspirò rumorosamente trattenendo la rabbia, mentre io nella vergogna cercavo di ricompormi.

«Leonie, io e te abbiamo chiuso.», la guardò con lo stesso sguardo con cui la guardava mentre la teneva al guinzaglio.

Volevo lasciarli soli, volevo sparire.

Mi alzai lentamente, ma Leonie mi bloccò.

I suoi occhi di ghiaccio mi tagliavano come vetri, il suo respiro intermittente non sembrava calmarsi.

E mi colpì.

Riuscì a spingermi a terra, con una forza che credevo non avesse.

Mi rialzai subito, incrociai lo sguardo di lui e corsi via più velocemente che potevo.

Il colpo l’aveva inflitto lei a me, facendomi cadere ai suoi piedi come una bambola di carne ed ossa.

 

FINE 11° PARTE

 

ARRIVEDERCI A LUNEDI’ PROSSIMO

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Questo racconto inedito pubblicato a puntate è opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

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4 commenti

  1. Lele

    ammazza che botta!!! ma cosa accadrà adesso? lui sembra quasi esasperato da questa Leonie, la ma protagonista come si comporterà? Boh!

  2. Rosy ♥

    Accidenti…
    Questa Leonie è tutto tranne che sottomessa…
    Che stronza!!!

  3. lila!

    Finalmente qualcosa in più!! Comunque spero che lui le corra dietro..spero!! Ahahahhahah nn vedo l’ora che arrivi lunedì

  4. Romina

    Però tanto sottomessa questa Leonie non sembra addirittura l’ha colpita! Mi spiace x lei non lo meritava di certo! Hanno un rapporto contorto certamente e c’è attrazione ora dovrebbero capire cosa vogliono da questo rapporto entrambi !