Nuovo racconto inedito – “Stanza 508” – 10° Capitolo

Se la nostro domenica è dedicata alle appassionate golosità del cioccolato, il lunedì parte all’insegna dell’erotismo, con un nuovo capitolo, il decimo, di “Stanza 508.”

Racconto che sta incuriosendo, giustamente, e creando anche qualche incertezza per lo stile della narrazione, ma, sapete come si suol dire: bene o male, l’importante è che se ne parli.

Sicuramente, rimane un appuntamento che io trovo sensuale e coinvolgente, circondato dalla sua aura di mistero che scalda, ancora una volta, la nostra fredda giornata.

Non mi resta che augurarvi buona giornata e soprattutto…

Buona Lettura

-Stanza 508-

Decima parte

Le Nuance del Dolore

 

Voleva essere “fottuto senza pietà” da me, allo stesso modo in cui lui lo faceva e l’aveva sempre fatto.

Per un attimo i suoi occhi sembravano implorarmi di farlo, di non lasciare decidere a lui.

Sfiorai lentamente il suo collo, delineando la vena che traspariva da sotto la sua pelle. Le mie dita lo avvolsero come una macabra collana di pelle e ossa umane, stringendolo come lui aveva fatto davanti allo specchio.

Schiusi le labbra invasa dal senso di potere conferitomi da quella posizione.

Mi abbassai su di lui e sussurrando sulle sue labbra dissi: «Fatti fottere senza pietà dalla tua bionda.».

I suoi occhi si accesero di rabbia, la sua mano che poco prima sfiorava il mio corpo riempiendolo di brividi, adesso, era una morsa stretta e decisa.

Se non mollavo la presa, neanche lui l’avrebbe fatto.

Avremmo finito per farci lividi viola che avrebbero provocato dolore se solo fossero stati sfiorati.

Mi spinse via in un solo colpo, facendomi finire in terra.

Un alone di nervosismo invase il suo ufficio.

Il suo corpo visibilmente teso e rigido e affondò nella pelle nera di una poltrona non molto distante.

La sua espressione conferiva ai suoi tratti perfettamente cesellati un aria ancora più sofferente del normale.

Le sue dita di un bianco marmoreo sfiorarono il viso in un sospiro.

«Quella donna è la mia Sottomessa.», disse con un tono esasperato.

Scossi la testa, credendo di aver sentito male, ma i suoi occhi non mentivano.

Quella donna era davvero una Sottomessa e lui era davvero una specie di Padrone per lei.

Indietreggiai di non so quanti passi cercando di assimilare quella confessione, ma niente adesso riusciva a stare più in piedi, nemmeno io.

Sarei ceduta di li a poco e uscii dal suo ufficio correndo via.

 

Immagine1
Quella penombra che conoscevo, invadeva la stanza dando un aria di perversione a quelle pareti rosso cremisi.

In un angolo una poltrona nera, con un enorme schienale, troneggiava imponente insieme all’uomo seduto sopra.

Aveva in mano un bicchiere che faceva oscillare lentamente imprimendo nell’aria un sentore di whiskey.

Nell’altra teneva una catena non troppo grossa che scintillava debolmente alla luce artificiale che proveniva dalla finestra.

Fu alla sua estremità che la vidi: un collarino nero di pelle le avvolgeva il collo da cui pendeva un piccolo gancio su cui era attaccata la catena.

Lei era lì, inginocchiata ai piedi di lui vestito di nero.

Una leonessa dalla chioma color oro, dalla pelle ambrata e dagli occhi color ghiaccio. Schiava e dominatore.

Guardarli così immobili e naturali nelle loro posizioni mi fece stringere lo stomaco in una morsa dolorosa.

Mosse la catena e lei a quattro zampe si mise davanti a lui dandogli le spalle. Abbassò il busto e il suo sedere si modellò, invitando la mano di qualunque uomo ad accarezzarglielo.

Lui si protese in avanti e iniziò a sfiorarla fino alla schiena.

L’elettricità era palpabile e, sebbene fosse tutto alquanto strano, un brivido mi percosse.

Era una scena di una bellezza particolare, una bellezza offuscata come la luce che illuminava debole la stanza.

La devozione di quella donna verso di lui era naturale e l’inclinazione di lui a dominarla affascinante e potente.

Lui scomparì nel buio per poi apparire impugnando qualcosa.

Gli occhi di lei lo seguivano ad ogni movimento, anche quelli che non avrebbe potuto scorgere al buio.

Uno schiocco risuonò acuto nella stanza seguito subito dopo dalla sua voce fredda e autoritaria.

«Quel bacio non dovevi darmelo, verrai punita per questo.», a questa frase le mani di lei si spostarono alle sue gambe e finirono per terra stringendo i pugni.

Un altro schiocco e uscendo dal buio vidi cosa aveva in mano.

Un frustino da equitazione che fendeva l’aria in attesa di colpire la pelle della leonessa per terra.

Sfiorò le sue labbra usando la punta, scese giù passando per i seni facendomi accorgere, dai capezzoli eretti, della sua eccitazione.

Si posò su una sua coscia, mentre lei immobile come una statua attendeva.

Il contatto visivo che avevano mi faceva rabbrividire.

Lei sosteneva lo sguardo duro di lui e lui non le dava modo di fargli abbassare gli occhi.

Improvvisamente uno schiocco suonò, l’aveva colpita.

Non la vidi chiudere gli occhi per il dolore, ma strinse forte i pugni facendo sbiancare le nocche della sua mano.

Sulla sua pelle ambrata comparve un segno che da rosa diventò in pochi istanti di un rosso acceso e bruciante.

Un altro colpo si posò su quella striscia rossa, imprimendone ancora di più quel colore.

Pensai che sarebbe diventato viola se l’avesse colpita ancora una volta e poi blu se avesse aumentato la forza anche di poco.

Le nuance del dolore che macchiavano la sua pelle ambrata, sfigurandola, ma dandole un piacere che non aveva eguali.

La leonessa era ferita sul corpo e, forse, anche nell’anima da un uomo predatore e padrone dominante che si stagliava su di lei come un’ombra nera fatta di carne, ossa e oscurità.

Un sibilo leggero mi fece spezzare il respiro.

“Grazie Padrone”, diceva muovendo impercettibilmente le sue labbra tinte di rosa. Mi chiedevo quale fosse la spinta interiore di quella donna ormai matura ad essere umiliata così.

Mi chiedevo perché dovesse pagare un prezzo fatto di dolore e segni sul proprio corpo per provare piacere.

La mia mente non riusciva a trovare una risposta, ne l’avrebbe mai fatto.
La mano di lui accarezzò i biondi capelli di lei e con un tono arido di emozioni disse: «Abbiamo finito.».

Mi venne incontro, sull’uscio della porta chiusa a chiave, lì, dove avevo assistito alla scena.

Il rumore della chiave nella serratura mi destò da quello stato di trance e la sua mano calda mi condusse con lui fuori dalla camera 508.

Le luci della notte si susseguivano instancabili e accecanti dal finestrino che io mi ostinavo ad osservare.

Vidi il suo riflesso che di tanto in tanto mi guardava cercando di capire perché fossi assente.

La mia testa cercava di metabolizzare le immagini a cui avevo appena assistito, cercava di togliermi l’idea che fosse stato un semplice film, ma non lo era, era la cruda e perversa realtà.

Riconobbi il palazzo dove lui abitava e sempre in religioso silenzio lo seguii. L’atmosfera tra noi era pesante e rigida e nemmeno la musichina dell’ascensore sembrava alleggerirne i toni.

Entrati nel suo appartamento, cercai rifugio nella pelle chiara del divano che era improvvisamente diventata un richiamo per il mio corpo stanco.

Mi porse un bicchiere e senza accertarmi del contenuto lo bevvi in un sorso.

L’alcool intorpidì in un attimo la mia mente e rilassò i miei muscoli.

Mi sembrava di essere finita in un film assurdo, una commedia dall’umorismo macabro.

Lui così giovane e autoritario aveva un lato oscuro e chissà quali altri scheletri nascondeva.

Lui era un animale, una pantera nera che dominava il suo impero.

Sensuale e maledettamente bello come una statua di marmo.

Le sue mani, quelle mani che legavano, che hanno legato i miei polsi, afferrato la mia pelle, stretto il mio corpo, quelle mani che impugnavano un frustino e lasciavano segni, lingue di fuoco su un’altra pelle.

«Non farò di te la mia Schiava.», la sua voce interruppe calda e morbida il silenzio ormai pesante come una pietra.

Non volsi lo sguardo verso di lui, non riuscivo a farlo, non volevo farlo.

«Tu non sei come lei, non appartieni a quel mondo. L’ho capito quando ti ho legata i polsi per la prima volta.», continuò riversandomi addosso i suoi pensieri.

Sentivo gli occhi pungere e le lacrime lottare per uscire.

Lottavo contro me stessa, volevo essere forte, ma sentii il suo corpo vicino al mio e le sue mani prendermi il viso.

Mi costringeva a guardarlo negli occhi, a incatenare ancora una volta il mio sguardo alle sue perle nere.

Mi sentivo un fiume in piena e gli argini troppo deboli stavano per cedere sotto il peso dell’acqua.

«Baciami.», il tuo tono era supplicante e mi ferì dentro.

Le lacrime uscirono con forza, inondando il mio viso.

Non mi muovevo, ma dentro di me era appena scoppiata una guerra che sbatteva sulle pareti del mio cuore e della mia anima, provocandomi ferite invisibili, ma maledettamente dolorose.

 

FINE 10° PARTE

 

ARRIVEDERCI A LUNEDI’ PROSSIMO

TROVATE QUI I CAPITOLI PRECEDENTI

 

Questo racconto inedito pubblicato a puntate è opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Helena Evelyn. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

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9 commenti

  1. Lele

    Wooooooow Helena capitolo stupendo chissà cosa farà lei??? Bellissimo capitolo ora si riesce a capire qualcosa di lui ma lei come si comporterà?

  2. Rosy ♥

    Wow…
    È snervante come, invece di avere risposte, man mano che si va avanti con la storia, aumentino i misteri…
    Perché Lui ha ancora una sottomessa se vuole Lei??? Cosa nasconde il suo passato, il suo stesso presente???
    Helena più o meno quanto è lunga la storia???
    A lunedì prossimo <3

  3. Romina

    Lui gli ha fatto scoprire il lato di se, l’essere un dominatore ed addirittura l’ha fatta assistere ad un incontro con la sua sottomessa poi la porta nella sua casa e gli dice che da lei non vuole quello non vuole che sia la sua schiava, ora sta da vedere se lei accetta questo lato di lui, se lui abbando quel suo lato x lei (se è possibile cambiare) …. Il fatto che lei lo abbia seguito e che ne sia ti asta scossa (normale reazione ovviamente) sicuramente significa che lei ci tiene e sicuramente il fatto che lui continua a cercarla e che in un certo senso gli chiede di essere dominato da lei significa qualcosa per lui ma per ora non hanno parlato di sentimenti o di ciò che vogliono, di quello che lui effettivamente vuole da lei e quello che lei vorrebbe da lui un termine di rapporti o quello che provano! Vedremo come si evolvono gli eventi……

  4. Helena Evelyn

    I capitoli sono 16 al momento, più lunghi, dal 12 i misteri verranno svelati. Al momento sto scrivendo (non a caso) il capitolo sul nostro misterioso lui.
    Vi svelo un piccolo particolare: i due protagonisti hanno un segreto in comune. E per questo lei, finisce tra le braccia di lui.
    Inoltre, la donna bionda ha una relazione molto particolare con lui e non solo una sottomessa. Anzi.
    Per il resto, non vi resta che leggere 🙂

  5. Lele

    Interessante!!! Beh mi resta solo da dire: al prossimo capitolo.

    • Stella

      Ciao Ronny,
      i capitoli del racconto “Stanza 508” vengono pubblicati ogni lunedì.

  6. Ronny

    Infatti mi sembra non sia stato pubblicato questo lunedì.almeno sul sito di 50 sfumature non c’è o sbaglio?