Nuovo racconto inedito – “Risveglia la mia Anima” – 11° Capitolo

Buongiorno a tutte e Buona Vigilia di Natale.
Anche se la giornata è particolare è pur sempre mercoledì e tutte quante noi abbiamo un appuntamento, oramai fisso, con l’undicesima puntata del racconto inedito di Lisa.
Finalmente in questo capitolo Matt e Katrine si affrontano, ma i nodi del passato restano comunque belli ingarbugliati. La strega continua a infierire colpi!
Sono curiosa di leggere i vostri commenti a riguardo!
Vi ricordo che, oltre all’appuntamento quotidiano con “Risveglia la mia Anima“, più tardi vi aspetta la seconda ed ultima parte del racconto di Lorenza, che conclude la nostra rassegna di racconti dedicati al Natale, anche se….chissà, potrebbe sempre esserci un’altra sorpresa dell’ultimo minuto!
Vi lascio anche un messaggio di Lisa per tutte voi, per augurarvi le migliori cose per questi giorni di festa:
“Il 24 dicembre è arrivato. Mi sembra quasi impossibile, ma sono 11 settimane che mi tenete compagnia leggendo quello che scrivo. Vi ringrazio di cuore per la vostra presenza costante e per tutti i vostri commenti. 
Vi auguro buone feste e un romanticissimo anno nuovo pieno di amore e felicità! 
Lisa”

Ed ora, non mi resta che augurarvi Buona Giornata e soprattutto….

Buona lettura 

– 11° CAPITOLO –

Per qualche giorno aveva continuato ad andare avanti e indietro dall’ospedale. Le condizioni di Sylvia erano migliorate e presto le avrebbero tolto i farmaci. Laura era un grumo di emozioni. Viveva tra il desiderio di sentire di nuovo la voce della sua donna e la paura di non riaverla indietro come prima. Mangiava, più per il bimbo che per lei, dormiva poco e diceva continuamente parolacce. Era il suo modo per esorcizzare la paura e la cosa faceva decisamente sorridere Matt.

In quei giorni non aveva più rivisto Katrine, ma oramai aveva deciso come voleva procedere. Quella sera sarebbe andato a cercarla. Nessun preavviso, intendeva prenderla alla sprovvista. Sperava di coglierla con le difese abbassate. Voleva parlare con lei, chiarire alcune cose e tornare a casa…da Olivia. Si, perché la sua casa oramai era quella.

 

Quando bussò alla porta, trovò Katrine vestita semplicemente con un paio di leggings grigio chiaro e una maglietta bianca larga. Non aveva un filo di trucco, portava gli occhiali e aveva i capelli raccolti in uno chignon spettinato. Non l’aveva mai vista così prima d’ora. Anche quando vivevano insieme era sempre impeccabile, persino la mattina appena sveglia. Come se dovesse sempre affrontare un evento mondano senza preavviso.

Lo guardava come si guarda un animale pericoloso pronto ad attaccare. Era evidente che fosse sorpresa di vederlo.

<< Cosa fai qui, Matt? >>

<< Hai detto tu che dovevamo parlare.>>

Lei fece un profondo sospiro << Certo. E tu, di tutti i momenti possibili scegli le 9 della sera. Senza avvisare per di più. >> fece una pausa poi aggiunse sarcastica << Prego, accomodati. E’ pur sempre casa tua. >> gli girò le spalle e rientrò in casa.

L’effetto sorpresa era svanito e il suo tono era tornato caustico come sempre. Matt non se la sentì di pronunciare nemmeno un semplice grazie per il timore di essere frainteso.

Si guardò attorno e scoprì che in tutti quei mesi la casa non era cambiata molto. C’era qualche soprammobile nuovo, forse a sostituire quelli che avevano rotto la sera in cui se n’era andato, ma per il resto non aveva modificato nulla. Persino il vaso di fiori era nella stessa posizione. Matt si sentì soffocare, ma cercò di mantenere la calma e di concentrarsi su quello che doveva dire.

Katrine si accomodò sul divano con le braccia e le gambe incrociate. Si sistemò una ciocca di capelli, gli occhiali sul naso e lo fissò senza alcun timore, aspettando che facesse la prima mossa. Adesso era lei a sembrare l’animale pericoloso in attesa di azzannare la sua preda.

Matt rimase in piedi ad osservarla. Aspettava un suo cenno per sedersi, non voleva contrariarla comportandosi come fosse il padrone di casa, cosa che non si sentiva affatto. Lei lo guardò con attenzione e poi fece un sorrisetto.

<< Davvero Matt? Stai aspettando che ti dica di accomodarti? >> imprecò sotto voce e poi aggiunse con fare enfatico << Accomodati pure, Matt. Fai come se fossi a casa tua >> il tono della voce era tornato ad essere sarcastico.

Matt si sedette in punta di poltrona. Si rese conto che qualsiasi cosa avrebbe detto o fatto sarebbe stata fraintesa. Sospirò. Era teso, sentiva i muscoli delle spalle contrarsi dal nervosismo e aveva il cuore che martellava nel petto. Katrine sembrava più tranquilla, ma lui sapeva che era solo una maschera.

Per un attimo ripensò alle sue parole di qualche giorno prima. Gli aveva detto che non l’aveva mai considerata alla sua altezza. Ora che era di fronte a lui, piena di rabbia ma anche di paura, Matt pensava che in fondo non l’aveva mai vista così vulnerabile, senza la sua maschera.

Era stato come gli aveva detto lei: una donna da portare alle cene con i colleghi, non una compagna di vita. Si chiese quale fosse la sua parte di responsabilità in tutto questo.

Si decise a iniziare a parlare. Sapeva che lei non lo avrebbe fatto per prima. Aveva pensato mille volte a cosa voleva dirle e alla fine decise che si sarebbe fatto guidare dall’istinto. Solo non voleva metterla troppo sulla difensiva, quindi doveva stare attento alle parole che avrebbe usato.

<< Katrine…non sono venuto per litigare. Vorrei parlare con te.>> aveva i gomiti appoggiati alle ginocchia, le mani giunte e lo sguardo fisso sul pavimento << Ti prego di credermi quando dico che mi sento vulnerabile in questo momento tanto quanto te.>> la guardò mentre pronunciava quelle parole.

Lei abbandonò per un attimo la rigidità della posizione che aveva assunto e la vide espirare. Ma fu un attimo.

<< Cosa ti fa pensare che io mi senta vulnerabile? >> disse lei di rimando.

Matt sospirò e decise di fare finta di nulla.

<< Come stai? Come te la passi? >> le chiese.

<< Davvero, Matt? Ti interessa davvero? >>

<< Katrine…>> Matt si passò una mano tra i capelli <<Ok, d’accordo. Mi dirai qualcosa quando ne avrai voglia. Vorrà dire che ascolterai me.>> prese fiato di nuovo e poi iniziò a raccontare sempre guardando per terra

<< Quella sera io…ero fuori di me. Ho messo qualcosa nel borsone e sono salito in macchina. Ho iniziato a girare senza una meta precisa in mente. Non sapevo che fare, non sapevo dove andare. A dirla tutta non riuscivo nemmeno a pensare lucidamente. Non volevo andare da mia sorella perché non volevo parlare con nessuno. Dopo un’ora buona che giravo senza meta mi è venuta in mente la baita dei miei a South Lake Tahoe.>> la guardò prima di proseguire e vide un guizzo nel suo sguardo <<Non ti ci avevo mai portato. Mi è sembrato il posto perfetto per scappare. Era tardi però e le chiavi le aveva mia sorella, quindi le ho mandato un messaggio per avvisarla che sarei passato la mattina dopo a prenderle. Mi sono infilato nel primo motel che ho trovato e ho aspettato.>>

La guardò per un lungo istante. L’espressione di Katrine non tradiva alcuna emozione, ma da come si stringeva le mani si capiva che era agitata anche lei.

Poi continuò << La mattina dopo ho preso le chiavi della baita. Ho spiegato qualcosa a mia sorella, ma solo alcuni particolari e lei non mi ha chiesto molto. Sono andato in ospedale e ho inviato una richiesta formale di aspettativa al mio primario. Gli ho spiegato che avevo questioni urgenti di famiglia da risolvere e lui non ha fatto storie. Ho lasciato l’auto in un deposito; con il GPRS installato mi avresti raggiunto in mezza giornata. Ho distrutto la mia SIM e ne ho comprata un’altra a nome di mia sorella. Sono andato in banca e mi sono fatto emettere una carta di credito dal conto dei miei, quello che non uso mai. >>

A mano a mano che il suo racconto proseguiva, vide sul volto di Katrine susseguirsi lo stupore, la rabbia e poi la tristezza.

<< Hai pensato a tutto molto lucidamente.>> intervenne lei per la prima volta da che lui aveva iniziato il suo racconto. Aveva la voce roca dall’emozione.

<< Si, ho pensato a tutto, ma non so dirti quanto fossi lucido in realtà. Mi sentivo vuoto e spento. L’unica cosa che avevo chiara in mente era che volevo andarmene da qui. >>

<< Volevi andartene da me.>>

Matt non poté fare a meno di annuire.

<< Ho comprato una jeep usata e sono partito. Sono arrivato alla baita che era notte. >>

Fece una pausa mantenendo lo sguardo fisso per terra. Non sapeva bene come continuare il suo racconto, aveva un grumo in gola che non riusciva a ricacciare giù. Sentì Katrine che si schiariva la gola e che iniziava a parlare:

<<Quando sei uscito da casa ero come in trance.>> la sua voce era tesa, ma il tono era deciso <<Non mi fraintendere Matt. So benissimo cosa è successo quella notte, so cosa ti ho fatto >> fece una pausa << ma questa consapevolezza è arrivata solo dopo, come una secchiata d’acqua gelata. Penso che quella notte fossi sotto shock. Mi sentivo vuota…in tutti i sensi. Ho vagato per casa per un po’ e poi mi sono bevuta mezza bottiglia di Gin. Mi sono addormentata sul divano e mi sono svegliata la mattina dopo con un mal di testa assurdo e la nausea. Ho fatto una doccia e solo a quel punto ho capito che non eri rientrato. Non sapevo che fare. Ho provato a chiamarti ma avevi il telefono spento. Ora so perché. Sono rimasta in casa, sperando che tu tornassi. Poi verso sera mi sono fatta coraggio e ho chiamato tua sorella. E’ stata gentile, ma fredda e distaccata. >>

Sospirò e lo guardò  << Ho capito che sapeva e che non mi avrebbe detto dove ti avrei trovato. Speravo che fosse questione di qualche giorno, che saresti tornato almeno a prendere la tua roba. Dopo un paio di giorni ho capito che non saresti tornato quindi ho iniziato a cercarti. Ho guardato l’estratto conto della carta di credito. Ho fatto localizzare la macchina dal servizio di sicurezza del GPRS. Hai avuto una buona intuizione! Ho chiamato in continuazione il tuo numero. A quel punto ho deciso di andare in ospedale, speravo di vederti al lavoro. Invece ho incontrato un tuo collega, non so nemmeno come si chiama, che mi ha chiesto se i motivi che ti avevano spinto a chiedere l’astensione dal lavoro si stessero risolvendo.>>

Sospirò <<<Lì ho capito che non avevi intenzione di farti trovare più. Sono andata avanti per inerzia per qualche giorno, poi mi sono svegliata una mattina e ho deciso che dovevo trovarti a tutti i costi. Non potevo permettere che sparissi in quel modo. >>

Il suo tono divenne duro e rancoroso << Ho tampinato tua sorella, ma lei diceva di non sapere niente. Era impossibile che non sapesse. Non voleva dirmi nulla e io mi sono arrabbiata moltissimo. Ho fatto cose che…>>

<< Terribili, >> continuò lui la frase << le hai perseguitate per settimane.>> lo sguardo di Matt tradiva tutto il risentimento che provava ogni volta che pensava alle minacce di Katrine nei confronti di Sylvia e Laura.

<< Lo so, lo so. E’stato un periodo assurdo. La vergogna per l’arresto, il senso di colpa nei tuoi confronti e nei confronti di Sylvia e Laura…ho toccato il fondo. >> fece una pausa. Aveva gli occhi lucidi e non faceva nulla per nasconderlo.

<< E’ la prima volta che ti sento ammettere una tua debolezza >> sussurrò lui << e che ti vedo piangere.>>

Katrine, tra le lacrime, fece un sorriso amaro << Hai visto? Le cose cambiano.>> disse asciugandosi le lacrime. Matt chiuse gli occhi, odiava doverlo fare, ma aveva un tarlo in mente e doveva sapere <<Katrine…devo sapere una cosa…hai niente a che fare con l’incidente di Sylvia?>>

<<No!!>> la sua espressione era a dir poco scioccata. Matt pensò che non poteva arrivare a fingere a tal punto <<Non ho fatto nulla! Te lo giuro. Non pretendo che tu capisca Matt. O che mi creda. Ma mi sono scusata con loro due e non mi sono avvicinata più fino all’incidente. Ma non posso cancellare il passato.>> si soffiò il naso e poi continuò << Laura era con Sylvia in ambulanza, ma in ospedale devono aver fatto confusione. Un infermiere aveva l’incarico di avvisare i familiari, penso che non sapesse che Laura era già in ospedale. Mi hanno chiamata solo perché, tra i numeri di emergenza, Sylvia aveva il tuo vecchio numero e il mio. E’ stato un caso, non volevo rubare la scena a Laura. E poi, che tu ci creda o no, volevo vedere come stava Sylvia. Mentre stavo parlando con il medico, lui ha tirato fuori la borsa di Sylvia, con le chiavi e il cellulare. Al momento non ci ho pensato più di tanto poi mi sono resa conto che nel suo cellulare avrei trovato il tuo numero. Avevo il cuore in gola, speravo che Laura non arrivasse proprio in quel momento. Quando ho visto il tuo numero ho chiamato d’istinto, senza pensare. Poi mi sono seduta là e ho aspettato. >>

<< Hai aspettato in ospedale fino a che non sono arrivato? >>

<< Certo. Con tua sorella ricoverata in quelle condizioni, non saresti scappato un’altra volta. Avevo un vantaggio e volevo godermelo tutto. >>

Matt pensò che non cambiava proprio mai, anche se probabilmente avrebbe fatto lo stesso anche lui.

<< Cosa hai fatto in questi mesi, Matt? Hai trovato un’altra donna? >> il suo sguardo era attento e serio.

Matt non rispose subito alla domanda. Non era venuto per parlare di Olivia. Voleva parlare di loro due.

<< E tu Katrine? Cosa hai fatto in tutti questi mesi? >>

Katrine sorrise di traverso.

<< Bene, non rispondi alla domanda.>> gli disse <<Capito>> pausa << Cos’ho fatto in questi mesi…vediamo…niente a parte seguire una terapia due volte la settimana. Con i tuoi soldi, ovviamente. >> fece una pausa e il suo tono cambiò, diventò più disteso.

<< Sono andata da una dottoressa e ho lavorato molto su di me. Lo sto facendo ancora e penso che ci sarà ancora molto da scavare, ma mi sento meglio di prima. Devo ancora trovare una direzione da dare alla mia vita, ma sono più fiduciosa. >>

Quelle parole colpirono sinceramente Matt. Ripensò alla Katrine di un tempo e si disse che qualcosa stava sicuramente cambiando. In fondo era felice per lei.

<< E tu Matt? Sul serio, a parte l’altra donna…Cosa hai fatto? >>

<< Niente. Assolutamente niente. Non ho nemmeno lontanamente iniziato a scalfire la superficie dei miei problemi. Mi sono chiuso in me stesso. Non sono uscito di casa per mesi. Non ho parlato con nessuno, non ho fatto nulla. >> lo aveva detto ad alta voce per la prima volta. Sentiva il vuoto di quei mesi anche ora mentre lo diceva.

<< Mi dispiace. Per quello che può valere.>> disse lei.

<< Oh, Katrine, tu hai avuto sicuramente una parte in tutto questo, ma anche io ho le mie responsabilità. Quello che mi hai detto in ospedale sul modo in cui ti trattavo…mi ha fatto pensare. Penso che in fondo sia vero. Sono stato un idiota in tutti questi anni. >>

<<Credo che di errori ne abbiamo fatti tanti tutti e due, io molti di più.>> disse lei.

<< Matt, c’è ancora una cosa che non sai…>>

Lo guardò e si prese del tempo per fare quell’ultima confessione. Matt vide la sua espressione e intuì che quello che doveva dire la spaventava molto. Aveva i sensi tutti all’ertati e la guardava teso.

<< Dopo aver…abortito…io…ho richiesto le analisi del sangue sul feto. Mi dispiace Matt. Il bambino era tuo.>>

Matt scattò in piedi come se la poltrona scottasse. La guardava con la bocca spalancata, sotto shock. Figlio suo…

<< Ma come…? Avevi detto che…>>

<< Pensavo che non fosse tuo. Non ti ho mentito. L’ho scoperto solo dopo. Mi dispiace.>> disse lei con un filo di voce <<Anche per questo ti ho cercato in tutti questi mesi.>>

Matt aveva un’espressione scioccata in volto, sentiva freddo alle braccia e al viso. La guardava, ma gli sembrava di vederla come appannata. Riuscì infine a mormorare qualcosa di incomprensibile e poi << Io…devo andare. Devo andare. >>

Si diresse velocemente verso la porta e la richiuse dietro di sé con un colpo secco. Katrine non cercò di seguirlo. Sapeva bene che non sarebbe servito a nulla.

 

FINE 11° CAPITOLO

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ARRIVEDERCI A MERCOLEDI’ PROSSIMO

Questo racconto inedito pubblicato a puntate è un’opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Lisa. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

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8 commenti

  1. Rosy ♥

    Oh mio dio…
    Che tr__a :O
    Se Matt continua a giustificarla è proprio un coglione!!!
    Spero che torni da Olivia e lasci definitivamente quella stronza…
    Miseriaccia, gli ha ucciso il figlio!!!
    scusa Lisa ma sono sconvolta!!!
    Bravissima <3
    Adoro i colpi di scena 😀

  2. Loredana

    Sono la prima a commentare…..che devo dire bello…ci lasci con una suspance incredibile….troppo corto…. emozionante, che succederà nei prossimi capitoli? Ok era una domanda retorica….aspetterò con ansia il prossimo capitolo….Intanto buone feste….

  3. Claudia

    Che tristezza! 🙁
    L’inizio del dialogo sembrava portare finalmente ad una conclusione tra loro poi è scoppiata un altra bomba!
    Matt però non doveva andare via ormai doveva arrivare fino in fondo a questa storia,certo sapere che il figlio era suo deve essere stato un tantino traumatico peró uscendo da quella porta è come se avessero semplicemente rivissuto la loro prima lite.
    Io,continuo a pensare che lei sarà anche una str…acida però a volte lo sconforto e l’infelicita in un rapporto di coppia portano a fare sbagli,certo abortire senza dire nulla quello è stato troppo ma anche un marito che ti usa come una bella statuita e non ti dedica amore non è il massimo.
    Nessuno l’ha costretto a sposarsela!
    Ora mi aspetto che Matt torni in sè,decida quello che caspita vuole e se lo prenda!
    Lisa sei sempre molto brava ti faccio tanti auguri per oggi e per i prossimi giorni.
    Passa della belle feste e aspetto sempre con piacere il tuo racconto.
    Un bacione

  4. Ida

    Povero Matt! Che rivelazioni scioccanti. Katrina è scaltra e cerca di lavorarsi Matt ai fianchi. Forse, sono tutte bugie quelle che sta raccontando katrine. Matt è stravolto è ancora una volta scappa, senza affrontare le situazioni e chiarirle. D’altra parte Katrine, sa toccare i punti deboli di Matt, per metterlo in difficoltà. Lo vuole riconquistare. Lisa, ci sai tenere sulla corda ben bene. Il racconto è bello ed emozionante. Auguri di buon Natale a te e a tutte le amiche del blog.

  5. Rosy ♥

    Ops quasi dimenticavo : AUGURI DI BUON NATALE A TUTTE 🙂

  6. Samy

    Che bello Lisa… Mi hai fatto “quasi” vedere Katrin sotto un’altra luce, hai evidenziato le colpe di Matt e portato alla mia attenzione il risentimento di Katrin… Mi piacciono da morire i “cambi di fronte”. Penso però che non sarà finita qui, vero? Katrin non mi piace… Brava di nuovo, non vedo l’ora sia mercoledì prossimo, un bacio e tanti auguroni di un felice Natale. 😉

  7. Alessia

    solo una cosa o.o ………. secondo me sta mettendo di nuovo casini…IL FIGLIO NON È DI MATT!!!!! QUELLA SCEMA DEFICIENTEEEEE!!! LA ODIOoooooooooo

  8. Romina

    Mah io provo per Katrine da una parte pena perché credo che Matt non l’abbia mai amata realmente e che davvero l’abbia solo usata come un oggetto da esibire ma dall’altra tanta rabbia primo perché non so quanto questa donna sia onesta (sinceramente non credo neanche alla veridicità della paternità del figlio …..e se invece fosse vero e’ ancora più grave…..e comunque fa di miei una persona di una superficialità disgustosa) e dall’altra perché anche se fosse vero che lui l’ha usata lei comunque glielo ha permesso ed a parer mio nessuno deve farsi trattare così! Non vorrei che ora Matt mettesse tutto in discussione x questa ultima rivelazione che alla fine non cambia nulla dato che purtropo volente o nolente lui non ha avuto nessuna voce in capitolo e poi fondamentalmente non la ama! Indipendentemente da Olivia e da quello che prova x lei deve risolvere i problemi con questa donna che a me non pare tanto sana di mente! Povero Matt non lo invidio proprio!