Nuovo racconto inedito – “Passione Fondente” – Epilogo

Buongiorno a tutte e colgo l’occasione per fare a tutte voi i miei auguri di Buone Feste.

Quello che segue è l’ultimo appuntamento con “Passione Fondente”, l’epilogo perfetto per questa storia tutta cioccolatosa.

Volevo ringraziare Pherenike per il tempo che ci ha dedicato e la sua disponibilità, è stato veramente un piacere averti a bordo e speriamo ci sia di nuovo un’altra occasione in futuro.

Vi lascio in compagnia di Lorena, Filippo e la piccola Emma per i saluti finali, quindi, non mi resta che augurarvi buona giornata e soprattutto…

Buona Lettura

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– PASSIONE FONDENTE – 

-EPILOGO- 

Ero in cucina, ed Emma mi stava osservando mentre facevo dei piccoli ciuffetti di pasta choux, era attenta e quasi seguiva le mie mosse, era incredibile pensare che fossero passati già cinque anni, ma proprio in quel momento stavo preparando i bignè per la mia bambina, la mia bambina sì, perché ormai Emma era proprio come una figlia per me.

«Ecco fatto, domani avrai dei compagni invidiosissimi della tua mamma pasticcera» le dissi mentre infornavo la teglia.

Emma mi si avvicinò e mi abbracciò forte «Grazie mamma, se non era per te papà mi avrebbe fatto a ogni compleanno sempre le solite cose noiose» disse lei ridendo.

«Guarda che sono qui in salotto, ti sento piccola peste» disse Filippo dall’altra stanza.

Filippo alla fine dei corsi divenne socio di Amelia, e da allora gestiscono una fruttuosa pasticceria, ovviamente con me al comando, dopo molteplici tentativi insieme, mi convinsero ad aiutarli, con me esperta nel settore ovviamente fecero un affare.

Filippo era entusiasta del mio rapporto con Emma ed io non potevo che essere felicissima dell’amore che entrambi mi offrivano, colmando quel vuoto che probabilmente non potevo mai riempire, e questo mi fece pensare all’indomani, e subito diventai pensierosa. Filippo se ne accorse non appena entrò in cucina.

«Non preoccuparti Lorena, andrà tutto bene, e se non dovesse andare, inizieremo subito le pratiche per avviare l’adozione» disse Filippo accarezzandomi.

«Ti ringrazio, non puoi capire quanto mi renda felice» ammisi.

«Non vedo l’ora di avere un fratellino» esclamò Lorena abbracciandomi di nuovo, poi come ogni volta si mise a discutere con la mia pancia.

«Allora tu, ascoltami bene, la mamma dice che non può avere bambini, non è che per caso puoi darci una mano? Ne basterà uno, uno solo e ti prometto che poi non mi sentirai più» disse lei scoppiando a ridere.

Ormai era diventato un rito, lo aveva fatto la prima volta che avevamo parlato seriamente con Filippo per provare ad avere un bambino, e da quel giorno ogni volta che ne parlavamo lei mi si metteva davanti e parlava all’ombelico, era una cosa buffissima da vedere anche ormai che era grande e capiva, mi faceva sempre uno strano effetto sentirla parlare alla mia pancia. Lei avrebbe voluto un fratellino e noi alla fine glielo avremmo dato che fosse naturale o adottato. In quel momento mi venne in mente la mia ultima visita.

“Ascolti bene signorina Ferrara, lei non è completamente sterile, però purtroppo è molto raro che donne nel suo caso rimangano incinte, io posso consigliarle di provare con l’inseminazione artificiale, ovviamente con il seme del suo compagno, ma solo dopo che avrà eseguito le varie analisi di compatibilità con lui, se in caso riuscisse a rimanere incinta, non vogliamo certo rischiare una qualche malattia per una vostra incompatibilità”.

“Certo dottoressa, farò tutto quello che è necessario”le dissi.

 

Feci tutte le analisi del caso e non trovarono nulla di anomalo in nessuno dei due. Iniziammo con le inseminazioni, purtroppo però due erano già andate male, questo sarebbe stato l’ultimo tentativo, per mia scelta, non potevo rincorrere questa cosa per sempre.

Prima o poi avrei dovuto arrendermi e prima era meglio. Dentro di me sentivo che anche questa purtroppo sarebbe finita come le altre. Guardai Emma che osservava i dolci gonfiarsi, stupita e rapita da quella magia che avveniva nel forno.

«Se continui a guardarli li farai sgonfiare» le dissi ridendo «è ora di andare a letto domani sarà una giornata pesante per tutti noi» le ricordai e lei mi sorrise.

«Va bene » disse avvicinandosi e dandomi un bacio«Buonanotte mamma» e scappò in camera sua.

Il giorno dopo, analisi alla mano, Filippo ed io eravamo in sala d’attesa, e questa fu estenuante. Iniziai a fare avanti e indietro nella stanza, a mozzicarmi le unghie, mi sedevo poi mi rialzavo, non trovai pace fino a che la dottoressa non mi chiamò.

«Prego signorina Ferrara» m’invitò a entrare.

Filippo scattò al mio fianco e insieme entrammo nello studio della dottoressa Fusco. Tutto era bianco e impeccabile, ad eccezione delle poltrone della sua scrivania che erano color caffè.

«Prego» ci fece segno di accomodarci e noi lo facemmo.

Io le porsi immediatamente le mie analisi e, con le dita incrociate, sperai che tutto fosse andato bene, lei scrutò i risultati con attenzione e quando un cipiglio le distorse il volto, capii, non ce l’avevo fatta nemmeno questa volta e il mondo mi crollò addosso.

«Signorina Ferrara, il suo Beta hcg è più alto del normale, ma troppo basso se calcoliamo che dovrebbe essere all’ottava settimana di gravidanza, probabilmente è in atto un aborto spontaneo, purtroppo nemmeno questa volta è andata bene» disse lei seria ma con un tono di asprezza.

«Non si preoccupi dottoressa, troveremo un altro modo» risposi io ormai arresa all’evidenza.

«Possiamo riprovare, lei è giovane, forse la prossima volta»

«La prossima volta sarà peggio. La ringrazio ma avevamo già deciso che questo sarebbe stato l’ultimo tentativo.» dissi io terminando il suo tentativo di convincermi a riprovare.

«Come vuole Lorena, si accomodi in sala visite, devo controllare che l’espulsione abbia fatto il giusto decorso» disse lei.

Io affranta e delusa mi recai nella stanza delle visite, Filippo mi osservava rattristato, sapeva che non poteva fare nulla e questo non faceva altro che farlo sentire inutile, quasi quanto me. Mi tolsi pantaloni e mutandine, mi sdraiai sul lettino e attesi la dottoressa. Quando entrò fece un gran sospiro, non doveva essere piacevole assistere al fallimento di un proprio lavoro.

«Bene Lorena, divarichi le gambe e le appoggi negli appositi sostegni» mi disse lei.

Ormai ero diventata esperta, avevo fatto più visite negli ultimi due anni che in tutta la mia vita. Non guardai lo schermo che avevo di fronte, non avrei retto l’ennesimo sacco nero, era così che pensavo il mio utero, un inutile sacco nero.

«Che strano» esclamò la dottoressa.

«Cosa? Cos’ho che non va ancora?» chiesi disperata. Cos’altro mi aveva giocato il destino?

«Il suo utero dovrebbe essere completamente pulito, però c’è qualcosa … aspetti» si zittì.

«Impossibile» e guardava lo schermo strizzando gli occhi.

«Cosa è impossibile? Dottoressa?» dovetti quasi urlare per attirare la sua attenzione.

«Mi scusi Lorena … guardi lo schermo. Ecco » disse tratteggiando una zona più chiara «vede questa macchietta grigiastra?» mi chiese.

Io annui e andai nel panico. Cos’avevo? Non bastava che non potessi avere figli, il destino aveva anche deciso di regalarmi qualche tumore o qualche cosa del genere? La dottoressa capì che stavo entrando nel panico.

«Lorena si calmi. Non ha nulla che non va. Quella macchietta grigia che vede … è il suo bambino» disse lei sorridendomi.

Improvvisamente mi fischiarono le orecchie, guardavo lo schermo ma non capivo nulla, non potei fermare le lacrime che uscivano ininterrottamente dai miei occhi.

«E’ strano, non dovrebbe essere così piccolo, a questo punto l’unica soluzione è che sia rimasta incinta dopo l’inseminazione» disse tra se e se.

«Non capisco quello che dice» ammisi io incredula.

«In pratica, le analisi hanno il valore così basso perché lei non è incinta di otto settimane, non sono più di quattro, quindi dopo aver iniziato a rigettare gli ovuli inseminati deve essere rimasta incinta da sola, delle volte capita che con le cure ormonali, fatte in questi casi, le inseminazioni non vadano avanti ma,  il suo organismo bombardato dagli ormoni si rafforza e così si crea l’ambiente giusto per una gravidanza naturale» mi spiegò il più semplicemente possibile.

«Quindi sono incinta?» chiesi sbalordita.

«Sì, signorina Ferrara, è incinta. Non posso dirle se questa gravidanza andrà avanti, è ovviamente troppo presto, ma se è rimasta incinta con la sola forza del suo organismo ci sono buone probabilità che vada avanti e giunga al termine» mi disse la dottoressa.

«O mio dio» affermai io entusiasta.

Non potevo crederci, mi sembrava una cosa così lontana e irraggiungibile, invece eccola li, davanti ai miei occhi a non più di due metri da me. Pensai subito a Filippo che stava aspettando nella sala accanto, e probabilmente si stava iniziando a chiedere perché tutto questo tempo.

«Può chiamare il mio compagno io non ho la forza di farlo» dissi.

La dottoressa mi lasciò un attimo, si affacciò in studio e disse a Filippo di entrare. Lui appena mi vide si precipitò da me, che stavo ancora piangendo.

«Lorena, mi dispiace, ti prometto che non appena sarai pronta proveremo con l’adozione» mi disse lui.

Io non so perché iniziai a ridere come una cretina. Filippo mi guardava come se fossi diventata matta, la sua espressione era impagabile.

«Dottoressa, può far vedere a Filippo quello che ha fatto vedere a me» le chiesi.

«Certo» rispose lei, strizzandomi l’occhio.

Reinserì l’ecografo mentre Filippo mi guardava sconcertato, io gli voltai la faccia verso lo schermo.

«Ti presento nostro figlio» dissi indicando la macchietta grigia.

Filippo rimase incantato a osservare lo schermo, quella piccola minuscola macchia che prometteva un’immensa gioia.

«Sei sicura? Voglio dire … dottoressa è possibile?» chiese Filippo.

La dottoressa spiegò per filo e per segno tutto quello che aveva spiegato a me.

Una volta rivestita tornammo nello studio, mi prescrisse degli integratori e mi diede appuntamento a due settimane dopo, data la mie condizione almeno all’inizio dovevo stare sottocontrollo.

Tornammo a casa e decidemmo che a Emma lo avremmo detto alla fine della sua festa, non era giusto monopolizzare il suo giorno speciale, anche se morivo dalla voglia di dirglielo.

«Grazie Cinzia, Emma era entusiasta del tuo regalo, Filippo un po’ meno» le dissi ridendo.

«E’ un uomo, certo che non capisce, ci vediamo presto, non so perché ma hai un aspetto diverso» disse salutandomi.

«Non credo di avere un aspetto diverso ma, a presto cara» le dissi e chiusi la porta.

Possibile che fosse così evidente? Cinzia aveva regalato a Emma un completino intimo, slip e top, di quelli sportivi, e Filippo era rimasto sconvolto nel comprendere che sua figlia stava preparandosi per diventare una donna. Lo raggiunsi in cucina, era pensieroso.

«Non scapperà da casa domani» dissi. Lui mi sorrise

«Lo so. Le parliamo ora?» mi chiese.

«E’ il suo compleanno, non credo ci sarebbe un regalo più perfetto» ammisi.

«Emma, puoi venire un attimo?» urlò Filippo verso il salotto.

«Arrivo» rispose.

Dopo un attimo una folta nuvola bionda si trovava davanti a noi, Filippo ed io non sapevamo come iniziare e pensai che la mia trovata fosse proprio geniale.

Avevo messo una delle immagini dell’ecografia dentro una scatolina e l’avevo incartata, avevo immaginato l’imbarazzo e cercato un modo per dirle quello che volevamo condividere con lei.

«Cosa c’è?» ci chiese Emma facendoci uscire da quella situazione imbarazzante.

«Un ultimo regalo» dissi io porgendole la scatolina.

«Ma ho già ricevuto il vostro regalo » rispose lei.

Iniziò a scartare il cofanetto con un sorriso bianchissimo e contagioso, quando finalmente riuscì ad aprirlo rimase un attimo perplessa.

«Una foto in bianco e nero?» ci chiese dubbiosa.

«Sì» confermai io «una foto in bianco e nero del tuo futuro fratellino o sorellina» conclusi.

Emma rimase muta per qualche secondo, facendomi preoccupare, finché non iniziò a saltare come una matta per tutta la cucina mentre urlava.

«Sììì, avrò un fratellino … o una sorellina» corse verso di me e mi abbracciò più forte che poté.

Da quel momento la nostra unione divenne più forte, fortunatamente la gravidanza andò avanti, non senza problemi però, mi costrinse a letto per la maggior parte della sua durata, Filippo si prese cura di me e Cinzia fu felice di aiutarlo.

«Accidenti Lorena, potevi chiamarmi, sai che non devi fare sforzi» mi rimproverò Cinzia una volta che fui uscita dal bagno.

«Mi sta premendo sulla vescica, devo andare in bagno ogni cinque minuti non volevo essere un peso» ammisi.

«Lorena, hai reso mio figlio di nuovo felice, hai dato a mia nipote l’opportunità di avere una figura materna e ora tra tre mesi mi darai la gioia di essere nonna per la seconda volta. Se per ringraziarti devo accompagnarti in bagno per i prossimi tre mesi … beh, lo farò senza alcun problema» disse lei.

«Sono io che devo ringraziare voi, tutti, per avermi donato tutto questo» dissi io abbracciandola.

I tre mesi successivi furono molto duri, ma con una famiglia a sorreggermi sarei arrivata fino in fondo. Un giorno ero seduta sul divano, non potevo muovermi un centimetro senza ritrovarmi le attenzioni di tutti.

«Ahi …» dissi sentendo un colpo forte alle costole.

«Che succede Lorena tutto bene?» chiese Filippo preoccupato.

«Sì, è che il piccolo scalcia molto ultimamente» risposi io tranquillizzandolo.

«E’ un bambino che ha lottato per esserci e lotterà sempre» disse Filippo sorridente.

Le ultime settimane erano state faticose, io ero diventata enorme, nonostante le lusinghe di Filippo, non potevo più muovermi come prima, la mia pancia era talmente grande che non ricordavo l’ultima volta che ero riuscita a vedere i miei piedi e ogni volta che mi sdraiavo quel piccolo diavoletto sembrava stesse ballando la samba.

Una mattina mentre tutto taceva qualcosa mi svegliò d’improvviso. Un dolore nel basso ventre, lieve, ma ero sicura che fosse una contrazione.

«Filippo, svegliati Filippo» dissi scuotendolo.

«Emm … Lorena cosa c’è?» chiese assonnato.

«Il piccolo, ho sentito una contrazione» dissi e subito Filippo saltò fuori dal letto.

Si cambiò in fretta, mi aiutò a vestirmi, mentre le contrazioni sembravano regolarizzarsi sempre di più. Arrivammo davanti alla porta e quando l’aprimmo fui sorpresa di vedere Cinzia.

«Finalmente questo piccolo ha deciso di nascere, non preoccupatevi, penserò io a Emma e verremo in ospedale il prima possibile» disse.

Filippo ed io ci precipitammo in ospedale, passai per il pronto soccorso, dove prepararono la mia cartella e ci fecero salire al piano di ginecologia e ostetricia.

Tutto corse veloce, da una distanza di cinque minuti tra una contrazione e l’altra all’improvviso ne avevo tante ravvicinate e un dolore acuto e impossibile da sopportare mi penetrava il ventre, Filippo si sentiva impotente di fronte a tutto ciò e ricordai che la prima volta lui non poté assistere perché Emma era nata con un cesareo. Una volta sdraiata sul lettino il dolore divenne più forte.

«Benissimo Lorena, sei completamente dilatata e tra poco il tuo bambino sarà tra le tue braccia» mi disse Anna l’ostetrica.

Un’altra contrazione seguita da un mio urlo, era arrivata, non ne potevo più, ero stanca, affamata, ma sapevo che tutto quel dolore poi mi avrebbe ripagata.

«Non ce la faccio più, aaa …» dissi prima di un’altra contrazione.

Avevo il macchinario per il monitoraggio attaccato, così l’ostetrica poteva tenere sotto controllo il battito del bambino. Ogni contrazione mi faceva sentire come se mi stessi per aprire in due, e la sensazione non era affatto piacevole.

«Bene Lorena, alla prossima spingi con tutta la forza che hai» mi suggerì Anna.

Non fece quasi in tempo a finire di parlare che una contrazione fortissima mi sconvolse ed io feci quello che mi era stato detto.

«Brava Lorena, così, perfetto, di nuovo alla prossima» ripeté.

«Lorena ce la farai, io sono qui con te» disse Filippo che mi teneva un braccio sotto il collo e mi teneva una mano, che probabilmente non sentiva più tanto la stringevo.

Ne arrivò un’altra, di nuovo spinsi con tutta la forza che avevo e d’improvviso sentii la testa del piccolo che usciva, una cosa tanto forte quanto meravigliosa.

«Bene Lorena, la testa è uscita, ora sarà più facile, ci sono spalle e fianchi ma il peggio è andato» mi avvertì Anna.

Una nuova contrazione, e sentii Anna dire che era quasi finita, e alla fine ecco l’ultima spinta, un momento dopo sentii un lamento, un rumore così estraneo ma talmente familiare che subito iniziai a piangere. Il dolore sparì di colpo, mi sentii la parte bassa come addormentata da tutto quel dolore che avevo sofferto ma, il momento più meraviglioso fu quando mi misero il bambino in grembo.

«Tanti auguri mamma e papà» disse l’ostetrica.

Tra le braccia stringevo un frugoletto rosa, la cosa più bella che avessi mai visto. Purtroppo non potei ammirarlo per molto, perché lo presero per lavarlo e vestirlo.

«Come si chiama questo bel bambino» chiese la pediatra che era entrata poco prima che partorissi.

«Michael, Michael Lamberti» risposi io.

A quel punto mi rilassai sul lettino e piansi di gioia per quel piccolo miracolo.

La vita mi aveva fatto regali meravigliosi, un compagno, due figli e la possibilità di renderli felici. Non pensavo potesse accadere a me ma, finalmente, avevo trovato un posto perfetto in questo mondo fatto d’imperfezioni.

 

the end

 

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Questo racconto inedito pubblicato a puntate è un’opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

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stella

 

13 commenti

  1. Rosy ♥

    Un vero e proprio miracolo di Pasqua <3

    Tanti auguri Pherenike e grazie per averci regalato questa storia <3

    Auguro una buona Pasqua a tutti 🙂

  2. Lele

    Wow sono senza parole. Finale commovente ho pianto tutto il tempo. È stata proprio una favola.

  3. Minù

    Ho visto ora che il mio commento si è ristretto. …
    Avevo ringraziato Stella per averci dato l opportunità di leggere questa bella storia 🙂

    Complimenti a Pherenike per aver reso vivide tante belle emozioni… grazie mille e buona pasqua 😉 ♡♡♡

  4. Alessia

    Oddioooo sono una fontana!!! splendida storia davvero!!! Grazie pherenike della tua meravigliosa storia…spero ci sara’ una prossima storia:) sarei molto entusiasta di leggerla

  5. Claudia

    Pherenike é stato un piacere leggerti e la tua storia non poteva avere conclusione più dolce in tutti i sensi 🙂
    Tantissimi auguri di buona Pasqua a te e tutte le ragazze.

  6. Luana

    Bellissima storia … un finale mooolto commovente! Grazie x averlo condiviso con noi. Buona Pasqua a tutti !!!

  7. Pherenike

    Ragazze vi ringrazio per avermi seguito in tutte queste settimane probabilmente se ne avrò la possibilità parteciperò ancora. Spero che l’epilogo sia piaciuto a tutte voi. Vi auguro di passare una Buona pasqua. A presto Pherenike.

  8. Loredana

    Bellissimo, una conclusione ad effetto…..devo dire che da una parte speravo che finisse così. Grazie Pherenike per il bellissimo racconto, spero di rileggerti al più presto. Buona Pasqua.

  9. paola

    Pherenike ho aspettato l’ultimo capitolo e gli ho letti tutti di seguito xke’ l’attesa mi mette ansia e devo dire che l’ho divorato.bravissima

  10. Tiziana Caruso

    Passione Fondente è finito Bianco e Nero è finito Allora che si fa si batte la fiacca?Non è che devo iniziare io a scrivere le FF?Non vi conviene farei rizzare i capelli in testa pure a Cicciolina ciao baci

    • Stella

      Buongiorno Tiziana,
      Al momento l’unico racconto inedito viene pubblicato nella giornata del venerdì.
      Gli altri giorni ne sono momentaneamente sprovvisti, ne sto vagliando alcune, ma ci vuole tempo. Qui non batte la fiacca nessuno, sempre work in progress.