Nuovo racconto inedito – “Passione Fondente” – 9° Capitolo

Buongiorno a tutte e bentornate ad un nuovo appuntamento con il racconto “Passione Fondente” della nostra Pherenike.

Un altro capitolo di confessioni e passione, ma anche tanta dolcezza con la piccola Emma, un tipino bello sveglio, tutta il papà!

Non mi resta che augurarvi buona giornata e soprattutto…

Buona Lettura

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– PASSIONE FONDENTE – 

-NONO CAPITOLO – 

– La triste realtà –

Guardai Filippo dritto negli occhi, presi un respiro profondo e iniziai a parlare.

«Come per la prima volta, devo andare un pochino indietro, non molto però questa volta. Precisamente al giorno in cui scoprii tutto» dissi, lui annuì e io cominciai il mio terribile racconto.

«Mi trovavo a casa, ero in uno stanzino, stavo cercando qualcosa di vecchio della nonna, per il matrimonio, frugai in un baule, e trovai l’accordo di cui ti ho parlato. Furiosa andai a chiedere spiegazioni a mia madre. All’inizio rimase sorpresa, non si aspettava che trovassi quei documenti. Dopo la mia tanta insistenza alla fine confessò. Il contratto parlava di me, ma questo già lo sai. A quel punto, mi sentii tradita, da tutti, anche Matteo sapeva, corsi fuori, e continuai a correre, a correre, non sentivo più entrare aria nei polmoni. Avrò corso una trentina di minuti, quando all’improvviso un dolore acuto mi travolse lo stomaco. Mi guardai intorno cercando di resistere, alla fine vidi un taxi, lo fermai e chiesi all’autista di portarmi in ospedale. Una volta arrivata, il tassista capì che avevo qualcosa che non andava, corse fuori e richiamo l’attenzione di un’infermiera. Mi portarono dentro su una sedia, ma il dolore che sentivo mi stava devastando, e svenni» sospirai, stava arrivando la parte più difficile, ma Filippo aspettò con pazienza.

«Quando mi svegliai, vidi l’infermiera con la coda dell’occhio, notò che ero sveglia e corse a chiamare il medico di turno. Dopo qualche minuto, tornò con una dottoressa molto affascinante, ma con un’espressione mortificata sul volto. “buongiorno Lorena” mi disse, mi spiegò che ero arrivata appena in tempo in ospedale, ancora qualche minuto e l’emorragia mi avrebbe uccisa, chiesi spiegazioni, e mi dissero che stavo affrontando una gravidanza extrauterina, mi dovettero operare d’urgenza ed asportare quello che rimaneva della tuba destra» dissi tutto d’un fiato mentre altre lacrime correvano sulle mie guance.

Filippo rimase impietrito, non sapeva cosa dire, io nemmeno, era tutto nuovo per me, non avevo mai raccontato a nessuno tutta la mia storia. Fece un sospiro e si destò dallo stupore. Mi si avvicinò e mi abbracciò.

«Cazzo Lorena, questa cosa è orrenda» disse dispiaciuto per me. «Che idiota che sono, ed io che ti ho presentato mia figlia così alla leggera, mi dispiace, avrei dovuto avvertirti, ma è successo tutto così in fretta» mi disse, scusandosi con lo sguardo.

«Non preoccuparti, non è colpa tua, poi tua figlia è meravigliosa, solo, è difficile per me starle così vicina, il mio avrebbe la sua stessa età, fa male, ma credo che tu possa capirmi, a questo punto» risposi riferendomi alla sua perdita.

«Sì, ti capisco, e capisco anche che potrebbe sembrarti assurdo, ma dopo un po’ inizi ad accettare la situazione, devi comprendere che purtroppo ormai non è più con te, a quel punto potrai dire di poter riprendere in mano la tua vita, e quando sarai pronta potrai riprovarci» disse dolcemente.

«Ma lui, o lei, non è stato con me abbastanza tempo, la colpa è mia capisci? Se fossi stata più attenta, non sarei rimasta incinta, ma in vista di un matrimonio dopo pochi mesi chi se ne sarebbe preoccupata?»a quel pensiero, le parole mi si mozzarono in gola.

«Capisco, ma prova un attimo a pensare se la gravidanza sarebbe andata avanti, avresti veramente voluto un legame così profondo con Matteo? Se ora hai qualche possibilità di liberartene con un figlio suo non credo sarebbe stato nemmeno pensabile una cosa del genere» rispose schietto.

«Probabilmente hai ragione, ma a causa di quello che è successo, non potrò riprovare, non sarò mai mamma, la dottoressa mi disse che con una tuba sola ho praticamente l’un per cento di probabilità di rimanere incinta di nuovo» sputai con le lacrime agli occhi.

Rimasi a guardarlo per un momento, in silenzio, probabilmente non aveva torto, un figlio con Matteo avrebbe reso tutto molto più complicato.  Il dolore rimaneva, e il senso di colpa, soprattutto ora che pensavo che forse era stato meglio così, non mi dava tregua. Per qualche istante calò la quiete, io nei miei pensieri lui nei suoi. Finii la mia birra, proprio mentre la piccola Emma entrava in cucina.

«Papi ho fame» disse lei con aria severa.

«Certo tesoro, pizza?» chiese lui a entrambe.

Io mi limitai ad annuire mentre Emma esclamò con gioia «Sìiiiii» volando tra le braccia del padre.

Quel momento così tenero mi sollevò un po’ l’umore, era impossibile resistere a quella dolce bambina che sprizzava gioia per una cosa così semplice e banale come la pizza, ma era una bambina, probabilmente per lei ogni cosa era grandiosa.

Emma si staccò dal padre e venne verso me, io m’irrigidii un poco, Filippo lo notò, ma gli feci segno di non preoccuparsi.

«Puoi abbassarti per favore?» mi chiese con la sua dolce vocina. Io un po’ riluttante la accontentai.

Sorprendendo sia me che suo padre, Emma mi avvolse le braccia intorno al collo, io rimasi un attimo immobile, con le braccia distese lungo il busto, ma il calore del suo abbraccio era così forte che non riuscii a non ricambiarlo. Emma sospirò forte, poi si staccò da me e disse.

«Puoi stare qui quanto vuoi, perché profumi di cioccolato, mi piace tanto il cioccolato» disse sincera.

La sua sincerità mi spiazzò, il suo sorriso mi travolse come un’ondata di sole che ti sorprende all’uscita di una galleria, le sorrisi di rimando.

«Grazie Emma» lei mi sorrise ancora e tornò a giocare in camera sua. Io rimasi in ginocchio per qualche secondo, ancora un po’ confusa. Quando mi alzai, vidi che Filippo mi fissava.

«Mi dispiace, delle volte è molto esuberante, e molto, molto sincera» si scusò lui grattandosi la nuca imbarazzato.

«E’ una bambina, è giusto che lo sia, allora ordiniamo questa pizza?».

Dopo la cena arrivò il momento di andare a dormire per Emma, ma lei non era tanto d’accordo. Filippo ci mise mezz’ora per convincerla, ma lei accettò solo quando il padre gli promise che sarei stata io ad asciugarle i capelli dopo il bagno, ovviamente prima interrogando me, come potevo dire di no a quella bambina?

I suoi capelli lunghi ci misero molto a essere completamente asciutti, ma questo permise al sonno di arrivare più facilmente, Filippo la portò subito a letto, cinque minuti dopo era di ritorno, nel frattempo io avevo pulito la cucina e quel poco di stoviglie che avevamo usato.

«Non ce n’era bisogno» disse lui timido, ovviamente era una cosa nuova per lui quanto per me.

«E’ stato un piacere, dico sul serio, poi erano poche cose» risposi con un’alzata di spalle.

«Penso che domani andrò a comprare una lavastoviglie» affermò.

La banalità di quel momento ci fece scoppiare a ridere, poi Filippo andò verso il suo angolo bar, che non avevo notato prima, prese una bottiglia di whisky, due bicchierini che riempì e me ne porse uno. Io accettai di buon grado, data la situazione particolare, ci voleva proprio qualcosa di più forte di una birra. Mi tese la mano.

«Vieni, andiamo a letto» mi disse con un lampo malizioso negli occhi. Io rimasi di stucco.

«Ma Emma, non vorrei che si svegliasse …» non potei continuare perché lui mi tappo la bocca con un bacio, che però fu troppo veloce.

«Non preoccuparti di lei, dorme come un sasso, e chiuderò la porta a chiave» rispose lui con un sorriso.

Io ancora incerta gli diedi la mia mano, lui mi condusse in camera sua, e come aveva detto chiuse la porta a chiave.

Si avvicinò a me fino a spingermi contro il letto, dove caddi e il respiro iniziò ad accelerare.

Lui si tolse il portafogli dalla tasca posteriore dei pantaloni, si abbassò su di me e mi baciò, spingendomi così sul suo letto. Mi tolse i vestiti, lentamente, troppo lentamente, il mio battito aumentò ulteriormente quando lui si spogliò e si mise sopra di me, baciandomi, accarezzandomi.

Ogni parte del mio corpo si mise in allerta, soprattutto nel basso ventre, sapevo di essere già molto eccitata, mentre lui continuava a torturarmi con la sua bocca insaziabile, mi baciò il collo, la bocca, poi di nuovo giù verso il seno, e quando m’iniziò a succhiare un capezzolo, un gemito di piacere mi pervase il corpo, e provai a sopprimerlo, ma la sensazione era devastante.

Con le dita si avvicinò alla mia intimità, accarezzandola proprio appena sopra l’entrata, poi verso il clitoride e di nuovo giù per la vagina, improvvisamente m’infilò un dito, e dovetti mordermi le labbra per non urlare per l’eccitazione. Succhiava il capezzolo, ormai dolorante di piacere, e mi penetrava con il dito, dentro fuori, ancora dentro e ancora fuori, infilò un secondo dito, aumentando ancora di più il godimento che provavo.

Dal seno si spostò di nuovo alla bocca, baciandomi con passione.

«Come vuoi che ti prenda?» mi chiese mentre le sue dita si muovevano ancora dentro di me.

«Ti prego … voglio essere io a prendere te … ricordi?» chiesi ansimante sotto la sua dolce tortura.

Lui mi sorrise, si buttò sul letto, e si ritrovò sotto di me, mi strinse le cosce e le accarezzò.

«Sono tutto tuo» rispose languidamente.

Averlo sotto di me era una sensazione divina, lo baciai e gli presi il pene con la mano destra, cominciai a muoverla intorno alla sua erezione, splendidamente dura, di nuovo mi sentivo bagnata e pronta.

Mi alzai leggermente per far accedere quella parte di lui dentro di me, la sensazione fu inebriante, mi sentii aprire, mi abbassai fino in fondo, a prenderlo tutto. Lui mandò la testa all’indietro e socchiuse la bocca per l’eccitazione, io iniziai una danza sopra di lui, lenta e dolorosa, ma era così che lo volevo, volevo avere tempo di gustarmelo, sapendo che probabilmente non avrei potuto più farlo. Mentre lo cavalcavo, lui mi strinse le natiche, per venirmi incontro con spinte forti e decise, che distrussero ogni briciolo di pudore che avevo, iniziai a gemere, estasiata da quel movimento, e non riuscii a non aumentare il ritmo, andando sempre più veloce.

«Sì» gemetti.

«Sì, Lorena, godi, e goditi il mio cazzo» disse lui tra i denti.

Una mano si spostò sul mio clitoride, e iniziò a disegnare cerchi su quel punto di piacere, e non ce la feci. Un orgasmo violento arrivò senza che potessi fermarlo, la sensazione fu indescrivibile, venni intorno a lui gemendo, e quando anche lui venne, sussurrando il mio nome, altre lacrime, di gioia queste, ricoprirono le mie guance accaldate dal sesso fantastico che avevo appena fatto. Mi accasciai su di lui e abbracciati ci addormentammo.

Quando mi svegliai lo trovai a fissarmi, gli sorrisi, poi mi ricordai dove ci trovavamo e mi prese il panico.

«Che ore sono?» chiesi mettendomi seduta.

«Sono le cinque del mattino» rispose lui sorridendo alla mia reazione.

«Ah …» dissi solamente e tornai a sdraiarmi.

«Come ti senti?» mi chiese lui guardingo.

«Abbastanza bene, nonostante la giornata sconvolgente di ieri» risposi, mandando lo sguardo verso la porta.

«Ha dormito tutta la notte, te l’ho detto, dorme come un sasso» ripeté lui convinto.

«Scusami, ma è una situazione nuova per me» ammisi.

«Lo è anche per me, voglio dire, sono uscito un paio di volte con altre donne, ma non sono andato mai oltre il bacio, non erano quello che stavo cercando» rispose, pentendosi poi, lo capii dallo sguardo, di quello che aveva ammesso.

«E cosa cercavi esattamente? Una donna che probabilmente dovrà sparire dalla tua vita per sempre? Perché in questo caso hai fatto bingo» dissi, riuscendo a cogliere dell’ira nelle mie parole.

Lui mi guardò un attimo interdetto, ma non disse nulla, appunto, il nulla è quello che abbiamo davanti a noi, ma il solo pensiero mi fece rivoltare lo stomaco, mi girai su un fianco, dandogli le spalle, e questo mi permise di notare una cosa che prima mi era sfuggita.

Sul comodino davanti a me c’era una cornice d’argento, nella foto erano ritratti due ragazzi, lei una donna bellissima in abito bianco, lui un uomo di pari bellezza in un abito nero, da mangiarlo con gli occhi. Presi la cornice e mi sedetti, scrutai quella donna così completamente diversa da me, occhi scurissimi intonati ai capelli corvini e pelle chiarissima, una donna stupenda. Notai che Filippo mi stava osservando.

«Era una donna bellissima» ammettei sinceramente.

«Sì, lo era» disse lui espirando sonoramente, stava trattenendo il fiato.

Posai di nuovo la foto, mi sdraiai, questa volta guardandolo dritto negli occhi, per un attimo ci fissammo senza dire nulla, alla fine parlai io, il silenzio mi stava devastando.

«Quante possibilità avevamo di trovare qualcuno incasinato come noi stessi?» chiesi curiosa del suo pensiero in merito.

«Credo che zero fosse la risposta più ovvia, ma ora devo essere costretto a cambiare idea» affermò senza problemi.

«Facciamo anche meno di zero. Allora, cosa gradisce per colazione?» chiesi ridendo.

«Non ne ho idea, fai tu, a questo punto posso sentirmi tranquillo nelle tue laboriose mani» rispose alzandosi dal letto, e regalandomi una visuale completa del suo splendido corpo nudo.

«Non ti abituare troppo però, ricordati che io lavoro in genere» risposi, imitandolo, e uscii dal letto.

Mezz’ora più tardi mi resi conto di aver esagerato, preparai una colazione fin troppo abbondante, che bastava a sfamare almeno cinque persone, pancake, cioccolata calda, latte, spremuta d’arancia, biscotti, purtroppo confezionati e qualche frutto. Filippo entrando in cucina rimase sorpreso.

«Non mi pare avessimo ospiti per colazione» disse ridendo mentre si sedeva davanti quel banchetto.

«Sì, credo di avere esagerato, ma quando cucino mi perdo nei miei pensieri, c’è ancora della roba per quando si sveglierà Emma» risposi sedendomi al tavolo. Lui spalancò gli occhi.

«Non penserai che le farei mangiare del cibo riscaldato?» dissi disgustata solo al pensiero.

«Non sia mai. Allora cosa mi consigli su questi?» chiese parlando dei pancake.

«In teoria ci andrebbe dello sciroppo d’acero, ma non ne hai, poi ho pensato a della marmellata, ma non hai nemmeno quella quindi … questa è la risposta migliore» risposi, versando del cioccolato fuso sui pancake.

«Cioccolato, ovvio, perché non ci ho pensato da solo» affermò ridendo.

«Fortunatamente hai una bambina, altrimenti nemmeno il cioccolato ci sarebbe stato, a quel punto, sarebbe stato un disastro colossale» dissi scoppiando a ridere.

Lui rise, ma poi si bloccò, poggiò il gomito sul tavolo e il mento sulla mano. Imbarazzata, smisi di ridere.

«Non ti hanno mai detto che è maleducazione fissare le persone?» chiesi cercando di scampare all’imbarazzo.

«Sì, ma è impossibile non fissarti quando ridi, sei bellissima» affermò lui, sentendosi più in imbarazzo di me dopo aver ripensato alle sue parole.

«Purtroppo non ho molti motivi per ridere» dissi onesta.

«Felice di avertene dato modo allora» rispose iniziando a mangiare la sua colazione.

Per un po’ mangiammo in silenzio, senza imbarazzo però, solo un momento di tranquillità, che scomparve non appena Emma entrò in cucina.

«Papà, ho fame» si lamentò la piccola stropicciandosi gli occhi.

«Vieni piccola, Lorena ha preparato tante cose buone» disse Filippo alla figlia.

La piccola Emma spalancò gli occhi quando vide il tavolo imbandito. Guardò il padre e ridendo gli chiese.

«Papà possiamo tenerci Lorena? Tu non fai mai tutte queste cose buone per colazione» chiese con allegria Emma iniziando a mangiare.

Noi due ci guardammo un attimo negli occhi, io non sapevo cosa rispondere, e Filippo rimase un attimo a pensare una buona risposta per non far rattristare la figlia.

«Purtroppo Lorena lavora, non potrà venirci a preparare la colazione tutti i giorni, e ha una sua casa dove dovrà tornare» l’ultima frase era una bugia ovviamente, non avevo nessuna casa dove tornare, non per sempre almeno.

«Papà certo che sei sciocco delle volte, Lorena verrà ad abitare qui con noi, così tutti i giorni io mangerò queste cose buone» disse lei semplicemente, come fosse la cosa più ovvia.

«Non penso si possa fare piccola, ora mangia. Dove vuoi andare oggi?» gli chiese Filippo.

Lei stette un attimo a pensare come una donnina, con l’indice sulla sua boccuccia, e gli occhi socchiusi, pensava, pensava, poi d’un tratto spalanco gli occhi.

«Papà va bene se andiamo allo zoo? Vorrei vedere gli animali, ma solo se viene anche Lorena» disse lei incrociando le braccia.

La comicità di quel momento era unica, una bambina così piccola ma già decisa e sicura di se. Filippo mi guardò, chiedendomi con lo sguardo se fossi d’accordo. Io sorrisi e parlai a Emma.

«Dimmi, ma ci sono anche i leoni in questo zoo?» chiesi io con vera curiosità.

«Sììì» rispose lei ridendo.

«Allora non posso assolutamente mancare» le risposi, contagiata dal suo entusiasmo.

«No, non puoi, io allora vado a prepararmi» disse correndo in camera sua.

«Una bimbetta intelligente, per i suoi cinque anni» affermai.

«Mi sono ripromesso che avrei usato ogni minuto per stare con lei, e che sarebbe diventata una bambina giudiziosa, ovviamente mia madre mi ha dato una mano, va nella migliore scuola privata di Roma, voglio solo il meglio per lei, ma non per questo intendo viziarla» mi spiegò Filippo, e certo non potevo negare che avesse ragione, io avrei fatto la stessa cosa, se avessi potuto.

Ci preparammo per andare allo zoo, per mia fortuna avevo messo un cambio abbastanza adeguato all’occasione, jeans, maglioncino azzurro e un paio di sneakers, quando fui pronta mi recai in salotto dove trovai Emma ad attendermi con impazienza, lei aveva scelto un total pink, molto carina, fuseaux e maglioncino, per essere così piccola capiva già molto di tutto quello che la circondava, ma forse la perdita della mamma l’aveva costretta e diventare grande troppo in fretta. Povera piccola, si sentirà così diversa, e probabilmente anche sola a volte, un po’ come me, ma io una mamma ce l’ho.

«Eccovi qui» esclamò Filippo dopo averci trovate.

Filippo come me aveva optato per un paio di jeans, ma al posto del maglione una felpa grigio scuro, che devo dire faceva il suo effetto, mi sentii avvampare per il pensiero poco opportuno che stava per affiorarmi alla mente.

«Emma che ne dici di portare la fotocamera?» chiese Filippo alla figlia.

«Sìì» ed Emma volò in camera sua.

Io stavo ridendo per la reazione della piccola, quando mi accorsi dello sguardo che Filippo mi stava rivolgendo, di colpo mi bloccai, conoscevo quello sguardo, probabilmente era lo stesso che avevo io poco prima. Filippo mi si avvicinò e mi disse sussurrando.

«Sei stupenda anche così, non pensare di scapparmi solo perché mia figlia è presente, ti ricordo che la notte fa sonni tranquilli» disse sfiorandomi il lobo con i denti.

Un’ondata di fuoco mi attraversò le vene, bastava così poco per lui per farmi andare fuori di testa, cosa diavolo mi aveva fatto? Lui mi sorrise e si scansò da me, non abbastanza da far calmare il mio respiro però.

«Siamo pronti, adesso possiamo andare» disse Emma con voce squillante e fotocamera in mano.

Dopo venti minuti di macchina, e altrettanti di fila, finalmente entrammo nel bioparco, la giornata passò tranquillamente, senza problemi, Emma si divertiva e Filippo era entusiasta dell’uscita, e probabilmente anche del fatto che piacessi così tanto a sua figlia.

Quanto veramente poteva importare se con ogni probabilità sarei dovuta andare via da lì a qualche giorno? Avevamo fatto un enorme sbaglio, io e Filippo, e sicuramente chi ne avrebbe pagato più le conseguenze sarebbe stata la piccola Emma, quando me ne fossi andata avrebbe sofferto, più tempo trascorrevo con loro più rischiavo di ferirla, e questo pensiero mi faceva male, avrei potuto reggere il dolore di Filippo, se pure provava qualcosa che lo avrebbe fatto soffrire con una mia partenza, ma non avrei mai potuto sopportare di far soffrire una bambina così piccola.

Presi una decisione in quel momento senza rendermene conto, e l’avrei messa in atto il prima possibile, almeno era quella l’intenzione. Quando rientrammo a casa mi resi conto che ormai era troppo tardi, avevo gettato ombre sulla vita di Filippo e queste incombevano minacciose su di lui e sulla piccola Emma, sì ero certa, avevo sbagliato tutto, ma ormai il danno era fatto, ora potevo solo trovare il modo di limitare i danni, e la soluzione, mi resi conto, era solo una e avrei dovuto arrendermi a ciò da cui fuggivo da anni.

Questo pensiero spense in me una scintilla, che non mi ero resa conto di avere fino al momento in cui avevo capito di averla fatta estinguere.

 

 

FINE 9° CAPITOLO

 

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ARRIVEDERCI A DOMENICA PROSSIMA

Questo racconto inedito pubblicato a puntate è un’opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

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8 commenti

  1. Pherenike

    Buongiorno a tutte. Oggi il primo commento è il mio. Volevo dirvi che ciò che ho scritto non è inventato, ho fatto delle ricerche ovviamente. Buona lettura ragazze.

  2. Ida

    Questo racconto è bellissimo! Mi ha catturato subito ed ora è diventato sempre più intrigante. I misteri continuano. Vedremo cosa ha intenzione di fare Lorena. Aspetterò con molta curiosità il prossimo capitolo. Brava, Pherenike. Ciao. A presto.

  3. Minù

    Ohh pherenike. …questo capitolo è stato intenso…
    mi piace questo trio , non vorrei che si sciogliesse mai… credo che qualunque cosa stia girando nella testa d Lorena,Filippo farà il possibile e anche di piu per tenerla con lui. Mi sa tanto che lui c’è dentro quasi sino al collo 😉 e anche lei….
    Brava .

  4. Rosy ♥

    Certo che Lorena non è stata molto fortunata…
    Non vedo l’ora di scoprire cosa accadrà in seguito 🙂
    A domenica prossima Pherenike <3

  5. Samy

    Ciao Pherenike, questo capitolo mi ha rattristato un po’… 🙁 dopo l’inizio bollente e spumeggiante che mi aveva caricato, mi è sembrato di capire che Lorena si stia arrendendo… Spero che Filippo si accorga che lei è importante per lui e lotti per farle cambiare idea… Brava! A domenica prossima!

  6. L'amica

    A me la storia di Lorena continua a non convincere… Non si capisce perché sta ragazza debba sposarsi per forza. Basterebbe una denuncia… Bo, non riesco proprio a farmi andare giù questa parte, ma probabilmente sono io. In questo capitolo, comunque, ci sono alcuni errori nei tempi verbali, nell’uso della punteggiatura è uno stile a volte poco fluido. Non del tutto convinta

  7. Pherenike

    Per la storia dell accordo non posso dirti nulla se non ti piace non ti piace. Per quanto riguarda gli errori probabilmente una svista e cmq non sono una scrittrice esperta ma le critiche sono bene accette. .. anche quelle servono per la propria crescita personale.

  8. Claudia

    Pherenike buonasera! Ultimamente la domenica riesco a leggerti solo sul tardi O_O”
    Mi piace tanto questo trio 😉 anche se immagino che le cose non rimarranno rosa e fiori perchè i problemi sono dietro l’angolo… 🙁
    Io,adoro i pancake e li faccio ogni tanto … *___* slurp! Mi hai fatto venire vogliaaaaaaaaaa