Nuovo racconto inedito – “Passione Fondente” – 8° Capitolo

Buongiorno a tutte, nel capitolo di “Passione Fondente” che ci attende quest’oggi niente tentazioni golose, ma tante emozioni contrastanti, chiarimenti e spiegazioni.

Per Filippo e Lorena è arrivato il momento di scoprire altri segreti del loro passato, ma non proprio tutti tutti, solo alcuni, giusto per stuzzicarvi ancora un pò e solleticare la vostra curiosità  in attesa del prossimo appuntamento.

Iene noi 😉

Non mi resta che augurarvi buona giornata e soprattutto…

Buona Lettura

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– PASSIONE FONDENTE – 

-OTTAVO CAPITOLO – 

-Fortuna o scherzo del destino?-

Filippo si avvicinò al letto di Emma, sua figlia, e si mise in ginocchio accarezzandole i capelli del colore dell’oro.

«Emma, piccolina svegliati, torniamo a casa» disse lui continuando le sue carezze.

A quel punto dalle coperte sbucò fuori un faccino piccolissimo, sbatte le palpebre e si stropicciò gli occhi, di un verde più intenso di quelli del padre, per poi mettere a fuoco la figura di Filippo. Filippo, suo padre, non credo di aver mai subito uno shock così forte, a parte quella volta in cui … ma ricacciai indietro il pensiero, non era assolutamente il momento esatto per pensare alle mie disgrazie. Una piccola vocina interruppe i miei pensieri.

«Ciao papino, ti stavo aspettando, ma mi sono addormentata» disse lei con un sorriso abbagliante. Poi si accorse di me.

« Chi è quella bella signora?» chiese al padre curiosa.

«Allora tesoro, questa signora è un’amica di papà» al suono di quella parola rabbrividii.

«Ciao, io sono Emma, tu chi sei?» mi chiese.

«Lorena» quasi come per abitudine risposi, ma le mie parole erano di ghiaccio.

«Dimmi un po’ piccola, cosa hai fatto di bello oggi?» chiese Filippo.

Emma iniziò un discorso affascinante sulle cose che aveva combinato, io la ascoltai, provando con tutta me stessa a scacciare i brutti pensieri dalla mia mente, ma dallo sguardo che fece Filippo, non ci stavo riuscendo granché bene. Una fitta allo stomaco mi avvisò che la tensione era ormai troppa.

«Scusami Cinzia, dove posso trovare il bagno?» e sperai che fosse nelle vicinanze.

«Lo trovi sulla destra appena esci» rispose lei guardandomi e capì che qualcosa non andava «Tutto bene Lorena?» mi chiese preoccupata.

«Benissimo, ho solo bisogno del bagno» dissi e uscii di corsa dalla camera.

Fortunatamente il bagno era a pochi passi.

Feci appena in tempo ad alzare la tavoletta che un conato violento mi obbligò a buttar fuori tutto quello che avevo in corpo. Fortunatamente ormai ero a stomaco vuoto, altrimenti non sarebbe finita così presto.

Mi sciacquai la bocca meglio che potevo e la faccia, dal mio riflesso capii quanto veramente fossi agitata.

Aspettai che il respiro rallentasse, presi due grosse boccate d’aria e uscii, per andare incontro alla mia punizione per non aver sposato Matteo, perché quella che avevo di fronte non poteva essere vista in altro modo.

Dalle voci capii che si erano spostati davanti al portone. Arrivai da loro proprio mentre si stavano salutando.

«Eccoti, tutto bene?» mi chiese ansioso Filippo con il fagotto in braccio.

«Sì tutto bene, forse un po’ d’influenza» mentii, alla fine non sono proprio affari suoi.

«Bene allora andiamo» continuò lui aprendo il portone.

«Lieta di aver fatto la tua conoscenza Lorena, spero di rivederti presto» disse Cinzia con sincerità.

«Il piacere è stato mio, ma non credo di poterla rivedere, probabilmente dovrò trasferirmi per impegni di lavoro» risposi, con lo sguardo minaccioso di Filippo addosso, forse era un tantino incavolato, lui, io invece ero al settimo cielo ora che avevo scoperto che aveva una figlia, e ovviamente un’ex moglie da mantenere chissà dove.

«Beh, ti auguro buona fortuna allora» disse Cinzia.

«Grazie» e il portone si chiuse.

Ci dirigemmo in macchina, e il tragitto fu ancora più pesante di quello precedente.

A quel punto il dolore era troppo, una bambina, perché un uomo divorziato, con una bambina addirittura?

Quanto è strana la vita, più cerchi di sfuggire alle cose, più queste ti corrono dietro. Altri dieci minuti di macchina e arrivammo a casa sua, un appartamento in una zona abbastanza bene della città se non ricordavo male, non molto lontana da Piazza di Spagna.

Quando entrai, rimasi scioccata per la bellezza di quell’appartamento.

Dall’entrata si apriva un grande salone, con arredo moderno scuro. Grandi feste qui dentro, pensai.

«Vieni ti mostro la casa» disse Filippo.

«No no, tocca a me papà» lo interruppe Emma.

Io rimasi un attimo impietrita dal suo entusiasmo e riluttante le diedi la mano che mi chiedeva.

«Hai freddo Lorena? Papà accendi il riscaldamento che la tua amica ha freddo» disse lei in tono deciso verso suo padre.

Di corsa mi fece vedere ogni stanza, dopo il salone c’era un enorme cucina, di fronte c’era un bagno, da dove partiva un lungo corridoio che porta nella zona notte, due camere, una matrimoniale e una cameretta, altri due bagni, uno per camera. Dopo quella veloce presentazione mi portò in camera sua, e si diresse verso il letto.

«Questa è la mia cameretta, lei è Mimi» disse, indicandomi una bella bambola dai boccoli castani.

«Bella, la camera, e anche Mimi» dissi, provando a farle un sorriso.

«Bene, ora io e Mimi prepariamo un tè, puoi sederti qui se vuoi» mi disse indicandomi un piccolo tavolino di legno elegante rosa, con sedioline abbinate.

Io mi sedetti, ma trovandomi in difficoltà in quella situazione assurda, iniziai a sfregare le mani, come se stessi lavando un panno. Lo stomaco mi stava avvertendo che probabilmente non avrei retto per molto, ma per mia fortuna Filippo ci aveva trovate.

«Eccovi qui, Emma, Lorena ha bisogno di riposare, non sta affatto bene » disse lui alla figlia.

«Va bene, però dopo essersi riposata potrà giocare con me e Mimi?» gli chiese lei con due occhioni verdi.

«Se una volta riposata si sentirà bene, senza dubbio» disse lui avvicinandosi a Emma e dandole un tenero bacio sulla fronte.

Lei mi sorrise e Filippo mi trascinò fuori dalla stanza, dato che io non muovevo un solo muscolo. Mi portò in cucina e iniziò a preparare un caffè, in quel momento era proprio quello che ci voleva. Mi preparai a parlare, dovevo capire la situazione, e dato che lui mi voltava le spalle, ne approfittai.

«Potevi dirmi che eri separato, e con una figlia, non mi sarei mai sognata di fare quello che ho fatto se lo avessi saputo» sputai sincera.

Lui fece un sospiro profondo come voler provare a spiegare l’evidenza, tolse la tazzina dalla macchinetta e me la mise davanti.

«Non ritenevo fossero affari tuoi, all’inizio, e comunque non sono separato» disse, girandosi per prendere lo zucchero.

«Che vuol dire? Che ogni tanto dimentichi di avere una moglie e te la spassi?» dissi disgustata, lui per un attimo mi mostrò uno sguardo furioso, poi di nuovo sospirò.

«No, non vuol dire che mi dimentico mia moglie, vuol dire che mia moglie non c’è più, è morta per complicazioni da parto» disse tutto d’un fiato, addolorato.

Quando quelle notizie arrivarono al mio cervello basito, il disgusto si rivolse verso me e le mie frettolose conclusioni, sono proprio una cretina, non aspettare mai che qualcuno ti spieghi prima di aprire bocca e sputare sentenze.

«Accidenti, scusami, non pensavo, non volevo» non sapevo come scusarmi.

«Non preoccuparti, in fondo è anche colpa mia, non ti ho detto nulla di me, nonostante tu mi abbia raccontato più del necessario. Te lo avrei detto, ma più in la probabilmente, e con più tatto, ora non ero affatto pronto» ammise.

«Va bene, ti prego, dimmi che hai qualcosa per il mal di testa, oggi ne sono successe davvero troppe» chiesi implorante.

«Sì ho qualcosa» mi rispose, voltandosi verso uno sportello in alto della cucina, quello destinato ai medicinali.

«Ti ringrazio, ho bisogno di riposo, mi stendo sul divano» dissi ingoiando l’analgesico che mi aveva dato.

«Sei sempre dell’idea di andartene?» chiese curioso.

«Sinceramente non vedo altra via d’uscita, ora ancor di più» risposi alludendo a Emma, non era proprio il caso per me stare con qualcuno in modo serio, per di più con una figlia.

Lui annuì, allora mi diressi in quell’enorme sala, con un divano cinque posti e una chaise longue, io preferii la parte della seduta, mi distesi, e provai a non pensare, cosa che mi risultò molto difficile. Alla fine lo stress ebbe la meglio, caddi in un sonno profondo, ma presto mi pentii di quella decisione. Mi ritrovai in una stanza angusta, dalle pareti bianche, una stanza d’ospedale, mi resi conto in ritardo che avevo qualcosa tra le braccia, quando guardai in basso, una piccola testolina con dei grandi occhi chiari mi guardava curiosa, mi sorrise con la sua piccola bocca priva di dentini, e il calore m’invase il corpo. Qualcuno entrò nella stanza, mi strappò dalle mani il mio piccolo tesoro e incominciò ad allontanarsi, io provai a raggiungerlo, ma era impossibile, si allontanava troppo velocemente.

«No» urlai, mentre mi svegliavo di soprassalto.

Respiravo affannosamente, seduta sul divano, con le lacrime agli occhi, Filippo era corso da me, io non riuscii a non abbracciarlo, quel sogno era stato troppo, un dolore lancinante mi squarciò il petto, gli morsi forte una spalla, nel tentativo di placare l’urlo di angoscia che stava uscendo volontario dalla mia bocca. Dopo quello, il pianto ne prese il posto, tormentata dal dolore, e dal ricordo, non riuscivo a tranquillizzarmi, ancora stretta a Filippo, che non aveva detto una parola dopo il mio brusco risveglio. Lacrime, e ancora lacrime, pensai che non sarei più riuscita a fermarmi, quando Filippo mi sorprese.

«Cazzo Lorena, basta» disse furioso, allontanandomi quel poco da lui per potermi vedere in volto.

«Cristo Lorena, che cos’hai?» continuò ancora più adirato.

Non ci riuscivo, non ce la facevo a parlare, non in quel momento, tra le sue braccia, un posto ormai familiare e confortevole.

I miei occhi si gonfiarono di lacrime, provai a trattenerle, ma fu impossibile, alla fine di nuovo mi rigarono il viso, in quel momento Filippo mi sorprese, baciandomi.

Un bacio così tenero che mi lasciò basita.

Ed io mi chiesi come poteva quest’uomo, che aveva perso così tanto, trovare la forza di andare avanti, non dimenticare, ma reprimere quel poco il dolore che probabilmente lo ha devastato, la risposta mi fu chiara.

Emma, lui aveva un motivo per vivere, un motivo per trovare ogni giorno il coraggio di andare avanti, un motivo per combattere il dolore, un motivo che era tutta la sua vita, la sua piccola bambina. La consapevolezza di quella forza mi diede un po’ di pace e serenità. Finalmente le lacrime si placarono e riuscii a parlare.

«Mi dispiace Filippo» dissi con le labbra appoggiate alle sue.

«Non è possibile che quello che sta succedendo ti stia provocando tutto questo, c’è qualcos’altro, hai urlato di dolore, non di rabbia, come se ti stessero strappando via l’anima, cosa c’è Lorena, dimmelo» mi chiese supplicando.

Non saprei dire se mi convinse il suo tono, o la sua disperazione, ma annuii, pronta a rivelargli il mio ultimo segreto, il più grande segreto, a differenza dell’altro, questo era solo mio, come solo mio era il dolore che provavo.

«Va bene, ma ho bisogno di bere, una birra magari» chiesi timorosa. Lui annuì e mi riporto in cucina. Mi aprì una birra e me la porse.

Bevvi il primo bicchiere e mi fermai a pensare a quanto simili fossero le nostre storie, era altamente improbabile incontrare qualcuno che potesse capire la mia sofferenza eppure lo avevo trovato.

Possibile che non fosse una punizione?

Ma bensì un regalo, fattomi per alleviare tutte le mie passate sventure?

Un uomo, con una figlia, potevo essere più sfortunata?

O magari invece ero stata proprio fortunata. Poi mi venne in mente che probabilmente da lì a poco sarei dovuta scappare, e la fortuna mi avrebbe abbandonata.

«A cosa pensi?» mi chiese Filippo

«A quanto siano simili le nostre vite e a quanto il destino si stia prendendo gioco di me. Allora, vuoi conoscere tutta la storia?» chiesi per essere certa che non stesse cambiando idea.

«Sì, non so il perché ma ne ho bisogno, non posso vederti in queste condizioni, devo sapere se posso fare qualcosa» confessò lui.

«Ti ringrazio, ma non credo che tu possa aiutarmi in qualche modo, almeno per quanto riguarda questo. Pronto?» chiesi ancora.

«Pronto» rispose deciso.

Io mi feci coraggio e mi preparai a raccontare l’ultima verità, dopo di quella non avevo nient’altro da nascondere, nient’altro da cui fuggire, se non dal dolore stesso, sarò svuotata di tutta l’angoscia che mi opprime da anni. Chissà, forse sono stata veramente fortunata a incontrare Filippo.

 

FINE 8° CAPITOLO

 

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ARRIVEDERCI A DOMENICA PROSSIMA

Questo racconto inedito pubblicato a puntate è un’opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

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11 commenti

  1. Chiara2607

    All’inizio ero scettica su questo racconto..non mi convinceva tanto..ma ora…..Non vedo l’ora sia domenica prossima!!!!!!!!!!!! E’troppo coinvolgente!! Sei veramente bravissima!! Mi hai fatto entrare nella storia!! Brava davvero! 😉

  2. Claudia

    Mmmmm…..quanti misteri! Un colpo di scena dopo l’altro. 😉
    Pherenike a questo punto non posso che aspettare domenica prossima per capirne di più.
    Un abbraccio e buona domenica

  3. Minù

    Wow ….penso di aver capito che segreto ja Lorena, o almeno in parte…e ora sono curiosissima di sapere come sono andate le cose e soprattutto come reagirà Filippo 🙂
    Brava , bel capitolo…solo troppo corto 😉

  4. Ida

    La disperazione di Lorena mi sembra esagerata. Va bene, Filippo ha una figlia e non mi sembra che sia una cosa insormontabile in una relazione seria.
    Credo che Lorena ha, forse, anche lei un figlio e ora le vengono i sensi di colpa e altri rimorsi.
    Ha reagito troppo male di fronte alla piccola Emma.
    Aspetto domenica per sapere. Non vedo l’ora. Bello e intrigante il tuo racconto , Pherenike. Mi è piaciuto subito ed ora mi piace ancora di più di fronte a questi misteri.
    Ciao a tutte e buona domenica.

  5. Pherenike

    Buongiorno a tutte… per la lunghezza del capitolo ti do ragione minù All’inizio era più lungo…molto più lungo, quindi ho preferito farne due capitoli… ovviamente non potevo rivelare tutto subito, altrimenti che gusto c’era? Ogni cosa a suo tempo. Buona giornata e buona lettura a tutte..

  6. Ronny

    Noooo!!!non puoi fermarti così,e farci attendere un’altra settimana!!!
    Complimenti bellissimo anche se un po’ troppo corto…

  7. Alessia

    oddiooooooooo! !!! vuoi vedere che lei ha anche una bambina o bambino che le hanno portatato via??? e scommetto che è di Matteo! !! mamma mia che storia!!! non vedo l’ora che sia domenica

  8. Rosy ♥

    Wow 🙂
    Le altre hanno detto tutto: BRAVISSIMA PHERENIKE <3

  9. Romina

    Molto intenso questo capitolo è molto doloroso ……si è percepio un disaggio che Lorena porta dentro di se…..la reazione che ha avuto alla scoperta della figlia di Filippo e ‘ stata strana e inaspettata, credo che forse lei abbia perso un figlio però non capisco a questo punto chi possa essere stato il padre …..mi sembra strano che possa essere Matteo (oddio non so se ricordo bene il nome dell’ex che deve sposare x via di quel partito tra famiglie) …..perché comunque ci sarebbe stato qualcosa a legarli ed invece lei non mi sembra che provi proprio nulla per lui (ma potre ovviamente sbagliarmi nelle mie supposizioni completamente) certo è che la reazione di Lorena è stata forte quando ha scoperto della piccola Emma è che tenerezza Filippo quando ha raccontato di come ha perso la moglie!
    Il sogno di Lorena e’ stato inquietante e la reazione quando si è sbegliata stretta tuo per questo mi fa pensare che non sia solo un sogno…….ora dobbiamo solo aspettare una settamana x sapere……aiutoooooo!!!!! C’è la farò !!!!! Grazie x la storia oggi niente cioccolato però molte emozioni !

  10. rosig

    Bel capitolo Pherenike credo di aver capito il suo ultimo segreto vedremo domenica ! !