Nuovo racconto inedito – “Passione Fondente” – 7° Capitolo

Buongiorno a tutte, ogni promessa è debito e dopo una settima d’attesa oggi potrete finalmente scoprire com’è andata a finire tra Filippo e Lorena e il loro appuntamento molto cioccolatoso.

Mettiamola in questi termini, qualcuno ha gradito, parecchio!

Sedetevi e gustate questa golosa puntata con moltaaaaa calma e preparatevi anche a qualche rivelazione davvero inaspettata.

Non mi resta che augurarvi buona giornata e soprattutto…

Buona Lettura

 

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– PASSIONE FONDENTE – 

-SETTIMO CAPITOLO – 

-Il gelo nel cuore-

Filippo mi baciava e mi teneva stretta a se come se da un momento all’altro dovessi scomparire, e probabilmente avrei dovuto avere le stesse sensazioni, data la mia situazione, ma non era così. Non sentivo la perdita o la sconfitta tra le sue braccia, bensì il calore e la forza, la forza di qualcosa di grande e sconosciuto per me.  A un certo punto mi ricordai che non avevamo tutta la giornata e con un sospiro mi staccai da lui.

«Abbiamo un’ora e mezza a disposizione, e mi piacerebbe dividere questa cosa con te» confessai guardandolo negli occhi.

«Bene, allora cominciamo»mi rispose sempre con gli occhi fissi nei miei.

Allora iniziò a spogliarmi e mi scappò un sorrisetto compiaciuto. Mi tolse dal primo all’ultimo indumento con una calma incredibile, io non ci sarei riuscita, alla fine ero completamente nuda davanti a lui.

«Bene, ora tocca a me» esordii.

Spogliarlo risultò molto più eccitante di quello che pensavo, e scorrere le dita sul suo torace mentre toglievo la maglia fu inebriante. I pantaloni, beh, non potevo che ritenermi fortunata per avere tra le mani quel ben di Dio, e mi chiesi cos’avevo fatto di tanto buono da meritarmi tutto ciò, mentre li calavo, assieme ai boxer, liberando la sua erezione, fui sorpresa di vedere che era già duro. Mi alzai e lo baciai.

«Temo che per questo dovremmo aspettare» dissi, stringendogli il membro in mano.

«Stai cercando di farmi impazzire vero?» mi chiese mordendomi il collo.

«Guarda fosse per me, ti butterei in quella vasca e ti scoperei finché ne ho le forze, ma non possiamo» affermai girandolo verso la vasca e indicandogli un cartello che diceva.

È severamente vietato avere rapporti sessuali nelle vasche di cioccolato.

«Penso che dovrò fare due chiacchiere con Gabrielle, ma nel frattempo».

«Aaa, mettimi giù» urlai quando mi prese in braccio come fossi una bambina.

«Certo che ti metto giù, ma nella vasca» disse sorridendo.

Si diresse nella vasca e s’immerse nel cioccolato con me tra le braccia. Una volta dentro mi lasciò andare, per stringermi in un abbraccio d’acciaio mentre mi baciava con foga impossibile. In un attimo fummo ricoperti di cioccolato anche sul viso, come aveva detto, passò la lingua su di me, fin dove riusciva ad arrivare, la bocca, il collo, il seno, ma tutto era inutile perché il cioccolato era ovunque intorno a noi, le guance il mento, e ogni volta doveva ricominciare da capo.

«Mi pare di averti colpito» dissi baciando la sua bocca fondente.

«O Lorena, tu mi stai devastando con tutto questo cioccolato, non puoi nemmeno immaginare quanto» rispose con la fronte appoggiata alla mia.

«Dovrebbe essere un complimento?» chiesi scostandomi da lui.

«Scusami non volevo offenderti, è che tutto questo mi sembra impossibile, però sì è un complimento, mi stai devastando, ma allo stesso tempo colmi qualcosa che non pensavo fosse di nuovo possibile » e mi baciò.

Avrei voluto chiedere che cosa intendesse. Cosa gli stavo facendo di così straordinario, ma non ci riuscii, anche perché sapevo cosa voleva dire avere un segreto, e sapevo anche che quando si sarebbe sentito pronto me lo avrebbe rivelato. Così passammo un’intera ora a coccolarci in quella vasca golosa. Era strano pensare a quanto fossero cambiate le cose in così poco tempo, mai e poi mai avrei immaginato di venire qua con un uomo. Restammo fermi immobili per un po’ io appoggiata a Filippo, mentre lui si sorreggeva ai bordi della vasca. Guardai la sveglia della stanza e notai che erano le tre, feci un sospiro e parlai.

«Non vorrei rovinare questo momento, ma dobbiamo lavarci e lasciare libera la stanza per le pulizie» dissi sconfortata.

«Lo hai proprio rovinato, ma non è certo colpa tua, dai andiamo» mi prese la mano e mi tirò fuori da quel liquido lussurioso.

Quando uscimmo dalla vasca, l’eccitazione mi sorprese, vederlo lì con il cioccolato che gli scivolava sul corpo, fu la fine. Mi avventai su di lui e iniziai a baciarlo avidamente e a leccarlo e gemetti dal piacere.

«Ricordati il cartello» disse lui respirando a fatica dato il mio attacco a sorpresa.

Poi d’improvviso un’idea mi passò per la testa. Lo presi per mano e mi diressi in bagno, aprii la doccia ma non mi ci misi sotto. Lo guardai con le mani sui fianchi, come a invitarlo. Lui mi guardò perplesso.

«Guardati intorno, nessun cartello qui» dissi, con un sorriso che aveva ben poco d’innocente.

Lui perlustrò il bagno, e quando si rese conto che avevo ragione un ghigno gli si stampo in faccia.

«Bene bene, è ora di pulir via tutto quel cioccolato» e si avventò su di me.

Iniziò a baciarmi con forza, poi mi morse il labbro, scivolando con la lingua sui seni ricoperti di cioccolata. Quello che provai in quel momento era indescrivibile, il mio più grande desiderio stava prendendo forma, io completamente ricoperta di cioccolato con lui che leccava ogni parte del mio corpo. Mi spinse fino alla parete dietro la doccia, fortunatamente era di quelle a muro non cabinata, quindi avevamo tutto lo spazio necessario, e quando i suoi baci iniziarono a scendere il caldo si faceva sempre più pressante, arrivò sotto l’ombelico leccando e succhiando per poi risalire fino al seno senza mai staccare la lingua dal mio corpo, stavo andando in estasi.

«Ti prego, non ce la faccio più, togli via da lì quel cioccolato» lo implorai.

«Abbi un po’ di pazienza, è quello che sto facendo» rispose beffardo.

Di nuovo partì da sotto l’ombelico e arrivò ai seni, una, due, tre volte, persi il conto, e proprio quando stavo prendendo abitudine in quel movimento, mi sconvolse. Arrivò in basso fino al clitoride, e iniziò a succhiarlo, e l’eccitazione crebbe sempre più.

«A sì, ti prego, mi fai impazzire» mugolai di piacere.

Dopo di ché fu la volta delle dita, prima una poi un’altra si ritrovarono nella mia vagina, e al diavolo la privacy, buttai un urlo di piacere che probabilmente non sarebbe scappato a chi passava li davanti.

«Grida, fallo per me, mi piace farti godere» disse Filippo.

Ero talmente eccitata da tutto quello che era successo che l’orgasmo sarebbe arrivato presto, ma non così. Presi Filippo per la testa e lo obbligai ad alzarsi. Lo appoggiai alla parete e lo baciai.

«Ora tocca a me» dissi impaziente.

Lo baciai e lo leccai, proprio come aveva fatto lui con me. Dall’ombelico fino ai suoi magnifici pettorali scolpiti, una, due, tre volte, e altre di cui persi il conto, alla fine mi inginocchiai e glielo presi in bocca. Il suo sapore unito a quello del cioccolato era fantastico, il suo membro duro dentro la mia bocca, avvolto dalla morbidezza del cioccolato fuso, che duo perfetto, glielo leccai e succhiai avidamente, con le unghie conficcate nel retro delle sue cosce per sorreggermi, e sentii il suo piacere aumentare. Un gemito più forte mi fece capire che anche lui stava per venire, allora mi bloccai e mi alzai.

«Meglio delle ciliegie col cioccolato?» mi chiese spavaldo.

«O molto meglio. Bene, è ora che mi scopi a dovere, e poi mi lavi, o al contrario come preferisci» dissi provocandolo.

«Ah Lorena, tu e la timidezza» rispose sorridendo.

Mi portò sotto il getto dell’acqua e iniziò a passarmi le mani ovunque per lavare via, in parte, il cioccolato. Poi di nuovo mi spinse verso la parete.

«Ti ho lavata, più o meno, e ora ti scoperò a dovere, a tua grande richiesta» sghignazzò sulle mie labbra.

Mise il suo pene davanti alla mia vagina, e con perfetta lentezza mi penetrò a fondo. Io gemetti, agognavo quel momento da quando lo avevo visto la prima volta. Lui dentro di me così duro, era perfetto, iniziò a spingersi ripetutamente dentro di me, a ogni colpo sentivo l’eccitazione aumentare, e dovevo ammettere che pur essendo una posizione non molto comoda, lui non diede segno di cedimento. I miei gemiti si facevano sempre più forti, la bocca di Filippo aumentava l’estasi baciando ogni centimetro del mio corpo. La sensazione che provavo era sconvolgente, le sue spinte, sempre più forti e decise, mi stavano sgretolando dall’interno, da quella parte dentro me così sensibile al suo tocco esperto, “Dio quanto è bravo”, pensai tra me.

«Filippo, ah, non credo che … Resisterò ancora per molto» sbiascicai tra i gemiti.

«Non preoccuparti, non penso che mi scapperai tra le mani, mi devi delle lezioni» rispose lui affannato.

Le lezioni, fossero tutte così, te ne darei a vita. Filippo mi baciò aggressivamente e questo mi fece esplodere in un orgasmo potente e infinitamente lungo.

«Sì Filippo» gemetti, contraendo e avvolgendo il suo granitico membro.

«Cazzo Lorena» ed esplose anche lui, gemendo e godendo.

Ci sdraiammo a terra sfiancati dal fantastico sesso al cioccolato. I respiri ancora irregolari, io stavo sdraiata sul suo petto e sentii il suo cuore rallentare fino ad arrivare a un ritmo normale.

«Vedi, non è poi così male il sesso al cioccolato» dissi ridendo sul suo petto.

«Devo dire che hai ragione, non posso negarlo» rispose anche lui con un sorriso.

«Dobbiamo lavarci, è ora di andare» dissi sospirando, un po’ rattristata mi alzai.

Ci lavammo velocemente, stavamo occupando la stanza da troppo tempo, e sperai che Elle non se ne avesse a male. Scendemmo al piano terra con i capelli ancora umidi. Io mi diressi alla reception per pagare, ed Elle mi accolse con un sorriso malizioso.

«Bene cara, spero che sia stato di tuo gradimento, e dal tuo volto direi di non sbagliare» rimasi impietrita, era così ovvio?

«Gabrielle smettila» la rimproverai, dato che Filippo era pochi passi dietro di me.

«Lorena Ferrara che arrossisce, da segnare sul calendario» continua imperterrita. « Comunque sarò lieta di rivedervi qui, sempre se avete rispettato le regole» disse alludendo al cartello, questa volta scoppiò in una sonora risata, cosa che non scappò a Filippo, che venne al mio fianco.

«Qualcosa di divertente Gabrielle?» chiese lui, che probabilmente aveva ascoltato tutto.

«No, nulla. Stavo soltanto dicendo a Lorena che mi farebbe piacere rivederla al più presto.» rispose lei semplicemente.

«Ah, va bene. Se non hai niente in contrario prenoterei per la settimana prossima» mi chiese guardingo, sperando in un sì.

Ci pensai un attimo, potevo tornare? La settimana prossima, questo significava che, mia famiglia a parte, stava sperando di rivedermi, e questo mi mise un po’ di agitazione, mista anche a emozione, sì, sarei stata contenta di avere un’altra occasione per condividere con lui questa mia passione.

«Credo che si possa fare, però sempre di Sabato, sai con la scuola e le lezioni private» affermai, con lo sguardo attento di Elle su di me. Sapeva bene che non davo lezioni private a nessuno.

«Per sabato ho solo un posto vuoto, alle quattro, altrimenti cambiamo stanza» ci chiese lei.

«No» esclamammo insieme io e Filippo. Ci guardammo in faccia e scoppiammo a ridere.

«Quella di oggi va benissimo» sorrisi a Gabrielle.

«Va bene, allora ci vediamo la settimana prossima» disse sorridendomi e porgendomi il mio bancomat.

«Ciao Elle, a sabato» dissi uscendo dalla porta e ascoltando il suo saluto in perfetto francese.

«Au revoir mon cher».

Filippo mi prese per mano e insieme ci dirigemmo a casa mia. Arrivammo alle quattro e mezza, una volta entrata mi precipitai in cucina, ero molto assetata, un po’ per l’agitazione un po’ per la camminata.

«Un po’ d’acqua?» chiesi a Filippo.

«Sì grazie» rispose semplicemente.«Oggi hai offerto tu, la prossima volta tocca a me» continuò, parlando del conto del salone.

«Non ci pensare proprio, mia l’idea, mio il costo»dissi sfidandolo con gli occhi.

«Se hai intenzione di riportarmi lì dentro non ti azzardare a discutere, possiamo fare una volta per uno? » chiese infine più dolcemente.

«Mmm … Vedremo. Devo dedurre che ti sia piaciuto» affermai curiosa.

«Lorena è stato sconvolgente» confessò.

Mi misi a ridere soddisfatta. Sapevo che sarebbe rimasto sconvolto. In un attimo mi rividi tutto quello che avevamo combinato in quella stanza fondente, e avvampai.

«Cosa c’è?» mi chiese lui.

«Nien-niente» risposi balbettando, voltandomi verso il frigorifero per riporre l’acqua.

«Niente non ti avrebbe fatto diventare scarlatta quindi dimmi» ma si bloccò al suono del campanello.

Per un attimo ci guardammo in silenzio, io non riuscivo a muovere un muscolo, ero terrorizzata dal fatto che potessero essere arrivati. Non avevano sprecato tempo, così presto, non ero pronta, non ora che avevo trovato un motivo per restare, ora che sentivo di essere legata a qualcosa di profondo ed importante. No, non poteva essere vero. Io non mi mossi, quindi Filippo decise di andare alla porta al mio posto. Aprì la porta,e davanti a questa c’era un enorme mazzo di rose, gialle questa volta, che padroneggiava il mio pianerottolo. Lo raggiunsi, rimanemmo immobili per qualche secondo, poi Filippo estrasse il biglietto che era stato appuntato nel mazzo, mi chiese con uno sguardo se potesse aprirlo, io annuii, sinceramente non avevo il coraggio di leggere.

«Sei mia» esclamò, all’iniziò pensai che stesse parlando per se, ma poi capii che invece era ciò che diceva il biglietto.

La testa iniziò a girarmi, dovetti appoggiarmi allo stipite della porta per non cadere, mi accasciai a terra e diedi due pugni sul pavimento per la rabbia.

«Maledetto sia tu Matteo, ovunque ti trovi in questo momento» mi alzai di scatto mentre Filippo mi guardava pensieroso.

Io non gli diedi molta attenzione, avevano vinto, per la seconda volta mi ritrovai a fare le valigie, di nuovo tutto da capo, una nuova città, nuovo lavoro. Stavo mettendo delle cose essenziali nella borsa in camera da letto, e non mi accorsi subito che Filippo era alle mie spalle.

«Cosa diavolo pensi di fare?» mi domandò furioso.

«Cosa credi che stia facendo? Me ne vado, hanno vinto, ricomincerò tutto da capo, in una nuova città» risposi fra le lacrime, ma fu la reazione di Filippo a sconvolgermi di più.

Si mise una mano dietro la nuca, gli occhi sbarrati, il respiro accelerato, poi pian piano si calmò, fece qualche respiro profondo per riprendere il controllo sui suoi nervi e parlò.

«Va bene, finisci la valigia. Ma tu verrai con me» rispose secco,con un tono che non ammetteva repliche.

Fui sorpresa della sua proposta, rimasi un attimo a pensare, poi decisi che forse avrei potuto provare per qualche giorno, allora finii di fare il mio fagotto, lo chiusi e tornai in salotto, dove mi aspettava Filippo.

«Pronta» esclamai con un sorriso, cogliendolo di sorpresa.

«Bene, andiamo, sto facendo tardi» disse lui nervoso.

Molto cavallerescamente prese la mia valigia e c’incamminammo verso la sua macchina, nel tragitto non disse una parola, era scuro in volto, ed io non riuscii a chiedergli nulla, avevo paura della sua reazione. Arrivati alla macchina, una volkswagen Polo nera, mise il mio bagaglio nel cofano ed entrammo in auto. Accese la musica e così capii che non voleva parlare, cosa gli era successo? Era talmente socievole fino all’arrivo di quel fastidioso mazzo di rose. Cos’era successo? Perché era così teso? Poi pensai al suo impegno, quello che aveva interrotto i nostri discorsi. Un imprevisto in famiglia. Accidenti, probabilmente non avrebbe voluto aiutarmi, si è solo sentito costretto, perché abbiamo fatto sesso.

Quanto sono stupida, per un momento pensai che fosse perché provava qualcosa per me, anche se fosse semplice amicizia. Mi rabbuiai, e decisi che in fondo era meglio così. Più percorreva strada più diventava nervoso, lo potevo sentire nell’aria, scoppiettava di elettricità, la musica mi stava infastidendo unita a quel momento di tensione, fu più forte di me, alzai una mano e spensi lo stereo.

Lui mi guardò per un attimo, poi tornò con gli occhi sulla strada, tese la mascella così tanto, quasi a farla uscire dalla pelle. Quando si fermò non capii bene dove fossimo, non conoscevo quella parte della città.

«Devo fermarmi un attimo qui, vieni» disse secco.

Scese dalla macchina, io mi affrettai dietro di lui. Ci trovammo davanti ad un’enorme villa, lui suonò il citofono.

«Chi è?» chiese una voce di donna, e rimasi di sasso.

«Sono io ma» rispose Filippo, e al suono di quelle parole mi calmai. Era casa dei suoi.

Il cancello per i visitatori si aprì, lui mi diede uno sguardo come a dire “andiamo” allora lo seguii. Il portone di casa era già stato aperto. Tirai un sospiro e mi dissi che ormai era troppo tardi per tornare indietro.

Una signora dallo sguardo dolce ci accolse, capelli scuri e occhi verdi, gli stessi del figlio, pensai. Quando mi vide sgranò gli occhi, poi però mi sorrise.

«Mamma lei è Lorena Ferrara, la mia insegnante» spiego lui tranquillamente.

«Piacere signorina» mi disse la mamma dell’uomo che avevo appena scopato. Mamma mia che vergogna.

«Piacere mio signora, mi chiami pure Lorena» dissi stringendole la mano.

«Per carità, non chiamarmi signora. Cinzia va benissimo» rispose lei lasciando la mia mano.

«Emma come sta?» chiese Filippo alla madre. Emma? Ti prego, non dirmi che è fidanzato e mi ha portato a conoscerla. Che situazione sgradevole.

«Un po’ meglio, penso che puoi portarla a casa se hai risolto i tuoi impegni» disse Cinzia benevola.

«I miei impegni sono peggiorati, ma posso portarla a casa» affermò lui guardandomi.

«Bene ti porto da lei» rispose Cinzia.

Filippo mi prese per mano, per farmi capire che dovevo seguirlo, dopodiché la lasciò immediatamente, nemmeno aveva il coraggio di guardarmi in faccia il bastardo. Arrivammo nella zona notte, la villa era immensa, e ci fermammo davanti una stanza, Cinzia aprì la porta ed entrammo tutti.

All’inizio non capii cosa stavamo guardando, poi la verità mi colpi come un pugno. Una testolina bionda sbucava fuori dalle coperte, e il gelo mi strinse il cuore.

  

 

FINE 7° CAPITOLO

 

 TROVATE QUI IL PRIMO CAPITOLO

ARRIVEDERCI A DOMENICA PROSSIMA

Questo racconto inedito pubblicato a puntate è un’opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Pherenike. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

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9 commenti

  1. Minù

    Oh .mio. dio…..
    che colpo di scena sconvolgente 0.0
    e ora come si fa ad arrivare a domenica????

  2. Lele

    Strabiliante, mamma mia è così avvincente sono rimasta col fiato sospeso fino alla fine. Wowwww!!!

  3. Alessia

    oddiooooooooo! !!!! o.o ha una figlia aaaaaa aaaaaa ????? dio fino domenica io non reggo uffaaaaaa! !!!

  4. Ida

    Capitolo bollente e molto piacevole. Filippo vuole ritornare in quel posto, quindi, gli è piaciuto. Esistono davvero posti così? Anche i segreti di Filippo stanno venendo a galla. Mi sembra che tutto sommato non è un segreto tanto sconvolgente. Poteva essere anche peggio per Lorena. Il fatto che Filippo l’abbia portata a casa dei suoi, mi sembra un gesto molto carino.
    Non vedo l’ora di leggere il seguito. Vedremo se Lorena saprà accettare la paternità Filippo oppure si sconvolgerà. Chissà la madre della bimba dov’è. Bravissima come sempre.

  5. Pherenike

    Buongiorno a tutte.. sinceramente ero in dubbio per questo capitolo. Purtroppo non ho avuto modo di rivederlo più volte come faccio di solito. Però a quanto pare ho fatto un buon lavoro. Alla settimana prossima con informazioni sempre più sconvolgenti.

  6. Rosy ♥

    Oddio oddio oddio…
    Che storia 🙂
    Filippo ha una figlia…
    Spero però che non sia sposato…
    Bravissima <3

  7. Claudia

    Uhhhhhhh una pupetta! Ma che bello! *____*
    Filippo papà!
    Sono riuscita a leggerlo solo ora,bel capitolo Pherenike!
    Mi è piaciuto questo colpo di scena. Bello!
    Non me lo aspettavo proprio …..
    A domenica prox,bacioni 😉

  8. Romina

    Ha una bambina? Mi sa di si a questo punto ……ora bisogna vedere cosa implica questo però si suppone che non stia con la madre, parlo di Filippo se no la bimba non starebbe dai nonni! Certo che tra tutti e due stanno messi bene a problemi di famiglia!
    In compenso hanno retto una bella scorpacciata di cioccolato 😉