Nuovo racconto inedito – “Passione Fondente” – 5° Capitolo

Buongiorno a tutte, bentornate ad un altro goloso capitolo di “Fondente Passione” della nostra Pherenike.

Puntata che oltre alla passione ci regala anche qualche sfiziosa ghiottoneria, quindi, prendete carta e penna per segnarvi qualche stuzzicante ricetta a base di cioccolato, potreste rimanere stupite dal suo eclettico utilizzo.

Non mi resta che augurarvi buona giornata e soprattutto…

Buona Lettura

 

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– PASSIONE FONDENTE – 

-QUINTO CAPITOLO – 

-Piano B-

Filippo mi guardava, immobile, probabilmente ancora sorpreso per quello che avevo appena fatto, mi chinai su di lui, avvicinandomi lentamente al suo viso, dandogli un bacio sulle labbra.

«Non essere così sconvolto, sono io Lorena» affermai ridendo maliziosamente.

Lui mi tirò su di se, baciandomi avidamente, come se non avesse aspettato altro per tutta una vita, una sensazione indescrivibile mi percorse la pelle. Ci rotolammo nel letto per un po’, baciandoci, accarezzandoci, parlando. Tutto sembrava perfetto, finché lui non si rese conto dell’orario.

«Cazzo, quanto è tardi» disse, correndo per la stanza mentre raccoglieva i suoi indumenti.

«Accidenti, sembra che tu sia in ritardo per un appuntamento molto importante» affermai distesa sul letto, con le braccia incrociate dietro la nuca, la beatitudine fatta persona.

«Una cosa del genere, ora devo andare, sono maledettamente in ritardo, fammi sapere quando avrai deciso per le lezioni, gli orari i giorni» rispose, uscendo dalla stanza mentre ridevo, sorprendendomi tornò indietro per darmi un bacio.

«Comunque la faccenda non finisce qui» mi sorrise e sparì dalla mia camera.

La sua preoccupazione mi aveva messa  un po’ di disagio, soprattutto perché non mi aveva detto dove fosse diretto, ma cosa doveva importarmene infondo?

Scossi la testa, non dovevo preoccuparmi troppo, ci stavamo solo divertendo no?

Mi feci una doccia veloce, per lavare via l’odore persistente di Filippo e di sesso, che mi distraeva di continuo, presi la mia agenda e controllai le giornate che avevo per dividere le lezioni di scuola con quelle di Filippo. Accidenti! Ero più impegnata di quello che credevo, per non parlare del fatto che quel mese si sarebbe tenuto il galà di primavera, ovviamente l’intera sezione dessert dovevo gestirla io.

«Accidenti a me, non poteva capitare tra un mese, o magari non capitare affatto» dissi furibonda.

Il sonoro squillare del mio telefonino mi distrasse da quelle riflessioni, ma quando vidi chi era non risposi, era strano che mia madre mi chiamasse a quell’ora. Attesi il solito minuto per ascoltare la segreteria.

 

 “Lorena, vuoi rispondere una volta per tutte a questo dannato telefono? Ho parlato con Matteo, mi ha raccontato del tuo malriuscito tentativo di fargli credere che eri impegnata, o almeno spero che non sia vero. So che ti stiamo chiedendo molto, che non è giusto, ma purtroppo quell’accordo deve essere rispettato, ne va del nostro nome. Vorresti buttare all’aria tutto quello che abbiamo per una sciocca idea sull’amore romantico? Ascolta chi è più grande di te, l’amore non esiste. Guarda me e tuo padre, all’inizio sì, sono tutte rose e fiori, ma pian piano tutto si è sbiadito, poi da quando sei andata via, a stento riusciamo a guardarci negli occhi. Non ti arriveranno altre telefonate, sappiamo dove sei, non passerà molto tempo che verremo a prenderti, ciao Lorena”.

 

Con orrore guardai il telefono nelle mie mani, quasi potesse mordermi, ero nei guai fino al collo e non avevo soluzioni. Disperata mi presi la testa tra le mani, lacrime di angoscia mi solcarono il viso.

Quanto avrei voluto poter abbandonare tutto, la tentazione era forte, ma non potevo, non potevo lasciare ciò che in quel momento era l’unica certezza che avevo. Non avrei abbandonato i miei alunni, no, Roberto ne sarebbe rimasto deluso ed io non volevo questo.

Il resto della serata lo passai come in una bolla, m’imposi di non credere a quello che mia madre mi aveva detto per telefono, quando furono passate le dieci di sera decisi di andare a letto, dopo aver preso la mia buona dose di calmanti, fortunatamente il loro effetto non tardò ad arrivare.

Mi addormentai, nella speranza che la giornata appena trascorsa fosse solo un brutto sogno.

La mattina, quando aprii gli occhi, la sveglia segnava le sei, troppo presto per andare a lavoro. Mi rigirai nel letto, costatando che il mio corpo mostrava qualche segnale d’indolenzimento qua e la.

«Filippo» urlai nel mio letto mettendomi seduta. Mi toccai le labbra, ripensando al suo sapore dentro la mia bocca.

Certo non poteva andare peggio no? Mi alzai, e decisi che tanto valeva prepararmi, pensando che magari, arrivando prima non avrei potuto incontrare Matteo.

Mangiai una tazza di latte con deliziosi biscottini al cioccolato, immancabili, mi cambiai con calma, e una volta lavati i denti mi affrettai per uscire.

La strada a quell’ora presto era semi deserta, come il giorno prima non feci la via principale, ma sgattaiolai tra le varie stradine secondarie, finché finalmente alle otto non arrivai davanti al portone dell’edificio, da sola.

Tirai un sospiro di sollievo ed entrai. Come sempre passai per la hall e mi diressi nel mio spogliatoio, mi cambiai con lentezza impressionante, quando finii mi diressi nella mia aula.

Arrivata al mio banco, mi misi seduta e iniziai a prendere appunti per il galà, avrei dovuto scegliere un paio degli allievi per aiutarmi, Amelia senza dubbio, ma l’altro? Ero indecisa tra Claudio, e Filippo.

Claudio nel lavoro era discretamente bravo, ma sinceramente, mi ha sempre emanato una sensazione di viscido, preferirei non averlo intorno, Filippo è alle prime armi, ma probabilmente dato che dovrò dargli lezioni private, non tarderà a superare Claudio in bravura.

«Buongiorno chef, mattiniera oggi?» mi chiese Amelia, strappandomi dai miei pensieri.

«Buongiorno Amelia, sì, oggi sono arrivata un po’ prima, ricordi, giornata di test, e dato che ieri non stavo affatto bene, oggi recuperiamo» affermai, cercando le verifiche nella mia borsa.

«Ed io che pensavo di essermela svignata» disse lei ridendo «scherzi a parte, oggi ti senti meglio?» chiese preoccupata.

«Molto meglio grazie, ci vuole ben altro di un influenza per abbattermi» assicurai sprezzante.

«Meglio così, altrimenti sai che noia per me, stare tutto il giorno a casa per due giorni di seguito» ribatté lei dirigendosi al suo posto.

Dopo Amelia, arrivarono tutti, inizialmente pensai che Filippo non si sarebbe fatto vivo, invece arrivò per ultimo.

Quando tutti furono ai posti, mi alzai e posai i fogli di verifica davanti a ciascuno di loro, eccetto Filippo ovviamente, lui non era per niente preparato per una verifica. Passando vicino al suo banco, assicurandomi che nessuno ci vedesse, gli feci l’occhiolino, lui spalancò la bocca, ma si affrettò a richiuderla, per paura di essere visto.

Di nuovo mi recai al mio posto, annotai qualche appunto per il Gala di primavera, dopo di ché lo chiamai .

«Filippo, mi serve una mano, potresti venire un secondo?» chiesi alzando un sopracciglio.

Lui ridusse gli occhi a due fessure, sbuffò e si alzò per venire da me. Dovevo parlargli, quindi mi schiarii la gola per riuscire ad abbassare la voce il più possibile.

«Ieri sera mi ha chiamata mia madre, stanno venendo, e io non so cosa fare» affermai distrutta.

«Troveremo un modo, quando posso tornare da te, così ne discutiamo tranquillamente?» chiese, sinceramente preoccupato che qualcuno ci sentisse.

«Potresti venire oggi stesso? Dopo la lezione?» lo supplicai. Per un attimo, il dubbio, gli passo sul volto, o forse lo avevo solo immaginato.

«Va bene, ma per le tre dovrò andare via, ho un impegno» affermò poco convinto.

Io riuscii solo ad annuire con la testa, lui tornò al suo posto e notai che stava leggendo i miei appunti.

Dopo le due ore concesse per il test, decisi di affrontare la questione ricevimento, e come avevo immaginato, scoppiò il pandemonio, ognuno di loro credeva di avere le giuste competenze per aiutarmi nella realizzazione del buffet dolciario, peccato però, che nemmeno la metà di loro meritava quell’onore.

«Mancano ancora tre settimane al ventuno di Aprile, ho tutto il tempo per decidere, nel frattempo voi tutti dovrete impegnarvi, chi mi dimostrerà di essere migliorato avrà l’onore di partecipare e collaborare alla realizzazione di questo evento, per gli altri, mi dispiace per loro, potranno solo godersi il ricevimento come invitati» dissi infine.

«Quanti di noi potranno partecipare?» domandò Claudio.

«Collaboriamo con altri chef, quindi del nostro istituto, compresa me, non potranno essere più di tre» risposi guardinga.

«Sono più che sufficienti» replicò audace, come se fosse certo di essere uno dei due che avrei scelto.

«Benissimo. Ora riprendiamo la lezione da dove era stata interrotta due giorni fa» affermai.

Iniziai una nuova lezione, questa volta spiegai loro il miglior modo per decorare un dolce con la glassa reale, alimento ben più complicato della panna, dato che questa poteva avere diverse consistenze in base all’uso che se ne dovrebbe fare.

Per essere chiara spiegai due volte i vari passaggi, anche se non c’era molto da dire, mostrando loro le varie densità, partendo da quella più liquida, quindi più facile da gestire, fino ad arrivare a quella più densa e più complicata da lavorare.

Una volta finito di parlare diedi loro il compito di stilare una scaletta per la festa di primavere, non spiegando però che, quelle che più si avvicinavano alla mia avrebbero avuto una possibilità in più di poter partecipare all’evento.

Le due ore successive passarono in fretta, e vedendo i loro volti irritati capii che nessuno quel giorno mi avrebbe consegnato nulla.

«Bene signori, un altro giorno è passato, non abbiate fretta di consegnare, portatevi i compiti a casa e riflettete bene su quello che vi ho chiesto, buona giornata a tutti, a lunedì» dissi, mentre iniziavo a raccogliere le mie cose.

Un continuo buona giornata chef, arrivederci chef, a lunedì chef, mi arrivava alle orecchie, finché quasi tutti non furono usciti dall’aula, per ultimi rimasero Claudio, stranamente lento, e Filippo, la sua lentezza aveva una spiegazione però.

Claudio si diresse verso di me con aria autoritaria.

«Senti Lorena, so che quella sera alla fine del galà, tutti quelli che hanno contribuito alla rappresentazione del buffet potranno cambiarsi e unirsi ai festeggiamenti» mi guardò, spogliandomi con gli occhi, una sensazione spiacevole «Mi stavo chiedendo, se ti andrebbe di essere la mia dama quella sera» come pensavo.

Riuscii a stento a nascondere il disgusto di quella proposta, cercai una scusa più plausibile che potevo e la trovai.

«Grazie per avermi pensata Claudio, ma quella sera ci sarà Roberto, e probabilmente la passerò con lui, è un anno che non lo vedo» non era nemmeno una bugia, sapevo che ci sarebbe stato anche lui.

«Come non detto allora. Se in caso Roberto cambiasse idea, sai dove trovarmi» rispose lui con un sorriso che secondo il suo cervello doveva essere fascinoso, quando invece era tutto l’opposto.

Uscì dall’aula e non potei reprimere un senso di disgusto, cosa che non passo inosservata a Filippo.

«Non ti piace per niente è?» convenne lui ridendo, ecco, era il suo il sorriso in cui avrei potuto perdermi, immediatamente cacciai quel pensiero.

«Non è quello il genere di uomo che m’interessa se proprio devo dirla tutta» dissi rabbrividendo nuovamente.

«A no? Sentiamo, quale sarebbe allora il tuo uomo ideale» chiese malizioso.

«Vediamo, fammi pensare un attimo» risposi, tirandolo verso di me dal fazzoletto che aveva a collo, lui deglutì teatralmente «Non ho la minima intenzione di dividere quest’informazione con te» sbottai infine, ridendo alla vista della sua espressione.

«Prima o poi me lo dirai» mi sfidò lui convinto.

«Va bene, ma per il momento andiamo a casa mia, ho una fame pazzesca, ieri devo aver esagerato con l’esercizio fisico» dissi infine facendogli l’occhiolino.

Lui sbatté le palpebre, mi sorrise e uscimmo insieme dall’aula per recarci a casa mia. Una volta arrivati mi diressi in cucina per preparare il pranzo.

«Hai mai provato la pasta al cacao?» domandai a Filippo, e dalla sua espressione incerta capii che la risposta era negativa «Bene, c’è una prima volta per tutto» esclamai, mentre mi procuravo tutti gli ingredienti.

«Sei sicura di quello che fai?» mi chiese scettico.

«Il cacao non ha segreti per me, in qualsiasi forma esso sia» risposi convinta «Pappardelle al cacao, con speck, panna e pepe una bontà» conclusi.

Lui fece una smorfia e si sedette di fronte a me. Mi guardò attentamente per tutta la durata della preparazione, fino al bollore dell’acqua. Una volta calata la pasta mi sedetti anch’io.

«Hai preso appunti?» chiesi ridendo.

«Credo di essere stato abbastanza attento, non mi sembra poi così complicato» affermò lui, sicuro di sé.

Io strinsi gli occhi e lui mi fece una risata di risposta.

Parlammo dei vari modi, particolari, in cui potevano essere usati il cacao o il cioccolato, Filippo ascoltò con attenzione, ogni mia parola, poi quando furono passati i minuti necessari, scolai la pasta e la ripassai in padella con la salsa che avevo preparato, nel frattempo Filippo preparò la tavola. Quando ci sedemmo per mangiare la sua espressione era guardinga.

«Et voilà, buon appetito» annunciai io scherzosa.

«Buon appetito» rispose lui, ovviamente il suo scetticismo lo abbandonò al primo assaggio.«Devo dire che sei sorprendente, non mi sarei mai sognato di mangiare un piatto del genere, è squisito» disse infine, confermando la mia teoria. Mangiò tutto con calma, e non perché non gli piacesse, si stava gustando ogni singola forchettata.

Finito di mangiare si offrì di lavare i piatti per sdebitarsi del pranzo, ma avendo la lavastoviglie non ci mise poi molto. Il momento era arrivato, dovevamo discutere del da farsi, e l’ansia prese il sopravvento su di me.

«Calmati Lorena, allora dimmi, cosa pensi di fare?» mi chiese lui preoccupato.

«Come ieri non ne ho idea, so che se vogliono hanno i mezzi per potermi riportare indietro, e al solo pensiero mi sento male, ero riuscita a liberarmi di loro finalmente, o almeno ne ero convinta» confessai timorosa.

«Possibile che in tutti questi anni non hai pensato ad un piano B? Sì insomma, nel caso qualcosa fosse andato storto» concluse lui meditabondo.

«Filippo, l’unico modo per potermene liberare sarebbe essere sposata, ma dato quello che ho passato, non ci tengo a sposare qualcuno che non amo e che soprattutto non ama me» dissi francamente.

Lui pensò un attimo a quello che avrebbe dovuto dirmi, aprì e chiuse la bocca un paio di volte, e finalmente dopo un interminabile momento di silenzio parlò.

«Scusami, ma non hai mai pensato di parlarne con qualcuno, spiegare la situazione, in modo che anche se ti saresti sposata non avresti dovuto mentire?» chiese sinceramente curioso.

Sicuramente la sua domanda non era stupida anzi, ma non avrei mai potuto accettare una soluzione del genere. Decidere di sposare una persona è un grande impegno, non una scelta da prendere alla leggera, e farlo per scappare dal mio passato mi sembrava ancor peggio.

«L’ho raccontato a te perché mi sono sentita costretta, nessuno conosce la mia vita prima di venire qui, nemmeno Roberto, il mio insegnante. È una situazione complicata, che non tutti saprebbero gestire bene. Infatti, mi sorprende il fatto che tu sia ancora qui, ma non per questo non ti sono grata» affermai schietta.

«Diciamo che per come la vedo io, ci sono cose ben peggiori del doversi sposare senza amare l’altro» mi rispose lui.

In quel momento un lampo di dolore attraversò il verde dei suoi occhi. Che cosa nascondeva quest’uomo da renderlo così triste?

Quando vide che lo stavo fissando sospirò e il dolore svanì dal suo volto, dopo quel momento, non trovai più altra tristezza in lui.

Provammo a farci venire qualche idea, ma ognuna risultava più sciocca dell’altra, il tempo passava e ancora niente.

Improvvisamente il suo telefono squillò, eravamo tanto immersi nel da farsi che sobbalzammo entrambi. Quando prese il telefono dalla tasca dei jeans rimase sorpreso.

«Dammi un minuto» mi disse, allontanandosi da me. Io annuii, ma non potei fare a meno di tendere le orecchie per sentire il più possibile. Cosa mi nascondi Filippo?

«Pronto» rispose, chi era all’altro capo iniziò a parlare, Filippo rimase ad ascoltare.

«Va benissimo, mi dia quindici minuti, arrivo» riattaccò e tornò da me.

Aveva una strana espressione, sembrava come se stesse pensando a quale scusa sarebbe stata la migliore da darmi. Si sedette e parlò.

«Ascolta, ho avuto un imprevisto in … famiglia» disse, pensando un attimo prima di pronunciare la parola famiglia «Devo andare, a casa penserò ad un modo per risolvere la questione, e tu fa altrettanto, ti lascio il mio numero, dammi carta e penna» disse, alzandosi e andando verso la porta.

Gli porsi quello che mi aveva chiesto un po’ titubante. Scrisse il suo numerò e mi restituì tutto.

«Chiamami se ti serve qualcosa, qualsiasi cosa» disse serio.

«Va bene, spero che il tuo problema di famiglia non sia nulla di grave» dissi preoccupata, ma anche curiosa.

«No, nulla di cui preoccuparsi» rispose pensieroso «Ci vediamo domani?». Mi domandò, e ricordai che il giorno dopo era sabato.

«Sì certo, e per fortuna che è sabato, così avrò un po’ di tregua» sorrisi mentre aprivo la porta.

Lui contraccambiò il mio sorriso, mi baciò una guancia e andò via. Chiusi la porta e distrattamente pensai che in fondo non sapevo proprio nulla di lui.

 

FINE 5° CAPITOLO

 

 TROVATE QUI IL PRIMO CAPITOLO

ARRIVEDERCI A DOMENICA PROSSIMA

Questo racconto inedito pubblicato a puntate è un’opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

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15 commenti

  1. Claudia

    Pherenike come ti é venuta l’idea della passione per il cioccolato? Piace anche a te o solo alla protagonista? 😉
    Io,penso che Filippo abbia qualche parente malato *o*
    Alla prossima
    Buona domenica a tutte 🙂

  2. Pherenike

    Buongiorno Claudia.Sì lo ammetto sono una cioccolista (definizione per chi è cioccolato dipendente…esiste davvero) e sono nel settore quindi so di cosa parlo…per quanto riguarda quello che nasconde Filippo posso dirti…niente ovviamente

  3. Minù

    Intrigante ….il mistero si infittisce; )
    Brava Pherenike! Filippo mi piace proprio 😀
    a domenica prossima :*

  4. Alessia

    devo dire che mi dispiace davvero per lei, chissà cosa deve affrontare!!! io sarei entrata nel panico. Filippo invece mi ha fatto scattare una certa curiosità..e lui che mistero avrà? non so perchè ma qualcosa mi dice che ha a che fare con la famiglia di lei, ma non me lo vedo nei panni di un uomo cattivo. spero non faccia cazzate e spero vivamente che lei trovi una soluzione.
    PS: la ricetta mi ha intrigata, all’inizio mi son detta:”ma cosa c’entra il cioccolato con la panna e lo speak?” chissà che sapore avrà, è da provare.

    Alla prossima pherenike 🙂

  5. Lele

    Brava Pherenike, Filippo è magnifico, ma chissà cosa nasconde ora è da scoprire il Suo di mistero!!! Però bello il racconto c’è tutto: divertimento,erotismo,mistero,e spero più in là che arrivi anche l’amore.

  6. Ida

    Molto intrigante questa storia. Non mi convince molto la costruzione del contratto da rispettare. Siamo nel XXI secolo e Lorena è maggiorenne e autonoma. Quindi mi sembra un po’ forzata la minaccia della famiglia di Lorena. Di conseguenza anche la sua preoccupazione. Filippo nasconde qualcosa di molto importante. Potrebbe avere un figlio, una moglie oppure una fidanzata. Queste sono solo mie supposizioni, Pherenike. Vedremo cosa succederà prossimamente. Mi piace molto questa storia. È molto originale. Ciao a tutte.

  7. Rosy ♥

    Filippo Filippo… Cosa ci nascondi???
    Dio ho l’acquolina in bocca per quella ricetta 🙂
    Potresti essere più dettagliata cara Pherenike 🙂 ???

    Il mistero si infittisce sempre più… Non vedo l’ora di leggere il nuovo capitolo…
    Brava <3

  8. Samy

    Brava Pherenike, il mistero si infittisce… 😉 Spero Filippo non nasconda un legame con un’altra donna… 🙁 e spero che quel Matteo non si faccia vedere almeno per un po’… Ci vediamo domenica prossima!!! Brava.

  9. Pherenike

    Ringrazio di nuovo tutte per i complimenti! E per chi fosse interessato alla ricetta.
    Per la pasta:
    farina 250 g
    uova 2
    cacao amaro 10 g
    olio ex v.o 0,2 dl
    un pizzico di sale
    per il condimento
    speck 70 g
    panna 1/2 bicchiere
    burro 40 gm
    sale pepe a piacere
    Per l’impasto basta fare una semplice pasta all’uovo con il cacao per il condimento fate rosolare lo speck con il burro poi agg panna e pepe…per qualsiasi domanda la vostra chef è qui!! 😉

  10. Pherenike

    ho dimenticato di dire che la ricetta è per due persone!! Buon appetito!

  11. Romina

    Bella questa storia e sopratutto queste ricette con il cioccolato davvero squisite!
    Filippo ha qualcosa che lo tormenta…..è sicuramente dei segreti boh …..ho pensato a tante cose ma non riesco ancora a capire cosa possa essere!
    Vedremo…….

  12. Maria

    Mi sono messa in pari con la lettura…e devo farti i complimenti!!! Davvero brava..storia mooolto intrigante…
    Ora sono curiosissima di sapere cosa nasconde Filippo (cosa sarà mai questo impegno di “famiglia”?) e capire che piano B hanno in mente…
    Io amo il cioccolato!! potrei annegarci!!! e per la ricetta, prossimamente sarà sulla mia tavola!!!!!!! 😉