Nuovo racconto inedito – “Passione Fondente” – 4° Capitolo

Buongiorno a tutte, bentornate ad un’altra appassionante puntata di “Passione Fondente“, il nostro racconto inedito che si divide tra gola e lussuria.

In questo nuovo capitolo scopriremo anche qualche segreto di famiglia, di quelli assurdi, ma devastanti e capaci di ripercuotersi per generazioni, siete pronte a tutto?

Non mi resta che augurarvi buona giornata e soprattutto…

Buona Lettura

LUST

 

 

– PASSIONE FONDENTE – 

-QUARTO CAPITOLO – 

Tutta la verità

 

Le cose stavano evolvendo in maniera inaspettata, avevo accettato di dare lezioni di cioccolato a Filippo, cosa che non avrei fatto assolutamente se il destino non mi avesse giocato un tiro mancino.

Pensai che lo avrei fatto infuriare dicendogli che per prima cosa avrebbe dovuto leggere alcuni libri a riguardo, invece mi sfilò il primo dalla mano e iniziò a leggerlo davanti a me.

Non stava scherzando quando aveva detto subito.

«Puoi mettere giù quel libro, sono due ore che leggi ininterrottamente» lo incalzai porgendogli una tazza di caffè.

«Niente cioccolato?» mi stuzzicò lui prendendo la tazza.

«Sai, che io ne sia appassionata non vuol dire che sia anche stupida, l’esagerazione di qualsiasi cosa, alla fine fa male» risposi offesa.

«Probabilmente hai ragione, ma…» fu interrotto dal campanello.

Andai a vedere chi fosse ma dall’occhiello non scorsi nessuno.

Aprii la porta e rimasi di sasso.

Un mazzo di rose Rosse era davanti alla porta, guardai intorno ma non c’era nessuno. Presi i fiori e li portai dentro, intuendo da chi provenissero, aprii il biglietto che accompagnava il fascio e lessi.

«Tornerai da me volente o nolente, il tuo adorato Matteo» sbattei la porta in preda all’ira.

«No dico, ma stiamo scherzando, non è possibile che stia accadendo, cazzo» sbattei i fiori nel cestino e dietro di loro quell’insulso biglietto.

Mi diressi in cucina, aprii la credenza con le misture di cacao, cosa che facevo ogni volta che mi sentivo adirata, la scrutai in cerca di qualche risposta, poi la richiusi ferocemente e iniziai a prendere a pugni l’anta.

Filippo mi fu subito vicino, abbracciandomi da dietro, ma semplicemente per placare la mia rabbia.

«Basta Lorena, basta, ti aiuterò a trovare una soluzione, ma calmati» mi implorò lui.

«Calmarmi? Come posso calmarmi ora che so che mi hanno trovata? Non si fermeranno finché non mi riporteranno indietro, ma io non voglio, capisci? Non voglio» urlai sbattendo i pugni sul petto di Filippo.

Mi appoggiai su di lui e mi lasciai cadere a terra, Filippo continuò a stringermi in ginocchio. Che brutta situazione, in quel momento forse avrei voluto scomparire, ma non capivo perché mi trovavo in pace nella stretta di Filippo.

«Se non vuoi tornare da loro non dovrai farlo. Se vuoi, posso continuare a fingere per aiutarti, mentre troviamo una soluzione» provò a rassicurarmi.

«Non capisci, mi hanno trovata, è questione di tempo, hanno i mezzi per farmi tornare e non si preoccuperanno di usarli» dissi sconfortata.

«So che non vorresti ma devi dirmi tutta la verità, altrimenti non potrò aiutarti» chiese, supplicandomi.

Non sapevo cosa fare, la verità non era facile da mandare giù, ma oramai a questo punto cosa poteva peggiorare la situazione?

Se veramente volevo aiuto da lui, dovevo accettare il compromesso, dovevo raccontargli la mia storia, o almeno quello che avrebbe dovuto sapere, non era necessario che conoscesse tutte le tragedie della mia vita.

Non pensavo che l’avrei mai raccontato a qualcuno e soprattutto non uno sconosciuto, cosa che in fondo Filippo era. Annuii e mi alzai.

«In questo caso, ci serve molto più di una tazza di caffè»

Presi una bottiglia di liquore, aromatizzata al cioccolato, mi avvicinai alla sedia, mi sedetti e riempii due bicchieri.

«Allora, devo iniziare da molto tempo indietro, non sto a dirti quanto la mia famiglia sia benestante ma lo è. Tutto iniziò da un uomo, Giovanni, che da giovane aprì una società, con un suo amico di vecchia data, Franco. Tutto andava per il meglio, i soldi rientravano, i profitti erano molti. Allora nessuno dei due era sposato, finché una sera incontrarono Margherita. Giovanni cedette il passo al suo socio, che iniziò a corteggiarla, finché lei non si arrese alle sue continue proposte. I due si sposarono, e tutto continuò ad andare bene per i successivi due anni. Una sera, Franco tornò a casa prima del previsto, perché quella giornata era stata particolarmente fruttuosa, e voleva passare una bella serata con la consorte, ma quella che trovò a casa, non era lontanamente paragonabile a una moglie in attesa dell’arrivo del marito. La trovò a letto con Giovanni. Franco rimase un momento impietrito, l’altro aveva temuto il peggio, invece uscì di casa senza perdere un minimo di controllo. Giovanni pensò di averla scampata, almeno finché, qualche settimana dopo, il socio non si presentò a lui con un assurdo contratto, minacciandolo con una causa di enorme portata, cosa che Giovanni temeva, a causa del nome che ormai si era fatto con la loro ditta. Franco gli propose di lasciare la società con un notevole conto in banca, non avrebbe più rivisto Margherita, e se avesse mai avuto una figlia avrebbe dovuto prendere in sposo un figlio di Franco. Giovanni suo malgrado accettò, pensando che un accordo del genere non potesse avere valore. Quando poi, qualche anno dopo, la moglie partorì una bambina, che chiamò Beatrice, si sentì al sicuro, perché Franco era morto qualche anno dopo l’accordo, la moglie lo aveva lasciato e lui si era tolto la vita. La cosa che non si aspettava però, era che  il figlio, Salvatore, avesse ereditato, oltre alla ditta di famiglia, anche il contratto, ma quando fu abbastanza grande per capirne il peso era troppo tardi, Beatrice oramai era sposata. A quel punto, Salvatore decise di stipulare un nuovo contratto, in cui era scritto che “qualora il figlio di Franco tale Salvatore, avesse avuto un figlio maschio, questo avrebbe avuto in sposa la prima nipote femmina nata nella famiglia di Giovanni”. Nonostante i figli di Giovanni protestarono animatamente non poterono rifiutare l’accordo, ovviamente furono minacciati. Quando infine Beatrice ebbe una bambina non avevano scelta, e l’allevarono nella consapevolezza che non avrebbe mai potuto conoscere l’amore, perché non avrebbe mai potuto scegliere l’uomo che amava» conclusi la mia storia con un sospiro, mentre bevevo l’ultimo bicchiere di liquore.

«Una storia assurda, ma cosa c’entra con te?» mi chiese Filippo.

«Non pensavo non ci saresti arrivato, ma forse il liquore ti ha stordito un po’ troppo» lo presi in giro, poi ripresi parola «Giovanni era mio nonno, io sono la prima nipote e Matteo è il figlio di Salvatore » sputai tutto d’un fiato.

Lo sguardo di Filippo era molto più che eloquente, occhi e bocca spalancati, boccheggiò per un po’ non sapendo cosa dire, infine il disgusto, cosa ovvia, ebbe la meglio.

«Scherzi vero?» chiese sbalordito.

«Ho l’aria di una che scherza?» ribattei io.

«Non è possibile una cosa del genere. Voglio dire, poteva essere concepibile ai tempi di tuo nonno ma ora diamine, siamo nel duemilaquattordici, queste cose sono a dir poco anormali» disse lui provando a dare un giustificazione.

«Al contrario di quello che pensi, ancora oggi, molte donne vengono promesse a uomini completamente sconosciuti senza dar loro una scelta, e soprattutto nelle famiglie benestanti» dissi disgustata io stessa.

«Non me ne frega un cazzo delle leggi delle famiglie potenti, e l’amore, dove lo metti?» chiese furioso.

«Hanno pensato tutto nei minimi dettagli. Quando avevo dieci anni circa, venni prelevata, diciamo, da Salvatore, che aveva cercato di contattare mia madre senza alcun risultato» Filippo m’interruppe.

«Fammi capire, essere prelevata è il tuo modo carino di dire rapita?» disse, sempre più scioccato.

«Fammi finire, mia madre, costretta, s’incontrò con Salvatore, e gli spiegò che non si poteva forzare ad amare due persone, e lui diede la soluzione anche a questo. Le disse che si sarebbe trasferito nei dintorni di casa mia e avrebbe fatto in modo che Matteo mi avvicinasse, nemmeno lui all’epoca sapeva niente del contratto, per far si che diventassimo amici, nella speranza che se gli fossi piaciuta abbastanza si sarebbe interessato a me, e così fu, Salvatore è diabolicamente intelligente. Trovava ogni volta un modo per farci stare da soli ed io non capivo il motivo, all’inizio pensai che Matteo avesse bisogno di una mano per socializzare, ma non diedi peso alla cosa, finché sei anni fa non mi trovai un anello al dito, e così l’accordo era mantenuto» conclusi io.

«Alla fine ti sei innamorata di lui?» chiese curioso Filippo.

«Pensavo di esserlo, chi rifiuterebbe un uomo che ti tiene al centro del suo mondo?» chiesi retorica «Pensavo che lui mi amasse, invece era tutta una falsa. Per mia fortuna lo scoprii in tempo. Chiesi spiegazione a tutti, mia madre mi raccontò tutto, del contratto, del mio rapimento, almeno della parte che includeva Salvatore, dato che il resto è ben inciso nella mia mente» dissi sfregandomi i polsi al ricordo delle corde che li legavano, respirai profondamente scacciando quel pensiero e continuai a parlare «Tutti mi dissero la stessa cosa, non avevano avuto scelta. Ma c’è sempre una scelta, sempre» dissi io, arresa all’idea che in fondo questa scelta non ce l’avevo veramente.

«Quindi sei scappata, e loro hanno iniziato a cercarti, ma non hai pensato di sposare il primo che capitava? Così il contratto sarebbe stato nullo» disse lui speranzoso.

«Credimi ci ho pensato, ma tu sposeresti qualcuno che non ami?» chiesi esausta.

«Penso proprio di no. Quindi che si fa?» mi chiese tristemente.

«Non ne ho la più pallida idea» dissi infine, poggiando la fronte sulle braccia conserte.

Non mi accorsi che mi addormentai, tanto ero stanca, ma quando Filippo mi prese in braccio per portarmi a letto mi avvolse una piacevole sensazione di protezione, mi sembrava come se lui avrebbe fatto qualsiasi cosa per me. Mi poggiò sul letto, mi coprì e fece per andarsene ma io lo bloccai.

«Aspetta, non lasciarmi qui» blaterai assonnata, stringendomi alla sua vita.

«Va bene, non mi muovo» promise, e di nuovo caddi nel sonno.

Quando mi destai e guardai la sveglia vidi che erano le due passate del pomeriggio, avevo dormito tre ore, probabilmente esausta per la mattinata, Filippo era lì , accanto a me che dormiva. Pensai a quello che gli avevo rivelato e al fatto che detestasse una cosa del genere. Il suo sguardo era ammorbidito dal sonno, ed era bellissimo, non riuscii a trattenermi dall’accarezzargli i capelli. Quando lo toccai, si svegliò, mi guardò e sorrise, un sorriso travolgente che ricambiai.

«Scusami, ti ho trattenuto, al contrario di quello che penso di me, sono stata proprio una ragazzina nel farlo» ammisi abbassando lo sguardo.

Lui mi mise la mano sotto il mento per alzarmi il viso, eravamo così vicini, troppo vicini, il mio corpo iniziava a svegliarsi dal torpore, e a disagio percepii i miei capezzoli farsi sensibili.

«Al contrario di quello che pensi, sei molto attraente quando fai la ragazzina» affermò lui noncurante.

Non mi ero resa conto che ancora lo stringevo per un fianco, finché provai a sgranchire le mani a causa della tensione che sentivo in quel momento, e fu inevitabile il crollo.

La parte più nascosta di me venne fuori e lo baciai con quanta più forza avevo, mi ritrovai sotto di lui, travolta dal suo peso, che era niente a confronto del peso emotivo che sentivo.

Un calore inaspettato mi pervase, gli morsi le labbra perché era quello che avrei voluto fare con lui, morderlo, e sentire il sapore salato della sua pelle. Lasciò la mia bocca per spostarsi sul collo, ansimante parlai.

«Sai.. non.. non dovremmo» supplicai, spingendolo per le spalle verso di me.

«Certo, alunno-insegnante, allora insegnami» disse, parlandomi sul collo, mandandomi in estasi.

«O.. al diavolo i ruoli» urlai, riportando le sue labbra sulle mie.

Quel bacio fu di una potenza inaudita, non avevo mai provato nulla del genere.

Mi aprì le gambe per infilarsi in mezzo, e premette la sua erezione contro di me, l’eccitazione era quasi palpabile nell’aria.

Mi accarezzò, portando una mano fino al seno turgido, mentre l’altra stringeva la mia coscia.

Con un movimento rapido mi tolse la maglia e di nuovo portò la bocca sulla mia, poi scese fino al collo, mentre con la mano ancora torturava il mio capezzolo, pian piano scese fino a esso e iniziò a succhiarlo avidamente e il mio corpo si tese contro la mia volontà. Lo prese fra i denti, sfiorandolo, stringendolo quel poco da mandarmi vibrazioni pazzesche per tutto il corpo. Una dolce tortura, insopportabile.

«Ti prego, scendi» implorai ansimando.

Non se lo fece ripetere due volte, lentamente iniziò a scendere, mentre le mie mani erano salde sui suoi capelli, adagio mi baciò e mordicchiò il ventre fino all’ombelico, dove v’immerse la lingua, un avvertimento che preannunciava quello che avrebbe fatto di lì a poco con la parte più intima del mio corpo.

Con lentezza impossibile mi tolse gli slip, e il supplizio era sempre più arduo.

Con le dita accarezzò l’entrata della mia intimità, mentre con la bocca indugiava sul mio ventre, m’infilò dentro un dito, placando quella sensazione di vuoto solo in parte. Si muoveva con fare esperto, e ne fui deliziata, quando iniziò a muovere il dito dentro di me, la sua lingua si posò sul mio clitoride, iniziando una danza sconvolgente, il piacere mi pervase nel profondo.

«Sìì, non fermarti, ti prego» supplicai stringendo ancora di più i suoi capelli, e lui non si fermò, anzi.

Si muoveva con tanta maestria da lasciarmi a bocca aperta, letteralmente parlando, mi penetrò con il secondo dito, e la sensazione fu assolutamente perfetta. Un’esplosione di colori invase la mia camera, lasciai i suoi capelli liberi dalla mia presa, e mi dimenai sotto di lui, stavo per venire, e quando accadde il mondo sotto di me si aprì in una voragine di fuoco, tanto ardente quanto dolce.

«Sì, sì, Sìì» il mio grido si spense, attenuato dal cuscino che io stessa avevo preso, per dare libero sfogo alla mia eccitazione senza disturbare nessun vicino, perché ci avrei scommesso, mi avrebbero sentita.

Per un minuto si sentirono solo i nostri respiri affannosi, poi lo presi per i capelli e lo attirai a me, baciandolo.

«A quanto pare non sei timida affatto» disse lui malizioso.

«Io e la timidezza siamo completamente sconosciute, forse dovresti presentarmela» risposi ridendo.

«Devo andare di là, ho il portafogli nella giacca e ne ho un assoluto bisogno» disse, premendo il suo membro duro contro la mia vagina, ancora bollente per l’incredibile orgasmo.

«Non hai bisogno di nulla, non ora almeno, posso ricambiarti il favore senza problemi» dissi riferendomi al suo fare esperto con la lingua.

Non gli diedi tempo di ribattere che già lo avevo sotto di me, gli tolsi la maglia e mi chinai su di lui premendo il mio seno contro il suo petto per baciarlo.

«Faremo anche questo, ma non ora» dissi, simulando una cavalcata sopra di lui.

Gli sbottonai i pantaloni e glieli sfilai, aiutata dalla sua fretta. Posai la lingua sul suo ginocchio e lentamente la passai su tutta la sua coscia, un sapore irresistibile, abbassai i suoi boxer liberando la sua erezione.

Vidi il suo sguardo in attesa, e posando i miei occhi nei suoi iniziai a leccarlo lentamente.

Era così buono, non avrei resistito a lungo, feci scivolare la lingua sulla punta e leccai il liquido denso che ne fuoriuscì, a quel punto non resistetti e presi il suo membro in bocca, con avidità e soddisfazione, data la sua espressione.

Non era l’unico che poteva vantarsi di saperci fare, prendendomi la testa mi guidò verso i movimenti che desiderava, ed io lo seguii con piacere, lo presi tutto e tornai su lentamente una, due, tre volte, poi aumentai la velocità.

«Cazzo Lorena, così divento matto» disse eccitato.

Io non mi fermai, su e giù, ogni tanto mi bloccavo a leccare la punta, e di nuovo lo prendevo in bocca vorace, continuai finché arrivai a non sentire più la mascella, a quel punto lui era al culmine.

«Ti prego, rallenta, sto per venire, voglio che rallenti» mi supplicò e io accettai.

Rallentai, gustandomelo a pieno, finché un sapore dolciastro non m’invase la bocca, subito ingoiai, adorando quel calore che mi scorreva giù per la gola.

Lui rimase sorpreso dal mio gesto, ed io con fare malizioso mi leccai le labbra per fargli capire quanto avessi gradito.

 

 

FINE 4° CAPITOLO

 

 TROVATE QUI IL PRIMO CAPITOLO

ARRIVEDERCI A DOMENICA PROSSIMA

Questo racconto inedito pubblicato a puntate è un’opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

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15 commenti

  1. candy85

    E vabbe che il cioccolato è afrodisiaco, ma questo è di più, molto di più! !! Wao inizia a farsi interessante….

  2. Pherenike

    Stella volevo farti i complimenti. Sai sempre come presentare alla perfezione ogni capitolo. Buna lettura ragazze!

  3. Pherenike

    Un’altra cosa. La spiegazione di Lorena è abbastanza lunga e spero sia comprensibile. .. anche se poi lo rispiega in due righe…spero che lo capiate la prima volta. ..

  4. Minù

    Hey hey hey 🙂 che bollore ragazza 😉
    Senz’altro la spiegazione è stata un po lunga e contorta ma alla fine è chiaro come sono andati i fatti e soprattutto col loro “incontro ravvicinato” ci hai fatto sposrare l attenzione ad altri argomenti 😉 ,) 😉

  5. Claudia

    Pherenike buongiorno!
    Mi piace come scrivi e poi in questo capitolo vengono spiegate molte cose ma sono rimasta un pò basita da tutta la storia sul matrimonio. O_O”
    Lei è maggiorenne perché non è andata alla polizia e chiesto un ordine restrittivo?
    O denunciato l’intera faccenda?
    Su i matrimoni forzati ci sarebbe molto da dire ma non mi dilungo.
    Ti premetto che le mie non sono assolutamente domande provocatorie( dai commenti non si capisce mai il tono)però logicamente leggendo una storia le domande possono sorgere spontanee.
    Se non mi piacesse la storia non starei qui a commentare te lo assicuro. 🙂
    Mi hanno fatto ridere 🙂 le battute sulla “timidezza”di Lorena!!
    Alla prossima,baci.

  6. Samy

    Bravissima Pherenike, mi piace molto il tuo racconto! È audace e bollente ma anche pieno di sorprese, e mi fa aspettare con ansia domenica prossima!!! Brava, continua così! 😉 un abbraccio.

  7. Rosy ♥

    Wow 🙂
    Non può finire così però…
    Accidenti che storia quella in cui Lorena è coinvolta, costretta a pagare per colpe non sue…
    Ha fatto bene a scappare!!!
    Bravissima Pherenike <3

  8. Ida

    Molto hot questo capitolo! Il racconto di Lorena mi sembra assurdo. Non siamo nell’Ottocento. Lorena dev’essere più risoluta e mandare a quel paese i suoi antenati e tutto il resto. Mi sembra che l’incontro con Filippo è stato provvidenziale e ” appagante” sotto tutti i punti di vista. Brava Pherenike. Mi piace il tuo racconto. Ciao

  9. Romina

    Ah però Lorena e’ decisamente focosa ed anche Filippo non scherza! Decisamente capitolo molto molto hot! Interessante……beh a parte questo direi che la storia della famiglia di Lorena e’ assurda ed ha fatto bene a fuggire e a non sottostare a quel l’accordo allucinante spero davvero che ne possa uscire fuori e che qs Matteo si metta l’anima in pace! Bella questa storia, molto ❤️

  10. Pherenike

    Allora prima di tutto sono contentissima che vi piaccia secondo “risponderò” a qualche domanda. È vero che il fatto di essere promessa è una cosa “antica” però sicuramente qualcuno lo fa ancora oggi, poi ovviamente spiegherò anche il motivo per cui Lorena È scappata invece che risolvere “la situazione”. Alla prossima ragazze.

  11. Lorenza

    Premetto che il capitolo mi è piaciuto, come i precedenti del resto, ma devo ammettere che anche io sono rimasta un po’ basita di fronte a ciò che è successo a Lorena in passato. Più di tutto la storia del rapimentocon tanto corde ai polsi…
    ovviamente continuerò a leggere perché penso ne varrà la pena.

  12. L'amica

    A dir poco basita per la storia della promessa di matrimonio e del rapimento. Ma per la per la mor del cielo… Non è credibile, non sta in piedi. Vabeh

  13. Lele

    Brava Pherenike, bellissimo capitolo, spero che non sia finita là e che la serata continui!!!!

  14. Pherenike

    A L’amica. ..vorrei ricordarti che è un racconto fi fantasia…quindi tutto è possibile, basta avere un po d’immaginazione…per le altre, vi ringrazio molto e spero seriamente di non deludervi in futuro. .

  15. L'amica

    Ah ok, se è un racconto di fantasia allora a posto 🙂