Nuovo racconto inedito – “Passione Fondente” – 3° Capitolo

Buongiorno a tutte, pronte a trascorrere un’altra domenica in compagnia dei nostri racconti inediti?

Oggi, come ricorderete, è il turno di “Passione Fondente”della nostra Pherenike, con un altro capitolo, il terzo, molto cioccolatoso.

Eh già, il cioccolato, alimento goloso, confortevole e molto peccaminoso continua  a farla da padrone, come giusto che sia, ma troveremo anche qualche fantasma del passato a bussare alla porta di Lorena.

Non mi resta che augurarvi buona giornata e soprattutto…

Buona Lettura

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– PASSIONE FONDENTE – 

Giochi di ruolo

La mattina quando mi svegliai, il mal di testa era insopportabile, la bottiglia di Bourbon, vuota per metà, stava a ricordarmi che me l’ero procurato da sola, a fine serata dopo la pesante giornata pensavo che non poteva andare peggio, invece il messaggio in segreteria di mia madre mi aveva oltremodo irritata.

Come osava pensare di poter meritare il mio perdono, per giunta mettendo in mezzo il resto della famiglia, Matteo compreso, certo ero arrabbiata anche con lui, ma gli altri erano soltanto un effetto collaterale di anni di bugie.

Non mi sarebbe passata facilmente, o probabilmente, non mi sarebbe passata per niente, ma dovevo andare avanti, soprattutto perché mi aspettava una giornata, forse, peggiore della precedente.

Mi preparai di corsa saltando la colazione, uscita di casa passai per un bar che visitavo ogni volta che avevo fretta.

«Buongiorno Lorena, il solito?» mi chiese la barista, mangiandomi con gli occhi.

«Si Pamela, grazie» risposi io sorridendole.

Pamela era una ragazza attraente, con la sua buona dose di curve, occhi azzurri e capelli biondissimi, mi pare che i suoi nonni fossero tedeschi, e le piacevano le donne, una cosa che all’inizio mi mise molta difficoltà.

Un giorno iniziò a flirtare con me, non sapevo in che modo spiegarle che non potevo contraccambiare, ma lo feci, il più carinamente possibile, lei mi sorrise e mi disse che era un peccato sprecare tanto ben di Dio.

Subito passò l’imbarazzo ma, ogni tanto, mi riservava occhiate più che amichevoli, cosa a cui ormai avevo fatto l’abitudine.

«Allora dolcezza, chi ti ha ridotto in questo stato?» mi chiese lei.

«Fantasmi del passato e spettri del presente» risposi, scocciata dal fatto che fosse così evidente «Si nota tanto?» le domandai frustrata.

«Diciamo che un occhio distratto potrebbe non notarlo. Se posso consigliarti, i fantasmi del passato ti direi di mandarli a quel paese, mentre per gli spettri del presente, purtroppo, non ho suggerimenti» disse sorridendomi.

«Grazie Pamela, terrò il tuo consiglio bene in mente» le ricambiai il sorriso.

Proprio mentre stavo per rilassarmi, un’improvvisa agitazione mi penetrò nelle ossa, all’inizio non capii cos’era, ma quando l’agitazione si tramutò in eccitazione e calore compresi.

Mi girai appena con il capo ed eccolo lì, Filippo era appena entrato nel bar. Cominciava bene la giornata.

«Per cortesia, me lo faresti da portare via?» la supplicai sussurrando, per non farmi sentire e indicandole il motivo, lei mi strizzò l’occhio, complice.

«Ecco qui, un caffè all’americana da portare via» affermò lei, entusiasta di quel momento di complicità.

«Grazie, ti devo un favore» e la salutai.

Purtroppo, poiché il locale era abbastanza piccolo, avrei dovuto per forza incontrarlo, ma qui o in aula doveva accadere.

«Buongiorno Filippo» lo salutai io per prima.

«Buongiorno Lorena, cosa c’insegnerai oggi?» chiese, arrossendo dopo aver inteso il doppio senso delle sue stesse parole, lezioni di cioccolato erano seriamente da escludere, almeno per un bel pezzo.

«Oggi veramente doveva esserci una specie di test ma, credo che tu ne sia escluso automaticamente» risposi pensierosa «vedrò d’inventarmi qualcosa per te» ora era il mio il doppio senso «ci vediamo tra poco» dissi, e scappai da quell’imbarazzo senza nemmeno ascoltare la sua risposta.

M’incamminai verso la scuola, pensierosa, mentre bevevo il mio caffè speciale, il mio dopo sbornia personale, caffè lungo con una pepita di cioccolato fondente, sarà la mia fine vera e propria.

Mentre stavo pensando seriamente se si potesse morire d’ingordigia, infondo era uno dei sette peccati capitali, senza sapere perché alzai gli occhi, e rimasi pietrificata. Davanti all’entrata dell’istituto c’era un uomo, alto, snello, capelli neri e occhi castani scurissimi, una mise indimenticabile per me. Mi voltai di scatto, nascondendomi dietro un albero sul marciapiede, verso di me arrivava Filippo e il caffè mi cadde dalle mani.

«Cazzo» esclamai furiosa, mentre una donna mi guardava malamente.

Dovevo decidere cosa fare, immediatamente, Filippo continuava ad avanzare, i fantasmi alle spalle o gli spettri di fronte, cosa dovevo fare?

Quando Filippo si trovò vicino a me e stava per chiedermi, probabilmente, cosa ci facessi lì impalata come un idiota, lo attirai bruscamente a me, così d’improvviso e con tanta forza che quando sì fermo eravamo praticamente a un palmo dal naso dell’altro.

«Ascoltami attentamente, devo chiederti un favore, poi tu potrai pretendere tutto quello che vuoi, ma ti prego non rifiutarti, sono nella merda e puoi salvarmi solo tu» lo implorai.

«Va bene, ma cosa dovrei fare?» mi chiese, ancora sorpreso dalla mia reazione.

«Davanti all’istituto c’è un uomo, sta cercando me, dovresti.. dovresti far finta di stare con me» alle mie parole i suoi occhi si sgranarono.

«Cosa? Non le faccio queste stronzate. Poi non avevi detto che non sei una ragazzina? Bene, notizia fresca per te. Queste scenette le fanno le ragazzine» disse sprezzante.

Ero nel panico, non sapevo cosa fare, guardai di nuovo verso la scuola, nella speranza che fosse andato via, ma lui era ancora lì. Sapevo che le lacrime si stavano addensando sugli occhi, ma non potevo permettermelo.

«Non capisci, non è come pensi, ti prego, ti ho detto che farò tutto ciò che vorrai, ma ti prego» chiesi supplicandolo, mentre una lacrima scappò da un occhio.

Probabilmente fu proprio quella a convincere Filippo ad aiutarmi perché fece un respiro profondo e annuì.

«Farò quello che mi chiedi, ma sarà il caso che ti calmi, altrimenti non la berrà tanto facilmente» disse, asciugandomi la lacrima con fare delicato.

«Hai ragione, devo chiederti un’altra cosa, ho bisogno di stringerti la mano, sei come un bastone per me in questo momento, devi sorreggermi» dissi, cercando di stare calma.

Lui alzò la mano come segno di resa e me la porse, non appena la strinsi seppi che stavo facendo un errore, ma probabilmente era il meno dei mali in quel momento, quando la strinsi di nuovo, una scossa mi salì dal braccio e mi pervase tutto il corpo, sapevo cos’era, la stessa sensazione del giorno prima, o quella provata nel bar. Sentivo il suo calore riscaldarmi fin dentro le ossa e mi rilassai ulteriormente. Mentre ci avvicinavamo, l’uomo si accorse di noi.

Dapprima fu sollevato, poi dubbioso, e infine la rabbia pervase il suo volto.

Eravamo quasi arrivati quando Filippo mi chiese«Pronta?»

Ed io in tutta franchezza risposi «No» ma eravamo troppo vicini per aggiungere altro. Filippo mi strinse la mano ed io parlai alla persona di fronte a me.

«Ciao Matteo, come hai fatto a trovarmi?» chiesi con più tranquillità che potevo.

«Ciao Lorena, noto che sei contenta di vedermi. Non è stato facile, ma dopo lunghe ricerche ci siamo riusciti» parlò al plurale, ovviamente, lui e mia madre.

«Ora mi hai trovata, hai visto che sto bene, te ne puoi tornare a casa» dissi un po’ più alterata.

«Sì, ti ho trovata, ma non sono sicuro che stai bene» disse spostando lo sguardo su Filippo«non mi presenti il tuo amico» chiese sfrontato.

«Lui è Filippo, il mio compagno, da più di un anno ormai» risposi, quasi stritolando la mano di Filippo.

«Piacere di conoscerla Matteo» disse lui cordialmente.

«Non posso dire di ricambiare il piacere» rispose lui maleducatamente.

«Che cosa vuoi Matteo?» chiesi furiosa, dopo le sue parole.

«Che cosa voglio? Tu mi pianti a tre mesi dal matrimonio e mi chiedi cosa voglio? Una spiegazione ecco cosa» disse semplicemente.

La mano di Filippo stava allentando la presa, ma io la strinsi prima che Matteo potesse accorgersene, sperando che anche il viso non avesse mostrato la sua esitazione.

«Lo sai benissimo qual è la spiegazione. Se hai fatto tutta questa strada per ricevere una risposta che conosci molto bene, sei proprio un cretino» affermai fuori controllo «Vattene Matteo, e non farti più vedere, a meno che non sia io a chiederlo» furono le mie ultime parole.

«Me ne vado, ma non lontano da qui, ti riporterò a casa da me, da tutti, stanne certa Lorena» ci guardò e si allontanò.

Ancora con la mano stretta in quella di Filippo, mi voltai, dirigendomi quasi in trance verso casa, evitando le strade in cui avrei potuto incontrate qualche altro apprendista.

Mi trascinai dietro Filippo, che rimaneva in silenzio, e non capii perché non fosse scappato, forse perché gli facevo pena, ma in quel momento non me ne importava. Arrivata a casa aprii la porta distrattamente, lui entrò con me, e mi seguì fino in salotto, sempre in silenzio, come in silenzio mi osservò entrare in bagno. Quando entrai aprii la doccia e mi ci buttai, vestita, salvando il giubbotto che avevo gettato a terra poco prima.

Mi sedetti sul piatto della doccia, e mentre l’acqua m’inzuppava, buttai la testa tra le ginocchia e altra acqua, salata, invase le mie guance e mi entrò in bocca. Non so quanto tempo rimasi lì a piangere, non molto probabilmente, dato che Filippo preoccupandosi mi venne a cercare.

Quando mi vide mi fece uscire dalla doccia, cercando freneticamente un asciugamano, lo trovò e me lo avvolse intorno, stringendomi, più per scaldarmi che per un abbraccio vero e proprio.

«Che ti salta in testa, vuoi ammalarti?» mi chiese adirato. Io non risposi.

«Ascolta, devi toglierti gli abiti, altrimenti potresti ammalarti, quindi o lo fai tu o lo faccio io» disse, ma la sua non era una proposta allettante, bensì una minaccia furiosa.

Non risposi, ma quando capì che stavo per sbottonarmi i pantaloni allentò un po’ la presa.

Mi circondava con l’asciugamano per non vedere e cercava di tenere lo sguardo fisso dietro di me, un gentiluomo senza dubbio.

Mi spogliai completamente, presi un asciugamano pulito, lo avvolsi sopra l’atro bagnato che feci cadere, e tornai da Filippo.

Mi appoggiai su di lui, con la testa da un lato sul suo petto e parlai.

«Grazie, e mi dispiace che tu abbia dovuto assistere a tutto questo, non so cos’avrei fatto se non ci fossi stato tu» dissi, mentre qualche altra lacrima percorreva le mie guance.

«Non preoccuparti, poi mi devi un favore, quindi ne è valsa la pena.» sorrise ed io con lui.

Mi diressi al telefono, chiamai la scuola dicendo che ero malata e che per quel giorno non si sarebbe tenuta lezione. Riattaccai e mi avviai verso la bottiglia che ancora stava sul tavolino del salotto, mi attaccai e bevvi una lunga sorsata.

«Non sarebbe meglio un The caldo, o una camomilla?» chiese, guardando con finto disgusto la bottiglia che tenevo in mano.

«Veramente c’è di meglio, mi metto qualcosa e torno subito.» dissi, andando verso la mia camera.

Aprii l’armadio, un colosso moderno a quattro ante scorrevoli color prugna, e presi il maglione che di solito indossavo nei momenti di sconforto, quello lo era, quindi perché no?

Quando tornai in cucina, mi resi conto che forse avrei dovuto mettere anche dei pantaloni, era una maglia lunga, ma si vedeva più del necessario, dallo sguardo che mi rivolse Filippo.

Mi diressi in cucina dandogli le spalle, aprii la credenza e mentre presi il barattolo che m’interessava, lui  fischiò affascinato.

«Non avevo capito che ne eri così ossessionata» chiese stupito, riferendosi agli innumerevoli barattoli di cacao che avevo nella credenza.

«Più che ossessionata, il cacao è stato la mia salvezza e il mio rifugio, questo è cacao aromatizzato alla melissa» spiegai fiera.

«Mai sentito.» affermò lui, dirigendosi verso lo scaffale.

«Molti di questi non li avrai mai sentiti, sono misture speciali, vanno ordinate a un fornitore, non sono così semplici da trovare.» spiegai prendendo un pentolino.

Lo misi sul fornello e vi versai del cacao, il contenuto per due tazze, poi presi il latte e pian piano lo versai, facendolo incorporare alla polvere in maniera perfettamente omogenea. Accesi la fiamma e mi girai verso Filippo.

«Essere un bravo cioccolatiere è stata la mia meta per anni, più generalmente mi occupo di tutto il settore pasticceria, ma quello del cioccolato… dire che è il mio preferito è un eufemismo, non è stato facile per me imparare, ma Roberto è stato molto paziente» dissi sorridendo al ricordo.

«Roberto?» esclamò lui confuso.

«Era il mio insegnante in quella stessa scuola, mi nominò sua aiutante, senza che sapessi che aveva intenzione che lo sostituissi per sempre, in modo che potesse andare in pensione».

«Deve essere stato un bravo insegnante per farti appassionare così» affermò lui convinto.

«In realtà ho fatto quasi tutto da sola, lui sapeva che potevo farcela e cercava sempre di spronarmi per riuscirci» dissi guardandolo, mentre giravo la cioccolata calda.

«Quindi sei un autodidatta» affermò lui.

«Se si vuole qualcosa, la si ottiene, con l’impegno» esordii io.

Ci fu qualche minuto di silenzio, io giravo il cioccolato sul fuoco, Filippo mi osservava pensieroso, ed ero pronta a giurare che stava pensando se chiedermi qualcosa di più personale.

«Stavi veramente per sposarti?» mi chiese audace.

Io sospirai, avrei dovuto aspettarmelo, e probabilmente dopo quello che aveva fatto gli dovevo qualcosa, optai per un mezza verità, il minimo che potessi fare.

«Sì, doveva essere tutto perfetto, era tutto perfetto, finché un giorno capii che quella perfezione era stata costruita nei minimi dettagli» affermai esausta, spegnendo il fuoco.

«Cos’è successo?» domandò insistente.

«Come ho detto è stata tutta una menzogna, preferirei non parlarne, non è un argomento piacevole per me» lo guardai supplichevole, e finalmente si arrese. «Assaggia» dissi, porgendogli una tazza di cioccolato fumante.

Prese il cucchiaino che gli porsi, lo affondò nel cioccolato e lo tirò su in verticale per far cadere l’eccesso, ci soffiò sopra e lo portò alla bocca, chiudendo gli occhi con mia grande sorpresa.

Capii quello che stava provando dalle sue espressioni, si sentiva rilassato, avvolto, colmato. Era esattamente quello che intendevo, il cioccolato era quello per me.

«Vedo che hai imparato.» esclamai portandomi un cucchiaino stracolmo alla bocca.

«Dalla migliore. Ora veniamo a noi, se non ricordo male, mi avevi promesso tutto quello che volevo, in cambio del mio favore.» disse malizioso.

«Dimmi cosa vuoi e farò quel che posso per esaudirti.» risposi, con tutta la sincerità che avevo in corpo.

Mi studiò per un momento interminabile, e mi sentii in imbarazzo, finché non aprì bocca.

«Voglio lezioni sul cioccolato, gratuite e personali» esordì infine.

Io rimasi a bocca aperta, non pensavo mi avrebbe chiesto nulla di simile, anche se, capendo che lui sapeva cosa voleva dire per me il cioccolato, forse aveva un secondo fine, ma non potevo negarglielo, gli avevo fatto una promessa e non avevo intenzione d’infrangerla.

«Non era quello che mi aspettavo, ma accetto, dovremmo stabilire degli orari, altrimenti potrei rischiare la pazzia tra le tue lezioni e la scuola, tu cosa hai in mente?» gli chiesi pensosa.

«Beh, vediamo, che ne dici di… ora?» domandò arrogante.

Io sgranai gli occhi, forse iniziavo a intravedere il suo secondo fine, voleva giocare e che gioco sia.

 

 FINE 3° CAPITOLO

 

 TROVATE QUI IL PRIMO CAPITOLO

ARRIVEDERCI A DOMENICA PROSSIMA

Questo racconto inedito pubblicato a puntate è un’opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

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12 commenti

  1. Minù

    Mmmmm cioccolatoso 😀
    mi sa tanto che questo filippo è meno timido di quanto potesse sembrare 😉 😉
    Inizia a piacermi …

  2. Claudia

    Caspita non riesco a sbilanciarmi ancora perché c’è tanto da sapere!
    Suppongo che la protagonista della nostra storia non sia pazza,immagino che per abbandonare il futuro marito debba essere accaduto qualcosa di grave.
    Staremo a vedere 🙂
    Pherenike scusa la mia curiosità ma prossimamente si saprà qualcosa di Filippo,quanti anni ha,cosa fa nella vita…
    Buona domenica a tutte,un bacione

    • Stella

      Rispondo io per Pherenike, se non ti spiace 😀
      Scoprirete tutto, ma ogni cosa a suo tempo 😉

      • Claudia

        Perfetto! Si,infatti ero curiosa di sapere se rimaneva questo alone di mistero su Filippo oppure a suo tempo si sarebbe capito di più anche di questo personaggio.
        Grazie cara 😉

  3. Ida

    Filippo promette bene!!! Mi sembra che sia molto sicuro di sè. Lorena si sta cacciando, forse, in qualche giochetto che potrebbe procurarle qualche sorpresina. Il racconto mi sembra molto piacevole e intrigante. Brava Pherenike. Alla prossima. Baci.

  4. rosig

    E che gioco sia !! mi piace il tuo racconto è molto cioccolattoso cosi come Filippo che nn mi sembra così timido ma vorrei conoscere di più su di lui…..complimenti Pherenike alla prossima baci

  5. Rosy ♥

    Gnam gnam 😀 😀 😀
    Non so cosa sia più gustoso, il cioccolato o questo Filippo che racchiude timidezza e sensualità 🙂
    Direi che insieme sono il massimo del piacere <3
    Chissà cosa ha dovuto sopportare Lorena in passato, comunque questo Matteo non sembra propenso ad arrendersi!!!
    Forza Filippo 🙂 che il potere del cioccolato sia con te <3
    Brava Pherenike <3 sei una vera golosona 😀 ahahah 😀

  6. Lele

    Però!!! Audace questo Filippo e Lorena pian piano è sempre più coinvolta ma ancora non sono sicura di cosa le sia successo in passato. Chissà cosa accadrà tra lei e Filippo durante la lezione di cioccolato??? E poi lei gli svelerà qualche segreto in più sul suo passato? Boh!
    Non vedo l’ora di leggere il prossimo capitolo.
    Come sempre BRAVAAAAA PHERENIKE 😀

  7. Samy

    Brava Pherenike, mi piace il tuo racconto! Sono molto curiosa di sapere cos’ha combinato Matteo, ma soprattutto sono ancora più curiosa di assistere alla prima lezione di cioccolato… 😉 alla prossima!

  8. Pherenike

    Buonasera ragazze, scusate, oggi avevo scritto qualcosa in più ma evidentemente il telefonino non ha caricato bene! Quindi vi dico che Stella ha ragione ogni cosa a suo tempo, non preoccupatevi prima o poi saprete tutto di Lorena o Filippo o magari anche di qualcun altro! Non smettete di seguirmi e sarete sorprese! Dalla settimana prossima, l’aria inizierà a riscaldarsi!

  9. Romina

    Questa storia mi piace moltissimo, forse il tema culinario ed in special modo quello legato ai dolci sicuramente ha in me una certa attrattiva non lo nego! I personaggi mi piacciono, mi piace Filippo perché comunque ha aiutato Lorena in un momento di difficoltà non sapendo neanche a cosa andava incontro, certo forse avrà i suoi motivi ….e di certo quello che ora gli ha chiesto in cambio non sarà solo interesse culinario ma del resto diciamo che unisce l’utile al dilettevole, di Lorena ovviamente vorrei scoprire cosa le è’ successo perché ha mandato a monte edito matrimonio e’ perché e’ tanto delusa ed arrabbiata dalla sua famiglia, ma sono sicura che avremo modo di appurarlo più abanti ma la vedo bella ferita e quindi penso che non siano sciocchezze anche se la comparsa di questo Matteo che sembra cadere dalle nuvole mi fa pensare che dia scappata senza chiarire cosa ha scoperto ed il perché sia fuggita…..Lorena ha un bel carattere forte e determinata ed ovviamente mi piace molto! Sono davvero contenta di questo nuovo appuntamento domenicale anche se io per ora riesco a leggerlo solo di lunedì ! Grazie