Nuovo racconto inedito – “Passione Fondente” – 12° Capitolo

Buongiorno a tutte e buona domenica.

Quello che troverete di seguito è il dodicesimo capitolo di “Passione Fondente”, un nuovo appuntamento con il racconto inedito della nostra Pherenike.

La vera protagonista di questa puntata è, ancora una volta, la piccola Emma, con la sua infinita dolcezza e spontaneità unica, come solo i bambini sanno essere.

Non mi resta che augurarvi buona giornata e soprattutto…

Buona Lettura

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– PASSIONE FONDENTE – 

-DODICESIMO CAPITOLO – 

La speranza-

Tornati a casa di Filippo mi resi conto di quanto fosse stata sconvolgente quella giornata.

L’indomani sarei tornata a scuola, e la normalità di ciò mi fece rilassare, la serata fortunatamente passò in tranquillità, Emma cenò alla svelta per non perdere un film che davano in TV, io mi limitai a sparecchiare e sistemare la cucina, erano successe troppe cose quel giorno e avevo bisogno di un momento di normalità.

Proprio mentre stavo finendo di lavare i piatti sentii arrivare Filippo, mi sorprese abbracciandomi da dietro, appoggiò il mento sulla mia spalla e stette fermo immobile per qualche minuto.

«Credo proprio che comprerò una lavastoviglie domani» disse soffiando quelle parole sul mio collo.

Non avrei mai pensato di potermi eccitare sentendo parlare di un elettrodomestico ma, probabilmente era Filippo che faceva sembrare ogni cosa così dannatamente attraente.

«Non importa, lavare un po’ di piatti non mi farà certo male, e per me è un piacere farlo» dissi sinceramente.

D’improvviso mi fece girare e mi baciò, io gli buttai le braccia al collo scoppiando a ridere, quando mi resi conto di avere ancora in una mano la spugna e nell’altra un piatto.

«Sai, credo che dovresti lasciarmi finire, se vuoi intatte tutte le tue stoviglie» risi ancora dandogli un bacio.

«Pensi che me ne importi qualcosa ora? In questo momento sto solo pensando a quando finalmente sarò di nuovo dentro di te» affermò lui.

Io rimasi a bocca aperta, di nuovo pensai che in casa non eravamo soli, Emma poteva sentire qualsiasi cosa in qualsiasi momento, chiusi la bocca e deglutii, mi agitava in un modo che mai avrei creduto possibile, ogni mio muscolo era in attesa. Ancora mi chiesi come poteva una persona, due anzi, entrarmi così in profondità.

La risposta forse era più semplice di quello che credevo, in fondo io ero scappata da tutto ciò che mi era sembrato essere amore, che fosse quello di Matteo, mia madre o mio padre, e da quei dannati giorni non avevo fatto altro che evitare in tutti i modi di legarmi a qualcuno, amico o compagno, per paura.

Paura che succedesse qualcosa a chi mai fosse entrato nella mia vita, paura per me, perché solo ora mi rendevo conto di quanta ne avessi avuta nei confronti dell’amore, solo ora che lo avevo trovato e compreso però mi resi conto di quanta forza potesse trasmettere quel sentimento.

«Vacci piano, ricordati che qualche metro più in là c’è una bambina» lo accusai.

«Non cacciare scuse con me, lo so che mi vuoi non puoi nasconderti da me» disse baciandomi ancora.

«Va bene, hai ragione, ma fammi finire e tu fai il bravo papà e metti la piccola a letto» risposi, tornando a lavare i piatti.

Per concludere la giornata Emma decise che quella sera doveva addormentarsi con me, cosa che mi aveva procurato un certo disagio, non ero proprio pronta per una cosa del genere ma, non potevo certo farla piangere per una qualcosa che nemmeno avrebbe capito.

«Emma basta con questi capricci, Lorena ha già fatto tanto non c’è proprio bisogno che ti faccia anche da tata».

«Io voglio lei, non una tata» rispose lei convinta.

«Va bene Filippo, non preoccuparti, piccola vai a letto arrivo subito» le dissi sorridendole.

Lei con fierezza fece un sorriso al padre come a dire “vinco sempre io” e poi si dileguò in camera sua.

«Lorena non devi farlo se non vuoi» mi disse lui preoccupato.

«No, va bene così, non preoccuparti» risposi io, lo baciai e andai incontro a quella piccola peste.

Quanto in fondo poteva essere difficile far addormentare una bambina? Lo scoprii ben presto.

«Ti devi mettere sul letto vicino a me, per favore» mi disse Emma.

«Ok, va bene» risposi sistemandomi impacciata vicino a lei.

«Conosci qualche canzone per dormire?» mi chiese lei implorante.

«Una sola, me la cantava la mia mamma quando ero piccola» dissi, sentendo improvvisamente il peso di quel momento nel mio petto.

«Puoi cantarla per favore?» mi chiese lei.

«Va bene, ma tu chiudi gli occhi» dissi io iniziando poi con la ninna nanna.

“Dormi bambina, mia piccolina, dormi tesoro fai sogni d’oro, dormi amore, ti prego non temere, dormi piccina, la mamma è qui con te”

Proprio mentre cantavo l’ultima strofa, la voce mi tremò e cercai in tutti i modi di non piangere, non davanti ad Emma.

«E’ bella» disse assonnata Emma. «Mi piacerebbe avere una mamma, voglio bene a papà, ma una mamma la dovrebbero avere tutti i bambini» continuò sbadigliando «Potresti essere tu la mia nuova mamma» disse mentre stava per addormentarsi.

In quel momento un macigno mi premette sul petto.

Io avevo scelto di stare con Filippo, ed Emma faceva parte di tutto questo, ma non avevo realmente realizzato cosa potesse significare per lei.

Lei non aveva mai conosciuto l’amore di una mamma ed io ero stata tradita proprio da mia madre, una persona che dovrebbe prendersi l’impegno di proteggerti a costo della vita.

Io potevo promettere una cosa del genere ad una bambina?

Se non fossi stata in grado, se tutto mi sarebbe sfuggito di mano?

Non avevo risposte da darle, perché un sì sarebbe valso come una promessa, e non una qualunque, quella di essere mamma, una cosa cui io avevo rinunciato da tempo. In fondo però, i genitori non sono quelli che ti mettono al mondo ma quelli che ti crescono con amore incondizionato, cosa che a me è mancata.

Decisi di non rispondere, con la speranza che si addormentasse, intonai più volte quella canzoncina, che per me aveva significato così tanto quando ero una bambina, e sperai che anche per Emma fosse così.

“Dormi bambina, mia piccolina, dormi tesoro fai sogni d’oro, dormi amore, ti prego non temere, dormi piccina, la mamma è qui con te”

Dopo non so quante volte aver ripreso da capo finalmente Emma era crollata ed io con lei, mi sentii abbattuta e svuotata completamente, non avrei mai avuto il piacere di cantare quella ninna nanna per mia figlia o mio figlio e questo mi straziò da dentro. Mi alzai dal letto e andai in salotto da Filippo. Mi lasciai cadere sul divano e misi la testa sulle sue gambe scoppiando a piangere.

«Mi dispiace Lorena, è troppo per te, forse ho preteso troppo qualcosa che non potevo avere» disse lui abbracciandomi.

«Non è colpa tua, sapevo che sarebbe successo un giorno, prima o poi avrei dovuto incontrare qualcuno come te, anche se tu non avessi avuto una bambina un giorno avresti voluto un figlio, e in fondo Emma è un bene per te, ma anche per me, la cosa più vicina ad una figlia che potrei avere, sempre se lei mi accetterà come una mamma sostitutiva» dissi ridendo con rancore.

«Emma non ha mai conosciuto sua madre, sa solo quello che le ho raccontato, quindi non potrebbe mancarle qualcosa che non ha mai avuto, penso che ti accetterebbe molto meglio di quello che credi, sei troppo pessimista nei tuoi riguardi, imparerà ad amarti, se ha preso solo un poco da me, succederà senz’altro»concluse lui.

«Spero che tu abbia ragione, nel frattempo ho proprio bisogno di una buona cioccolata calda» proposi dirigendomi in cucina.

Bevemmo la cioccolata parlando delle nostre vite, non avevo più segreti per lui, quindi fu facile spiegargli ogni momento della mia vita.

Lui si trovò in difficoltà nel parlare di sua moglie, Diana, ma potevo capirlo, l’aveva persa quando ancora l’amava e probabilmente la ferita era ancora aperta, ma aveva deciso di andare avanti, e aveva deciso di farlo con me, questo mi rincuorò un poco, e permise all’angoscia, provata poco prima con Emma, di dileguarsi.

La mattina dopo ero pronta per affrontare la giornata con rinnovata forza, le ore di scuola passarono in fretta, ognuno mi diede la propria scaletta, ed io le avrei poi lette per decidere quale fosse la migliore. Il pomeriggio chiamai Gabrielle per annullare l’appuntamento, avrei voluto veramente andare al salone, ma volevo di più conquistare Emma, quindi dovevo trovare il posto giusto per lei.

«A che ora esce Emma?» chiesi a Filippo.

«Posso andare dalle tre e quarantacinque» rispose alzando un sopracciglio «Perché?» mi chiese.

«Vorrei portarla da qualche parte, sai se ha un posto dove le piacerebbe andare?» gli domandai.

«Lorena non devi fare nulla, non sforzarti sii te stessa e lei ti adorerà, secondo me poi già ti adora» mi disse semplicemente.

«Già sì, allora questo posto?» chiesi nuovamente.

«Non saprei cosa dirti, ho potuto darle tutto quello che voleva quindi forse dovresti chiedere a lei» rispose alzando le spalle.

«Lo farò senz’altro» risposi io baciandolo, a quel punto smisi di pensare e facemmo l’amore.

Alle tre e quarantacinque andammo a prendere la piccola peste, Filippo aveva insistito che andassi anch’io. Quando entrammo nell’atrio un’operatrice scolastica, quella che una volta si chiamava semplicemente bidella, chiamò il nome della piccola, ed Emma uscì correndoci in contro.

«Lorena sei venuta a prendermi» affermò attaccandosi alle mie gambe.

La presi in braccio e stavamo per uscire, quando qualcuno chiamò Filippo.

«Signor Lamberti potrei parlarle un secondo?» chiese quella che doveva essere una delle maestre.

«Certo maestra Sonia» rispose Filippo.

Ci dirigemmo verso la maestra e questa si rivolse a Emma.

«Emma perché non giochi un pochino con le costruzioni mentre io parlo con il papà?».

«Va bene» e lei si diresse dove le aveva detto la maestra.

La maestra Sonia ci fece segno di seguirla in classe, lei era molto carina, pelle candida e lentigginosa, capelli rossi e occhi verdi, probabilmente aveva sui quarant’anni, e ne fui lieta.

«Signor Lamberti questa signora è la sua nuova compagna?» ci chiese improvvisamente, lasciandoci un po’ stupiti.

«Emm … sì, perché?» affermò lui con un po’ di timore.

«La bambina sa che non è sua madre vero?» chiese ad entrambi, io non sapevo come rispondere, la situazione stava diventando molto pesante.

«Sì certamente, Emma sa che sua madre è … è morta quando lei è nata» rispose Filippo un po’ adirato.

«Deve scusarmi ma, Emma da qualche giorno fa disegni diversi dal solito, pensavo stesse fantasticando, ma ora che vedo la signora … ero solo preoccupata» si scusò tirando fuori dei disegni da una cartella che doveva essere quella di Emma.

La maestra ce li consegnò, Filippo ed io rimanemmo stupiti a guardare quei disegni così semplici ma tanto importanti.

«Solitamente quando abbiamo bambini con situazioni particolari cerchiamo di evitare di chiedere di disegnare la propria famiglia, se non è necessario per spiegare qualcosa ai bambini. Qualche giorno fà mi trovai a passare vicino a Emma e notai che stava facendo qualcosa di diverso del solito, quando le chiesi chi stesse disegnando lei mi disse che era la sua nuova mamma, e mi chiese di scriverlo sul disegno, io ovviamente lo feci per non turbarla, ma la cosa ha iniziato a ripetersi ed io e la mia collega ci stavamo preoccupando» disse riprendendo a respirare dopo il suo monologo.

Io non sapevo cosa dire, ogni disegno rappresentava me, lo sapevo, perché Diana era mora, mentre nel disegno di Emma la sua mamma era bionda, non riuscii a trattenere le lacrime, frugai nella borsa per trovare un fazzoletto e le asciugai meglio che potevo.

«La ringrazio per essersi preoccupata per Emma, non posso certo dire che non facciate bene il vostro lavoro, mi piacerebbe essere informato se qualcosa di nuovo capita ancora» furono le uniche parole che riuscì a pronunciare Filippo.

«La ringrazio signor Lamberti e le assicuro che lo farò, solo … Emma è una bambina molto intelligente ma anche molto sensibile sul lato emotivo, quindi, cercate di non illuderla» ci chiese preoccupata.

«Non si preoccupi, non è nostra intenzione farlo» risposi parlando per la prima volta.

«Bene, vi ringrazio per avermi ascoltata, e mi scuso per la freddezza delle mie domande, ma i bambini mi stanno a cuore e non sopporterei vederli soffrire» disse lei, guardando per un attimo nel vuoto. Quella donna doveva portare un grosso peso sul cuore, ormai sapevo riconoscere chi come me aveva un gran fardello da portarsi dietro.

«Grazie a lei, buona giornata» disse Filippo mentre uscimmo dalla classe.

Tornammo a casa, io non proferii parola, ero troppo scossa da quello che avevo appena saputo, Filippo si sforzò di parlare ma non cercò di includermi, aveva capito il mio stato d’animo, arrivammo a casa e mi sedetti sul divano, buttai la testa all’indietro e chiusi gli occhi, provai a pensare ma non ci riuscii, l’unica cosa che avevo in mente erano quei disegni.

Come dovevo comportarmi? Se tra me e Filippo un giorno fosse finito tutto come si sarebbe sentita Emma? Mille dubbi mi passarono per la testa, poi venne Emma a distogliermi dai miei pensieri.

«Lorena stai male?» mi chiese lei arrampicandosi sulle mie gambe.

«Sì piccola tutto bene» risposi, poi ripensai a quello che avevo chiesto a Filippo poche ore prima «Ascoltami Emma, vorrei sapere una cosa. C’è un posto che ti piacerebbe visitare, un posto dove non sei mai stata? Mi piacerebbe accompagnarti»

Lei mi guardò fissa negli occhi e parlò.

«Vorrei andare a trovare la mamma, e dirle che ora io e papà siamo felici» disse lei tranquillamente.

Io rimasi più scioccata di prima. Come poteva una bambina così piccola avere certi pensieri? Una bambina di cinque anni che mi stupiva ad ogni passo che faceva, era incredibile e sorprendente.

«Va bene piccola, ne parlerò con tuo padre» le dissi sorridendole.

«Grazie Lorena» rispose lei dandomi un bacio sulla guancia, poi sparì.

Io rimasi un attimo immobile, con la mano sulla guancia che lei aveva baciato. Andai da Filippo e gli spiegai quello che mi aveva chiesto Emma, e dopo tante insistenze lo convinsi.

Forse non era pronto, immaginai che non fosse mai andato a portare dei fiori a sua moglie, ma non gli chiesi nulla, non erano proprio affari miei. Quella sera cenammo con della pizza ed Emma ed io convincemmo Filippo a cenare in salotto, per mangiare guardando la TV.

«Siete due contro uno, d’ora in poi sarò in minoranza, non è giusto».

«Potreste provare a farmi un fratellino» esordì Emma.

Filippo quasi si strozzò con la pizza, dovetti farmi forza e versargli un po’ di acqua mentre guardavo basita il sorrisetto furbo di Emma, quella bambina un giorno ci avrebbe fatto le scarpe. Filippo si riprese e fece un grande respiro.

«Emma perché pensi che potremmo farti un fratellino?» chiese Filippo cercando di stare tranquillo, ma io avvertivo il suo nervosismo.

«Perché Lorena è la tua fidanzata, se tu la sposi potete farmi un fratellino, e poi vorrei una mamma, tu non sei molto bravo a fare le cose da mamme» disse lei criticando il padre.

Io non potei fare a meno di ridere, quella bambina dava una semplicità alle cose più assurde, e cosa voleva? Che io le facessi da mamma? Non sapevo come apprendere quella notizia, se essere felice o preoccupata, due settimane nella vita di due persone avevano letteralmente messo sottosopra la mia esistenza, e una di quelle persone aveva appena cinque anni.

«Emma, vorresti veramente che fossi la tua mamma? Io e tuo papà ci vogliamo bene, ma forse un giorno non sarà più così» dissi spiegandole il mio punto di vista al meglio che potevo.

«No, tu e papà vi amate e non vi lascerete mai, quindi mi farete un fratellino?» la sua tenacia era sorprendente.

«Ascoltami Emma, io voglio bene a te e tuo papà, e se rimarrò qui, forse un giorno potrei essere come una mamma per te. Purtroppo però non potremmo darti un fratellino. Vedi, io molto tempo fa ho subito un’operazione, stavo molto male e per salvarmi hanno dovuto togliermi la possibilità di avere bambini, ora non lo capisci bene, ma quando sarai più grande se sarò ancora qui, te lo spiegherò meglio» dissi, provando a spiegarmi.

«Ooohhh, va bene, allora sarò io la tua bambina. Vedi, io ho bisogno di una mamma e tu di una bambina, tu farai la mia mamma ed io la tua bambina» disse lei buttandosi sulle patatine.

Io rimasi a guardarla immobile, posai lo sguardo su Filippo che alzò le spalle ed era più sbalordito di me. Quella sera andai a letto con la sensazione che finalmente qualcosa fosse tornato al posto giusto dopo molto tempo, e finalmente vedevo davanti a me la speranza per un nuovo inizio, e una nuova vita piena d’amore.

 

FINE 12° CAPITOLO

 

TROVATE QUI I CAPITOLI PRECEDENTI

ARRIVEDERCI A DOMENICA PROSSIMA

Questo racconto inedito pubblicato a puntate è un’opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

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10 commenti

  1. Minù

    Questo capitolo mi ha fatto annebiare la vista….
    forse perché ho due cuccioli dell età di Emma, e quindi so quanto possano essere incredibili i bambini, ma oggi mi hai toccato forte il cuore ….
    davvero brava…GRAZIE 🙂 ♡♡

  2. Rosy ♥

    Ed il premio per il miglior personaggio non protagonista va a… Emmaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa <3
    Oh mio dio la adoro <3
    È così dolce, tenera, perspicace 😀
    I suoi ragionamenti non fanno una piega 😀 e ha solo 5 anni accidenti!!!
    Brava Pherenike <3

  3. Lele

    Cavolo la prossima volta mi munisco di fazzoletti!!!

    • Minù

      A chi lo dici…
      io ad un certo punto non vedevo piu nulla …

  4. rosig

    Bravissima Pherenike! !! Emma e una bambina dolcissima!
    E si Minù nn un pacchetto di fazzoletttini nn basta ahhhh ahahahah .a ddomenica

  5. Samy

    Bravissima Pherenike, quanta dolcezza… Mi hai scaldato il cuore e mi hai commosso. Però io sono, come dire… pessimista? Continuo a domandarmi se quella serpe di Matteo abbia davvero gettato la spugna o no… Spero che comunque sparisca alla svelta!!!!! 😉 un abbraccio, e brava. A domenica!!!

  6. Ronny

    Bellissimo…ma ho paura a gioire troppo…che fine ha fatto la madre?e il suo ex???

  7. Pherenike

    Ragazze buona sera! purtroppo devo dire che, per motivi familiari, non mi sono potuta impegnare come avrei voluto per questo capitolo però, noto con gioia che ho avuto comunque successo per le mie idee! Sono contenta che vi piaccia e per me il vostro parere conta molto! Buona settimana e a domenica prossima.

  8. lolly74

    Salve a tutti e bravissima a Pherenike e la prima volta che vi scrivo su questa ff aspetto qualche mese per leggere le nuove storie cosi ho piu tempo di leggermi i capitoli tt di un fiato e ora sono rimasta a bocca asciutta nn vedo l’ora che arrivi il prossimo…. e una storia che mi ha preso tanto mi piace i personaggi e vedo alla lontana un velo di mistero sulla gravidanza di Lorena ma chi sa!! comunque sei stata spettacolare bravissimaaaa aspetto con ansia un abbraccio a tt 😉