Nuovo racconto inedito – “Passione Fondente” – 11° Capitolo

Lo so, lo so, sono in ritardo, perdonatemi.

Alle volte questa acrobata perde i pezzi per strada e non riesce ad incastrare tutto a dovere.

Vi lascio subito in compagnia del capitolo di questa settimana, molto toccante, con un’adorabile ed intraprendete piccola Emma, sempre più peperina!

Non mi resta che augurarvi buona giornata e soprattutto…

Buona Lettura

 

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– PASSIONE FONDENTE – 

-UNDICESIMO CAPITOLO – 

La forza dell’amore

Le porte del treno si chiusero ed io dalla banchina lo vidi partire e poi allontanarsi da me. Non sapevo come ma mi ero ritrovata fuori dal vagone, ancora con il disegno di Emma in mano, lo guardavo tra le lacrime, con la bocca spalancata dallo stupore.

«Che cazzo …» sì esattamente, che cazzo avevo fatto?

Ero scesa dal treno, e in quel momento mi sentivo molto più che disorientata. Cos’avrei dovuto fare? Non ero riuscita a partire, tutta colpa di quello scricciolo con le codine. Come potevo abbandonarla, come potevo deludere quelle guance rosee e quegli occhi verdi? Filippo, come potevo deludere lui, lui che tanto aveva creduto nella speranza che mi liberassi di Matteo?

Matteo, solitamente pensare a lui mi metteva disagio e paura ma ora non più, perché nulla mi avrebbe impedito di fare una scelta, ed io la mia l’avevo appena fatta.

Filippo ed Emma sarebbero stati il mio futuro, certo, sempre se Filippo era d’accordo di passare la sua vita con me. Era quello ora, il pensiero che mi metteva più paura.

Decisi di tornare da loro, quindi m’incamminai verso l’uscita, dovevo trovare un taxi, mi fermai di nuovo a osservare il disegno di Emma, quando un grido di gioia mi penetrò nelle orecchie. Alzai lo sguardo e le lacrime partirono, di nuovo, non credo di avere mai pianto tanto quanto quel giorno.

«Lorena» urlò Emma correndomi incontro.

Io non riuscii a trattenermi e affrettai il passo verso di lei, tra le lacrime la raggiunsi e la presi in braccio stringendola più che potevo.

«Non ti piace più il nuovo lavoro?» chiese lei ingenuamente.

«No, è molto più importante quello che ho qui» dissi, ovviamente riferendomi a lei e Filippo.

«Sìiii, hai sentito papà? Il lavoro che ha qui è molto più importante» disse lei contenta.

L’esuberanza di Emma per un attimo mi fece dimenticare Filippo, stava lì, immobile davanti a me, senza dire nulla, ovviamente era arrabbiato, e aveva le sue ragioni, ma in fondo ora ero lì, perché tanta ostinazione?

«Ciao» dissi io.

«Lorena mettimi giù per favore» disse la piccola ed io la accontentai. Quando fu a terra guardò il padre indispettita e disse «Papà, Lorena è tornata cosa aspetti a salutarla?»

«Ciao» rispose lui fioco.

«Papà» urlò Emma puntando i piedi.

A quel punto Emma perse le staffe, ed era una gioia per gli occhi vederla, ma quello che fece mi sorprese.

Andò dietro il padre e lo spinse con tutta la forza che aveva, eravamo poco distanti, quindi in pratica mi venne addosso, e mi dovette abbracciare per non farmi cadere, suppongo che Emma fosse riuscita nell’intento solo perché Filippo non se lo aspettava.

Per un interminabile secondo mi fissò, poi senza che io potessi protestare, mi baciò. Non il bacio passionale e carnoso, che di solito mi riservava, ma un delicato bacio sulle labbra, che allontanò ogni mio timore di essere rifiutata.

«Papà basta, vi guardano tutti» disse Emma interrompendoci.

In quel momento provai un forte imbarazzo, non era mai successo davanti a lei, e non sapevo come l’avrebbe presa ma, fu proprio Emma a tranquillizzarmi, quando mi afferrò per la mano e iniziò a tirarmi.

«Vieni Lorena ti porto a casa con me» affermò lei autoritaria.

Io guardai Filippo come a chiedere se ci fosse ancora un posto per me a casa sua, evidentemente il suo bacio non era sufficiente come risposta.

Lui mi sorrise, quindi un sì, in quel momento mi resi conto della gravità della situazione. Stavo, di fatto, accettando di provare ad avere una relazione con un uomo, con una figlia, come sarebbe andata a finire?

E se Emma mi avrebbe odiata in futuro, per avere preso il posto della madre al fianco di Filippo?

Era una situazione delicata, e dovevo trovare il miglior modo per capire se Emma voleva che entrassi a far parte della sua vita. C’era il disegno sì, ma era una bambina, e i bambini sono molto volubili in ambito decisionale. Quando arrivammo da Filippo, decisi che dovevo farmi perdonare da entrambi, ma per prima veniva la piccola Emma.

«Emma che ne dici di andare a giocare con papà mentre io preparo qualcosa per te?» le chiesi, e lei mi guardò con un enorme sorriso, una cosa da togliere il respiro.

«Papà hai capito? Lorena vuole preparami qualcosa e tu devi giocare con me» disse lei rivolgendosi al padre mentre lo tirava verso il salotto.

«Va bene» disse soltanto Filippo.

Rimasta sola mi misi a pensare a cosa poteva sorprendere una bambina tanto allegra e intelligente, e non ci volle molto. Se c’era una cosa che avevo imparato dei bambini, pur non avendo avuto mai la possibilità di appurarlo di persona, era che loro amano le cose semplici, e cosa c’è di più semplice di una meringa?

Iniziai a sbattere le uova, sperando di riuscire a stupire la piccola, e pensai che se fossero state colorate avrei fatto più punti, ma ovviamente era impossibile pensare che Filippo avesse del colorante alimentare in casa. Aggiunsi lo zucchero, e per mia fortuna avevo la valigia con me. Andai a prendere il mio kit personale, una selezione di punte da pasticceria eccezionale, regalatomi da Roberto per il mio ruolo, la prima cosa che avevo preso quando pochi giorni fa avevo deciso di partire. Tornai in cucina, misi il preparato in una tasta e iniziai a fare dei piccoli ciuffetti in una teglia, alla fine una cinquantina di piccole nuvolette soffici mi brillavano davanti gli occhi. Le infornai, impostai il timer per un’ora e andai a cercare le persone che, ormai ne ero certa, avevano rubato il mio cuore.

«E’ pronto?» mi chiese entusiasta Emma.

«No, purtroppo ci vuole un po’ di tempo» le spiegai io, sorridendo per la sua espressione delusa.

Passammo un’ora a giocare con la piccola, mentre io mi allontanavo di tanto in tanto per controllare le meringhe. Emma si divertì un mondo con il padre, e perché no, anche con me, una giornata diversa visto che non era andata a scuola, e in quel momento mi venne in mente il disegno.

«Emma posso parlare un minuto con il tuo papà? Tu magari puoi andare a lavarti le mani, tra poco sarà pronta la sorpresa» le dissi sperando di convincerla.

«Va bene» disse sparendo in bagno.

«Hai guadagnato qualche minuto, di solito ci mette una vita a lavarsi le mani» disse Filippo ridendo.

«Devo farti vedere una cosa» e m’incamminai in salotto dove stava la valigia, tirai fuori il disegno e lo mostrai a Filippo.

Lui lo studiò un attimo, poi un’espressione serena gli illuminò il viso.

«Pensi che dovrei preoccuparmi? Come ho già detto non vorrei farla soffrire, io non so cosa potrebbe succedere, in futuro, si beh insomma hai capito» stavo sparando a zero, dicendo ogni cosa che mi passasse per la mente e avevo solo fatto tanta confusione.

«Ascoltami bene Lorena, Emma ti vuole bene, sì è una bambina, ma come hai potuto vedere tu stessa è molto intelligente, e detto francamente non ho alcuna intenzione di farti andar via un’altra volta» rispose lui convinto.

«In realtà non sono andata via» dissi io con un sorrisetto idiota stampato in faccia.

«Allora mettiamola così, non ti permetterò di provare ad andare via di nuovo» ribatté lui deciso.

La sveglia del forno interruppe quel momento tanto profondo, io mi liberai di Filippo e andai in cucina a sfornare le meringhe, proprio in quel momento Emma arrivò con la sua esuberanza da bambina.

«E’ pronto? È pronto?» chiese lei euforica.

«Sì piccola, sono pronte» risposi io mostrandole la teglia.

«Wow, cosa sono?» mi chiese curiosa.

Io rimasi meravigliata del fatto che non sapesse cosa fossero, quale bambino non ha mai mangiato una meringa? Guardai Filippo che fece spallucce, e mi affrettai a spiegare alla piccola.

«Si chiamano meringhe, e sono fatte di zucchero e albume d’uovo» spiegai io prendendone una e porgendola ad Emma «Ecco assaggia» la incoraggiai.

La piccola allungò la manina, prese la nuvoletta tra le mani e poi le diede un morso. «Buona» disse, mangiando con un boccone quel che rimaneva. Si leccò le dite e mi abbracciò.

«Grazie Lorena, ma io ti avevo già perdonata» disse lei stupendomi, correndo nel salotto per tornare alla sua TV.

Era incredibile, alla fine fui sollevata però, ciò che più mi premeva era essere perdonata da lei, ora toccava al padre, probabilmente sarebbe stata un’impresa più ardua, non credevo sarebbero bastate un paio di meringhe per avere il suo perdono. Come si dice però, tentar non nuoce.

Presi una meringa le diedi un morso e il resto lo avvicinai alle labbra di Filippo. Lui aprì la bocca ed io gli poggiai il dolcetto sulla lingua, lui chiuse le lebbra prima che potessi allontanare pollice ed indice, e li chiuse nella sua bocca, succhiandoli, io rimasi un momento sconvolta, poi però mi abbandonai a lui e chiusi gli occhi. Lui scoppiò a ridere.

«Non credere di cavartela così, a me non basterà certo un po’ di zucchero per farmela passare» disse lui scherzando.

«Almeno posso dire di averci provato» risposi sorridendo.

Era la giornata delle sorprese, Filippo mi prese tra le braccia e mi baciò, un bacio così dolce che arrivò a toccare le corde più profonde della mia anima.

Mi si contorse ogni muscolo, le mie parti intime si infuocarono come paglia al sole, solo la consapevolezza che qualche passò più in la si trovava la piccola mi diede la forza di controllarmi. Fu un bacio lungo, intenso, e in un certo senso anche devastante, sì, perché finì per abbattere quell’ultima barriera di paura che avevo dentro e la sensazione fu indescrivibile, liberatoria.

«Allora sono perdonata?»chiesi a Filippo, con la mia fronte poggiata alla sua e gli occhi chiusi.

«Solo se prometti che non proverai mai più ad andare via» chiese con un tono disperato.

«Te lo prometto, non accadrà mai più» e di nuovo mi baciò.

«Papaà! Se la soffochi mi arrabbio!» disse Emma con le braccia conserte.

Io non riuscii a trattenermi e scoppiai a ridere, anche se ero terrorizzata dal fatto che ci avesse visti e non sapevo cosa potesse pensare di me, le stavo rubando il papà? Questa paura mi tolse il sorriso ma fu Filippo a parlare per entrambi.

«Giuro che non ho alcuna intenzione di soffocarla. Posso chiederti se va bene che Lorena sta qualche giorno qui con noi?» chiese speranzoso Filippo.

La piccola aveva ancora le braccia incrociate, ci stava pensando, e fissava entrambi con curiosità, poi alla fine parlò.

«Va bene, basta che cucina lei, è più brava di te papà» disse al padre sorridendo. Avrei dovuto parlarle, ma non in quel momento, anche perché non sapevo come aprire il discorso con una bambina così piccola. Emma andò in camera sua ed io potei parlare con Filippo.

«Cosa le diremo? È una bambina, potrebbe fraintendere, non voglio che pensi che le sto rubando il padre» dissi palesando le mie preoccupazioni.

«Ci penseremo, dobbiamo prima risolvere il tuo problema» rispose lui pensieroso.

«Hai ragione, comunque potevi chiedere prima a me se mi andava di restare qui» lo presi in giro io.

«Hai ragione, scusami, e che pensavo che…» iniziò a balbettare.

«Hei, è tutto ok, va bene, te lo avrei chiesto io, non mi va di tornare in quella casa, da sola. La prossima volta però parla prima con me. Oggi dovrei andare lì, dato che sono rimasta devo sistemare delle cose, potresti accompagnarmi dopo pranzo?» gli chiesi.

«Certo, non ci sono problemi» rispose sorridendomi.

Così facemmo, dopo pranzo portammo Emma dalla nonna, non era il caso di portarla con l’eventualità di trovare Matteo davanti la porta. Alle tre ci trovammo nel  mio appartamento, e ringraziai il cielo di aver lasciato la piccola da Cinzia. Una sgradita sorpresa mi aspettava dentro casa. La vidi subito appena entrai, rimasi scioccata, anche perché sapevo i metodi a cui poteva essere ricorsa per entrare in casa senza chiavi, Filippo osservò la figura dinanzi a noi con severità ma, anche un po’ di curiosità per quel volto così simile al mio.

«Ciao Beatrice» dissi io gelida.

«Beatrice? Esigo che tu mi chiami con il nome giusto, se “mamma” proprio non ti riesce, potresti provare con “madre” suonerebbe sempre meglio del mio nome di battesimo» rispose lei irritata, io non ci vidi più dalla rabbia.

«Madre?Quale madre si permetterebbe di vendere la propria figlia?»

«Non essere sciocca, non ti abbiamo venduta e lo sai bene» rispose lei noncurante, alzandosi dal divano.

«No certo, ma vi siete assicurati che il patrimonio non venga perso, o almeno ci avete sperato» le urlai io, a quel punto Filippo mi prese per mano, un po’ mi calmai.

«Tu tornerai a casa, ti avevo avvertita che sarebbe successo in ogni caso, che tu voglia o no, indipendentemente da quell’uomo che ti porti dietro» a quella frase la casa diventò tutta rossa.

Quell’uomo? Filippo non era certo un uomo qualunque, lui era la mia speranza, la mia via di fuga, la mia ancora, l’unica cosa che mi teneva lontana da quell’assurdità che era la mia famiglia, lui era “il mio uomo”.

Ciò che sembrò essere un interminabile momento passò in un lampo, e spiegai a mia madre cosa voleva dire “quell’uomo” per me.

«Non osare mai più venire in casa mia, non osare mai più pensare di poter gestire la mia vita, non osare mai più per nessuna ragione al mondo sottovalutare il mio legame con Filippo, lui è la mia scelta, io lo amo e proteggerò quello che c’è tra noi con le unghie e con i denti» dissi infine, poi ripensai, lo avevo detto veramente? Avevo ammesso di amare Filippo davanti a lui? Non era il momento di pensare a quello che avevo detto, almeno per i prossimi cinque minuti. Mi diressi alla porta e la spalancai.

«Ora Beatrice, sei pregata di sparire da casa mia, e dalla mia vita se ti è possibile, se in futuro avrai di nuovo la brillante idea di farti vedere ricordati di avvisarmi altrimenti non riceverai una bella accoglienza» terminai.

La guardai negli occhi, era immobile, e disgustata, da me? Gli occhi le si gonfiarono di lacrime, ma non le fece traboccare, si diresse verso la porta, si bloccò e disse.

«Perdonami» e andò via.

Chiusi la porta, per un attimo rimasi ferma, con la mano sul pomello, poi mi resi conto che le gambe non avrebbero retto ancora per molto e feci appena in tempo a chiamare Filippo.

«Filippo» e caddi tra le sue braccia.

Lacrime di rabbia iniziarono a cadere dai miei occhi, ero furiosa ma allo stesso tempo mi sentivo liberata da un peso che non sapevo di portare.

Tra le braccia di Filippo mi ricordai ciò che avevo detto a mia madre, il panico mi pervase. Non avrei dovuto rivelare una cosa del genere, io ero convinta di amarlo, ma se così non era? Se quello che provavo era solo gratitudine per ciò che stava facendo per me? Quando però pensai che sarebbe stato peggio se lui non avesse ricambiato il mio amore allora ne fui certa.

Lo amavo, più di ogni altra cosa al mondo, e questo mi faceva paura. Le lacrime si placarono e trovai il coraggio di guardarlo in faccia, temendo un’espressione diffidente, quello che trovai invece fu un volto di ragazzino che sorrideva inebetito.

«Che fai ridi? Dopo la tragedia a cui hai assistito ridi?» chiesi io, sorridendo a mia volta come una cretina.

«Tragedia? Io ho visto una donna, che difendeva quello in cui crede con gli artigli» rispose lui, soddisfatto.

«Beh sì, a tal proposito, quello che ho detto … non vorrei che tu, sì insomma, non devi sentirti obbligato» non riuscii a finire la frase, proprio non ce la facevo a pensare che lui non mi amasse.

«Lorena, se ho deciso di includerti nella mia vita non è certo perché mi serve una cameriera, ho deciso di averti dal giorno in cui sono venuto a casa tua la prima volta. Io ti voglio, ti desidero in ogni istante, perché sono innamorato di te» disse lui semplicemente.

Io gli saltai addosso, e rotolammo a terra, ci baciammo, tanto, non riuscivo a contenere la gioia.

Lui mi amava, ed io non riuscivo a crederci. Il bacio si trasformò in qualcosa di più lussurioso, carnale, non so come ci ritrovammo nudi. Ci spostammo sul divano, il pavimento non era certo l’ideale per fare l’amore.

Lui si sedette, io mi misi sopra di lui, troppo eccitata per aspettare, mi feci penetrare con forza, godendo di quel momento così speciale. Iniziai a muovermi con avidità intorno alla sua erezione, mandai la testa all’indietro poggiando le mani sulle sue ginocchia per sorreggermi.

«Oh Lorena sei fantastica» disse lui venerando il mio corpo con le sue mani.

La mia corsa sfrenata stava per essere ripagata dall’arrivo dell’orgasmo, iniziai a gemere in attesa di pregustare quel momento.

«Dillo» m’implorò Filippo. Io per un attimo rimasi a pensare, cosa avrei dovuto dire? Poi capii e lo esaudii.

«Ti amo Filippo»

In quel preciso istante, l’orgasmo ci sopraffece come un’ondata improvvisa in un mare piatto, e fu la cosa più potente che avessi mai provato, fare l’amore con Filippo mi sconvolse, era una cosa autentica, vera, e nessuno ce l’avrebbe portata via.

 

FINE 11° CAPITOLO

 

COLGO L’OCCASIONE PER FARE A TUTTE VOI I MIEI MIGLIORI AUGURI PER QUESTA GIORNATA E NON SOLO. PERCHE’ NOI DONNE ANDIAMO FESTEGGIATE TUTTI I GIORNI, PERCHE’ UNICHE E MERAVIGLIOSE, PREGI E, SOPRATTUTTO, DIFETTI COMPRESI. 

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 TROVATE QUI I CAPITOLI PRECEDENTI

ARRIVEDERCI A DOMENICA PROSSIMA

Questo racconto inedito pubblicato a puntate è un’opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Pherenike. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

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8 commenti

  1. Pherenike

    Buongiorno ragazze. Buona festa della donna a tutte voi dalla vostra Pherenike.

  2. Alessia

    Che bel capitolo finalmente stanno insieme!!!! 🙂 e la piccola emma mi piace sempre di più. .. auguri anche a te e a tutte voi . al prossimo capitolo 🙂

  3. Minù

    Buona festa della Donna ☆☆☆

    Sarà che ero troppo impaziente, ma questo capitolo era troppo corto 😉 😛
    Bravissima Pherenike, il tuo racconto mi piace sempre di piu 🙂 Lorena ha un bel carattere e Filippo è fantastico 😛

    Ci si legge domenica prossima 🙂

  4. Rosy ♥

    Awwwwwwwwww <3
    L'altro capitolo erano lacrime di disperazione, oggi sono lacrime di gioia 🙂
    Capitolo bellissimo Pherenike <3
    Adoro Emma 🙂

    Buona festa della donna <3

  5. Samy

    Buona festa della donna anche a te, Pherenike, e complimenti per questo bel capitolo di… speranza. 🙂 Vedremo però ora se getterà la spugna anche Matteo. Io non ne sono sicura. Un abbraccio. A domenica prossima!!!

  6. Ida

    Bellissimo capitolo. Intenso ed emozionante.
    Spero che Lorena si stia liberando dei suoi fardelli del passato, pronta per iniziare una nuova vita con Filippo
    Anche se non sono una sostenitrice di questa festa, auguro a tutte le donne di essere felici.

  7. Lele

    Bellissimo capitolo. Ho sentito molta tenerezza, voglia di lottare per ciò che si ama. Auguri a tutte le donne!

  8. giovanna

    Credo che oggi come non mai Emma rappresenti l’essenza della giornata della donna” Libera” .