Nuovo racconto inedito – “Passione Fondente” – 10° Capitolo

Buongiorno a tutte e buona domenica.

Nuova puntata di “Passione Fondente” e nuovi avvenimenti che ci attendono, sempre dopo i miei preamboli, naturalmente.

In questo capitolo Lorena è alle prese con una decisione difficile, per il bene di tutti, si giustifica lei, ma sarà proprio così?

Preparate i fazzoletti, arrivare sino in fondo sarà dura, soprattutto perchè la piccola Emma ci metterà lo zampino, quella piccola peste arriva dritta dritta al cuore.

Non mi resta che augurarvi buona giornata e soprattutto…

Buona Lettura

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– PASSIONE FONDENTE – 

-DECIMO CAPITOLO – 

Un doloroso addio-

Quando rientrammo e aprimmo il portone dell’ingresso principale, qualcosa inserito in una delle cassette della posta, attirò la mia attenzione. Una rosa rossa, una maledetta rosa rossa. Pensai fosse una coincidenza, un gesto romantico di qualche ragazzo innamorato, ma quando Filippo seguì il mio sguardo per poi bloccarsi di colpo su quell’oggetto inanimato, ma molto, molto fastidioso con la sua presenza indesiderata, capii che non c’era nessuna coincidenza. Matteo, era riuscito a trovarmi fin lì, come non ne avevo idea, ma sapevo, come avevo detto io stessa a Filippo, che i mezzi per farlo certo non gli mancavano. Mi diressi alla cassetta e strappai via la rosa, buttandola nel cestino che stava vicino il portone.

«Perché la butti?» chiese Emma ricordandomi della sua piccola presenza.

«Perché non mi piacciono molto le rose» risposi tranquillamente, e sembrò funzionare.

«Papà io ho fame» affermò strattonando il padre verso la porta dell’appartamento.

«Sì piccolina, andiamo» rispose Filippo con un sorriso forzato.

Entrammo in casa ed io mi diressi ai fornelli, prima di rientrare c’eravamo fermati a comprare della carne, e nel frigorifero c’era dell’insalata, poteva andare bene per la cena.

«Non preoccuparti, ci penso io» disse Filippo.

«No, va bene così. Ho bisogno di distrarmi» lo implorai, lui annuì e andò a giocare con la figlia mentre io preparavo la cena.

Dieci minuti dopo eravamo seduti a tavola, io mangiai in silenzio, persa nei miei pensieri, rispondendo a qualche domanda di Emma di tanto in tanto. Filippo cercò d’intavolare una conversazione ma gli feci capire che non ero proprio dell’umore giusto, così, quando Emma ebbe finito di fare le sue domande calò il silenzio totale. Finimmo di mangiare e iniziai a sparecchiare con l’aiuto di Filippo.

«Grazie Lorena era proprio buona la fettina» disse sincera la piccolina.

«Prego tesoro» le risposi tornando ai piatti, lei mi sorrise e sparì in salotto a guardare la TV.

Improvvisamente, mentre finivo di pulire la tavola, mi ricordai che avevo un lavoro.

«Caz … accidenti i compiti» esclamai ricordandomi appena in tempo che a pochi metri di distanza c’era una bambina.

«Lascia fare a me qui, tu vai, domani devi lavorare» disse Filippo togliendomi la spugna dalle mani, io per un secondo strinsi le sue, guardandolo negli occhi, aveva intuito che c’era qualcosa che non andava, ma non capiva cosa.

«Grazie» gli dissi, e mi diressi in salotto a correggere le verifiche.

Passai due ore intere a leggere cose che conoscevo ma che non riuscivo a capire, tanto ero in pensiero. Se Matteo sapeva dov’ero, potevo tranquillamente tornare a casa mia, fare le valigie e partire per non so dove. Prima o poi lo avrei dovuto affrontare, ma non avevo il coraggio, avevo troppa paura di cedere a qualche suo ricatto, e non volevo.

Mi costrinsi a non pensare più a lui, almeno il tempo necessario per finire la correzione, fu difficile, ma alla fine ci riuscii. Emma aveva insistito perché le asciugassi di nuovo i capelli, ma Filippo le fece capire che proprio non potevo. Dopo aver dato l’ultimo voto mi rilassai contro lo schienale della sedia. Filippo mi si avvicinò e iniziò a massaggiarmi le spalle, anche se sarebbe bastato solo il suo tocco a calmarmi, un massaggio era proprio quello che mi serviva per allentare la tensione.

«Sei stanca, andiamo a letto» disse, premendo le mani sulle mie spalle.

«Potrei dormire per ore, sono esausta» affermai.

Decisi di alzarmi, dovevo farmi una doccia, mi avrebbe rilassata ulteriormente, così forse avrei dormito senza problemi.

«Tu vai, io prima devo farmi una doccia, ne ho proprio bisogno» dissi stringendogli le mani.

«Va bene, mettici tutto il tempo che ti serve, nessuno ti corre dietro» rispose lui, ma in fondo non era proprio così.

Presi un cambio dalla valigia, il pigiama e mi diressi in bagno. Mi spogliai sovrappensiero e m’infilai sotto il getto d’acqua bollente, che sciolse gli ultimi nervi tesi, alzai la faccia in alto e l’acqua m’inondò il viso.

Con la mente un po’ più lucida iniziai a pensare al da farsi, dovevo andarmene, prima che le cose peggiorassero, prima che la bambina iniziasse a provare un poco di affetto per me.

Pensai a Filippo, lui credeva davvero che avrei potuto buttarmi tutto alle spalle, ma non potevo, e dovevo dirglielo, presi un respiro profondo mi passai lo shampoo in fretta e feci lo stesso con il bagnoschiuma, dovevo parlargli ora che avevo trovato il coraggio.

Mi asciugai i capelli, ma troppo in fretta e rimasero umidi, andai in camera di Filippo e lo trovai seduto nel letto a leggere un libro, uno dei miei sul cioccolato e il coraggio mi abbandonò. Mi misi a letto e mi sdraiai su un fianco, verso Filippo, che posò il testo e si sdraiò anche lui.

«E’ tutta la sera che sei pensierosa, cosa c’è?» mi chiese preoccupato. Io feci un bel respiro e parlai.

«Devo andarmene, non posso rimanere e rischiare di far affezionare Emma a me, non può succedere. Quando infine sarò costretta ad andarmene … è una bambina, non posso farle questo» conclusi, pensando che bastava una perdita nella sua vita.

«Non puoi fuggire, non per sempre, prima o poi dovrai affrontare la situazione. Non puoi …» disse bloccandosi con gli occhi sgranati, attraversati da uno strano sguardo, mi fece venire in mente la paura, ma non avevo idea di che cosa.

«Devo Filippo, prima che qualcosa di più serio di un’amicizia ci leghi, non posso fare questo a te, a me, soprattutto alla piccola, perché non capisci?» dissi coprendomi il volto con le braccia incrociate.

«Scusami» disse soltanto, si alzò e usci dalla camera.

Non lo cercai, avrei solo peggiorato le cose, non capivo perché insistesse così, iniziai a piangere senza un motivo, o forse erano troppi.

Rabbia, tristezza, senso di colpa, troppe emozioni insieme per una persona sola, alla fine mi addormentai tra le lacrime, con la certezza che non avrei passato il fine settimana a Roma. Mi svegliai di soprassalto e guardai la sveglia, erano le sette, mi alzai contro voglia ma mi preparai di corsa e decisi che avrei fatto colazione da Pamela. Trovai Filippo seduto in cucina e gli dissi le mie intenzioni.

«Io faccio colazione fuori … credo che partirò prima del fine settimana» dissi guardandolo negli occhi. Lui annuì, ma non disse nulla.

Mi recai nel bar vicino l’istituto, dopo una corsa interminabile sui mezzi pubblici, poiché Filippo sarebbe partito più tardi di me.

«Buongiorno Pamela» dissi entrando nel piccolo bar.

«Buongiorno cara, il solito?» mi chiese lei con un sorriso enorme. Io annuii e mi sedetti su uno sgabello.

«Devo dire che sembri uno straccio, anche peggio dell’ultima volta» affermò lei preoccupata.

«Sì ho dei problemi, e non so come risolverli» affermai sincera.

«Se parli di un ragazzo alto e con occhi verdi da brivido, sinceramente non capisco, qual è il problema?» chiese, ora molto curiosa. Io rimasi scioccata. Come faceva a saperlo?

«Dai Lorena, non ci vuole molto a capire che sei molto, ma molto presa da lui, e sono certa che lui ricambi» disse convinta.

«Io, presa da lui? Ti sbagli, è un amico» risposi seccata, come poteva pensare di conoscere i miei sentimenti per Filippo, ma poi, quali sentimenti? È un amico punto.

«Allora, diciamo che lui non la pensa proprio come te» rispose lei, io la invitai a parlare con lo sguardo «Senti è passato qui una mattina con una signora, penso fosse sua madre, e le stava raccontando di te, e credimi, dai suoi occhi usciva un’emozione che poteva sembrare tutto, ma non una semplice amicizia come tu pensi, è cotto di te Lorena, e non capisco come tu non te ne renda conto» concluse lei, porgendomi il caffè.

«Ti sbagli, siamo solo amici» ribattei. Mi diressi alla cassa, ma con lo sguardo mi accorsi che dissentì alle mie parole.

M’incamminai verso scuola, ora molto più confusa di prima, se fosse stato vero, se Filippo era già così preso da me dovevo andarmene senza dubbio.

Arrivai in classe, dopo essermi cambiata, e dopo di me entrarono gli altri, per ultimo lui, Filippo. Consegnai le verifiche corrette per discutere degli errori con loro, ma lo feci come se non fossi realmente lì, le mie risposte erano automatiche, meccaniche. Quando me le diedero indietro dissi loro di pensare alla scaletta per il galà, avevo la mente annebbiata, non sarei stata in grado di fare una lezione degna di questo nome in quelle condizioni.

Filippo non mi aveva degnata di uno sguardo da quando era entrato in aula, questo mi provocò uno strano senso di vuoto, e non capivo perché.

La lezione finì e tutti uscirono salutandomi ma io quasi non me ne accorsi. Quando mi resi conto che qualcuno mi stava davanti, alzai gli occhi dalla mia scaletta, ci avevo provato davvero a prepararla, ma quando guardai in basso avevo davanti solo un foglio bianco. Amelia mi guardava pensierosa.

«Tutto bene?» mi chiese preoccupata, ma che avevano tutti? Dovevo proprio essere uno schifo per suscitare l’interesse delle persone che mi erano più vicine.

«Sì benissimo» sospirai alzandomi.

«Va bene, però se ti dovesse servire qualcosa, io ci sono» e uscì, lasciandomi sola con Filippo.

«Giovedì andrò via, però mi dovresti portare la valigia con le mie cose, per favore» gli dissi.

«Mercoledì ti porterò tutto» disse soltanto, ed evitando di guardarmi negli occhi, di nuovo, uscì anche lui.

La situazione mi era scivolata dalle mani, mi sentii soffocare, e sperai che quando fossi partita sarebbe tutto scomparso, ma al solo pensiero l’aria mi mancava sempre più.

Quel giorno passò lento e triste, il silenzio era fastidioso, dopo aver passato due giorni con uno scricciolo che non stava mai zitto. Ripensai di nuovo a quanto poteva sentirsi sola Emma delle volte, così piccola, senza aver mai conosciuto l’amore di sua madre.

Questo non fece che aumentare l’angoscia che provavo, e mi trovai ad ammettere che quella bimba aveva scavato un buco nel mio cuore e ci si era sistemata per bene. Sì, ormai era lì e nessuno l’avrebbe mai tolta dal suo posto d’onore.

Passai una brutta nottata, tra incubi e pianto e alla fine arrivò l’alba. Avevo lo stomaco chiuso e non mangiai. Mi diressi subito a scuola, volevo soltanto che il giovedì arrivasse presto.

Un’altra giornata passata meccanicamente, questa volta mi costrinsi a fare lezione, ma nulla di pratico, mi limitai a spiegare le funzioni di alcune attrezzature, cose che sapevo a memoria insomma, e che non richiedevano un grande impegno, e il martedì filò via nel silenzio come il giorno prima, con l’indifferenza di Filippo a farmi compagnia.

Il Mercoledì, sempre più agitata per la partenza, rimasi sorpresa quando entrai nel mio spogliatoio. La valigia era lì, questo voleva dire che Filippo era arrivato prima, ma solo quando entrai in classe mi resi conto che non l’avrei più rivisto.

Non era venuto, e questo mi provocò un dolore così forte che mai e poi mai avrei pensato di provare.

Non pensarci mentre facevo lezione era impossibile, alla fine mi sentii sopraffatta e mi sedetti sulla sedia, immobile.

«Ragazzi scusatemi, non mi sento molto bene oggi, Claudio, prendi i miei appunti e continua tu per cortesia» dissi, non aspettai nemmeno che rispose e scappai fuori dalla classe dirigendomi nel mio stanzino, andai in bagno aprii l’acqua ghiacciata e me la buttai sul viso.

Ripensai ai momenti passati insieme, e mi resi conto che era pochissimo tempo che lo conoscevo, e come poteva con così pochi giorni, essere entrato così in profondità, sotto la pelle?

Non potevo sopportare il fatto di non rivederlo mai più, ma questo mi fece capire l’urgenza che avevo di allontanarmi.

Si poteva amare una persona dopo così poco tempo passato insieme?

Amare sì, non pensavo mi sarebbe mai capito, e di certo non è assolutamente paragonabile con quello che c’era tra me e Matteo.

Può un cuore reggere il trauma di una separazione così dolorosa?

A completare l’opera poi c’era l’affetto immenso che sentivo verso quella bambina dai biondi capelli. Perdere Emma, sapevo, mi avrebbe distrutta, e di nuovo mi domandai, è possibile amare qualcuno così tanto in così poco tempo?

Non potevo rispondermi che sì. Sì, si può amare qualcuno in così poco tempo e così tanto. Io amo Filippo, amo quello che ha fatto per me e amo la sua piccola peste. Purtroppo però quest’amore mi avrebbe solo portato anni di sofferenza, perché sapevo che dal giorno dopo lo avrei perso per sempre. Nonostante tutto però io dovevo vederlo un’ultima volta, ne sentivo il bisogno, dovevo dirgli addio, non ci stavo a perderlo così, senza poterlo salutare o ringraziare per quello che aveva fatto per me.

 

“Ciao Filippo, oggi non sei venuto a lezione, spero che tu stia bene. Come sai domani parto e mi farebbe piacere salutarti. Partirò da Termini alle 10:15, spero che verrai.”

 

Dopo aver inviato il messaggio, una vocina mi disse che forse lui non provava lo stesso sentimento per me, anche se Pamela mi aveva detto il contrario, e questo mi rattristò ulteriormente.

Tornai in classe e ripresi la lezione, e devo dire che Claudio se la stava cavando molto bene.

Guardavo il telefono di continuo nella speranza di una risposta che non arrivò mai. Salutai tutti cercando di non far uscire la pena che provavo, il mio lavoro mi piaceva, e Amelia era qualcosa di più simile a un’amica per me.

Avevo deciso di darmi malata per qualche giorno prima di dare le mie dimissioni definitive, quindi non dovetti dire addio a nessuno, non a parole almeno.

Tornata a casa iniziai a preparare le poche cose che possedevo, sapevo che c’era la possibilità di dover andar via in qualsiasi momento, quindi avevo poche cose da preparare, e la casa sarebbe stata mia per altri tre mesi, quindi sarei potuta tornare quando volevo per portare via tutto.

A un certo punto non riuscii più a fare nulla, era tardo pomeriggio e Filippo ancora non mi aveva risposto, compresi così che non l’avrei più rivisto, a quel punto mi accasciai a terra tra le lacrime, disperandomi e maledicendo la mia famiglia e quella di Matteo per quello che mi avevano fatto.

Dopo la notte passata insonne, la mattina mi costrinsi ad alzarmi dal letto, mi preparai per uscire, presi la valigia che avevo portato anche da Filippo e aprii il portone, prima di richiuderlo mi voltai a guardare l’appartamento così spoglio, ma così mio, feci un respiro profondo, lo chiusi e me ne andai.

Alle nove e quarantacinque mi trovavo di fronte alla mia via di fuga, i vagoni erano ancora tutti vuoti, intorno a me c’era gente che si salutava, che si diceva addio, arrivederci, altra che si ritrovava dopo lungo tempo, stavo per perdermi di nuovo nella mia angoscia, quando qualcosa di familiare attirò la mia attenzione.

«Lorenaa» urlò Emma a pochi metri da me.

Lei mi corse incontro, io d’istinto mi abbassai, appena in tempo per accoglierla tra le mie braccia, il suo dolce profumo mi penetrò sotto la pelle, e iniziai a piangere.

«Ciao piccolina, sei venuta a salutarmi?» le chiesi, strofinandomi gli occhi mentre sentivo Filippo avvicinarsi.

«Sì, il papà dice che hai un nuovo lavoro da un’altra parte quindi devi andare via, ma non ti piace il lavoro che hai qui?» mi chiese lei triste.

«Sì Emma mi piace, ma questo nuovo lavoro è molto meglio, però ti prometto che come avrò tempo passerò a trovarti» le giurai, sperando che prima o poi sarei riuscita a tornare.

«Va bene» disse lei con un luccichio negli occhi. Stava piangendo, e questo proprio non potevo sopportarlo. Le asciugai le lacrime che stava trattenendo e le baciai la guancia rosea e morbida.

Guardai Filippo e rimasi sorpresa, sembrava stanco, come se non dormisse da tempo, e un po’ fui sollevata, nel comprendere che forse anche lui provava qualcosa per me.

«Grazie, non pensavo saresti venuto, non mi hai risposto» affermai.

«Non volevo venire infatti, ma quando Emma ha saputo che saresti partita ha dato il meglio di se, non ha mai fatto tanti capricci» disse, guardando la sua bambina ancora attaccata al mio collo.

A quel punto mi alzai «Capisco» dissi soltanto.

«Filippo, volevo ringraziarti, per tutto quello che hai fatto e che avresti fatto se fossi rimasta» dissi cercando di non scoppiare in lacrime, avrei solo peggiorato le cose.

«Non devi ringraziarmi, l’ho fatto con piacere» disse lui freddo.

Guardai l’orologio, le dieci, era ora di andare, così avrei avuto modo di scegliere un buon posto tra i vagoni, pensai mentendo a me stessa, perché la verità era che volevo scappare da quel dolore così forte il prima possibile.

Non resistetti e lo abbracciai, lui rimase sorpreso e con riluttanza ricambiò il mio gesto, le nostre guance si sfiorano e sussurrai.

«Mi dispiace, perdonami» mentre una lacrima, mi scivolò su una guancia.

Filippo mi strinse più forte, ma non disse nulla, perché nulla c’era da dire, le parole in certi momenti non servono, e ora ero sicura che lui provava qualcosa per me, non l’amicizia che ingenuamente mi ero costretta a credere.

«Ora devo andare, spero che un giorno ci rivedremo» dissi.

Me ne andai, con Emma che urlava il mio nome e un saluto, tra le braccia del padre. Filippo rimase muto a osservarmi, alla fine si voltò e andò via.

Io salii sul treno e trovai posto facilmente, sinceramente non era il mio posto a preoccuparmi in quel momento, mentre altre lacrime iniziarono a rigarmi il viso.

«E’ tutto finito» dissi a me stessa.

Era  tutto finito, forse avevo trovato l’amore che tanto avevo desiderato, e lo stavo cacciando fuori dalla mia vita a calci.

Decisi di ascoltare un po’ di musica, per non pensare al grande sbaglio che stavo per fare, e cercai il mio lettore nella tasca esterna della valigia, ma qualcosa m’impedì di trovarlo.

Dalla tasca estrassi un foglio bianco ripiegato, lo aprii, e le lacrime si moltiplicarono. Un disegno fatto da Emma, il titolo era “Io e la mia famiglia” trovai Filippo con i suoi inconfondibili occhi verdi, accanto a lui c’era la piccola, riconobbi anche Cinzia nella sua uniforme di nonna altolocata, ma ciò che più colpì i miei occhi era un’altra immagine, una donna, con i capelli marroni e gli occhi grigi, quel disegno raffigurava ciò che per Emma era la sua famiglia, e io ero lì, in quel disegno.

Quel piccolo foglio distrusse ogni briciolo di paura che avevo.

Ormai avevo preso la mia decisione, e per quanto sarebbe stata dura l’avrei perseguita, tra le lacrime sospirai fortemente e a quel punto le porte del treno si chiusero.

 

FINE 10° CAPITOLO

 

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ARRIVEDERCI A DOMENICA PROSSIMA

Questo racconto inedito pubblicato a puntate è un’opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Pherenike. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

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12 commenti

  1. Minù

    Ma si puo piangere cosi a 32 anni per un racconto ?????
    Evidentemente si….hai raccontato cosi bene i sentimenti di Lorena , che ci sono caduta dentro …
    spero proprio che riesca a tornare da Filippo perché non potrebbe essere altrimenti. ..
    Bravissima Pherenike.

  2. Samy

    Ma uffa!!!!! Povero Filippo…. ma insomma, Lorena, sveglia!!!! Dai un bel calcio nel culo a quello stronzo di Matteo (ed alla tua famiglia) e goditi quello che ti sta offrendo la vita!!! O no????? 😉 Brava Pherenike, mi hai commosso con il capitolo di oggi… spero che Lorena rinsavisca e corra subito da Filippo… prima che sia troppo tardi!
    Continua così, bravissima.
    Un abbraccio, a domenica!!!

  3. Pherenike

    Buongiorno ragazze… il mio intento era di strapparvi qualche lacrima, perché ogni lieto fine va guadagnato. Chissà cosa riserva il futuro per Lorena. Non resta che aspettare! A domenica prossima.

  4. Minù

    Qualche lacrima??????
    Nell ultima parte ho pianto a dirotto da non vedere lo schermo del telefono 😉 😉

  5. Lele

    Cavolo quanta emozione! Wow ho dovuto trattenere le lacrime! Mi sono immedesimata in Lorena. Complimenti Pherenike. È stato un capitolo da brivido.

  6. Alessia

    ooohhh noooooo!!!! ma cosa daiii Lorenaàaaaaa uffiii !!!! chissà cosa succederà ora con Matteo. ..quanti casini le metterà in testa e poi spero tanto che ci sarà qualcosa che la farà tornare da Filippo e la piccola emma!!! 🙁 poverini mi hanno fatto dispiacere tantissimo 🙁

  7. Ida

    Non capisco se Lorena vuole fuggire da Matteo o da Filippo?
    Una situazione paradossale ai tempi nostri quella che sta vivendo Lorena. Una semplice promessa – scritta in un contratto dalla sua famiglia – possa condizionare così la sua vita?
    Ha un lavoro, ha una persona che lei ama e che, forse, a sua volta, ama lei, e questa cosa fa ? Scappa.
    Sono propensa a credere che Lorena debba avere motivi molto più seri di quelli che ci fa credere per avere una così repentina decisione di andarsene be abbandonare questa Nuova vita.
    Pherenike, spero che Lorena si ravveda delle sue decisioni e ritorni su i suoi passi. Ciao.

  8. Rosy ♥

    Mi hai strappato lacrime e imprecazioni 🙂
    Accidenti a te <3
    Emma è dolcissima 🙂
    Mi aspettavo di leggere di Lorena che, dopo aver visto il disegno della piccola, corre fuori dal treno per tornare da Filippo ed Emma :'(
    Aspettare domenica sarà difficile!
    Grazie mille Pherenike <3

  9. Claudia

    E ora? Che vuole fare Lorena?
    …. O_o”
    Immagino vada a risolvere i suoi problemi una volta per tutte! Sarebbe ora.

  10. Pherenike

    Beh ragazze, che dire? Pensavo di aver fatto un buco nell’acqua con queto capitolo, ma rimango sempre piacevolmente sorpresa dai vostri commenti! Per la prossima settimana ho una sorpresa, ovviamente starà a voi scoprire se bella o brutta. Un saluto a tutte voi, alla settimana prossima!

  11. Maria

    Ok….direi che mi serve una canoa per riuscire a muovermi!!!
    Avrò consumato un pacchetto di fazzoletti!!!!
    Emma è dolcissima…Filippo mi fa tenerezza..è innamorato perso!!!!
    Adesso aspetterò domenica…sperando che questa sorpresa, non mi faccia convertire la canoa in una nave 😉
    Bravissima Pherenike!!!

  12. Minù

    Aspettando con impazienza il nuovo capitolo 🙁
    Finirò per consumare il telefono 😉