Nuovo racconto inedito – “Passione Fondente” – 1° Capitolo

Dite la verità?, pensavate di rimanere a bocca asciutta questa domenica, non è vero?

E invece, a partire da oggi, un nuovo racconto inedito vi terrà compagnia in questa giornata.

Diamo, quindi, il nostro benvenuto a Pherenike, che prenderà il posto di Renèe, che ci auguriamo di avere comunque di nuovo come nostra ospite in un prossimo futuro.

 “Passione Fondente” è la nuova storia, che speriamo, seguirete insieme a noi, settimana dopo settimana, tra colpi di scena, stuzzicanti ricette a base di cioccolato e tanta passione.

Del resto siamo donne, e scommetto molto golose, come dire di no a questo dolce appuntamento?!

Non mi resta che augurarvi buona giornata e soprattutto…

Buona Lettura

 

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– PASSIONE FONDENTE – 

         – Nuovo arrivato –

 – 1° CAPITOLO –

 

La sveglia suonò come di routine alle sette in punto e, come al solito, non avevo la benché minima idea di alzarmi dal letto.

Ogni giorno mi trascinavo fuori dalle coperte, facevo colazione e mi preparavo per andare a lavoro, se così si poteva chiamare. Da quando ero piccola, avevo sognato di diventare la più grande pasticcera d’Italia, ora mi ritrovavo a essere l’insegnante di una scuola privata di ristorazione, che faceva nello specifico, anche corsi di pasticceria. Odiavo quel lavoro, ma proprio non ne potevo fare a meno.

Così mi ritrovai per strada, in viaggio verso la mia occupazione, a pensare come meglio spiegare ai miei allievi come usare un sacco da pasticcere (cosa che in teoria dovevano già saper fare). Non mi resi conto di essere arrivata finché una delle mie alunne non richiamò la mia attenzione.

«Buongiorno Lorena, su cosa verterà la lezione di oggi?» chiese curiosa Amelia.

Ovviamente la maggior parte dei miei allievi erano più grandi di me, giusto un paio erano di due anni più piccoli, io con i miei ventisei anni delle volte mi trovavo in parecchia difficoltà con i nuovi arrivati, restii a credere che una ragazza così giovane potesse insegnare a persone di anche cinquant’anni, ma avevo lavorato sodo per sapere quello di cui parlavo, mentre la maggior parte di loro cercava solo uno svago, un passatempo per la noia. Comunque essendo così giovane e non essendo particolarmente superba, preferendo un rapporto un po’ più liberale, permisi a tutti di chiamarmi con il mio nome.

«Spiegherò alcune tecniche decorative con la sac a poche» dissi, e diavolo ci avrei scommesso dalla sua espressione, che non aveva capito di cosa stessi parlando. «In aula mi spiegherò meglio».

Amelia aveva circa quarant’anni, divorziata e con un figlio di quindici, una donna con le curve al punto giusto, alta quanto bastava per guardare negli occhi la maggior parte degli uomini, i capelli cortissimi, di un biondo naturale color grano e gli occhi color nocciola intenso. Aveva deciso d’imparare più che poteva sulla pasticceria per lavorare nel settore. Lei era simpatica, cosa che non si poteva dire di tutti gli altri, e aveva veramente voglia di imparare, ma in pochi poi riuscivano nel loro intento, molti, negli anni passati avevano abbandonato i corsi a metà, cosa cui avevo potuto assistere come secondo chef pasticcere fino a due anni prima, senza alcun risultato ma Amelia no.

«Bene, ci vediamo sopra, pare ci sia un nuovo arrivo nel team» disse, guardando verso l’entrata.

«E scommetto che non vedi l’ora di posargli gli occhi addosso» le risposi con aria complice.

Lei in risposta mi strizzò l’occhio e si dileguò verso l’atrio.

Bene, ci voleva proprio un nuovo arrivato a metà del corso, ma la gente ci pensa quando s’iscrive a questo punto che fa solo perdere tempo? Evidentemente no. Non mi sarei preoccupata più di tanto comunque, se voleva viaggiare al nostro livello, si sarebbe messo in pari da solo. Passai per la hall a confermare l’entrata e poi mi diressi nello spogliatoio per indossare la mia bella divisa, giacca viola e pantaloni neri con tanto di cappello abbinato. Aprii il mio armadietto, e come ogni mattina ritrovai davanti ai miei occhi quelli di Roberto, il mio mentore per così dire, neri come il carbone, con affianco una ragazzina dai capelli castani color caramello lunghi fino in vita,e due occhioni grigi pieni di allegria. Era la foto del giorno in cui mi disse che sarei stata il suo secondo, non ero riuscita a crederci finché il giorno dopo non mi diede la mia nuova divisa, ora ben riposta nel mio armadio, quanto tempo era passato da allora. Ero abituata a cambiarmi con la porta chiusa ma senza mandate, poiché ero l’unica pasticcera, e ogni piano era riservato a un settore, quando mi ritrovai con le braccia incrociate davanti al petto, intenta a togliermi la maglia, qualcuno entrò dalla porta e mi trovò praticamente in reggiseno.

«Dio, mi scusi, cercavo la stanza riservata alla pasticceria» mi chiese un ragazzo, imbarazzato, mentre si girava per non vedermi, ma non così in fretta da impedirmi di vedere i suoi occhi emanare un bagliore verde.

«Esca di qui e vada a sinistra, è l’ultima stanza che trova, comunque, se vuole attendermi fuori, posso accompagnarla» dissi mentre mi abbottonavo la giacca.

«La prego, non mi dica che anche lei è iscritta a quel corso, sarebbe davvero imbarazzante come cosa» mi chiese, grattandosi la testa sempre più imbarazzato.

«O no, non si preoccupi, non sono iscritta» dissi ridendo sotto i baffi «come le dicevo se mi aspetta fuori, la posso accompagnare» aspettai la sua risposta.

«La ringrazio ma credo di avere capito le sue indicazioni» rispose mentre già scappava dalla stanza.

Poverino, che brutta sorpresa che lo aspettava, forse avrei dovuto avvertirlo, ma infondo, pensai, lui non si era preoccupato di arrivare a corso bello che iniziato e mi dissi che non me ne sarei preoccupata. Finii di prepararmi e m’incamminai verso la mia aula.

Quando entrai, un sonoro «buongiorno Chef» mi accolse, l’unico momento in cui tutti mi appellavano così.

«Buongiorno a voi, ragazzi, allora … oggi parleremo delle decorazioni, perlopiù in panna montata» dissi, mentre mi avviavo verso il mio banco personale.

I miei allievi erano dodici, la classe era abbastanza piccola e ogni banco da lavoro era attaccato all’altro per recuperare più spazio possibile, questi erano nel centro della stanza, in tre file da quattro. Addossati alle pareti c’erano dei tavoli d’acciaio attrezzati con vari strumenti: una planetaria, un abbattitore di temperature, un frigorifero, d’acciaio come tutto il resto, un forno a microonde e tanti altri accessori indispensabili per la buona riuscita di qualsiasi dolce, tutto molto professionale, ovviamente. Quando il ragazzo nuovo mi vide, e quando io vidi lui, divenne così rosso d’imbarazzo che non potei fare a meno di ridere, e un po’ forse mi faceva anche tenerezza.

«Bene, oggi abbiamo anche un nuovo arrivato, che spero, provvederà da solo ad arrivare al nostro punto, magari anche solo in parte, signor?» chiesi rivolgendomi severa al nuovo arrivato.

«Lamberti, Filippo Lamebrti, emm … certo, provvederò dopo la lezione a prendere qualche appunto su quelle precedenti » rispose lui con lo sguardo perso dietro di me.

Era proprio imbarazzato, mi parve di sentirgli dire “pessima figura davvero” quindi evitai di affondare il coltello e cominciai la lezione. Questa, ovviamente, come prima lezione di decorazione, si rilevò un disastro. C’era panna ovunque, meno che sulle torte di prova, e mi domandai cosa avesse spinto quelle persone a iscriversi al mio corso. Giusto tre erano decentemente decorate, quella di Amelia, ovviamente, poi quella di Claudio, un tipo pieno di sé ma che aveva molta strada da fare, e, sorprendentemente, quella di Filippo.

«Molto bene Amelia, anche la tua Claudio, non c’è male, e tu, novellino, direi che te la sei cavata» affermai convinta delle mie valutazioni.

«Grazie Chef» rispose Filippo, passandosi la mano con la sacca dietro l’orecchio e quindi riempiendosi la faccia di panna.

Scoppiammo tutti a ridere e quando lui capì perché, divampò di nuovo di rossore.

«Accidenti, pessima, pessima figura» ripeté pulendosi il viso.

«Non preoccuparti, può capitare, e chiamami tranquillamente Lorena, come fanno tutti». Gli dissi pacatamente.

«Sì Chef …cioè Lorena» si corresse a disagio.

«Bene signori, da capo, togliete la panna dalle torte prova e di nuovo, devono essere quantomeno presentabili». Urlai dirigendomi al mio tavolo.

Preso posto dietro il mio banco afferrai il mio sac a poche e iniziai a fare una serie di decorazioni sulla mia torta, ne alternai quattro diverse per dare più spunti agli altri e quando finii, richiamai un attimo la loro attenzione.

«Allora signori, come vedete ci sono vari modi per rendere un dolce appetibile anche agli occhi, prendete spunto dalla mia torta e fate il meglio che potete, e ricordate che per questo lavoro la passione è fondamentale» feci cenno loro di tornare a lavoro.

Come ogni insegnante che si rispetti mi misi a scrutare i miei allievi, alcuni stavano ancora litigando con il sacco che non riuscivano a riempire, altri stavano creando delle vere mostruosità, ma come prima volta non potevo aspettarmi di più. Quando i miei occhi andarono su Filippo, non potei fare a meno di sorridere, ce la stava mettendo tutta, ma proprio non riusciva ad accordarsi con il suo sac a poche.

«Non lo tieni nel modo giusto» gli dissi arrivando al suo banco, un po’ sorprendendolo.

«Lo so, ma proprio non gli sto simpatico» disse lui sorridendo, un sorriso così sincero che mi creò difficoltà.

«Guarda, devi tenere la destra sotto, più vicina al beccuccio» gli spiegai spostandogli la mano dove doveva stare «mentre la sinistra sopra a chiudere, altrimenti la panna ti uscirà dietro, come ha già fatto, e poi …cooosì» con le mie mani sulle sue gli feci fare un piccolo sbuffo di panna e ne usci fuori un grazioso ghirigoro.

Non mi accorsi di essermi tanto accostata a lui finché Amelia, sua vicina, non mi diede una gomitata, come se fossi cascata dalle nuvole, mi allontanai impercettibilmente, per non sembrare presa in fallo poi parlando mi avvicinai a lei.

«Questo è il modo migliore, ma vedrai che con l’esperienza troverai un tuo metodo» dissi a Filippo poi mi rivolsi ad Amelia, sussurrando per non farmi sentire da nessun altro.

«Grazie Amelia, mi sono lasciata trasportare dalla situazione, non ci ho nemmeno pensato» ammisi ancora un po’ confusa.

«Non preoccuparti, nessuno, a parte me, si è accorto che gli stavi praticamente appiccicata, non posso darti torto certo, però magari un po’ più di attenzione …» fece cadere così l’argomento, io mi complimentai per il suo lavoro e me ne tornai al mio posto.

Guardando meglio Filippo mi resi conto di quanto fosse attraente, alto un decina di centimetri in più rispetto al mio metro e settanta, e capelli castani. Purtroppo per me, ma forse era meglio così, non potevo dare un parere per il suo corpo, nascosto dalla divisa, ma probabilmente doveva fare una bella figura in costume da bagno. Quando si sentì osservato e alzò lo sguardo provai a celare la mia curiosità mostrandomi interessata al suo lavoro, piuttosto che al suo corpo.

La lezione passò fra un mormorio di consigli, ognuno che voleva fare il saputello con l’altro, senza rendersi conto che incappavano negli stessi sbagli. Alla fine diedi io stessa degli appunti a Filippo, che mi ero preparata tra una spiegazione e l’altra, in fondo lo meritava, era stato parecchio attento mentre parlavo e mostravo loro diversi trucchi per rendere al meglio le torte. La lezione terminò e tutti abbandonarono la stanza per tornare alle loro vite. Io rimasi lì a sistemare, avevo insistito che non mi fosse assegnato nessun addetto per le pulizie, avevo un mio ordine e intendevo rispettarlo, poi comunque l’aula era talmente piccola che ogni volta ci voleva pochissimo per riordinarla, delle volte rimaneva Amelia con me, come ogni mamma che si rispetti odiava il disordine, e si divertiva a ripulire in mia compagnia. Quella volta però aveva da fare, quindi ne approfittai per avere tutta la stanza per me, era il mio momento e nessuno mi avrebbe interrotto. Misi in funzione il bagnomaria e nel frattempo che si scaldava l’acqua, spezzettai il cioccolato fondente, la cosa che più mi faceva impazzire tra i dolci, una volta finito misi il cioccolato a fondere e mentre aspettavo, e giravo di tanto in tanto, m’impegnai a togliere il cioccolato che mi si era squagliato sulle dita, con la lingua, perché doveva essere sprecato? Presi un contenitore con delle ciliegie e lo misi accanto a me, riempii una sacca di quelle usa e getta e mi dilettai in ghirigori e decorazioni di ogni genere. Ogni tanto immergendo una ciliegia nel cioccolato fuso, un incontro favoloso, e assoporandola a occhi chiusi, quel delizioso sapore era inebriante, quasi eccitante, per me cioccolato fondente voleva dire sesso, era questa la definizione più appropriata per quell’alimento così gustoso, e a base di ciò esisteva anche una spiegazione razionale. In quei momenti però la ragione mi abbandonava, proprio mentre stavo per sputare via il nocciolo del frutto, vidi due occhi verdi intenti a fissarmi, incuriositi.

  

 FINE 1° CAPITOLO

 

 

ARRIVEDERCI A DOMENICA PROSSIMA

Questo racconto inedito pubblicato a puntate è un’opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Pherenike. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

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13 commenti

  1. Alessia

    be mi piace tanto tanto!!!! benvenuta tra noi!!! non vedo l’ora di leggere il prossimo capitolo. ..poi tutto questo cioccolato! !!! dioooooooo mi farai morire!!!! XD alla prossima

    • Pherenike

      Sono stra felice che ti piaccia Alessia e spero che faccia lo stesso effetto alle altre lettrici… non mancheò di stupirvi. Alla prissimaaaa

  2. Rosy ♥

    Noooooooooooooooo :O
    No sul più bello!!!
    Molto interessante 🙂 🙂 🙂

  3. Samy

    Wow. Brava Pherenike!!!! Bello, scorrevole, divertente e anche un po’ intrigante. Mi piace!!! 😉 aspetto domenica prossima… Continua così! 🙂

  4. Claudia

    Ciao Pherenike,leggeró con piacere il prossimo capitolo 🙂 …chissà come si svolgerà questa storia…
    Intanto ti faccio gli auguri per l’anno nuovo! ^__^

  5. Pherenike

    ringrazio tutte per i commenti positivi, e come ho già detto, prometto che vi stupirò! 😀

  6. Ines

    Mi piace! Lei bella sveglia e tosta, lui un po’ più timido ed impacciato e questo promette bene perché se lui tira fuori un bel caratterino ne vedremo delle belle e poi con tutto questo cioccolato sarà un piacere seguirti! Brava Pherenike….a domenica

  7. Alexa

    Molto intrigante…non vedo l ora di scoprire cosa accadrà!!!

  8. Minù

    Interessante, molto interessante; )
    Aspettiamo la prossima puntata !!

  9. Pherenike

    Buona sera, volevo ringraziare di nuovo tutte per i commenti positivi, e augurarvi un buon anno !

  10. rosig

    Muuuuuuuuuuuu buono il cioccolato fondente ed il ragazzo dagli occhi verdi mix perfetto! Benvenuta Pherenike intrigante racconto a domenica

  11. Romina

    Mi ero persa questo nuovo racconto …..beh ho rimediato presto fortuna chevsuamonsolonal secondo capito quindi ho dovuto recuperare solo questo …..interessante davvero e benvenuta Pherenike! Mi piace molto questo primo capitolo e mi sembra promettere molto bene quindi ti seguirò semz’altro!