Nuovo racconto inedito – “Bianco e Nero in Dissolvenza” – 9° Capitolo

Buongiorno a tutte, siamo a metà settimana, giro di boa in attesa del week end accompagnato da uno dei nostri racconti inediti arrivato, oramai, alle battute finali.

Questo, infatti, è il penultimo capitolo di “Bianco & Nero in Dissolvenza” di Laura che, vista la curiosità che aveva suscitato la figura di Andrea, nostro protagonista maschile mooooolto bastardo, ha deciso di apportare alcune modifiche a questi ultimi due capitoli, introducendo, dietro nostra richiesta, alcune parti narrate dal suo punto di vista, accontentando così, molto gentilmente, alcune di noi, compresa la sottoscritta.

So che non vedete l’ora di correre a leggere che frulla in quella testolina, quindi, non mi resta che augurarvi buona giornata, ma soprattutto….

Buona Lettura

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-BIANCO E NERO IN DISSOLVENZA –

-9° CAPITOLO – 

Il mattino seguente arrivo sul set con qualche minuto di ritardo. Oggi ho legato i capelli in una treccia che mi scende sulla spalla destra. Ho indosso una canottiera blu scuro e un paio di pantaloncini jeans che mi arrivano a metà coscia. Oggi è il penultimo giorno di riprese, il penultimo giorno di Andrea nella mia vita.

Mi avvio verso il tavolo della regia guardando a terra. Osservo le punte delle mie scarpe da ginnastica che fanno capolino tra l’erba verde del giardino. Non penso a nulla se non a lui ed al vuoto che ho sentito ieri notte in sua assenza. Più passa il tempo e più mi rendo conto in che pasticcio mi sono andata a cacciare. Provare dei sentimenti per qualcuno che ti considera solo uno strumento di piacere, o peggio, è decisamente sconfortante.

“Claudia gli attori sono pronti?” urla Michele dall’altra parte del giardino.

Alzo la testa e lo cerco. Quando lo trovo annuisco e subito dopo torno a chiudermi nei miei pensieri depressivi su come i sentimenti, o in qualunque altro modo riesca a definire questa cosa che provo, siano altamente deleteri. Scrollo la testa. Che sciocca sono stata a credere di essere forte e che sciocca sono stata a credere che lui vedesse qualcosa in più in me oltre ai miei orifizi.

Iniziamo a girare, ma Andrea non si palesa. Vorrei chiedere a Michele dove si è andato a cacciare, ma decido di non farlo. Me ne sto lì seduta a tenere i tempi e scarabocchiare sul mio copione senza alcuna enfasi, guardando i monitor di tanto in tanto per tutta la giornata.

 

Sono immobile, sdraiato su questo letto, mentre fuori il sole è già alto. La finestra aperta lascia entrare una leggera brezza mattutina, accompagnata dalla luce che si rifrange sul soffitto bianco. Ho caldo anche se sono ancora le otto di mattina, e la fronte imperlata di sudore mi ricorda perché odio l’estate e tutto ciò che ne concerne. Io sono tipo da inverno, da neve, camino, e un buon bicchiere di vino rosso accompagnato da una fetta di formaggio. Non sopporto questa cazzo di umidità che ti si appiccica addosso e non ti lascia respirare. Allungo una mano verso il comodino e prendo il cellulare. Qualcuno in corridoio chiacchiera a voce alta. Colleghi, penso, stanno scendendo per la colazione per poi dirigersi alla villa. Riconosco le voci: Carmine e Mariano, entrambi tecnici dell’audio. Sghignazzano e li sento spintonarsi, ridendo sonoramente. Mi volto dall’altra parte, grattandomi una natica. Guardo il monitor del telefono ed apro un messaggio.. Che si fottano tutti e che si fotta anche quello stronzo di Michele.

“Oggi puoi pure scordarti della mia presenza”, scrivo. Lo rileggo e schiaccio invio, stirando le gambe sulle lenzuola fresche. Non mi aspetto una risposta. Michele è abbastanza furbo da non dare adito a un battibecco tra noi due. Lavoriamo insieme da quasi dieci anni, e so che mi conosce abbastanza bene da lasciarmi in pace per tutto il giorno, anche perché gli conviene. Lo scherzetto di ieri non mi è piaciuto, cazzo! Fosse stato per me l’avrei preso a pugni quando sono sceso dalla macchina. Mandarmi in quel posto sperduto con quella donna… Io, che sono il direttore della fotografia! Che idea del cazzo!

Mi alzo spingendo le gambe fuori dal letto. Rimango a guardare il pavimento seduto sul materasso mentre una leggera emicrania si impossessa di me. Socchiudo gli occhi e sulla mia bocca il nome di quella donna prende vita.

“Claudia” sussurro e mi gratto la mascella ruvida di barba che lei il giorno prima ha colpito con una schiaffo. Sorrido sarcastico e mi alzo, trascinandomi verso il bagno poco distante. Mi fermo davanti allo specchio e fisso la mia immagine riflessa. Addosso ho solo i boxer aderenti e mentre mi guardo non posso fare a meno di pensare quanto sia figo, nonostante i miei quaranta anni. Infilo una mano sotto l’elastico delle mutande e sistemo meglio il mio amichetto. Claudia…

Ieri sera, dopo quel viaggio infernale, non avevo voglia di vederla ancora. Credo si stia affezionando e questa è la cosa più sbagliata che possa fare.

Per me il sesso è il sesso, semplice, diretto e liberatorio. Mi svuota la mente, mi fa sentire potente e fiero delle mie capacità, finché le donne non iniziano a costruirsi delle favole in testa.

Io non voglio storie, io non voglio fidanzate a rompere le palle. Mi basta la vita a rompermi i coglioni costantemente, ed a farmi sentire sempre inadeguato, soprattutto quando vado a trovare lei che mi guarda con quegli occhi azzurri ed innocenti che non fanno altro che accusarmi, velatamente, ma lo fanno.

Scopo, tanto e forte, è vero. Nella mia vita ho avuto talmente tante donne da perderne il conto ed alcune di loro mi hanno anche accusato di essere un violento, eppure nessuna si è lamentata quando l’orgasmo le ha travolte. Nessuna si è mai tirata indietro quando le ho prese alla mia maniera, quando le ho fatte gemere di piacere, quando ho abbattuto quel pudore che inibiva la loro sessualità.

Sono un violento? No, se mai sono colui che le libera da tutte quelle fandonie che intasano la loro bella testolina sempre pettinata. Sono un uomo che sa ciò che vuole e sa dare ciò che le donne vogliono, nonostante le reticenze.

Non bacio, mai. Le smancerie sono solo una perdita di tempo e l’anticamera dei fraintendimenti, che poi ti perseguitano a vita, come gli errori. Stronzate che improvvisamente prendono vita, crescono, nascono e crescono ancora e ti tocca accudirle, nonostante tu sia un gran pezzo di merda. Fraintendimenti a cui devi dare un nome, che devi battezzare, vestire, sfamare e che ti fanno sempre sentire quel coglione che sei, perché dietro a quegli occhi che ti guardano sorridenti, inevitabilmente leggi la consapevolezza di che pasta sei fatto.

Apro il rubinetto del lavandino e l’acqua prende a scrosciare. Metto una mano sotto il getto freddo, appoggiandomi al lavello con l’altra.

Ho avuto Claudia esattamente come avevo previsto, sia nei modi che nei tempi che mi ero prefissato. Ho goduto del suo corpo che trovo magnifico, di ogni sua espressione, di ogni suo orgasmo come fosse il mio, eppure, nonostante me la sia fatta in ogni modo, ho ancora voglia di lei e mentre lo penso sento il mio amichetto scalpitare nelle mutande. Dannazione.

Mi sciacquo il viso, imprecando ancora. Di solito non scopo la stessa donna per più di due volte di fila. Sparisco prima che lei possa ricordarsi il mio nome, ma con Claudia è diverso. La voglio ancora ed ancora e quel suo caratteraccio me la fa desiderare di più. Sento il bisogno di prevaricarla, possederla in ogni modo possibile, sconvolgerla quasi, per farle capire che i sogni sono solo sogni e che la verità è più dura di ciò che sembra. Voglio metterla davanti all’evidenza dei fatti, smontarle quei castelli che si è costruita, uccidere i principi azzurri che si celano nella sua bella testolina, per prenderla ancora, spogliata di tutte quelle belle fandonie che questa cazzo di società ci propina.

“Fanculo” sibilo. Stringo i pugni sulla ceramica bianca del lavandino, ripensando al bacio che mi ha dato. E’ stato dannatamente bello, proprio per questo non deve più accadere. Lasciarmi andare ai sentimentalismi non è di certo la mossa azzeccata, me lo ricorda tutti i giorni il nome di mia figlia che risuona costantemente nella mia testa. Smancerie, affetto, amore, sono solo sinonimi della parola problema, ampiamente inflazionata nella mia vita, da quando la stronza che ha messo al mondo Benedetta, se ne è andata a vivere con il primo coglione di turno in Argentina, abbandonandola come un pacco. Io non sono capace ad essere padre. Ci ho provato, ma per quanto voglia bene a quella ragazzina, mi sono accorto di non esserne capace. Io so solo scopare, possedere, venire e mollare. Se non fosse per mia sorella, Benedetta non so che fine avrebbe fatto.

Torno in camera da letto e mi infilo una maglietta nera su un paio di pantaloncini grigi. Sono incazzato, nervoso, voglio che questo maledetto film finisca per non vedere più lei, Claudia, che mi tormenta, ma mentre lo penso non posso nascondere a me stesso l’effetto che mi fa.

Mi chino a raccogliere le scarpe da corsa dal pavimento. Credevo che l’avrei avuta senza complicazioni, che l’avrei indicato la strada corretta come con tutte, eppure lo ha fatto lei con me e nonostante l’abbia dominata fisicamente, lei ha vinto perché lo ha fatto mentalmente. Cazzo.

Finisco di allacciare i lacci di una scarpa, mi sollevo e prendo le chiavi dal comò di fianco a letto, Esco furioso dalla stanza. Sono tutti partiti per la villa. Chiamo l’ascensore e scendo nella palestra nel piano terra dell’albergo. Salgo sul primo tapis roulant che trovo ed imposto il programma più duro che il computer propone. Oggi niente lavoro. Oggi solo corsa, poi si vedrà.

 

All’ora di cena mi trascino in camera, mentre dentro di me si fa sempre più concreta l’idea che se ne sia andato senza lasciare traccia, a parte il solco dentro di me, ovvio. Sono arrabbiata con me stessa per la superficialità con cui ho affrontato tutto questo e perché non ho saputo gestire la mia parte emotiva. Mi odio e mentre lo faccio, attraverso il corridoio che conduce alla mia stanza, trascinando i piedi rumorosamente.

“Alza quei cazzo di piedi, sembri un uomo!” sento dire alle mie spalle.

Mi volto e mi trovo davanti Andrea. Il cuore mi va in gola e mi ripiomba nello stomaco nel giro di un nano secondo. Ha l’aria cupa e mi fissa al suo solito modo, quello che mi scioglie in un battibaleno, ma resisto. Metto le mani sui fianchi e sostengo il suo sguardo con sfida.

“Mi spieghi dov’eri finito?” chiedo, cercando di non lasciar trapelare nulla delle mie emozioni.

“Non sono affari tuoi” risponde avvicinandosi.

“Voglio saperlo lo stesso” rimbecco io.

Lui si ferma davanti a me.

“Scordatelo” dice, poi allunga una mano con il palmo aperto verso l’alto. “Chiavi” ordina.

Io lo guardo basita.

“Scordatelo” gli rispondo piccata, tanto per usare la sua stessa espressione. Come diavolo si permette? Sparisce per un giorno intero e pretende che io gli apra le gambe a comando? Ok che è solo sesso, ma ci va di mezzo anche la mia dignità!

Lui però mi afferra per un braccio, mi volta e infila la mano nella tasca posteriore dei miei pantaloncini. Prende la chiave e mi guarda socchiudendo gli occhi.

“Ora si che sei fottuta ragazzina.”

Mi spinge nella mia stanza ed io non ho nemmeno il tempo di girarmi che mi afferra per la gola tirandomi bruscamente a sé.

“Non mi è piaciuto quello schiaffo” dice a voce bassa.

“Te lo sei meritato” gli rispondo a fatica.

Stringe il bastardo e non mi fa respirare, così mi aggrappo alla sua mano, almeno spero lo capisca. Lui invece mi spinge violento contro il muro.

“Ti piace così non è vero?” ringhia e mi apre i pantaloncini, lasciandoli cadere a terra.

“Vattene!” cerco di gridare, ma la mia voce è fioca e lui è ancora lì.

Mi tocca tra le gambe che cerco disperatamente di tenere chiuse.

“Dillo, Claudia, dillo che ti piace quando ti fotto” mi dice in un orecchio.

Mi sento gelare e vorrei prenderlo a pugni. Non sono la sua puttana ed è il caso cominci a capirlo. Il fatto che mi sia mancato non gli da il diritto di approfittarsi di me.

“Vaffanculo”, e tento di spingerlo via.

Lui sorride.

“Che vuoi fare, cacciarmi?” chiede spavaldo.

“Sì, perché per te sono solo merda.”

Lui allenta la presa e continua a fissarmi.

“Che cazzo dici?”

“Lo hai detto tu, ieri sera. Non sono forse la merda dalla quale vuoi a tutti i costi allontanarti?”

Tentenna, mi guarda, poi abbassa lo sguardo per tornare a fissarmi subito dopo.

“Ero furioso.”

“Lo sei anche ora.”

Mi lascia il collo e si allontana di un passo.

“Che vuoi da me, Claudia?”

“Niente” rispondo massaggiandomi. Non lo guardo, quell’assalto non mi è piaciuto ed ora sono arrabbiata. Lui mi scruta.

“Stai facendo la cosa più sbagliata.”

“A che alludi?”

“Ti stai innamorando di me.”

Sento il viso andarmi in fiamme.

“Ti sbagli” rispondo, tentando disperatamente di controllare la mia emotività.

“Piantala, lo vedo come mi guardi.”

“Non sono innamorata di te, nemmeno ti conosco! E poi…”

“E poi…” incalza lui.

“Mi innervosisci! Non ti sopporto, sei scontroso, irascibile, violento e stronzo, tutti aspetti che non tollero in un uomo” gli dico, fissandolo negli occhi.

Lui fa un passo verso di me ed appoggia una mano sul muro accanto alla mia testa.

“Sei una bugiarda” dice e sogghigna mentre lo fa.

“E tu un bastardo.”

È a pochi centimetri dal mio viso e sento che le gambe non mi sorreggono. Come faccio ad essere credibile con lui se mi fa questo dannatissimo effetto?

“Domani sarà tutto finito, avrai una vita intera per dimenticarmi” dico sottovoce.

Lui non risponde. I suoi occhi osservano attentamente la mia bocca e lo sento trattenere il respiro per qualche secondo. Mi schiaccio contro il muro, so che intenzioni ha, ma non voglio che mi manchi di rispetto come poco fa. Lui alza una mano e prende tra le dita la treccia che mi scende sulla spalla. Ci gioca, attorcigliandola intorno ad un dito distrattamente, continuando a scrutarmi. Si avvicina ancora ed ormai mi è addosso. Sento il suo respiro lambirmi il viso e socchiudo appena gli occhi. Vorrei non essere per lui solo un oggetto e per un secondo mi concedo l’idea che possa apprezzare anche quella che sono dentro, oltre la mia esteriorità. Lui mi sfiora una guancia con la sua e mi pizzica con la barba. Mi volto verso di lui lentamente. Sto facendo uno sforzo enorme per controllarmi, perché vorrei saltargli al collo. Devo resistere però, perché non voglio dargliela vinta, ma per quanto ci provi, il desiderio che provo trapela e lui non se lo fa sfuggire. Sorride ed intanto infila una mano sotto la mia canottiera e si ferma sul fianco. La sua bocca è lì, davanti alla mia, e basterebbe semplicemente che protendessi la labbra per baciarlo. Trattengo il fiato. È diventata quasi una questione di principio e non voglio in alcun modo fare la prima mossa e mostrarmi debole. Vuole che io esca allo scoperto, sta giocando al gatto col topo. Poi muove la mano sul mio fianco, mi sfiora appena, mentre sale verso l’alto. Io mi aggrappo al muro con i palmi rivolti verso l’intonaco, ma intanto non respiro più. In realtà neanche ragiono. Riesco solo a vedere lui, davanti a me e bramo la sua pelle come fosse acqua nel deserto. La sua mano arriva sul il mio seno destro. Lo avvolge gentilmente, abbassando lentamente la coppa del reggiseno e quando la tira giù del tutto, sento il mio basso ventre arroventarsi quasi dolorosamente. Non posso più sostenere questa tortura. Lo voglio e sono fottuta, ufficialmente fottuta. Mando a quel paese tutti i miei propositi e l’idea di donna forte che mi ero costruita nella testa. Con lui la mia volontà è pari a zero. Alzo le mani e le faccio scivolare sulla sua nuca ed affondandole tra i suoi capelli, lo tiro a me. Era questo che voleva, ora ne ho le prove, perché mentre lo bacio con foga, sento le sue labbra tirarsi in un sorriso di soddisfazione. Maledetto…

 

Smancerie, baci, frivolezze, amore, tutto mi passa per la testa in questo dannatissimo momento in cui lei mi bacia e vorrei allontanarla, dissuaderla, ma le sue mani su di me, il suo tocco gentile e delicato mi disorientano. Per la seconda volta in vita mia non so quello che sto facendo ed intanto annego sulle sue labbra e tra le sue braccia che mi stringono.

Cazzo, che fine ha fatto l’uomo rude e forte che avevo costruito? Dovrei prenderla per la gola, mantenere la distanza tra di noi, scoparla come se domani non ci fosse giorno ed invece mi lascio accarezzare, toccare, baciare, come una bambino alla prima esperienza. Ma non riesco ad allontanarla, non riesco a staccarmi da lei perché mi piace, forse anche più del dovuto.

 

Mi afferra per la vita e mi stringe ricambiando il mio bacio. Vacillo sulle gambe, ma lui mi sostiene. La sua stretta è salda e mi scosta dal muro. Mi trascina con sé verso il letto ed io lo seguo docile. Non ho più forza per oppormi né tantomeno la voglia. Si stacca da me e si siede, guardandomi dal basso. Mi accarezza le gambe nude salendo verso l’alto, fino a raggiungere il perizoma. Lo sfila con una lentezza disarmante, lasciandolo cadere a terra. Rimango a fissarlo come ipnotizzata mentre infila una mano tra le mie gambe. Ho il respiro corto e tremo perché mi piace da morire e perché so che non potrò più farne a meno. Lui con la mano libera mi prende per un fianco e mi tira a sé. Mi fa mettere a cavalcioni sulle sue gambe continuando a toccarmi. Poi toglie la mano e la porta sulle mie labbra.

“Ti mancherò?” chiede.

Io annuisco. Non ho la forza di parlare e poi non sono sicura di come mi uscirebbe la voce. Infila le dita nella mia bocca e mi guarda mentre le succhio.

“Anche tu” dice.

I miei occhi saettano nei suoi, ma lui accorcia le distanze e mi bacia di nuovo, così mi è impossibile vedere che espressione abbia. Non importa, ha detto che gli mancherò e questo mi basta. Prendo la sua maglietta e gliela sfilo, mentre lui con una mano traffica con i bottoni dei pantaloni. Vado in suo soccorso e finisco di aprire la patta, poi infilo una mano sotto ai boxer e lascio libera la sua erezione. Lo tocco fino a quando me lo permette, poi si stende all’indietro e mi guida sopra di lui.

“Non ho il preserv…”

“Sta zitto” gli dico in un sussurro.

Sorride ed è così dannatamente bello che non riesco ad aspettare un minuto di più. Lo lascio entrare dentro di me e la sensazione di improvvisa pienezza mi da alla testa. Appoggio le mani sulle sue cosce ed inizio a muovermi. Lui mi prende per i fianchi e mi guarda. Sento il suo sguardo addosso anche ora che ho gli occhi chiusi. Mi sto godendo gli ultimi attimi con lui. Vorrei non finisse mai e dentro di me avanza il desiderio di poterlo vedere ancora, al di fuori da lì, ma forse siamo solo il risultato di un incontro fugace, con un futuro avverso già in partenza.

 

I capelli le ricadono davanti coprendole il viso in una cascata bionda. La guardo muoversi sopra di me, con le mani appoggiate alle mie gambe, i seni che si muovono sospinti dal movimento e sento di non riuscire ad essere sazio di lei. Impreco tra me e me, stringendole un seno nel palmo della mano. Che diavolo mi ha fatto questa donna? Ma mentre lo penso la vedo farsi scura in volto e nascondersi ancora di più tra i capelli.

 

“Guardami, Claudia” dice.

Io però non lo faccio. Tengo gli occhi serrati perché so cosa accadrebbe se li aprissi. La gola mi brucia e sento le lacrime spingere dietro le palpebre per uscire. Le trattengo con tutta la forza che ho, ma lui ferma il mio movimento, si mette seduto e mi prende il viso con una mano.

“Guardami!”

Io tento di liberarmi dalla sua presa, ma lui è più forte, così obbedisco. Apro gli occhi e vengo investita dal suo sguardo furente, mentre le lacrime cominciano a scendere lente. Cazzo!

“Io…io…” farfuglio.

Che dovrei dire? ‘Scusami se sto piangendo, forse provo qualcosa per te?’ Patetica!

“Ora mi passa…” mi fingo forte.

Lui mi accarezza una guancia e mi asciuga una lacrima.

“Non merito le tue lacrime.”

“Per me si, invece.”

“Claudia, io non… tu ed io… non funzionerebbe.”

“Non ti ho chiesto di provarci.”

Lui sospira senza smettere di guardarmi.

“Vuoi che me ne vada?”

“No” rispondo.

“Non puoi innamorarti di me…”

“Non sono innamorata di te, Andrea!” urlo.

“Allora perché piangi?”

Lo osservo a lungo. Mi guarda come se fosse la prima volta. Che gli rispondo ora? Non so dare una spiegazione nemmeno a me stessa, figuriamoci a lui!

“Perché non ci vedremo più” dico infine distogliendo lo sguardo.

“Claudia, Claudia, Claudia…”, mi volta verso di lui. “Fai finta di essere forte, ma sotto sotto sei tenera come il burro” aggiunge sulle mie labbra.

Poi mi bacia e mi stringe di nuovo a lui. Io aderisco al suo petto ed il suo calore mi avvolge come una coperta. È divino… Mi cinge la vita e mi fa sdraiare sulla schiena, ma è ancora dentro di me e non appena lo fa, mi toglie il respiro spingendosi ancora più a fondo. Con le mani mi blocca le braccia sopra alla testa e inizia a muoversi senza staccare i suoi occhi dai miei, ma questa volta non facciamo sesso. Questa volta facciamo l’amore ed anche se non ci conosciamo affatto, sento di essere legata a lui da qualcosa di magico ed impalpabile che non riesco a definire. Non so se anche per lui sia lo stesso, ma fingo che lo sia. Lui viene subito prima di me e sprofonda nell’incavo del mio collo, scosso ancora dall’orgasmo. Mi lascia i polsi ed io lo abbraccio. Sono inizialmente incerta, poi quando vedo che lui non reagisce, lo stringo forte sul mio petto. Lui grugnisce, si volta appena e prima di alzarsi mi da un piccolo bacio sotto l’orecchio. Credo che questo sia il massimo dell’affetto per lui, così non dico nulla, anzi sorrido.

 

Mi puntello sulle braccia e mi sollevo abbastanza per guardarla in volto. Sorride. Ha gli occhi lucidi, verdi come i prati irlandesi, aperti e limpidi. Distolgo lo sguardo fissando il copriletto, mentre con una spinta delle braccia mi sollevo ed esco da lei. Non posso guardarla ancora, se lo facessi mi toccherebbe mettere in dubbio l’idea che ho sui sentimenti di coppia e, no, proprio non mi va. Raccatto i pantaloni dal pavimento infilandoli velocemente. Lei è ancora lì, sul letto disfatto e mi guarda in silenzio. Devo uscire da questa stanza, ma qualcosa mi trattiene. Smadonno ancora.

 

Lui si veste di fretta, come al solito e si avvia verso la porta. Allunga una mano per prendere la maniglia, ma si blocca. Rimane qualche secondo immobile a guardare il legno scuro del battente, poi lascia cadere la mano e si volta verso di me. Io sono in ginocchio sul letto e lo guardo. Incrocia il mio sguardo e vedo che si mordicchia il labbro. Si passa una mano tra i capelli, tentenna, poi apre la bocca come per parlare, ma la richiude. È nervoso. Non l’ho mai visto così. Fa due passi verso di me.

“Buona notte” dice.

Io gli sorrido e gli auguro la buona notte a mia volta. Lui mi guarda per alcuni istanti, poi si volta e se ne va.

 

FINE 9° CAPITOLO

 

ARRIVEDERCI A MERCOLEDI’ PROSSIMO

TROVATE QUI I CAPITOLI PRECEDENTI

 

 

Questo racconto inedito pubblicato a puntate è opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Laura Pellegrini. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

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20 commenti

  1. Maria

    Oh signore!!!! leggere anche il suo pov è utile…anche se ancora non lo capisco molto…vedo che è combattuto tra il continuare ad essere l’uomo forte e rude che si è prefissato di essere e tra l’abbandonarsi al piccolo sentimento che prova per Claudia….sono senza parole!!!!
    Però, finalmente, ha lasciato trapelare un pochina di tenerezza e le ha anche augurato la buona notte….dai, Andrea, per sto giro ti sei salvato le p***e…ahahahahahah!!!!
    Claudia è cotta di lui…lei è proprio dolce e allo stesso tempo combattiva..non rinuncia a fargli provare un pochino di amore…
    Ora sono curiosa di leggere il prossimo capitolo!!!!!!!!!

  2. ida

    La corazza che Andrea si è costruita per respingere i propri e altrui sentimenti sta vacillando.
    Andrea prova qualcosa per Claudia ma sta cercando in tutti i modi di reprimerli.Il suo passato incombe sulla sua vita. Chissà se si liberà dei fardelli che lo hanno reso cinico e distruttivo. Io credo che, alla fine, Claudia avrà da Andrea qualcosa in più di quello che le sta offrendo.Almeno, me lo auguro fortemente.
    Spero che tra di loro possa esserci qualche speranza di rivedersi e stare insieme, che non ci sia un addio tra di loro.Mi dispiacerebbe troppo.
    Bellissimo capitolo. Intenso e pieno di emozioni. Complimenti a Laura.

  3. Minù

    Ohhh grqzie mille Laura per aver ascoltato le nostre preghiere 🙂
    Proprio un bel capitolo !
    E grazie anche a Stella 😉 😉

  4. giovanna

    Anche Andrea è stato abbandonato e ttradito e ha una figlia curioso…questo mi fa pensare ma spero di sbagliarmi che la storia con Claudia si concluda con la fine del film .

      • Stella

        Minù, credo che Giovanna si riferisca al film a cui stanno lavorando Claudia e Andrea, i protagonisti della nostra stroria 😉

        • Minù

          Oh che stupida che sono….
          non ci stavo proprio pensando 😛 😛
          grazie Stella

  5. rosig

    Finalmente vengono un po fuori i sentimenti di Andrea ,ci voleva il Pov su di lui ! si capisce che c’è qualcosa nel suo passato che nn va !ai scritto di una figlia di cui lui nn riescea fare il padre e presumo una moglie stronza . Adesso la storia comincia a prendere forma e avrei preferito che tu tutti questi dettagli li avresti inserito prima “peccato “!!!!! A lla prossima settimana

  6. Claudia

    Ohhhhhhh…..che capitolo! Laura questo capitolo é bellissimo,mi é piaciuto così tanto.
    Adoro come hai dato vita ai pensieri di Andrea,sei bravissima.
    Quando a Claudia sono uscite le lacrime mi sono commossa,é stato tutto così coinvolgente.
    Poverina,mi ha fatto una tenerezza.
    Non é possibile che sia il penultimo capitolo 🙁 che pizza!!
    Almeno altri due…
    Complimentoni,baci

  7. Claudia

    Laura se il prossimo è l’ultimo almeno che sia lunghissimissimo 🙂 🙂

  8. Alessia

    lo sapevo che sotto sotto è un po tenero…è strano vedere andrea così. ..uffi perché deve finire questo racconto!!! vorrei dei racconto che durassero di più. ..e questo racconto ne merita…bravissima!!!!!

  9. Laura Pellegrini

    Ragazze grazie! non solo dei vostri commenti ma anche per avermi seguito. Il prossimo capitolo concluderà tutta la storia, ma ci sto rimettendo mano, voglio regalarvi qualcosa di più 😉
    Buon proseguimento a tutte e a Mercoledì!

  10. L'amica

    Non c’è niente da fare, gli happy ending ci piacciono troppo 🙂

  11. Romina

    Grazie x aver scritto il più di Andrea anche se non era previsto, ovviamente fa capire molto di lui ,….ha la sua visuale della vita e sopratutto dei rapporti occasionali, non cerca una compagna, né una fidanzata ne tantomeno una moglie, cerca donne con le quali fare sesso a modo suo, in modo brusco proprio x non farle affezionare e sui di poi doversi creare il problema di scaricarle …..in effetti innamorarsi di uno che ti tratta così e’ difficile eppure c’è srmlre l’eccezione che conferma la regola: Claudia!
    Sapere di sua figlia e di come la madre se ne sia lavata le mani non è decisamente bello (sopratutto x la bambina che birbe cresciuta dalla zia perché i genitori non sono in grado) e questo ha influito a farlo diventare quello che è a chiudere il suo cuore si sentimenti ed all’amore, per questo ora di limita al solo sesso come atto fisico fine a se stesso senza andare oltre! Però mi sembra che nonostante tutto Claudua abbia scalfito la corazza e nonostante si comporti sempre da bastardo, cavolo la prende per il collo (detesto questi comportamenti), poi comunque Claudia, questa volta a parole, lo colpisce e per la prima volta fanno l’amore è non sesso selvaggio! Lui ha capito che lei si sta innamorando, anzi si è innamorata, non vuole e ne è spaventato ma nonostante questo anche a lui Claudia non e’ indifferente! Vediamo come andrà a finire!

  12. Rosy ♥

    E io lo sapevo che sotto sotto questo bellissimo bastardo aveva un cuore 😀
    Certo il suo è ancora nascosto dietro muri altissimi costruiti a causa del suo passato, ma Claudia ha iniziato a scalfire un po’ di questo muro…
    Sapere che Andrea è padre mi fa capire tante cose…
    Innanzitutto, come padre si sente inadeguato, e lo si capisce da quello che dice su sua figlia e da come lei lo guarda (anche se io penso che sua figlia lo adori, questo suo credere che Benedetta lo “odi” è appunto frutto della sua insicurezza)… Credo che questa inadeguatezza si prolunghe anche nei rapporti con le donne, per questo le prende a suo modo, per evitare che si leghino a lui…
    Chissà come Claudia scoprirà che Andrea ha una figlia e soprattutto quale sarà la sua reazione…
    Oddio grazie di cuore Laura per aver inserito i suoi pensieri 😉
    Mi dispiace che il prossimo capitolo sia l’ultimo, spero sempre nel lieto fine 😀
    Per me sei stata bravissima <3
    A mercoledì per i saluti finali 😀

  13. Samy

    Una sola parola, Laura. ADORO! fantastico, brava, brava e brava!!!!!!

  14. Luana

    Questo racconto è proprio bello! Complimenti Laura e grazie anche x il POV di Andrea!! Se davvero manca solo un capitolo mi associo anche io alla richiesta: che almeno sia lunghissimoooo!!! 😉

  15. giovanna

    Ciao Stella , ma il lunedi non ci sono più inediti?

    • Stella

      Al momento no, Giovanna, ma non è detto che non possa cambiare in un prossimo futuro, non appena trovo una storia che valga la pena di essere pubblicata.
      I giorni di pubblicazione dei nostri racconti attualmente sono il mercoledì, venerdì e domenica.