Nuovo racconto inedito – “Bianco e Nero in Dissolvenza” – 8° Capitolo

Buongiorno a tutte, siete pronte?, avete affilato gli artigli e messo il coltello tra i denti, perchè quest’oggi ci aspetta un nuovo appuntamento con il bastardo per eccellenza, il nostro Andrea.

Li vedete, laggiù, sull’orizzonte, quei fulmini e saette? E’ aria di tempesta tra Claudia e Andrea, chi l’avrà vinta? Non scommettete, potreste perdere!

Godetevi questo capitolo e vi anticipo già, che a partire dalla prossima settimana, con le ultime due puntate in arrivo ci sarà una piccola novità, ma dovrete accontentarvi di questo. Non ho intenzione di aggiungere altro, ho la bocca cucita, vedrete, sarà una bella sorpresa 😉

Non mi resta che augurarvi buona giornata, ma soprattutto….

Buona Lettura

director-chair-visitng-prac

-BIANCO E NERO IN DISSOLVENZA –

-8° CAPITOLO – 

Più o meno all’ora di pranzo arriviamo a destinazione. Naturalmente abbiamo trascorso l’intero tragitto senza rivolgerci la parola, mi sembra logico, così non sono potuta andare in bagno ed ora sto scoppiando. Scendo dalla macchina a mo’ di donna incinta mentre il Sig. Allegrini ci viene incontro bonariamente. È un tipo simpatico, con una barba bianca che gli copre la bocca e gli arriva al petto, due sopracciglia folte e lunghe su due occhietti vispi da topolino. Sembra Babbo Natale, anche per via della sua pancia prominente e delle bretelle che porta sopra la camicia.

Senza troppi giri di parole ci trascina in cantina, con la scusa che si sta freschi. Una volta lì, ci mette in mano due ballon pieni di vino rosso fino all’orlo e rimane a fissarci compiaciuto.

“Assaggiate e ditemi se avete mai bevuto un vino così buono” dice.

Andrea scola l’intero bicchiere senza respirare. Lo guardo sbalordita pensando che di lì a poco dovrà guidare.

“Buonissimo” si complimenta.

“Questo lo faccio io, eh? Tutta uva di prima qualità!” dice il sig. Allegrini battendo con la mano tozza sulla botte di rovere.

Io guardo lui, poi Andrea e con il mio bicchiere intonso ancora in mano, spostando il peso del corpo da un piede all’altro per via della pipì impellente, cerco di tagliare corto.

“Bene sig. Allegrini, la macchina?”

Quello mi guarda e sorride, ma lo capisco dagli occhi, perché la bocca è completamente coperta dalla barba.

“Per quella c’è tempo! Bevi piuttosto che ti fa bene! Voi donne…”, e riempie di nuovo il bicchiere di Andrea, “bevete troppo poco. Il buon vino fa fare figli! Bevi ragazza, così lo fai contento questo giovanotto!” aggiunge, dando una sonora pacca sulla spalla ad Andrea, che tossisce improvvisamente.

“Ti è andato il vino di traverso, tesoro?” chiedo sarcastica.

Lui naturalmente non mi risponde. Mi guarda e basta e quando lo fa mi fulmina. Accidenti a lui, come fa a vincere sempre?

Torno a guardare il Sig. Allegrini, che nel frattempo fissa il mio bicchiere ancora troppo pieno. Non posso berlo tutto, se lo faccio rischio di prendermi una sbronza di quelle colossali. Sorrido a mio modo, quello finto, porto il bicchiere alle labbra e assaggio poco più di un piccolissimo sorso il vino color rubino.

“Allora? Com’è?” chiede il Sig. Allegrini, che nel frattempo non ha mai staccato gli occhi da me.

“Buonissimo!”. Sorrido, cercando di essere più che convincente, ma non so se mi ha creduta. Poco male, devo andare in bagno, ho fame e voglio uscire da lì, quindi poggio il bicchiere sul tavolo accanto alla botte e metto le mani sui fianchi.

“Bene, l’auto?”, e ammorbidisco il mio tono sbrigativo con un altro sorriso di plastica.

“Sì…” farfuglia il Sig. Allegrini, “da questa parte, prego”.

Lo seguiamo fuori dalla cantina ed, attraversando il giardino curato nei minimi particolari, ci fermiamo davanti ad un capanno in metallo. Lui apre la porta ed entriamo. L’aria è caldissima e quasi non si respira. Comincio a sudare ed i vestiti mi si attaccano addosso come una seconda pelle. Per fortuna l’auto è già stata scoperta dal telo protettivo, così mi avvicino e la ispeziono.

“Mi sembra uguale” dico, piegata in avanti accanto al finestrino per vedere gli interni.

Non sento risposta, così mi volto e trovo dietro di me Andrea che guarda il mio fondoschiena con la testa leggermente piegata di lato ed un’espressione molto eloquente stampata in faccia. Lo fa senza alcuna vergogna e continua, nonostante io adesso lo stia guardando truce.

“Sei incommentabile” gracchio, alzando un sopracciglio. Mi sollevo e mi avvicino al sig. Allegrini, ignorandolo.

“La macchina è perfetta. Se vogliamo procedere, dovrei tornare sul set.”

“Certo, venga usciamo fuori, si sta meglio” mi dice lui ed io lo seguo.

“Sapete, dovreste andare a mangiare sul lungo mare. C’è un ristorante che fa ottimi piatti. Il pesce è tutto fresco eh! Andate a nome mio, anzi no! Chiamo e vi prenoto un tavolo” dice il Sig. Allegrini, mentre io finisco di compilare l’assegno per il noleggio.

“Grazie, ma credo aspetteremo che venga il mezzo per il trasporto della macchina e partiremo subito dopo” rispondo fredda, abbozzando un sorriso poco convincente.

Non credo sia il caso di fermarci a pranzo. Quella mattinata è stata già abbastanza surreale così e l’idea di sedermi a tavola con Mr. Silenzio, proprio non mi va.

“Sì grazie, sarebbe molto gentile da parte sua” sento dire alle mie spalle da Andrea.

Mi volto e lo guardo, lasciando l’assegno compilato a metà.

“Perfetto, chiamo subito. Vedrete, mangerete benissimo!”. Il Sig. Allegrini che si allontana e comincia a rovistare tra le carte di un cassetto alla ricerca del biglietto da visita del locale.

“Non abbiamo tempo per i pranzi in riva al mare” sussurro acida.

“Non lo avevamo nemmeno quando hai deciso di comportarti da isterica questa mattina in macchina” mi fa, ma non mi guarda. Tamburella con un dito sul tavolo di legno, fissando il giardino che si intravede dalla finestra. Sta dicendo sul serio?

“Io non ho fatto l’isteric…”

“Eccolo qui!” esordisce Babbo Natale, sventolando il biglietto da visita con una mano. È euforico, nemmeno fosse il suo locale! “Chiamo eh?”.

“Sì, grazie” risponde Andrea.

“Sig. Allegrini, davvero, aspetti…noi non…” balbetto, ma lui non mi sente, è già attaccato al telefono.

Immagine1

Arriviamo al ristorante poco dopo. Il locale, interamente in legno, si affaccia sulla spiaggia e, dalle vetrate, si gode di una bellissima vista sul mare. Gli arredi sono tutti bianchi e ricordano vagamente lo stile provenzale. Mi siedo a tavola non prima di avere fatto una lunga sosta al bagno e, subito dopo, il cameriere ci illustra i piatti del giorno. La filosofia del locale è cucina casalinga con prodotti appena pescati e a chilometri zero. Ordino delle lasagnette di orata con melanzane, pomodorini confìt e chips di patate, che divoro nel giro di pochi minuti, mentre Andrea mi osserva in silenzio, degustando lentamente le sue pappardelle al barolo e tonno. Non mi stacca gli occhi di dosso e la cosa comincia ad imbarazzarmi.

“Cosa c’è?” chiedo infine, rimanendo con la forchetta a mezz’aria.

“Niente, sto pensando.”

“E tu fissi la gente quando pensi?”

Lui non si scompone. Alza un sopracciglio e beve un sorso di vino bianco.

“No, fisso solo te” dice con quella voce che per poco non mi fa svenire e quello sguardo che mi spoglia interamente.

“Smettila”. Sento che sto arrossendo, maledizione!

“Perché?”

“Perché mi… imbarazzi.”

“Non mi sembrava ti imbarazzassi ieri sera.”

Già, ieri sera… Al solo ricordo sento i crampi al basso ventre e l’impulso di stringere le gambe.

“Mi piace il modo in cui dischiudi le labbra per accogliere il cibo nella tua bocca”. Si sporge verso di me, fissandomi con quello sguardo che solo nei suoi occhi ho mai visto.

Io deglutisco a forza, tentando di guardarlo a mia volta, ma con scarso successo. Fisso il bicchiere di vino in compenso e le bollicine che si disperdono nel liquido trasparente.

“Pensavo ai tanti modi in cui quella tua bocca potrebbe darmi piacere” dice e mentre lo fa sorride in quel modo da farabutto che, se da una parte mi piace, dall’altra mi indispone perché sa che potere ha su di me.

“Bel cambiamento da questa mattina. Non mi hai rivolto la parola per tutto il giorno ed ora mi parli di sesso orale…” sentenzio senza guardarlo. “Non sono la tua puttanella” aggiungo e gli lancio un’occhiata fugace.

“Sì, che lo sei.”

“No, per niente!” rimbecco e sento già di volerlo prendere a schiaffi, un’altra volta.

Lui ride e butta la testa all’indietro. Poi il suo sguardo si fa di nuovo cupo, incombe di nuovo su di me. Lo fisso per qualche istante senza respirare, mentre la mia pelle formicola. Stringo con forza il tovagliolo che ho sulle gambe, non posso cedere, non questa volta, ma poi qualcosa mi tocca il ginocchio e mi accorgo che è la sua gamba. La mia pelle nuda si scontra contro il tessuto dei suoi jeans e sento in quel contatto una scarica elettrica che mi fa indurire i capezzoli. Mi scosto alla velocità della luce, ma lui mette i soldi sul tavolo, scola il vino che ha nel bicchiere, si alza e mi afferra un braccio tirandomi in piedi.

“Cammina” mi ordina con voce roca.

Non so nemmeno cosa stia accadendo. Lui ha lo stramaledetto potere di annebbiarmi e mi ritrovo a seguirlo fuori senza nemmeno sapere se ho salutato i gestori del ristorante. Mi trascina senza dire una parola, lungo la stradina dove abbiamo parcheggiato la macchina, ma invece di salirci ed andarcene, mi spinge in un sentiero sulla destra, costeggiato da alberi ed arbusti. Non ci sono case, solo vegetazione, quella tipica che si trova lungo le spiagge. Mi afferra per entrambe le braccia, mentre io affondo nella sabbia tiepida incespicando negli arbusti. Poi mi spinge contro il tronco di un pino e si avventa su di me come fossi il suo pasto. Rimango inerme, soggiogata dalla sua voglia e mi manca il respiro e la forza di allontanarlo da me, perché forse, avercelo addosso è proprio quello che voglio. Mi divora la bocca, il collo e mi stringe il seno con entrambe le mani e capisco che mi è mancato. Da quando ieri sera se ne è andato, mi è mancato, terribilmente, e mi sento improvvisamente dipendente dal suo corpo, dalle sue mani, dalla sua bocca dai quali non potrei per nulla al mondo rimanere lontana per più di qualche ora. Lui è l’aria che respiro, la forza che mi fa muovere, il desiderio che striscia sotto la mia pelle e compiacerlo è la mia unica missione. Sono fregata, ora lo so e mentre lui mi solleva la gonna ed insinua le sue mani sotto il mio perizoma, sento di voler piangere perché per lui sono solo un corpo, uno strumento di lussuria, mentre lui per me sta diventando anche altro. Mi sfila le mutandine e mi solleva su di sé.

“Non ho il preservativo” mi dice nell’orecchio.

Attende una mia risposta prima di entrarmi dentro e questo gli fa guadagnare due punti. Credevo non gli importasse affatto la mia opinione.

“Prendo la pillola” sussurro, stringendomi al suo collo e respirando il suo profumo.

Lui non aspetta nemmeno che finisca la frase. Si fa largo tra le mie gambe fulmineo ed io ora non ho più pensieri, né paura, né inibizioni e sento di precipitare nel calore che mi trasmette e nel piacere che sa darmi, che mi appanna gli occhi e mi secca la gola. Affondo le mani sotto la sua camicia e lui non dice niente. Gli tocco la schiena, desiderando di baciare quella pelle che mi fa impazzire e che lui puntualmente mi vieta. Lo assaporo con il palmo delle mani, mentre gli mordo il collo sotto la mandibola e sento di volerlo solo per me. Voglio che ogni cosa che gli appartiene sia solo mia, i suoi pensieri, i suoi sogni, i suoi desideri, il suo piacere e quello stramaledetto sguardo che mi paralizza. Lo voglio nelle sua interezza, per sempre dentro di me, tra le mie gambe e nella mia testa, mio, solo mio. Lo guardo annebbiata, mentre mi spinge violento contro il tronco dell’albero e mi osserva a sua volta. Ha gli occhi torvi e mi guarda con possesso.

“Puttanella” ansima e non riesco a replicare. Mi bacia irruento e mi morde le labbra facendomi gemere. “Sei la mia puttanella” dice ancora con la voce rotta, mentre mi affonda i denti in una spalla.

Io grido di dolore e piacere allo stesso tempo e lui viene dentro di me, con la faccia riversa nell’incavo del mio collo. Poi si sfila e mi fa scendere. Quando appoggio entrambi i piedi nella sabbia, lui è ancora davanti a me. Si richiude i pantaloni e mi guarda serio.

“Non hai raggiunto l’orgasmo” asserisce e non è una domanda, ma un’ affermazione con una nota di rimprovero.

“No.”

“Perché?”

Mi allontano dal tronco di un passo pur rimanendo davanti a lui.

“La prossima volta che mi chiami puttanella ti uccido.”

Lui fa una smorfia.

“Puttanella” dice e si avvicina sogghignando.

Io sorrido beffarda e mentre lo faccio percepisco la mia mano destra alzarsi ed abbattersi subito dopo con tutta la forza che ho sulla sua guancia.

“Non ci provare mai più” lo ammonisco, mentre lui mi guarda sbalordito.

Si tocca la mascella e mi fissa stringendo gli occhi.

“Sei fottuta, ragazzina” sogghigna.

“Non è quello che hai appena fatto?”

Lui sorride ma gli occhi rimangono cupi.

“Non sai quanto tu lo sia” dice e sembra cattivo quando lo fa.

“Ti odio”, e sento tutto l’acredine nei suoi confronti infiammarmi il petto.

“Sì, come no” dice, poi si volta e si allontana.

Immagine1

Arriviamo alla villa in tarda serata, scortando il carro attrezzi più lento e sgangherato che esista sulla faccia della terra. Durante il viaggio non abbiamo parlato per niente e le uniche parole che sono uscite dalla bocca di Andrea sono state imprecazioni per la lentezza a cui siamo stati costretti a viaggiare. Quando scendiamo dalla macchina Michele ci viene incontro con un sorriso a trentadue denti.

“Ecco i miei eroi!” esordisce più finto di un giocatore di poker.

“Eroi un cazzo!” grida Andrea, chiudendo lo sportello. “Vedi di chiudere presto questo maledetto film, me ne voglio andare da questa merda il prima possibile!” gli inveisce contro.

Il sorriso di Michele scompare ed io mi ritrovo a desiderare di non aver mai sentito quelle parole. Sarei io la merda?

“Non vi siete divertiti?” chiede Michele seguendo con lo sguardo Andrea che si allontana furente.

“Divertiti?”. Torna indietro di qualche passo e gli si para davanti. “Mi hai mandato a fare il lavoro di un operaio con una pseudo aiuto regia che mi ha solo fatto perdere del tempo! Finisci queste riprese, Michele, perché ho ben altro da fare che passare il mio tempo in questo buco!”

“Ok, ok” lo rabbonisce Michele, passandogli un braccio intorno alle spalle ed allontanandolo da me. “Due giorni, concedimi due giorni della tua vita e poi tutto questo sarà solo un ricordo.”

“Sarà bene per te che sia effettivamente così.”

Michele ride e lo strattona amichevolmente, poi si volta verso di me e mi guarda con espressione interrogativa. Io non accenno a rispondergli, fisso la schiena di Andrea che si allontana velocemente e mi chiedo se le sue parole siano state dettate dalla rabbia o se fossero reali.

Quella sera rimango in camera ad attenderlo per quasi due ore, ma lui non si presenta. Sono seduta sul bordo del letto ancora vestita e guardo il muro davanti a me. Mi manca e per un brevissimo instante ho quasi la tentazioni di chiamarlo, ma non lo faccio. Quelle parole sono state così dure da spiazzami. Forse davvero non vuole più saperne di me. Forse lo schiaffo che gli ho dato lo ha fatto arrabbiare al punto di volersene andare o forse c’è qualcuno che lo aspetta a casa. Non lo so, so solo che avrei voluto chiederglielo se non si fosse chiuso nella sua stanza come un eremita.

Mi alzo e vado in bagno. Perché mi sto facendo tutti questi problemi per lui? In fondo lo odio, no? In fondo lo detesto con tutta me stessa ed anche io voglio tornare a casa, no? Mi guardo nello specchio e prendo a spazzolarmi i capelli. No, non voglio tornare a casa e no, non lo odio e nemmeno lo detesto. Odio me stessa piuttosto e detesto quella parte di me che si è lasciata convincere che il sesso sia solo sesso. Invece è un gioco perverso in cui bisogna essere abili giocatori per sopravvivere. Io non sono mai stata brava in queste cose ed in più non conosco le regole. Ho solo ingenuamente pensato che avrei potuto improvvisare, che me la sarei cavata bene, perché tutto sommato, anche io lo volevo, ma invece non è andata così. Il sesso fine a se stesso non è per tutti e non è da tutti ed io l’ho capito troppo tardi.

Non sono innamorata di Andrea, almeno credo. Sono convinta che non ci si possa innamorare di qualcuno che si conosce appena. Non si può amare una persona senza sapere nulla sul suo conto, dalle cose più semplici a quelle più profonde ed io, di Andrea, so solo che è un ottimo direttore della fotografia, che veste casual e che scopa da dio. No, non ne sono innamorata, ma una cosa è certa, ne sono assolutamente dipendente e non so quale tra le due cosa sia più deleteria.

 

FINE 8° CAPITOLO

 

ARRIVEDERCI A MERCOLEDI’ PROSSIMO

TROVATE QUI I CAPITOLI PRECEDENTI

 

 

Questo racconto inedito pubblicato a puntate è opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Laura Pellegrini. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

Se vuoi inviarci la tua Fan Fiction a puntate o un tuo racconto inedito leggi il regolamento cliccando QUI. Tutti i lavori dovranno essere in esclusiva, non saranno accettati lavori scritti da minorenni.

 

15 commenti

  1. Federica

    Ooooh!! Grandeeee :)) finalmente lei tira fuori gli artigli!! Ben ti sta andrea!! Era quello che ti ci voleva! Sinceramente non ho davvero idea di quello che può succedere, ma sono sicura che ci saranno dei colpi di scena!! Aspetto con ansia mercoledì prossimo!!

  2. Romina

    Mi piace che Claudia abbia reagito, mi spiace invece che se ne sia pentita, forse come pensa lei sta avendo la consapevolezza che ama un certo tipo di sesso che è quello che ha fatto con Andrea! Che ne sia innamorata non saprei ha dei sentimenti contrastanti nei suoi confronti, ne è senza dubbio attratta fisicamente ma anche mentalmente (per quanto questa cosa è assurda perché comunque odia il suo lato burbero) ma dall’altra parte non concepisce i suoi atteggiamenti da bastardo nei suoi confronti che detesta ma di cui ha paura e teme allo stesso tempo tanto da pentirsi addirittura di averlo schiaffeggiato dopo che l’ha offesa e provocata! È’ tentata addirittura di andarlo a cercare dopo che lo ha atteso, perché comunque sperava che lui sarebbe andato da lei…..anche avendo la consapevolezza che mentre x lei forse sta diventando qualcosa di più che sesso (e questo forse darebbe un senso a come si fa trattare) ha l’assoluta certezza che per lui sia solo un oggetto di piacere. Io penso invece che per lui forse inizi a rappresentare qualcosa di più, sarò un’illusa ma le persone come Andrea non perseverano ad avere rapporti con la stessa donna a lungo proprio perché le considerano oggetti evitano rapporti continui proprio x evitare di affezionarsi e creare legami! Forse mi sbaglio ma anche questi suoi modi burberi e cambi repentini di stati d’animo sono strani (x quanto lui sia il re delle persone strane) certo è che usa termini e comportamenti da cafone ….e’ davvero detestabile! Personalmente resto sempre della mia idea e come personaggio continua a non piacermi affatto! Vedremo se ci riserva qualche sorpresa! Almeno ho avuto la soddisfazione che gli ha dato uno schiaffo! Meglio di niente!

  3. Luana

    Posso dire che lo schiaffo è stato davvero liberatorio??? Ooohhh

  4. Samy

    Bravissima Laura, il tuo racconto mi piace sempre di più. Stupenda la ribellione di Claudia, ed ancora più stupenda la reazione di Andrea. Sono convinta che nei prossimi capitoli ci illuminerai su i risvolti di questo personaggio “scomodo”, e sinceramente non vedo l’ora. Ti faccio i miei complimenti per la scrittura scorrevole e per l’ironia che hai, è fantastica. Continua così, mi raccomando!!! Un abbraccio.

  5. Claudia

    Stamane mi ero giusto chiesta che fine aveva fatto il racconto!!! 🙂
    Lo schiaffo ci sta tutto,il ripensamento e le troppe domande no.
    Voglio sapere come finisceeeeeeeeeeeeeeeee….. Ma solo altri due capitoli? 🙁 🙁
    Uffi

  6. Alessia

    claudia è la tipica scema che si fa imbambolare dai ragazzi come lui…
    ma per favore si svegliasse che cavolo!!! uno che ti chiama puttanella durante un rapporto merita solo di essere castrato a vita!!! ma che cosa??!!! SCHERZIAMO!!! spero proprio
    che si svegli e dia una lezione ad andrea!!!

  7. Ida

    Claudia gli tirato uno schiaffo! Troppo poco, per fargli capire che il suo comportamento è insopportabile ed arrogante. Lui è disturbato mentalmente.
    Dopo tutte quelle offese Claudia lo aspetta ancora! Ma non è possibile. Si può essere soggiogati da qualcuno, amarlo persino, ma la dignità è un’altra cosa.
    Il fatto che si sia accorto che lei non ha avuto l’orgasmo nel rapporto, lo fa apparire un pochino meno odioso. Ma poca cosa di fronte alle sue magagne comportamentali.
    Io credo che nel prossimo capitolo, forse, Andrea andrà a trovare Claudia a casa. Chissà come si scuserà. E se lo farà.
    Voglio proprio gustarmi il finale fi questa storia. Mi sta piacendo sempre di più.

  8. Lele

    Evviva finalmente è arrivato sto benedetto ceffone! Andrea ne merita altre mille. Ora vediamo come si comporterà e spero che Claudia si faccia valere. Ma mancano solo due capitoli? Così poco? Nooooo! Cm brava Laura bel racconto. U bacio.

  9. Rosy ♥

    Puttanella???
    Puttanella a chi brutto stronzo???
    Oddio che voglia di picchiarlo!!!
    Claudia altro che ceffone, una ginocchiata dritta nelle palle!!!
    Che cazzone!!! Stavolta è indifendibile…
    Mi dispiace per Claudia e per i dubbi che ha, è confusa poverina…
    Chissà cos’altro hai in serbo per noi Laura 🙂
    Bravissima <3

  10. L'amica

    Bello stile, scrittura piacevole, ma la storia mi suscita emozioni ostili. Forse capita quando si cerca di descrivere personaggi in modo realistico, non solo eroi, cattivi e pulzelle da salvare. qui in effetti non c’è un eroe romantico e travagliato e una donna apparentemente debole ma capace di salvarlo… Vero????? oddio mi irriterebbe ancora di più scoprire che è così

  11. Minù

    Allora …ben scritto ok ma la storia inizia ad innervosirmi…io uno cosi lo avrei mandato al diavolo da tempo non sopporto le donne zerbino, sono una razza che non digerisco…
    Ci sta che il sesso possa essere un bel diversivo ma questo , tutto mi sembra fuorché una cosa piacevole…

    Scusami non la prendere come una cosa troppo personale , ma questo capitolo mi ha fatto imbestialire. ..

  12. Ronny

    Sono d’accordissimo con Minu’.
    Non fraintendermi,la storia mi
    Piace ma proprio non concepisco le donne deboli e che si piegano così tanto per un po’ di buon sesso…
    Lui è veramente un imbecille,per fargli un complimento…
    Comunque sono troppo curiosa di sapere come va a finire,anche se non credo proprio ci possa essere un finale felice

  13. Laura Pellegrini

    Tranquilli, capisco che la storia non sia il massimo del romance, e manco lui con i suoi modi troppo diretti e sgarbati, ma non volevo parlare del classico eroe che si innamora della classica donna. Apprezzo i vostri commenti e non la prendo sul personale, dopotutto è solo un racconto! A mercoledì prossimo

  14. Minù

    Grazie per la risposta 🙂
    Se hai suscitato cosi tante emozioni , seppur contrastanti, significato comunque che hai ben scritto e descritto quello che hai creato nella tua fantasia !!!

  15. ambra

    Davvero carina da leggere questa storia!anche CLaudia mi sembra un bel personaggio..personalmente credo che sia una donna ben autonoma ed indipendente per accettare che in camera da letto non valgano le stesse leggi che valgono in società ma che,come donne,si possa essere indipendenti,forti,autoritarie nella vita “sociale” e libere di obbedire ai propri istinti e pulsioni più animali e naturali nella sfera privata,senza che questo minacci quello che siamo tutti i giorni!