Nuovo racconto inedito – “Bianco e Nero in Dissolvenza” – 4° Capitolo

Buongiorno a tutte, come passa veloce il tempo, ve ne siete accorte?

Sono già quattro settimane, in pratica un mese, che Laura ci tiene compagnia nella giornata del mercoledì con il suo racconto “Bianco & Nero in Dissolvenza.”

Quest’oggi, mettetevi comode, perchè oltre ad essere bello lungo, come avevate richiesto a gran voce, il nostro capitolo è anche decisamente bollente, proprio quello che ci vuole per innalzare le rigide temperature di questo inverno.

Il bell’ Andrea è partito all’attacco, e che attacco….

Non mi resta che augurarvi buona giornata, ma soprattutto….

Buona Lettura

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-BIANCO E NERO IN DISSOLVENZA –

-4° CAPITOLO – 

Se c’è una cosa per la quale la produzione non ha risparmiato questa volta è l’albergo. Siamo ospiti in un resort cinque stelle davvero favoloso nella campagna Toscana. La mia camera ha la vista sul giardino dove c’è anche la piscina. Mi affaccio alla finestra e guardo di sotto. Sono sfinita, ma un bel bagno sarebbe davvero un toccasana con questo caldo. Purtroppo non ho il costume, non pensavo ne avrei avuto bisogno. Decido di lasciar perdere e faccio per allontanarmi dalla finestra, ma l’acqua immobile e cristallina della piscina mi rapisce gli occhi ed ora desidero solo abbandonarmi in essa.

In fin dei conti non c’è nessuno. In fin dei conti, un completino intimo copre tanto quanto un costume, no? Apro l’armadio e tiro fuori un paio di culottes nere, che infilo al posto del perizoma. Sopra lascio il reggiseno nero che già indosso. Prendo l’accappatoio bianco con la sigla dell’albergo ricamata sul taschino, un paio di ciabatte e scendo. Al diavolo tutti, ho voglia di farmi un bagno e lo farò!

L’acqua è meravigliosa. Mi accoglie e mi culla. Mi lascio andare e sento la tensione che piano scivola via dalle spalle e dal collo. Mi abbandono sulla superficie con il viso a pelo dell’acqua. Gli arti molli, rilassati. Non ci sono rumori, solo i grilli, lontani, che cantano alla luna e nel cielo una marea di stelle. Chiudo gli occhi. Questo momento non potrebbe essere più perfetto di così e quando sono quasi sul punto di addormentarmi, un tonfo mi riporta alla realtà facendomi sobbalzare. Che cavolo…

“Bel costume!”

Con un colpo di reni mi sollevo di scatto, immergendomi il più possibile nell’acqua per nascondermi. Andrea è davanti a me, a mollo, dall’altra parte della piscina, con entrambe le braccia stese sul bordo di marmo. Guarda il cielo.

“Che ci fai qui?” chiedo arretrando.

“Potrei chiederti la stessa cosa.”

“Io sto facendo il bagno!”

“Beh, anche io” dice svogliato. “Non sapevo fossi qui.”

“Non puoi non avermi vista!”

Lui mi guarda.

“La piscina è abbastanza grande per tutti e due.”

Stringo la mascella. Che è venuto a fare, a rovinarmi l’unico momento di pace della giornata? Ora lo prendo a pugni!

“Sei venuto a fare l’idiota come oggi in giardino durante la pausa pranzo?”
“Quello te lo sei meritato.”

Meritato? Ma che film ha visto?

“Vai al diavolo, Andrea!”

Lui ride di cuore e io lo fisso incavolata nera perché non ci trovo proprio niente da ridere.

“Mi fai morire!” dice lui asciugandosi gli occhi.

“Allora fallo e togliti dalla mia vista!” urlo.

Lui diventa serio improvvisamente. Non risponde. Si volta verso il bordo, poggia entrambe le mani sul marmo e con una spinta si solleva tirandosi in piedi.

Vorrei con tutta me stessa non guardarlo per non dargli questa soddisfazione, ma i miei occhi si rifiutano di obbedire. Scivolano sul suo corpo come attratti da un magnete e non posso fare a meno di trattenere il respiro. Cazzo! È… è… bello, ma so che se lo fosse anche solo la metà, l’attrazione che provo per lui non sarebbe inferiore. Che diamine ha di tanto speciale da farmi questo effetto? Sì, è un bell’uomo, ma ce ne sono tanti altri decisamente più belli di lui che non mi hanno nemmeno scalfita. Lui mi rapisce, tutta, indistintamente e non riesco a controllarmi.

Lo vedo infilare le ciabatte, prendere l’accappatoio e sparire dietro la siepe seguendo il vialetto.

Prendo aria e quasi vado in iperventilazione. Gli ultimi dieci minuti credo di non aver respirato affatto.

Se ne è andato e, per quanto la cosa possa farmi sentire sollevata, mi dispiace, terribilmente, anche se lo odio. Mi appoggio al bordo della piscina, cercando di ritrovare la quiete che poco prima mi aveva fatto quasi addormentare, ma davanti a me vedo solo lui, anche ora che sono ad occhi chiusi. Maledizione!

Respiro, respiro e respiro ancora, ma non funziona ed intanto comincio a sentire il desiderio di toccarlo, di baciarlo e di avere le sue mani su di me. Non posso lasciarmi andare a questi pensieri, non ora, non con lui e poi non lo conosco!

Respiro ancora ed ancora, poi di nuovo un tonfo, ma questa volta è più vicino, troppo, e degli schizzi d’acqua mi colpiscono il viso. Apro gli occhi e me lo ritrovo davanti e quasi ci sfioriamo.

Vorrei dire qualcosa, ma mi mancano le parole, in compenso parla lui.

“Hai finito di fare la ragazzina?”

Non rispondo. Che dovrei dire? Sì? Me ne sto zitta anche perché non so come mi uscirebbe la voce.

Lui allunga una mano e mi afferra per la vita. Mi tira a sé e mi ritrovo attaccata al suo corpo, che vorrei scoprire interamente ed in tutti i modi possibili.

Mi scruta con quegli occhi azzurri, che sono freddi più del ghiaccio e mi sento nuda, inerme.

“Sei sposato?” sento la mia voce dire quelle parole e sussulto. Che accidenti ho chiesto?

“Tu?”

“No.”

“Nemmeno io.”

“Davvero?”

“Vorresti che lo fossi?”

“No.”

“Allora non lo sono.”

“Figli?” azzardo.

“Nessuno.”

“Perché non ti credo?”

“Forse stai cercando un alibi.”

“Non ne ho bisogno.”

“Perfetto” dice e mi bacia.

Mi stringe forte, mentre mi perdo sulla sue labbra.

C’è solo lui adesso, solo il suo corpo e la sua bocca che quasi mi aggredisce.

Mi bacia avidamente e quando sollevo le braccia per stringerle intorno al suo collo, lui le afferra piegandomele dietro la schiena. Mi tiene i polsi con una mano e con l’altra mi afferra la gola, stringendo appena, ma abbastanza da farmi mancare il fiato.

Mi bacia ancora, in realtà non ha mai smesso ed è brutale, primitivo. Poi si stacca e mi guarda. Mi piega la testa indietro e scruta la parte del mio corpo emersa dall’acqua. Ha gli occhi cupi, non dice una parola.

Mi spinge contro il bordo della piscina e sollevandomi mi fa sedere sul marmo freddo. Rimango lì, mentre lui facendo forza sulle braccia si mette in piedi accanto a me. Dovrei alzarmi? Santo cielo non ne ho la forza. Lui sembra aver capito, non so come e mi porge la mano. La prendo e mi solleva, tirandomi a sé, e sono ancora addosso a lui, ancora vicina a lui, ancora rapita da lui. Gli sfioro il collo con un dito, osservando la muscolatura. Lo voglio. Il mio corpo, la mia mente, la mia pelle, ogni cosa di me lo desidera, ma freno l’impulso di spingerlo sul lettino di fianco e montargli sopra.

“Il numero” sussurra.

“Cosa?”

“Il numero della tua stanza.”

“136.”

“Vestiti” mi ordina e contemporaneamente mi allontana con una spinta leggera.

Prende le sue cose e si avvia lungo il vialetto, lasciandomi lì confusa. Lo imito, ma lentamente. Mi infilo l’accappatoio, le ciabatte e mi incammino.

Davanti alla porta della mia camera lui non c’è. Forse mi sono addormentata e ho sognato tutto? Probabilmente sì, altrimenti lui sarebbe qui, no?

Apro la porta, tolgo l’accappatoio e la biancheria bagnata.

Indosso una canottiera in lycra nera ed un perizoma rosso scuro in pizzo. Ho i capelli fradici. Li tampono con l’asciugamano e li lego con un elastico.

Poco dopo sento due colpi secchi alla porta.

Vado ad aprire.

Lui entra senza dire una sola parola. No, non era un sogno, era tutto vero. È serio, tremendamente serio e mi intimorisce. Rimango attaccata al battente chiuso appoggiandomi con la schiena. Lui mi osserva dall’alto della sua statura, sovrastandomi con il suo sguardo gelido.

“Asciugati i capelli” mi ordina “e niente elastici.”

Io non dico niente, eseguo e poi mi fa solo un favore. Non volevo stare tutta la sera con i capelli bagnati.

Quando esco dal bagno, lo trovo in piedi accanto al letto.

È a petto nudo ed indossa solo un paio di jeans. Mi scruta e continua ad intimorirmi. Indietreggio, ma lui mi afferra. Mi stringe entrambi i polsi e mi fa male, ma non glielo dico perché mi piace, da morire. Lui mi piace da morire e smetto di resistergli. Si appropria della mia bocca con una tale bramosia da farmi quasi perdere l’equilibrio. Faccio qualche passo indietro e lui mi prende per i capelli e tira, tira per avvicinarmi a lui, ma sono già incollata al suo corpo ed è come se volesse divorarmi. Mi sfugge un leggero lamento soffocato dal suo bacio e sento che allenta la presa.

“Dove credi di andare?” la sua voce cupa sulla mia bocca.

Io non rispondo. Non ho nessuna voglia di andare via da lì, anche se un po’ mi spaventa. Mi sfila la canottiera e la fa volare alle sue spalle. Poi mi allontana da sé, abbastanza per potermi guardare. Lo fa con insolenza senza preoccuparsi di me, che sono mezza nuda davanti a lui e vorrei coprirmi, se non altro per un senso di pudore. Ma lui se ne frega di quello che provo, vuole il mio corpo e basta, senza alcuna implicazione emotiva, ora l’ho capito, ma è troppo tardi per tirarsi indietro e poi voglio che lo faccia.

Per la prima volta nella mia vita, sento di voler essere solo uno strumento di piacere. Lo faccio per scelta, forse anche perché mi sono stancata di correre dietro alle belle favole sull’amore vero.

Non so che conseguenze porterà in me questa decisione, forse disastrose. Non voglio chiedermelo adesso, non ora che lui ha infilato una mano sotto il mio perizoma e mi tocca, facendomi socchiudere gli occhi. È bravo, dannatamente bravo. Sa cosa sta facendo ed io mi rilasso, mentre le sue dita sondano le mie intimità senza pudore facendomi gemere. Cerco il suo corpo con le mani. Voglio toccarlo, ma lui mi tira i capelli di nuovo, piegandomi la testa all’indietro. Mi lamento appena con un mugugno.

“Comportati a dovere” sibila.

Ora capisco, vuole che stia ferma. Obbedisco. Non voglio che mi tiri ancora i capelli, questa volta mi ha fatto davvero male.

Mi gira con impeto e mi spinge contro il comò a pochi passi da me. Atterro sulla superficie fredda del legno e mi spinge giù, finché non poggio anche il viso. Mi prende le braccia e le porta entrambe dietro la mia schiena. Le incrocia e sento che si allontana appena.

“Non ti muovere” e sembra più una minaccia che un ordine.

Per quanto la cosa possa eccitarmi e lo sono davvero tanto, ho paura di disobbedire. Ho paura delle conseguenze. Me ne sto lì, china sul comò, con la testa girata da una parte ed il perizoma abbassato ad attendere lui. Per un attimo provo vergogna per me stessa, sentendomi quasi violentata nella mia integrità, ma non è lui a farlo, sono io che ho accettato. Poi lo sento avvicinarsi, stringermi i polsi ed entrare dentro di me e quei pensieri diventano polvere e volano via senza alcuna fatica.

È ferino e non mi lascia tregua. Affonda fino a farmi quasi urlare mentre sono scossa dai suoi colpi violenti, strusciando con la faccia sul legno. Sento dolore, sento piacere, sento di voler rimanere così tutta la notte, ma anche il desiderio di urlargli di smetterla.

Rimango lì però, perché adesso non sono più capace di dirgli di no. Mi tocca le labbra e mi mette il suo pollice in bocca per tutta la sua lunghezza. Lo succhio e annego. Annego nel piacere e nel dolore che mi sta dando. Non ho più pensieri, e non ritrovo più me stessa in quei gesti.

Le sue mani, la sua forza, il suo respiro sincopato, mi eccitano fino all’inverosimile e mi inchiodano ai suoi bisogni, al suo godimento e voglio essere sua, in ogni modo fino a che lui lo vorrà. Intanto so di non resistere ancora a lungo. Il piacere misto al dolore mi infiamma il basso ventre e sento che cresce in modo esponenziale e non riesco a controllarlo. Sta per esplodere come una bomba dentro di me, quando lui si sfila di colpo, rimanendo ansimante alle mie spalle e lasciandomi appesa, boccheggiante, con l’orgasmo che lentamente regredisce e mi fa formicolare le gambe.

“Andrea…” ma è solo un singhiozzo quello che emetto.

“Zitta” ammonisce, “stai zitta!”

Io chiudo la bocca e aspetto. Lui mi prende per le spalle e mi tira su. Mi volta e finalmente posso guardarlo in viso. Ha i capelli ancora più spettinati, gli occhi scuri di desiderio, brillano cupi e sembrano quasi neri. Ha la bocca socchiusa e respira velocemente.

Ha ancora i jeans addosso. Sono aperti e dalla patta fuoriesce la sua erezione coperta dal preservativo. Mi viene voglia di toccarlo ma non so se posso farlo, quindi mi limito ad immaginare, nonostante sia davanti a me. Mi afferra le braccia e mi sposta verso il letto. Mi spinge ed io cado all’indietro sul materasso morbido. Lui rimane in piedi e mi guarda. Si umetta le labbra passandoci sopra la lingua lentamente. Poi si china, sfila via il perizoma e mi prende le gambe divaricandole. Non voglio che mi guardi così, mi vergogno. Faccio per liberare le caviglie dalla sua presa, ma lui stringe più forte ed io urlo.

“Mi fai male!”

Lui sorride cupo.

“È ciò che voglio” risponde.

Il ventre mi si contrae e sento l’eccitazione tornare impellente. Lui si abbassa e risale il mio corpo lentamente fino a raggiungere il mio viso. Il suo respiro mi lambisce la pelle. Ho i brividi ovunque e lo voglio ancora.

Rimane sospeso sopra di me sorreggendosi sulle braccia. Mi fissa negli occhi, ma non sostengo il suo sguardo. Gli guardo il collo e l’arteria giugulare che pulsa veloce sotto la pelle scurita dal sole.

Alzo una mano e la sfioro poi scendo giù al centro del petto e gioco appena con i peli. Lui grugnisce, ma non mi scansa, così continuo. Scivolo con il dito lungo la linea centrale degli addominali e, passando per l’ombelico, raggiungo il suo sesso proteso verso di me. Lo sfioro appena, alla base, nonostante il preservativo. Vorrei che non lo avesse, ma è stato giustamente previdente e non mi azzardo a chiedergli di toglierlo. Lui mi fissa immobile. Non capisco se posso proseguire o fermarmi. Nel dubbio proseguo, al massimo mi tira i capelli.

Apro la mano e la chiudo intorno al suo pene. Lui si irrigidisce. Forse non gli piace essere toccato, non saprei. Non so nemmeno chi ho davanti.

Proseguo, stringendo un po’ la presa, anche se vorrei fare ben altro, ma lui si abbassa, mi bacia irruento e in un solo gesto ritorna dentro di me, violentemente. Inarco la schiena e mi manca il respiro, mozzato dalla sua bocca incollata alla mia.

Mi riempie fino in fondo e mi gira la testa. Sfilo via la mano, rimasta intrappolata tra i nostri corpi e mi aggrappo alle sue spalle. Ora non mi fa più male, adesso il piacere è completo, vigoroso e cresce velocemente, facendomi chiudere gli occhi.

Lui spinge forte e non si ferma, non rallenta ed io sono al limite. Non controllo più nulla di me. Il mio corpo accompagna il suo movimento febbrile e la mia mente è anestetizzata da quello che mi fa provare. Affondo le unghie nella sua pelle e lascio l’orgasmo libero di esplodere. Grido più e più volte mentre lui continua ancora ad entrare ed uscire con violenza fino a che non raggiunge l’apice.

Rimango stordita sdraiata sul letto, priva anche della capacità di parlare. Lui si alza e va in bagno. Poco dopo esce di nuovo, si chiude i jeans, infila la maglietta e, senza nemmeno salutarmi, se ne va chiudendosi con un tonfo la porta alle spalle.

Non mi aspettavo un bacio gentile, nemmeno una carezza. Sento le lacrime salire agli occhi. Non volevo nemmeno che mi dicesse qualcosa di carino. Speravo almeno mi salutasse, ma non l’ha fatto. Sono stata il suo giocattolo, non era quello che volevo? Sì… no. Non lo so più.

Sciocca, mi dico, sei stata una sciocca, ma già so che se me lo chiedesse ancora gli direi di si.

 

FINE 4° CAPITOLO

 

ARRIVEDERCI A MERCOLEDI’ PROSSIMO

TROVATE QUI I CAPITOLI PRECEDENTI

 

 

Questo racconto inedito pubblicato a puntate è opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Laura Pellegrini. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

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12 commenti

  1. Samy

    Aiuto Laura!!!! Che potenza! Bellissimo capitolo, molto brava, come sempre. Certo che lui, però… proprio un bello maledetto di prima categoria! Aspetto mercoledì prossimo per gli sviluppi e spero tanto che la nostra amica lo faccia “impazzire” un po’… 😉 un abbraccio. 🙂

  2. giovanna

    Di solito non uso questo linguaggio ma dire stronzo è dire poco….

  3. Claudia

    Laura,avevo capito che Andrea era un bastardo ma noto che la tua mente ne ha partorito proprio uno con i fiocchi! O_o”
    Che dire? Voglio leggere il prossimo episodio e capire come proseguirà questo ” combattimento” appena sbocciato 🙂
    Spero che Claudia la prossima volta sia un pò più dura e che non si faccia “prendere” con tanta facilità,perché capisco l’attrazione ma io,gli avrei lanciato qualcosa contro a quel grande str….
    Un bacione Laura a mercoledì 😉

  4. Rosy ♥

    Stronzooooooooooooooooooooooooooooo!!!
    Dio Laura sei fantastica <3

  5. Siusi

    Uffa! Certo che noi donne siamo proprio strane, più sono stronzi e più ci piacciono! Mah! Mi auguro che Claudia torni in sè e gliela faccia pagare. Brava Laura!!

  6. Maria

    E che caspita!!! Bollente bollente è stato!!!
    E la lascia così??? senza dire niente?? Oh santo cielo!!!
    Sono senza parole…attendo di leggere il seguito….e che Claudia tiri fuori un pò di perfidia, giusto per fargliela pagare…magari a rate 😉

  7. rosig

    Si Giovanna e super STRONZO! Ma si può lasciare una donna cosiiiiiiii gliela deve far pagare lei !!LAURA COMPLIMENTI che capitolo bollente Oddioooooooooo sto andando a fuoco. Bravissima Laura nn vedo l’ora di leggere un’altro capitolo come farò a resistere a mercoledì! Un bacio

  8. Romina

    Oddio non so in questo momento che pensare! Il capitolo e’ bello quindi nulla da eccepire su questo! Questo Andrea che dire…….rude, barbaro, violento? Boh un concentrato di tutto questo? Si decisamente……è pur vero che lei lo volevo e glielo ha permesso quindi non è che l’ha obbligata ma a tratti mi è sembrata più soprafatta dal desiderio che consapevole di quello che accadeva! Io credo che fondamentalmente per avere un rapporto del genere bisognerebbe avere una conoscenza reciproca più approfondita e parlarne prima di procedere perché appunto è facile che l’altra persona, chi subisce …..chi viene dominato comunque si possa sentire umiliato aldilà del dolore che poi può essere trasformato in piacere! Ovviamente mi ha infastidito ….oltre al suo modo brutale e violento (perché violento è stato anche se lei poteva certamente fermarlo) anche come se n’è andato, certo visto l’amplesso non mi aspetto una carezza ed un bacio ne che la chiamasse amore ma cavolo da questo al nulla anzi ad una porta sbattuta ce ne passa!!!!!
    Lei mi è piaciuta subito dal primo capitolo e mi è piaciuta sopratutto perché l’ho vista una donna con un bel carattere determinato e che di faceva rispettare, ora non ho cambiato opionione anzi mi aspetto ti vedere come reagisce o come affronterà quello che è avvenuto nella sua stanza in questo capitolo!

  9. Laura Pellegrini

    Sono felice vi sia piaciuto 🙂 Andrea è stronzo, si, ma più che altro lo definirei bastardo, ecco. Vedremo che accadrà! Al prossimo mercoledì e grazie di seguirmi!

  10. ida

    Molto bello e bollente questo capitolo! Peccato che Claudia abbia ceduto con molta facilità e abbia concesso ad Andrea di dominarla e trattarla come un oggetto.Meriterebbe una bella lezione il bell’Andrea.Chissà se Claudia – che mi sembra una donna molto determinata e orgogliosa – possa rendergli pan per focaccia.
    Si, perché, prima o poi, faranno i conti. Brava Laura.

  11. Alessia

    lasciatemelo dire. ..lei è una emerita cogliona!!!! chissene frega del sul bell’aspetto!!! io non l’avrei mai fatto!! lo conosce a malapena che cavolo…mi sarei aspettata una reazione di rifiuto da lei…secondo me lui si prenderà gioco di lei molto bene anche alle sue spalle …mi dispiace per lei…lui poi è un emerito Stronzo con la S maiuscola! !! ne vedremo delle belle

  12. valery

    COMPLIMENTI………… MOLTO BEN FATTO…….. SI TANTE LO HANNO VISTO COME UNO STRONZO MA…. SE FOSSE COSI L’AVREBBE PURE LASCIATA INSODDISFATTA LI SUL COMO!!!!!! INVECE SI è FERMATO CON LA SCUSA DEL CAMBIO “POSIZIONE”….. L’HA SODDISFATTA A DOVERE ED è ANDATO VIA FINGENDO DI NON ESSERE COINVOLTO….. è PRESO DI BRUTTO MA FA IL TOSTO!!!!!! LEI?!?!?!? HA FATTO BENE COSI…… è TROPPO PRESTO PER I SENTIMENTALISMI….. SE FA LA DURA LA SPUNTA…BACIO A TUTTE…..IO VADO A PARTORIRE!!!!!