Nuovo racconto inedito – “Bianco e Nero in Dissolvenza” – 10° Capitolo

Buongiorno a tutte, pronte per il gran finale?

E’ arrivato il momento di salutare Claudia e Andrea, i protagonisti di “Bianco & Nero in Dissolvenza“, e con loro la nostra Laura, che ci ha accompagnato in queste settimane con il suo racconto inedito. A lei vanno i nostri ringraziamenti per il tempo che ci ha dedicato e per l’infinita pazienza che ha dimostrato, accontentando noi lettrici e regalando nuovi dettagli di questa storia aggiungendo in extremis il punto di vista del bastardo per eccellenza.

Bastardo che mi ha colpito sin dal primo momento che l’ho incontrato, mantenendosi fedele al suo personaggio dalla prima all’ultima riga. Diciamoci la verità, il più delle volte i grandi bastardi che amiamo tanto e incontriamo nei romanzi finiscono con il diventare dei zerbini in nome dell’amore, ma con Andrea, Laura è riuscita nell’impresa impossibile. Il nostro stronzo non ha mai ceduto, o almeno, ci ha provato, cercando di mantenere le apparenza.

Infine, per Laura, rinnovo i saluti che le ho già fatto in privato dicendo: ti auguro un grosso in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri, è stato un vero piacere averti ospite e spero ci siano nuove occasioni prossimamente.

Ora, so che siete tutte impazienti di scoprire se ci sarà o meno il tanto sospirato Happy End, quindi, non mi resta che augurarvi buona giornata, ma soprattutto….

Buona Lettura

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-BIANCO E NERO IN DISSOLVENZA –

-10° CAPITOLO – 

“Ha avuto buon occhio con te Giancarlo”. Michele, seduto al mio stesso tavolo, finisce la sua colazione ipercalorica e mi guarda finendo di bere il suo caffè. “Ti voglio con me sul set del mio prossimo film” aggiunge.

Lo guardo pulirsi la bocca e non so cosa rispondere. I complimenti mi spiazzano sempre, non so mai cosa sia giusto dire in queste circostanze. Mi limito a sorridere, mentre lui mi guarda incuriosito.

“Non ti va?”

“Cosa?”

“Di fare con me ‘Al di là delle nuvole’?”

“Certo” rispondo, “ma non posso decidere da sola. Sentirò Giancarlo e ti farò sapere” dico, mentre i miei occhi vagano per la sala ristorante alla ricerca di Andrea.

Non è ancora sceso per la colazione e, visto che oggi è l’ultimo giorno di lavoro, vorrei salutarlo come si deve. Non credo ci vedremo più. Questo è il brutto di questo lavoro. Vivi a contatto con delle persone con le quali instauri dei legami e per mesi diventano il tuo unico punto di riferimento, un surrogato di famiglia che impari ad apprezzare ed amare, nonostante i molteplici litigi. Poi tutto finisce e ti ritrovi di nuovo sola, nel vagone di un treno, senza uno straccio di uomo che ti aspetta a casa e senza amici, con la speranza di rincontrare di nuovo quelle persone, che puntualmente non rivedrai mai. Per questo cerco Andrea, perché nonostante i ricordi che ho di lui e di quello che abbiamo vissuto, vorrei imprimere nella mente il suo viso, per l’ultima volta.

“Ci parlerò io con Giancarlo” dice Michele, alzandosi da tavola.

“Perfetto” rispondo automaticamente.

Non mi interessa il prossimo film. Non mi interessano nemmeno i complimenti di Michele. Osservo le persone sedute ai tavoli, mentre una strana sensazione comincia a chiudermi lo stomaco. Bevo un sorso di acqua e mi alzo. Che se ne sia già andato? Mi sistemo la gonna ed esco dalla sala. Non può essere già andato via, oggi dobbiamo finire le ultime cose e la sua presenza è necessaria, mi dico, ma non credo ai miei stessi pensieri.

Arrivo alla villa poco dopo. Comincio il mio giro di ispezione mentre gli operai sono già intenti a smontare alcuni set che non serviranno più. L’ultimo giorno di riprese è sempre il più triste, almeno per me.

Vago tra le sale che ora sembrano vuote senza le apparecchiature di scena e sento una morsa allo stomaco. Non voglio andarmene. Fosse per me, rimarrei qui per sempre. Fosse per me rimarrei tra le braccia di Andrea per una vita intera. Infilo le mani nelle tasche e tiro su con naso. Che scema che sono! Mi sono invaghita dell’uomo più sbagliato che ci sia sulla faccia della terra ed ora non so che fare. Mi odio e nello stesso tempo non mi capacito di come sia stato possibile. Lui è il re degli stronzi, il tipico esemplare di maschio che io ho sempre detestato ed evitato come la morte, eppure eccomi qui, che piango come una scolaretta e l’unica cosa che so di volere è sentire la sua voce. Idiota…

Finito il giro, mi siedo al tavolo della regia accanto a Michele. Lo guardo mentre scarabocchia qualcosa sul un foglio.

“Andrea non c’è?” azzardo, tentando di controllare il rossore che avanza sul mio viso.

Non ho resistito, devo sapere se la sensazione che ho in fondo allo stomaco è solo una mia impressione.

“È andato via” risponde lui senza guardami.

Mi si secca la gola improvvisamente. Stringo i pugni sulle gambe, tentando di trattenere le lacrime.

“Quando?” chiedo con la voce che mi trema.

Michele si volta e mi guarda.

“Tutto bene, Claudia?”

“Sì” sorrido, facendo vagare i miei occhi per il giardino. Non voglio veda che sto per piangere. “Quando è andato via?”

“Ieri sera, credo. Ha detto che aveva da fare. Io oggi non avevo bisogno di lui e gli ho detto che poteva andare.”

Mi appoggio allo schienale della sedia, portandomi una mano davanti la bocca. Devo trattenermi, ma il petto mi scoppia e le lacrime mi bruciano la gola.

Se ne è andato ieri sera, ecco il perché di quel saluto. Ecco il motivo di quel bacio sotto l’orecchio, era il suo modo di salutarmi. Ora lo odio ancora di più, perché non ha avuto il coraggio di dirmelo in faccia e perché non mi ha dato modo di salutarlo come avrei voluto. Bastardo!

Mi alzo dalla sedia e corro in bagno. Mi chiudo dentro, dando un giro di chiave alla serratura e rimango per qualche minuto così, ferma, al centro della toilette a fissare il muro sul quale mi ha spinta e baciata. Poggio entrambe le mani sulle maioliche bianche e scivolo a terra, rimanendo in ginocchio, con la fronte appoggiata alla ceramica bianca. Piango a dirotto. Che diavolo sto facendo? Sto piangendo per uno stronzo che non merita nemmeno un attimo del mio tempo, eppure non riesco a controllarmi e ad ignorare il dolore che provo. Mi asciugo il viso con la mano. Come ho fatto a dargli tutto questo potere su di me? Come ho fatto ad aprirgli il mio cuore? Cretina, sono solo una cretina!

Mi alzo, mi sciacquo la faccia e mi guardo nello specchio. L’odio e la rabbia che provo per me stessa non hanno confini e mi prenderei molto volentieri a schiaffi se potesse farmi sentire meglio. Ma so che non è così che si risolvono le cose.

Respiro profondamente. La giornata è ancora lunga e non ho tempo da perdere per queste sciocchezze. Mi lego i capelli con un elastico, mi rassetto la maglietta, chiudo in cassaforte il mio cuore ed esco. Ho ben altro da fare che piangere per un cazzone qualsiasi.

 

La caffettiera borbotta sul fornello quando mi affaccio in cucina. Cazzo, sono distrutto. Ho due macigni al posto delle gambe, nonostante sia allenato da anni di corsa. Arranco nello spazio angusto dell’angolo cottura e spengo il gas, rimanendo a fissare le macchie di liquido scuro sul piano cottura.

“Merda!” impreco, “mi toccherà anche pulire adesso!”

Riempio una tazzina ed esco sul terrazzo con un quotidiano sotto il braccio. Mi siedo sotto la veranda e sorseggio il caffè. E’ bruciato ma va bene comunque.

Respiro. Ho la mente vuota in un modo quasi doloroso, perché vorrei pensare, vorrei avere la benché minima idea di quello che ho fatto, eppure non ho pensieri. Ho smesso di averne quando mi sono chiuso la porta della sua stanza alla spalle ieri notte. Sono andato in camera mia, ho buttato dentro la valigia i quattro stracci che avevo nell’armadio e sono partito. Non sono fuggito, almeno credo. Che importanza ha poi? Anche se lo avessi fatto non farebbe alcuna differenza.

Apro il quotidiano e butto un occhio alle notizie in prima pagina. Leggo ma non vedo. I miei occhi scorrono sulle lettere senza che il mio cervello le associ in parole di senso compiuto.

Merda! Mi alzo di scatto e mi affaccio al parapetto.

Come accidenti ho fatto a farla entrare così dentro di me?

Come cazzo ho fatto ad abbassare così le difese?

Una settimana, solo una settimana è bastata!

Io, lo stronzo per eccellenza, il maschilista per antonomasia, colui che prende e se ne va senza remore, invaghito di una donna!

Trovo tutto questo inaccettabile al punto da volermi strozzare da solo. Non ho alcuna intenzione di rinunciare alla mia vita per una ragazza qualsiasi, e nemmeno limitare la mia sessualità per lei!

Mi piace scopare e non sarà la prima biondina di turno a farmi cambiare.

O lo ha già fatto?

Cristo, no che non lo ha fatto!

Stringo i pugni sul parapetto. Se davvero nulla è cambiato, mi chiedo allora perché ieri sera, appena salito in macchina, abbia sentito il bisogno di chiamare Michele…

 

“Mi ha chiamato D’Agostino, dice che sei stata impagabile.” Giancarlo, dall’altra parte della linea, mi parla con la sua voce roca.

“Già” rispondo distaccata, guardando fuori dal finestrino.

Sono quasi arrivata a Roma. Tra poco più di un’ora sarò a casa e nonostante mi senta il cuore sotto le scarpe, sono contenta.

“Vuoi lavorare al suo prossimo film?” chiede.

“Non lo so, devo dirtelo ora?” Smanio sulla poltrona, cambiando di continuo posizione. Non ho voglia di pensarci adesso!

“Si gira ai Caraibi. Due mesi interi di riprese. Cast stellare. Hai qualcosa che non va altrimenti avresti già fatto i salti di gioia” un tono sospettoso nella voce.

“Non ho nulla che non va. Sono solo stanca.”

“Non vuoi nemmeno sapere quando è prevista la partenza?”

Cavolo no! Non voglio sapere nulla di questo stramaledetto film. Voglio solo sapere dov’è Andrea, ma è inutile chiedere, Giancarlo non saprebbe dirmelo. Sospiro.

“Sì, dimmi. Quando è prevista la partenza?” domando svogliata.

“Tra due settimane.”

“Uhm…”

“Allora?”

“Allora cosa?”

“Ci vai o no?”

“Cazzo Giancarlo! Non lo so! E poi da quando in qua sono libera di decidere se seguire un film o no? Sei sempre tu che lo fai al posto mio!”

“Lo sei da quando D’Agostino mi ha tenuto più di mezz’ora al telefono ad elencare tutte le tue capacità.”

“Ah!”

“Per me ci devi andare.”

Sospiro ancora.

“Va bene, lo farò”, ma il mio tono sembra più rassegnato che felice.

Mi stringo nelle spalle. Chi se ne frega, non ho l’umore adatto per essere contenta e Giancarlo deve farsene una ragione.

“Perfetto! Ci vediamo domani, vieni presto in ufficio che devo darti un po’ di materiale” dice ed attacca ancora prima che io lo saluti.

Sprofondo nella poltrona e chiudo gli occhi.

 

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Contrariamente a quanto tutti si ostinano a pensare questa volta sono puntuale. Arrivo in aeroporto con Giancarlo che mi urla nell’orecchio attraverso il telefono che tengo incastrato tra la guancia e la spalla. Si lamenta ed ormai sono portata a credere che gli piaccia farlo a prescindere, nonostante gli stia dicendo già da cinque minuti che sono davanti al check in. Quest’uomo prima o poi mi farà venire una crisi di nervi!

Attacco, prima di mandarlo a quel paese ed estraggo dalla borsa il biglietto. L’aereo parte tra più di due ore e davanti a me c’è una fila da far paura. Mi siedo sul trolley e gioco distrattamente con la prenotazione che tengo in mano, fissando il pavimento lucido.

Ho passato queste due settimane praticamente chiusa in casa e l’unica distrazione che mi sono concessa è stato un pranzo con la mia famiglia. Per il resto, va’ così. Il mio umore, tornata dalle riprese in Toscana, non è migliorato e quasi tutte le notti ho sognato Andrea. Non ho più avuto notizie di lui. Non ho mai avuto il suo numero e anche se lo avessi avuto non credo l’avrei chiamato. Per quanto mi sia mancato e mi manchi ancora, è stato meglio così. Tra noi non poteva esserci futuro, se non altro per il nostro lavoro, che ci porta costantemente a vivere lontano dai nostri affetti. Ci saremmo comunque persi nella quotidianità di una vita che non avremmo potuto vivere insieme, tanto valeva farla finita subito e lui è stato molto più previdente di me, a quanto sembra.

La fila scorre ed io mi alzo, trascinando dietro i miei bagagli. Mi accodo dietro ad un gruppo di ragazzi in partenza per le vacanze estive. Sono già stanca e l’idea che mi aspetta un volo transoceanico mi atterrisce tanto quanto dover passare due mesi interi dall’altra parte del mondo. Sbuffo e mi chiedo quando finalmente riuscirò a trovare del tempo da dedicarmi, che non siano cinque minuti rosicchiati tra un ciak ed un altro. Incrocio le braccia sul petto e mi siedo nuovamente sul trolley. C’è da attendere, tanto vale stare comodi, ma qualcuno mi urta improvvisamente e per poco non cado.

 

Maledetta gente, maledetta fila, maledetti aeroporti! Odio le persone, soprattutto quando te le ritrovi appicciate alle chiappe come la tua ombra, nonostante lo spazio qui sia enorme! Mi giro ed un ragazzo grassottello mi guarda con aria sperduta. Mi ha spinto, il coglione, ed ora nemmeno chiede scusa. Mi guarda, con le guance rosse piene di brufoli. Io lo fulmino, lo squadro e poi mi volto, prima che la rabbia mi faccia agire d’impulso. Devo trovare il check in, ma la confusione è tale da disorientarmi.

Tolgo gli occhiali da sole, appendendoli ad il primo bottone della camicia, non potendo fare a meno di notare un gruppo di hostess che mi guarda da poco distante. Sorrido a mezza bocca, facendo l’occhiolino. L’effetto che faccio sulle donne è innegabile ed io non posso fare a meno di compiacermene ogni volta. Mi allontano a passi decisi, avviandomi verso il check in. La fila è assurda. Mi blocco e rimango ad osservare la gente che schiamazza, mentre un senso di nausea mi invade il petto. Devo mettermi in coda, lo so, ma in questo momento preferirei tutto tranne avvicinarmi a quella mandria informe di persone urlanti e sudate. Poi nella massa scorgo un viso conosciuto. Sorrido.

Sapevo sin dall’inizio che avrebbe accettato, nonostante non sapesse che sarei stato presente anche io. Siede sul trolley, con i capelli scomposti che le ricadono biondissimi sulle spalle. Guarda a terra, sembra pensierosa, ed assorta così, non posso non fare a meno di notare quanto sia bella. Mi avvicino e salto quasi la metà della fila. Le sono alle spalle e lei non se ne è accorta. Ridacchio tra me e me. Vorrei toccarla ma poi decido per dare un calcio al suo trolley e lei barcolla in avanti.

 

“Hei un po’ di attenzione!” mi lamento, ritrovando l’appoggio su entrambi i piedi.

Raccolgo il trolley che è finito a terra e mi volto, mettendo le mani sui fianchi. Voglio proprio vedere in faccia il maleducato di turno che nemmeno chiede scusa, ma non faccio in tempo a mettere a fuoco chi ho davanti, che una voce conosciuta giunge alle mie orecchie.

“Ma guarda…la stronza.”

Andrea è davanti a me. Mi fissa con il suo solito sguardo di ghiaccio ed io per poco non perdo i sensi.

“Che ci fai… voglio dire… come mai…” balbetto e sembro una ragazzina alle prime armi.

Lui sorride, fa un passo verso di me e mi strappa il biglietto dalle mani.

“Caraibi” dice “ci sei mai stata?”

Io deglutisco a forza. È davvero qui o sto sognando?

“No” rispondo.

Lui torna a guardarmi.

“Ti consiglio di respirare, stai diventando tutta viola.”

Respirare? Già, lo avevo dimenticato!

“Che ci fai qui?” chiedo.

“Parto.”

“Anche io.”

“Lo vedo.”

“Dove vai?” domando.

“Al caldo” mi risponde, osservando con interesse una hostess che passa accanto a noi, risvegliando in me istinti omicidi.

“Al caldo dove?” chiedo ancora.

Lui mi guarda di nuovo, sorride alla sua solita maniera che mi fa venire voglia di prenderlo a schiaffi e si avvicina ancora.

“Ottieni sempre ciò che vuoi, Claudia?”

Che c’entra ora questa domanda?

“Il più delle volte sì, lo sai” rispondo. Sono di nuovo in apnea.

Lui solleva una mano e mi sfiora il mento. Sento i brividi ovunque, insieme al forte bisogno di abbracciarlo. Cerco di darmi un contegno però, non voglio rendermi ridicola più di quanto già sia.

“Beh, anche questa volta ti è andata bene” dice.

Lo guardo perplessa. Che sta dicendo?

“Non ti seguo.”

Lui si avvicina ancora di più. Ormai mi è praticamente addosso e lascia scivolare la mano dal mio mento al collo. Poi mi prende un braccio e mi tira a sé. Si avvicina al mio orecchio e mi punge con la barba, mentre mi appoggio sul suo petto e socchiudo gli occhi. Dio quanto mi è mancato!

“Mi hai pensato?” chiede.

Io annuisco. Perché l’ho fatto? Non avrei dovuto dargli questa soddisfazione, ma sono come in trance tra le sue braccia ed il mio corpo risponde senza che io riesca a comandarlo.

“Bene…” sussurro e la sento annaspare, perché le accarezzo la schiena ed intrufolo un dito sotto la sua maglietta.

Mi è mancata?

Sì, anche se probabilmente non nel modo in cui io sono mancato a lei.

Tenerla tra le braccia ora, inspiegabilmente, mi da un strano sollievo che non comprendo, ma mi sono rotto le palle di frenarmi.

Claudia mi piace, è indubbio.

Non voglio una storia con lei, almeno credo.

Voglio solo averla ancora, perché quella settimana non mi è bastata.

Per questo ho chiamato Michele quella sera.

Gli ho detto che la mia presenza su questo film avrebbe comportato quella di Claudia.

Lui non ha fatto una piega, d’altronde lei sa fare il suo lavoro.

Così non ci ha pensato su due volte. Sono un egoista?

Probabilmente sì, ma me ne fotto. La voglio, punto. Fanculo le paranoie.

 

“Dovrei mandarti a quel paese, Andrea” gli dico roca. Dovrei, sì, ma ormai a che serve resistere. Lui ride di rimando, e quella risata bassa mi danza sulla pelle, abbattendo le ultime difese che mi sono rimaste. Non ho più armi da utilizzare contro di lui.

“Non hai un aereo da prendere?” chiedo sarcastica.

Lui si scosta abbastanza per potermi guardare negli occhi. Io alzo lo sguardo e lui mi inghiotte in quel blob bollente che mi arroventa. Rimango ipnotizzata a fissarlo, mentre lui sonda il mio viso.

“Non avrai intenzione di rompere i coglioni per le luci anche lì, spero!” sorride.

Non sono sicura di capire a cosa alluda. Così, per non fare l’ennesima figura da sciocca rimango zitta, ma i miei occhi mi tradiscono.

“Ho aspettato due settimane” prosegue, “ma due mesi sarebbero stati troppo lunghi. E poi non avevo voglia di andare ai Caraibi da solo….”

Sento le ginocchia cedermi. Cosa ha detto?

Continuo a guardarlo senza sapere bene cosa pensare o cosa dire, poi apro la bocca per parlare, ma lui mi anticipa.

Stringe il braccio intorno alla mia vita e mi bacia.

Ma non doveva essere solo una storia di sesso? Mi chiedo mentre gli accarezzo la lingua con la mia. Gli passo un braccio intorno al collo e lo tiro a me.

Mi importa davvero saperlo? No, mi rispondo, non mi importa affatto.

 

 

the end

 

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Questo racconto inedito pubblicato a puntate è opera di fantasia in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Laura Pellegrini. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

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16 commenti

  1. maria

    Finale degno di questa storia! Complimenti!!!! Spero di leggere di nuovo un tuo racconto, apprezzo molto la tua scrittura. In bocca al lupo per tutto!

  2. Claudia

    Laura è da stamane che voglio leggere questo benedetto finale.
    Concordo con Maria,finale degno di questa storia.
    I personaggi rimangono coerenti alla loro personalità,mi piace,molto,non hai stravolto tutto mettendo un finale fatto di cuoricini ma azzeccatissimo alla linea di condotta della storia.
    Ti faccio i miei complimenti più sinceri perchè il tuo racconto mi ha colpito sin dall’inizio e sei riuscita a non far calare l’attenzione,mi piace come scrivi,spero vivamente che in futuro scriverai qualche altra cosa per noi.
    Un abbraccio grande
    Brava!

  3. maria

    Concordo Claudia, Andrea non era il tipo da “cuori e fiori” e poi non dimentichiamo che il tempo a loro disposizione e stato pochissimo, anzi io pensavo non si sarebbero più rivisti!Quindi doppia sorpresa 🙂

  4. Laura Pellegrini

    Grazie ragazze, speravo di non deludervi!
    Se avete voglia di leggere ancora qualcosa di mio sono disponibili in formato ebook i miei due romanzi Tempo Imperfetto e Tempo Inverso una duologia. Li trovate su Amazon e Kobo. Ringrazio Stella per avermi concesso l’opportunità di proporveli ;)Se avete voglia di contattarmi mi trovate su facebook come Laura Pellegrini Autrice, oppure sulla pagina Tempo Imperfetto di Laura Pellegrini associata ai romanzi.
    Grazie per avermi seguito e per avermi dato tanto con i vostri commenti. Ho altre storie per la testa, non vi libererete tanto facilmente di me ahahah! Un abbraccio a tutte! Lacrimuccia…

    • Claudia

      Laura ma grazie a te,io,personalmente non ho Fb (lo so,sono l’unica 🙂 ma non mi piace proprio,non posso farci nulla) ma leggerò moooolto volentieri i tuoi romanzi su Amazon,hai fatto bene a dircelo. 😉
      Bacioni

  5. Samy

    E chi si vuole liberare di te, Laura???? Io NO DI SICURO!!! Volo subito ad acquistare i tuoi romanzi da vera divoratrice di libri che sono io! 😉 Bravissima per il modo in cui hai scritto questo racconto, l’ho adorato dall’inizio alla fine. Un bacio, alla prossima e tanti in bocca al lupo per i tuoi progetti.

  6. Luana

    Belloooo! Credo proprio che questo finale sia azzeccatissimo … !!! Certo lui bastardo fino in fondo… se fra due mesi non volesse andare oltre lei ne uscirebbe distrutta!!! Ma io sono dell’idea che Claudia riuscirà a scalfire le sue barriere…..almeno spero!
    Complimenti Laura questo racconto a me è piaciuto moltissimo!! A presto

  7. Luana

    ….anche io non sono su fb ma grazie x averci suggerito i tuoi libri. Li leggerò volentieri! Di nuovo complimenti

  8. Ida

    Bellissimo finale. Lui è sempre strafottente ma qualcosa è cambiato. Mi è piaciuto tutto di questo racconto dalla prima all’ultima riga.
    Leggerò sicuramente i tuoi romanzi.
    Auguri Laura!!!

  9. glo

    Che dire….un finale perfetto!
    Magnifico Andrea fino alla fine….ne sono stata completamente innamorata per tutto il racconto. Cara Laura: ora ci devi un EPILOGO degno di tutto questo strepitoso racconto. Complimenti davvero.

  10. Romina

    Un finale sulle corde dei personaggi che dall’inizio della storia fino alla fine sono rimasti fedeli alle loro caratteristiche, anche se si sono conosciuti meglio ed hanno cambiato alcuni atteggiamenti il modo di pensare rimane invariato! Per Andrea e’ sicuramente cosi anche se questa volta non è solo una botta e via ma forse una cosa più lunga poi chissà …..lei purtroppo è cotta è innamorata però sa anche chi è lui quindi è consapevole di poter soffrire! Storia particolare, interessante, ben scritta …..io non ho amato molto il personaggio ‘Andrea’ e non ho cambiato opinione nei suoi confronti, Claudia l’ho vista molto dipendente da lui e dalle sue decisione, dall’inizio alla fine è questo non è mai un bene! Complimenti Laura x il tuo lavoro e siero di leggere ancora una tua storia casomai senza un bastardondi mezzo!

  11. Lorenza

    Non ho amato particolarmente questo personaggio maschile, penso si sia capito.
    Ma ho apprezzato moltissimo il finale della tua storia.
    Perfettamente in linea con tutto il racconto e con il personaggio.
    Se avessi concluso con lui redento e schiavo d’amore non sarebbe stato, per me, assolutamente credibile.
    Inoltre colgo l’occasione per dirti che secondo me, anche se ti sono costati un rimaneggiamento della storia, i pov di lui hanno arricchito notevolmente il tutto, rendendolo più chiaro e comprensibile.
    O almeno questo è quello che penso io.
    Complimenti, infine, per il tuo modo di scrivere.
    Lo trovo chiaro, diretto e scorrevole.

  12. rosig

    Complimenti Laura x questo racconto! Il finale nn poteva essere altrimenti! E il personaggio di Andrea tale e quale forse un po meno bastardo dopo aver letto il suo POV spero di leggerti presto!

  13. Valentina

    Complimenti Laura! Questa storia è molto bella, ha avuto un finale in linea coi personaggi, non aver fatto diventare Andrea “uno schiavo d’amore” è un punto a tuo favore, dimostra quanto tu sia brava a scrivere. Il racconto è stato scritto molto bene, i personaggi sono descritti minuziosamente e hai fatto trasparire molto bene le loro emozioni e sensazioni, hai aggiunto un quid in più alla narrazione inserendo il punto di vista maschile. Brava e non mancherò di leggere i tuoi scritti e seguirti su fb, hai talento, Laura!

  14. Alessia

    Noooooooo uffiii voglio ssapere cm va ai caraibiiiiiiiii….ti prego vcontinualo a scrivereeee: (