Un nuovo racconto erotico a puntate.

Presentazione della sua autrice Victoria:  “Spero vi piaccia questo breve racconto, vorrei ringraziare anticipatamente tutte le precedenti autrici delle Fan Fiction che ci hanno illuminato le giornate con i loro racconti e spero che anche la mia abbia lo stesso successo e che vi accontenti!”

8° CAPITOLO

Dopo l’ultimo fine settimana, mi sentivo uno schifo.

Lapo era partito il lunedì mattina per il viaggio di lavoro, lo stesso giorno avevo chiamato sia Bruno che Cleo, ma erano arrabbiati con me. Risposero al telefono entrambi urlando, erano convinti che loro per me arrivassero sempre dopo i miei impegni, ma soprattutto dopo Lapo. Cercai di parlarci tranquillamente, ma dopo due minuti di telefonata e accusazioni infondate mi ero messa ad urlare anch’io e c’eravamo rinfacciati tutte le cose che ci passavano per la testa, esagerando terribilmente.

Avevamo litigato come non succedeva da molto tempo e mi sentivo distrutta.

Andai a pranzo con mia sorella, come tutti i lunedì, ma a quanto pareva la settimana era iniziata davvero dalla parte errata: anche lei, arrabbiata con me, aveva iniziato a farmi il terzo grado. L’avevo lasciata a parlare da sola e me n’ero andata dopo cinque minuti che mi ero messa a sedere. Tra me e lei, la sorella maggiore ero io, ma la maggior parte delle volte sembrava il contrario, aveva il potere di farmi perdere le staffe molto rapidamente.

Cercai intensamente di non pensare ad Achille, ma già solo il fatto che mi sforzavo di non pensarlo confermava che non riuscivo a togliermelo dalla testa. Rivivevo inconsciamente tutti i dettagli del nostro primo bacio, analizzando perfettamente le sue reazioni, la sua passione, le sue labbra, per non parlare delle sue mani, che mi facevano stringere le cosce bramando un altro tocco. Ci sapeva davvero fare. Non ero mai riuscita a venire pienamente quando un uomo mi masturbava, ma lui con appena due tocchi mi stava già facendo decollare. Avevo sempre pensato che fosse una cosa personale, che non sarei mai riuscita a venire in altri modi, invece.

Quando mi accorgevo che stavo pensando a lui, scuotevo la testa come per far uscire il pensiero dalla mia mente, ma non c’era verso. Era diventato tutto così strano, quasi surreale: Achille poteva anche meglio essere descritto come un uragano, che era entrato nella mia vita spazzando via tutte le certezze che avevo e lasciando la devastazione e il ricordo visibile che lui era passato di lì, anche il mio corpo era una vittima.

Mi aveva mandato qualche messaggio, ma li avevo cancellati senza nemmeno leggerli. Avevo sentito sua sorella per la casa e ci eravamo date appuntamento per la settimana che sarebbe venuta. Al solo pensiero di vederla mi sentivo in imbarazzo: lei avrebbe potuto sapere tutto.

Erano le 21.00 di venerdì sera, ero sdraiata sul divano con il pigiama che mi aveva regalato nonna per un natale di tantissimi anni fa a cuoricini rosa. Stavo mangiando i pop-corn e guardando un film strappalacrime, quando improvvisamente il campanello suonò.

Ebbi qualche esitazione prima di alzarmi per vedere chi era. Nel tragitto dal divano, che era diventato la mia seconda casa in quei cinque giorni, alla porta facevo un elenco di tutte le persone che avrebbero potuto venirmi a trovare proprio quella sera. Ovviamente il mio cervello si soffermò su uno in particolare, ma con un gesto veloce dalla mano scacciai la sua immagine. Mi avvicinai all’interfono, pigiai un tasto e lo schermo della telecamera si accese, due teste spuntarono e fui così contenta che iniziai a saltellare.

Aprii la porta e aspettai.

Bruno e Cleo salirono le scale. Pensavo fossero venuti da me perché sentivano la mia mancanza e mi volevano chiedere scusa, ma quando mi guardarono capii che erano ancora sul piede di guerra. Alzai gli occhi al cielo e istintivamente, mi venne da chiudere la porta, ma ormai erano già sul pianerottolo. Li feci entrare silenziosamente e come se fossero a casa loro, Cleo andò a prendere un bicchiere d’acqua in cucina e Bruno si stese sul divano iniziando a mangiare i pop-corn. Notai distrattamente che entrambi avevano dei borsoni con sé, ma non mi domandai cosa contenessero.

Sarebbe stata una lunga sera ed ero già in ansia.

Mi misi a sedere sulla poltrona e aspettai con pazienza che uno dei due iniziasse con la discussione.

Bruno fu il primo.

Beh, come puoi vedere siamo ancora arrabbiati con te e non cambiamo la nostra opinione: Lapo ti sta cambiando, ma soprattutto ti sta monopolizzando. Ci stiamo davvero stufando, ma abbiamo deciso di rispettare le tue scelte, perciò non parleremo più di quest’argomento≥.

Guardò nella direzione di Cleo che, avviandosi verso il salone, proseguì.

Ti vogliamo bene e vogliamo trascorrere queste settimane che la bestia non c’è per stare il più possibile insieme a te e se è possibile cercare di salvarti in tempo e se non ci riusciamo almeno aiutarti nei preparativi del matrimonio, dato che sappiamo che lui non ci sopporta e che farà di tutto per impedire la nostra partecipazione≥.

Bruno continuò a parlare. Sembrava quasi che si fossero preparati il discorso e suddiviso le frasi. Sorrise e l’atmosfera si rilassò impercettibilmente, anch’io mi rilassai e mi appoggiai allo schienale della poltrona e mi domandai incuriosita cosa stessero pianificando.

Ma dato che ti devi far perdonare, oggi verrai a ballare con noi per divertirti e sbronzarti come ai vecchi tempi per l’ultima volta!≥

Bingo.

Com’erano tragicomici.

Cleo nel frattempo si era accomodata sul sofà accanto a Bruno. Si spalleggiavano ed erano sicuri che io non avrei mai potuto dire di no. Li guardai ancora un altro minuto: avevano delle espressioni così buffe che non riuscivo a rimanere seria troppo a lungo. Mi lanciai verso di loro che mi presero al volo e ci abbracciammo. Pace fatta. Cominciammo a piangere com’era tipico in quei momenti, ci coccolammo ancora un po’ e poi Cleo si alzò trionfante.

Dobbiamo prepararci, ci vengono a prendere alle 23.00. Stasera farai after, te lo dico, avrai i postumi della sbornia fino al lunedì mattina. Sarai uno straccio, ma felice!≥.

Mi lasciai condurre in camera e cominciammo a prepararci. Mettemmo la musica al massimo e ancheggiando da una parte all’altra sceglievamo i vestiti e cantavamo a squarciagola.

Bruno era peggio di noi donne quando si trattava di uscire: iniziava con il dilemma dell’abito perfetto, impiegava un ora per sistemarsi il volto e passare un po’ di cipria che non guastava mai e andava nel pallone quando doveva pettinare l’ammasso di riccioli bruni che si ritrovava in testa. Cleo ed io eravamo decisamente più tranquille, ci vestivamo in fretta e ci facevamo truccare da lui. Nel giro di un’ora eravamo pronti, non mi sentivo così leggera da molto ormai. Indossavo un vestito a pieghe di pizzo con una profonda scollatura a V sulla schiena, stretto al petto e morbido sui fianchi, di color panna. Mi faceva risaltare il seno. Mi ero dipinta le labbra di rosso, in tono con le unghie delle mani e dei piedi. Indossai delle zeppe marroni. Mi conferiva uno stile anni ’80 underground.

Mentre mi stavo passando l’ultimo strato del rossetto, mi bloccai e mi ricordai di una domanda che mi ero dimenticata di fare ai miei amici.

Scusate, ma prima avete detto che ci vengono a prendere, ma chi?≥.

Nella stanza calò un silenzio tombale, la temperatura calò ed io mi raggelai all’istante: avevo paura della risposta che sarebbe uscita dalle loro bocche, ma attesi. Si scambiarono una rapida occhiata e Cleo, che indossava un tubino rosso fuoco e si stava allacciando una scarpa con il tacco vertiginoso, si alzò dal letto su cui era seduta e mi guardò alzando le mani come insegno di difesa.

Non ti esaltare subito. Verranno Bernardo ed Enrico e andremo al Tenax. Lui non c’è!≥.

Lo sapevo.

Lo sapevo.

Lo sapevo.

Mi bloccai e iniziai a battere il tacco a terra furiosamente. Se lo avessi visto di nuovo, la situazione si sarebbe fatta imbarazzante dopo quello che era successo alla villa, ma questo i miei amici non lo sapevano. Lapo non c’era e la casa era completamente a mia disposizione, non riuscivo e non potevo davvero confidare in me stessa e alla mia buona volontà di non trascinarlo a casa mia per concludere quello che avevamo iniziato. Se lui ci avesse provato, non sarei riuscita più a dire di no, a resistergli e non potevo contare sui miei amici.

Li guardai prima l’uno e poi l’altro. Non c’era via di fuga: se gli avessi detto che non sarei più uscita, mi avrebbero massacrato e se gli avessi chiesto di cambiare luogo, comunque Enrico era pur sempre il miglior amico di Achille e sarebbe venuto con noi. Non potevo chiedere a Cleo di non uscire più con lui, perché conoscevo la mia amica e non l’avevamo mai vista così coinvolta come lo era in questa relazione. Mi riempiva il cuore di felicità vederla così.

Il silenzio si dilungò e i miei due amici iniziarono a preoccuparsi sempre più.

Qual è il problema? C’è qualcosa che è successo e che non ci hai detto?≥ esordì Bruno.

Mi conosceva più di quanto io stessa mi conoscessi e sapeva che non sarei stata così terrorizzata ad incontrare un uomo che ci ha provato solo mezza volta. Sospirai, erano i miei migliori amici e dovevo confidare che avrebbero parlato pensando soprattutto a me e alle mie volontà.

Ci siamo baciati≥, feci una pausa mentre nei loro volti si stavano susseguendo molte reazioni diverse e tutte erano tranne che tristi o preoccupate. ≤ Ci siamo baciati e non è stato un bacio casto, anzi, si è scatenato l’inferno. Ci siamo presi, ci volevamo in una maniera selvaggia e passionale. Mi son goduta ogni istante di quel bacio e non mi è solo piaciuto, l’ho amato. Se non avessi sentito Lapo che mi chiamava, non mi sarei fermata soltanto lì. Mentre eravamo stesi su quel prato eravamo fusi, soltanto io e lui. Ansimavo senza controllo, non mi vergognavo che qualcuno ci potesse sentire: pensavo solo a lui. Lui mi ha toccato in un modo che giuro non so descrivere e sono tornata a casa senza mutande. Ho detto a Lapo che non me l’ero messe per tutta la sera perché lo volevo provocare, lui si è incazzato, ma gli è piaciuto. Abbiamo fatto sesso, ma io non ero con lui, ero con…≥

Achille!≥.

Completarono la frase i miei amici che erano scioccati, ma non tanto quanto mi aspettavo.

Mi presi la testa tra le mani, ormai era diventato un mio usuale modo di fare e mi spaventava. Ammettere tutte quelle cose a voce alta, dire tutti quei pensieri che cercavo di dimenticare rendeva la cosa reale, non più platonica. Achille era una persona in carne ed ossa e mi voleva, io no. Lo avevo mandato via, gli avevo detto di lasciarmi in pace e non so neanche con quale forza ci ero riuscita. L’ultima volta che mi aveva guardata negli occhi era infuriato con me, perché non volevo capire. Sarebbe stato imbarazzante rivedersi adesso, non so come lui avrebbe reagito.

Cleo mi si avvicinò un po’ e mi abbracciò.

Ci aveva già raccontato tutto lui.≥.

Ma che cazzo? Risollevai la testa e mi sentii improvvisamente tradita da loro.

Anche Bruno si avvicinò con cautela.

Eravamo arrabbiati anche per questo. Non ci avevi chiamati dopo quello che era successo e c’eravamo già immaginati che eri in crisi, ma comunque sia non avevi bisogno di noi a tal punto da chiamarci e dirci la verità. Ci hai chiamato solo inventando scuse ridicole. Lui ce l’ha detto domenica sera, ci siamo trovati tutti insieme all’Otel. Ci ha detto che il sentimento che prova per te lo confonde, non gli era mai capitato prima. Insieme a te, nonostante non ti conosce bene, si sente completo e dopo il suo passato non si era immaginato di meritarsi una cosa così. Ma quando gli hai detto di lasciarti andare, lui ha capito realmente che era ora di smetterla con questa cazzata e lasciarti in pace. Non toglie il fatto che nonostante tutto te ci sei stata, lo hai provocato e hai scatenato in lui una reazione. Ora sa che anche tu lo vuoi e non credo che riuscirà a fermarsi≥.

Fermarsi, fermarsi da fare che cosa? Io ho sbagliato, ma avevo litigato con Lapo ero furiosa. Non c’è niente, non ho fatto niente, mi ha sedotto, ma non mi sono istantaneamente innamorata di lui al suo tocco≥ dissi in preda ad un eccesso di collera.

Allora, è inutile starne qui a parlarne. Tutti possono sbagliare, basta non perseverare. Se non provi niente per lui, sarà una cosa che con il tempo svanirà. Allora andiamo? Cos’è che ti spaventa?≥.

Cos’era che mi spaventava?

Niente.

Mi raddrizzai finii di vestirmi in fretta, senza più aggiungere una parola e loro fecero lo stesso. L’aria era piena di cose non dette, di bugie, di false verità, ma nessuno di noi aveva voglia di affrontare l’argomento più scottante.

Il campanello suonò e scendemmo. Trovai ad aspettarci Enrico che mi salutò con un dolce bacio sulla guancia e poi Bernardo la dolce metà del mio migliore amico che era da un sacco di tempo che non vedevo. Era un alto ragazzone con i capelli biondi, corti e riccioli, e dei piccoli occhi celesti. Da ragazzo aveva fatto rugby per tanti anni e fin dalla maggiore età aveva capito il suo orientamento sessuale, l’aveva comunicato ai genitori che dopo la perplessità lo avevano capito e accettato. Trattavano Bruno come fosse il loro secondo figlio e l’adoravano. Bernardo nonostante le spalle robuste, aveva una vita molto fine. Si allenava quotidianamente e come mestiere faceva il personal trainer. Anch’egli mi abbracciò forte facendomi sentire una formica tra le sue braccia e m’impose di andare in palestra due volte la settimana prossima, dato che avevo saltato il mercoledì. Entrammo in macchina e iniziammo la nostra serata. Quella sera sarebbe stata come tutte le altre e avrei mostrato a tutti ciò che io avevo deciso per il mio destino, per la mia vita, non cedendo nel caso in cui avessi incontrato Achille.

 

Arrivammo al Tenax e c’era una fila immensa, non saremmo mai entrati prima delle tre di notte. Già mi stavo pentendo di essermi truccata così e di essermi messa questi tacchi altissimi, saremo sicuramente tornati a casa. Enrico ci conduceva e ci fece saltare tutta la fila. Arrivammo davanti ad un bodyguard immenso tutto muscoli e una testa piccolissima, vestito tutto di nero con degli occhiali da sole neri e un auricolare nell’orecchio destro. Aveva un’aria severa, ci guardò e poi guardò Enrico che gli fece un veloce cenno con il capo e ci fece passare. Da dietro le sue spalle sbucò un ragazzo molto particolare: aveva dei jeans neri, ai piedi le dottor Martins di colore nero, una maglia a maniche corte con la scritta, fosforescente di ogni colore, “Tenax”. Aveva dei lunghi baffi neri che si girava ogni tanto, fumava il sigaro e portava un capello da cowboy in testa nero. I capelli, non tanto lunghi, erano neri e aveva degli occhi azzurri come il mare dei Caraibi che risplendevano su tutto quel cavolo di nero che lo circondava. Aveva vari piercing e le braccia tempestate da tatuaggi di ogni dimensione e forma, ma ne notai uno in particolare: un piccolo cerchio sul polso che mi ricordò qualcosa. Appena ci vide fece un largo sorriso e si lanciò addosso ad Enrico. Da come si parlavano e dalla confidenza che avevano intuii che erano amici da tanto.

Poi facemmo le presentazioni.

Luigi, Cleo la conosci già, questo è Bruno il suo migliore amico e il suo compagno Bernardo ed infine Olimpia!≥.

Pronunciò il mio nome con una strana enfasi. Luigi salutò felicemente tutti, quando porse la mano a me però mi studiò con attenzione e dopo ancora un attimo d’incertezza mi abbracciò e mi sollevò cogliendomi di sorpresa. Mi fece fare una giravolta che mi strappò un sorriso e mi rimise giù.

A cosa devo questo saluto così particolare?≥ chiesi.

Beh, perché è più di una settimana che sentiamo parlare di te e sei davvero carina come ti avevano descritto. Eh si, Cleo avevi ragione, l’avrei adorata!≥.

Rimasi un po’ perplessa, ma non feci altre domande mi decisi a porle appena tornate a casa.

Luigi mi prese sotto braccio e mi condusse dentro. Prima di varcare le porte, mi sussurrò all’orecchio. ≤ Mi raccomando stai vicina solo alle persone che conosci, perché stasera sarà una vera bolgia!≥.

Entrammo scendendo una breve rampa e ci trovammo in un ambiente impregnato di sudore e stordito dalla musica assordante. Svoltammo l’angolo e ci trovammo praticamente sotto la console da dove partiva a tutto volume la musica. L’aggirammo e ci trovammo davanti la piazza in cui la folla si dimenava a ritmo; ai lati della sala c’era a destra delle piccole salette aperte con dei tavoli e divanetti su cui riposarsi tra un ballo all’altro, da l’altra pare della sala c’era il bar. Infondo c’era una specie di sala rialzata rispetto al pavimento, separata da un’inferriata da cui partiva la passerella su cui si stava esibendo una ballerina. Ci fermammo un attimo a salutare delle persone ed io ebbi la possibilità di guardarmi ancora un po’ intorno. Era un enorme stanzone e al piano superiore si affacciava un corridoio che circondava tutta la sala da ballo con dei bar e altre salette. Erano anni che non venivo qui e questo posto mi mancava, dopo tutto da anni il Tenax era il fulcro della movida fiorentina e faceva parte della mia infanzia.

Mentre stavo guardando la parte superiore fu allora che lo vidi. Achille era appoggiato alla ringhiera. Aveva dei pantaloni a fantasia militare con grandi tasche al livello delle cosce, partivano larghi sui fianchi e si stringevano man mano che si avvicinavano alle caviglie ed infondo c’erano alcune risvolte. Aveva le Air Force bianche alte e una maglia bianca a maniche corte con lo scollo a “V”, praticamente trasparente, poiché s’intravedevano tutti i muscoli. Aveva una collana stile quelle americane dei soldati. I capelli lasciati sciolti e buttati indietro. Ogni tanto se li toccava e li aggiustava. I bracci scoperti lasciavano intravedere un tatuaggio sul polso destro tondo, che avevo già notato in altre occasioni, ma che non avevo mai avuto il tempo di analizzare.

Era bello da mozzare il fiato ed il mio cuore me lo ricordò aumentando furiosamente i battiti.

Lo stavo ammirando, ma fui improvvisamente distratta dalla scena che si svolse davanti ai miei occhi. M’irritai e mi pentii di essere venuta all’istante. Era appoggiato con una mano alla ringhiera e davanti a lui c’era una bionda alta con un mini abito blu notte con un profondo scollo sulla parte davanti del vestito e dei tacchi rosa shock. Aveva delle gambe chilometriche e sembrava davvero impegnata in una conversazione con Achille. Lei si toccava i capelli lunghi e ricci, si prendeva le ciocche con un dito e se li arricciava, ogni tanto si aggrappava a lui piegava la testa all’indietro offrendogli la vista panoramica delle tette al silicone e rideva.

Gallina” per non dire altre parole.

Ci stava provando spudoratamente con qualsiasi arma avesse sotto e sopra il mini abito. Notai una schiera di altre donne dietro di lui che aspettavano il proprio turno. Lui, dal canto suo, la guardava come si guarderebbe un antipasto sfizioso, a cui si vorrebbe dare solo un assaggio e si lasciava facilmente abbindolare dalla conversazione
sorridendogli educatamente e squadrandola da capo a piedi soffermandosi soprattutto sul decolleté. Non sembrava accorgersi di quanta attenzione attirasse con il suo fascino selvaggio. Mi soffermai sul suo sguardo e non aveva quella lucentezza che aveva solitamente quando guardava me. Mi rilassai, solo un po’. Vidi alle spalle della bionda, un ragazzo che sembrava, dai gesti espliciti che faceva ad Achille, che lo incitasse a farsi una botta e via. Una ragazza si stringeva a lui e la riconobbi subito: era Viola, la sorella di Achille. Lei si era fatta un crocchio alto ed indossava una gonna alta e lunga di color crema e un top che le lasciava scoperta la pancia di color verde. Sotto la gonna portava le Dottor Martins anch’esse verdi. Lei guardava il fratello scuotendo la testa in segno di completa disapprovazione.

Achille non staccava gli occhi dalla scollatura della bionda, lei si aggrappò un ultima volta a lui che stavolta la strinse a se e si avvicinò pericolosamente alla sua bocca.

Merda”.

Strinsi involontariamente una mano facendomi diventare le nocche bianche e con l’altra mi aggrappai senza volere alla maglia di Bruno. Lei pendeva dalle labbra di lui e iniziò a sussurrargli cose all’orecchio. Lui alzò gli occhi al cielo quasi annoiato, come se le parole che lei diceva fossero retoriche, il solito teatrino che le donne esibivano prima di andare a letto con lui. Il suo sguardò iniziò a vagare e si abbassò sulla folla nel piano inferiore, iniziò a studiare l’ammasso di gente sottostante come se avesse avvertito una presenza in particolare. Fu a quel momento che i nostri occhi s’incrociarono. Mollò all’istante la bionda che protesto e fece il broncio, lui le fece un cenno rapido con la mano e lei delusa seguì la direzione del suo sguardo fino a vedere l’oggetto della sua attenzione. Mi guardò con disprezzo e andò via.

Mi sentii soddisfatta e sollevata di non aver assistito a qualche altra strusciata in più.

Lo salutai con un breve gesto con la mano che ricambiò, il suo sguardò cambiò e mi guardò come fossi io la portata principale che tanto stava aspettando e rividi quello sguardo che riservava solo a me: quel colore castano mischiato al rosso come l’esplosione di un vulcano e quella luce che splendeva più che mai, fiammeggianti.

Oh si, non c’è nulla tra voi, si vede!≥.

Bruno si accostò al mio orecchio e mi guardò con le sopracciglia alzate. Arrossii violentemente e gli detti un colpo sul braccio.

Non c’era niente, punto e stop.

Sbirciai sopra mentre fingevo d’interessarmi alla conversazione dei miei amici. L’amico che prima si trovava alle spalle della bionda ossigenata si staccò da Viola e si piazzò davanti ad Achille facendogli distogliere gli occhi da me. Era alto un po’ meno di lui, aveva i capelli biondi a caschetto che si buttava indietro, aveva una barba folta bionda e occhi di ghiaccio. I tre insieme sembravano fratelli visti da lontano. Lui lo guardò e iniziò a dirgli qualcosa in modo molto alterato, ebbi la sensazione che stessero parlando di me, ma non ne vidi ragione di essere così incazzato per una persona che neanche conosceva. Achille gli rispose a tono, gli diede una pacca sulla spalla e lo superò scomparendo in fondo al corridoio, non prima di lanciarmi un’altra occhiata e un sorriso che riservava molte promesse.

Mi domandai dove fosse andato, ma decisi che non me ne sarebbe importato. Vidi solo lo sguardò che mi rivolse l’amico veloce e freddo: mi squadrò da capo a piedi e poi scosse la testa. Cosa diavolo avrà voluto farmi intendere con quel gesto? A quanto pare non gli piacevo, ma non capivo il motivo.

Decisi di concentrarmi sulla serata con le persone con cui ero venuta. Ci fecero sedere attorno al nostro tavolo sui divanetti in pelle grigia e arrivò subito il cameriere con una bottiglia gigante di Bourbon ed un’altra di Gin. Lo posarono sul tavolo, Cleo ed io ci guardammo e iniziammo a saltellare entusiaste. Sarebbe stata una serata fantastica a giudicare dall’inizio. Enrico sfoderò una macchina professionale Canon dalla borsa di Cleo e ci disse di unirci per uno scatto: Bruno mi abbracciò e mi strinse a se, Cleo si appoggiò a noi facendo la linguaccia e alzando un braccio con in mano il bicchiere stracolmo. Sorridemmo tutti e tre urlando in coro “Gin”. Brindammo e mandammo giù il primo bicchiere di Bourbon, era delizioso il bruciore che scendeva per la gola. Mi girava leggermente la testa, ma non ci badai molto.

Cleo mi prese per la mano e mi trascinò in pista a ballare, cominciammo a dimenarci e ad ancheggiare da una parte all’altra. Lei urlava e alzava le braccia facendo giravolte su se stessa e trascinandomi con sé. Mi lascai andare, abbandonandomi al ritmo martellante della musica e all’atmosfera soffocante del locale.

Ad un certo punto Cleo mi attirò a se e disse.

Grazie per la serata che ci stai regalando, per noi è molto importante. Dopo ci mancherai tantissimo, sei la nostra migliore amica!≥.

Mi scostò e io la guardai, l’abbracciai trasmettendogli tutto l’amore che seppi donargli e gli urlai per sovrastare la musica.

Ti voglio bene Cleo, davvero da impazzire. Non vado da nessuna parte≥.

Continuammo a ballare più scatenate di prima in simbiosi tra noi e con la musica che bombava dalle casse. Tornammo due o tre volte al tavolo a bere altri due o tre bicchieri, dopo il quarto non facevamo più differenza tra il Gin e il Bourbon. Era alcool e a noi andava bene. Bruno restava al tavolo insieme a Bernardo, soffriva di una cosa che noi chiamavamo gelosia compulsiva per qualsiasi anima si avvicinasse al suo compagno. Un giorno litigò persino con una signora anziana, cui Bernardo le aveva gentilmente preso un pacco di biscotti al supermercato, insinuando che la signora lo stesse guardando troppo.

Nel nostro tavolo si erano aggiunti altri amici di Enrico, oltre a Luigi che avevamo conosciuto all’entrata conoscemmo la sua ragazza, che gli assomigliava parecchio in fatto di stile, Lili, che fu molto dolce. Si aggiunsero anche altri ragazzi. Si presentarono tutti in modo estremamente gentile, mi ricordavo i nomi vagamente: uno Giovanni, Leonardo, Riccardo e Simone. Erano tutti molto simpatici, ma la cosa che m’incuriosiva e spaventava di più era il tatuaggio tondo collocato in diverse posizioni che intravedevo per pochi istanti attraverso gli indumenti. Tutti ce l’avevano ed erano simili a quello che avevo visto in brevi occasioni ad Achille. Pensai che fossero anche suoi amici, ma lui dov’era?

Era sparito e non l’avevo più visto, pensai che forse era insieme alla bionda ossigenata e mi venne istintivamente un senso di nausea, bevvi un altro sorso da quello che presumevo fosse Gin e lasciai perdere i pensieri. Ero infastidita, perché mi aveva guardato, ma non mi aveva raggiunto, forse aveva capito che non c’era trippa per gatti da queste parti e si era già stufato. Sarei dovuta essere felice, invece ero furiosa.

Cleo mi ritrascinò in pista, dopo aver dato un bacio appassionato a Enrico, ed io presi anche Lili con noi. Era un ragazza abbastanza alta con dei lunghi capelli neri, che aveva radunato in una treccia di lato perfetta. Indossava un abito a fantasia floreale su uno sfondo nero, era morbido e fresco a maniche lunghe e indossava dei tacchi vertiginosi.

Continuammo a ballare senza tregua e dei ragazzi si avvicinarono a noi, iniziando a ballarci attorno. Ce n’era uno veramente carino al mio fianco che si avvicinò un po’, lo lasciai fare tranquillamente, dall’aspetto sembrava decisamente troppo piccolo e non mi trasmetteva nulla.

La musica si fermò un secondo e la folla fece un boato accogliendo il deejay della serata, il ragazzo si avvicinò e mi posò un bracciò attorno alle spalle sussurrandomi qualcosa all’orecchio. Lo guardai e gli sorrisi gentile cercando in qualche modo di scollarmelo di dosso.

In quel momento sentii una scossa elettrica attraversarmi e scuotermi tutta, mi sentii strana ed ebbi improvvisamente un gran caldo, ma questa sensazione non me le lanciava il ragazzo al mio fianco. A quel punto sentii due mani forti afferrarmi con forza e decisione i fianchi e trascinarmi indietro, facendomi passare sotto il braccio del ragazzo. Mi spaventai e mi aggrappai al braccio di Cleo, che si voltò immediatamente impaurita e guardando accigliata la figura alle mie spalle pronta a prenderlo a calci, ma dopo qualche attimo si rilassò, gli sorrise e mi fece l’occhiolino. La vidi tornare salterellando verso il nostro tavolo e lanciarsi tra le braccia di Enrico, accompagnata da Lili che mi salutò con la mano.

Mi voltai con il viso e vidi Achille incombere su di me, mi diede un bacio sull’angolo della bocca e mi strinse a se. A quanto pare dall’ultima volta che c’eravamo visti non aveva capito davvero nulla, fortunatamente, e considerando il tasso alcolico in circolo nel mio corpo, ormai ogni speranza di dire cose sensate era ormai morta e sepolta. La sua vicinanza inebriava anche quella minima parte lucida che il mio cervello cercava di conservare in caso di emergenze come queste.

Percepivo le sensazioni attorno a me in maniera amplificata a causa dell’uomo alle mie spalle, dello stordimento dall’alcol e dall’eccitazione che emanava la discoteca intera.

Il ragazzo che prima era vicino a me guardò Achille che lo fulminò e corse via.

“Che smidollato” pensai, si faceva intimidire così facilmente da un altro uomo?

La musica riniziò e mi sembrò più assordante di prima.

Ero sudata ed ubriaca, il suo corpo era premuto contro il mio e si muoveva sensuale a ritmo di musica, leccandomi e mordicchiandomi delicatamente un orecchio e facendomi sentire che era già eccitato per me. Mi cinse la vita con le braccia e mi lasciai cullare teneramente dal suo corpo.

Hai tardato ad arrivare, biondo!≥.

La mia bocca aveva acquisito vita propria e non aveva intenzione di fermarsi. La parte razionale di me si coprì il viso con le mani e arrossi concentrandosi a riprendere il controllo della situazione.

Ti sono mancato, stella?≥ disse con un tono caldo e penetrante.

Ebbi dei brividi di piacere in tutto il corpo e anche quel minimo di lucidità se ne andò e iniziò l’alcool a parlare aiutato dal bisogno irrefrenabile che avevo di Achille.

Mi voltai completamente e mi ritrovai davanti a lui schiacciata sul suo corpo, gli gettai le braccia al collo. Era davvero altissimo per me, ero semplicemente aiutata un po’ dai tacchi che mi slanciavano un po’ più verso lui, ma mi sentivo un nano a confronto. Mi avvicinai al suo orecchio, piegai la testa appoggiandola sulla sua spalla e lo guardai negli occhi strusciandomi senza pudore.

Poi mi alzai in punta di piedi e gli misi una mano tra i capelli e li tirai delicatamente verso di me. Non riuscì a trattenere un gemito, premette senza vergogna l’erezione sul mio ventre e si strusciò a sua volta.

Mi stavo giusto chiedendo quando saresti venuto a farmi impazzire!≥.

Con una mano iniziai a scivolare giù assaporando e godendomi tutti i lineamenti del suo corpo: il collo, il torace, gli addominali scolpiti fermandomi a pochi centimetri dall’inizio dei pantaloni.

Stavo per infilare un dito all’interno desiderando con ogni fibra del mio corpo di sentirlo di nuovo, quando lui mi afferrò entrambe le mani e mi scostò da se bruscamente. Ci ritrovammo uno davanti l’altro, lui mi reggeva le mani, ma non mi aveva allontanata di tanto. Era eccitato, lo sentivo, era voglioso e famelico di me, me lo dicevano i suoi occhi e il suo respiro affannato, ma a quanto pare non aveva bevuto abbastanza da lasciarmi fare.

Sei ubriaca≥.

Non era incazzato, forse era infastidito, perché pensava volessi di mia spontanea volontà lasciarmi sedurre da lui, invece l’alcool mi aveva dato una piccola spinta. Era irritato, ma divertito dal vedermi così: scompigliata, accaldata e disinibita.

Non so perché, ma mi fece agitare.

Ho bevuto, non sono ubriaca, mi vuoi fare la predica papà?≥.

Se prima non era incazzato, ora lo era decisamente. M’intimidì il lampo di decisione che gli vidi attraversare negli occhi. Riuscì a prendere le mie due mani in una sola sua e me le portò sopra la testa intrappolandomi tra le sue braccia. Cercai di divincolarmi, ma non ci riuscì. Con la mano libera iniziò a tastarmi il corpo partendo dal fondo schiena e risalendo verso i fianchi. Non ce la facevo più, era una tortura averlo addosso e non poterlo baciare e sentirlo completamente mio. Ci guardammo, ma lui non si mosse, lo incitavo a baciarmi, guardandogli la bocca e avvicinandomi sempre di più a lui, ma non intendeva fare il primo passo.

Non ne potevo più. Mi lanciai verso la sua bocca e mi divincolai con tutte le forze che avevo dalla sua presa e mi lasciò andare. Andai decisa verso i suoi capelli e li afferrai, stavolta, con sicurezza dando sfogo al desiderio che avevo di reclamarlo, di possederlo e di farlo mio per la prima volta. Il Gin e il Bourbon mi avevano solo aiutato a togliere la pudicizia e i freni che mi ero imposta tanto tempo prima. Stavo facendo ciò che desideravo fare dalla prima volta che lo avevo visto appoggiato a quel maledetto pick-up, non lo facevo per fare un dispetto a Lapo. Ero sincera e speravo che lui lo sentisse con questo bacio.

Dopo il primo attimo d’incertezza lui si sciolse e distrusse anche l’ultima barriera che c’era tra noi e rispose al bacio come se mi potesse mangiare viva. La mia pelle era madida di sudore e ipersensibile, i miei seni risposero con un fremito e si drizzarono premendosi contro la maglia di Achille. Mi prese tra le braccia e la sua lingua s’immerse nella mia bocca e mi assaporò senza freni, leccandomi con dolcezza mischiata a quel pizzico di aggressività che faceva sembrare tutto più giusto. Ma non lo era: ero fidanzata, i miei amici m’immaginai stessero guardando e nessuno aveva fatto nulla per fermarmi e quello che lui mi trasmetteva, io non potevo corrisponderlo.

In quel momento qualcosa si accese tra noi che spaventò entrambi. Il bacio si tramutò velocemente in un bisogno disperato del “di più” e tutto sparì. Improvvisamente la musica non c’era più e le persone che saltavano furiose attorno a noi scomparvero. Il bacio divenne più profondo, più bisognoso e la sua lingua mi accarezzò con più avidità. Lanciavamo gemiti e ci strusciavamo senza controllo l’uno all’altro. Lui mi mise le mani sul sedere afferrandomi con forza, comunicandomi la violenza del suo desiderio.

Mi trascinò verso il fondo del grande salone e mi fece entrare dietro una sorta di separé, nascosto alla folla. Mi sbatté contro la parete di cartongesso e mi spinse una coscia muscolosa tra le gambe, che si aprirono senza vergogna. Mi afferrò le natiche nude sotto il vestito, ma sentii subito il suo freno. Rallentò.

Si scostò dalla mia bocca e mi guardò negli occhi. ≤ Quello che provo per te mi spaventa!≥.

Le sue parole mi folgorarono e mi ridettero un minimo di lucidità e dissi l’unica frase sensata che trovai. ≤ Devo bere≥.

Mi allontanai da lui e distolsi lo sguardo dal suo. Uscii dal piccolo nascondiglio e mi avviai verso il tavolo con due grosse lacrime che minacciavano di esplodere dagli occhi. Mi avvicinai al tavolo e tutti fecero finta di non aver visto niente. Al tavolo erano spuntate altre due bottiglie di Rum e di qualche altra miscela. Non guardai nessuno negli occhi, nemmeno Cleo e Bruno che si avvicinarono a me sorridenti e rilassati, mentre io ero tesa come una corda di violino. Mi versai un bicchiere e inizia a bere, Achille arrivò alle mie spalle e mi tolse il bicchiere di mano. Mi guardò e scosse la testa, posando il bicchiere sul tavolo. Comunicavamo anche senza parlarci, già avevo capito che voleva che smettessi immediatamente di bere e che dovevo stare tranquilla perché quella situazione l’avremo risolta insieme, ma non era così. Io le conseguenze delle cazzate che decidevo di fare me le dovevo assumere da sola: ubriaca o sobria, incazzata o felice.

Una voce irritante irruppe nel nostro dialogo privato e si rivolse ad Achille, mi voltai e riconobbi il ragazzo attaccato a Viola. ≤ Caro, sei ridotto così male?!≥.

Lo guardai e mi accigliai, lui mi guardò inespressivo e con il solito sguardo di disgusto che avevo percepito prima. Si rivolse ad Achille, ma stava parlando di me, evidentemente.

Hai qualche problema?≥ risposi.

Non credo che il mio amico sia così disperato da farsela con una sposina ubriaca≥.

Scusami, ma ci conosciamo?≥.

Non capivo questa reticenza da parte sua, non mi sembrava di averlo mai visto in tutta la mia vita.

Achille intervenne per pacificare la situazione, gli puntò contro un dito e mi spinse verso la pista da ballo allontanandomi da loro. ≤ Ettore, te l’ho già detto, fatti i cazzi tuoi≥.

Iniziarono a discutere ed io mi voltai per andare via, fui fermata da Bruno che mi cinse con le braccia e mi rivolse un sorriso affettuoso, faceva finta che non fosse successo niente. Forse fu l’alcool a parlare per me, mi divincolai dalla presa.

Ma che amico del cazzo che sei, stammi alla larga!≥.

Mi guardò sorpreso e arrossì.

Tornai velocemente verso il tavolo, dove Achille ed Ettore stavano ancora discutendo e afferrai la bottiglia dal recipiente porta ghiaccio e mi avviai verso le scale che portavano al piano superiore. Incontrai qualche ragazzo che cercò di parlarmi, ma a tutti mostravo l’anello di fidanzamento come un santino per allontanare il male. Finalmente trovai un luogo pacifico dove bere e rilassarmi in pace: mi buttai su un divanetto e tirai un sospiro, mi tolsi i tacchi e appoggiai i piedi alla poltrona che c’era davanti.

Un ragazzo dai capelli lunghi raccolti in una coda si avvicinò e si mise a sedere vicino a me.

Posso farti compagnia e bere insieme a te?≥.

Prima che potessi rispondere, qualcosa gli afferrò violentemente la maglietta, lo strattonò e lo fece alzare di peso dal divanetto. Io sussultai e Achille come un’ombra apparì magicamente.

Sparisci!≥ gli intimò e lui non reagì, scappò via.

Ma che avevano tutti questi uomini che si facevano impaurire così facilmente?

Si piazzò accanto a me e mi strappò di mano la bottiglia che stavo sorseggiando.

Mi dispiace per Ettore, non voglio vederti così agitata e così scombussolata. Vorrei concludere questa serata con te in pace. Divertiamoci e rilassati≥.

Mi prese in collo e mi avvicinò a se.

Ti chiedo un favore: fammi godere questa serata in tua compagnia, non so se ce ne saranno altre, questo me lo puoi concedere≥.

Tutte le volte che stavamo insieme le trascorrevamo come fossero le ultime, ma purtroppo o per fortuna non era mai così.

Ma che diavolo voleva quello là? Io non ho fatto nulla. Tutti mi trattano come se fossi io la prima a saltarti addosso, ma non è così≥.

Cercai di alzarmi, ma lui mi teneva piantata sul suo collo.

Ettore, lascialo perdere. Resta con me adesso e giuro che quello di poco fa non si ripeterà. Mi dispiace davvero, ma è più forte di me a volte≥.

Era impossibile fare la faccia arrabbiata quando usava quel tono dolce, perciò decisi di fidarmi gli sorrisi dolcemente e gli accarezzai la guancia. Accettai di concludere quest’orrenda serata insieme a lui, mi riporse la bottiglia e da quel momento in poi il vuoto.

 

CONTINUA…

 

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15 commenti

  1. silvietta

    Sempre meglio!!! Brava Brava Brava…. a lunedì prossimo e non vedo l’ora!!!

  2. alessandra

    mamma mia che tensione, aspetto ovviamente con ansia il lunedi’..voglio vederli insieme al piu’ presto XD

  3. giusi

    complimenti non vedo l’ora di capire cosa significa il tatuaggio…….. Bravissima

  4. monica

    oddio è mo ke cos’è qst vuoto!!!! voglio sapere voglio sapere nn si fa così però 🙁 cmq cm sempre bravissima mi piace sempre di più

  5. GIUSY

    complimenti, una storia bellissima e coinvolgente.xò una settimana è tanto.si aspetta troppooooo!

  6. lolly74

    bravissima ci hai messo la tensione del vuoto e mo che cose’? e svenuta ?si e addormentata? dobbiamo aspettare a lunedi…. come si soffre!!!!!!!!!!!!! ahahahahah ciao a presto… 🙂

  7. Miki

    Complimenti bravissimo mi sono emozionata e sono impazziente di leggere il seguito spero che arrivi presto

  8. angela

    Tra quanto pubblicherete il nono capitolo? Sto morendo dalla curiosità ihihih 😛

  9. pippy

    scusa ma è lunedì… dov’è il nuovo capitolo!?!?!?!
    😉

    • Victoria

      Sisi, pubblicato ragazze. Mi mettete sempre di buon umore, GRAZIEEE A TUTTEEE!

  10. beht

    Ci fai aspettare con anzia il lunedi il che e un po perversa come cosa. Comunque sei brava e convolgente..abbiamo tanti problemi nella vita,leggere ti porta a non pensare… il tuo racconto mi a tenuto buona compagnia.. grazie
    I

  11. valemia

    Eccezionale mette troppa ansia su quello che potrebbe e non succedere! Attendo di leggere il prossimo capitolo!