Un nuovo racconto erotico a puntate.

Presentazione della sua autrice Victoria:  “Spero vi piaccia questo breve racconto, vorrei ringraziare anticipatamente tutte le precedenti autrici delle Fan Fiction che ci hanno illuminato le giornate con i loro racconti e spero che anche la mia abbia lo stesso successo e che vi accontenti!”

7° CAPITOLO

Ma dai? Sei riuscita a lasciarmi senza parole!≥ mi disse Alice guardandomi esterrefatta. Appena era arrivata nell’edificio per prendere la bambina, l’avevo trascinata nel mio ufficio ed ero scoppiata in un racconto isterico e molto riassuntivo di quello che mi era successo nel giro di quattro giorni, di come Achille si era intromesso prepotentemente nella mia relazione con Lapo e di come io fossi completamente nel pallone. Lei mi aveva guardato con i suoi occhi azzurri ed il suo caschetto sbarazzino biondo piegando la testa di lato e alzando le sopracciglia incredula.

Solitamente aveva sempre molte perle di saggezza da condividere con me e quando mi disse che l’avevo lasciata senza parole andai nel panico più totale agitandomi per tutta la stanza andando su e in giù e scuotendo le mani come una pazza: se non aveva lei la soluzione a questo grattacapo, chi ce la doveva avere?

Oh dai, non mi dire così. Ho bisogno di te, ho bisogno del tuo cervello, perché il mio è già andato!≥.

Temeva che gli chiedessi un consiglio, glielo lessi in faccia quando aveva chiuso un istante gli occhi e stretto i denti. Li riaprii, mi guardò ancora un altro po’ cercando qualcosa di appropriato da dire nel modo più carino e conciso che potesse, dato il mio stato.

Apri la bocca due o tre volte per iniziare il suo discorso, ma tutte le volte la richiudeva non riuscendo a pronunciare le parole adatte colpendosi con un dito la tempia sinistra.

Dopo tanto pensare iniziò la zolfa.

Allora…≥ fece una breve pausa per prendere fiato sbattendo gli indici tra loro come avrebbe fatto una psicanalista.

Eccoci, quando partiva così la situazione era bigia!”, pensai preoccupandomi ancor di più.

Continuò.

Te mi stai dicendo che sei nel pallone, perché a quanto ho capito Achille è davvero così invasivo nei tuoi confronti, ma allo stesso tempo ti coinvolge, vero? Il ragionamento che lui ha fatto però dimostra che è un ragazzo davvero sensibile…≥.

Alice, non dava solo consigli, lei ci studiava sopra: rifletteva sulle parole esatte, analizzava la situazione nei minimi dettagli, valutava le diverse possibilità, selezionava quelle giuste e scartava quelle rischiose e poi sentenziava. Rimanevo sempre imbambolata quando parlava.

≤ …Quasi sicuramente dirò delle cose che non ti piaceranno, ma secondo me non ti dovresti chiudere alle opportunità che ti riserva la vita solo perché ti devi sposare tra poco. Dopotutto non sai se con Lapo sarà per sempre, di questo non puoi avere la certezza. Io proverei a conoscere Achille e se l’amore con Lapo è vero quanto tu pensi che sia alla fine ritornerete insieme. La vita poi trova sempre il modo di far rincontrare due persone che si amano veramente. Consideralo un test per la tua relazione, per il tuo matrimonio. Mettiti alla prova, conceditelo. Se supererete questa, sarete certi che nulla in futuro vi potrà mai separare!≥.

No, decisamente non era quello che mi aspettavo mi dicesse o forse, molto semplicemente, non era quello che avrei voluto sentire.

E se poi sbaglio? Se poi mando tutto a puttane per una storiellina da niente? Potrebbe essere solo sesso≥.

O potrebbe essere qualcosa di più. E se perdi il più grande amore della tua vita? Non lo potrai mai sapere se prima non provi. Sei giovane e sei ancora in tempo, perché ti vuoi chiudere così? Vivi la vita finché sei in tempo, poi un giorno te ne potresti pentire!≥.

Zan-zan”. Con queste parole chiuse la conversazione e mi dette molti spunti su cui riflettere come faceva sempre.

Ci salutammo, dovevo immagazzinare tutto, elaborare e trarre una mia conclusione. Lei lo sapeva bene, l’avrei potuta pagare per essere la mia psicologa personale.

 

Tornai a casa stravolta e l’unica cosa che avrei voluto fare era una doccia calda e una bella dormita, ma appena messo piede in camera da letto, trovai la stanza messa a soqquadro con tutti i vestiti sul letto, in un angolo due valigie enormi ed in mezzo a tutto quel caos un Lapo tranquillissimo.

Non si girò neanche quando lo salutai.

Allora parto lunedì mattina alle ore 9.30 dall’aeroporto di Peretola, non importa che tu mi accompagni, verrà l’autista di mamma, è più semplice, ma soprattutto non rischio di essere in ritardo. Tornerò tra due/tre settimane. Ci sentiamo, ti faccio sapere meglio≥.

Parlava come un automa, era concentrato su ciò che doveva portare e fare prima della partenza e si annotava tutto nel suo inseparabile taccuino da viaggio. Quando era in casa indossava i suoi grandi occhiali da lettura con la montatura di un giallo canarino che gli coprivano quasi tutto il viso.

Le mie tappe saranno New York, Messico e San Paolo, quindi ci sentiremo il minimo indispensabile, perché sarò sicuramente indaffarato≥.

Mi avvicinai ed iniziai ad aiutarlo a ripiegare la roba.

Quanto vorrei venire con te! Ci vorrebbe davvero una vacanza… Solo io e te!≥.

Vado per lavoro, non per divertirmi, se sai cosa significa almeno!≥ disse acidamente.

Che carino che sei oggi! Comunque, perché prepari la roba adesso se parti lunedì?≥.

Non mi voglio trovare all’ultimo a fare tutte le cose, come succede sempre a te. Sono organizzato e mi piace che sia tutto perfetto, capisci?≥.

Oggi era una di quelle giornate in cui gli giravano e dato che lui stava male, allora tutti gli altri lo dovevano seguire nel baratro di negatività in cui era piombato.

Dopo aver scritto un’ultima cosa nel taccuino, mi superò a capo basso e mi lasciò sola in camera rifugiandosi nello studio a fare alcune telefonate.

Era l’acidità in persona.

Mi ritrovai in mezzo alla camera con una camicia in mano e un silenzio tombale attorno a me. Chissà se la mia vita dopo il matrimonio sarebbe stata così? Ero sbalordita nel constatare di persona che quando in una relazione tra due persone si intromette una terza sorgevano tutti i dubbi, le incertezze e le domande che prima non ti saresti nemmeno immaginato di pensare. Tutto quello che era scontato prima, in quel momento non lo era più. Tutte quelle certezze che mi ero costruita erano distrutte, come un castello fatto di carte e mi lasciava dentro un senso di vuoto, di smarrimento che non avevo mai sentito prima.

In quel momento mi sentii sola per la prima volta nella mia vita.

Si sentiva l’aria tiepida primaverile penetrare dalla finestra socchiusa della camera, ma io avevo freddo, come fosse pieno inverno. Un freddo che non si toglieva coprendosi con una coperta o mettendosi una maglia in più, era un gelo che entrava sotto la pelle che solo un po’ di amore dalla persona amata mi poteva togliere. Sentivo un vuoto nel mio cuore e riconobbi la posizione in cui avrebbe dovuto trovarsi Lapo, ma lui non c’era più. Non mi sentivo più appartenente a quell’uomo, il modo in cui si comportava nei miei confronti mi faceva riflettere, prima né ridevo, ma non c’era granché da ridere. Me ne stavo rendendo conto solo perché Achille mi stava dando quello che Lapo avrebbe dovuto darmi, senza che io facessi niente per meritarmelo. Tra noi non era mai stato così, ma sembrava che più che ci avvicinassimo al matrimonio più la situazione degenerava e non riuscivo a capire com’era possibile.

Basta!

Cercai d’interrompere il flusso di pensiero andando a fare una doccia, ma appena sotto il getto d’acqua la mia mente iniziò a vagare, senza più controllo.

Che cosa avrei dovuto fare? Affrontare Lapo e cercare di dirgli cosa c’era che non andava nella nostra relazione per cercare insieme di migliorare? Ma avrei risolto qualcosa? Solo il pensiero di affrontarlo mi infondeva malinconia e sconforto, ed infatti ancor prima di decidere se parlargli o no ci rinunciavo. Ma questo era giusto? Questo era amore si o no?

Sotto il getto caldo dell’acqua mi presi la testa fra le mani cercando d’interrompere il fiume di domande che la mia testa stava riversando. Uscii, cercai di concentrarmi su ciò che dovevo fare: asciugarmi il corpo e i capelli, pettinarmi, darmi la crema idratante, la crema per le imperfezioni della pelle, mettermi il pigiama, mandare un messaggio a Bruno. Ma nemmeno questo funzionava dopo un certo punto, mi cambiai frettolosamente e andai direttamente a letto senza mangiare.

Gettai a terra le ultime cose che Lapo aveva messo sul letto e m’infilai sotto le coperte. Mentre mi stavo addormentando il cellulare vibrò.

Buonanotte stella”.

Achille.

Come se non lo stessi già pensando e non fosse già difficile così.

Dovevo spengere questo schifo prima di impazzire totalmente.

 

La mattina seguente Lapo ed io ci alzammo alle 8.30 insieme. Io andai nel bagno di camera e lui andò nell’altro. Ci scontrammo due o tre paio di volte nella cabina armadio, ma nessuno dei due proferì parola. Eravamo concentrati a fare le nostre cose.

Ma cosa cazzo stava succedendo?

Andammo in cucina, lui si preparò la colazione ed io mi feci un caffè. Mi sedetti davanti a lui sperando che iniziasse a parlarmi.

Mi passi lo zucchero?≥.

Bene, questo era il massimo che potevo sperare che uscisse dalla sua bocca.

Mi feci coraggio e iniziai.

è così strana questa situazione che stiamo vivendo, intendo dire che non andiamo d’accordo in questo periodo e sembra che più che ci avviciniamo al matrimonio più peggiora tutto. Non dovrebbe essere così e questa cosa mi spaventa. Sono terrorizzata anche per il fatto che non riusciamo a parlare senza discutere≥.

Alzai gli occhi dalla tazza e lo guardai, ma lui distolse lo sguardo dal mio aprendo il giornale e richiudendolo velocemente.

è solo un periodo, dopo tornerà tutto alla normalità! Abbiamo parecchie pressioni addosso ultimamente!≥.

In quel momento mi guardò e vidi nel suo sguardo qualcosa di diverso dall’arroganza, forse incertezza o la paura. Non era pienamente convinto di quello che stava dicendo e non fece altro che impaurirmi ancor di più. Si alzò, mi diede un bacio casto sulla fronte e si diresse verso il lavoro senza voltarsi indietro.

 

Mi chiudi il vestito?≥.

Arrivò sabato dopo una settimana disastrosa.

Non avevo sentito ancora né Bruno, né Cleo ed ero abbastanza preoccupata: gli avevo mandato dei messaggi, ma non avevo ricevuto risposta, dovevo solo sperare che quando il mio caro fidanzato fosse andato via, loro sarebbero rispuntati.

Neanche Achille si fece vivo il venerdì: l’ultimo messaggio che mi mandò al quale io non risposi fu giovedì sera, non mi fece nessuno squillo e non mi mandò nessun messaggio perché non gli avevo risposto. Ero sicura che avesse già rinunciato, aveva capito che ero un caso perso in partenza e non valeva la pena perdere tempo con me, la parte razionale del mio cervello la stava pensando e né era più che felice. L’altra parte stava smaniando per rivederlo per un altro tocco apparentemente innocente, del suo sguardo addosso che mi faceva sentire una dea.

Lapo si avvicinò a me distogliendomi dai miei pensieri, mi accarezzò la schiena con dolcezza e mi chiuse la lampo. Il suo tocco non mi fece nessun effetto, nessun brivido e nessuna scossa. Volevo passare questi ultimi due giorni in pace, perciò cercavamo di non litigare in nessun modo dall’ultima discussione, anche se si avvertiva tensione fra noi.

La sera ci sarebbe stata la festa. L’occasione non sarebbe stata di quelle più importanti, come quelle a cui avevamo già partecipato in precedenza, perciò optai per un abito di Elisabetta Franchi lungo, ma semplice: era un abito con un’ampia gonna in chiffon doppiato, il corpetto in pizzo ricamato a girocollo che lasciava intravedere il reggiseno, aveva un elastico al punto vita e una cintura sottile di pelle. Aveva la chiusura con zip invisibile posteriore, uno spacco all’altezza della coscia sinistra. Il vestito si appoggiava morbido alle forme del mio corpo. L’impalpabile tessuto e i luminosi ricami disegnavano un look di assoluta eleganza, ma anche di assoluta semplicità. Tutto rigorosamente nero. Lo adoravo, lo avevo comprato in un momento di pura follia assieme a Bruno che mi aizzava a comprarlo in tutti i modi, io cercavo di resistergli, ma non ce la feci dopo il terzo rifiuto mi fiondai dentro il negozio. Dopo una settimana di pentimento per aver speso tutti quei soldi, mi resi conto che avevo fatto una spesa necessaria per il mio armadio. Il look era completato da dei tacchi con plateau neri e lisci di Prada. Non erano le scarpe più eleganti che avevo, ma non sarei sopravvissuta tutta la sera con dei tacchi vertiginosi, oltretutto senza plateau. I capelli li avevo lasciati sciolti e mossi sulle punte e andavano a formare dei piccoli boccoli. Le labbra avevano un filo di lucidalabbra e l’ombretto perlato catturava la luce scintillando sugli occhi.

Mi aspettavo che Lapo vedendomi annullasse la nostra presenza alla festa per stare tutta la sera assieme a me a fare l’amore, o che almeno si eccitasse un minimo, invece…

Non credi sia un po’ troppo trasparente? E lo spacco? Non è un po’ troppo eccessivo?≥.

Rimasi fortemente delusa e mi sentii a disagio, ma non glielo mostrai.

Tesoro il passo successivo da questo vestito ad un altro è il burqa. Agganciamelo e andiamo, non voglio ritornare tardi, desidero passare la serata con te, prima che tu parta≥.

 

Partimmo di casa alle 21.30 con l’Audi A3 di Lapo.

Arrivammo alla villa Medicea di Artimino, ero già stata qui altre volte di giorno per matrimoni o battesimi, ma di notte era uno spettacolo unico, sembrava di piombare in una favola stile “Cenerentola”. Un viale lungo con ai lati dei cipressi piantati in ordine, ornato da tante luci collocate ai margini della strada ci conduceva all’imponente villa che risplendeva delle tante luci colorate proiettate sulla facciata dell’edificio. Era una costruzione cinquecentesca, fu costruita per desiderio del Granduca Ferdinando I de’ Medici e rappresenta una summa stilistica delle altre ville medicee.

Fermammo la macchina davanti all’entrata, la lasciammo al parcheggiatore ed entrammo.

Dentro era ancora più bello di fuori: i colori principali che risaltavano all’interno erano il bianco e l’oro, ci trovammo davanti ad un’immensa scalinata che ci conduceva alla sala centrale dove ci sarebbe stata la presentazione del progetto e nella sala adiacente dove già si stavano svolgendo i balli, con delle musiche lente e soavi.

Ed eccola lì: Azzura Gilli.

Puntualmente trovammo la madre di Lapo in cima alle scalinate accogliendo gli invitati che arrivavano. Appena ci vide il suo sguardo prima si soffermò su di me, mi studiò in ogni minimo dettaglio e poi il suo sguardo cadde sul figlio, lo guardò con adorazione. Mi venne la nausea.

Buonasera cari, siete la coppia più bella che finora ha varcato la soglia di questo splendido palazzo. Lo so bene io≥.

E vedrai, sei stata tutto il tempo qui, a rompe i coglioni alla gente” pensai, cecando di fare il sorriso più convincente che avevo nel mio repertorio.

Anche se, cara potevi metterti un vestito un po’ meno trasparente. Caro te sei semplicemente sublime, come sempre del resto≥.

Non avevo dubbi che Lapo sarebbe risultato “sublime” agli occhi della madre con qualsiasi cosa avesse deciso di indossare. Per quanto mi riguardava avevo sempre qualcosa che non andava.

Lei era vestita con un lungo abito rosa confetto, i capelli biondi tinti raccolti in uno chignon perfetto, e delle scarpe color perla aperte in cima. Sembrava la mamma di Azzurro del film “Schrek”. Ogni volta Bruno le faceva il verso facendo finta di farla esplodere con la sua stessa bacchetta magica. Mi venne da sorridere, ma mi affrettai a cancellare il mio sguardo divertito.

Buonasera a te cara mamma, sei divina. Avevo detto ad Olimpia la stessa cosa, ma lei lo sai com’è fatta?! Fa sempre di testa sua, deve prendere un po’ di classe da te≥.

La serata non sarebbe andata bene, nel modo più assoluto.

Almeno qualcosa lasciatemelo di mio!≥.

Cercai di rendere la frase il più scherzoso possibile, ma il mio tono di voce usci dalla bocca eccessivamente duro e scocciato.

Entrambi mi guardarono perplessi, mi morsi il labbro inferiore per non aggiungere altro. Lapo salutò la madre e mi trascinò via. Varcammo la grande porta del salone principale, lasciando Azzurra interdetta ad accogliere gli altri invitati.

Lapo mi strattonò e mi disse con tono glaciale.

Non ti permettere di rivolgerti a mia madre mai più così. La devi rispettare≥.

Lo guardai stanca e gli sussurrai.

Lapo, te ti stai sposando con me, non con lei. Lei mi provoca sempre ed io dovrei stare zitta? Non sei obbiettivo, tutto ha un limite. Devi cambiare, perché mi sto davvero stufando di questa situazione≥.

Mi stai chiedendo di scegliere tra te e lei? Perché se è così la scelta è molto semplice≥.

Fu chiamato da un gruppo di uomini che erano vicino al buffet, mi guardò un altro secondo con rabbia e andò via, lasciandomi in mezzo al salone circondata da gente che non conoscevo assolutamente. Mi voltai verso sua madre, che mi sorrise con arroganza.

Sentii il petto dolorante e mi strinsi per scacciare il senso di solitudine.

Mi aveva detto che la scelta sarebbe stata semplice ed ero sicura che la scelta non fossi io.

Restai immobile, dove Lapo mi aveva lasciato, ma ad un tratto sentii un brivido lungo tutta la schiena che mi fece fare un sussulto, mi sentii subito accaldata ed iniziai a sventolarmi con la mano libera e poi ogni emozione negativa che provavo fino a pochi secondi fa furono scacciate da qualcosa. Mi sentii rilassata e stranamente sollevata.

Che diavolo mi stava succedendo?”.

Guardai il mio corpo come se mi potesse dare una risposta, ma non parlò. Aveva sentito quello che i miei occhi ancora non avevano visto: sentii una mano sul fondo schiena, che mi fece sciogliere, e quando mi voltai incontrai degli intensi occhi castani che mi sovrastavano. Sentii un liquido bagnato scaldarmi la carne in mezzo alle cosce che strinsi velocemente arrossendo.

Ciao Achille≥ dissi sbattendo le ciglia per metterlo a fuoco. Mi sentivo mancare.

Buonasera stella!≥ poi si avvicinò al mio orecchio per sussurrarmi. ≤ Vorrei tanto strapparti questo vestito e baciarti ovunque, sei splendida stasera!≥.

Arrivava sempre nei momenti di mia maggior debolezza e non capivo mai perché lo incontrassi nei posti più improbabili, ma nonostante questo né ero grata: mi faceva sentire desiderata e bella, anzi bellissima ed a mio agio con il mio corpo.

Una dose di autostima con le sembianze di un angelo.

Presi al volo un bicchiere di champagne dal vassoio di un garçonne che stava passando di lì, lo sorseggiai immediatamente, per affrontare questa minima vagante avrei dovuto iniettarmi un po’ di alcool. Mi sentii subito girare la testa e dissi:

Chissà, forse oggi è la tua giornata fortunata!≥.

Mi guardò con uno sguardo divertito, ma non si scompose, in quel momento notai com’era vestito: aveva uno smoking nero che si adattava al suo corpo perfettamente, aveva la camicia di un grigio chiaro senza cravatta. Si era lasciato la barba sfatta e i capelli biondi tutti arruffati come se avesse finito da poco una sveltina.

Era davvero bello, più lo guardavo e più avevo voglia di baciarlo.

Allora vediamo un po’: hai una faccia sconvolta, stai bevendo come farebbe un alcolista e ti stai offrendo a me su un piatto d’argento. Che cosa è successo? Il maritino non è così perfetto come pensavi?≥.

Cercai di cambiare discorso prima che le parole che aveva pronunciato arrivassero al mio cervello. ≤ Scusa se sono impertinente, ma che ci fai qui?≥.

Era in forte contrasto con l’ambiente e le persone circostanti. Tutto emanava eleganza, rispetto e raffinatezza, al contrario lui emanava anarchia, pericolo e lussuria. Pensai che qualsiasi donna in questa sala lo volesse irrefrenabilmente e ogni uomo avrebbe voluto essere al suo posto. Mi guardai attorno e costatai che era davvero così: le donne presenti nella sala lo fissavano e si sporgevano per esaminarlo meglio. Alcune parlavano tra loro e si sventolavano dei fogliettini come fossero accaldate, altre facevano le indifferenti e pian piano si abbassavano lo scollo del vestito per attirare la sua attenzione. Gli uomini si sentivano defraudati accanto alle rispettive compagne, s’impettivano come avrebbe fatto un gallo in un pollaio, m non erano considerati dal gentil sesso e lanciavano sguardi assassini, ma anche di ammirazione, a quel Dio del Sesso al mio fianco. Non era bello da mozzare il fiato, ma era seducente e questo andava oltre ad ogni fantasia. Lui sembrava non notare la reazione generale, era a suo agio e apparentemente aveva occhi soltanto per me.

Si, decisamente questo non è il mio ambiente, ma se tutto va bene stasera e il finanziamento arriva, sarò io ad occuparmi del progetto≥.

Ero sempre più confusa.

Io non ho capito ancora che diavolo di lavoro fai!≥.

Lui mi sorrise dolcemente, sarei potuta morire.

Sono laureato in Ingegneria Edile, perciò sono un ingegnere, mia sorella è architetta e abbiamo aperto uno studio insieme, ma non sono il tipo che sta in ufficio, questo lo lascio alla Viola e al suo uomo, Ettore, che è geometra e mio grande amico da una vita. A volte mi piace andare io stesso sul cantiere, poiché ho fatto l’ITI alle superiori e mi considero un elettricista. Almeno sto a contatto con la gente e valuto personalmente la qualità del lavoro che offro alle persone che vengono nel mio studio e fortuna che è così, sennò non ti avrei conosciuto!≥.

Ma sapevamo entrambi che ci saremo incontrati in un modo o nell’altro, sembrava quasi il destino. Lo stavo guardando a bocca aperta come se non riuscissi a credere che fosse fatto reamente di ciccia.

Lui mi guardò divertito prendendo il bicchiere che avevo in mano e bevendo un sorso di champagne. Il mio sguardo inesorabilmente cadde sulle sue splendide labbra bagnate dallo champagne e cercai di richiudere la bocca per non sbavare.

Ma torniamo a te e al tuo “felici, contenti e sesso scarso”≥, come diavolo faceva a saperlo!

E tu come lo sai?≥.

Ero più spigliata del solito. L’alcool io non lo reggevo proprio, nemmeno una goccia, ma nonostante tutto mi ostinavo a fare la ganza. Mi sentivo accaldata e detti subito la colpa allo champagne.

Mi guardi come guarderei un hamburger del Mc Donald’s!≥.

Scoppia in una risata senza trattenermi, come esigeva l’etichetta in quelle occasioni e sentii tutti gli sguardi puntati addosso, perfino quello di Lapo e di Azzurra, ma non m’importava.

Allora vuoi approfittare della mia disponibilità, giacché ci tieni tanto o no?≥.

Non avevo voglia di parlare con lui dei miei problemi, soprattutto quelli sessuali.

Mi guardò ancora un po’ negli occhi e diventò serio. La mia audacia incoraggiata dal piccolo bicchierino che mi ero concessa svanì e vacillai, davanti all’intensità del suo bisogno. Notai che quando cambiava espressione o umore i suoi occhi cambiavano di tonalità: quando era serio diventavano di un castano intenso, quasi marrone scuro, quando era eccitato diventavano di un castano tendente al rosso e quando era divertito diventavano di un castano chiarissimo. Sembrava che parlasse con gli occhi, avrebbe potuto anche stare zitto e avrei capito tutto.

Mi squadrò ancora un altro po’, spogliandomi con lo sguardo. Io stavo già ansimando. Lanciò uno sguardo alle mie spalle e si decise.

No, non mi lascerò scappare quest’opportunità!≥ …e non ne avevo dubbi, anche se pensavo stesse architettando qualcosa.

Mi prese la mano ed esitò un po’ quando sentii la scarica elettrica che si propagò nei nostri corpi a quel semplice contatto. Guardammo le nostre dita intrecciate e alzammo lo sguardo contemporaneamente. Fu il primo a tornare con i piedi sulla terra, ricomponendosi e conducendomi nella sala in cui si svolgevano i balli.

Entrammo quando la musica stava terminando lasciando spazio ad un suono dolce e struggente, fatta apposta per noi. La melodia fuoruscii dalle casse e Achille prese la mia mano, mise l’altra sul fondo della mia schiena, mi attirò a se e iniziammo a volteggiare. I nostri corpi aderirono l’uno all’altra e sembrò quasi che si fossero fusi: eravamo una cosa sola, ci guardammo negli occhi e tutto quello che avevamo in torno improvvisamente svanì. L’atmosfera si fece piena di aspettative e di emozione. Era quasi come fossimo rinchiusi in una bolla invisibile e che nessuno ci potesse vedere. La musica ci travolgeva e ci conduceva, come volesse aiutarci a capire, come una vecchia nonna che dà consigli ai propri nipotini ancora troppo inesperti. Lui mi guardava senza riuscire a dire una parola, io ero persa in lui, con lui. Era la sensazione più intensa e bella che avessi mai provato in tutta la mia vita. Volteggiammo per tutta la sala, un fotografo ci scattò una foto, ma nessuno dei due si girò. Lui mi strinse ancor di più a se ed iniziò a scendere con la mano verso il sedere. Io sospirai sporgendomi verso la sua bocca.

La canzone terminò ed un applauso scoppiò nella sala, fu come una secchiata d’acqua ghiaccia sul viso. Mi ripresi e mi scostai da lui, guardando dovunque non avessi più incontrato il suo sguardo rovente. Tutti ci stavano guardando e stavano applaudendo, come se ci fossimo appena sposati.

Dovevo allontanarmi, sennò avrei fatto un’altra cazzata, qui, dove tutti avrebbero potuto vedermi. Cercai di essere disinvolta e di nascondere quanto ero turbata, feci un veloce inchino ad Achille, che mi guardava con un’espressione tra il preoccupato e il confuso per quello che ci era appena successo, e m’incamminai velocemente verso l’uscita posteriore della villa per andare a prendere una boccata d’aria in giardino. Cercai di non correre, ma ad un metro dalla porta scoppiai e mi lanciai verso di essa, l’aprii in preda al panico, iniziai a scendere la scalinata quasi volando. Arrivai in giardino, mi tolsi i tacchi e iniziai a camminare velocemente. Dovevo allontanarmi.

La sensazione dell’erba appena tagliata era rigenerante e mi tranquillizzò.

Ripensai alle parole della canzone:

Ti ho trovato? Come un uccello incapace di volare, geloso, piangente o perduto? Bocca americana. Una grossa pallottola minacciosa!”.

Queste parole mi avevano colpito come un pugno nello stomaco, ero senza fiato. Mi vennero le lacrime agli occhi. Mi aveva trovato e questo era chiaro e lampante. Ero in quel momento distrutta e quindi piangevo. Perduta, una sensazione che in quell’ultima settimana non mi era più estranea. E lui era come una grossa pallottola minacciosa che minacciava di colpirmi e distruggere tutto ciò che avevo costruito con tanta fatica. In precedenza, prima di mettermi con Lapo, avevo combinato tanti disastri per ragazzi sbagliati e ora che pensavo che tutto si fosse sistemato, che avessi trovato la strada più giusta per me, rieccolo qui il mio disastro numero uno confezionato in un attraente uomo biondo.

Non doveva accadere di nuovo! Non poteva accadere di nuovo.

Sentii dei passi alle mie spalle e mi voltai. Achille mi raggiunse con il fiatone e gli occhi di un castano bluastro: era preoccupato, come del resto lo ero io.

Che diavolo sta succedendo?≥.

Pronunciando quelle parole tolse la distanza che c’era tra noi e si piazzò davanti a me, ma non mi toccò.

Non lo so. So solo che non è giusto e mi devi stare alla larga≥.

Mi girai per proseguire la camminata e restare da sola, ma mi bloccai appena lui disse quelle parole.

Perché a me sembra la cosa più giusta e pura del mondo? È come se non ci fosse niente di nuovo fra noi, come se quello che sta succedendo l’avessimo fatto tante altre volte in passato… quando ti guardo mi sento apposto, nel luogo giusto e credimi è una sensazione che non ho mai provato prima d’ora. M’impaurisce, ma allo stesso tempo mi accende di una passione che nemmeno io sapevo di poter provare…≥.

Mi voltai e lo vidi ad un metro di distanza da me con le mani sui fianchi e uno sguardo disperato, come fosse perso quanto me. Pronunciando quelle ultime parole fece un sorriso sconsolato, come se davvero ne avesse passate di tutti i colori. Trasmetteva la sensazione che era sempre stato abituato ad avere il pieno controllo delle sue azioni e ora che non le aveva più era confuso più di quanto lo ero io.

Non riuscii più a stare zitta, stava dicendo tutte cose che pensavo anch’io, ma che non avevo il coraggio di pronunciare, figuriamoci di pensare.

Tornai indietro e gli presi il volto tra le mani mettendomi in punta di piedi per essere al suo livello e sussurrai, quasi avessi paura che qualcuno mi potesse sentore.

≤… è come se una parte di me avesse aspettato questo momento per tutta la vita, ma ora ho paura di affrontare le conseguenze. Qualcosa mi dice che te sei pericoloso che sei la cosa da cui sono scappata per tutta la vita!≥.

Qualcosa mi dice che sei la cosa per cui ho vissuto fino adesso!≥.

Pronunciate quelle ultime parole, si fiondò su di me tenendomi tra le braccia e m’infilò la lingua in bocca con tutta la passione che aveva in corpo.

Era inutile ormai far finta di nulla, era impossibile reprimere quello che avevo dentro, se lui mi baciava così. Mi ritornarono in mente le parole di Alice e dopo un attimo di esitazione, mi lasciai andare completamente e mi abbandonai a lui. Lui sospirò e gemette contemporaneamente quando capii che l’avrei lasciato fare, che solo per quel momento ero con lui. E fu travolgente, sopra ogni mia immaginazione!

Le labbra di Achille erano morbide e selvagge, le mie erano cedevoli sotto l’assalto bruciante del suo bacio. Emisi un piccolo gemito senza controllo e dentro di me si scatenò con violenza un fuoco che mi consumò. Gli affondai le dita tra i capelli lunghi e li tirai con foga. Lui gemette e sorrise a provocazione, mi sollevò e lo avvolsi alla vita con le gambe. Senza alcuna vergogna lui si strusciò a me, sentii la sua forte erezione premermi vogliosa sul pube.

Nel giardino era buio, solo poche lanterne lo illuminavano, noi eravamo invisibili si sentivano solo i nostri gemiti sommessi che spezzavano la pace del prato. Mi trascinò ancora un po’ in là e ci nascondemmo tra dei cipressi, che sembravano collocati lì apposta per nascondere dei segreti peccaminosi.

Fermati, fermati! Cazzo Olimpia, fermati subito!”.

Le vocine dentro la mia mente urlavano in preda al panico, ma anche se avessi voluto fermarmi era tardi. Non avevo più il controllo sul mio corpo, sembrava ascoltasse solo lui. Achille crollò a terra dolcemente portandomi con sé, quasi cullandomi. Mi stese sul prato e per un attimo si scostò dalla mia bocca.

Sei celestiale, non ho mai voluto nessuno così ardentemente!≥.

Mi desiderava così tanto che non riuscì a fermarsi, fu violento ed era questa la cosa che mi piaceva di più. Mi alzò il vestito con un gesto impaziente, mi strappò bruscamente il perizoma di pizzo nero e le sue dita toccarono dapprima la pelle bagnata e tremante in mezzo alle mie cosce e quando stava per arrivare lì dove smaniavo di essere toccata, si scostò da me improvvisamente in difficoltà. Mi guardò negli occhi e vidi che i suoi erano di un castano fiammeggiante, pensai che stava usando tutto il suo autocontrollo per fermarsi. Voleva la mia approvazione prima, voleva che io dicessi di si. Ma io non potevo.

Dimmi fermati e ti lascerò andare prima di fare una cazzata≥.

Fermati!” pensai.

Ti voglio!≥ dissi.

Cazzo, il mio cervello aveva invertito le risposte e fu la mia rovina.

Lui sorrise contro la mia bocca e mi baciò, mentre mi penetrava con le dita senza tregua e puntava il pollice sul clitoride dolorante. Gridai il suo nome nell’accoglierlo e lui non resse più l’autocontrollo, iniziò a strusciarsi al mio fianco e a mordermi il labbro inferiore. Gemevamo all’unisono, io ero fuoco e lui era la mia tanica di benzina, stavamo per esplodere. Spingeva il dito su e giù nel mio passaggio stretto. Morivo dalla voglia che ci fosse qualcos’altro al posto delle dita, volevo che mi prendesse tutta in quel momento, su quel prato. Con una mano gli abbassai la cerniera dei pantaloni e misi una mano all’interno dei suoi boxer. Sospirai di felicità quando sentii la sua potente erezione tra le mani, cominciai a masturbarlo, quando…

Olimpia???!!! Sei qui???!!!≥.

Mi bloccai e mi risvegliai dal sogno. Achille si staccò dalla mia bocca ansante e mi guardò. Aveva paura ed era preoccupato, ma non per la voce di Lapo che irruppe all’interno della nostra bolla magica, ma dalla mia prossima mossa. Mi guardava begli occhi studiando ogni mia singola espressione. Ci zittimmo per un attimo e restammo in ascolto. Pregavo che fosse solo uno scherzo della mia fervida immaginazione.

Olimpia???!! Dai senti mi dispiace. Se sei qui, salta fuori non vengo laggiù, non voglio insudiciarmi l’abito. Sei arrabbiata con me e lo posso capire. Ti amo, parto lunedì voglio stare con te, vieni qui!≥.

Parlava come poteva fare un pastore al suo gregge: non c’era patos nelle sue parole.

Detti una spinta ad Achille, levandolo da sopra di me. Mi alzai in fretta e vidi a terra il perizoma frantumato.

Ma che cazzo ho fatto?”.

Mi ricomposi in fretta, lisciandomi disperatamente l’abito, mi sistemai al meglio i capelli senza mai guardare l’uomo che accanto a me si stava rialzando pian piano.

Raccolsi le scarpe e mi voltai per uscire dal nostro nascondiglio, ma mi afferrò per un braccio.

Smettila ti prego, devo andare!≥.

Mi divincolai, non lo guardai negli occhi, non avrei saputo resistere al suo sguardo di fuoco.

Perché?≥. Quella sua semplice domanda, mi congelò e mi fece voltare verso di lui guardandolo negli occhi che erano diventati neri di rabbia. Non risposi e cercai di liberarmi. Mi strattonò ancora una volta e mi ritrovai schiacciata contro il suo petto, si avvicinò al mio viso. ≤ Perché?≥. ripeté. Ma il suo tono non era furioso come prima, era nuovamente eccitato per la situazione e stava ancora cercando di sedurmi e ci riusciva benissimo. Il suo caldo alito mi accarezzò il volto, odorava di champagne e di me, i miei capezzoli s’indurirono e lui li sentì.

Perché cosa?≥ cercai di fare l’innocente.

Perché corri tra le braccia di un uomo che non ami?≥.

Tu non mi conosci, non sai la mia storia e non sai cosa provo≥.

Ci guardammo ancora un attimo in cagnesco e un’altra richiesta di Lapo riecheggiò nell’aria, ma nella nostra piccola bolla nessuno poteva entrare in quel momento.

Le parole mi uscirono così, senza nessun sentimento e senza nessuna convinzione.

Lasciami andare. Dimenticami e scusami≥.

Mi guardò per l’ultima volta le labbra come se le volesse fare una fotografia per rivivere quel momento ogni volta che lui avesse voluto, mi lasciò pian piano il polso e mi lasciò andare. Lo guardai un ultimo istante, i suoi occhi lanciavano lampi di rabbia che mi fecero rabbrividire.

 

CONTINUA…

 

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20 commenti

  1. silvietta

    Wow Wow Wow…….Non so che altro dire, sono rimasta senza parole!!!! Bravissima, non vedo l’ora che sia lunedì per leggere il seguito di questa storia stupenda!!!! Sappi solo che se deciderai di pubblicarlo io sarò una di quelle che sicuramente lo comprerà 🙂

  2. Irma

    Bello bello bello! Mi piace sempre di più! ora devo aspettare una settimana per il seguito ma penso che ne valga la pena. Grazie per illuminare i lunedì!!!!!!! Baci.

  3. ana grEy

    bellissimo..non posso aspettare fino a lunedi e mi raccomando pubblicalo poi..

  4. Ilaria

    Sei veramente brava !!! Poi la parlata fiorentina mi fa schiantà ps io sono di Grosseto ahah 🙂

    • Victoria

      Ahahahah, allora mi capisci bene, io sto vicino a Firenze!!

  5. Prof

    Più va avanti e più migliora, non solo nella trama ma anche nel modo di scrivere: la scrittura è questione di esercizio e allenamento, e si vede che tu ci stai prendendo sempre più confidenza (ahimè, la mia è una deformazione professionale!). Grazie per quello che mi fai dire e per come mi hai rappresentata. Penso tu sia stata in grado di cogliere un aspetto vero di me e del mio atteggiamento.

  6. monica

    mi piace davvero molto moltissimo… wow wow wow a lunedì grandissima

  7. alessandra

    bellissimo, finalmente l’hai allungato un po’, ma cavolo..aspetto il loro momento clou con ansia e che vada al diavolo Lapo, cmq sei sempre piu’ brava, al prossimo lunedi’ baci

  8. Federica

    Mamma mia. Mi fa impazzire, sto vivendo la storia con Olimpia, ed è incredibile. Io come te sono una “scrittrice”, un giorno spero di riuscire a pubblicare le mie storie. Intanto auguro a te di riuscirci. Complimenti!
    a lunedì.

    • Victoria

      Grazie mille. Ti auguro tanta, tantissima fortuna e intanto io incrocio le dita!
      Ti riassetto lunedì!!

  9. giusi

    sei semplicemente grande. mi piace un sacco……. coinvolgente eccitante intrigante… praticamente tutto ciò che stimola una donna…… sto Lapo mi sta rompendo le p…e xò poverino essere tradito non sarà facile anche se se lo merita 🙁 cmq brava brava brava

  10. katiag

    Brava, non vedo l’ora che arrivi lunedì per proseguire la lettura della tua storia, soprattutto perchè Achille avrà campo libero visto che il “simpaticone” parte.

  11. annarita

    Davvero bello. .quante emozioni nell ultima parte del racconto..

  12. evento07

    e no eh!! doveva arrivare sul più bello il “futuro marito” ?!?!?
    Bellissimo, dai: SUBITO SUBITO il prossimo!!