Un nuovo racconto erotico a puntate.

Presentazione della sua autrice Victoria:  “Spero vi piaccia questo breve racconto, vorrei ringraziare anticipatamente tutte le precedenti autrici delle Fan Fiction che ci hanno illuminato le giornate con i loro racconti e spero che anche la mia abbia lo stesso successo e che vi accontenti!”

6° CAPITOLO

Non riuscivo a concentrarmi sul lavoro la mattina dopo: guardavo continuamente il cellulare, lo prendevo in mano riaprivo quel messaggio, sorridevo tra me e me, pensavo ai suoi occhi, scrivevo qualcosa, lo cancellavo e lo riponevo più confusa di prima. Rituale che si ripeteva ogni cinque minuti, finché mio padre non mi rifece un’altra strigliata perché non gli avevo portato i resoconti sulla sua scrivania in tempo.

Ma perché sei così rincoglionita ultimamente? Rientra nel mondo, Olimpia!≥.

Mi sbraitò contro, battendo il pugno sul tavolo facendomi fare un salto sulla sedia. Solitamente non era così brusco, ma al lavoro ci teneva a mantenere un profilo solido, soprattutto per farsi rispettare dai suoi dipendenti e non far dire in giro che venivo trattata con riguardo solo perché ero la figlia del capo. Voleva che dimostrassi che il posto me lo ero guadagnata con il sudore e così era stato.

Arrivarono le 15.30, senza che nemmeno me ne accorgersi, presi venti minuti di permesso per andare a prendere Vittoria, la figlia di Alice, che aveva l’asilo non poco distante dal mio ufficio.

Andai a piedi e nel tragitto mi decisi a scrivere una risposta ad Achille.

O la va o la spacca!’.

Ero grande potevo prendermi le responsabilità delle mie azioni e allora risposi di getto a quel messaggio che mi aveva portato all’esaurimento dalla sera prima, senza pensare alla frase perfetta.

Scrissi sinceramente cosa mi frullava per la testa e il risultato fu:

Mi metti a disagio, non so davvero come risponderti e non so come mi devo comportare nei tuoi confronti e nonostante tutto odio ammettere che vorrei vederti anch’io…”.

Doh’ imitai, Omer Simpson quando faceva qualcosa di sbagliato.

Questo è quello che succede quando si scrive con il cuore e non ci si mette nemmeno mezzo neurone. Gli avevo appena confessato che anch’io provavo qualcosa per lui, anche se non riuscivo a definirlo, ora si che non mi avrebbe più mollato.

Quando cercai di bloccare il messaggio ormai era troppo tardi, la linea di invio dell’i-phone stava quasi per finire di caricare, cercai di bloccarla pigiando sullo schermo freneticamente con tutte le dita che avevo, ma sentii il rumorino che accompagnava il “messaggio consegnato”. ‘Fanculo’, mi misi una mano sulla faccia e mi diedi un piccolo pugno sul capo. Continuai a camminare più velocemente del solito, come se potessi scappare dal cellulare che scottava tra le mani.

Arrivai all’asilo con quindici minuti d’anticipo. Mentirei se affermassi che non stavo assolutamente aspettando una sua risposta e non stavo guardando ogni secondo che passava lo schermo del cellulare per vedere se s’illuminava. M’immaginai come potessi apparire ad un passante che mi vedeva per la prima volta: una donna che non riusciva a stare in piedi normalmente, ballettavo da una parte all’altra e poi ancora su e in giù, avevo il viso incollato allo schermo del cellulare, così vicino che dovevo stringere gli occhi sennò la luce
del display mi avrebbe accecato, come se stessi aspettando la mia condanna a morte.

Il cellulare vibrò tra le mie dita e dall’agitazione ci mancò poco che lo facessi scivolare sulla strada.

Quando ci vediamo?”.

Come prevedibile. “E ora chi me lo stacca più?”, bel problema proprio un bel problema e mi ci ero messa da sola. Digitai subito una risposta:

Non credo che sia una buona idea… Sto per sposarmi, non voglio grane con Lapo”.

Rispose dopo pochi secondi. “E se ti dicessi che ho voglia di vederti adesso? Non me ne frega niente di lui!”.

Dove verresti a trovarmi? Sai dove abito, ma non sono a casa!”.

Sei così bella anche da dietro con quel giubbino celeste della Moncler e quel culo sodo perfetto fasciato dai tuoi jeans della Cycle… Ah, e abbiamo le stesse scarpe, vedi? È il destino, anche se ti vedo un po’ nervosa. È successo qualcosa? O è semplicemente qualcuno di mia conoscenza che ti fa sentire così?!”.

Sbiancai all’istante, smisi di ballettare e mi bloccai. Lessi il messaggio, lo lessi di nuovo e di nuovo, poi guardai il mio abbigliamento come se non mi ricordassi più che cosa avevo indossato la mattina. Per un breve istante pensai che non dovessi essere l’unica vestita così oggi a Firenze nei pressi di Scandicci, ma mi resi conto che era la cosa più sciocca che potessi pensare. Dopo qualche altro secondo d’incertezza iniziai a guardarmi in torno e sentii più che vedere la sua presenza.

Mi voltai e a qualche metro di distanza lo vidi.

Impeccabile come sempre nel suo look “bello e ribelle”: aveva la barba sfatta, con una camicia bianca stropicciata fuori dai pantaloni jeans a vita bassa, i quali avevano le risvolte in fondo alle caviglie, ai piedi aveva le converse bianche alte. Le maniche della camicia avevano delle risvolte fino ai gomiti che lasciavano intravedere un tatuaggio tondo che aveva le sembianze di un sole sul polso destro. L’avevo già intravisto altre volte, ma solo in piccole parti. L’outfit era completato da una pashmina colorata che aveva intorno al collo. La camicia era abbottonata volutamente male e solo pochi bottoni si chiudevano così da far intravedere il petto nudo. Era il look più sexy e allo stesso tempo più elegante che gli avevo mai visto indossare, anche se ero fermamente convinta che potesse star bene anche con un sacco di patate.

Stavolta fui io ad avvicinarmi a lui. Era impossibile che il mio sorrisino, da completa cogliona, non spuntasse sulle labbra e anche se cercavo di mascherarlo sfuggiva al mio controllo dandomi un’aria da “cotta a puntino”.

Cosa c’è?! Sei una stalker, è questo il tuo grande segreto?≥ dissi appena fui a qualche passo da lui.

Vedendo che io avevo intenzione di tenere le distanze, si avvicinò.

Ebbene si, mi hai proprio scoperto, ora ti dovrò chiudere per sempre la bocca però!≥.

Mi fisso le labbra e si morse il labbro inferiore a provocazione. Cosa non gli avrei fatto in quel momento, tutte le cose più sconce che avevo letto nei libri rosa stavano spuntando fuori. Dovevo darmi una calmata.

Dai, smettila. Sul serio cosa ci fai qui?≥.

Rise e torno serio.

Sono venuto a prendere mio figlio all’asilo, invece te? Ammettilo che mi stavi seguendo!≥.

Suo figlio? Andava all’asilo qui con Vittoria? Come mai io non lo avevo mai incontrato?

Tuo figlio va all’asilo qui? Anch’io sono venuta a prendere la bimba di una mia amica. Ci vengo almeno una volta a settimana, è strano che non ti abbia mia visto, no?≥.

Mi guardò pensieroso, si accigliò, si arruffò i capelli con un gesto deciso della mano, alzò un braccio e nel farlo si alzò involontariamente anche la camicia. Cercai di non guardare, ma i miei occhi cascarono sul suo basso ventre, mi passai la lingua sulle labbra secche e mi morsi il labbro inferiore. Quanto avrei voluto assaggiare quella pelle con la lingua e scendere e scendere. Anche quando non cercava di sedurmi ci riusciva ugualmente, un gesto così innocente che scaturì in me una valanga di brividi freddi su tutta la schiena e pensieri inappropriati. Quando tornò con l’attenzione su di me, alzai subito lo sguardo pregando che non mi avesse visto. Fortunatamente anche se si era accorto di qualcosa non fece nessuna battuta, qualcosa mi diceva che era sempre consapevole delle reazione che scaturiva in me, perché erano le stesse che io vedevo riflesse in lui ogni volta che mi muovevo.

Poi mi spiegò.

Boh, effettivamente è strano. Io vengo a prendere Ale il giovedì e il venerdì a scuola, il resto dei giorni è con sua madre. Ho solo due giorni a settimana!≥.

Poi mi ricordai perché non lo avevo mai visto.

Sai allora perché?! Solitamente vengo il mercoledì a prenderla, solo che questa settimana abbiamo cambiato i giorni, perché Alice non poteva≥.

Beh allora ho avuto fortuna che questa settimana sia andata diversamente, anzi mi sa che dovrò ringraziare la tua amica!≥.

Alzai gli occhi al cielo e mi spostai a sedere sulla gradinata dell’edificio ad aspettare l’uscita dei bambini, lui mi seguii.

Già, sembra quasi che qualcuno stia facendo di tutto e di più per farci incontrare involontariamente!≥ sorrisi e guardai davanti a me.

Percepii un movimento e mi girai verso Achille che rivolse lo sguardo verso l’alto e si accese una sigaretta.

Grazie, chiunque tu sia!≥ e poi si girò verso di me e sorrise.

Scossi la testa e distolsi lo sguardo dal suo.

Sei arrivato al momento sbagliato≥ sussurrai quasi lo stessi dicendo soltanto a me stessa.

Io non la vedo così: direi più che sono arrivato in tempo. Non credi che forse c’è un motivo per cui ci siamo conosciuti proprio adesso? Forse per evitare che tu commetta un errore≥.

Mi alzai di scatto.

Eh no e basta con questi discorsi”.

Scesi gli scalini velocemente, lui gettò la sigaretta a terra e mi afferrò. Ci guardammo per un istante, lui rimase sorpreso della mia reazione.

Scusami, ma è che sento quasi tutti i giorni questi discorsi sulla persona che dovrei sposare tra poco e davvero non ne posso più: nessuno riesce ad accettare la mia scelta e a rispettarmi. Non mi sono mai arrabbiata, ma adesso è troppo! Mi dispiace di scoppiare proprio con te che direttamente non c’entri niente≥.

Mi lasciò andare e restammo in piedi l’uno di fronte all’altro. Avevo il capo basso e le lacrime da stress che avevo trattenuto per tutto quel momento, scelsero la situazione meno adatta per presentarsi. Iniziai silenziosamente a piangere, le lacrime scendevano e non riuscivo a frenarle. Non so come fece, ma lui lo percepii che stavo per crollare, mi abbracciò con naturalezza, come se lo avesse fatto tante altre volte. Mi rifugiai tra le forti braccia di questo perfetto sconosciuto e piansi tutta la rabbia, tutto lo stress, tutta la frustrazione che avevo accumulato in questi ultimi mesi. Fu catartico, anche se molto imbarazzante: non mi era mai successo di avere un crollo emotivo davanti a persone che non conoscevo bene.

Quando mi rilassai mi lasciò andare e mi porse un fazzoletto, stavolta pulito. Lo ringraziai e mi asciugai il viso.

Perché hai pianto?≥.

Te l’ho detto perché: non mi piace avere tutto il mondo contro≥.

Mi guardò un altro po’ e pensò.

Non voglio girare il dito nella piaga, ma se tu fossi realmente sicura dell’uomo che sta al tuo fianco, alle cose che dice l’altra gente non ci faresti nemmeno caso, sbaglio?≥, proseguii senza attendere una mia riposta ≤ qualcosa mi dice che questa che vedo davanti a me, non è la vera Olimpia: t’immagino sempre sorridente e piena di vita, invece qualcosa dentro di te si è spento e si nota da quella luce che hai negli occhi che cerca disperatamente di riacquistare brillantezza, ma non ci riesce da sola≥.

Mi trascinò verso di se e mi strinse ancora, stavolta con più vigore per dare più importanza alle parole che stava per dire.

La prima volta che ci siamo conosciuti ho avuto questa sensazione… questa impressione. Quando ti ho rivista su quel prato il pomeriggio, quando mi hai afferrato per un braccio e ti ho stretto tra le braccia ho visto, in una lunga frazione di secondo, la vera te: quella che non riusciva a trattenersi, a contenersi dalla voglia irrefrenabile di soddisfare il suo bisogno, quel sorriso beffardo che ti apparse sulle labbra, l’intensità nei tuoi occhi quando mi guardavi perché mi volevi. In quel momento quella luce splendeva più che mai e anche tu brillavi, infondevi energia. Ecco perché sono rimasto folgorato! Sei una persona determinata e decisa, ma ora ti sei persa ed è questo quello che ti fa soffrire di più: tutti se ne sono accorti, anche tu, ma non riesci a venirne fuori con le tue forze… Ecco perché sono arrivato io!≥.

Concludendo mi accarezzò una guancia e sorrise.

Ma come fai a dirlo, se non ci conosciamo neanche?≥ dissi, ormai persa nel suo sguardo, ammaliata.

Non lo so, è qualcosa che mi dice il cuore, tu pensi troppo!≥.

Si avvicinò pericolosamente ancora un po’ alle mie labbra. Il mio cervello era in modalità ‘allerta’ e il mio cuore era già partito verso il suo.

Fui salvata dalla campanella che suonò e noi fortunatamente ritornammo con i piedi per terra. Eravamo dietro le scalinate così che i genitori che erano accorsi a prendere il proprio bambino non ci videro.

Che cazzo, tutte le volte che tra noi le cose diventano più interessanti veniamo sempre disturbati, incredibile!≥.

Fortuna mia’, pensai tirando un lungo sospiro di sollievo.

Mi prese per la mano e mi condusse all’interno dell’edificio per prendere Alessandro e Vittoria. Mi lasciai condurre come fossi una bambola di pezza, ancora scombussolata dalle sue parole e dal discorso non del tutto terminato.

Ci fermammo davanti alla stessa classe e aspettammo che la maestra aiutasse i bambini a fare la cartella. La prima che fu ad uscire fu la piccola Vittoria con il caschetto biondo e gli occhioni celesti, la presi in collo e le detti un bacio sulla guancia:

Ciao piccola!≥ disse Achille dando alla bambina un piccolo colpetto sulla testa, lei gli sorrise, arrossi e nascose la testa nell’incavo del mio collo e sospirò. Chi non lo avrebbe fatto? Achille era semplicemente dolce e emanava un fascino che poteva stendere chiunque.

Era davvero più pesa dall’ultima volta che l’avevo vista, perciò la posai a terra.

Uscirono tutti i bambini, ma nessuno era quello di Achille. Rimase l’ultimo bambino a sistemare la roba nella piccola cartella: aveva una cesta di capelli riccioli in testa, erano di un biondo intenso, quando si girò a salutare il padre, vidi che aveva gli occhi castani scuri che s’illuminarono, appena lo vide, aveva delle guance paffutelle e rosa con delle leggere lentiggini, un naso a patatina e uno sguardo furbo. Sembrava la miniatura di Achille, sorrisi tra me e me.

Si scagliò verso il padre che lo prese al volo e gli fece fare una giravolta e lo abbraccio forte.

Ciao piccolo, ti sono mancato?≥.

Si, tanto così..≥ e allargò le braccia il più che poteva, poi mi guardò e corrucciò un po’ le sopracciglia, il padre lo notò e gli spiegò posandolo delicatamente a terra.

Sai Ale, questa è una grande amica di papà, si chiama Olimpia!≥.

Al chiarimento si rilasso, mi esaminò ancor più affondo. Mi chinai per essere al suo livello e per permettergli una più attenta analisi dei miei lineamenti, aveva l’intensità negli occhi come quella di Achille. Passai il test: dopo un attimo d’incertezza mi sorrise, mi abbracciò e mi diede un bacio sulla guancia, poi tornò tra le braccia di suo padre e disse.

Babbo, certo che l’è bella!≥.

Bah no, secondo te i’ babbo sceglie l’amiche brutte?! Sei proprio i’ mi figliolo, ottimi gusti tu c’hai!≥. Arrossii, ma scoppiamo tutti a ridere e uscimmo dalla scuola. Era incredibile come Alessandro assomigliasse a suo padre e avesse la stessa forza di mettermi in imbarazzo.

 

Era una splendida giornata, tempo ideale per fare una passeggiata e mangiare un gelato, cosa che io e la piccola Vittoria avremmo fatto nel tragitto per tornare all’ufficio. Achille ci offrì un passaggio, ma rifiutai, dovevo allontanarmi subito da lui. Ci salutammo con la promessa che ci saremo rivisti presto, promessa che non avevo per niente intenzione di mantenere.

 

CONTINUA…

 

Vietata la riproduzione di questi contenuti.

 

Se vuoi inviarci la tua Fan Fiction a puntate leggi il regolamento cliccando QUI. Tutti i lavori dovranno essere in esclusiva, non saranno accettati lavori scritti da minorenni.

Fan Fiction in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

12 commenti

  1. monica

    bello molto bello… troppo corto xrò dv scrivere di più!!! cmq sei bravissima continua così

  2. alessandra

    mi intriga molto questa storia ma come hanno scritto le ragazze prima di me peccato che sia corto

  3. silvietta

    bello, bello, bello…. davvero brava!! non vedo l’ora che sia di nuovo lunedì per il seguito!!

  4. katiag

    Bel capitolo, mi accodo alle altre sopra, non vedo l’ora che arrivi lunedì per leggere il seguito. Buon anno a tutte.

    • alessandra

      buon anno anche a te e tutte le addicted di questo sito

  5. Prof

    Anche per me è ormai diventato un appuntamento fisso del lunedì: e sono contenta di esserci dentro, mi hai fatto un regalo che forse non mi ricapiterà più! Mi fa piacere anche leggere tutti i commenti positivi che ricevi, è una bella soddisfazione avere delle lettrici appassionate. C’è chi dice che quando si scrive non si deve avere paura di non trovare un pubblico interessato a leggere le nostre storie, perché quando si ha qualcosa da raccontare si trova sempre qualcuno disposto ad ascoltarlo…

  6. Danielle

    Non posso fare altro che accodarmi a quello che hanno scritto sopra.
    Bellissimo ma troppo corto (mi piace il bimbo che parla in toscano).
    Spero che lunedi farai un regalo a tutte noi befanine e lo scriverai mooooooooooooooolto piu lungo.

  7. lolly74

    nn ho letto il libro originale ma mi piace un sacco mi sono letta tutti i capitoli questo pomeriggio e mi hai fatto sognare grazie e continua cosi’ brv… nn vedo l’ora che arrivi il pros. capitolo. ciao a presto…. 😉

    • Victoria

      Grazie mille, ma non è nessun libro, è solo un racconto che propongo a voi e un giorno spero diventi qualcosa di più!