Un nuovo racconto erotico a puntate.

Presentazione della sua autrice Victoria:  “Spero vi piaccia questo breve racconto, vorrei ringraziare anticipatamente tutte le precedenti autrici delle Fan Fiction che ci hanno illuminato le giornate con i loro racconti e spero che anche la mia abbia lo stesso successo e che vi accontenti!”

5° CAPITOLO

Quando rientrai a casa la sera, trovai Lapo già a letto in un sonno profondo e pacifico. Bene, gliene fregava molto di me. Ero incazzata e nell’impeto del momento presi il mio cuscino, una coperta e andai a dormire sul divano per stare il più possibile lontano da lui.

La mattina mi alzai per prima con il corpo tutto indolenzito, mi pentii di esser stata così orgogliosa e di essere andata a dormire sul divano all’istante. Mi lavai e mi cambiai molto velocemente, non volevo incontrarlo per non doverlo affrontare. In qualsiasi modo si sarebbe svegliato, sarei stata scontrosa nei suoi confronti e litigare di mattina era un brivido che ancora non avevo provato e che non avevo fretta di provare.

Lasciai un biglietto a Filomena sulla tavola e mi diressi verso il lavoro.

Non potevo permettermi d’incontrare Achille, dopo tutta la giornata di ieri, e decisi di prendere la macchina. Scesi e la mia stupenda 500 rossa della Fiat era parcheggiata nel parcheggio sotterraneo dell’edificio. Me l’aveva regalata mamma per i venticinque anni l’anno scorso, che avevo compiuto il venti gennaio. Era la mia piccola bambina a tre porte. Non era il massimo del confort, ma era perfetta per viaggiare in quella confusione che era Firenze.

Mi diressi verso Scandicci divincolandomi nel traffico pazzesco della città. Il cellulare vibrò e appena mi fermai ad un semaforo controllai il messaggio. Era di Alice: era diventata la mia professoressa l’ultimo anno del liceo. Da quando mi diplomai, continuammo a sentirci regolarmente, avevamo molta affinità e da alunna e professoressa, diventammo amiche. Adesso aveva due bambine, una di nome Viola di nove anni e una più piccola di nome Vittoria di cinque anni, quando non riusciva ad andare a prendere le bambine a scuola a causa degli impegni scolastici, avvolte mi chiedeva di andare a prendere la più piccola, giacché aveva l’asilo vicino al mio ufficio. La tenevo un po’ con me a lavoro e poi lei la veniva a prendere. La chiamavo ancora “prof”, mi ascoltava quando avevo un problema e mi consigliava. Anche lei faceva parte del club “Odiamo Lapo”, ma, al contrario dei miei amici, non me la faceva pesare più di tanto.

Nel messaggio c’era scritto se giovedì, quindi due giorni dopo, potevo andare a prendere Vitto e tenerla per un paio d’ore. Che strano! Solitamente andavo a prendere la piccola sempre il mercoledì.

“Avrà degli impegni questa settimana, considerando che la scuola sta finendo, dovrà fare gli incontri con i genitori e le riunioni con gli altri docenti”, pensai. Risposi subito di “si” e ripartii verso l’ufficio, senza chiederle il perché di questo cambio di programma.

La giornata scorse nel modo più banale e noioso al mondo: come prevedibile, mio padre si arrabbiò con me e mi fece una sfuriata con inclusi acuti isterici, davanti a tutti i miei colleghi. Dovetti recuperare tutto il lavoro che avevo lasciato indietro e non ebbi tempo di mangiare; Bruno passò velocemente dall’ufficio a portarmi il cibo necessario per sopravvivere fino a sera.

Ed infine quando pensai che la mia giornata si stava per concludere vidi arrivare mamma Regina con la sua inconfondibile eleganza e la sua carnagione scura. Aveva origini brasiliane ed era bellissima: era una donna tutta curve, con dei capelli marroni scuri che portava in un grazioso caschetto e degli occhi di color nocciola. Portava con se il sole, perché quando entrava illuminava chiunque la guardasse. Aveva sempre un sorriso gentile per tutti. Ci assomigliavamo molto a livello estetico, invece caratterialmente lei era molto dolce e pacata, non potevamo essere più diverse. Passò dall’ufficio, mi dette un bacio sulla testa e mi si lanciò in un racconto dettagliato delle ultime decorazioni che erano arrivate per il matrimonio. Aveva con se i tovagliolini color lilla che erano arrivati da Parigi la stessa mattina. Aveva un atelier di abiti da sposa e da cerimonia di qualsiasi genere, organizzava eventi di qualsiasi tipo, ma la sua specialità era l’organizzazione di matrimoni, infatti, oltre che all’ufficio che aveva in centro a Firenze di organizzazione di party ed eventi, cinque anni fa aprii il “Per Sempre” che si occupava solo di matrimoni. Fu la realizzazione di tutti i suoi sogni e né era estremamente orgogliosa. Da quando avevo annunciato il mio matrimonio, però, il negozio aveva cambiato nome in “Per Sempre di Lapo e Olimpia”, infatti aveva affidato tutti gli altri eventi alle sue dipendenti e si occupava personalmente solo del mio che aveva la priorità su tutto. Era così emozionata ultimamente, sempre euforica ed a cercare le ultime novità, perché il mio giorno fosse indimenticabile. Le avevo dato carta bianca su tutto, non era un problema, vederla così felice riempiva anche me di gioia. Insistette perché la sera dopo Lapo ed io andassimo a mangiare da lei, ma le risposi che le avrei fatto sapere.

 

La giornata finì con una lentezza atroce, quando arrivai a casa sconvolta trovai la tavola già apparecchiata e vidi Lapo ai fornelli intento a preparare qualcosa da mangiare. Mi commosse e mi fece sentire in colpa più che mai per quel bacio rubato a pochi metri di distanza dal suo naso della sera prima. Anche se non me lo disse, era una forma per chiedermi scusa, almeno così credevo.

Mi appoggiai all’isola della cucina e aspettai che lui mi notasse, si girò verso di me e mi sorrise.

Tatatarààààà! Ti piace la sorpresa? Sono tornato prima da lavoro oggi!≥ disse, mostrandomi una cucina disastrosa e un qualcosa che poteva essere chiamato cibo.

Lapo non si occupava degli affari di famiglia, ma lavorava per l’azienda vinicola del padre di Bruno: i loro genitori erano molto amici e la relazione tra il padre di Bruno, Claudio, e Lapo s’intensificò quando Bruno fece il suo coming out. Dopo l’annuncio Claudio aveva così deciso di dare la direzione dell’azienda tutto in mano al mio caro fidanzato, giustificandolo dicendo che aveva fatto la facoltà di Agraria a Pisa e che era più esperto rispetto al figlio gay.

Bruno e Lapo erano cresciuti insieme, ma non si sopportavano e si trattavano da estranei.

Si, grazie. Sei stato davvero molto carino, com’è andata la riunione?!≥.

Benone, la società che ho incontrato vuole investire su di noi ed esportare il vino che produciamo anche in America. Dobbiamo festeggiare!≥.

Non mi chiese com’era andata a me a lavoro o cosa avessi fatto la sera prima, non gli interessava per niente e capii che si era tutto indaffarato solo per se stesso. Era normale: quando era felice lui tutto il mondo sorrideva, soprattutto alle persone che lo circondavano, se invece era di mal umore era tutto un inferno.

Allora senti principessa sabato abbiamo una festa per finanziare il progetto di un edificio adibito al supporto di ragazzi in difficoltà. Mia madre è la maggior finanziatrice del progetto e ci vuole al suo fianco, saranno le solite cose di rito: il ballo, il discorso, la presentazione del progetto e bla bla bla. Poi domani mi diranno se devo partire per un viaggio di lavoro che dovrebbe durare due settimane. Se tutto va bene dovrei partire lunedì. Ok?≥ mi disse venendo verso di me e salutandomi con un bacio veloce e distaccato sulle labbra.

Va bene, tanto non avevo ancora nessun impegno per sabato, se t’interessava saperlo≥.

Sua madre, con l’aiuto ovviamente della mia, organizzava sempre questi eventi benefici così che tutte le persone la ammirassero in tutta la sua bontà e generosità, anche se la realtà era molto diversa. Poi mi rabbuiai ≤ …ma come? Partiresti per un viaggio di lavoro proprio adesso che ho tanto bisogno di te?≥.

Mi dette una pacca sulla spalla e mi disse ≤ Sopravvivrai!≥.

Anche te, vedo! Ma come fai ad essere così indifferenze? Non te ne frega un cazzo di niente, sei impossibile!≥

Smettila con le crisi di nervi e rilassati. Oggi non voglio litigare dobbiamo solo festeggiare!≥. Mi porse un bicchiere di vino, facemmo “cin-cin”, anzi lui fece sbattere il suo bicchiere contro il mio e si scolò tutto d’un fiato il liquido che aveva dentro il calice. Avevo la nausea, non potevo toccare nemmeno un po’ di alcool a stomaco vuoto.

Su, su, vatti a cambiare e vieni subito a tavola!≥.

Stavolta mi dette una pacca sul fondoschiena, indirizzandomi verso il corridoio.

Mi diressi in camera in silenzio, mi cambiai e tornai in cucina.

Mangiammo e sparecchiammo: lui parlò per tutto il tempo della sua giornata con i dettagli più accattivanti della riunione, io non riuscivo a spiccicare parola dalla rabbia che avevo dentro e mi limitavo ad annuire e sorridergli.

Credevo che non potesse irritarmi più di così, invece quando ci spostammo nel salone si girò e disse:

Oggi voglio fare l’amore con te!≥.

Come se fosse una cosa da decidere ed appuntare sull’agenda. Non volevo contrastarlo, soprattutto perché mi sentivo ancora in colpa per Achille. Lo lasciai fare e facemmo l’amore, ma non fu lo stesso, anzi fu orribile. Finsi di venire per finire in fretta lo strazio e ognuno di noi si addormentò sul suo lato del letto. Non poteva esserci cosa più triste.

Mentre mi stavo addormentando due grandi occhi castani invasero la mia testa e li sognai per tutta la notte: io e Achille facemmo l’amore per la prima volta e lui mi scopò senza tregua fino alla mattina seguente, ansimando, urlando e gemendo il mio nome sopra di me. Anche se era tutto dentro la mia testa, fu lo stesso bellissimo e mi fece desiderare ardentemente che non fosse solo un sogno.

 

La Zumba fitness del mercoledì sera mi rimise al mondo, dopo lo stress accumulato in appena due giorni. A fine lezione io, Cleo e Bruno eravamo sfiniti. Avevamo fame e decidemmo di andare a mangiare nel ristorante della palestra, avevamo fatto il corso delle 19, perciò erano le 20.30. Mandai un messaggio a Lapo comunicandogli che non tornavo a cena e poi mi scusai con mia madre, ma non saremo andati a cena da lei. Fortunatamente Lapo era andato a mangiare dalla sua dolce e cara mammina ed io ero libera per stare con i miei amici.

Ci accomodammo ad un tavolino e ordinammo tre sandwich e tre Fante.

Cleo iniziò a raccontare la sua notte di follie con Enrico.

Giuro, io non avevo mai incontrato un uomo così! Appena arrivati a casa, ho slegato Dori che prontamente si è rifugiata in cucina. Lui mi ha preso in collo e mi ha sbattuto sul letto, ha iniziato a montarmi con una foga pazzesca…≥. Da quanto era esaltata a raccontare la storia, il suo tono di voce man a mano che proseguiva si alzava di livello accompagnato da gesti fin troppi espliciti. La gente intorno a noi iniziò ad interessarsi un po’ troppo al racconto tendendo gli orecchi e i colli.

Shhh, ma non urlare idiota, che ti sentono tutti!≥ dissi chinandomi sul tavolino per farmi sentire solo dai miei amici.

Lei si raddrizzò e si guardò in torno fiera. ≤ Sapessi quanto me ne frega Olly! Io ho fatto la miglior scopata della mia vita e se mi sente qualcuno, spero sia felice per me≥.

In quel momento una vecchietta di passaggio che aveva ascoltato l’ultima frase della mia amica, si avvicinò e disse: ≤ Ben detto ragazza!≥. Si scambiarono un “cinque” con la mano e la vecchietta andò a sedersi due tavoli dietro di noi. Sembrava di aver assistito alla scena di un film comico, non potei non scoppiare a ridere, mentre Cleo continuava il suo racconto.

Dopo un resoconto di gambe attorcigliate e lingue ovunque terminò il discorso con un sospiro e comunicò a me e a Bruno, che era seduto al suo fianco, che rivide Enrico la sera dopo e che l’avrebbe rivisto anche quella sera dopo la palestra.

Ma dai, sorella! E tutte le tue regole sugli uomini dove sono andate a finire? Specialmente la numero 3 e la numero 5: “essere più stronze di lui” e “mai rivedere un uomo più di due volte”?!≥ chiese perplesso Bruno.

Me ne fotto delle mie regole, mi scopa da dio e questo mi basta e avanza!≥.

E allora brindiamo: alle belle scopate!≥ dissi alzando il mio bicchiere di Fanta, i miei amici mi seguirono e brindammo.

Vidi negli occhi di Cleo un lampo, come se si fosse appena ricordata di una cosa essenziale, poi si rivolse a Bruno:

Ah, Brù ma te non sai l’ultima?! Lunedì quando ho conosciuto Enrico, sai chi c’era con lui? Achille Ferri, quello di cui parlano tutte le ragazzine a Firenze, quello che lo chiamano con quel soprannome ridicolo…≥.

Lo sapevo, ora non ne esco viva” pensai mentalmente. Continuò, mentre pian piano sprofondavo nella sedia.

E la vuoi sapere tutta? Ci provava spudoratamente con Olly e lei ci stava, si guardavano in un modo che mi faceva bagnare addirittura a me: sono stati tutto il tempo incollati come due sanguisughe, si guardavano, si sfioravano amabilmente, si sussurravano cose all’orecchio e son rimasti in macchina soli dopo che ci hanno riaccompagnato a casa. Erano una visione erotica eccitantissima insieme, sopra ogni immaginazione e chissà cos’hanno fatto da soli!≥.

Ma che mi dici? Io ero presente la prima volta che si sono conosciuti ed infatti le dissi che da quel momento sarebbe iniziata una vera e propria storia d’amore… Avevo ragione!≥ disse il mio amico emozionato guardando me e poi guardando nuovamente Cleo incredulo. Erano entrambi eccitati e felici come se avessero vinto la lotteria.

Frena, frena, frena! Non è nulla di quello che state pensando, è un bel ragazzo, ma nulla di che, risparmio ai vostri piccoli neuroni la fatica d’immaginare qualcosa che non esiste. Io e lui ci siamo visti solo tre volte in un giorno, sa che sono fidanzata e lo rispetta!≥.

A quelle parole il mio cellulare come per magia s’illuminò, era rivolto nella direzione di Bruno e Cleo che furono più veloci di me a leggere il destinatario. Erano incredibili le mie doti da veggente, peccato che andavano quasi sempre a mio discapito.

Prima che potessi afferrarlo Bruno mi anticipo.

Su ridammelo, dimmi chi è!≥.

Immaginavo già chi era dalla reazione che ebbe il mio amico: i suoi occhi si dilatarono a tal punto che avevo paura gli uscissero fuori dalle orbite. Cleo sbirciando disse. ≤ Ah, si lo sapevo, lo sapevo, vi sentite anche per messaggio, fortuna che rispettava il tuo impegno matrimoniale!≥.

Quando cercai di strappare di mano l’i-phone a Bruno lui iniziò a recitare il messaggio con tono poetico. ≤ È passato un giorno, ma io non smetto di pensare ai tuoi occhi e alle tue labbra. Mi hai folgorato Olimpia, ho bisogno di rivederti altrimenti impazzirò!≥.

Oh porca troia”. Era Achille davvero, che non faceva altro che pensare a me, mi aveva mandato un messaggio, voleva vedermi, le mie labbra, le sue labbra… Mi stavo sciogliendo sulla sedia su cui ero seduta e il mio cervello era momentaneamente in panne. Mi sentivo le guance bruciare e sentii delle leggere contrazioni al basso ventre, riconobbi la stessa sensazione che ebbi la prima volta che vidi i suoi occhi e tutte le volte a seguire: era una cosa speciale che riguardava solo me e lui, ma soprattutto che doveva finire presto.

A fine lettura sia Bruno che Cleo si girarono verso di me, con un sorriso da orecchio ad orecchio, erano così felici che sarebbe stato da prenderli a calci. Ci fu qualche minuto di silenzio, infine Bruno fece uno sguardo teatrale alzò gli occhi al cielo, alzò le braccia e unì le mani in segno di preghiera:

Dio ha ascoltato le nostre preghiere!≥

 

Non so come, riuscii a interrompere la valanga di domande dei miei due amici, riuscii addirittura a riportarli a casa prima che la mia furia omicida si scatenasse.

Arrivai a casa lessi di nuovo il messaggio di Achille rifugiata in bagno per paura di essere scoperta da Lapo, non che pensassi che gli importasse qualcosa. Credo che iniziai a digitare più di dieci risposte differenti che poi eliminai tutte. Non trovai niente di appropriato da scrivergli, quindi decisi di rinunciarci e di riporre il cellulare nel comodino vicino al letto. Ma non riuscii a prendere sonno e fissai il cassetto come se potesse sbucare fuori Achille, come fosse un cappello magico con la sua colomba. Finché alla fine la stanchezza non ebbe la meglio.

 

CONTINUA…

 

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9 commenti

  1. silvietta

    Sempre meglio!!! Continua così…sono sempre più curiosa!! Brava Brava Brava

    • silvietta

      Ieri notte mi sono scordata: Tanti Auguri di Buon Natale a tutte le ragazze e a tutti i membri dello Staff di 50 sfumature che ogni giorno si impegnano per tenerci sempre aggiornate sulle ultime novità su tutto e ci intrattengono con le ff… Auguroni

  2. monica

    bello bello bello mi piaceeeeeeeeeeeeeeeeeeee complimenti!!!

  3. Danielle

    Bellissimo, sempre meglio, alla prossima settimana.
    Colgo l’occasione per fare gli auguri di natale allo staff del sito (siete fantastici), alle autrici delle FF che pazientemente ascoltano i nostri “scleri” settimanali (quando i capitoli non arrivano in tempo), e a tutte le persone che ogni giorno, ad ogni ora con i loro commenti (soprattutto sulle parti anatomiche di Jamie) mi allietano la giornata.

  4. Laura

    Il racconto è bello ma non puoi continuare a scrivere a volte “avvolte” dai ..