Un nuovo racconto erotico a puntate.

Presentazione della sua autrice Victoria:  “Spero vi piaccia questo breve racconto, vorrei ringraziare anticipatamente tutte le precedenti autrici delle Fan Fiction che ci hanno illuminato le giornate con i loro racconti e spero che anche la mia abbia lo stesso successo e che vi accontenti!”

3° CAPITOLO

è pronta la cena!≥ urlai a Lapo che era rintanato nel suo studio da quando era arrivato.

Vivevamo nel mio appartamento che dava sull’Arno fino a quando la casa non sarebbe stata pronta. Non era la vista più spettacolare del mondo, ma io l’amavo, rifletteva perfettamente il mio gusto personale!

Eccomi arrivo un secondo≥ dopo un secondo di numero si sedette a tavola, era maniacalmente preciso su tutto. ≤ Sei proprio una brava donna di casa, t’immagino un giorno aspettandomi sull’uscio di casa con i nostri figli≥.

Stava scherzando, credo, spero… Nel dubbio intanto risi ≤ E secondo te io starò a casa ad aspettare il tuo ritorno? Ma scordatelo, io sono una donna di mondo, mi piace fare da mangiare, ma questo non vuol dire che dovrò star rinchiusa in casa a non fare nulla!≥. Servii la cena e lui addentò il primo pezzo di carne.

Scusami cosa vorresti fare? Lavorare? Sai che non ne hai bisogno!≥

Si, invece si, ne ho bisogno, per vivere, per sentirmi viva… non potrò mai essere una donna di casa!≥ come sua madre, che l’unica cosa che sapeva fare di utile nella vita era comandare le domestiche, andare ai salotti e spettegolare di qualsiasi anima viveva a Firenze e dintorni. Fu lei che svelò ai genitori di Bruno l’orientamento sessuale del figlio con uno sciocco pettegolezzo che però trovò radici solide e costrinse il mio miglior amico a “confessare”. Era la persona più ottusa che conoscessi al mondo, si occupava dei figli e il resto del tempo lo trascorreva in palestra o a rendermi la vita un inferno, cercando di insegnarmi l’etichetta. Ma chi le aveva chiesto niente poi? Adorava Lapo, lo trattava come un principe e lui si sentiva così, lo aveva viziato e riempito la testa di cazzate. Quando era piccolo, lo portava con lei a fare shopping e lui era diventato un esperto in fatto di moda: quando andavamo alle feste, si mettevano vicino all’entrata per commentare ogni singolo abito che varcava il portone della sala.

Sei così cocciuta, sai? Tanto poi cambierai idea, ecco perché sono tranquillo≥ continuò a mangiare come se nulla fosse, posai le posate e lo guardai mangiare, non avevo voglia di rispondere, perché non avevo voglia di litigare, urlare e stressarmi ancor di più. Lapo era davvero il mio stereotipo di uomo, fisicamente parlando: non il solito palestrato, aveva un fisico asciutto e ben strutturato, alto di poco più di me, capelli castani e occhi di color nocciola, si faceva tutte le mattine la barba e sembrava avvolte più piccolo di me. Aveva delle fossettine simpaticissime sulle guance, tutte da mordere. Si curava molto tra cremine, cremette e cerette varie, non mi piaceva molto, ma l’accettavo. Era un ragazzo avvolte eccentrico e mi faceva morire dal ridere con i suoi modi di fare.

Che c’è?≥ mi chiese ad un certo punto notando che lo stavo fissando. Gli scombinai i capelli, che subito si riordinò e gli diedi un bacio sulla guancia.

Stavo solo pensando a quant’eri carino, anche se dici cose idiote.≥

Solo carino?≥ mi chiese lui con un sorrisetto dolcissimo sulle labbra.

Mi ricordò, perché mi ero innamorata di lui, per un breve istante ≤ Sei magnifico!≥ gli diedi un bacio sulle labbra e continuammo a mangiare.

 

Finimmo di mangiare in silenzio, mentre guardavamo il telegiornale della sera e poi ci accomodammo sul divano, non misi apposto la cucina, ci avrebbe pensato Filo la mattina dopo. Ero ancora eccitata della mattinata trascorsa e di quegli occhi castani che non lasciavano la mia mente nemmeno per un secondo. Avevo voglia di fare l’amore per dimenticare e per placare questo desiderio che mi ardeva dentro. Mi avvicinai a Lapo che era intento a trovare un film in TV, iniziai a baciarlo sul collo, risalii e iniziai a leccargli delicatamente l’orecchio sinistro, con la mano intanto iniziai a toccargli il ginocchio e pian piano mi avvicinai all’inguine.

Dai, smettila Olimpia, domani avrò un’importante riunione di lavoro, mi voglio riposare e guardare un film≥ continuai.

Rilassati con me, sono una cura molto più efficiente, fidati!≥ gli sussurrai all’orecchio nel modo più sensuale e provocatorio che riuscii a fare. Ma guarda se dovevo supplicare il mio futuro marito per fare sesso, roba da pazzi!

No, dai davvero! Smettila oggi no!≥ non ci potevo credere.

Ma dai Lupetto, ma come oggi no? Stai scherzando vero? Non siamo nemmeno sposati e già non facciamo sesso!≥ dissi con aria scocciata.

Ti ho detto di non chiamarmi così e prenditi un bicchiere di acqua ghiacciata!≥.

Si alzò bruscamente dal divano e andò nel suo studio. Rimasi lì, da sola sul mio divano nel mio salotto come una deficiente, mi aveva fatto sentire una sgualdrina. Mi vergognavo, mi sentivo quasi in colpa, cosa c’era di sbagliato nel fare l’amore con chi ami? Mi aveva respinto come se facessi schifo. “Oggi no?”, oggi no e quando sennò? Siamo giovani, ci amiamo e ci deve anche essere un giorno per fare l’amore? Troppe domande cui rispondere e l’unica cosa che avrei voluto fare ora era piangere. Stavo esagerando, ma non me ne fregava niente, mi aveva respinto e non c’è cosa peggiore per una donna.

 

Rimasi immobile sul divano per circa un’ora a facendo zapping, ma non avevo voglia di vedere niente in particolare. Erano le 22.30 di lunedì sera, la fine del primo giorno lavorativo della settimana e già non né potevo più di stare in casa, avrei voluto scendere velocemente a prendere una birra con qualcuno e parlare un po’, sentirmi bene, perciò decisi di chiamare Cleo che sapevo che a quest’ora era in giro a fare la passeggiatina con Dori, un fantastico barboncino nero di soli quattordici mesi che io e Bruno le avevamo regalato per il suo compleanno. Lo avevamo comprato dopo due giorni d’intense ricerche del regalo perfetto, quando lo vedemmo in una vetrina, ci sembrò perfetto per la nostra amica.

Cleo non abitava tanto lontana da me ed infatti era molto comodo per le emergenze tipo queste. Abitava solo con Dori, non aveva un compagno in particolare ma ogni sabato né aveva uno diverso, riteneva che fosse molto più semplice gestire una relazione così, almeno non si doveva soffrire o impazzire per trovare un accordo per qualsiasi cosa. Non credo di averla mai vista innamorata, ma ho assistito a molti cuori infranti a causa sua. Era bella, anche se lei non lo capiva: aveva i capelli a caschetto, di un marrone scuro che sembrava quasi nero. Era snella e non tanto alta con occhi verdi. C’eravamo conosciute al primo anno del liceo linguistico, dopo due anni di odio reciproco diventammo inseparabili, decidemmo di andare alla stessa università e di non separarci mai più, così fu.

Presi il cellulare e composi il suo numero, non so se mi sarei messa a piangere a udire la sua voce, ma tentai ugualmente, non avevo voglia di sentire il terzo grado stile-Cleo.

Amica, ciao! Senti sei in zona? Volevo andare a prendere qualcosa qui vicino!≥ cercai di fingere il meglio che potevo, cercai di fare una voce sostenuta e disinvolta, ma non credo che funzionò molto.

Ah bella, ciao, si, sono fuori con Dori tra cinque minuti sono sotto casa tua. È successo qualcosa, vero?≥ la sua non suonava come una domanda, ma più come un’esclamazione, ero quasi convinta che la mia voce sostenuta non avesse avuto per niente successo.

Non ne voglio parlare, ti aspetto fuori, non fare domande!≥

Ultimamente non hai mai voglia di parlare con nessuno, ma sai avvolte ti potrebbe far bene, per scaricare un po’ la tensione…≥ riattaccai prima che potesse aggiungere altro. Andai in camera e indossai dei pantaloni della tuta grigi, una maglia a maniche corte bianca, una felpa e le mie insostituibili Sucony Jazz viola. Presi la borsa e prima di scendere le scale mi affacciai nello studio.

Vado a fare una camminata con Dori e Cleo, torno tra poco≥ dissi a Lapo con indifferenza.

Humm, si si, fai come ti pare, ma non mi piace che esci sempre con quella ragazza!≥

Sì dal caso che quella ragazza è la mia migliore amica. Quante cazzo di volte te lo devo dire?! La conosco da più tempo di te≥.

Staccò per un attimo gli occhi dal computer, mi guardò una frazione di secondo e poi riabbasso velocemente gli occhi sul Mac e disse ≤ Si, è la tua migliore amica, ma ciò non toglie il fatto che abbia una pessima influenza su di te. Ho già accettato Bruno, nonostante mia madre mi avesse detto di non parlarci.≥.

Già ero incazzata se poi sparava anche cazzate, la mia pazienza aveva un limite. Non riuscii più a controllare la mia bocca e mentre mi stavo avviando verso la porta di casa e dissi ≤ Perché non gli dici alla tua mamma di venire anche a pulirti il culo? Faresti prima!≥.

Uscii di casa, sperando che Lapo non mi rincorresse con un coltello in mano, già vedevo le prime pagine del giornale.

Appena fui fuori dall’edificio, attraversai la strada e mi appoggia al parapetto e guardai il fiume che sotto di me scorreva silenzioso come se avesse paura di disturbare la città e aspettai l’arrivo del batuffolo nero e della sua padroncina.

 

Era una serata primaverile perfetta, quasi magica, notai sorpresa. Ormai ci stavamo avvicinando all’estate e a tutte le novità che avrebbe portato. Dopo cinque minuti vidi apparire Dori che appena mi vide iniziò a scodinzolare quasi come fosse impazzita e a guaire. Tutte le volte che vedeva o me o Bruno era così, tutta emozionata, solitamente però non le piacevano le persone, soprattutto odiava gli uomini, abbaiava e ringhiava. Come barboncino era parecchio strano. Appena il collare le permise di avvicinarsi ancora un po’ a me, iniziò a saltare sulla mia gamba, m’inginocchiai e mi lasciai leccare come a lei piaceva tanto.

Ma ciao batuffolino, ciao! Come stai piccina?!!≥ parlavo con il cane, almeno lei non mi avrebbe detto niente che non volessi sentire, mi dava solo tanto amore, cosa che avevo bisogno in quel momento. Mi raddrizzai e Dori dopo le mie attenzioni si calmò, mi avvicinai a Cleo e le diedi un tenero bacetto sulla guancia, ci prendemmo sotto braccio e ci avviammo verso il centro storico per trovare un bar aperto.

Durante il tragitto come le avevo chiesto, non mi chiese niente e parlammo tranquillamente. Riuscii a rilassarmi e a dimenticare la giornata appena trascorsa.

La mia vita non era mai stata movimentata come io non ero mai stata così sensibile. Era tutto un periodo e un accumulo di emozioni che faticavo a gestire e a dargli il giusto peso e la giusta reazione: dentro la mia testa non riuscivo più ad incasellare bene tutte le novità che mi arrivavano dall’esterno e troppe volte ero irascibile senza motivo come avvolte preferivo stare zitta e fregarmene di tutti e tutto.

Dopo tanto pensare decidemmo di andare all’Hard Rock, era il posto più vicino e più noto della zona. Era lunedì non ci sarebbero state tante persone nel locale e saremo state più tranquille, senza dover stare a chiacchierare con altra gente o ad urlare tra noi per sovrastare la musica!

Appena entrammo, ci accomodammo in un tavolo nella sala più grande, prendemmo Dori in collo e la accomodammo accanto a noi. Ordinammo due birre e mentre ci stavamo rilassando Cleo, che era rivolta verso l’entrata del locale, spalancò gli occhi come se avesse visto qualcosa di davvero incredibile e iniziò a fare quello sguardo che ormai conoscevo molto bene: uomini in vista. L’unica serata che avevamo trovato per stare insieme da sole lei era davvero intenzionata invece a rimorchiare a giudicare da come iniziò ad alzarsi con una mano il reggiseno e ad abbassare la maglietta con l’altra; anche quando andava a camminare si vestiva in un modo provocante, aveva dei leggins ultra super push-up neri, una maglietta con lo scollo a “v” bianca ed un cartigan nero, con le sue immancabili Jeffrey Campbell bianche alte, che in poche mosse da normale outfit casalingo diventava un provocante abito da pornostar. La odiavo quando iniziava la trasformazione, tutto il suo atteggiamento cambiava perfino Dori lo notava. Iniziò a sorridere ammiccando a qualcuno alle mie spalle mentre si toccava i capelli.

Gli agitai due o tre volte la mano davanti agli occhi per riacquistare la sua attenzione ≤ Ehi, terra chiama Cleo, ci sei? È la tua amica che ti parla che sta perfettamente davanti a te, mi senti?≥.

Mi guardò come se si fosse ricordata improvvisamente che c’ero anch’io ≤ Ops, scusa amore, ma ti giuro c’è un figo da paura seduto al bancone del bar che mi sta guardando, anche l’amico accanto a lui sembra uscito da un set di Hollywood, giuro me li farei tutti e due contemporaneamente. Girati dai!≥

No, grazie! Senti se devi stare così tutta la sera torno a casa, non ti preoccupare per me!≥ a quelle parole con suo gran dispiacere si ricompose e iniziò a considerarmi, si rialzo la maglietta e si chiuse un po’ il cardigan, la modalità-cacciatrice-di-uomini era OFF, almeno per stasera.

Continuammo a parlare delle nostre cose, anche se lei ogni tanto guardava verso i ragazzi alle nostre spalle. Passò circa mezz’ora dall’avvistamento dei due ragazzi quando Cleo sgranò nuovamente gli occhi e iniziò ad agitarsi sulla sedia su cui era seduta e sussurrò velocemente:

Oh cazzo, sta venendo in qua!≥ non feci in tempo a rispondere “chi?”, che un ragazzo alto, super mega ultra palestrato, così tanto rifinito che faceva quasi impressione, piombò accanto a noi, afferrò una sedia e si mise a sedere così tanto vicino a Cleo che quasi la prese in collo.

Ma si fai pure, grazie per avercelo prima chiesto!” pensai.

Dori si agitò e iniziò ad abbaiare. Il ragazzo aveva una maglia a mezze maniche con lo scollo tondo attillata che faceva intravedere tutti i suoi muscoli perfetti, aveva i capelli corti neri ed occhi di un blu intenso, con dei pantaloni di jeans che gli fasciavano i muscoli delle cosce. Tutto ciò che indossava metteva in risalto il corpo statuario, pensai subito che era il tipo perfetto per Cleo, incredibile, era il suo prototipo di uomo in carne e ossa. Si guardarono in un modo indecente, iniziarono a sorridersi e Cleo si morse il labbro di proposito, erano così vicini che quasi si baciavano e io ero davvero di troppo. Mi appoggiai allo schienale e aspettai che la scarica di ormoni tra i due finisse. Ad un certo punto il ragazzo riacquisto la facoltà della parola e disse:

Piacere sono Enrico. Cosa posso offrirvi da bere fanciulle?≥ mi sorprese la sua voce, era simpatica e dolce. Si presentò ad entrambe anche se era palese che il suo interesse era rivolto alla mia amica.

Cleo che lo stava guardando con cosa? Ammirazione, amore, passione? Non saprei dire, rispose, sbavando leggermente dall’angolo della bocca: ≤ Io, sono Cleo, questa è la mia cagnolina Dori e voglio un Cosmopolitan, grazie!≥.

Piacere Olimpia e grazie sono apposto così!≥ risposi con il tono più gentile che riuscii a fare, anche se ero incazzata del fatto che si stava intromettendo nella nostra seratina solo donne ed ero sicura che anche la cagnolina fosse d’accordo con me.

Ad un certo punto urlò ad una persona alle mie spalle ≤ LILLEEE, un Cosmopolitan per la mia ragazza e per la sua dolce amica una coca!≥. Mi guardò e mi strizzò l’occhio, non riuscii a dire nulla, accettai la coca e lo ringraziai. Era sorprendentemente adorabile e t’impediva di avercela con lui. Dori venne da me e si sedette sulle mie gambe, la coccolai e lei mi lecco un po’ le mani e si rilassò sulle mie gambe. I due davanti a me, iniziarono a parlarsi sempre più vicini ed a scambiarsi effusioni molto esplicite.

Si, vabbè io non ci sono fate pure!” pensai alzando gli occhi al cielo.

Finalmente arrivarono i drink che avevamo ordinato e si staccarono per un attimo, Cleo mi guardò con un sorriso da orecchio ad orecchio, gli garbava e dopo tutto ero felice per lei, gli sorrisi anch’io, ma poi sentii una voce troppo familiare al mio fianco…

Allora un Cosmopolitan per la tua nuova ragazza, un Cuba Libre per te, una birra per me e per te…≥ si girò verso di me mentre io stavo alzando la testa verso di lui. E rieccolo di nuovo davanti a me, tre volte in un giorno, con il suo sorriso fantastico stampato sulla bocca e i suoi occhi magnetici puntati addosso. Lui, la causa, per cui di lunedì sera sono venuta a bere. Stavo quasi iniziando ad abituarmici a vederlo così spesso. Era come se qualcuno aveva deciso di unirci ora e per sempre. Non potei fare a meno di sorridergli. Lui prese una sedia e si mise a sedere vicino a me, appoggiò un braccio sulle mie spalle e disse:

Ciao Olimpia!≥ mi diede un bacio sull’angolo della bocca che contraccambiai.

Ciao Achille!≥

 

 

CONTINUA…

 

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9 commenti

  1. silvietta

    Questa storia mi intriga sempre di più!!!! Non vedo l’ora che sia lunedì prossimo per leggere il seguito….Brava, Brava, Brava

  2. monica

    qst storia mi piace sempre di più!!! Sei brava davvero.. continua così

  3. evento07

    Scusate, ma è il capitolo 2 oppure il 3?? perchè mi sembra di averlo già letto, o sbaglio ?!?!?

    • Victoria

      questo è il Terzo, si, c’è qualcosa che non ti torna? ci sta che abbia sbagliato qualcosa non si sa mai!

      • Evento07

        c’è scritto 3o Capitolo, però sotto c’è 2o ed anche il testo è del secondo…..

  4. katiag

    Bello, non vedo l’ora che sia lunedì, continua così.

  5. lolly74

    bellissimo mi pice e molto intrigante nn vedo l’ora ke arrivi lunedi….. 😉

  6. Danielle

    Bello mi piace molto, ma tirare un calcio dove non batte il sole a questo Lapo………..