Un nuovo racconto erotico a puntate.

Presentazione della sua autrice Victoria:  “Spero vi piaccia questo breve racconto, vorrei ringraziare anticipatamente tutte le precedenti autrici delle Fan Fiction che ci hanno illuminato le giornate con i loro racconti e spero che anche la mia abbia lo stesso successo e che vi accontenti!”

2° CAPITOLO

 

Passammo tutta la mattinata sul divano a parlare del più e del meno, finché non fu 12.30, ora in cui dovevo uscire per andare a pranzo con mia sorella. Bruno doveva andare a preparare la boutique per il pomeriggio, svuotare gli scatoli arrivati il sabato da Londra e fare l’inventario dei capi d’abbigliamento: aveva una boutique che andava di moda tra i ragazzi fiorentini, aveva tutte le ultime news nel campo della moda e soprattutto della moda londinese che Bruno amava tanto. Era piccolo l’ambiente, ma rispecchiava completamente la personalità del mio caro amico, perciò pazzia ovunque. Si era creato una famiglia con la boutique ed era tutta la sua vita da quando i genitori lo avevano cacciato di casa quando scoprirono che era gay. La sua famiglia faceva parte, come del resto la mia, dell’alta società fiorentina ed erano nel campo dei vini, fu troppo reggere lo smacco per il padre di avere un figlio omosessuale e si vergognava di ciò che avrebbero potuto dire i suoi soci, non considerando che era sangue del suo sangue. Bruno era forte ed io ero sempre presente per lui quando ne aveva bisogno, furono tempi duri inizialmente, ma poi non ci facemmo più caso e la situazione si ristabilì.

Mi accompagnò fino al “Il Bargello” in piazza della Signoria dove mi sarei incontrata con Elena. Bruno mi abbraccio e mi dette un bacio sonoro sulla bocca come facevamo sempre ad eccezione di quando c’era Lapo che odiava questo nostro modo di fare: non lo riteneva adeguato per una donna rispettabile come, secondo lui, ero io.

Mi sedetti al nostro solito tavolo in veranda, dove si vedeva tutta la piazza e le sculture. Stavo guardando il cellulare quando vidi una bella bionda dirigersi trotterellando verso di me. Mia sorella era fisicamente il mio opposto: alta come me, ma di carnagione chiara, con capelli lunghi, mossi e biondi, era magrolina e di fisico asciutto, io invece avevo i capelli lunghi lisci e castani, di carnagione olivastra e tutta curve, anche troppe. Io avevo preso da nostra madre e lei da nostro padre e nonostante caratterialmente fossimo agli opposti ci completavamo. Venne verso di me e mi leccò la guancia:

Ma dai, che schifo Elena, che fai??!!!≥ dissi asciugandomi la guancia con il tovagliolo.

Ciao sorella, allora come stai?≥

Bene, te? Scuola, zuccona?≥ Elena aveva diciotto anni precisamente otto anni in meno di me, stava frequentando l’ultimo anno del liceo scientifico, io avevo fatto il liceo linguistico. Una cosa l’avevamo in comune, la scuola non era decisamente la nostra vocazione.

è dura, sorella, è dura! Non so se darò la maturità quest’anno≥.

Le diedi un colpetto in testa ≤ Ma smettila cogliona, ce l’ho fatta io senza mai bocciare, ce la farai decisamente anche te. Fidati! E poi ti darò una mano io..≥. Ci guardammo per un attimo e scoppiamo a ridere, sia io che lei sapevamo che anche volendo non sarei mai riuscita ad aiutarla, nemmeno aprendo il libro di educazione fisica.

Ordinammo e parlammo per più di due ore della sua turbolenta “love story” con Lorenzo che davvero non riusciva ad impegnarsi seriamente, mi raccontò delle litigate furibonde nel cortile di scuola e della birra che lei gli rovesciò in testa dopo averlo beccato a flirtare con un’altra ragazza ad una festa e poi l’amore che avevano fatto nella macchina nuova di lui e di come fu bello fare la pace, ma il giorno seguente era riniziata tutto da capo l’agonia.

Mamma Elenuccia mia che agonia, dio mio! Ma la finisci con questo e ne prendi un altro, ti prego? Sei giovane e bellissima, ma perché devi soffrire così?≥

Oh beh, almeno io soffro per l’uomo che amo!≥ “Ahi, ahi… Frecciatona, frecciatona dritta dritta al cuore”.

Amore, che esagerata che sei, sei troppo piccola per conoscere queste cose!≥

Le conosco più di te!≥

Oh che palle, eh! Fra te, Bruno e Filomena non vi sopporto più oggi, manca solo che arrivi Cleo e poi sono apposto≥ appena pronunciate queste parole si materializzo al nostro fianco la mia migliore amica che sapeva che il lunedì mattina pranzavamo insieme sempre al solito posto.

Parlate di me?≥ ci baciò entrambe sulla guancia e si sedette accanto a Elena.

Oh che bello, che sei arrivata stavo giusto dicendo a Olly che l’amore vero esiste e che bisogna cercarlo a costo della vita. Non sei d’accordo con me?≥ esordì Elena. Si scambiarono una breve occhiata e Cleo l’appoggio come facevano quasi sempre.

D’accordissimo!! Non si può stare con una persona solo per abitudine o perché ti regala un anello di “Tiffany&Co”≥

Maremma gattina, oggi è giornataccia≥ dissi rassegnata coprendomi il viso con le mani. Ormai mi ero abituata a questi commenti dalle persone che amavo di più sul mio futuro marito, ma non mi lasciavo influenzare da questi discorsi che si erano intensificati da quando pronunciai il “si!” fatidico. Non c’era alcun verso, Lapo non piaceva a nessuno tranne che a mia madre che avrebbe baciato la terra su cui camminava. Mio padre era più indifferente voleva solo che io fossi felice e se questa era la mia scelta lui la rispettava.

Perché non potevano tutti ragionare così e lasciarmi in pace?”.

Fortunatamente le due figliole che avevo sedute davanti tacquero e cambiarono discorso, la mia dose giornaliera di sensi di colpa era finita, almeno per oggi.

Alle 15.30 ci alzammo dal tavolo, pagai e vagammo un po’ per la città come facevamo solitamente. Ci fermammo alla boutique di Bruno per salutarlo, portargli da mangiare ed aiutarlo se era possibile con gli scatoloni, restammo lì fino alle 16.30.

Quando guardai l’orologio sapevo che sarei dovuta andare a prendere la macchina e andare al Poggio per incontrarmi con Lapo, ma quasi mi peritavo a dirlo. Mi alzai con molta disinvoltura dallo sgabello riposi l’ultima maglia alla gruccia e mi avviai pian piano verso la porta. Il negozio sarebbe aperto tra mezz’ora e la città già era piena di persone e di ragazzi che aspettavano l’apertura. Sapevano che il lunedì era il giorno in cui arrivavano gli ultimi capi all’ultimo “grido”, ormai era diventato un appuntamento fisso. Sbirciai ancora un secondo fuori e vidi un ammasso di ragazzine strepitanti davanti all’entrata. Sorrisi, la cosa che mi divertiva di più è che tutte le ragazze venivano al negozio, non solo per gli abiti, ma anche per guardare Bruno e flirtavano senza tregua, senza immaginarsi però del suo orientamento sessuale. Speravano sempre di attrarre la sua attenzione, poverette, Bruno non era stupido, lo capiva ed era sempre molto gentile con le sue fans. Effettivamente era bello: aveva la carnagione scura, riccioli marroni e degli occhi di un azzurro glaciale. Molto spesso ci scambiavano per sorella e fratello, non confermavamo sempre.

Ma dove vai?≥ esclamarono quasi in coro i miei tre amici che erano ancora indaffarati a svuotare l’ultimo scatolone. Mi girai lentamente come se fossi stata beccata dalla polizia durante una rapina e avessi tre pistole puntate addosso.

Ehm, si beh, io devo andare al Poggio a vedere la casa con Lapo, ci vediamo dopo o domani, va bene?≥. Silenzio, si guardarono tutti e tre. Silenzio ancora.

Alla fine Bruno si alzò e mi baciò ≤ Divertiti e fagli spendere tutti i soldi che ha, mi raccomando!≥. L’aria si rilassò visibilmente, ma vedevo la delusione sui loro volti, soprattutto su quello di mia sorella, avrebbero voluto trascorrere un po’ di tempo insieme a me, almeno prima del matrimonio, sapevano che dopo non sarei stata più così tanto libera.

Mi dispiaceva, ma era la mia vita non la loro e dovevo fare le mie scelte.

 

Arrivai alla casa con 10 minuti di ritardo e trovai Lapo che mi aspettava davanti al cancello con un’aria molto irritata ≤ Siamo in ritardo, non puoi sempre essere in ritardo principessa, non sei più una bambina, devi essere puntuale!≥

Potevi entrare, sono dieci minuti di ritardo non un’ora, falla poco lunga Lupetto≥

Dobbiamo entrare insieme, sennò che coppia siamo. Non mi parlare con questo tono e non mi chiamare più “Lupetto” è un soprannome stupido≥

Si fa per ridere!≥ dissi esasperata, alzando gli occhi al cielo.

Non rido!≥ rispose acidamente lui, avvolte sembravo io l’uomo e lui la donna ≤ … e non alzare gli occhi così, sembri strabica!≥

 

Entrammo attraverso il grande cancello in ferro e ci trovammo davanti ad una casa immensa e bellissima racchiusa in un prato fantastico, dietro la casa c’era la vallata che dava su dei vigneti e si poteva ammirare tutta la città. Era bellissima in stile antico e imponente. L’avevo vista un po’ di tempo fa e avevo insistito per andarla a vedere so che ne sarebbe valsa la pena.

Mah, bisognerà fare proprio una bella ristrutturata qui.≥

Ma che dici? è bellissima così!≥

No, no, no… Fammi fare a me, te non ci capisci in fatto di case, dai! Lascia parlare me≥.

Lo guardai sofferente, m’ignorò, mi prese sotto braccio e mi condusse dove ci aspettava una ragazza non tanto alta con i capelli lunghi e biondi all’entrata di quella casa che per me era già mia. Era carina, aveva un’aria simpatica e quasi familiare, i suoi occhi erano di un castano intenso che mi ricordava qualcuno, ma non riuscivo a capire esattamente chi. Non ci pensai molto. Ci condusse in casa e ci fece fare un breve giro, più la guardavo e scoprivo ogni singolo angolo che c’era all’interno dell’edificio più mi piaceva. Quando finimmo Lapo e l’architetta, Viola, si fermarono a parlare dei dettagli e delle modifiche che si poteva apportare alla casa, ascoltai per un po’ e quando capii che lei era dalla mia parte, ovvero nel modificare il minimo indispensabile l’ambiente mi tranquillizzai notevolmente e la lasciai a parlare con lui.

Mi diressi verso il retro e andai in giardino. C’era una tale pace, mi misi a sedere sul prato e chiusi gli occhi per rilassarmi ancor di più, quando li riaprii vidi un uomo venire dai vigneti, indossava dei jeans, una maglietta rossa sotto un vecchio giaccone di pelle marrone, stava fumando una sigaretta. Gettò a terra la sigaretta e la schiacciò con il piede, sollevò lo sguardo e mi vide. Avrei riconosciuto fra mille persone i suoi occhi, anche se li avevo visti solo una volta: Achille.

Humm, si Achille, bello, ma che diavolo ci fa in casa mia??!”.

Appena mi vide sorrise, mi saluto con un gesto con la testa e mi fece l’occhiolino, aveva una macchina fotografica con sé e scattò alcune foto a me e alla casa alle mie spalle. Si guardò attorno con aria trasognata, come avevo fatto appena avevo messo piede qui e finalmente mi raggiunse:

Ecco perché il tuo nome non mi era nuovo! Tu sei la futura sposa di quel pallone gonfiato che vuole assolutamente comprare questa splendida casa e trasformarla in una buffonata moderna≥. Incredibile anche lui che non mi conosceva affatto offendeva mio marito, mi venne quasi da ridere ma come facevo con tutti evitavo di rispondere.

Si, sono io e amo questa casa e ti posso assicurare che non cambierà di una virgola≥.

Era davanti a me in piedi, si accucciò così da essere al mio livello a tre dita dal mio viso. Il mio cuore mancò un battito. “Ma che diavolo mi stava succedendo? Solitamente ero io a far impazzire gli uomini e non vice versa!”.

Mi parlò con un tono di voce sensuale e intenso, scandì tutte le parole:

Sai, è da stamattina da quando ti ho guardato negli occhi che non faccio altro che chiedermi …≥ ci fu una breve sosta e il suo sguardo vagò dalla mia bocca al mio collo al mio seno, prosegui ≤… che sapore hai!≥.

In quel momento tirò su la macchina fotografica, si allontanò di poco e mi scattò una foto, poi si rialzò come se nulla fosse e si diresse verso casa. Rimasi scioccata, completamente scossa, ma ripresi le mie facoltà mentali, mi alzai decisa a scoprire perché lui era lì, pretendevo delle spiegazioni. Andai verso di lui. “Chi sa a cosa si riferiva in particolare?”, scacciai questo pensiero e quando lo raggiunsi lo presi per un braccio come aveva fatto lui la stessa mattina, ma il risultato non cambiò: io andai a sbattere contro di lui con violenza e mentre stavo per cadere all’indietro, mi prese al volo e mi strinse a sé con entrambe le braccia:

Beh, continuando così non ci vorrà molto perché io scopra il sapore che hai e se è buono quanto immagino che sia!≥.

Invece di staccarmi da lui e tirargli una sberla, mi rilassai e guardai la sua bocca che mi attirava a sé come fosse una calamita. Lo guardai e sorrisi beffarda, non volevo mostrarmi debole e completamente soggetta al suo fascino: ≤ Sei sempre così diretto tu?≥ dissi.

Si avvicinò ancora di più e il sorriso svanì, mi guardò ancor più intensamente e sentii la sua potente erezione pigiarmi contro il pube, era eccitato e non lo avevo ancora toccato, era eccitato per me. Iniziammo ad ansimare entrambi e ci guardammo come se non ci fosse un domani. Lo sentivo mi voleva e io volevo lui, ora qui, sul prato della casa con cui sarei andata ad abitare con mio marito. Non pensavo in quel momento che non lo conoscevo, che erano trascorse almeno cinque ore dalla prima volta che l’avevo conosciuto, era una cosa così intensa che andava oltre ogni logica.

Fummo interrotti da Lapo che mi chiamava da dentro casa. Achille, dopo un attimo di esitazione e infastidito mi lasciò ed io mi allontanai da lui in fretta riacquistando quel minimo di dignità che mi rimaneva. Ero accaldata come se avessi fatto una corsa interminabile, avevo le guance e le orecchie che scottavano e me le immaginai tutte rosse. Lapo si affaccio sulla veranda che dava sul retro della casa e non notò assolutamente niente di strano, si avvicinò e con lui Viola che mi guardava con aria divertita e poi guardò l’uomo di fianco a me con aria truce. Achille rise piano e abbasso lo sguardo, avrei voluto comprarmi una pala e scavare una buca per infilarmici dentro.

Signori, vi presento mio fratello gemello, Achille Ferri, ci aiuterà nella realizzazione del luogo dei vostri desideri≥ disse Viola rivolgendosi a me e a Lapo che nel frattempo mi aveva avvicinato a sé. Ecco perché mi era familiare il suo sguardo, si misero uno di fianco all’altro e vedendoli così da vicino vidi che effettivamente erano davvero uguali.

Piacere, io sono Lapo Gilli e lei è la mia futura sposa, mi dica qual è la sua specialità?≥ chiese Lapo realmente interessato a sapere di più su l’uomo che avrei voluto scopare senza ritegno cinque minuti fa.

Principalmente, lavoro con le mani, mi occupo di tutto ciò che c’è di manuale all’interno dell’abitazione!≥ rispose guardandomi con uno sguardo misto tra il divertito e l’eccitato ancora di prima. Distolsi lo sguardo e guardai i vigneti cercando di pensare a tutt’altro.

Dalle nostre parti si dice muratore o imbianchino o idraulico, scelga lei! Andiamo principessa?≥ la cosa che ci sorprese è che non l’aveva detto con arroganza, anzi lo aveva detto con tutta la normalità del mondo. Era davvero un bimbo viziato.

Guardai Achille che sorrise e disse ≤ Si, diciamo che sono tutte queste cose. Mi piace il mio lavoro!≥

Contento lei. Ci vediamo e ci risentiamo in questi giorni per tutti i preventivi!≥ disse infine Lapo, avviandosi verso la macchina.

Scusatemi tanto per lui, non pensa prima di parlare.≥ poi mi rivolsi a Viola sperando che anche Achille mi ascoltasse e come prevedevo si avvicinò e tese un orecchio per ascoltare cosa avevo ancora da dire ≤ Il mio fidanzato vuole fare tutto da solo, ma io adoro questa casa e vorrei farla mia il più possibile, quindi se è possibile e se hai tempo vorrei avere un colloquio da sola, così da chiarire dei dettagli.≥

Ma certo, mi farebbe molto piacere, effettivamente, se mi posso permettere, suo marito è un po’ troppo drastico. Le faccio sapere quando sono libera e marchiamo un appuntamento nel mio ufficio se le va bene!≥

Purtroppo lo so. Grazie mille per la disponibilità e dammi del tu, ti prego. Arrivederci è stato un piacere conoscervi, spero di lavorare molto bene con voi e che sia tutto perfetto!≥

Lo sarà!≥ intervenne Achille stringendomi la mano che gli tesi, ci guardammo per un istante ancora e mi avviai verso la macchina.

Che situazione di merda, mi sembra di essere piombata nei libri della James!”

 

CONTINUA…

 

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8 commenti

  1. alessandra

    stupendo, peccato che sia breve..ma che ridere l’ultima frase ehhhhh

  2. silvietta

    Scorrevole, intrigante e simpatico. Mi piace, non vedo l’ora di leggere il seguito

  3. Lulu

    Carina come storia..anche se c’é qualche errore grammaticale.tipo avvolte, e poi anche se é comprensibile é strano leggere un testo in cui traspare troppo l’accento toscano dei personaggi. Non é una critica assolutamente
    Ciao

  4. katiag

    Brava mi piace sempre di più, e questo Lapo lo fai proprio antipatico e viziato, chissà perchè lei si è intestardita a sposarlo, con il caratterino che ha, ma scommetto che ci ripenserà presto. Aspetto lunedi e che il tempo passi in fretta.

  5. monica

    bello mi piace e mi intriga… continua sento ke qst storia ci appassionerà

  6. Danielle

    Mi piace molto, sei bravissima, apprezzo le persone che hanno coraggio e si mettono in gioco.
    Non te la prendere per qualche errore di grammatica.
    Chi di noi sa parlare la nostra lingua in modo perfetto???