Il secondo capitolo della nuova fan fiction scritta da  Angelica93  che racconta la storia di Elena Lincoln, o  la meglio conosciuta Mrs Robinson, donna importante nella vita del nostro dominatore Chistian Grey, trovate QUI il primo capitolo

Fan Fiction  di proprietà intellettuale di Angelica93 in esclusiva per questo sito. Questo racconto pubblicato a puntate è opera di fantasia di una fan della trilogia ’50 Sfumature di Grigio’ alla quale si è ispirata. Non è stato scritto da E L James.

Per non confondervi seguite l’immagine: ad ogni autrice viene abbinata un’immagine differente.

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2°CAPITOLO

LA STORIA DI ELENA

Le giornate nella mia nuova casa erano noiose. Ben presto tutti si dimenticarono di mia madre quando la notizia di una bambina scomparsa occupò le cronache . Incominciai una vita da signora, continuamente coccolata dalla servitù. Avevo sempre sognato un’esistenza da principessa delle fiabe, ma volevo arrivarci da sola. Le premure dei miei nuovi parenti erano per me motivo d’irritazione. Erano in fondo dei completi estranei, che mi amavano in modo obbligatorio perché avevo il loro stesso sangue ma che se così non fosse stato non mi avrebbero degnata di uno sguardo. Maria era una brava donna, ma mai avrei potuto considerarla come zia. Per alcuni poteva sembrare una compagnia dolce, e, in effetti, lo era, ma non aveva un briciolo di solarità e chiunque si fosse trovato a convivere con lei sarebbe voluto scappare dopo due minuti. Era fissata con l’ordine e le buone maniere. Era una cattolica praticante, terribilmente bigotta e del tutto priva di spirito. Passava le sue giornate in chiesa, e voleva che la accompagnassi per le messe giornaliere e per recitare il rosario. Durante quei momenti guardavo continuamente l’orologio, oppure recitavo il rosario pensando a tutt’altro. Una volta mi trovai a fantasticare quasi per caso su un bellissimo prete, provando addirittura l’ardente desiderio di infilarmi le mani sotto la gonna. Se Maria avesse saputo ciò che mi passava per la testa, mi avrebbe cacciato da casa.

Dopo due anni, Maria m’informò che una volta la settimana, di domenica, potevo rimanere in casa, in quanto al termine della messa doveva passeggiare  sino al tramonto con un misterioso (quanto per me commiserabile) fidanzato. Una sera al ritorno mi disse:

<<Voglio farti conoscere il mio fidanzato. Domenica prossima andremo all’inaugurazione di un museo, ci sarà tutta l’alta società>>.

Finalmente una novità!

L a grande serata arrivò presto.

Il museo era enorme, contava ben tre piani. Le scale erano a chiocciola. Gente elegantissima sorseggiava champagne mentre ammirava la mostra di quadri.

Per l’occasione mi ero fatta prestare un po’ di soldi per andare in una boutique di Manhattan. L’abito che indossavo era azzurro, con la scollatura a cuore e lo spacco, e mi faceva sembrare ancora più grande. Avevo abbinato delle scarpe dello stesso colore e una collana d’oro bianco da cui pendeva un ciondolo a forma di cuore realizzato con dei lapislazzuli. Mi erano stati prestati da Maria, che invece indossava un tailleur marrone, abbinato a scarpe con il tacco basso e orecchini di onice.

Incominciai a guardare i dipinti, bellissimi nelle loro forme e colori. A un certo punto uno di loro mi colpisce particolarmente: raffigura delle forme astratte. Sono due corpi nudi avvinghiati, e dal frac di lui e dal velo di lei si capisce che sono due sposi.

<<L’ho fatto io>> intervenne Maria orgogliosa.

Dovetti ammettere che era veramente bello, e le chiesi quale significato avesse per lei.

<<Per me amare una persona significa non solo concedersi fisicamente, ma soprattutto emotivamente e spiritualmente. Fare sesso prima del matrimonio è come possedere un bellissimo quadro e usarlo come zerbino>>.

Non riuscii a credere alle mie orecchie. L’avevo sempre sospettato, ma sentirmelo dire dalla sua bocca fu tutta un’altra cosa.

Questa sta proprio fuori.

<<Sì, sono vergine. Lo farò fra tre mesi con il mio fidanzato, l’uomo che voglio sposare. Ricordatelo sempre Elena: datti solo all’uomo della tua vita>>.

Trattenni a fatica una risata. Quella donna mi sembrava proprio infantile e stupida.

Improvvisamente il suo sguardo s’illuminò.

Mi voltai, e la vidi correre fra le braccia di un uomo in smoking.

Il suo fidanzato.

Era alto e massiccio, con la mascella squadrata, il naso dritto e occhi marroni. I capelli brizzolati e un paio di rughe sulla fronte erano l’unica traccia biologica nella sua figura che facesse intuire i suoi quarantotto anni.

Mentre abbracciava Maria, mi analizzò dalla testa fino ai piedi.  Gli sorrisi compiaciuta, per nulla infastidita.

<<Ti presento Elena>> disse Maria indicandomi.

Gli posi la mano per stringerla, e lui mi fece un baciamano. Maria rise.

<<La serata è un po’ noiosa>> disse lui <<ho affittato uno yacht, vi porto a fare un giro>>.

I miei occhi brillarono. Quelli di Maria invece lo fulminarono.

<<Sai cosa penso degli sprechi>>.

Il fidanzato fece finta di non capire e le baciò le mani:

<<Nessuno spreco per la futura mrs Lincoln>>.

Qualche minuto dopo eravamo vicino alla statua della libertà, sull’ultimo piano di un grande yacht bianco.

<<Di cosa si occupa signore?>> gli domandai.

<<Sono un magnate del legno, Elena. E dammi pure del tu. Presto sarò tuo zio. Il marito di una splendida pittrice>>.

Maria arrossì.

<<E tu?Qual è la tua passione, Elena?>>.

Prima che potessi rispondere Maria parlò:

<<Elena fa splendidi disegni di tagli di capelli e visi truccati!>>.

<<Davvero?>> rispose lui impressionato << conosco un sacco di hair e make up styles famosissimi. Se vuoi, puoi venire domani a casa mia e farmi vedere qualche tuo disegno. Abito a due isolati da casa tua, nella villa bianca con il cancello rosso. Sicuramente qualche volta ci sarai passata>>.

<<Non mancherò>> gli risposi sorridendo, e accavallai le gambe sorseggiando il cocktail che mi era stato appena offerto.

La sera dopo pioveva. La limousine si fermò di fronte alla casa di MR Lincoln. Io ringraziai e suonai il campanello. Il cancello si aprì immediatamente, ed io entrai dentro di corsa.

<<Accomodati>> mi disse lui, elegante in giacca e cravatta. Il salotto era il doppio di quello della casa di Maria, ricco di statue di gesso  e con al centro un tappeto indiano, su cui era appoggiato un tavolino di cristallo.

Mi sedetti sul divano color avorio, fissandolo negli occhi. Per un attimo arrossì.

<<Puoi prendere i tuoi lavori>> balbettò, sedendosi vicino a me.

<<Non li ho portati. Non ci servono. Risposi sbattendo le ciglia. Lui sgranò gli occhi, ed io mi tolsi la pelliccia bianca. Indossavo un reggiseno nero a balconcino, un perizoma, calze autoreggenti e tacchi a spillo.

I suoi occhi scrutarono il mio corpo, dal seno sino alle gambe, e il suo fu percorso da un brivido.

Fu sin troppo facile.

Un attimo dopo lui era sopra di me, intento a baciarmi. La sua erezione premeva lasciva contro le mie gambe, mentre una mano era premuta contro il mio reggiseno. Me lo abbassò e incominciò a succhiare con forza, peggio di un lattante affamato. Incominciò poi a leccarli e a tirarli piano con i denti, sino a quando non incominciai a provare un leggero dolore e a lamentarmi. Lui allora liberò la sua erezione, mettendo il pene fra i miei seni e incominciando a muoversi. Misi le mani a coppa sui miei seni, stingendoli e ansimando.

Improvvisamente mi alzai e mi buttai sopra di lui incominciando a cavalcarlo. Il peso del mio corpo da venere diciottenne che si muoveva sopra di lui lo fece sussultare come se fosse stato colpito da una scossa elettrica, e il suo seme esplose dentro di me. Gridammo all’unisono.

<<Non dirlo a nessuno>> mi disse sconvolto, dopo che mi alzai.

Io annuii sorridendo infilandomi il cappotto, ma sapevo che mi avrebbe richiamata.

I nostri incontri si fecero sempre più frequenti. Le fantasie che in quegli ultimi anni avevo soffocato divennero realtà. Due mesi dopo, quando credemmo di aver provato tutto, incominciammo a usare le manette.

<<Rimani immobile>> mi disse la prima volta << tu sei una tigre, ma io voglio trasformarti in un tenero gattino>>.

Incominciò a leccarmi, sempre più forte. Ero bendata, e il fatto di non poterlo vedere m’irritava ed eccitava allo stesso tempo. All’improvviso sentii premere qualcosa contro la mia vagina. Non era il suo pene, era qualcos’altro.

Oddio.

<<Basta, Hector, smettila>> implorai << è troppo intenso>>.

<<Non ti devi muovere altrimenti la prossima volta farò di peggio>>.

<<Non ci sarà una prossima volta>>.

<<Se esagero, puoi usare una parola d’ordine. Quella che vuoi>>.

<<Bambino. Aspetto un bambino>>.

Sentii Hector arrestarsi di colpo. Mi liberò dalle manette e dalla benda.

<<Avevo detto una parola d’ordine, non una frase d’ordine>> commentò infastidito.

<<Non è una ‘’frase d’ordine’’. E’ la verità>>.

Rimase immobile, con lo sguardo terrorizzato come quello di uno scoiattolo che ha appena visto un cacciatore.

<<Se è uno scherzo, smettila subito>>.

Scossi la testa.

<<Oh mio Dio>> Hector si strinse la testa fra le mani <<Elena, non si può. Io devo sposare tua zia>>.

<<Io farò nascere questo bambino!>> urlai << lascia mia zia, altrimenti non mi rivedrai mai più!>>.

<<No, Elena…tu hai solo diciotto anni…>> mormorò.

<<E’ davvero questo quello che vuoi? Passare la tua vita con una suora che te la darà solo per i figli? Le vuoi bene, ma non la ami. Lasciala>>.

<<Dammi un po’ di tempo>> rispose lui sconvolto.

<<Meglio prima che poi. Adesso andiamo insieme da lei, e tu la lasci davanti a me>>.

Non mi aveva mai visto così decisa.

<<Va bene>> mi rispose, e si rivestì. Io lo guardai soddisfatta. Il mio sottomesso.

Hector e Maria si chiusero nella sua stanza. L’attesa mi faceva battere il cuore. Poi all’improvviso, accadde. Le urla disperate di Maria fabbricarono tremare la casa. La servitù incominciò a tremare.

Mia zia corse verso di me come una furia. Non l’avevo mai vista così. Il suo viso era contorto dalla rabbia, mentre Hector tentava di trattenerla per le braccia:

<<Sei una puttana! Ti ho dato tutto, eri niente, ed io ti ho dato tutto!>>.

La servitù si schierò accanto a me per proteggermi, ma io rimasi impassibile e scoppiai a ridere. Avevo vinto.

<<Impara zia: le brave ragazze vanno in paradiso,quelle cattive dappertutto>>.

Maria crollò a terra e scoppiò a piangere strappandosi i capelli. Hector la guardò impietosito. Per un attimo pensai che potesse ritornare sui suoi passi.

<<Andiamo caro>> dissi prendendolo sotto braccio, e ci incamminammo fuori dalla villa. Verso la nostra nuova vita.

 

CONTINUA…………

FINE 2° CAPITOLO

 

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11 commenti

  1. Ana x

    Ciao,
    mi piace molto come scrivi e anche questa tua storia che è molto originale e tu sei molto brava a mio parere a descriverla così. Rispecchia la Elena dei libri.
    Da brava pervertita quale sono la vorrei solo più porca 😀
    Baci, aspetto il prox capitolo!

  2. angelica

    chiedi e ti sarà dato 🙂
    cosa vorresti? accetto idee…e grazie per i complimenti 🙂

    • Ana x

      Non mi permetterei mai di dirti come scrivere 🙂
      Stavo solo scherzando, non farci caso 😀

  3. Desi

    Mooooolto ben scritto!! Mi piace anche l’originalità dell’idea!
    BRAVA!! Al prox capitolo

  4. nica

    Ciao Angelica, mi complimento per l’intreccio che hai creato.Non sei prolissa e soprattutto non ripetitiva, l’unico consiglio che posso darti è quello di curare ulteriormente i particolari. Non vedo l’ora di leggere il 3° capitolo….;)

  5. LadyGodiva

    L’ho letta stanotte e mi è piaciuta molto! Brava! Scrivi molto bene e appassioni il lettore.
    Inoltre sono contenta di trovare un racconto su Elena, ormai si legge solo di punti di vista di Christian…

  6. rosa

    mi piace molto ogni quanto vengono pubblicati i capitoli?

  7. ROSANERA

    Complimenti!! Sei erotica, non volgare…..
    Mi piace leggere di Elena, non se la è filata nessuno, finora….. 🙂