Non solo il punto di vista di Christian Grey sembra intrigare le fan, anche altri personaggi della trilogia incuriosiscono per le loro storie ed il loro passato.

Una nuova fan fiction scritta da una lettrice – Angelica93 –  racconta la storia di Elena Lincoln, o  meglio conosciuta Mrs Robinson, donna importante nella vita del nostro dominatore. Quali segreti nasconde il suo passato?

La nostra autrice e la sua fantasia cercheranno le risposte! 😉

Fan Fiction  di proprietà intellettuale di Angelica93 in esclusiva per questo sito. Questo racconto pubblicato a puntate è opera di fantasia di una fan della trilogia ’50 Sfumature di Grigio’ alla quale si è ispirata. Non è stato scritto da E L James.

Per non confondervi seguite l’immagine: ad ogni autrice viene abbinata un’immagine differente.

FAN FICTION

[warning]Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori [/warning]

1°CAPITOLO

LA STORIA DI ELENA

 

Christian se ne sta andando. Vedo le sue spalle muoversi lentamente, mentre la schiena s’inarca e le ginocchia si piegano. È ubriaco. È completamente distrutto.

Stringo forte i pugni sulle mie ginocchia mentre una forte pioggia si mischia alle mie lacrime. Da quando tempo non piango? Non me lo ricordo.

Le gocce di pioggia cadono sui miei capelli e scendono giù lentamente, fino a bagnare l’orlo del mio abito rosso. Decido di alzarmi, anche se non mi va. Però non posso rischiare di ammalarmi.

Vado a ripararmi sotto la tenda parasole del bar. Il barista sta per chiudere.

«Ha bisogno di qualcosa?» mi chiede.

«No» gli rispondo seccamente, senza neanche ringraziarlo.

Lui s’infila in macchina un po’ accigliato, e prima di partire scuote la testa.

Io, Elena, Mrs Robinson, sono la donna che nessuno sopporta parchè non riesce ad amare. La donna che pensa che l’amore sia per gli sciocchi. E mentre guardo Seattle sotto la pioggia, ripenso agli avvenimenti che mi hanno portato a pensare questo.

Sono nata il 5 maggio del 1971 a New York. La mia nascita fu un evento tanto atteso, o almeno così mi è sempre stato detto. Mio padre, Edward Eastwood, era il figlio di un ricco proprietario di un’azienda pubblicitaria. Mia madre, Dominique White, era la badante di suo padre. Il loro amore fu ostacolato da tutti, e mio padre dovette litigare con la sua famiglia per sposare mia madre. Fu diseredato dall’azienda di famiglia e andò a vivere insieme a mia madre nel Bronx. Con i suoi risparmi riuscì ad aprire una palestra: le risse erano all’ordine del giorno nel quartiere, e lui insegnava ai più deboli come difendersi. Non siamo stati ricchi, ma felici. Mia madre iniziò quasi subito a raccontarmi del perché non potevo vedere i miei parenti paterni. I miei genitori divennero due esempi: il principe azzurro e Cenerentola che sfidano il mondo per sposarsi. Una volta sognavo un amore come il loro. Una volta, anch’io ero romantica.

Arrivò il liceo, e mia goffaggine e il turgido grasso della preadolescenza iniziarono a scomparire. La mia vita si allargava e i miei fianchi si assottigliavano, e man mano che mi accorgevo di piacere ai ragazzi, acquistavo sempre più fiducia in me stessa. Nessun ragazzo però mi interessava minimamente. Erano tutti troppo lontani dal mio ideale di uomo da romanzo. Cercavo qualcuno di cui innamorarmi perdutamente, qualcuno che mi facesse ribollire il sangue e arrossire allo stesso tempo. Passavo il tempo a fantasticare sul mio principe immaginario mentre le mie amiche vivevano le loro prime storie. A quindici anni mi ero già arresa alla prospettiva di una vecchiaia in solitudine. Sarei stata una di quelle anziane signore che parlano da sole perché non hanno nessuno. Fino a quando un giorno nella mia scuola non arrivò Caleb. Veniva da Los Angeles,ed era il figlio di un petroliere. Aveva dei bellissimi capelli color rame e occhi color verde smeraldo. Dimosrava di più della sua età, perché era aitante e molto alto. I lineamenti erano quelli di un angelo, il portamento quello di un principe, la favella quella di un poeta. Nella mia mente ingenua, lui era l’uomo per me. Ovviamente gli piacqui subito, e iniziammo la nostra storia. Si dice che il primo amore non si scorda mai ed è anche il più bello, e per me è vero: mi pare ancora di sentire  i suoi baci che m’infuocavano, il suo respiro mentre facevamo l’amore era quanto di più dolce avessi mai udito.

Era una notte come tante, e lui mi aveva portato nella sua limousine bianca a fare un giro. A un certo punto si voltò verso l’autista e disse:

<<Battista, puoi andare a prenderci due birre per favore?>>.

<<Ma signorino, voi siete minorenne>> incominciò a balbettare il povero Battista.

<<Ti conviene obbedirmi, se non vuoi che sveli il tuo segreto a mio padre>> rispose Caleb, gli occhi freddi come il ghiaccio.

Il pover’uomo impallidì, e uscì dalla limousine mormorando un fugace ‘’arrivo subito’’.

<<Con che cosa lo ricatti?>> domandai a Caleb.

<<L’ho visto fottere una delle cameriere>> rispose lui.

<<E che male c’è?>> domandai io, cercando di nascondere l’imbarazzo per la sua espressione poco elegante.

<<Mio padre non vuole che i loro dipendenti abbiano delle relazioni>> spiegò Caleb. Mi strinse tra le braccia e iniziò a baciarmi. Le sue labbra scesero giù per il mio collo, e le mani abbassarono la cerniera del cappotto. Incominciò a baciare la mia scollatura. Trasalii. Non l’aveva mai fatto prima, e trasalii.

<<Chiudi gli occhi>> mi sussurrò lui. Abbassai le palpebre, assaporando quel momento, e prima che potessi accorgermene, lui mi aveva abbassato la maglia e si era messo a succhiare i capezzoli.

‘’Bastardo, ecco perché mi ha detto di chiudere gli occhi’’pensai, con l’intenzione di riaprirli e tirargli uno schiaffo; ma prima ancora di alzare il braccio, mi accorsi che quello che stava facendo mi piaceva. Caleb soffiò delicatamente sui capezzoli, ed io per poco non ebbi le convulsioni.

<<Lo facciamo?>>mi chiese.

<<Cosa?>> domandai sgranando gli occhi <<e se rimango incinta?>>.

<<Non sono mica così cretino>> rispose Caleb serio.

<<E se mi esce il sangue?>> chiesi rabbrividendo.

<<Non accadrà. L’imene si allarga, non si rompe >> rispose lui inarcando le sopracciglia.

<<Battista sarà qui a momenti>> obbiettai io.

Caleb scosse la testa e con un sorriso sexy. Guardai i suoi occhi verdi ardenti era impossibile dirgli di no.

Annuii con, e lui in men che non si dica liberò la sua erezione. Era la prima volta che vedevo i genitali di un uomo.

‘’Quella cosa… dentro di me?’’ rabbrividii.

Caleb mi levò gli stivali, poi i collant e le mutandine.

<< mettiti sopra>> mi disse, afferrandomi sopra le braccia mentre si stendeva.

<<Te lo sogni!>> esclamai << farà troppo male, e non so stare in equilibrio>> aggiunsi arrossendo.

Lui scosse la testa, e si accasciò sopra di me. Allargai le gambe, e lui si preparò per penetrarmi.

<<Ahia!>> gridai << fa male…>>.

<<E’ troppo duro>> rise lui, e lo prese fra le mani <<succhialo>>.

Avvolsi il pene intorno alla mia bocca, facendo su e giù con la testa, mentre guardavo il viso di Caleb storcersi.

<<Adesso è più morbido>> disse, ed io mi fermai. Mi ristesi di nuovo, e chiusi gli occhi. Lo sentii scivolare dentro di me, e incominciai a gridare, colmata da una sensazione di pienezza e di piacere così forte che per un attimo pensai che potesse scoppiarmi il ventre.

<<Già finito?>> domandai, quando lui tolse delicatamente il pene dalla mia vagina.

<<Hai visto? Non è successo niente>> sorrise lui, e un liquido bianco uscì dal suo pene sporcando il sedile di cuoio color crema.

<<Tutto ok ragazzi?>> domandò Battista appena entrò.

<<Certo, siamo stati due angioletti>> rispose Caleb, e mi regalò un sorriso che per anni non avrei mai rivisto.

Un giorno però, Caleb dovette ripartire per Los Angeles. Mi giurò che avrebbe fatto di tutto per ritornare, e che mi avrebbe scritto tutte le settimane. Per tre mesi mantenne questa promessa, poi  sparì. Iniziai a pensare che potesse assergli accaduto qualcosa, quando una mattina una mia compagna mi sbatté sul banco un articolo di giornale con aria divertita. In prima pagina c’era una foto di Caleb abbracciato a una moretta e l’articolo intitolava:

‘’ Il più ricco scapolo di Los Angeles e la giovane promessa del cinema Angela Jones si sono fidanzati’’.

Il mondo mi crollò addosso. Il respiro divenne affannoso, e svenni a terra. Mi ritrovai in ospedale cullata tra le braccia di mio padre che mi consolava, ma io dentro di me non riuscivo a darmi pace, attribuendo me la colpa di quanto era accaduto. Non ero all’altezza di sposare Caleb, non lo sarei mai stata.

Mi copro la faccia con le maniche al ricordo della morte di mio padre.

Quella mattina lo avevo sentito sfogarsi la mamma riguardo al suo lavoro. Le entrate non coprivano le spese, e lui si era indebitato entrando in un giro losco. Nella mia cameretta piangevo sotto il cuscino. Mamma lo insultò. Papà padre le inveì conto e sbatté la porta andandosene via.  La mattina dopo entrai in garage e lo trovai appeso a una corda. Immobile, bianco, con gli occhi aperti fissi nel vuoto.

Anche papà mi ha abbandonato. Ha preferito suicidarsi piuttosto che pensare a me.

A scuola tutti iniziarono a trattarmi come fossi di velluto. Improvvisamente tutti si ricordarono che ero un’Eastwood. Ed io assaporavo questa mia nuova condizione, cercando di passare da una festa all’altra, da una comitiva all’altra. Da un ragazzo all’altro. Una notte quando rincasai trovai mia madre attaccata a una bottiglia di vino.

«Non mi hai chiamata. Pensavo che fossi scappata con qualcuno» mi disse ridendo sguaiatamente, con gli occhi sbarrati e arrossati « non fidarti mai di nessuno, l’amore è per gli sciocchi».

Da quel giorno decisi di non uscire più. Volevo stare accanto a mia madre, ma lei incominciò a peggiorare. Arrivò persino a tagliarsi. La notte, di tanto in tanto, mentre lei credeva che io stessi dormendo apriva la porta di casa. Sentivo entrare delle persone….e chiudersi con lei dentro la sua stanza.

Una notte i gemiti di mia madre arrivarono fino alla mia stanza.  Mi alzai di soppiatto e sbirciai nello spioncino cosa stava accadendo, e ciò che vidi mi fece gelare il sangue nelle vene.

La stanza era buia, illuminata dalle luci soffuse di delle candele. Due uomini incappucciati sedevano sul letto, mentre uno di loro penetrava mia madre, con colpi veloci. Era appesa a una croce.

Non dormii per tutta la notte. La mattina dopo salutai come se niente fosse e le baciai i capelli biondo platino di mia madre e andai  scuola. Le mie labbra però erano fredde. Era l’ultima volta che la vedevo, ma io non potevo saperlo.

I giornali e le televisioni si occuparono della sua scomparsa con una tenacia impressionante. Fui interrogata innumerevoli volte dalla polizia, e alla fine raccontai  ciò che avevo visto.  Tutte le persone del quartiere furono interrogate, ma nessuno aveva mai visto degli uomini incappucciati. Attorno a me vigeva la disperazione, ma io ero sollevata:  dal giorno in cui era morto mio padre era come se fosse morta anche mia madre, e non vederla più era come prendere una ventata di aria fresca. La gente provava pena per me, ma io ero felice di assaporare quella sensazione di libertà che avevo acquistato. Di notte tornavo a casa con uno spray orticante e un coltello nascosto in tasca, ed ero contenta di vedere la casa vuota e non dover più angosciarmi nel vedere quella troia ubriacona.  Avendo solo sedici anni però, tutto questo non poteva durare a lungo.

Un giorno qualcuno bussò alla mia porta. Aprìì e mi trovai di fronte una donna castana vestita  elegante, ma  grossa e bassa, con un naso largo e la pelle grassa. Dietro di lei c’erano due energumeni.

‘’Questa racchia da dove è uscita ora?’’. Rido al ricordo di quel pensiero.

«Sono Maria, la sorella di tuo padre» disse la donna con gli occhi lucidi «vuoi venire a casa?».

‘’Questo mostro sarebbe la sorella di mio padre? E cosa vuole ora?’’ pensai a caldo con aria seccata. Fu solo allora che notai la limousine bianca dietro di lei. I miei occhi divennero due fissure brillanti e con un sorriso accettai di seguirla.

Non ero mai stata in una casa come quella. I divani sembravano usciti da un film in costume, e un enorme specchio dalla cornice d’oro bianco riempiva un’intera parete color crema della stanza.

«Come sei bella Elena!» mi disse la befana svampita sorridendo.

Fissai i miei occhi color ghiaccio nello specchio. La befana aveva ragione, ero bella. E la bellezza e il mio buon nome erano le ultime carte da giocare rimaste per avere un futuro migliore.

 

CONTINUA…………

FINE 1° CAPITOLO

 

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9 commenti

  1. Cicci

    Buona idea!! Bello sviluppo della storia fino adesso! Veramente ben scritto!

  2. Desi

    Molto bello e originale. Sono davvero curiosa di leggere la tua versione di Elena.

  3. ROSANERA

    WOW !!!! SI PARLA DELLA FAMIGERATA ELENA LINCOLN!!!!

    GRAZIE ANGELICA!!!

  4. ROSANERA

    SOLO UNA DOMANDA AD ANGELICA!!!

    PERCHE’ ELENA SI DEFINISCE MRS. ROBINSON??
    QUESTO E’ IL SOPRANNOME CHE LE HA AFFIBBIATO ANASTASIA……
    NON PENSO CHE LEI SIA ABITUATA A PRESENTARSI CON TALE NOME.
    NON E’ CREDIBILE.

    OOPS…. scusate le maiuscole, non sto affatto urlando, sono solo entusiasta……

    • Navie

      Credo che il racconto inizi dal momento in cui Christian si ubriaca dopo aver appreso della gravidanza di Ana, e a quel momento Elena sa già da tempo che Ana la soprannominata così.

      • ROSANERA

        Ahhhhh….

        Avrebbe senso, in effetti!!
        Grazie per la spiegazione…. CIAO!!! 🙂

  5. Serenity

    Quando esce il secondo capitolo?complimenti sembra molto interessante

  6. Agnes

    Interessante, molto, ma scusa, dove sta scritto che Elena non sa amare? Lei non vuole che Cristian s’innamori, visto che non può averlo lei, non deve averlo nessun altra e lo manipola. Il fatto che lui non s’innamori è per lei il modo di tenerlo avvinto a sé. Elena è innamoratissima di Cristian, come, secondo me, un tempo lo era stata del marito, ricchissimo, affascinante e sicuramente colui che l’ha introdotta nel mondo del sadomaso. Non ti farebbe in…..are una ragazzina che riesce a far completamente suo uno come C.G., mentre a lei, bellissima ed espertissima non c’è riuscita né con il Cristian, né col marito? Io vedo gli inizi di Elena molto simili ad Anastasia: solo che Elena si è fatta manipolare da Linc, mentre Ana no. Mi vedo Elena schiava del marito, che, come svago, le concede di dominare a sua volta un ragazzino. Il marito s’infuria con Elena quando capisce che la moglie si è innamorata ed ha invertito i ruoli con Cristian divenendo la sua sottomessa, arrivando ad offrirgli il suo denaro (una cifra davvero esigua per un magnate e sua moglie). Elena è “scappata” dal matrimonio con Linc, infatti deve la sua presente floridezza economica al rapporto d’affari con Cristian, non per effetto di un divorzio con un miliardario. Secondo te un marito non si accorge della doppia vita della moglie, che, per anni, si destreggia fra Cristian e certi ambienti?

    • ROSANERA

      Bel punto di vista il tuo, Agnes.
      Affascinante versione di Elena. Anche io ho pensato a lei come ad una donna divorata da un amore irrealizzabile….. 🙁